È un testo minore, eppure tra i più significativi, quello pubblicato da Jacques Maritain nel 1935 ed emblematico fin dal titolo: Lettera sulla indipendenza. In questo saggio (di 66 pagine nell’edizione originaria) Maritain rivendicava la legittimità della sua posizione all’insegna della libertà di giudizio anziché dall’appartenenza di schieramento. Si tratta di una impostazione che, già a suo tempo, apparve coraggiosa, e oggi può presentare una rinnovata attualità in presenza della polarizzazione delle posizioni politiche. Al tempo di Maritain e di Mounier, l’umanesimo integrale e il personalismo comunitario si configurarono come “terza via” tra individualismo e collettivismo, e fu valutata diversamente. Infatti, dai critici fu intesa come una non scelta ovvero una via mediana o mediatrice tra le concezioni antitetiche del liberalismo e del socialismo, mentre i sostenitori la concepivano come via alternativa con carattere radicale: Rivoluzione personalista e comunitaria s’intitolava il primo libro di Mounier del 1935.
Una scelta che dischiude nuovi orizzonti
Con ciò la “terza via” rivendicava un carattere inedito, che portava a sottrarsi dalla scelta tra le due vie contrapposte, per operare invece una scelta che dischiudeva nuovi orizzonti: ideali anziché ideologici. A distanza di quasi cento anni, questa mi sembra una lezione importante, in quanto non s’iscrive nel “già”, bensì nel “non ancora”; il che permette di distinguerla sia dalla famigerata “terza via” del fascismo, sia da famose “terze vie” posteriori, in particolare di fine ‘900 configurate come una revisione delle politiche economiche in chiave socioliberale e socialdemocratica: un nome per tutti Anthony Giddens (autore di Oltre la destra e la sinistra del 1997). Ulteriori concezioni contrapposte sono state l’universalismo e il comunitarismo, l’elitismo e il populismo, il conservatorismo e il progressismo, di fronte alle quali ogni volta si sono poste nuove ipotesi di “terza via” conciliatrice, dalle quali si differenzia la “terza via” d’ispirazione personalista e comunitaria, che pone una pregiudiziale: la critica delle assolutizzazioni ideologiche o utopistiche; ciò vuol dire che questa “terza via” mette in discussione preliminarmente l’idolatria del potere, del profitto, del prestigio, del possesso che fanno degenerare le concezioni politiche ed economiche.
Il primato della persona
L’indipendenza da queste vecchie e nuove impostazioni porta a denunciare ciò che è a monte di esse: il carattere totalizzante attribuito all’aspetto assunto come identitario dagli opposti indirizzi o estremismi. Invece il personalismo ieri e il neo personalismo oggi rivendica la libertà di liberarsi da ogni gabbia, per mettere al centro la persona nella sua unità ontologica, unicità individuale, unitarietà relazionale e ulteriorità trascendentistica. In questo senso il personalismo come antideologia (aveva già detto Mounier e ribadito Jean Lacroix nel libro omonimo) è a favore del primato della persona: del suo bene individuale e del bene comune. E sono, queste, le coordinate che individuano pure la dottrina sociale della Chiesa, e sono specificate da alcuni principi come socialità, solidarietà, sussidiarietà e sostenibilità, cari al pensiero personalista. Al riguardo, con riferimento all’Italia, si possono citare alcuni padri costituenti della Repubblica: da Dossetti a De Gasperi, da Fanfani a La Pira, da Moro a Lazzati, da Umberto Tupini a Enrico Medi: con questi nomi intendo offrire solo una esemplificazione non una modellistica.
Una questione ancora aperta
Infatti, i tempi sono cambiati e la “ripetitività” non serve; semmai si può svolgere una “ripetizione”, precisando che non si tratta di ripetere i personalisti del ‘900, ma di ripetere il loro problema, che era quello di esercitare la indipendenza: ieri è stato fatto nei confronti di ideologie antitetiche, oggi può essere fatto nei riguardi dal pensiero unico. A tal fine rileggere la Lettera sull’indipendenza di Maritain può costituire una preziosa occasione di riflessione e può sollecitare verso nuove concezioni. Per usare una metafora, la cui fortuna è significativa (proposta dal teologo medioevale Bernardo di Chartres, riproposta dallo scienziato moderno Isaac Newton e riproposta ancora dal sociologo contemporaneo Robert K. Merton), si può dire che -sulle spalle dei giganti -i nani possono vedere più lontano. E oggi nuove forme di “terza via” possono essere ipotizzate all’insegna di un umanesimo “situato”, cioè relazionato e connesso nel contesto ecologico e cibernetico cui fanno riferimento rispettivamente papa Francesco nella Laudato si’ e papa Leone XIV nella Magnifica humanitas dove è evidenziata la specificità della proposta sociale cristiana, che può trovare diverse modalità di traduzione politica: questo, peraltro, si era già manifestato con Maritain e Mounier, e le vicende politiche italiane lo hanno confermato, per cui quella della “terza via” appare una questione aperta, un progetto in progress e sempre con carattere alternativo.

