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Mario Biondi in italiano, in arrivo l’album "Prova d’autore"

Milano, 5 mar. (askanews) – Quest’anno Mario Biondi, la voce italiana più calda e riconoscibile del soul-jazz, festeggia un traguardo straordinario: 20 anni di una carriera internazionale cominciata con l’esplosione del singolo “This Is What You Are”, contenuto in “Handful of Soul”.

Da quel 2006, la carriera del crooner non si è più fermata, costellata di concerti in tutta Europa e nel mondo, con un record di 50 Paesi in cui si è esibito, e con certificazioni Oro e Platino dei suoi album.

I festeggiamenti sono cominciati lo scorso anno a settembre con “This Is What You Are” risuonata da importanti e famosi musicisti della scena jazz internazionale. Dopo la riedizione di dicembre “A Very Special Mario Christmas” con i classici del Natale e “Cool Yule (feat. Antonio Faraò)”, e dopo aver participato al 76° Festival di Sanremo ospite di Sayf con Alex Britti portando sul palco la cover di Ray Charles “Hit the Road Jack”, che si è classificata sul podio, Mario Biondi annuncia un’altra speciale tappa di questi festeggiamenti!

Il 10 aprile uscirà “Prova d’autore” il primo album in italiano del crooner, un’opera che lo vede protagonista assoluto non solo come interprete, ma anche come autore e compositore e di cui ha curato arrangiamenti e produzione. Venti tracce per festeggiare il compleanno di uno straordinario percorso artistico! Da sempre Mario Biondi, infatti, è anche autore, compositore, produttore e arrangiatore dei suoi brani e questo nuovo disco sottolinea proprio la sua competenza musicale a 360°.

Il pre-order sarà disponibile da martedì 10 marzo. L’album uscirà prima in digitale e successivamente in vinile in copie da collezione.

Da maggio Mario Biondi sarà in tour nei teatri delle più importanti città italiane. Una celebrazione raffinata dei grandi successi di “Handful of Soul” e dell’intera carriera, con arrangiamenti inediti pensati per esaltare la purezza della sua voce e l’eleganza delle sonorità soul-jazz, con grandi musicisti che lo accompagneranno sul palco. Ad accompagnare Mario in questa nuova avventura live ci saranno storici musicisti ma anche grandissime novità a partire dal Maestro Antonio Faraò uno dei più importanti pianisti jazz italiani riconosciuto a livello internazionale, considerato una figura di spicco grazie alla sua tecnica raffinata.

Di seguito le date: 3 maggio al Teatro San Domenico di Crema – data zero 5 maggio dal Teatro EuropAuditorium di Bologna 8 e 9 maggio al Teatro Arcimboldi di Milano 11 maggio al Teatro Colosseo di Torino 13 maggio al Teatro Verdi di Firenze 16 maggio al Teatro Team di Bari 17 e 18 maggio al Teatro della Conciliazione di Roma 19 maggio al Teatro Augusteo di Napoli 21 maggio al Teatro Metropolitan di Catania

Il tour è prodotto da Friends & Partners. Le prevendite sono disponibili su TicketOne e sui circuiti di prevendita abituali. Radio Monte Carlo è la radio partner del tour.

I concerti proseguiranno in estate e culmineranno in un esclusivo evento live previsto in autunno per riunire tutti i fan in questo speciale ventennale.

Come sempre, all’attività in Italia, Mario Biondi affianca i concerti all’estero. Di seguito le date internazionali prodotte e organizzate da International Music & Arts & Beyond:

8 marzo a Zurich – Kaufleuten 10 marzo a Madrid – Teatro Capitol 11 marzo a Barcellona – Teatro Paralel 13 marzo a Bern – Kursaal Theatre 18 marzo a Tallinn – Mere Cultural Centre 20 marzo a Praga – Hybernia Theatre 23 maggio a Budapest – Margaret Island Open-Air Theatre 5 giugno a Parigi – New Morning 7 giugno a Londra – Theatre Royal Drury Lane 9 giugno a Edimburgo – The Queen’s Hall 10 giugno a Glasgow – St Luke’s 26 giugno a Saarbrucken – E Werk

Con Mario Biondi sul palco, oltre al già citato Maestro Antonio Faraò (pianoforte), ci saranno Massimo Greco (polistrumentista e direttore musicale), Matteo Cutello (tromba), Giovanni Cutello (sassofono), Ameen Saleem (basso), Devid Florio (percussioni, chitarra e flauto) e David Haynes (batteria), che in alcuni show lascerà il posto a Nicolas Viccaro (batteria) o Francesca Remigi (batteria).

Il Papa ‘supplica per la pace: abbandonare i progetti di morte’

Roma, 5 mar. (askanews) – La sala stampa della Santa Sede ha pubblicato il testo del video con l’intenzione di preghiera di Papa Leone XIV per il mese di marzo, diffusa attraverso la campagna “Pray with the Pope”, iniziativa del Pope’s Worldwide Prayer Network, sul tema “Per il disarmo e la pace”.

“Signore della Vita, che hai plasmato ogni essere umano a tua immagine e somiglianza, crediamo che tu ci abbia creati per la comunione, non per la guerra, per la fraternità, non per la distruzione. Tu che hai salutato i tuoi discepoli dicendo: ‘La pace sia con voi’ – dice il Papa nella preghiera – donaci la tua pace e la forza per renderla reale nella storia. Oggi eleviamo la nostra supplica per la pace nel mondo, chiedendo che le nazioni rinuncino alle armi e scelgano la via del dialogo e della diplomazia”.

“Disarma i nostri cuori dall’odio, dal rancore e dall’indifferenza, perché possiamo diventare strumenti di riconciliazione. Aiutaci a comprendere che la vera sicurezza non nasce dal controllo alimentato dalla paura, ma dalla fiducia, dalla giustizia e dalla solidarietà tra i popoli”.

“Signore – prosegue Prevost nella preghiera – illumina i leader delle nazioni, affinché abbiano il coraggio di abbandonare i progetti di morte, fermare la corsa agli armamenti e mettere al centro la vita dei più vulnerabili. Fa’ che la minaccia nucleare non condizioni mai più il futuro dell’umanità”.

“Spirito Santo, rendici costruttori fedeli e creativi di pace quotidiana: nei nostri cuori, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità e nelle nostre città. Che ogni parola gentile, ogni gesto di riconciliazione e ogni scelta di dialogo siano semi di un mondo nuovo”, conclude Leone XIV.

Iran, prezzi energia restano in tensione e l’Europa affronta una nuova crisi

Roma, 5 mar. (askanews) – I prezzi di gas e petrolio nelle ultime ore sembrano essersi stabilizzati. I mercati stanno a guardare e scommettono probabilmente su una risoluzione del conflitto in Medio Oriente in tempi ragionevolmente brevi. Oggi, a metà mattinata, il gas sul Ttf di Amsterdam viaggia a quota 51,7 euro a megawattora, in rialzo del 6% mentre il petrolio è a quota 83,66 dollari al barile per quanto riguarda il future a un mese sul Brent, il greggio di riferimento internazionale, con un aumento del 2,65%. Nelle ultime ore il prezzo ha oscillato tra gli 80 e gli 85 dollari al barile, livello più alto da luglio 2024 ma ancora non si sono viste le impennate sul prezzo temute allo scoppio del conflitto condotto da Usa e Israele contro l’Iran che sta comportando, di fatto, un blocco dello Stetto di Hormuz da cui transita il 20% del greggio mondiale e del Gnl prodotto prevalentemente dal Qatar, con Emirati, Arabia saudita e Kuwait.

Domani si terrà a Bruxelles una riunione speciale della Commssione dedicata esclusivamente al tema energetico. La guerra in Medio Oriente sarà la questione all’ordine del giorno e all’incontro con la presidente della Commissione Ursula von der dovrebbe partecipare anche il capo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, Fatih Birol.

Il mix produttivo europeo, molto dipendente dal gas, espone l’Europa a stress sul fronte dei prezzi con il venir meno del gas naturale liquefatto dal Qatar che ha bloccato la produzione lasciando a secco molti paesi orientali verso cui è indirizzato prevelantemente il gas del paese. Il che determina la corsa a procurarsi navi sul mercato spot indirizzate ad altri paesi con una pressione al rialzo sui prezzi.

In una analisi il Financial Times sottolinea come “la guerra in Medio Oriente ha fatto salire i prezzi del gas in Europa al livello più alto dal 2023 all’inizio di questa settimana, lasciando il continente ad affrontare un’altra crisi energetica quattro anni dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia. Con le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz di fatto bloccate e gli attacchi iraniani al Qatar che hanno costretto il secondo fornitore mondiale di gas naturale liquefatto a interrompere la produzione, i prezzi del gas in Europa sono aumentati fino al 70% da venerdì”.

Emblematico il caso di una nave cistrena per gas naturale liquefatto che ieri, evidenzia il Ft, “originariamente diretta in Francia è diventata il primo carico nell’Oceano Atlantico a deviare verso l’Asia, segnalando la crescente concorrenza delle economie asiatiche per accaparrarsi le forniture. La BW Brussels, carica di Gnl proveniente dalla Nigeria, ha fatto inversione di rotta per dirigersi a sud verso il Capo di Buona Speranza, secondo Kpler, una società di intelligence sulle materie prime”.

L’inverno particolarmente freddo poi ci ha messo del suo e secondo i dati di Gas Infrastructure Europe, le riserve di gas in tutta l’Unione sono riempite per meno del 30%, rispetto a una media quinquennale di circa il 45% per questo periodo dell’anno. Le riserve in Paesi come Paesi Bassi, Svezia, Croazia e Lettonia sono particolarmente basse. Sta meglio l’Italia che ha gli stoccaggi pieni al 45%, come spiegato dal ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin e dall’ad di Snam la società che gestisce gli stoccaggi in Italia, Agostino Scornajenchi.

“Dal 2022, l’Ue ha diversificato gli approvvigionamenti e non dipende più dal gas russo, importando invece quantità molto maggiori di gas americano e attingendo maggiormente alla Norvegia. L’Europa si rifornisce solo del 10% circa del suo Gnl dal Qatar”. Si stanno ovviamente già vagliando ipotesi di interventi per poter scongiurare criticità forti tra queste, rileva il quotidiano “passare a breve termine dal gas al carbone in alcune centrali elettriche, come ha fatto la Germania durante la crisi energetica del 2022”. Del resto i prezzi del carbone hanno raggiunto il massimo degli ultimi due anni, poiché l’impennata dei prezzi del gas innescata dalla guerra in Iran ha spinto le aziende di servizi pubblici in Europa e nel Nord-est asiatico a cercare ulteriori forniture di carbone per alimentare la produzione.

“I prezzi europei del carbone termico utilizzato nelle centrali elettriche sono aumentati del 26% dalla vigilia della guerra, raggiungendo i 133 dollari a tonnellata, con aumenti simili nei mercati australiano e asiatico”, secondo i dati sui prezzi di Argus. Ad esempio il Bangladesh ha dichiarato che ricorrerà al carbone per alleviare l’impatto degli elevati prezzi del gas e delle interruzioni della fornitura di Gnl. “Un conflitto prolungato in Medio Oriente potrebbe far raddoppiare i prezzi del carbone rispetto agli attuali livelli, fino a circa 250 dollari a tonnellata, soprattutto se la crisi energetica dovesse costringere al riavvio di centrali a carbone dismesse’, ha affermato Alex Thackrah, senior manager per il carbone di Argus”.

L’Europa può anche fare leva su una particolare leva energetica che è mancata in seguito all’invasione russa dell’Ucraina: il nucleare francese. Circa la metà dei 56 reattori nucleari francesi gestiti nel 2022 da Edf ha dovuto essere chiusa per ispezioni e sostituzioni di tubi a seguito di un problema di crepe, con conseguente riduzione della produzione a livello pluriennale. Un’altra opzione a livello Ue “sarebbe quella di rinviare l’estensione pianificata del sistema europeo di scambio di quote di emissione, il suo programma di punta per aumentare i prezzi del carbonio”.

In tensione insieme al gas anche il mercato petrolifero che con il blocco di Hormuz vede diversi paesi dal Golfo già con le riserve piene e la necessità di ridurre se non fermare la produzione. Secondo una stima del Ft, si stima che “l’Arabia Saudita abbia appena due settimane prima di dover ridurre la produzione”. Oggi Saudi Aramco ha incrementato l’esportazione di petrolio via porto di Yanbu, sul Mar Rosso, per evitare lo Stretto di Hormuz. Aramco gestisce un oleodotto est-ovest con una capacità di 5 milioni di barili al giorno, che le consente di trasportare il greggio per circa 1.200 chilometri dai giacimenti orientali a Yanbu. Da lì, l’oleodotto egiziano Sumed offre un collegamento fondamentale con il Mediterraneo.

Martedì l’Iraq è diventato il primo grande esportatore a iniziare a ridurre la produzione, annunciando la riduzione della produzione in tre dei suoi maggiori giacimenti petroliferi. Altri giacimenti petroliferi nella regione sono destinati a chiudere nei prossimi giorni, sottraendo milioni di barili di greggio al mercato, dopo che solo domenica l’Opec+ aveva annunciato un aumento della produzione di 206mila barili al giorno e nostante le rassicurazioni di Donald Trump sulle possibili scorte navali alle petroliere che vogliano avventurarsi attraverso Hormuz.

“Un importante trader di petrolio – evidenzia l’Ft – ha stimato che la perdita di produzione di petrolio in Iraq siattesta a oltre 2 milioni di barili al giorno, con ulteriori 1,5 milioni di b/g a rischio ‘nei prossimi uno o due giorni’. Ha aggiunto che altri 1,5 milioni di barili di petrolio potrebbero poi essere persi dal Kuwait nei prossimi tre giorni. Dopodiché, nei prossimi cinque giorni, saranno gli Emirati Arabi Uniti a dover fare i conti, e poi, quando arriveremo a 15 giorni o più, inizieremo a perdere produzione in Arabia saudita”.

Foti: Italia all’avanguardia nella lotta alle frodi sui fondi Ue

Roma, 5 mar. (askanews) – Questa mattina si svolge “la presentazione di una importante relazione che dà conto della attività svolta dal nucleo della Gdf presso il ministero degli Affari europei, che ha come finalità prima quella del comitato Colaf che, da oltre 30 anni, è al lavoro per contrastare le truffe che si verificano in ordine ai fondi che vengono erogati dalla Unione europea. I fatti dimostrano l’Italia è all’avanguardia su questa attività e i numeri lo attestano in modo significativo”. Così il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, a margine della presentazione, oggi a Roma, della relazione annuale 2024 al Parlamento del Comitato per la lotta contro le frodi nei confronti dell’Unione europea (Colaf).

Etruschi e Veneti, l’acqua come culto a Palazzo Ducale a Venezia

Venezia, 5 mar. (askanews) – Due importanti civiltà dell’Italia preromana unite dal raconto della loro relazione con l’acqua come elemento centrale dello sviluppo e dei commerci, ma anche, e soprattutto, oggetto di culto e di devozione. La mostra “Etruschi e Veneti – Acqua, culti e santuari” apre al pubblico a Palazzo Ducale a Venezia, luogo più che mai adatto a rappresentare la relazione tra l’uomo e lo spazio acquatico, tra una grande civiltà e il suo mare.

“È un bel momento – ha detto ad askanews Mariacristina Gribaudi, presidente della Fondazione MUVE – per rappresentare la cultura veneta, un bel momento per raccontare questa relazione importante tra gli Etruschi e i Veneti. Pensate che in questa mostra ci sono oltre 700 reperti storici di cui 300 vengono proprio dal Veneto. Quindi abbiamo voluto fortemente raccontare quali erano le culture dell’epoca tra gli scambi che loro facevano a livello culturale, ma anche a livello di informazioni e di formazione reciproca e quindi di inclusione tra i due popoli”.

Simbolicamente la mostra, realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati di Milano, che in autunno ne ospiterà un secondo capitolo, si apre con la meravigliosa testa di Leucotea del santuario di Pyrgi, che proviene dal Museo nazionale etrusco di Villa Giulia: un volto che porta ancora in sé la forza del confronto diretto con il divino, ma anche l’inafferrabilità tipica delle acque, mai dome. Il percorso poi prosegue muovendosi tra l’Etruria e i santuari veneti, come Este o Altino e traccia un cammino che è storico-archeologico, ma anche emotivo.

“Sono delle memorie – ha aggiunto Chiara Squarcina, direttrice scientifica della Fondazione MUVE e co-curatrice della mostra con Margherita Tirelli – la nostra memoria di un passato che ci dice molto, ci può raccontare molto e ci può insegnare davvero cose incredibili. Ci sono dei ritrovamenti in cui proprio narrano questa devozione, perché il culto dell’acqua non è altro che il culto della dea Leucotea e altre divinità che sono dei punti di riferimento proprio di questi culti, di questi luoghi che erano santuari ma non erano solo luoghi dove si pregava, dove si chiedeva, erano anche luoghi di incontro di inclusione sociale”.

Alla inaugurazione della mostra ha preso parte anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il MIC ha patrocinato il progetto.

L’esposizione a Palazzo Ducale, con tutte le suggestioni e anche un’appendice contemporanea rappresentata da un arazzo-installazione realizzato dalla Fondazione Bonotto – resta aperta al pubblico fino al 29 settembre.

Arte, Emilia Kabakov torna a Venezia con un progetto speciale

Roma, 5 mar. (askanews) – Emilia Kabakov torna a Venezia con un progetto speciale, pensato per la città e costruito insieme ai suoi abitanti, Diario veneziano. Protagoniste saranno circa 500 persone della città metropolitana di Venezia, invitate a scrivere una pagina di questo affresco corale e ad affidare alla mostra un oggetto capace di rappresentare simbolicamente il proprio legame con Venezia. Frammenti di vite, memorie, desideri, nostalgie e speranze comporranno un mosaico umano stratificato e sorprendente, sospeso tra passato e futuro. Con l’apertura dell’Open Call, a cui è possibile rispondere fino al 22 marzo 2026, prende avvio la costruzione di quest’opera monumentale e partecipata che invita i cittadini a diventare co-autori di un racconto collettivo unico. Persone di ogni età — dai bambini agli anziani, dai nuovi cittadini alle famiglie storiche — sono chiamate a contribuire a questa “installazione totale”, condividendo il proprio vissuto, che intrecciandosi con quello degli altri dà forma a un ritratto trasversale e profondamente umano della città. L’Open Call è rivolta a tutti coloro che hanno un legame con Venezia, indipendentemente da età, provenienza o storia. Per partecipare è richiesto il prestito di un oggetto simbolico (dimensioni massime 40 × 30 × 30 cm, valore economico contenuto) che simboleggi il proprio legame con Venezia, accompagnato da un testo breve (al massimo 1.000 caratteri) che ne racconti la storia ed espliciti questo legame. Ogni contributo entrerà a far parte dell’opera, dando vita a un diario in cui la città si racconta attraverso chi la vive. Per proporre il proprio oggetto è possibile scrivere a diarioveneziano@gmail.com (sono accettati anche messaggi vocali) oppure inviare un testo su supporto cartaceo, che verrà ritirato a domicilio insieme all’oggetto. Un’ulteriore occasione di adesione e approfondimento del progetto è offerta dai due appuntamenti pubblici con Emilia Kabakov — sabato 7 marzo alle ore 17.00 (Bea Vita, Cannaregio 3082) e martedì 10 marzo alle ore 18.30 (CREA | Cantieri del Contemporaneo, Giudecca 211/A) — durante i quali, oltre a conoscere l’artista, sarà possibile consegnare il proprio oggetto, condividere la propria storia e contribuire fin da subito alla costruzione del lavoro. Momenti di incontro diretto, voluti dalla Kabakov, che rendono esplicita la natura partecipativa del progetto, fondata sul dialogo con la città e i suoi abitanti. I testi e gli oggetti ricevuti in prestito entreranno a far parte della mostra Diario veneziano, un collettore di testimonianze, trasformando un invito individuale in un gesto collettivo e democratico. Ideato da Ilya Kabakov ed Emilia Kabakov e oggi sviluppato da Emilia Kabakov a tre anni dalla scomparsa del marito, Diario veneziano sarà presentato dal 9 maggio al 28 giugno 2026 al piano nobile di Ca’ Tron, sede dell’Università Iuav di Venezia, in concomitanza con la 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. Curata da Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate, la mostra — organizzata da BAM e patrocinata dal Comune di Venezia — trasformerà il piano nobile dello storico palazzo cinquecentesco affacciato sul Canal Grande in un grande dispositivo narrativo capace di restituire la voce di una comunità. Non una mostra su Venezia, ma una mostra con Venezia: una “installazione totale” in cui le storie individuali si intrecciano in un ritratto corale della città. Il progetto affonda le sue radici nel 1993, quando Ilya ed Emilia Kabakov realizzarono a Gand un’installazione basata sulla scrittura condivisa. Oggi quell’intuizione si rinnova, ampliandosi in una dimensione profondamente partecipativa. Come afferma Emilia Kabakov: “Venezia è un faro di speranza per ciò che può accadere quando i vicini si sostengono a vicenda e condividono la responsabilità di custodire la propria casa per le generazioni future2. Ilya ed Emilia Kabakov Ilya Kabakov (Dnepropetrovsk, URSS, 1933-Long Island, USA, 2023) ed Emilia Kabakov (Dnepropetrovsk, URSS, 1945) hanno iniziato il loro sodalizio artistico alla fine degli anni Ottanta, sposandosi nel 1992. Insieme hanno ridefinito il concetto di installazione ambientale attraverso le celebri “installazioni totali”, opere immersive che intrecciano memoria personale, utopia e fallimento, sogno e ironia, riflettendo sulla condizione umana universale. Le loro opere sono presenti nelle collezioni dei principali musei internazionali, tra cui il Centre Pompidou, la Tate Modern, il MoMA, il MAXXI, il Museo Statale Ermitage e la Collezione Reale di Abu Dhabi. La rivista ArtNews li ha inclusi tra i dieci artisti viventi più influenti al mondo. Dopo la scomparsa di Ilya nel maggio 2023, Emilia Kabakov continua a realizzare e sviluppare i progetti concepiti insieme, mantenendo viva una delle ricerche artistiche più significative della seconda metà del Novecento.

Iran, Bce teme rischi sulla crescita e rialzi per l’inflazione

Roma, 5 mar. (askanews) – Nell’area euro “l’inflazione potrebbe risultare più elevata se dovessero esserci persistenti movimenti al rialzo dei prezzi dell’energia, oppure se catene di approvvigionamento globali maggiormente frammentate dovessero spingere i prezzi alle esportazioni, ridurre l’approvvigionamento di materie prime critiche e aggiungere costrizioni alle capacità dell’economia dell’area euro”. È uno degli elementi di rischio sulle prospettive economiche discussi dall’ultimo Consiglio direttivo monetario della Bce, che si è svolto lo scorso 4 e 5 febbraio, ben prima della fiammata dei prezzi del petrolio innescata dalle operazioni militari di Usa e Israele in Iran.

I verbali della riunione sono stati pubblicati oggi dalla Bce.

L’Iran viene menzionato una volta, nell’ambito dei possibili elementi di rischio per la crescita economica. “I venti contrari esterni, come le tensioni commerciali, volatilità dei mercati finanziari e le incertezze geopolitiche, incluse quelle associate con l’Iran – si legge – la Groenlandia e Cuba, potrebbero pesare sulla domanda interna e minare il recente slancio della crescita”.

Sicurezza sul lavoro: come interviene la tecnologia e l’AI

Roma, 5 mar. – Negli ultimi anni la sicurezza sul lavoro si è arricchita di

regole e procedure, ma purtroppo gli incidenti continuano a

verificarsi e i risultati restano insoddisfacenti. Oggi però in

nostro aiuto possono intervenire le nuove tecnologie digitali e

l’intelligenza artificiale. Ne abbiamo parlato con Bruno

Ranellucci, CEO di Tutor Consulting:

“È chiaro che la tecnologia oggi è in continua evoluzione, quindi

dovremmo cercare di adottare e sviluppare delle tecnologie di

monitoraggio costante a salvaguardia dell’operatività quotidiana.

Attualmente esistono già dei sistemi alla guida che sono in grado

di capire se il guidatore ha un colpo di sonno o se sta perdendo

la traiettoria dell’auto e subentrano a salvaguardia

dell’incidente. Certamente si possono potenziare, ma è necessario

adottarle nel quotidiano”.

La tecnologia può dare un aiuto concreto, ma resta efficace solo

se viene compresa e accettata da chi la utilizza, diventando

parte di una cultura della sicurezza che nasce dalla

consapevolezza e dall’uso costante degli strumenti messi a

disposizione: “Sicuramente l’intelligenza artificiale rappresenta

uno strumento fondamentale ma bisogna saperla utilizzare –

afferma l’ingegnere Ottone Lambiase di Tutor Consulting –

quindi il primo step è proprio quello di educare le persone a

percepire le nuove tecnologie. In tal senso, occorre abitudine,

cultura e approfondimento”.

Un altro elemento determinante è la capacità di rendere le regole

e gli strumenti davvero comprensibili, così che chi lavora possa

riconoscerli al volo, interpretarli senza dubbi e usarli in modo

naturale nella propria attività quotidiana

“Chi fa il mio mestiere deve avere un obiettivo, ovvero quello di

creare certezze: le valutazioni dei rischi e le certificazioni

vengono fornite affinché le persone possano comprenderle in modo

rapido, chiaro, semplice e intuitivo. Ma l’ambizione è arrivare a

sistemi che tengano conto anche delle possibili distrazioni: il

concetto di “doppia sicurezza” consiste nel mettere davanti al

lavoratore diverse barriere prima che possa farsi male,

l’obiettivo è quello di creare per l’appunto una doppia barriera

che lo tuteli dall’infortunio” conclude Ottone Lambiase.

Iran, Formula1 senza problemi ma MotoGp verso il no al Qatar

Roma, 5 mar. (askanews) – La Formula 1 è coinvolta solo in parte, almeno nell’immediato, dalla grave crisi in Medio Oriente. Il Gran Premio d’Australia a Melbourne si disputerà regolarmente, nonostante alcune difficoltà logistiche per i team. Le maggiori incognite riguardano le prossime settimane: ad aprile sono in calendario il Gran Premio del Bahrain e quello dell’Arabia Saudita. Se la crisi non dovesse rientrare, entrambi gli appuntamenti sono a rischio. La situazione resta fluida e il Circus monitora con attenzione ogni evoluzione.

Più complicata la situazione della MotoGp. “È difficile che andremo là il 12 aprile, ma non posso dirlo con certezza adesso – ha dichiarato ieri Carmelo Ezpeleta l’amministratore delegato della società che gestisce il Motomondiale -. Spostarlo? Posso solo dire che escludo sicuramente di andare altrove. Siamo tranquilli perché abbiamo sempre un piano B”. L’evento sarebbe previsto 10-12 aprile sul circuito di Lusail International Circuit, vicino a Doha. Ricordiamo che un evento del genere muove circa 1.200 persone e oltre 300 tonnellate di materiale (che arriva per gran parte via cargo aereo).

Calcio, la Uefa sulla finalissima: "Al momento no alternative a Doha"

Roma, 5 mar. (askanews) – “Siamo a conoscenza delle speculazioni che circondano la Finalissima, data la situazione nella regione – ha spiegato a Sky l’Uefa a proposito della partita fra Argentina e Spagna, in programma il 27 marzo in Qatar -. Sono in corso trattative con gli organizzatori locali, che hanno compiuto enormi sforzi per garantire lo svolgimento regolare della partita. Una decisione definitiva è prevista verso la fine della prossima settimana. Al momento, non sono state prese in considerazione sedi alternative rispetto a Doha. Non commenteremo ulteriormente finché non verrà presa una decisione”. La partita vedrà affrontarsi i campioni d’Europa e del Sud America, ovvero la Spagna, vincitrice di UEFA EURO 2024, e l’Argentina, vincitrice della Copa América 2024. L’Argentina è anche campione del mondo e detentrice della Finalissima, grazie al successo per 3-0 sull’Italia nel 2022.

Iran, Cio: "Garantire la sicurezza degli atleti paraolimpici"

Roma, 5 mar. (askanews) – Il Comitato Olimpico Internazionale ha chiesto di garantire “la sicurezza degli atleti” che si recano ai Giochi Paralimpici di Milano-Cortina, in particolare quelli “suscettibili di essere colpiti dai conflitti più recenti”. L’organo olimpico ha evitato qualsiasi allusione diretta alla guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran. “Chiediamo a tutti gli Stati membri dell’Onu di sostenere gli atleti qualificati per i Giochi Paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026, che potrebbero essere colpiti dai conflitti più recenti, al fine di consentire loro di partecipare in sicurezza ai Giochi”, scrive l’organizzazione.

Circolo Mieli e Muccassassina: votare "no" al referendum Giustizia

Roma, 5 mar. (askanews) – Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli e Muccassassina invitano a votare NO al referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026. Lo riferiscono in un comunicato.

“Per la comunità LGBTQIA+ la Costituzione non è un testo astratto né un richiamo retorico – prosegue il testo – è stata ed è il principale punto di riferimento politico e giuridico delle nostre battaglie”. Per il Circolo Mieli e Muccassassina “i principi costituzionali – l’uguaglianza formale e sostanziale, la tutela dei diritti inviolabili, il divieto di discriminazione – hanno rappresentato in questi anni il fondamento su cui si sono costruiti avanzamenti concreti verso l’uguaglianza”.

Secondo Mieli e Muccassassina, “molte delle conquiste che oggi consideriamo acquisite non sono nate dalla benevolenza della classe politica, ma dall’applicazione rigorosa dei principi costituzionali da parte della magistratura e dalla pressione dei movimenti. In un Paese in cui una parte consistente della politica, soprattutto di destra, ha spesso osteggiato le istanze LGBTQIA+, la Costituzione ha rappresentato un argine democratico e uno strumento di tutela essenziale.

Intervenire sugli equilibri costituzionali in modo divisivo su un tema delicato come la giustizia significa, a nostro avviso, indebolire quell’architettura di garanzie che ha reso possibili i nostri avanzamenti, affermano ancora. Significa esporre la democrazia al rischio di una progressiva erosione dei contrappesi, concentrando più potere nelle mani di chi governa e riducendo gli spazi di controllo e autonomia, sottolineano.

“Guardiamo con preoccupazione a quanto accaduto in Paesi come l’Ungheria guidata da Viktor Orbán, dove il ridimensionamento dell’autonomia della magistratura e l’indebolimento delle istituzioni di garanzia hanno accompagnato un arretramento delle libertà civili e dei diritti LGBTQIA+. Non vogliamo che anche in Italia si affermi un modello in cui chi governa comanda senza adeguati contrappesi, erodendo progressivamente democrazia e libertà”, denunciano, ribadendo che “votare NO significa difendere l’impianto costituzionale, l’autonomia della magistratura e l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Significa affermare che in una democrazia costituzionale nessun potere può prevalere sugli altri e che i diritti non sono concessioni della maggioranza, ma garanzie per tutte e tutti”.

Mario Colamarino, presidente del CircoloDichiara Mario Colamarino, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli” ha affermato: “Per la nostra comunità la Costituzione è stata una casa e uno scudo. Quando la politica ha esitato o si è opposta, sono stati i principi costituzionali e la loro applicazione a consentirci di avanzare. Per questo non possiamo restare in silenzio di fronte a riforme che rischiano di alterare l’equilibrio dei poteri. Non vogliamo un Paese in cui chi governa possa ridurre gli spazi di autonomia della magistratura e delle istituzioni di garanzia. Difendere la Costituzione significa difendere la libertà di tutte e di tutti”.

All’interno di questo percorso, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli e Muccassassina cercheranno di promuovere un fronte ampio e plurale “LGBTQIA+ per il NO”, invitando associazioni, movimenti, collettivi e singole persone della nostra comunità a unirsi in una mobilitazione comune. Siamo inoltre in collegamento con il Comitato per il NO al referendum, con cui intendiamo coordinare iniziative e azioni condivise sul territorio. Nelle prossime settimane organizzeremo momenti pubblici di approfondimento, assemblee e banchetti informativi per spiegare le ragioni del NO e favorire una partecipazione consapevole al voto.

Etruschi e Veneti, l’acqua come culto a Palazzo Ducale a Venezia

Venezia, 5 mar. (askanews) – Due importanti civiltà dell’Italia preromana unite dal racconto della loro relazione con l’acqua come elemento centrale dello sviluppo e dei commerci, ma anche, e soprattutto, oggetto di culto e di devozione. La mostra “Etruschi e Veneti – Acqua, culti e santuari” apre al pubblico a Palazzo Ducale a Venezia, luogo più che mai adatto a rappresentare la relazione tra l’uomo e lo spazio acquatico, tra una grande civiltà e il suo mare.

“È un bel momento – ha detto ad askanews Mariacristina Gribaudi, presidente della Fondazione MUVE – per rappresentare la cultura veneta, un bel momento per raccontare questa relazione importante tra gli Etruschi e i Veneti. Pensate che in questa mostra ci sono oltre 700 reperti storici di cui 300 vengono proprio dal Veneto. Quindi abbiamo voluto fortemente raccontare quali erano le culture dell’epoca tra gli scambi che loro facevano a livello culturale, ma anche a livello di informazioni e di formazione reciproca e quindi di inclusione tra i due popoli”.

Simbolicamente la mostra, realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati di Milano, che in autunno ne ospiterà un secondo capitolo, si apre con la meravigliosa testa di Leucotea del santuario di Pyrgi, che proviene dal Museo nazionale etrusco di Villa Giulia: un volto che porta ancora in sé la forza del confronto diretto con il divino, ma anche l’inafferrabilità tipica delle acque, mai dome. Il percorso poi prosegue muovendosi tra l’Etruria e i santuari veneti, come Este o Altino e traccia un cammino che è storico-archeologico, ma anche emotivo.

“Sono delle memorie – ha aggiunto Chiara Squarcina, direttrice scientifica della Fondazione MUVE e co-curatrice della mostra con Margherita Tirelli – la nostra memoria di un passato che ci dice molto, ci può raccontare molto e ci può insegnare davvero cose incredibili. Ci sono dei ritrovamenti in cui proprio narrano questa devozione, perché il culto dell’acqua non è altro che il culto della dea Leucotea e altre divinità che sono dei punti di riferimento proprio di questi culti, di questi luoghi che erano santuari ma non erano solo luoghi dove si pregava, dove si chiedeva, erano anche luoghi di incontro di inclusione sociale”.

Alla inaugurazione della mostra ha preso parte anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il MIC ha patrocinato il progetto.

L’esposizione a Palazzo Ducale, con tutte le suggestioni e anche un’appendice contemporanea rappresentata da un arazzo-installazione realizzato dalla Fondazione Bonotto – resta aperta al pubblico fino al 29 settembre.

Un ex rapper (Balendra Shah) è il favorito nelle elezioni in corso in Nepal

Roma, 5 mar. (askanews) – A quasi sei mesi dall’ondata di proteste senza precedenti guidata dai giovani, che provocò la morte di 77 persone, sono in corso da questa mattina le elezioni generali in Nepal per designare i membri del nuovo parlamento nella nazione himalayana. Arroccato tra Cina e India, il paese di 30 milioni di persone è afflitto da decenni di instabilità politica, che ha paralizzato un’economia prevalentemente agricola e ha aggravato la disoccupazione, problemi strutturali su cui ha pesato anche una corruzione dilagante.

Il malessere di lunga data – ricorda oggi l’agenzia Reuters – è sfociato in manifestazioni di piazza lo scorso settembre, innescate dal divieto dei social media, che hanno portato migliaia di persone a scendere in piazza, provocando scontri e vittime che hanno costretto alle dimissioni il primo ministro K.P. Sharma Oli.

Oggi, gli elettori si sono riversati in scuole, templi e antichi cortili trasformati in seggi elettorali in tutto il paese, con alcuni che hanno sfidato il freddo mattutino nella capitale Kathmandu per votare in anticipo. Le operazioni di voto sono iniziate alle 7:00 ora locale (le 2:15 in Italia) e si chiuderanno alle 17:00 (le 12:15 italiane), con lo spoglio previsto poco dopo la chiusura, secondo la commissione elettorale del Paese.

I funzionari hanno dichiarato che oltre 300.000 membri del personale di sicurezza, inclusi i militari, sono stati schierati per garantire uno svolgimento pacifico delle votazioni negli oltre 23.000 seggi sparsi in tutto il Paese.

Oli, alla guida del Partito Comunista del Nepal (Unificato Marxista-Leninista, UML), moderato, è di nuovo in lizza, insieme ad altri 3.400 candidati di 65 partiti. Tra questi, il partito più antico del Paese, il Congresso Nepalese guidato dal 49enne Gagan Thapa, e il Partito Comunista Nepalese (NCP), composto da ex ribelli maoisti che si sono uniti alla politica tradizionale. Insieme all’UML, questi partiti hanno dominato la politica nepalese negli ultimi trent’anni, sebbene il paese abbia assistito a 32 cambi di governo negli ultimi 35 anni. Ma il favorito in questi sondaggi è il Rastriya Swatantra Party (RSP), che ha schierato come candidato primo ministro il carismatico rapper diventato politico Balendra Shah.

Promesse di posti di lavoro, lotta alla corruzione e miglioramento della governance – tutte richieste sollevate durante le proteste di settembre – hanno dominato gran parte della campagna elettorale. “Le elezioni sono fondamentali per rispondere alle aspirazioni dei giovani espresse durante le proteste della Generazione Z”, ha affermato l’analista politico Puranjan Acharya a Reuters. “Se i leader neoeletti saranno considerati inadatti a farlo, ci sarà il rischio di ulteriori problemi”.

Circa 19 milioni di elettori potranno votare per 275 membri del parlamento attraverso un sistema elettorale misto: 165 seggi con sistema maggioritario uninominale e 110 con sistema proporzionale. È probabile che i primi risultati emergano entro domani, ma i risultati completi potrebbero richiedere una settimana o più, poiché lo spoglio dei voti con sistema proporzionale richiede tempo, hanno affermato i funzionari della commissione elettorale.

Iran, Meloni sente Macron: comune impegno sostegno Paesi Golfo e Cipro

Roma, 5 mar. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto una conversazione telefonica con il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron.

“I due leader – riferisce una nota di palazzo Chigi – hanno discusso le implicazioni del conflitto in Iran sia sul quadro regionale mediorientale che a livello globale, concentrandosi in particolare sull’impatto delle ostilità sulla libertà di navigazione”.

La presidente Meloni e il presidente Macron, si sottolinea nel comunicato, “hanno anche ribadito il comune impegno per sostenere le nazioni del Golfo colpite dagli ingiustificabili attacchi iraniani e la sicurezza di Cipro e a evitare un’escalation militare in Libano. I due leader hanno concordato di mantenersi in stretto contatto sull’evoluzione della crisi”.

Iran, Conte: Italia pronta a piegarsi a richiesta basi dagli Usa

Roma, 5 mar. (askanews) – “Meloni scappa dal Parlamento e fa monologhi alla radio e su una crisi internazionale di tale portata manda i due ministri della difesa e degli esteri in parlamento, tra varie approssimazioni e ferie a Dubai”. Lo ha detto il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, parlando con i cronisti in piazza Montecitorio.

“La realtà – ha aggiunto – è che non abbiamo avuto ancora nessuna parola di condanna degli attacchi armati degli Stati Uniti e di Israele che sono in violazione del diritto internazionale. E ancora: grande ambiguità sulla concessione delle nostre basi che in questo momento dicono servono per sostenere i paesi amici del Golfo, ma è chiaro che attendiamo la richiesta americana per piegarci anche a questa richiesta; e intanto i cittadini italiani pagano il prezzo di questa crisi con un caro-bollette e un caro-energia e aumento dell’inflazione”.

Colaf, Foti: controlli puntuali miglior garanzia sull’uso dei fondi Ue

Roma, 5 mar. (askanews) – La capillare attività di verifica che viene effettuata in Italia dal del Comitato per la lotta contro le frodi nei confronti dell’Unione europea (Colaf) “è anche la miglior garanzia” che queste risorse vengano “utilizzate per le finalità cui erano destinate”. Lo ha affermato il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, oggi a Roma, durante la presentazione della relazione annuale 2024 del Colaf.

“Ho letto i giorni scorsi delle agenzie dove, a vederle così, mi sembra che l’Italia sia un Paese dove la frode sta di casa. Ma in realtà – ha notato Foti – mi sono posto la domanda se questi dati, così importanti rispetto ai dati della media dell’Unione Europea, non fossero anche la testimonianza più netta di un’attività molto puntuale che viene svolta nel nostro Paese, e che probabilmente in altre circostanze magari viene svolta solo per casi che si ritengono più rilevanti”.

Tra l’altro il Colaf non porta avanti meramente “un monitoraggio” ma effettua “una attività prestigiosa di verifica e di controlli”, che “è anche la miglior garanzia che ci sia una verifica postuma sul come queste attività sono state utilizzate”, sul fatto che “queste risorse sono state utilizzate per le finalità cui erano destinate – ha detto il ministro – e non invece siano state oggetto di quelle che possiamo definire, secondo dei casi, altro effetto”.

Foti ha anche messo in rilievo l’evoluzione dei mezzi tecnologici e la preparazione sulla formazione del personale, “perché è chiaro che la formazione del personale in questo caso diventa un assetto prestigioso di cui potersi valutare ai fini dell’azione”, ha detto.

Mfe: Pier Silvio Berlusconi presidente e group Ceo

Milano, 5 mar. (askanews) – Il cda di Mfe ha deliberato di attribuire al Ceo Pier Silvio Berlusconi il ruolo di chairman e group Ceo. Lo comunica una nota del gruppo Mediaset che ha adottato una nuova organizzazione del top management in ottica internazionale. A Fedele Confalonieri la carica di statutory Chairperson, continuando a presiedere l’assemblea e il cda.

La scelta, voluta da Pier Silvio Berlusconi – spiega Mfe -, segna il passaggio da una holding di controllo finanziario a una media company operativa, capace di coordinare e indirizzare direttamente le proprie società in tutti i Paesi, valorizzando le migliori risorse e competenze interne al gruppo e rafforzando l’innovazione con nuovi presidi organizzativi e manageriali. La nuova struttura di vertice prevede il passaggio da un’organizzazione verticale a una orizzontale per integrare tutte le funzioni di staff nell’ambito della holding.

“Questa nuova organizzazione renderà il gruppo integrato a livello internazionale. Così potremo agire concretamente per essere sempre più efficaci ed efficienti”, ha commentato Pier Silvio Berlusconi. “E’ un assetto che valorizza consapevolmente le risorse e le competenze interne, lasciando allo stesso tempo spazio a nuove professionalità e rafforzando Mfe per operare in modo sempre più solido e competitivo in Europa – ha sottolineato -. La struttura cambia nella sostanza: le funzioni di vertice da ora opereranno con una responsabilità di gruppo, su tutti i mercati in cui siamo presenti”.

Shakira fuori col nuovo singolo Algo tú feat. Beéle

Milano, 5 mar. (askanews) – opo aver lavorato insieme alla realizzazione di “Hips Don’t Lie (Spotify Anniversary Version)”, focus track dell’EP uscito per l’anniversario su Spotify dell’album del 2005 “Oral Fixation, Vol. 2”, Shakira e Beéle tornano insieme con il nuovo singolo Algo tú, disponibile da oggi in digitale e in radio da venerdì 13 marzo (QUI)

Algo tú, prodotto da A.C., Flambo, Shakira e Beéle, fonde i diversi stili dei due artisti dando vita a una straordinaria hit Latin & Afro-fusion, con un richiamo a strumenti e suoni autoctoni come la gaita colombiana (un tipo di flauto di Pan), un tributo alla città di Barranquilla, dove sia Shakira sia Beéle sono nati.

Shakira e Beéle hanno presentato “algo tú” dal vivo lo scorso fine settimana allo Zócalo di Città del Messico, davanti a oltre 400.000 fan. Questo concerto ha fatto crescere ancora di più l’attesa per l’imminente ritorno di Shakira alla Copacabana Beach a Rio de Janeiro, dove si esibirà il 2 maggio per il concerto “Todo Mundo No Rio” dove eseguirà i più grandi successi di tutta la sua carriera.

L’uscita di “Algo tú” arriva dopo la nomina di Shakira da parte di Billboard come artista con il “tour ispanico di maggior successo di tutti i tempi” grazie al suo recente Las Mujeres Ya No Lloran World Tour, che ha raggiunto 421,6 milioni di dollari di incassi, con 82 concerti negli stadi tra Stati Uniti e America Latina e oltre 3,3 milioni di spettatori.

A rendere quest’anno ancora più importante, Shakira è stata appena annunciata tra i candidati del 2026 per la Rock & Roll Hall of Fame. Questo prestigioso riconoscimento sarà deciso tramite votazione e poi annunciato durante la cerimonia di apertura della Rock & Roll Hall of Fame del 2026.

Peraboni (Ieg): tre nuove manifestazioni nel primo trimestre 2026

Rimini, 5 mar. (askanews) – “Lanceremo almeno una fiera nuova all’anno solo in Italia, oltre a quelle che stiamo acquisendo all’estero. Nel primo trimestre di quest’anno saremo in grado di aggiungere tre fiere nuove al nostro portafoglio”. Lo ha annunciato Corrado Peraboni, amministratore delegato di Italian Exhibition Group, a margine dell’inaugurazione di Key a Rimini.

“Abbiamo già annunciato che faremo la prima fiera sulla Space Economy in Italia a Rimini il prossimo settembre – ha spiegato Peraboni -. Tra pochi giorni annunceremo anche la fiera del 2027, sempre in Italia, e una nuova acquisizione sul mercato estero”.

Sulla situazione internazionale legata alla crisi in Medio Oriente, l’ad di Ieg ha sottolineato il valore della diversificazione geografica: “La diversificazione che seguiamo sui mercati internazionali serve anche a essere più resilienti quando un’area geografica entra in crisi. Ad oggi non stiamo avendo particolari ripercussioni”.

Ieg è presente a Dubai con tre manifestazioni fieristiche: “Fortunatamente sono tutte tra ottobre e novembre, quindi le abbiamo già svolte e speriamo che la situazione si stabilizzi prima di allora”, ha concluso Peraboni.

Foti: Italia all’avanguardia nella lotta alle frodi sui fondi Ue

Roma, 5 mar. (askanews) – Questa mattina si svolge “la presentazione di una importante relazione che dà conto della attività svolta dal nucleo della Gdf presso il ministero degli Affari europei, che ha come finalità prima quella del comitato Colaf che, da oltre 30 anni, è al lavoro per contrastare le truffe che si verificano in ordine ai fondi che vengono erogati dalla Unione europea. I fatti dimostrano l’Italia è all’avanguardia su questa attività e i numeri lo attestano in modo significativo”. Così il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, a margine della presentazione, oggi a Roma, della relazione annuale 2024 al Parlamento del Comitato per la lotta contro le frodi nei confronti dell’Unione europea (Colaf).

Plenitude e Pininfarina ridisegnano le stazioni di rifornimento

Cambiano, 5 mar. (askanews) – Plenitude, attraverso la controllata Plenitude On The Road, sigla una collaborazione strategica con Pininfarina per ridefinire il design delle aree dedicate alla ricarica dei veicoli elettrici. Un accordo che punta a trasformare questi spazi in luoghi riconoscibili, funzionali e integrati nel territorio, coniugando tecnologia, estetica e qualità dei servizi per la mobilità elettrica.

L’accordo prevede la progettazione e lo sviluppo di nuove stazioni di ricarica innovative, pensate per adattarsi ai diversi contesti urbani e territoriali. Non solo infrastrutture tecniche, ma veri e propri hub caratterizzati da materiali di qualità, ergonomia e semplicità d’uso, con servizi aggiuntivi studiati per valorizzare il tempo di sosta degli e-driver.

Il design sarà curato da Pininfarina, eccellenza italiana dell’architettura e dello stile industriale, mentre Plenitude metterà in campo le proprie competenze tecnologiche nel settore dell’e-mobility. Un incontro tra innovazione energetica e cultura del progetto, fondato su una visione comune orientata al futuro della mobilità elettrica, sempre più sostenibile e innovativa anche dal punto di vista del design.

La partnership si concretizza anche con l’installazione di quattro punti di ricarica presso la sede Pininfarina di Cambiano: due in corrente alternata fino a 22 kW e due in corrente continua fino a 50 kW. Un intervento che si inserisce nel percorso ESG della design house e nel suo impegno verso la transizione ecologica.

Nel corso della presentazione abbiamo ascoltato le parole di Paolo Martini, Head of E-Mobility Recharge Solutions di Plenitude e Amministratore Delegato di Plenitude On The Road, che ha illustrato come questa collaborazione rappresenti un passo concreto per innovare ulteriormente l’esperienza della ricarica, rendendola sempre più personalizzata e integrata nelle esigenze degli e-driver .

“La partnership tra Pininfarina e Plenitude nasce da un’idea specifica, ovvero sia quella di creare un ecosistema, legato ai servizi di ricarica, che leghi quello che è il mondo del design e dell’esperienza a quella che è l’attività, più o meno quotidiana, che facciamo tutti di ricaricare il proprio veicolo. L’obiettivo principale non è soltanto quello di unire due mondi, ma anche quello di costruire una riconoscibilità, che deve essere espressa sia in Italia, sia nella gran parte della rete che stiamo realizzando all’estero. La riconoscibilità non serve soltanto per l’identità stessa dell’azienda, ma serve soprattutto a costruire quell’ecosistema, riconoscibile, dove l’utente sa che all’interno può trovare un servizio di ricarica agevole e una serie di servizi.”

Spazio anche a Paolo Dellachà, Amministratore Delegato di Pininfarina, che ha sottolineato il valore del design come motore di progresso e acceleratore del cambiamento, capace di trasformare le aree di ricarica in spazi accoglienti, riconoscibili e armoniosamente inseriti nel territorio.

“Sicuramente condividiamo con Plenitude molti dei valori che guidano i nostri progetti; che sono essenzialmente innovazione, qualità del design e attenzione alle persone. Se guardiamo il contesto attuale, Plenitude sta perfettamente guidando la transizione energetica grazie alla loro capacità industriale e tecnologica e pensiamo di essere partner ideali, in questo senso, grazie alla nostra visione di reinterpretare spazi e oggetti per creare un’esperienza cliente migliore.”

La collaborazione tra Plenitude e Pininfarina segna così un nuovo passo verso una mobilità elettrica sempre più sostenibile, innovativa e attenta all’esperienza delle persone.

Ucraina, Vannacci: pace è dei vincitori, accettare condizioni Russia

Roma, 5 mar. (askanews) – “La pace giusta non è mai esistita, nella storia dell’umanità ho sempre visto la pace del vincitore”. “Oggi quasi il 20% del territorio ucraino è conquistato dai russi” quindi “per trovare delle condizioni condivise bisogna accettare le condizioni russe”. Lo ha detto Roberto Vannacci parlando alla stampa estera della guerra in Ucraina.

L’europarlamentare ha ricordato le condizioni della Russia: “La neutralità ucraina, non rinunciare ai territori conquistati militarmente, non dislocare in Ucraina i sistemi Nato. Questo è il tavolo di negoziazione in cui ci troviamo realisticamente. La ricerca della pace di oggi si articola nell’accettazione e nella negoziazione di queste condizioni da parte dell’Ue e dell’Ucraina”.

L’alternativa sarebbe “l’intervento diretto della Nato e dell’Ue in questa guerra e questo significherebbe mandare i nostri figli a combattere e a morire in Donbass. Nessuno lo vuole, neanche i volenterosi che all’inizio avevano un atteggiamento smargiasso”, ha detto ancora.

“L’Ue – ha concluso – non vuole mandare i prori figli a morire al fronte, ci conviene trovare la pace oggi perchè quella di domani ci costerà più di quella di oggi”.

Iran, tutte le notizie di oggi sulla guerra

Roma, 5 mar. (askanews) – Prosegue la guerra iniziata da Usa e Israele contro l’Iran, il quale ha risposto colpendo diversi Paesi della regione. Crosetto: dispiegheremo in M.O. sistemi di difesa aerea. Meloni: in caso di uso delle basi Usa sarà coinvolto il Parlamento. Tajani: sì alle richieste di aiuto dei Paesi del Golfo. Di seguito le notizie man mano che arrivano in redazione ad askanews.

(A cura di Fabio Santolini)

-11:06 Crosetto: invieremo a Cipro assetti navali con altri Paesi Ue.

-11:05 Crosetto: innalzata al massimo protezione difesa aerea

-11:02 Crosetto: dispiegheremo in Medioriente sistemi di difesa aerea.

-11:01 Tajani: il governo dice sì alle richieste di aiuto dei Paesi dl Golfo.

-11:00 Meloni: no richiesta uso basi, in caso sarà coinvolto Parlamento.

-10:51 Iran: colpiti “separatisti” curdi che tentavano di infiltrarsi.

-10:50 Gas, nuovo forte rialzo ad Amsterdam. Ttf a 53 euro/Mwh (+8,68%).

-10:48 Le forze armate iraniane hanno attaccato i depositi di combustibile della base aerea israeliana di Ramat David: lo hanno reso noto fonti militari di Teheran.

-10:40 Meloni: aiuti per la difesa ai Paesi del Golfo ma non siamo in guerra.

Iran, Crosetto: innalzata al massimo protezione difesa aerea

Roma, 5 mar. (askanews) – Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha disposto l’innalzamento al livello massimo della protezione della rete nazionale di difesa aerea e antibalistica. Lo ha detto alla Camera nell’informativa congiunta con il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“Ho dato mandato e ho chiesto al Capo di Stato maggiore della Difesa di innalzare a livello massimo il livello di protezione della rete difesa aerea e antibalistica nazionale, in coordinamento con gli alleati e con la Nato”, ha affermato Crosetto.

Il ministro ha aggiunto che la decisione è legata alla possibilità di sviluppi imprevedibili della crisi: “Quando dico che di fronte a una reazione sconsiderata possiamo aspettarci di tutto, tutto può essere aspettato”.

Roma, al Chiostro del Bramante arriva "Flowers. Meravigliosa Natura"

Roma, 5 mar. (askanews) – Dopo il successo di pubblico di “Flowers. Dal Rinascimento all’intelligenza artificiale”, DART – Chiostro del Bramante, in accordo con la Kunsthalle di Monaco e Suzanne Landau, ma in maniera indipendente, presenta “Flowers. Meravigliosa Natura”, nuovo capitolo dello stesso progetto espositivo, in programma da sabato 14 marzo a domenica 6 settembre 2026.

In continuità con l’esposizione precedene, la mostra evolve e amplia lo sguardo: se nel primo capitolo il fiore era posto al centro della riflessione come elemento simbolico, politico e poetico, “Flowers. Meravigliosa Natura” si dedica ora al tema della natura nella sua totalità, intesa come universo organico e mutevole in cui forme vegetali e animali, elementi marini e molteplici specie convivono e dialogano in un equilibrio dinamico.

La mostra prevede una rimodulazione e un ampliamento dei contenuti scientifici, arricchiti dall’integrazione di nuovi e significativi prestiti provenienti da prestigiose collezioni italiane, tra cui la Biblioteca Casanatense, la Villa Medicea di Poggio a Caiano, Museo della Natura Morta, la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia e il Museo Civico di Zoologia di Roma. Una collaborazione che valorizza il ruolo delle collezioni pubbliche, civiche e statali, custodi di un patrimonio di straordinaria rilevanza storico-artistica e scientifica.

Il percorso espositivo si articola in tre macro-sezioni – Arte ed ecologia, Arte e scienza, Arte e politica – offrendo un itinerario in cui opere antiche e contemporanee si confrontano in un continuo gioco di rimandi, connessioni e suggestioni. La mostra riunisce artisti nazionali e internazionali e presenta opere che spaziano dal Seicento fino alla contemporaneità, includendo lavori realizzati con le più recenti tecnologie e con l’intelligenza artificiale, a testimonianza di un dialogo costante tra tradizione e innovazione.

I visitatori ritroveranno alcuni degli highlights del primo capitolo, come le installazioni site-specific di Austin Young e Zadok Ben-David, accanto a nuove opere di artisti già presenti nella precedente edizione – tra cui lo stesso Zadok Ben-David e Tamiko Thiel and/p – per approfondirne ulteriormente linguaggio e ricerca. Il percorso si arricchisce di nuovi innesti e contenuti scientifici: grazie a importanti prestiti del Museo Civico di Zoologia di Roma e della Sovrintendenza Capitolina, sarà possibile ammirare il diorama dedicato agli Oceani e alla Foresta Bavarese, in dialogo con nuove opere e installazioni contemporanee – tra cui Enter the Plastocene di Tamiko Thiel and/p e Sunday’s lunch 02 di Eugenio Tibaldi – e con le opere del XVII e XVIII secolo di Margherita Caffi, Filippo Teodoro di Liagno detto Filippo Napoletano e Pietro Neri Scacciati. Completano la narrazione nuovi prestiti di Tracey Bush, Rob and Nick Carter, Ann Carrington e un nucleo inedito di lavori di Zadok Ben-David, ampliando la riflessione su biodiversità, fragilità degli ecosistemi e responsabilità collettiva. Una mostra che, come un organismo vivente, continua a evolversi, trasformarsi e sorprendere.

Iran, Tajani: governo dice sì a richieste aiuto Paesi Golfo

Roma, 5 mar. (askanews) – “Di fronte” agli attacchi indiscriminati” compiuti dall’Iran verso i Paesi vicini, “alcuni nostri partner strategici del Golfo hanno formalmente chiesto il sostegno dell’Italia per rafforzare le proprie capacità di difesa aerea dagli attacchi provenienti dall’Iran. Si tratta di nazioni dove sono presenti decine di migliaia di italiani, civili e militari, che abbiamo il dovere di proteggere. Ecco perché il governo ha ritenuto doveroso ad aderire a queste richieste”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani nelle sue comunicazioni nell’Aula della Camera sul conflitto in Iran e la richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo.

Luiss, torna il Career Day for Social Impact

Roma, 5 mar. (askanews) – Aule e stand affollati alla Luiss per la seconda edizione del “Career Day for Social Impact”, un’intera giornata dedicata all’incontro tra università e mondo del lavoro, con protagoniste le principali realtà italiane e internazionali attive in ambito sociale.

Quarantotto employer – tra ONG, enti Non-Profit, Istituzioni, Organizzazioni Internazionali e Forze dell’Ordine – si sono confrontati con studenti e neolaureati Luiss accorsi al campus di viale Romania per informarsi sulle opportunità occupazionali, i processi di selezione e le competenze maggiormente ricercate in questo settore. Un importante appuntamento tra domanda e offerta di lavoro, che si rinnova ogni anno.

“Per l’Arma dei Carabinieri è fondamentale farsi conoscere, è fondamentale aprire le porte della nostra istituzione e far comprendere ciò che facciamo quotidianamente. Dall’altra parte è importante per i ragazzi capire quali possono essere gli sbocchi lavorativi all’interno dell’Arma dei Carabinieri, così come conoscere le sfaccettature di un’istituzione che potrebbe non essere, a volte, conosciuta” ha dichiarato il Tenente dell’Arma dei Carabinieri Pietro Pulsoni.

“Essere qui alla Career Day for Social Impact è importante per noi come employer dell’International Development Law Organization perchè possiamo incontrare gli studenti, trovare nuovi talenti che ci possono aiutare a implementare la nostra missione come organizzazione internazionale” ha aggiunto Gaia Catalani, Hr Operations Consultant IDLO.

Per i giovani partecipanti, un’occasione per consegnare i propri curricula, sostenere i primi colloqui conoscitivi e orientarsi tra le diverse opportunità offerte. Alcuni avevano già partecipato alle edizioni precedenti, avviando proprio grazie a questa iniziativa il proprio percorso professionale. Abbiamo sentito alcuni studenti.

“Sono qui per sfruttare al massimo questa opportunità offerta dal nostro Career Service della Luiss. Non è la prima volta che sono qui, anche l’anno scorso ho partecipato e grazie a giornate come questa sono riuscita a trovare il mio tirocinio. E’ un’occasione per trovare di nuovo tutti i miei colleghi, ma anche per cercare di scoprire effettivamente le opportunità che mi possono essere offerte”.

“Personalmente, avendo intenzione di voler lavorare in quelle che sono le organizzazioni internazionali, ovvero di provare quella che è la carriera diplomatica, avere un check sul curriculum, dei consigli da coloro che sono inseriti e hanno una carriera consolidata in tali settori è estremamente utile e anche fonte di ispirazione”.

L’iniziativa rientra nel più ampio lavoro del Career Service dell’Ateneo, che accompagna studentesse e studenti lungo tutto il percorso universitario con attività di orientamento, coaching individuale e preparazione ai processi di selezione. Un impegno che produce risultati concreti: il 95% dei laureati è, infatti, occupato a un anno dal conseguimento del titolo.

La Cina rallenta, fissato obiettivo di crescita più basso dal 1991

Roma, 5 mar. (askanews) – La Cina ha fissato per il 2026 un obiettivo di crescita economica compreso tra il 4,5% e il 5%, il più basso dal 1991, segnalando un rallentamento della sua espansione economica, mentre il governo deve affrontare una domanda interna debole e un contesto commerciale internazionale sempre più instabile.

Il target è contenuto nel rapporto di lavoro del governo presentato dal premier Li Qiang all’apertura della sessione annuale dell’Assemblea nazionale del popolo a Pechino nell’ambito delle annuali “Due Sessioni”, il principale appuntamento politico dell’anno nel paese. Il nuovo obiettivo rappresenta un passo indietro rispetto al traguardo di crescita “intorno al 5%” fissato negli ultimi tre anni e indica, secondo molti analisti, l’avvio di una fase di sviluppo più lento dell’economia cinese.

Nel suo discorso, Li ha riconosciuto apertamente le difficoltà che il paese deve affrontare. “Pur riconoscendo i nostri risultati, siamo pienamente consapevoli delle difficoltà e delle sfide”, ha detto il premier. “L’impatto dei cambiamenti nell’ambiente esterno si sta intensificando, i rischi geopolitici continuano ad aumentare, la dinamica dell’economia globale resta debole e multilateralismo e libero scambio sono sottoposti a forti pressioni”.

Anche sul piano interno, ha aggiunto, “lo sviluppo e la trasformazione economica affrontano ancora molti problemi ereditati dal passato e nuove sfide”.

Secondo le stime degli economisti, la crescita reale della Cina nel 2026 dovrebbe attestarsi in media attorno al 4,5%. Nel 2025 Pechino ha raggiunto il target ufficiale in termini reali, ma la crescita nominale è stata solo del 3,9% a causa delle pressioni deflazionistiche.

L’economia continua a essere sostenuta dall’industria manifatturiera avanzata, con progressi nei veicoli elettrici e nei semiconduttori, ma la ripresa resta frenata dalla debolezza dei consumi e dalla crisi prolungata del settore immobiliare.

Il contesto internazionale rappresenta un ulteriore fattore di incertezza. Le tensioni geopolitiche e il conflitto in Iran, importante fornitore di petrolio per la Cina, potrebbero mettere sotto pressione il commercio estero, che nel 2025 è stato uno dei principali motori della crescita.

La questione arriva inoltre in un momento delicato per le relazioni con Washington: il presidente Xi Jinping dovrebbe ricevere a fine mese a Pechino il presidente degli Stati uniti Donald Trump, nel tentativo di rafforzare la tregua commerciale raggiunta nell’ottobre scorso. Li ha definito quell’intesa un “consenso significativo” che ha “rafforzato la stabilità della cooperazione economica e commerciale”.

Il rapporto del governo sottolinea anche l’intenzione di rafforzare il mercato interno, considerato una priorità strategica. Pechino ha previsto 250 miliardi di yuan per programmi di sussidio ai beni di consumo, una cifra inferiore a quella dell’anno scorso, ma ha annunciato la creazione di un fondo da 100 miliardi per sostenere misure come i sussidi sugli interessi dei prestiti.

Il bilancio prevede un deficit pubblico attorno al 4% del prodotto interno lordo, invariato rispetto all’anno precedente. Il governo emetterà inoltre 1.300 miliardi di yuan (162 miliardi di euro) di obbligazioni speciali a lunghissimo termine per finanziare progetti strategici e programmi di sostegno alla domanda, mentre le obbligazioni speciali dei governi locali destinate soprattutto alle infrastrutture resteranno a quota 4.400 miliardi di yuan (548 miliardi di euro).

La relazione pone grande enfasi anche sull’innovazione tecnologica e sull’autosufficienza industriale. Pechino intende sostenere lo sviluppo di comunità open source nel campo dell’intelligenza artificiale e costruire grandi cluster di calcolo per l’AI, mentre la spesa per scienza e tecnologia dovrebbe aumentare del 10% nel 2026.

Tra le industrie del futuro citate nel rapporto figurano energia avanzata, tecnologie quantistiche, interfacce cervello-computer, intelligenza artificiale incarnata e comunicazioni 6G.

Il governo vuole inoltre accelerare lo sviluppo di settori strategici come semiconduttori, aerospazio e biomedicina e promuovere nuove industrie emergenti con il sostegno delle imprese statali.

Sul piano economico e sociale, il rapporto individua anche altre priorità: stabilizzare il mercato immobiliare, ridurre i rischi finanziari dei governi locali, sostenere l’occupazione e rafforzare il sistema di welfare, in particolare per far fronte all’invecchiamento della popolazione. Tra le misure annunciate vi è l’aumento di 20 yuan al mese della pensione minima di base per i residenti rurali e urbani senza lavoro.

Li ha inoltre indicato l’obiettivo di creare oltre 12 milioni di nuovi posti di lavoro urbani nel 2026 e mantenere il tasso di disoccupazione attorno al 5,5%.

Nel rapporto non mancano riferimenti alla politica internazionale e all’ordine globale. La Cina, ha affermato il premier, è pronta a lavorare con la comunità internazionale per promuovere “un mondo multipolare equo e ordinato e una globalizzazione economica inclusiva e vantaggiosa per tutti”.

Allo stesso tempo, Pechino continuerà a rafforzare le proprie capacità militari e la preparazione operativa dell’esercito. Il governo elaborerà un piano per potenziare le forze armate durante il periodo del quindicesimo piano quinquennale e accelerare lo sviluppo di nuove capacità di combattimento.

Sul dossier Taiwan, Li ha ribadito l’adesione al principio di “Unica Cina” e al consenso del 1992, promettendo di “reprimere con decisione le attività separatiste”.

La sessione dell’Assemblea nazionale del popolo, alla quale partecipano il presidente Xi Jinping e i vertici del partito e dello stato, esaminerà anche la bozza del quindicesimo piano quinquennale per lo sviluppo economico e sociale del paese nel periodo 2026-2030. La riunione dell’organo legislativo cinese dovrebbe concludersi il 12 marzo. (di Antonio Moscatello)

FnV, Vannacci: ci rivolgiamo a elettori delusi da governo Meloni

Roma, 5 mar. (askanews) – Futuro Nazionale è un “partito di destra vera, orgogliosa, che non si vergogna di fare la destra. Si presenta come naturale interlocutore dei partiti di centrodestra italiani, ne vuole essere lo squillo di tromba. ‘S’ode a destra uno squillo di tromba’ ricordando a tutti che ci sono ideali non negoziabili”. Lo ha detto Roberto Vannacci parlando alla stampa estera.

“E’ una farloccheria la notizia che questo partito avrebbe aiutato la sinistra: ci rivolgiamo a tutti quegli elettori delusi dal centrodestra che si aspettavano di più dal governo Meloni e da chi non va a votare perché non si sente rappresentato”, ha spiegato.

Welfare aziendale dello sport, rischio caos fiscale

Roma, 4 mar. – Il welfare aziendale sta spingendo sempre più dipendenti verso palestre e centri sportivi, spesso tramite piattaforme e voucher digitali. Ma, nella pratica quotidiana di ASD e SSD, si sta diffondendo un equivoco che rischia di trasformare un meccanismo nato per semplificare in un labirinto amministrativo: chi è il cliente “vero” quando il pagamento passa dalla piattaforma. “Welfare significa convertire una parte di reddito in servizi di benessere e prevenzione. Il dipendente non riceve un regalo: usa potere d’acquisto in una forma fiscalmente incentivata”, spiega il dott. Luca Mattonai, tributarista tra i massimi esperti in Italia di ASD e SSD. “Quello che vediamo spesso è un errore di prospettiva: si scambia il canale di pagamento per la sostanza del rapporto.” Per Luca Mattonai, se l’utente si tessera e acquista un servizio istituzionale – corsi, abbonamenti, attività sportiva – l’operazione resta la stessa che avverrebbe in sede, con pagamento diretto. “La piattaforma welfare è un intermediario tecnico, non il cliente. Trattarla come controparte significa forzare un’attività istituzionale dentro una cornice commerciale, con costi e adempimenti che non aggiungono valore.” Il punto, conclude Mattonai, è mantenere coerenza tra realtà economica e trattamento fiscale: “Il welfare è il mezzo, non la sostanza. Se l’attività è erogata al tesserato come attività istituzionale, la natura non cambia perché il pagamento transita da un portale. Complicarlo proprio adesso è un errore evitabile.”

Formula1, Hamilton: "Vogliamo vincere, imparato molto dal 2025″

Roma, 5 mar. (askanews) – “È bello rivedere tutti. È fantastico essere qui. Sono qui da 20 anni… è tanto? E questa sala è sempre la stessa!”. Lewis Hamilton apre con una battuta la conferenza stampa che inaugura il primo weekend stagionale di Formula 1 a Melbourne. Il sette volte campione del mondo, ora al volante della Ferrari, si presenta rilassato e sorridente davanti ai giornalisti, pronto a raccontare le sensazioni alla vigilia del nuovo campionato.

L’inglese parte dalle impressioni emerse dopo i test invernali, durante i quali la nuova SF-26 ha dato segnali incoraggianti. “Non è tanto una questione di fiducia – spiega – ma di lavoro. Abbiamo percorso molto chilometraggio nei test e il team ha fatto un lavoro incredibile in fabbrica e in pista. Abbiamo imparato molto dall’anno scorso: stiamo lasciando alle spalle gli aspetti negativi e portando avanti quelli positivi”.

Hamilton non si sbilancia troppo sui valori in campo ma riconosce che la stagione si annuncia molto competitiva. “Siamo preparati e sappiamo che ci aspettano enormi sfide con le nuove regole. La Mercedes è sembrata molto veloce e non credo che la Red Bull abbia mostrato tutto. Sarà emozionante”.

Il 2026 segna il secondo anno del britannico in rosso, una condizione molto diversa rispetto all’impatto iniziale con il mondo Ferrari. “È completamente differente dal primo anno. Ora conosco il team, la cultura, i processi. Ho capito come lavoriamo insieme e mi sento molto più a mio agio. Direi che oggi sono molto più felice”.

Nonostante l’esperienza accumulata – questa è la ventesima stagione in Formula 1 e a fine anno potrebbe superare le 400 partenze – Hamilton dice di sentirsi ancora un debuttante nello spirito. “Non mi sembra affatto il mio ventesimo anno. Mentalmente mi sento più giovane che mai. Quando Lindblad dice di avere 18 anni, io mi sento esattamente allo stesso modo”.

Iran, Pd-M5S-Avs: no basi a Usa, impegno a cessate fuoco e de-escalation

Roma, 5 mar. (askanews) – “La ferma condanna verso un regime liberticida non giustifica il ricorso ad azioni militari unilaterali che, violando il diritto internazionale e scavalcando ogni consesso multilaterale, rischiano di scatenare il caos nell’area e di legittimare la legge del più forte come unico regolatore dei rapporti tra Stati, dando l’ennesimo colpo a un ordine mondiale basato sulle regole” e di produrre “conseguenze incalcolabili, a partire dalla fragile tregua a Gaza e dai rischi per i nostri militari impegnati in missioni di pace nell’area”. Così Pd-M5S-Avs, nella risoluzione unitaria sulle comunicazioni alla Camera dei ministri della Difesa e degli Esteri Crosetto e Tajani, ribadiscono la necessità di percorrere la “via negoziale e diplomatica” per “disarmare le ambizioni nucleari del regime” iraniano e si associano alla “solidarietà espressa dai vertici europei al premier spagnolo Pedro Sanchez” per le “inaccettabili minacce di ritorsione da parte del presidente Usa Donald Trump”.

Tra gli impegni elencati nel testo ci sono quello di “assumere, in ogni sede bilaterale e multilaterale, ogni iniziativa utile e urgente volta a fermare le azioni militari in corso, promuovendo con determinazione un cessate il fuoco immediato e un processo strutturato di de-escalation del conflitto, nel pieno rispetto del diritto internazionale e umanitario” e il ‘no’ all’utilizzo delle basi italiane da parte delle “forze armate americane presenti sul territorio italiano per attacchi militari contro l’Iran” oltre alla richiesta di “non fornire alcun tipo di supporto militare ad una guerra che viola il diritto internazionale e che la comunità internazionale deve fermare prima che sia troppo tardi”.

Tennis, Berrettini avanza a Indian Wells, fuori Bellucci

Roma, 5 mar. (askanews) – Matteo Berrettini sfata il tabù Adrian Mannarino e conquista il 2° turno di Indian Wells. Il romano lo fa al termine di una lotta durata quasi tre ore, in cui ha battuto non solo il francese n°48 del mondo per la prima volta in carriera, ma anche i crampi che lo hanno condizionato nel terzo set. 4-6 7-5 7-5 i parziali per l’ex finalista di Wimbledon, che dopo una falsa partenza (0-4 nel primo set), ha cominciato a salire di livello con i suoi due colpi, diritto e servizio. Al 2° turno sfiderà il n°4 del mondo Alexander Zverev: 7 i precedenti, con il tedesco avanti 4-3 ma con l’azzurro vincente negli ultimi 2 incroci. Si è chiuso invece al primo turno il percorso di Mattia Bellucci al Masters 1000 di Indian Wells. L’azzurro ha perso contro il canadese Gabriel Diallo con il punteggio di 7-6, 6-4 in due ore e 14 minuti di gioco.

Nucleare, Meloni: ombrello francese non può diventare europeo

Roma, 5 mar. (askanews) – “La Francia parla da molto tempo della sua capacità di dissuasione nucleare come di un ombrello che può proteggere anche il resto d’Europa, però per quello che riguarda il tema dell’ottica dell’autonomia strategica europea penso che valga la pena specificare che in nessun caso la Francia intende mettere sotto controllo europeo il suo arsenale nucleare. Cioè Macron ha ribadito che l’utilizzo del nucleare francese rimarrebbe sotto l’esclusiva decisione del presidente francese, quindi sono due temi diversi”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un’intervista su Rtl 102.5.

“Sicuramente – ha aggiunto – è un contributo importante al dibattito sulla sicurezza in Europa, ma è un dibattito molto più ampio e una materia di questo tipo non può ad esempio non tenere conto delle garanzie che già esistono in ambito Nato. Noi facciamo parte dell’Alleanza atlantica quindi la nostra cornice rimane sempre l’Alleanza atlantica. Chiaramente quando si discute una materia di questo tipo bisogna vedere quale è la complementarietà con quel modello e con quelle garanzie, che è esattamente la riflessione che sta facendo l’Italia, che sta facendo anche con la Francia, anche in vista del prossimo vertice intergovernativo prima dell’estate, e sicuramente discuteremo anche questa materia”.

“Però ecco non si tratta di rendere europeo l’ombrello nucleare francese, si tratta di mantenerlo francese. Ecco, questo è un elemento che penso che aiuti nella riflessione”, ha concluso.

Iran lancia nuova ondata di missili, da Israele attacchi su larga scala

Roma, 5 mar. (askanews) – Il conflitto in Medio Oriente entra nel sesto giorno, con una nuova ondata di missili israeliani contro Israele e basi statunitensi nella regione, mentre Israele ha annunciato attacchi su larga scala contro obiettivi nella capitale iraniana Teheran.

Fonti dell’Idf hanno fatto sapere che Israele pianifica almeno ancora una o due settimane di operazioni militari contro l’Iran. Il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth ha dichiarato che la campagna militare potrebbe durare “quattro settimane, sei o anche più”, sottolineando che Washington intende mantenere la pressione sull’Iran.

L’obiettivo di Israele è un degrado sistematico del regime iraniano e dei suoi siti militari. Fino a ieri, l’Aeronautica Militare israeliana aveva sganciato più di 5.000 bombe durante gli attacchi in Iran dall’inizio del conflitto, ha dichiarato l’esercito.

Le sirene d’allarme sono risuonate oggi a Tel Aviv e Gerusalemme nelle prime ore di oggi, e l’esercito israeliano ha segnalato diverse raffiche di missili in arrivo, dichiarando di aver attivato i sistemi di difesa per intercettarli.

Secondo la televisione di Stato iraniana, altri attacchi hanno preso di mira anche installazioni militari statunitensi in Medio Oriente.

L’esercito israeliano ha annunciato anche nuovi raid in Libano contro il movimento sciita filo-iraniano Hezbollah, evocando una “ampia ondata di attacchi contro infrastrutture” del gruppo sostenuto da Teheran.

Le forze israeliane hanno confermato una “massiccia operazione” contro obiettivi nella capitale iraniana, senza fornire ulteriori dettagli. Esplosioni sono state udite in diverse zone di Teheran poco dopo l’annuncio dei raid.

L’escalation segue l’affondamento da parte di un sottomarino statunitense di una nave da guerra iraniana nell’Oceano Indiano, avvenuto martedì notte, con decine di morti e dispersi tra i marinai iraniani. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito questa azione “un’atrocità in mare” e ha avvertito che gli Stati Uniti “si pentiranno amaramente” dell’attacco.Secondo fonti ufficiali, più di 1.000 persone sono state uccise in Iran dall’inizio delle ostilità, sabato scorso, mentre oltre 70 sono morte in Libano e almeno una decina in Israele. Anche sei militari statunitensi hanno perso la vita, mentre Teheran sostiene che le vittime americane sono molte di più.

Gli attacchi iraniani hanno colpito anche i principali alleati degli Usa nell’area, Bahrain e Kuwait, e la Turchia ha riferito che le difese della NATO hanno intercettato un missile balistico iraniano che stava entrando nel suo spazio aereo. Non abbastanza da far scattare l’articolo 5 di difesa collettiva della Nato, di cui la Turchia è membro, ha valutato il capo del Pentagono Hegseth.

La crisi minaccia le principali rotte energetiche mondiali. Un’esplosione ha colpito una nave cisterna al largo del Kuwait, secondo il centro britannico di monitoraggio marittimo UKMTO. Il traffico nello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa un quinto del petrolio mondiale, è praticamente bloccato e il prezzo del barile Brent è schizzato del 15% dall’inizio del conflitto.

Il conflitto fa precipitare l’Iran in una fase di ulteriore, profonda incertezza politica. A Teheran, i leader religiosi stanno cercando un successore alla guida suprema dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei. Fonti israeliane hanno indicato che l’offensiva contro l’Iran era inizialmente prevista per la metà del 2026, ma è stata anticipata a causa degli sviluppi regionali, della crescente tensione con Teheran e delle proteste in Iran, che fanno ipotizzare un momento utile per perseguire un cambio di regime. Decisiva sarebbe stata una informazione su una riunione dei vertici iraniani a Teheran, condivisa con gli Stati Uniti, e sfociata nell’eliminazione della Guida Suprema Khamenei e di altri capi del regime.

Referendum, Meloni: non ci sarà altra occasione per riformare giustizia

Roma, 5 mar. (askanews) – “Riformare la giustizia è fondamentale per rendere questa nazione moderna: il paradosso è che non ci si è mai riusciti, e penso che se non ci riusciamo stavolta non avremo un’altra occasione”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Rtl 102.5.

“Penso ci sia bisogno di cambiare perché – ha aggiunto – la giustizia è uno dei tre poteri fondamentali che servono per far camminare l’Italia ed è quello che in 80 anni non siamo mai riusciti a riformare in modo sostanziale. Se la giustizia non funziona adeguatamente, il meccanismo che serve a far camminare questa nazione si inceppa”, ha aggiunto.

Iran lancia nuova ondata missili, Israele: attacchi su larga scala

Roma, 5 mar. (askanews) – Il conflitto in Medio Oriente entra nel sesto giorno, con una nuova ondata di missili israeliani contro Israele e basi statunitensi nella regione, mentre Israele ha annunciato attacchi su larga scala contro obiettivi nella capitale iraniana Teheran.

Fonti dell’Idf hanno fatto sapere che Israele pianifica almeno ancora una o due settimane di operazioni militari contro l’Iran. Il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth ha dichiarato che la campagna militare potrebbe durare “quattro settimane, sei o anche più”, sottolineando che Washington intende mantenere la pressione sull’Iran.

L’obiettivo di Israele è un degrado sistematico del regime iraniano e dei suoi siti militari. Fino a ieri, l’Aeronautica Militare israeliana aveva sganciato più di 5.000 bombe durante gli attacchi in Iran dall’inizio del conflitto, ha dichiarato l’esercito.

Le sirene d’allarme sono risuonate oggi a Tel Aviv e Gerusalemme nelle prime ore di oggi, e l’esercito israeliano ha segnalato diverse raffiche di missili in arrivo, dichiarando di aver attivato i sistemi di difesa per intercettarli.

Secondo la televisione di Stato iraniana, altri attacchi hanno preso di mira anche installazioni militari statunitensi in Medio Oriente.

L’esercito israeliano ha annunciato anche nuovi raid in Libano contro il movimento sciita filo-iraniano Hezbollah, evocando una “ampia ondata di attacchi contro infrastrutture” del gruppo sostenuto da Teheran.

Le forze israeliane hanno confermato una “massiccia operazione” contro obiettivi nella capitale iraniana, senza fornire ulteriori dettagli. Esplosioni sono state udite in diverse zone di Teheran poco dopo l’annuncio dei raid.

L’escalation segue l’affondamento da parte di un sottomarino statunitense di una nave da guerra iraniana nell’Oceano Indiano, avvenuto martedì notte, con decine di morti e dispersi tra i marinai iraniani. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito questa azione “un’atrocità in mare” e ha avvertito che gli Stati Uniti “si pentiranno amaramente” dell’attacco.

Secondo fonti ufficiali, più di 1.000 persone sono state uccise in Iran dall’inizio delle ostilità, sabato scorso, mentre oltre 70 sono morte in Libano e almeno una decina in Israele. Anche sei militari statunitensi hanno perso la vita, mentre Teheran sostiene che le vittime americane sono molte di più.

Gli attacchi iraniani hanno colpito anche i principali alleati degli Usa nell’area, Bahrain e Kuwait, e la Turchia ha riferito che le difese della NATO hanno intercettato un missile balistico iraniano che stava entrando nel suo spazio aereo. Non abbastanza da far scattare l’articolo 5 di difesa collettiva della Nato, di cui la Turchia è membro, ha valutato il capo del Pentagono Hegseth.

La crisi minaccia le principali rotte energetiche mondiali. Un’esplosione ha colpito una nave cisterna al largo del Kuwait, secondo il centro britannico di monitoraggio marittimo UKMTO. Il traffico nello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa un quinto del petrolio mondiale, è praticamente bloccato e il prezzo del barile Brent è schizzato del 15% dall’inizio del conflitto.

Il conflitto fa precipitare l’Iran in una fase di ulteriore, profonda incertezza politica. A Teheran, i leader religiosi stanno cercando un successore alla guida suprema dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei. Fonti israeliane hanno indicato che l’offensiva contro l’Iran era inizialmente prevista per la metà del 2026, ma è stata anticipata a causa degli sviluppi regionali, della crescente tensione con Teheran e delle proteste in Iran, che fanno ipotizzare un momento utile per perseguire un cambio di regime. Decisiva sarebbe stata una informazione su una riunione dei vertici iraniani a Teheran, condivisa con gli Stati Uniti, e sfociata nell’eliminazione della Guida Suprema Khamenei e di altri capi del regime.

Promemoria per Mantovano: la dottrina sociale della Chiesa non va strumentalizzata

Come riferiscono diversi organi di stampa, due giorni fa Mantovano ha fatto leva sul magistero papale per asserire che i cattolici non possono non votare Sì, poiché la riforma costituzionale “si ispira” alla dottrina sociale della Chiesa e punta alla “realizzazione della giustizia”. È un passaggio logicamente improprio, che richiede un chiarimento immediato.

Parlare di “i cattolici” come di un soggetto unico significa immaginare un blocco disciplinato, omogeneo, quasi automatico. Ma il cattolicesimo italiano è, da decenni, una pluralità sociale: parrocchie e associazioni, movimenti, reti della cura e del welfare, famiglie, nuove generazioni, mondi del lavoro e delle professioni. Un’ecologia di sensibilità che non può essere ridotta a una consegna di voto senza scivolare nel paternalismo identitario.

Dottrina sociale: principi e non timbri

Il nodo è più serio: il magistero sociale della Chiesa non nasce per certificare riforme o architetture tecniche dello Stato. È un lessico esigente di principi – dignità della persona, bene comune, solidarietà, sussidiarietà, partecipazione, legalità come argine all’arbitrio – che chiede una traduzione storica attraverso discernimento, competenza e mediazione. Proprio perché si muove sul terreno dei principi, non può essere invocato come timbro di garanzia su un testo giuridico controverso.

Sul terreno della giurisdizione, che tocca l’equilibrio dei poteri, l’indipendenza e la responsabilità della magistratura, la tutela dei diritti e la fiducia dei cittadini, le scelte sono sempre anche prudenziali: dunque legittimamente discutibili, contestabili, riformabili. Usarla così è un salto logico: dai principi non si ricava una scheda precompilata.

La riforma non si battezza

La giustizia, in senso forte, non è un meccanismo: è un criterio ultimo. Nominarla significa chiamare in causa ciò che eccede la norma e resiste a ogni cattura istituzionale. È la differenza – decisiva – tra l’idea e l’assetto: tra un dover-essere esigente e una traduzione giuridica inevitabilmente imperfetta.

Per questo, su un terreno così delicato, non basta l’adesione a un’etichetta morale: serve phronesis, direbbe Aristotele, cioè giudizio pratico, capacità di pesare conseguenze e rischi, di tenere insieme beni in tensione. Una riforma è, al massimo, un tentativo di migliorare il funzionamento della giustizia secondo una certa visione.

Un credente può ritenere che il Sì rafforzi l’equilibrio del sistema; un altro può temere nuove fragilità; un altro ancora può giudicare prioritari interventi su risorse, personale, tempi, accesso alla difesa e presìdi territoriali della tutela giurisdizionale.

Tutto ciò non è deviazione: semmai è coscienza che ragiona, perché la coscienza – quando è adulta – non obbedisce ad automatismi: abita la complessità. E se il giusto è un nome che ci attraversa e ci mette alla prova, allora non lo si onora chiudendo la discussione con una formula, ma restando esposti al reale: alle storie, ai corpi, alle fratture che la legge dovrebbe saper tenere insieme senza spezzarle.

Una boutade infelice?
Il problema, allora, non è la fede dei cattolici, ma l’uso politico del sacro: sostituire l’argomentazione con l’autorità, come se bastasse evocare la Chiesa per chiudere la discussione. Siamo certi che sia stata solo un’uscita maldestra di un sottosegretario che quella tradizione conosce molto bene. Proprio per questo, se vuole davvero “ispirarla”, lo faccia dove brucia la storia: nelle politiche sull’immigrazione, nell’accoglienza, nei corridoi umanitari, nel lavoro e nell’abitare, nel contrasto alle paure costruite. Lì la tradizione sociale cattolica non è un alibi: è misura del reale. E, forse, anche della credibilità di chi la invoca.

Texas, Talarico ora guarda al Senato e mette Trump in allarme

Una primaria che guarda a Washington

Le primarie democratiche in Texas hanno indicato nel deputato statale James Talarico il candidato al Senato degli Stati Uniti. Il giovane politico di Austin ha sconfitto la deputata federale Jasmine Crockett, imponendosi come volto nuovo del partito in uno Stato che da decenni rappresenta una roccaforte repubblicana.

La partita, tuttavia, non riguarda soltanto il Texas. Il seggio oggi detenuto dai repubblicani è considerato uno dei pochi potenzialmente contendibili nelle elezioni di medio termine del 2026.

Il possibile effetto su Trump

Una vittoria dell’Asinello in Texas contribuirebbe infatti a indebolire la maggioranza repubblicana nella camera alta. In un sistema istituzionale come quello americano, il controllo del Senato è decisivo: condiziona l’approvazione delle leggi, le nomine federali e l’intero equilibrio politico tra Congresso e Casa Bianca.

Se il Senato non fosse più saldamente nelle mani del Partito repubblicano, la presidenza di Donald Trump entrerebbe rapidamente nella fase che la tradizione politica americana definisce “lame duck”, l’“anatra zoppa”: un presidente formalmente in carica ma politicamente indebolito, costretto a negoziare con un Congresso meno allineato alla sua agenda.

Il profilo religioso di Talarico

Talarico, trentaseienne, ex insegnante e oggi parlamentare statale, ha costruito una parte importante della propria identità politica su un linguaggio etico e religioso. Cresciuto nella tradizione protestante presbiteriana e attivo in una comunità ecclesiale di Austin, richiama spesso nei suoi discorsi i riferimenti evangelici e il principio dell’amore per il prossimo.

Non è una scelta casuale. Nella politica americana contemporanea, dove il riferimento religioso è spesso monopolizzato dalla destra evangelica, Talarico tenta di proporre una diversa interpretazione della fede cristiana nello spazio pubblico.

 

La tradizione presbiteriana e la politica

Il presbiterianesimo appartiene alla grande famiglia del protestantesimo riformato. Nella storia politica degli Stati Uniti ha espresso una cultura civica caratterizzata da alcuni tratti distintivi: forte senso della responsabilità comunitaria, valorizzazione delle istituzioni rappresentative e attenzione alla dimensione etica della vita pubblica.

Non è una religiosità puramente privata. Al contrario, la tradizione presbiteriana ha spesso alimentato un’idea di politica come servizio alla comunità e come strumento di riforma della società. In questo senso il richiamo religioso di Talarico non appare come un elemento identitario, ma come il tentativo di riportare nel dibattito politico un linguaggio morale capace di parlare a un elettorato più ampio.

Una sfida che supera i confini del Texas

Il Texas resta uno Stato difficile per i democratici: non vincono un’elezione statale da oltre trent’anni. Tuttavia la candidatura di Talarico è diventata rapidamente uno dei test politici più osservati delle elezioni di medio termine. Per questo la sua corsa al Senato non riguarda soltanto Austin o Dallas. Riguarda l’equilibrio complessivo della politica americana e il margine di manovra della presidenza Trump nei prossimi anni.

La parola, il linguaggio e il destino della civiltà

Il linguaggio come tratto distintivo dellumano

Il libro di Lamberto Maffei – già presidente dell’Accademia nazionale dei Lincei e Professore di neurobiologia alla Normale di Pisa – dimostra di meritare il Premio Asimov assegnatogli nel 2019 per l’editoria scientifica divulgativa mentre la casa editrice Il Mulino ne fa un fiore all’occhiello da riproporre ad un vasto target di lettori. Il tema della parola e quello del linguaggio (definito “una stringa di parole legate dalla ragione”) è consustanziale alla dimensione antropologica perché ci distingue dagli altri esseri viventi ed è – allo stesso tempo – l’aspetto più qualificante dello sviluppo storico della civiltà. Oggi – in particolare – diventa dirimente per comprendere gli aspetti evolutivi-involutivi nell’area della comunicazione e dei comportamenti umani, specie se commisurato al dilagante utilizzo delle tecnologie che ne modificano struttura, significati e significanti, fino a coinvolgere sia la dimensione personologica dell’esprimersi sia quella sociale della comprensione e dell’interazione emotiva generazionale, che crea nicchie di separatezza e di produzione di neologismi e altre di solitudini.

 

Cervello, parola e neuroscienze

La prima parte del saggio considera l’aspetto neurobiologico della formazione e del linguaggio della parola (che è tale per distinguerla dal linguaggio dei segni), l’emisfero cerebrale che ne è motore e archivio, le patologie limitative dell’uso di tale facoltà (dall’afasia alla dislessia) e i personaggi che si sono occupati della corrispondenza neurologica e funzionale tra cervello e parola, come Bogen, Sperry e Gazzaniga o dello studio del linguaggio come Vygotskij.

 

Globalizzazione linguistica e americanizzazione”

Con sagacia e sottile ironia l’autore si sofferma sull’espansione dell’inglese come lingua a vocazione mondialistica, prodotto ante litteram della globalizzazione che impone una lingua prevalente per intendersi e comunicare nella Torre di Babele degli idiomi innumerevoli che accompagnano l’uomo e il formarsi delle comunità nella loro lunga teoria di sedimentazione territoriale: vero è l’assioma per cui è necessario un codice linguistico comune e prevalente per esprimersi e intendersi ma altrettanto vero è che questa “americanizzazione” della lingua porta con sé stili comportamentali e stilemi culturali ed espressivi dominanti. A partire dall’invasione dell’inglese nella scuola – con annessi e connessi algoritmi, sigle e acronimi che sovrastano fino a sostituirla la nostra migliore tradizione culturale e pedagogica – fino ad una sorta di imposizione implicita nella comunicazione sociale, l’autore evidenzia come questa deriva possa provocare una lenta erosione delle tradizioni e delle civiltà europea e italiana, auspicando un recupero del ‘geniusloci’, con tutta la sua ricchezza espressiva, semantica e simbolica. Il prepotente dilagare degli smartphone e delle altre tecnologie tra i giovani dipende dall’apparire come un gioco sempre nuovo e aggiornato, proiettato al futuro e certamente più divertente di un’istruzione datata: insieme al villaggio globale ritorna l’allegoria del ‘paese dei balocchi’, quella che lo psicanalista Luigi Zoja chiama la ‘sindrome di Lucignolo’.

Ciò allontana non solo dalle parole ma dalla stessa realtà, sostituita da un infinito mondo virtuale e questo provoca una sorta di dissociazione emotiva, causa di molte distonie comportamentali.

La facilitazione comunicativa indotta dai nuovi linguaggi determina un impoverimento linguistico, la parola sfuma dal descrittivo all’improbabile, al superfluo.

La globalizzazione non è ancora archiviata come tendenza inconsapevole di omologazione riduttiva.

 

Il ruolo degli intellettuali e la difesa della cultura

Maffei bolla la crescita e l’allargamento del mercato come “bulimia dei consumi e anoressia dei valori”, arrivando ad immaginare quanto sia importante l’opera degli intellettuali, di coloro cioè che per primi vedono sorgere il sole oltre i monti (come direbbe Sant’Agostino), dei depositari della cultura da tramandare come li descriveva Max Weber, di chi “genera il gusto, illumina il sapere più che fornire nozioni, ‘non riempie il secchio ma accende il fuoco’, secondo la metafora di Plutarco, fornisce spiegazioni e chiavi di lettura, favorisce l’uso pubblico della ragione, agevola la coesistenza di pensiero e azione, teoria e pratica, favorisce processi di universalizzazione della cultura mediante una visione cosmopolita della realtà», secondo Sabino Cassese in un celebre saggio per Il Mulino.

L’autore è consapevole di un appiattimento verso il basso: per questo non demonizza l’uso delle tecnologie (ma non accetta lo smartphone a scuola) come nuove metodologie apprenditive, tuttavia postula e propone il ritorno alla scuola della parola e della cultura umanistica, poiché percepisce il pericolo non solo di una didattica impoverita ma anche il rinchiudersi in atteggiamenti solipsistici e isolati. Questo passaggio mi ricorda l’iconica definizione di Luigi Lombardi Vallauri della classe come una sorta di “astronave di assorti” nello studio e nella riflessione, sotto la guida maieutica dell’insegnante. Bellissima anche quella citazione di Italo Calvino (Lezioni americane): “Alle volte mi sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola”.

 

La ricerca della parola nuova”

Maffei sottolinea infatti l’importanza di immergersi nel mondo delle parole, fonte di arricchimento lessicale e di gratificazione spirituale: personalmente ritengo ad esempio che la scuola dovrebbe recuperare una buona educazione sentimentale, che si realizza nella lettura dei classici, nel dialogo, nell’approfondimento, nella creatività espressiva.

Scriveva nello Zibaldone (1821) Giacomo Leopardi: “Il forse è la parola più bella del vocabolario italiano perché apre delle possibilità, non delle certezze. Perché non cerca la fine ma va verso l’infinito”.

Di questo mondo infinito di virtualità inespresse si erano già occupati, restandone affascinati, Tolstoj e Dostoevskij nella loro querelle sulla ricerca della ‘parola nuova’: qualcosa che aprisse orizzonti non solo alla letteratura del loro tempo ma all’umanità stessa, in quel divenire che sorregge le alterne vicende della vita e cerca soluzioni esistenziali, verso il bene, verso la pace, verso la speranza.

Commentando il saggio di Maffei vorrei dunque conclusivamente riproporre questa ricerca antica: la parola nuova come tensione e arricchimento, innovazione nella continuità, lavorio dello spirito (direbbe Massimo Cacciari), musa ispiratrice della bellezza.

Il mistero dell’Immacolata: la riflessione di Maria Francesca Carnea

Il dogma e il suo significato

L’Immacolata Concezione è uno dei dogmi più noti e, allo stesso tempo, più fraintesi della tradizione cattolica. Proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, afferma che la Vergine Maria fu preservata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.

Si tratta di un punto teologico preciso: non riguarda il concepimento verginale di Gesù, ma la singolare condizione spirituale della Madre di Cristo, preservata dalla colpa originaria che, secondo la dottrina cristiana, segna l’umanità fin dalle origini.

Il pensiero di Tommaso dAquino

La riflessione di Maria Francesca Carnea – “Salus sine macula” – accompagna il lettore dentro uno dei passaggi più delicati della riflessione teologica medievale: il confronto con il pensiero di Tommaso d’Aquino.

L’Aquinate si confrontò più volte con la questione dell’Immacolata Concezione. Nei primi anni del suo insegnamento, egli sottolineò con forza la purezza di Maria, riconoscendo la singolarità della sua santificazione. Successivamente tornò sull’argomento con maggiore cautela, soprattutto per salvaguardare un principio fondamentale della fede cristiana: l’universalità della redenzione operata da Cristo.

Secondo Tommaso, anche Maria è redenta dai meriti del Figlio, ma in modo del tutto singolare: non attraverso una liberazione dal peccato già contratto, bensì mediante una redenzione preventiva, che la preserva dal contrarlo.

Tra teologia e conoscenza scientifica

Nel Medioevo la riflessione teologica si intrecciava inevitabilmente con le conoscenze scientifiche disponibili. Tommaso, seguendo Aristotele, riteneva che l’anima razionale fosse infusa nel corpo umano solo dopo un certo tempo dalla concezione.

Le scoperte mediche successive portarono i teologi a rivedere questa ipotesi biologica, mantenendo però intatta la sostanza metafisica della dottrina: l’essere umano è tale fin dal primo istante della sua esistenza.

Questo sviluppo storico mostra come la tradizione teologica abbia saputo dialogare con il progresso della conoscenza, chiarendo gradualmente questioni complesse senza tradire il nucleo della fede.

Un cammino di riflessione

Il testo invita il lettore a entrare con rispetto e curiosità in una materia affascinante. Attraverso il confronto con i testi dell’Aquinate e con la tradizione successiva, il volume illumina il percorso con cui la Chiesa ha maturato la propria comprensione del mistero dell’Immacolata Concezione.

Ne emerge anche una lezione più ampia: la teologia, quando dialoga con la ragione e con la storia, non teme la complessità. Al contrario, riconosce che la ricerca della verità richiede pazienza, rigore e, soprattutto, quella umiltà intellettuale che Tommaso d’Aquino considerava la porta d’ingresso di ogni autentico sapere.

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Mps, ok cda a lista: Palermo, Passera e Vivaldi indicati per ruolo Ad

Milano, 4 mar. (askanews) – Via libera dal cda di Mps alla lista da 20 nomi per il rinnovo del board previsto con l’assemblea di aprile: Fabrizio Palermo, Corrado Passera e Carlo Vivaldi sono indicati come possibili candidati al futuro posto di amministratore delegato. Lo si apprende da fonti finanziarie. Confermato alla presidenza Nicola Maione.

Il board ha quindi recepito la proposta del Comitato nomine che ha escluso l’attuale amministratore delegato, Luigi Lovaglio, dalla lista del cda. Servivano almeno 10 voti su 14. Sulla decisione del Comitato hanno pesato i rischi per l’incertezza dell’inchiesta milanese, soprattutto alla luce delle recenti parole del procuratore di Milano, Roberto Pellicano, nel corso di un’audizione al Senato. Lovaglio ha dato un “supporto fondamentale” al presunto concerto tra Delfin e Caltagirone, ha detto alla vigilia della presentazione del piano di aggregazione. Piano accolto comunque con freddezza dal mercato.

La palla passa ora all’assemblea del 15 aprile. A decidere saranno i voti degli azionisti presenti che, secondo le nuove regole della Legge capitali, si esprimeranno nella seconda votazione consigliere per consigliere.

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Iran, Pd-M5s-Avs cercano intesa su risoluzione

Roma, 4 mar. (askanews) – Si lavorerà fino a domattina nel ‘campo largo’ per provare a mettere insieme una mozione unitaria sulle comunicazioni del governo sull’Iran, sottoscritta almeno da Pd, M5s e Avs. I contatti proseguono, un accordo fra i tre partiti sembra stasera più probabile, anche se restano delle differenze nella valutazione della situazione e molto dipenderà dal testo che presenterà la maggioranza. L’uso delle basi per il centrosinistra sarebbe inaccettabile, Avs ha annunciato anche una interrogazione alla presidente del Consiglio sulle notizie che parlano di aerei Usa diretti nel Golfo persico e transitati anche per Sigonella e Aviano, ma le posizioni non collimano nemmeno su altri punti, compreso quello dell’invio di sistemi di difesa ai paesi del Golfo in questi giorni sotto attacco.

Nelle intenzioni del Pd, peraltro, si dovrebbe fare in modo di arrivare ad un testo condivisibile anche da Italia viva, Azione e Più Europa, ma arrivare ad un accordo di tutte le opposizioni allo stato significherebbe scrivere un documento molto generico: “Del resto – spiega un parlamentare dell’area moderata – se la maggioranza si presenta con una risoluzione assolutamente generica, perché noi dovremmo dividerci su un testo che entra nel dettaglio?” Ma l’idea non convince tutti, Avs vuole fissare alcuni punti, il no ad un intervento che viola il diritto internazionale per esempio, che a cascata significherebbe opporsi anche a qualsiasi richiesta di aiuto anche solo sul piano difensivo, come i sistemi antimissile per Emirati e Qatar.

Matteo Renzi, d’altro canto, oggi a La7 ha esposto una linea di tutt’altro avviso. “Penso che se c’è un impegno internazionale condiviso è ovvio che diamo le basi militari, che mandiamo i carabinieri, nella fase di ‘peace keeping’ o di ricostruzione”. Ovviamente, ha precisato, “non è che dici ‘do le basi’. Prima guardo le regole d’ingaggio”.

Nel Pd sono al lavoro Peppe Provenzano, Enzo Amendola, Alessandro Alfieri, Lorenzo Guerini, chiaramente in contatto con Elly Schlein. I parlamentare democratici faranno il punto domattina alle 8.30, mentre M5s riunisce già stasera i gruppi parlamentari. Azione, Iv e Più Europa fanno sapere di non avere ancora ricevuto nessuna bozza su cui ragionare.

Ciclismo, Santiago Buitrago trionfa al Trofeo Laigueglia

Roma, 4 mar. (askanews) – Santiago Buitrago trionfa al Trofeo Laigueglia 2026. Il colombiano della Bahrain Victorious conquista la prima classica della carriera al termine di una prova autoritaria, risolta con un attacco decisivo sull’ultimo passaggio da Colla Micheri. Secondo posto per il francese Romain Grégoire (Groupama-FDJ), che regola in volata Antonio Tiberi (Bahrain Victorious) per una giornata da incorniciare per la formazione bahreinita.

La corsa si accende fin dalle prime battute con una fuga di dieci uomini che arriva a guadagnare fino a 6’30″ sul gruppo, trainato soprattutto dalla XDS Astana. Tra i battistrada anche Louis Vervaeke (Soudal-QuickStep), che si avvantaggia in solitaria a oltre 90 chilometri dal traguardo, restando al comando per circa 70 chilometri e affrontando davanti anche il primo giro del circuito finale.

La selezione decisiva nasce sul primo passaggio a Colla Micheri, quando la Bahrain Victorious lancia Buitrago e Tiberi, seguiti da Grégoire e Quinten Hermans. I quattro rientrano su Vervaeke a 20 chilometri dall’arrivo, ma sul terzo e ultimo passaggio sulla salita ligure Buitrago cambia ritmo e stacca tutti, involandosi verso il successo.

Alle sue spalle Grégoire precede Tiberi nella volata per il secondo posto, mentre il gruppo degli inseguitori paga 40 secondi. Buona la prestazione degli italiani, con Diego Ulissi quarto, Andrea Vendrame quinto, Christian Scaroni sesto e Simone Gualdi ottavo.

Buitrago chiude in 4h38’50″, diventando il secondo colombiano a imporsi a Laigueglia dopo José Serpa nel 2014.

Meloni ‘chiede’ il voto alle Camere sui sistemi di difesa ai paesi del Golfo. E va al Colle

Roma, 4 mar. (askanews) – Una giornata cominciata con un nuovo vertice a palazzo Chigi con intelligence e ministri, e finita al Quirinale per confrontarsi con il presidente della Repubblica. Di mezzo, anche un incontro con il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti. Il fronte che si è aperto con l’attacco di Usa e Israele all’Iran, che sta incendiando il Medio Oriente e che bussa con sempre più insistenza alle porte dell’Europa, preoccupa ogni giorno di più Meloni. Quelli che stiamo affrontando sono “giorni difficili”, dice aprendo il suo intervento a un evento della Banca d’Italia dedicato all’Africa.

Anche per questo la premier ha deciso di chiedere il voto del Parlamento. Domani il ministro degli Esteri Antonio Tajani e quello della Difesa, Guido Crosetto (anche lui ricevuto in serata al Colle, ma in un momento separato da quello della premier) riferiranno prima alla Camera e poi al Senato “sull’evoluzione della situazione internazionale e sulla richiesta di aiuti da parte dei paesi del Golfo”. La scelta è stata precisamente quella di usare il meccanismo delle ‘comunicazioni’ che per regolamento comporta la presentazione di risoluzioni e dunque anche di votazioni. E’ stata proprio Giorgia Meloni, durante il vertice a palazzo Chigi, a indicare questo percorso. L’obiettivo è infatti quello di dare una “cornice parlamentare” alle decisioni che nelle prossime ore l’Italia sarà chiamata a prendere. Sul tavolo c’è già la richiesta da parte proprio dei Paesi dell’area del Golfo, a cui peraltro la presidente del Consiglio ha dedicato grande attenzione nella sua attività diplomatica, di poter usufruire di sostegni difensivi: si parla in particolare di sistemi anti-drone e dei Samp T. In mattinata il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi, Alfredo Mantovano, ha spiegato che “al momento” non c’è stata una richiesta” da parte di Usa e Nato “di poter utilizzare le basi militari italiane”. Ma la situazione è in continua evoluzione e in serata il ministro degli Esteri ha sentito il segretario di Stato, Marco Rubio.

Per l’invio di strumenti di difesa nei Paesi del Golfo non dovrebbe essere utilizzato lo strumento del decreto. La scelta di far votare una risoluzione, si spiega, è stata fatta anche con l’intenzione di fornire al governo un preciso “atto d’indirizzo” che potrebbe essere sufficiente dal punto di vista legislativo dal momento che tali interventi potrebbero già rientrare, attraverso un “atto informativo” al Copasir, nel provvedimento che proroga le missioni italiane in quell’area. Il testo della risoluzione, che sarà presentato domani dalla maggioranza e che è in via di definizione tra palazzo Chigi e ministero della Difesa, dovrebbe fare comunque generici riferimenti alle forniture che potrebbero essere date e la speranza è che vi possano convergere anche le opposizioni. Ma l’idea è anche quella di non aprire un nuovo fronte interno, come già accaduto sull’Ucraina. Matteo Salvini, che in mattinata ha partecipato al vertice da remoto, durante un comizio a Latina pone un interrogativo che la dice lunga: “La domanda che mi faccio come Italia e come Europa è quanti fronti aperti possiamo tenere contemporanemente senza che saltino i bilanci di famiglie e aziende”.

C’è poi un’altra preoccupazione che si sta facendo largo nella maggioranza ed è quella che l’altissima attenzione (e preoccupazione) che questo nuovo conflitto sta generando nell’opinione pubblica finisca per abbassare completamente l’interesse nei confronti del referendum. Nel centrodestra calcolano che più bassa sarà l’affluenza meno chance avrà di vincere il sì. Insomma, si cominciano a mettere le mani avanti rispetto a quella che potrebbe essere la prima vera sconfitta. Anche in quest’ottica non è stata ancora sciolta la riserva sulla presenza di Giorgia Meloni all’evento organizzato da Fdi a Milano per il 12 marzo.

Iran, Meloni ‘chiede’ voto Camere su sistemi difesa a Golfo. E va al Colle

Roma, 4 mar. (askanews) – Una giornata cominciata con un nuovo vertice a palazzo Chigi con intelligence e ministri, e finita al Quirinale per confrontarsi con il presidente della Repubblica. Di mezzo, anche un incontro con il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti. Il fronte che si è aperto con l’attacco di Usa e Israele all’Iran, che sta incendiando il Medio Oriente e che bussa con sempre più insistenza alle porte dell’Europa, preoccupa ogni giorno di più Meloni. Quelli che stiamo affrontando sono “giorni difficili”, dice aprendo il suo intervento a un evento della Banca d’Italia dedicato all’Africa.

Anche per questo la premier ha deciso di chiedere il voto del Parlamento. Domani il ministro degli Esteri Antonio Tajani e quello della Difesa, Guido Crosetto (anche lui ricevuto in serata al Colle, ma in un momento separato da quello della premier) riferiranno prima alla Camera e poi al Senato “sull’evoluzione della situazione internazionale e sulla richiesta di aiuti da parte dei paesi del Golfo”. La scelta è stata precisamente quella di usare il meccanismo delle ‘comunicazioni’ che per regolamento comporta la presentazione di risoluzioni e dunque anche di votazioni. E’ stata proprio Giorgia Meloni, durante il vertice a palazzo Chigi, a indicare questo percorso. L’obiettivo è infatti quello di dare una “cornice parlamentare” alle decisioni che nelle prossime ore l’Italia sarà chiamata a prendere. Sul tavolo c’è già la richiesta da parte proprio dei Paesi dell’area del Golfo, a cui peraltro la presidente del Consiglio ha dedicato grande attenzione nella sua attività diplomatica, di poter usufruire di sostegni difensivi: si parla in particolare di sistemi anti-drone e dei Samp T. In mattinata il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi, Alfredo Mantovano, ha spiegato che “al momento” non c’è stata una richiesta” da parte di Usa e Nato “di poter utilizzare le basi militari italiane”. Ma la situazione è in continua evoluzione e in serata il ministro degli Esteri ha sentito il segretario di Stato, Marco Rubio.

Per l’invio di strumenti di difesa nei Paesi del Golfo non dovrebbe essere utilizzato lo strumento del decreto. La scelta di far votare una risoluzione, si spiega, è stata fatta anche con l’intenzione di fornire al governo un preciso “atto d’indirizzo” che potrebbe essere sufficiente dal punto di vista legislativo dal momento che tali interventi potrebbero già rientrare, attraverso un “atto informativo” al Copasir, nel provvedimento che proroga le missioni italiane in quell’area. Il testo della risoluzione, che sarà presentato domani dalla maggioranza e che è in via di definizione tra palazzo Chigi e ministero della Difesa, dovrebbe fare comunque generici riferimenti alle forniture che potrebbero essere date e la speranza è che vi possano convergere anche le opposizioni. Ma l’idea è anche quella di non aprire un nuovo fronte interno, come già accaduto sull’Ucraina. Matteo Salvini, che in mattinata ha partecipato al vertice da remoto, durante un comizio a Latina pone un interrogativo che la dice lunga: “La domanda che mi faccio come Italia e come Europa è quanti fronti aperti possiamo tenere contemporanemente senza che saltino i bilanci di famiglie e aziende”.

C’è poi un’altra preoccupazione che si sta facendo largo nella maggioranza ed è quella che l’altissima attenzione (e preoccupazione) che questo nuovo conflitto sta generando nell’opinione pubblica finisca per abbassare completamente l’interesse nei confronti del referendum. Nel centrodestra calcolano che più bassa sarà l’affluenza meno chance avrà di vincere il sì. Insomma, si cominciano a mettere le mani avanti rispetto a quella che potrebbe essere la prima vera sconfitta. Anche in quest’ottica non è stata ancora sciolta la riserva sulla presenza di Giorgia Meloni all’evento organizzato da Fdi a Milano per il 12 marzo.

La Spagna smentisce la Casa bianca: nessuna cooperazione militare sull’Iran

Roma, 4 mar. (askanews) – Il ministro degli Esteri spagnolo Jose Manuel Albares ha smentito le affermazioni della Casa bianca secondo cui Madrid avrebbe accettato una cooperazione militare con gli Stati uniti nell’attacco all’Iran.

“Nego categoricamente questo”, ha dichiarato Albares in un’intervista all’emittente radiofonica Cadena Ser. “La posizione del governo spagnolo sulla guerra in Medio Oriente e sui bombardamenti dell’Iran, così come sull’uso delle nostre basi, non è cambiata di una virgola”.

Falstaff conclude progetto Impact della Scuola di Musica di Fiesole

Roma, 4 mar. (askanews) – Giunge a compimento con l’ultima tappa il 5 e 8 marzo presso l’Università della Calabria l’innovativo progetto internazionale, itinerante e multidisciplinare IMPACT, che per la prima volta ha unito per 10 mesi di lavoro gli insegnanti di cinque diverse istituzioni formative da tutt’Italia e dal Brasile per otto seminari itineranti, 76 allievi, una nuova orchestra giovanile italo-brasiliana nata per l’occasione ed un’unica produzione d’opera, il Falstaff di Verdi: un grande titolo di tradizione per la prima volta progettato ed allestito secondo il principio – finora utopistico – per cui ogni persona coinvolta deve conoscere nel dettaglio ogni singolo passo creativo e produttivo, affinché nasca una nuova generazione di artisti pienamente consapevoli di sé stessi e del meccanismo all’interno del quale sono chiamati a creare collettivamente arte e bellezza.

Dopo il successo di pubblico e diplomazia culturale ottenuto a dicembre ’25 a Salvador de Bahia dal Falstaff di Verdi nella rivoluzionaria produzione guidata dalla Scuola di Musica di Fiesole, questo innovativo esperimento chiude dieci mesi di intenso lavoro e approda finalmente in Italia con due recite il 5 e 8 marzo nell’Auditorium dell’Università della Calabria, con la direzione musicale di Alexander Lonquich, Direttore Artistico della Scuola di Fiesole, e la regia di Alessio Bergamo, regista, pedagogo, ricercatore, docente, con una forte dedizione al tema dell’improvvisazione teatrale sulla quale ha fondato il progetto pilota POSTOP.

Le scene e i costumi sono realizzati dall’Accademia di Belle Arti di Catania, mentre l’orchestra sarà composta da giovani studenti della Scuola di Musica di Fiesole con allievi del Conservatoire de la Vallée d’Aoste e musicisti brasiliani dei Nuclei di orchestre giovanili e infantili dello Stato di Bahia in Brasile – NEOJIBA, fondati e guidati da Ricardo Castro su ispirazione del venezuelano “El Sistema” di Abreu. I cantanti sono nuove leve provenienti dal Conservatorio E. R. Duni di Matera tranne due professionisti di lungo corso: il basso-baritono Maurizio Leoni come Ford, veterano sui migliori palchi e molto attivo come docente, e il solido baritono triestino Paolo Rumetz nel ruolo del titolo. Gli attori provengono invece proprio dal corso tenuto da Alessio Bergamo presso l’Università della Calabria.

IMPACT ha dunque unito per la prima volta in Italia istituzioni formative molto diverse tra loro, come Università, Conservatorio, Scuola d’Alta Formazione Musicale ed Accademia di Belle Arti, offrendo un modello inedito per una formazione artistica, ma anche sociale ed umana, aperta all’idea di dialogo interdisciplinare. Le due recite di chiusura si terranno il 5 e l’8 marzo al Teatro Auditorium Unical e saranno ad ingresso libero.

Iran, Tajani: “Siamo l’unico paese con desk in ogni aeroporto

Roma, 4 mar. (askanews) – “Teniamo presente che noi siamo l’unico Paese che ha un desk in tutti gli aeroporti “, ha osservato oggi il ministro degli Esteri Antonio Tajani, informando i giornalisti in merito al rientro dei connazionali coinvolti dalla guerra in Iran.

“Stiamo ricevendo ringraziamenti da moltissime persone”, ha proseguito Tajani, nonostante circolino talvolta notizie non corrette, ha specificato il ministro, riferendosi ad un possibile ritardo di un trapianto “perché una persona non era partita”. Ma il ministro ha precisato che quella persona era già in Italia.