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Ceramica, Ciarrocchi: costi non ribaltabili, giù gli investimenti

Bologna, 21 set. (askanews) – I costi dell’energia e dell’Ets restano “il problema dei problemi” per l’industria ceramica, perché le aziende non riescono a scaricarli sul mercato. Lo ha detto il presidente di Confindustria Ceramica Augusto Ciarrocchi, a margine dell’inaugurazione del Cersaie a Bologna. “Se le aziende fossero capaci di ribaltare l’aumento dei costi sul mercato, come è successo anche durante il Covid… ma oggi non abbiamo quella capacità, perché usciremmo fuori dal mercato: ci confrontiamo con competitor stranieri che non hanno i nostri costi, la nostra qualità, il nostro problema di sostenibilità, e vendono spesso anche in dumping”, ha spiegato. “Subiamo gli aumenti del gas metano e non riusciamo a ribaltarli: questo provoca una riduzione della marginalità, ma soprattutto degli investimenti, quelli che per anni ci hanno portato a raggiungere la leadership del mercato”.

Sul dossier Ets, ha aggiunto Ciarrocchi, “in Europa le intenzioni sono buone, ma bisogna capire cosa partorirà”. “Abbiamo chiesto un benchmark specifico per la ceramica, riconosciuta dalla stessa Europa come l’industria manifatturiera più penalizzata, e ora vediamo cosa rispondono”. Il settore, ha concluso, “è ancora in salute, ma gli attacchi che arrivano sia frontalmente che lateralmente, nell’arco del medio-lungo periodo, possono creare problemi: bisogna fare i conti con questo problema”.

Scuola, Salvini: Mattarella? Classi ghetto ci sono

Milano, 21 set. (askanews) – “Oggi ci sono classi ghetto. Classi con 20 bimbi stranieri, di 15 etnie diverse che parlano 15 lingue diverse e 3 bimbi italiani, che non permettono agli insegnanti di fare il loro lavoro. Quindi mettere un tetto agli alunni stranieri e portare i genitori di questi alunni a parlare la lingua italiana è un bene per i bimbi e per gli insegnanti. Quindi conto che il presidente Mattarella la pensi esattamente come me”. Lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini a margine del consiglio federale.

Rinnovabili e biometano: la nuova frontiera della transizione

Milano, 22 set. (askanews) – Belenergia celebra quindici anni di attività e guarda a una nuova fase di sviluppo. Nato nel 2011 con i primi progetti fotovoltaici in Italia, il gruppo ha progressivamente ampliato il proprio modello industriale al solare, all’eolico, alla bioenergia e al biometano, costruendo una piattaforma integrata.

“Non crediamo in un’unica tecnologia, ma nella complementarità tra fotovoltaico, eolico, accumulo, biomasse, biometano, fertilizzanti organici, valorizzazione della CO2 e, un domani, probabilmente in altre soluzioni. La nostra presenza, radicata su territori che conosciamo bene, unita alla diversificazione tecnologica, ci consente di guardare ai prossimi anni con fiducia. Abbiamo una forte visibilità sulla nostra crescita, ed è proprio questa certezza che ci permette di attrarre tantissime persone desiderose di costruire il futuro insieme a noi” ha dichiarato Jacques-Edouard Levy, Amministratore Delegato di Belenergia.

Oggi Belenergia può contare su oltre mille megawatt di progetti solari ed eolici e di stoccaggio e sviluppo. Nel 2025 il gruppo ha ottenuto circa 400 milioni di euro di finanziamenti e ha investito 300 milioni nei propri impianti produttivi, una crescita sostenuta dalla diversificazione tecnologica e dalla capacità di trasformare i progetti in infrastrutture operative.

“Per noi il mix tecnologico garantisce finalmente ridondanza e maggiore robustezza di fronte all’attuale volatilità del mercato. Essere produttori di energia elettrica, biometano ed etanolo ci offre l’opportunità di avere continuità, ma anche una diversificazione che rafforza la struttura di Belenergia” ha aggiunto Nicolas Baron, Direttore Generale di Belenergia.

La nuova fase industriale passa dallo sviluppo del biometano, da nuovi impianti fotovoltaici ed eolici ad attività legate allo stoccaggio e al trading dell’energia.

“In questo momento stiamo lavorando a una nuova fase che porterà una crescita importante per il gruppo. Lavoriamo al lancio di otto impianti di biometano di nuova generazione nell’ambito del DM 2022 e, in parallelo, continuiamo a realizzare siti fotovoltaici avanzati e altri progetti eolici. Stiamo anche rafforzando i nostri progetti tecnologici lungo tutta la catena di valore” ha concluso Baron.

L’obiettivo è rafforzare la presenza in Italia e accompagnare l’espansione europea, in Francia, Spagna e Portogallo, creando sinergie tra tecnologie diverse e consolidando un modello orientato alla sostenibilità e alla crescita di lungo periodo.

Conti Pubblici, M5s: Giorgetti tragga conseguenza conti sballati

Roma, 22 set. (askanews) – “A scanso di equivoci: qui nessuno vuole festeggiare il mancato raggiungimento di un deficit/pil 2025 sotto il 3%. Però dobbiamo dirci al verità: come volevasi dimostrare, solo con la crescita si tengono i conti in ordine. I dati Istat di oggi certificano che aver fatto quattro anni di austerità a colpi di avanzo primario, e quindi di tagli e tasse, e aver imbellettato i conti con escamotage vari, come la riclassificazione in bilancio dei crediti d’imposta edilizi, ha portato al nulla: deficit ancora sopra il 3%, debito pubblico in aumento e pressione fiscale da record, nonostante in piccola variazione al ribasso per il 2025. Per questo assume ancora più forza il messaggio che arriva da Nova e che ancor di più facciamo nostro: servono massicci investimenti pubblici e un vero taglio delle tasse per rimettere il Paese su una traiettoria di crescita. Oggi più che mai il ministro Giorgetti deve guardarsi allo specchio e trarne tutte le dovute conclusioni”. Lo dichiarano in una nota i parlamentari M5S delle Commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato.

Macron incotra Trump: "Sostenere ancora di più l’Ucraina"

Roma, 22 set. (askanews) – Il presidente francese Emmanuel Macron ha avuto un lungo colloquio con l’omologo statunitense Donald Trump sulla “necessità di aiutare ancora più rapidamente e con maggiore forza i nostri amici ucraini in termini di missili intercettori”, tenutosi a margine dell’Assemblea generale dell’ONU. Macron ha anche accennato a “iniziative” che potrebbero essere intraprese “per trovare una moratoria sulle questioni energetiche”: “È evidente che oggi occorre sostenere il sistema energetico ucraino e la situazione nell’intera regione”, ha sottolineato, senza precisare se tale moratoria riguarderebbe anche gli attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche russe.

Prima dell’incontro, Macron aveva promesso di parlare “con assoluta franchezza” a Trump per cercare di “indirizzarlo verso le decisioni giuste”, in particolare riguardo all’Ucraina; l’obiettivo della parte francese era, nello specifico, tentare di convincere l’omologo statunitense a “mantenere l’impegno di sostegno all’Ucraina” e a “rafforzare la pressione sulla Russia”.

Macron incotra Trump: "Sostenere ancora di più l’Ucraina"

Roma, 22 set. (askanews) – Il presidente francese Emmanuel Macron ha avuto un lungo colloquio con l’omologo statunitense Donald Trump sulla “necessità di aiutare ancora più rapidamente e con maggiore forza i nostri amici ucraini in termini di missili intercettori”, tenutosi a margine dell’Assemblea generale dell’ONU. Macron ha anche accennato a “iniziative” che potrebbero essere intraprese “per trovare una moratoria sulle questioni energetiche”: “È evidente che oggi occorre sostenere il sistema energetico ucraino e la situazione nell’intera regione”, ha sottolineato, senza precisare se tale moratoria riguarderebbe anche gli attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche russe.

Prima dell’incontro, Macron aveva promesso di parlare “con assoluta franchezza” a Trump per cercare di “indirizzarlo verso le decisioni giuste”, in particolare riguardo all’Ucraina; l’obiettivo della parte francese era, nello specifico, tentare di convincere l’omologo statunitense a “mantenere l’impegno di sostegno all’Ucraina” e a “rafforzare la pressione sulla Russia”.

Conti pubblici, tramonta uscita anticipata Italia da procedura Ue deficit

Roma, 22 set. (askanews) – Appare tramontata la prospettiva di una anticipata a quest’anno dell’Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo. In un aggiornamento dei conti economici nazionali pubblicati pubblicato oggi, l’Istat conferma che l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari nel 2025 al -3,1% (era -3,4% nel 2024). Il saldo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) è risultato pari a +0,8% del Pil (era +0,5% l’anno precedente).

Per uscire dalla procedura Ue sarebbe servito un deficit inferiore al 3%.

“Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027”, ha commentato con una nota il ministro delll’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti.

La Borsa di Milano dopo la pubblicazione del dato mantiene un andamento moderatamente negativo, con un calo dello 0,51% dell’indice Ftse-Mib. Poco mossi i titoli di Stato, i tassi sui Btp decennali salgono di 2 punti base al 4,37%, secondo Mts con un differenziale rispetto ai boom della Germania a 90 punti base.

Ia, Cina accelera su chip e modelli, ridotto il divario con gli Usa

Roma, 22 set. (askanews) – La Cina sta rapidamente riducendo il divario tecnologico che ancora la separa dagli Stati uniti nell’Intelligenza artificiale, puntando contemporaneamente su chip nazionali più potenti, nuove architetture di calcolo, enormi infrastrutture per l’addestramento dei modelli e tecniche software capaci di ottenere prestazioni elevate con una minore quantità di risorse. L’ultimo segnale arriva da Alibaba, che ha presentato quello che definisce il più potente processore cinese per l’Ia e ha annunciato l’intenzione di addestrare un modello con fino a 10mila miliardi di parametri.

Nel corso della conferenza annuale Apsara, in corso a Hangzhou, il presidente di Alibaba Joe Tsai ha ribadito l’obiettivo del gruppo di costruire capacità lungo l’intera filiera dell’Intelligenza artificiale, dall’hardware ai modelli fino ai servizi attraverso cloud. L’amministratore delegato Eddie Wu Yongming ha indicato proprio “modelli di Ia, chip per l’Ia e cloud” come i tre pilastri della strategia dell’azienda.

Il salto più significativo riguarda l’hardware. Alibaba ha presentato il processore Zhenwu V900, che secondo il gruppo offre prestazioni tre volte superiori rispetto al precedente Zhenwu M890 e rappresenta attualmente “il più potente chip per l’Ia in Cina”. Il processore dispone di 216 gigabyte di memoria ad alta larghezza di banda e di una capacità di comunicazione tra chip pari a 1,2 terabyte al secondo. La produzione di massa e la commercializzazione sono previste per il primo trimestre del 2027.

L’aspetto forse più rilevante, tuttavia, è l’architettura con cui Alibaba intende utilizzare questi processori. Un singolo sistema di calcolo potrà collegare fino a 500.000 Zhenwu V900, creando enormi cluster destinati sia all’addestramento sia all’utilizzo dei modelli di Ia più avanzati. E’ una strada simile a quella imboccata da Huawei, che nei giorni scorsi ha presentato il nuovo sistema Atlas 960 SuperPoD, basato sui processori Ascend 960.

L’obiettivo cinese è compensare almeno in parte il ritardo nella produzione del singolo semiconduttore più avanzato attraverso una maggiore integrazione tra migliaia o centinaia di migliaia di chip, migliorando velocità di comunicazione, memoria e organizzazione complessiva della potenza di calcolo. Alibaba ha già delineato una tabella di marcia fino al 2028, che comprende il successore Zhenwu J900 e nuovi processori centrali Yitian progettati specificamente per i sistemi di Ia basati su agenti.

Parallelamente cresce la dimensione dei modelli. Alibaba intende portare la futura famiglia Qwen 5 a una scala compresa tra 5mila e 10mila miliardi di parametri. L’attuale Qwen 3.8-Max ne utilizza 2.400 miliardi, mentre Kimi K3 della cinese Moonshot AI arriva a 2.800 miliardi. La società vuole inoltre aumentare entro il 2032 la capacità complessiva dei propri centri dati nel mondo a oltre 20 gigawatt.

La rincorsa cinese, tuttavia, non passa soltanto attraverso l’aumento della potenza di calcolo. Negli ultimi anni le aziende del Paese hanno investito sempre più anche nell’efficienza dei modelli, cercando di ottenere prestazioni elevate utilizzando meno chip e meno energia. Tra gli strumenti impiegati c’è la cosiddetta “distillazione”, una tecnica attraverso la quale un modello più piccolo viene addestrato a riprodurre parte delle capacità di un sistema più grande. La tecnica in sé è ampiamente utilizzata nel settore, mentre negli Stati uniti sono state fortemente contestate le modalità con cui potrebbe essere impiegata quando l’addestramento sfrutta le risposte prodotte da modelli proprietari sviluppati da altre società.

E’ proprio la combinazione tra hardware, architetture di calcolo e maggiore efficienza software a rendere più complesso l’effetto delle restrizioni statunitensi sulle esportazioni di semiconduttori avanzati verso la Cina. I principali modelli cinesi continuano ancora a dipendere in misura importante dai processori Nvidia per l’addestramento, ma aziende come Alibaba e Huawei stanno investendo massicciamente per costruire alternative nazionali.

La corsa tecnologica è ormai entrata direttamente anche nell’agenda dei rapporti politici tra Pechino e Washington e sarà uno dei temi sul tavolo del vertice tra il presidente Usa Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping previsto per il 24 settembre. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun, nella quotidiana conferenza stampa di oggi, pur non entrando nel dettaglio dei temi specifici che i leader affronteranno nel loro incontro, ha ribadito che “la Cina ritiene da sempre che tutte le parti debbano promuovere congiuntamente uno sviluppo dell’intelligenza artificiale aperto, inclusivo, accessibile a tutti e orientato al bene”.

La competizione, quindi, non riguarda più soltanto la capacità cinese di produrre un chip equivalente ai processori più avanzati statunitensi. Pechino e i suoi campioni tecnologici stanno cercando di colmare il divario attraverso un approccio più ampio: processori nazionali, centinaia di migliaia di chip collegati tra loro, nuove architetture, modelli sempre più grandi e tecniche capaci di utilizzare in maniera più efficiente la potenza di calcolo disponibile. Parallelamente, Cina e Stati uniti si trovano di fronte alla questione di definire regole e possibili forme di cooperazione per governare una tecnologia che è diventata al tempo stesso uno dei principali terreni della loro competizione strategica. Un percorso che non ha ancora cancellato il vantaggio tecnologico degli Stati uniti, ma che mostra come le restrizioni americane non abbiano impedito a Pechino di continuare ad avanzare rapidamente nella corsa globale all’Intelligenza artificiale.

Più Usa, meno Cina? Cosa contempla realmente l’accordo Rubio-Tajani sui minerali critici

Una questione di sicurezza industriale

Non ci sono soltanto petrolio e gas nella nuova geopolitica delle risorse. Minerali critici e terre rare sono ormai materia di sicurezza nazionale, perché servono per semiconduttori, intelligenza artificiale, batterie, elettronica, difesa e tecnologie energetiche.

È in questo scenario che Antonio Tajani e Marco Rubio hanno firmato a New York il Memorandum d’intesa tra Italia e Stati Uniti sui minerali critici. Non è un contratto per l’acquisto di determinate quantità di materie prime, ma una cornice destinata a organizzare una cooperazione industriale di lungo periodo. 

Dalle miniere al riciclo

Il primo obiettivo è rendere più sicure e diversificate le catene di approvvigionamento. Nasce un Gruppo di lavoro tecnico Italia-USA e viene prevista la condivisione di informazioni e competenze, insieme alla mobilitazione di capitali pubblici e privati.

Gli investimenti potranno interessare l’intera filiera: estrazione, lavorazione e soprattutto recupero e riciclo, settore nel quale la Farnesina sottolinea la presenza di imprese italiane altamente specializzate. C’è poi un punto meno appariscente ma decisivo: Italia e Stati Uniti intendono collaborare con altri partner per costruire meccanismi di formazione dei prezzi più equi, capaci di sostenere filiere alternative. 

L’accordo si inserisce infatti in una rete più vasta: l’iniziativa americana FORGE, la G7 Alliance for Resilience and Production e PAX Silica, alla quale l’Italia ha aderito il 31 luglio e che riguarda la sicurezza delle filiere dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori. Completa inoltre l’analoga intesa sottoscritta in aprile tra Unione europea e Stati Uniti. 

Il convitato di pietra è Pechino

Il significato politico emerge soprattutto guardando alla Cina. Tajani ha parlato esplicitamente della necessità di creare un «mercato alternativo», nel quale Pechino non possa determinare in posizione dominante disponibilità e prezzi delle materie prime strategiche. 

Per l’Italia, grande Paese manifatturiero ma fortemente dipendente dall’estero per molte risorse, significa tentare di trasformare la vulnerabilità delle forniture in una politica di diversificazione. Più Stati Uniti, dunque, e meno dipendenza dalla Cina.

Ma non necessariamente meno rapporti con la Cina. Roma continua infatti a considerare Pechino un interlocutore economico importante: ancora in aprile Tajani vi aveva guidato la Commissione economica mista, discutendo contemporaneamente di investimenti, Made in Italy e controlli cinesi sull’esportazione delle terre rare. 

È qui il delicato equilibrio italiano: rafforzare l’ancoraggio industriale e tecnologico occidentale senza trasformare il “de-risking” dalla Cina in un “decoupling” commerciale. L’accordo Rubio-Tajani segna con chiarezza da quale parte Roma intenda costruire la propria sicurezza strategica.

Scuola, Valditara: tetto agli stranieri se non conoscono l’italiano

Milano, 22 set. (askanews) – “Stiamo lavorando agli ultimi dettagli ma avrà come elemento centrale la conoscenza dell’italiano e ci saranno criteri oggettivi per stabilire a chi si applica”. Così il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, parlando in un’intervista al Corriere della Sera del provvedimento sul tetto alla presenza di studenti stranieri nelle classi.

“I limiti non si applicheranno agli studenti che hanno frequentato la scuola dell’infanzia ed entrano in prima elementare o a quanti hanno frequentato positivamente alcuni anni di scuola, perché si può pensare che abbiano acquisito una certa conoscenza dell’italiano”, spiega Valditara. Alla domanda se le norme riguarderanno anche gli studenti con passaporto europeo, risponde: “Le norme si applicano anche a loro”.

Quanto alla platea interessata, il ministro precisa: “Quelle con più del 20% di studenti stranieri neoarrivati che non conoscono la nostra lingua sono poco meno di mille, per lo più alle elementari. Per queste abbiamo formato e assunto docenti specializzati. Sono invece 34.000 quelle con almeno il 30% di alunni stranieri, ma come ho detto la norma riguarderà solo quelli che non conoscono adeguatamente la nostra lingua”.

Sul perché la misura dovrebbe funzionare rispetto al precedente limite previsto dalla normativa, Valditara sottolinea: “La nostra è una legge e non una circolare e sarà cogente. Attribuiamo un ruolo di coordinamento agli uffici scolastici territoriali che potranno spostare gli studenti in eccesso ad altra scuola di prossimità, come già avviene oggi per gli studenti italiani in sovrannumero. Non sarà più possibile l’inerzia. Inoltre prevediamo un preciso modello organizzativo”. Di fronte all’obiezione dei presidi sulla disponibilità delle scuole vicine, il ministro aggiunge: “È chiaro che ci sarà la possibilità di una deroga laddove non sarà possibile spostarli in scuole vicine, ma la norma è cogente. Per questi casi è previsto uno stanziamento di alcuni milioni per assumere docenti per potenziare l’italiano degli stranieri che restano nella stessa scuola. Non stiamo facendo annunci, ma costruendo un sistema concepito per funzionare”.

Valditara affronta anche il fenomeno del cosiddetto “White flight”, letteralmente fuga dei bianchi. “Mi preoccupa molto: c’è a livello mondiale ma riguarda anche l’Italia. Se riduciamo a percentuali equilibrate la presenza di studenti che non parlano la nostra lingua, gli altri studenti potrebbero tornare. Per questo trovo senza costrutto le polemiche della sinistra: qui c’è il rischio di scivolare verso l’Alabama degli Anni Cinquanta, con le scuole ghetto, quelle della segregazione”.

Quanto al corso di italiano per i genitori, Valditara spiega: “Stiamo studiando strumenti efficaci. Se a casa parli arabo, dimentichi quello che hai fatto a scuola. Gli studi internazionali ci dicono che è importante che i genitori conoscano la lingua e seguano ciò che i figli fanno a scuola”. Il ministro ha infine definito “un bellissimo discorso” quello di ieri del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sull’importanza della scuola come strumento di integrazione: “Con la consueta saggezza Mattarella si è espresso a favore di una scuola incentrata sul rispetto, in linea con i valori costituzionali, che sappia contrastare le classi ghetto” ha concluso.

Centrosinistra, Bonelli:ora intesa politica su premiership, primarie dividono

Roma, 22 set. (askanews) – “Meloni è ormai in campagna elettorale e questo dovrebbe indurre tutte le forze dell’opposizione ad accelerare. Noi siamo disponibili da subito a un confronto sul programma. Abbiamo sempre favorito un processo di avvicinamento tra Conte e Schlein, ma AVS non può rimanere schiacciata nella loro contesa. Il 18 ottobre presenteremo a Roma le nostre proposte, dalla giustizia sociale a quella ambientale”. Lo afferma il leader Avs Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, in un’intervista a Il Foglio.

Sul nodo della leadership della coalizione, Bonelli ribadisce la preferenza per “un’intesa politica» rispetto alle primarie: «I gazebo rischiano di accentuare le differenze e di produrre conseguenze sugli elettorati. I problemi programmatici e politici si risolvono con la politica». nd31je.pdf

Netta la posizione sulla politica estera e sull’Ucraina: «AVS non può andare al governo e votare provvedimenti ai quali si è opposta fino ad oggi. La Russia ha violato il diritto internazionale, siamo favorevoli alle sanzioni, a non comprare il gas di Putin e all’utilizzo degli asset russi congelati per la ricostruzione dell’Ucraina. Ma la guerra non finirà con la sconfitta militare dell’uno o dell’altro: serve una svolta diplomatica». Sulla possibilità di trovare una sintesi con il Pd rispetto all’invio di armi a Kyiv, Bonelli afferma: «Non è scontato, ci confronteremo e si vedrà». nd31je.pdf

Bonelli critica inoltre la scelta di Schlein di offrire collaborazione a Meloni sull’energia: «Nel merito sono proposte condivisibili, alcune sono anche nostre. Ma di fronte a chi ha distrutto le politiche climatiche ed energetiche, in una fase così delicata, avrei fatto diversamente. Sarebbe stata auspicabile la condivisione di questa scelta».

Prezzi dei carburanti ancora in rialzo. Gasolio record sopra 2,34 euro-litro

Roma, 22 set. (askanews) – Ancora in rialzo i prezzi dei carburanti alla pompa, nonostante il tonfo delle quotazioni petrolifere internazionali seguito ai segnali di distensione sull’asse Usa-Iran. Prosegue la serie dei record storici per il prezzo del gasolio alla pompa, oggi sopra quota 2,34 euro. E con il nuovo aumento dell’accisa in programma sabato prossimo, saremmo già oltre quota 2,4 euro. In lieve rialzo anche la benzina.

Questa mattina il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,156 euro/l per la benzina (+1 millesimo rispetto a ieri), 2,341 euro/l per il gasolio (+5), 0,748 euro/l per il Gpl (invariato) e 1,880 euro/kg per il metano (+6).

Sulla rete autostradale il prezzo medio self è di 2,248 euro/l per la benzina (+3), di 2,422 euro/l per il gasolio (+8), 0,885 euro/l per il Gpl (invariato) e 1,795 euro/kg per il metano (-2).

Stando alle rilevazioni di Staffetta Quotidiana, Eni ha aumentato di un centesimo al litro i prezzi consigliati di benzina e gasolio. Per Q8 si registra un rialzo di cinque centesimi al litro sulla benzina e di sei sul diesel.

Groenlandia, Usa riapriranno base militare di Narsarsuaq

Roma, 22 set. (askanews) – Gli Stati Uniti intendono riaprire la propria base militare a Narsarsuaq, nel sud della Groenlandia, nell’ambito di un nuovo accordo con la Danimarca: è quanto riferisce l’agenzia Reuters citando fonti dell’Amministrazione Trump. La base, chiusa negli anni Cinquanta, venne creata durante la Seconda guerra mondiale e diede origine a un insediamento la cui popolazione si è ridotta a poche decine di persone.

Oggi è prevista a New York la firma di un accordo per rafforzare la sicurezza nell’Artico e nel Nord Atlantico tra Danimarca, Stati Uniti e Groenlandia: alla cerimonia parteciperanno il presidente statunitense Donald Trump, la prima ministra danese Mette Frederiksen e il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen.

Kallas: le sanzioni contro la Russia rimangono il "fulcro" della politica europea

Roma, 22 set. (askanews) – Le sanzioni contro la Russia rimangono “il fulcro” della politica europea volta a esercitare pressione su Mosca affinché ponga fine alla guerra in Ucraina: lo ha dichiarato l’Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, durante una conferenza stampa tenuta a margine dell’Assemblea generale dell’Onu in corso a New York. Kallas ha parlato mentre sono in corso discussioni sulla possibilità di revocare alcune delle misure restrittive imposte a due oligarchi russi: “Alcuni Stati membri hanno chiesto la rimozione di determinate persone dalla lista. Abbiamo chiaramente bisogno di stabilità, ovvero che le sanzioni restino in vigore più a lungo. Ecco perché stiamo lavorando anche a un nuovo pacchetto di sanzioni”.

Sulla scia della Francia, che ha chiesto la rimozione dell’oligarca russo-uzbeco Alisher Usmanov, anche il Lussemburgo ha sollecitato l’eliminazione dell’imprenditore russo Mikhail Fridman dalla lista; Kallas ha evidenziato che le discussioni riguardano il rinnovo del “più vasto regime sanzionatorio” dell’UE contro Mosca: “Il nostro obiettivo è concluderle a breve e, si spera, rinnovare rapidamente le sanzioni”, ha concluso.

Il richiamo di Mattarella: la scuola è aperta a tutti, no ai ghetti

Amatrice, 21 set. (askanews) – “La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati”. È il forte richiamo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice per ribadire la vicinanza delle istituzioni a dieci anni dal terremoto che l’ha distrutta.

All’indomani dell’annuncio della Premier Giorgia Meloni di voler introdurre un tetto agli studenti stranieri nelle classi e il divieto di indossare il burqa, il capo dello Stato non poteva essere più esplicito nel ribadire quali devono essere i principi che ispirano l’azione dell’istruzione pubblica nel nostro paese. “La scuola prepara tutti. E’ aperta a tutti: così dispone l’art. 34 della Costituzione. (ed è questo il passaggio più apprezzato e sottolineato da un lungo applauso dei ragazzi). Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”.

Alla cerimonia è come sempre presente il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e ricorda anche il dovere delle istituzioni di difendere gli insegnanti che “non devono essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili”.

Il capo dello Stato elenca i tanti problemi sociali che stanno esplodendo nelle nostre scuole: “Bullismo, bande giovanili ed anche aggressioni agli insegnanti. La violenza si manifesta in molte forme. Prepotenze esplicite, gruppi e bande che si consolidano fuori dalle aule. Le violenze contro gli insegnanti. L’ultimo grave episodio di pochi giorni addietro si aggiunge a quelli già avvenuti, non dimenticati. Talvolta da parte di ragazzi, più di frequente di genitori, ben più colpevoli – sottolinea – in questo tradimento del loro compito educativo; sottraendosi alla fondamentale alleanza con gli insegnanti”.

La riflessione di Mattarella si allarga poi ai grandi temi della contemporaneità: “Viviamo un cambiamento d’epoca. Grandi e veloci trasformazioni stanno mutando sia il contesto che la nostra quotidianità. La società ha, come sempre, bisogno della scuola, e di una scuola all’altezza dei tempi nuovi, per difendere la civiltà che è stata conquistata e per progredire ancora. Come sempre, anche nei nostri giorni si tende a concentrarsi sul presente. A consumare nell’oggi le risorse. E’ invece necessario investire sul futuro – avverte -. Sarà più forte e resiliente un Paese che investe sulla scuola e sulla conoscenza”.

Il capo dello Stato invita anche gli studenti ad essere protagonisti nella scuola: “La società ha bisogno della loro voce”, ha bisogno di “menti libere”, di quella cultura che porta alla libertà e non c’è libertà se non è per tutti”.

“Compito della scuola è formare ragazze e ragazzi che abbiano voglia di usare le potenzialità dei loro cellulari per pensare in proprio, liberamente, e non per consegnarsi a qualcuno che pensi al loro posto; per cercare spazi nuovi e non per rassegnarsi a ciò che l’algoritmo decide di proporci. Custodire e allenare la nostra umanità e le nostre menti, senza farle atrofizzare dallo strapotere computazionale: questa è missione della scuola”, conclude.

Cdu, non basta sopravvivere. O torna «popolare» o scompare

La domanda che viene dal 4,9%

Friedrich Merz può resistere. Può cambiare comunicazione, governo, persino qualche pezzo della sua agenda. Ma il 4,9% della CDU nel Meclemburgo-Pomerania pone una domanda assai più seria: che cosa resta della “Volkspartei” cristiano democratica?

I numeri sono brutali. Rispetto al 2021 la CDU precipita dal 13,3 al 4,9%. Dei suoi vecchi elettori, circa 32 mila sono passati all’AfD e 25 mila alla SPD. La fuga avviene dunque in entrambe le direzioni. E tra i giovanissimi il partito raccoglie appena il 2%.

Non è soltanto una sconfitta. È la rottura di quel meccanismo di integrazione che per decenni ha fatto della CDU una grande forza popolare.

Non inseguire l’AfD

Qui diventa interessante Manuel Hagel, 38 anni, presidente della CDU del Baden-Württemberg. Non è un ribelle anti-Merz. Proprio per questo le sue parole pesano: bisogna combattere, ha detto ieri, «per la sopravvivenza della CDU» e capire perché gli elettori non la votano più, anziché spiegare loro perché hanno votato male.

Il problema non si risolve semplicemente rincorrendo l’AfD sull’immigrazione o sulla sicurezza. Un partito che perde pezzi in direzioni opposte incrocia una difficoltà macroscopica: se rincorre un pezzo del suo antico elettorato rischia di perdere l’altro.

La “Volkspartei” era una sintesi

La “Volkspartei” non era il partito che stava prudentemente nel mezzo. Era quello capace di mettere insieme ciò che nella società tendeva a dividersi: lavoratori e imprenditori, campagna e città, conservatori e cristiano-sociali, mercato e solidarietà.

Questa è stata la forza della CDU di Adenauer e, in forme diverse, delle successive stagioni cristiano democratiche: non cancellare i conflitti, ma rappresentarli dentro una casa comune.

Hagel chiede oggi «empatia», giustizia sociale e insieme riforme profonde e riconoscibili. Dietro queste parole si intravede il problema vero: ricostruire un centro politico che sia anche un centro a vocazione sociale.

La partita dopo Merz

Per questo concentrarsi soltanto sul destino di Merz sarebbe un errore. Cambiare il capo senza ricostruire la funzione vitale della CDU significherebbe cambiare il macchinista mentre il treno continua a perdere vagoni.

Il Meclemburgo ha lanciato un avvertimento persino più duro del 4,9%: un partito popolare smette di esserlo quando ciascuna parte del suo popolo comincia a cercare altrove la propria rappresentanza.

È questa, ormai, la partita della CDU. Non semplicemente tornare sopra il 5%. ma impegbarsi con coraggio e intelligenza ad avere una ragione e un titolo per stare al centro.

Scuola aperta a tutti: l’inclusione come educazione alla libertà e alla convivenza

La prima palestra della convivenza

Quando in una classe ci sono bambini e bambine di ogni parte del mondo si avverte quanto grande e importante, forse decisivo, potrebbe essere il significato di quella presenza per il futuro dell’umanità.

Dopo la famiglia, la scuola è il luogo della prima socializzazione, cioè dell’apertura di credito alle relazioni interpersonali, ma anche della formazione dell’intelligenza e del carattere e della trasmissione di quei valori di civiltà che possono dare un senso alla nostra vita.

C’è una ricchezza straordinaria insita in quel potenziale umano: di menti e di cuori pronti a ricevere buoni insegnamenti, di creature che stanno crescendo e alle quali si può indicare – con l’autorevolezza istituzionale e morale che è implicita nel compito degli educatori – la via del bene affinché possano trovare poi da sé quella della verità.

Sono bambini e bambine che non sanno ancora nulla delle cattiverie e delle malizie del mondo e che non attribuiscono certamente alle culture di provenienza, alle diverse etnie, alle confessioni religiose o al colore della pelle quei significati distintivi e selettivi, a volte di retaggio, che gli adulti solitamente usano quando si rapportano tra di loro.

Formare menti aperte, critiche e libere

Il compito più straordinario che attende ogni educatore è quello di formare menti aperte, critiche e libere e questo processo si realizza in modo naturale in un contesto multiculturale.

La scuola accoglie tutti e in questa apertura consiste il senso più importante e significativo del suo essere luogo di educazione.

Anche da un punto di vista strettamente didattico il melting pot linguistico accelera e favorisce la comprensione e la comunicazione tra persone.

È infatti risaputo che l’uso e l’arricchimento delle lingue non avvengono solo attraverso l’acquisizione di regole sintattiche e grammaticali ma per “immersione”, per “osmosi”, addirittura per “promiscuità”, entrando cioè in diretto contatto con l’ambiente culturale e di vita di cui si dovrebbero mutuare gli apprendimenti.

La lingua si impara vivendo insieme

La metabolizzazione dei contenuti linguistici avviene quindi più facilmente in un contesto comunicativo aperto e fluente piuttosto che in uno chiuso e separato: nel primo caso gli apprendimenti si realizzano partecipando in forma “viva” e diretta alla socializzazione verbale, nel secondo solo mandando a mente aride nozioni che richiedono di essere poi declinate nell’uso della parola.

Le relazioni interpersonali sono uno straordinario agente di facilitazione rispetto alle competenze linguistiche, più di quanto avvenga attraverso la mera trasmissione di nozioni e regole in contesti formativi separati: non esiste un luogo dove si apprende che sia distinto nettamente da quello dove si vive, perché entrambi coesistono nell’atto didattico, si insegna e si impara mentre si vive in mezzo agli altri.

Le più consolidate acquisizioni della ricerca pedagogica hanno dimostrato che c’è una fase di competenza linguistica che precede l’apprendimento espressivo in senso stretto: si può infatti affermare, ad esempio, che nello studio di un idioma straniero si “pensa bilingue” prima ancora di “parlare bilingue”.

Perché le classi differenziate sarebbero un passo indietro

Credo pertanto di poter convintamente sostenere che un ritorno a classi “differenziate”, questa volta per matrice linguistica di provenienza, sarebbe un passo indietro rispetto alle evidenze culturali e didattiche che le scelte di integrazione e di inclusione hanno realizzato, sia sul piano dei valori educativi e di civiltà sia sotto il profilo della pragmatica utilità di possedere in tempi brevi e nel modo più facilitato e spontaneo le chiavi che aprono ai saperi e alle competenze espressive e che ci permettono di capire e di comunicare.

Dall’ecologia all’intelligenza artificiale: un nuovo umanesimo integrale

Le due rivoluzioni del nostro tempo

Due autentiche rivoluzioni culturali del nostro tempo sono l’innovazione ecologica e quella cibernetica, ed è oltremodo significativo che di esse si siano occupati rispettivamente papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ (2015) e papa Leone XIV nell’enciclica Magnifica humanitas (2026), rinnovando la dottrina sociale della Chiesa, in quanto hanno insistito sulla responsabilità nella cura della casa comune e nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Nel primo caso, papa Francesco ha proposto esplicitamente una “ecologia integrale” in alternativa all’ecologia profonda (o radicale) e all’ecologia superficiale (o settoriale); nel secondo caso Leone XIV ha proposto implicitamente una “cibernetica integrale” in alternativa all’informatica algocratica e all’informatica strumentale.

In tal modo sono state fornite, oltre a serie impostazioni di merito, anche (e direi soprattutto) preziose indicazioni di metodo, in quanto i due pontefici non si sono limitati a richiamare l’attenzione sull’ecologia e sulla cibernetica, ma hanno mostrato la necessità di farlo andando al di là dei modi e delle 

mode di tanta pubblicistica contemporanea.

L’umanesimo nell’orizzonte dell’ecologia

È importante aver insistito sulla integralità che deve caratterizzare l’approccio all’una e all’altra rivoluzione, perché permette di comprendere che siamo in presenza non solo di cambiamenti epocali, ma di una vera e propria epoca di cambiamento.

Avere contezza di questo significa operare una rivoluzione copernicana, nel senso che non l’ecologia va iscritta nell’orizzonte dell’umanesimo come una delle questioni da affrontare, ma è l’umanesimo che va iscritto nell’orizzonte dell’ecologia per essere pienamente compreso.

Così l’umanesimo, finora caratterizzato (con il Maritain di Umanesimo integrale) come integrale per l’integralità antropologica (tutto l’uomo e tutti gli uomini) e l’integrazione assiologica (tutti i valori disideologizzati), ha necessità anche dell’integralità ecologica, riconoscendo che “tutto è connesso”, per cui anche l’uomo va “situato” nel contesto delle connessioni che caratterizzano la Casa comune.

Pertanto l’ecologia ha una portata sia ambientale sia sociale; con una efficace immagine di Leonardo Boff si può parlare di un duplice grido – quello della terra ferita e quello degli ultimi emarginati – cui occorre rispondere attraverso l’ecologia che, per questo, deve essere integrale.

Custodire la terra, custodire la persona

In tale contesto si pone il compito di “custodire”, un verbo caro a papa Francesco, il quale lo pose al centro dell’omelia per l’inizio del ministero petrino (19 marzo 2013), quando tra l’altro invitò a «custodire il creato», parlando di vocazione che è «semplicemente umana, riguarda tutti».

Mentre nell’ecologia si tratta di custodire la terra, ora, in presenza dell’intelligenza artificiale, si tratta di custodire la persona umana e, per questo – avverte papa Leone –, c’è bisogno di cogliere l’IA in tutta la sua complessità: non di semplice mezzo, ma di vero e proprio ambiente. L’IA non è cioè una questione meramente strumentale, ma precisamente culturale.

Il che porta Leone XIV ad affermare: «il compito, oggi, non è solo etico o tecnico: è ecologico», in quanto «chiama in causa una nuova dimensione della nostra Casa comune. L’IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo, non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale» (n. 110).

E occorre farlo in nome della centralità della persona, che è contrassegnata da “dignitas infinita”, per usare l’espressione posta a titolo della Dichiarazione circa la dignità umana (2024) del Dicastero per la Dottrina della fede.

Dall’ideologico al dialogico

Ebbene, la duplice rivoluzione ecologica (naturale e artificiale) dovrebbe essere al centro dell’odierno dibattito politico, anche italiano, che appare invece – per dirla con un verso di Giuseppe Giusti – «in tutt’altre faccende affaccendato».

E tocca a due papi richiamare le questioni che urge disputare: così la filosofia politica trova udienza più nel magistero di pontefici che nella prassi di politici.

Per uscire dall’impasse, forse potrebbe servire considerare la dottrina sociale della Chiesa non un insegnamento di parte né, tanto meno, a carattere confessionale, ma un patrimonio condivisibile al di là delle appartenenze partitiche, e traducibile concretamente secondo le diverse impostazioni culturali: insomma, una base comune per passare dall’ideologico al dialogico.

Non sarebbe poco, per cominciare a prendere sul serio cose serie.

Leone XIV, l’intelligenza artificiale e la nuova questione europea

Una nuova Rerum novarum

Papa Leone ha dedicato la sua prima enciclica, Magnifica humanitas, alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Non è stata una passeggiata. Perché il Pontefice è entrato sino in fondo nel merito di quell’avvertimento lanciato a Firenze dal suo predecessore, Papa Francesco, circa dieci anni fa: «Non viviamo un’epoca di cambiamento, quanto un cambiamento d’epoca».

Leone XIV ci ha consegnato, in qualche modo, una nuova Rerum novarum: un’enciclica sulle “cose nuove” del nostro tempo, mai viste, sentite o immaginate prima. E bisogna aggiungere che il nostro è un Paese singolare. Nonostante la secolarizzazione galoppante e le chiese che tendono a svuotarsi, il libro dell’enciclica ha suscitato un interesse notevole.

Sarà per il timore ancora largamente inesplorato suscitato da questa intelligenza creata dall’uomo; sarà per la curiosità di conoscere il giudizio di un Papa su un paradigma destinato a modificare profondamente le nostre conoscenze; sarà per comprendere meglio un fenomeno che sta cambiando il mercato e i rapporti di potere. Qualunque sia la ragione, una cosa è certa: l’IA è ormai una tecnologia destinata ad accompagnarci nei prossimi anni e, ancora di più, ad accompagnare i nostri figli e nipoti nel loro futuro.

Il primato della persona

Papa Leone ha voluto guardare dentro questa trasformazione, soffermandosi sull’impatto e sui pericoli di un’intelligenza non umana, sui diritti della donna e dell’uomo, sulle loro libertà, sulla persona intesa nella sua dimensione relazionale. E sulla stessa democrazia.

Il punto centrale è il primato della persona: l’intelligenza artificiale può rappresentare un aiuto prezioso, ma deve rimanere sottoposta alla responsabilità umana, alla trasparenza e a regole capaci di tutelare dignità e libertà.

Su un altro piano, ma con preoccupazioni in parte convergenti, si collocano le parole pronunciate dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione. Al centro c’è anche il problema dell’enorme potere accumulato dai grandi colossi tecnologici mondiali: soggetti economici che operano ormai su una scala tale da porre agli Stati e all’Unione europea un problema essenziale di sovranità democratica.

L’Europa davanti ai nuovi poteri

L’intelligenza artificiale, la disinformazione, le interferenze esterne, la concentrazione del potere economico e tecnologico impongono dunque all’Europa una domanda politica. Non basta più stare insieme soltanto attraverso la moneta.

Occorre rafforzare l’unità politica europea, mettere in comune le forze oggi disperse e superare la tentazione di rifugiarsi dietro nuovi muri nazionali. Perché le grandi potenze – dagli Stati Uniti alla Cina, fino alla Russia – si muovono ormai dentro uno scenario globale nel quale tecnologia, sicurezza, commercio e geopolitica sono sempre più strettamente intrecciati.

Di fronte a questa trasformazione, l’Europa rischia di pagare il prezzo delle proprie divisioni. Da qui torna d’attualità l’idea di procedere con maggiore decisione verso una vera unione politica, capace di difendere insieme libertà, democrazia e modello sociale europeo.

L’allarme che arriva dalla Germania

A rendere ancora più urgente questa riflessione è la crescita delle forze nazionaliste e antieuropeiste. Il caso tedesco è quello che suscita le maggiori preoccupazioni: Alternative für Deutschland ha consolidato soprattutto nella Germania orientale un consenso che investe ormai direttamente gli equilibri politici della Repubblica federale.

È stato Romano Prodi ad andare oltre, lanciando domenica scorsa sul Sole 24 Ore un allarme molto netto: «Se l’AfD vince le elezioni tedesche, l’Europa è finita». Un giudizio che l’ex presidente della Commissione motiva definendo l’AfD antieuropea, nazionalista e radicalmente contraria alle istituzioni sovranazionali.

Il filo che lega questioni apparentemente così diverse diventa allora visibile. Governare l’intelligenza artificiale, difendere la centralità della persona e preservare la democrazia richiedono istituzioni politiche forti. E per l’Europa significa anzitutto ritrovare le ragioni dello stare insieme.

Lavoro, bozza accordo imprese-sindacati su rappresentanza e salario giusto

Roma, 21 set. (askanews) – Imprese e sindacati definiscono una prima bozza di accordo sui principi generali relativi alla rappresentanza e alla contrattazione collettiva. Il documento, di sette pagine, che Askanews è in grado di anticipare, arriva dopo una serie d’incontri a livello tecnico che proseguiranno domani e si concluderanno, probabilmente, con la firma di un accordo quadro in un incontro già fissato il 28 settembre in Confindustria.

L’obiettivo dell’accordo “è regolare – si legge nella bozza – i comportamenti negoziali delle organizzazioni, sia datoriali che sindacali, nell’ambito della contrattazione collettiva, al fine di individuare i contratti collettivi ‘di riferimento’ che, per essere tali, devono essere sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali che siano ‘comparativamente più rappresentative’ a livello nazionale, in base ai criteri declinati nel presente documento, prendendo a riferimento esclusivamente il settore di attività, la tipologia e natura giuridica di impresa (imprese artigiane, imprese cooperative, altre imprese)”.

La definizione e l’applicazione delle regole previste dall’accordo “non intendono in alcun modo incidere sull’autonomia di ciascuna organizzazione di rappresentanza né sul diritto della stessa di determinare liberamente le proprie politiche associative”. Non intendono, inoltre, “incidere sulla libertà negoziale delle singole organizzazioni di rappresentanza”.

Le parti (Cgil, Cisl e Uil e quattordici associazioni d’impresa) concordano che l’individuazione dei contratti collettivi di riferimento è “funzionale per la determinazione del salario giusto”, ai sensi Dl 62/2026 e concordano che “la loro integrale applicazione costituisce condizione per accedere a tutte le agevolazioni fiscali e contributive”. Nel documento le parti precisano che “i contratti collettivi nazionali stipulati da soggetti non dotati della maggiore rappresentatività comparata nello specifico settore preso in considerazione rimangono validi, pur non costituendo i contratti collettivi ‘di riferimento’ ai fini dell’individuazione del salario giusto e del riconoscimento degli incentivi di legge”.

Quindi, l’applicazione integrale di un diverso contratto collettivo di settore che garantisce ai lavoratori un trattamento economico e normativo uguale a quello del contratto collettivo di riferimento dà diritto di accedere a tutti, “purché sia rispettata la distinzione per tipologia e natura giuridica di impresa”. Per definire la rappresentanza le parti ritengono siano necessari criteri distinti, rispettivamente per le organizzazioni sindacali e per le organizzazioni datoriali.

Per le prime, le parti concordano che “la misurazione della rappresentanza sindacale si fonda sulla combinazione tra dato associativo e consenso elettorale, cioè iscritti e dati elettorali (voti espressi) nelle elezioni per le rappresentanze sindacali, con l’obiettivo di rendere più solido e trasparente il criterio di misurazione della rappresentatività”. Per le seconde vengono presi in considerazione criteri di natura qualitativa e quantitativa: storicità dell’organizzazione, l’appartenenza ad organizzazioni di rappresentanza europea riconosciute come partner nel dialogo sociale europeo, istituti finalizzati a sostenere forme di welfare contrattuale, maggiore diffusione del contratto tra i lavoratori del settore”.

Imprese e sindacati concordano anche sulla necessità di “assicurare con il massimo rigore l’individuazione dei perimetri contrattuali, che costituiscono una delle questioni più complesse ai fini della misurazione della rappresentanza”. A tal fine, la sfera di applicazione di ciascun contratto nazionale “dovrà essere definita in relazione ai processi produttivi, all’attività prevalente esercitata e ai relativi codici Ateco di riferimento”. Le nuove regole non devono, però, pregiudicare il raggiungimento dell’obiettivo della corretta misurazione della rappresentanza.

Le parti ritengono necessario definire principi e regole universalmente condivise e, per questo fine, concordano che il presente accordo “è aperto alla sottoscrizione delle organizzazioni sindacali e datoriali che, condividendone le finalità, accettano l’integrale applicazione dei suoi contenuti e si obbligano a rispettarne le previsioni ivi contenute”.

La sottoscrizione dell’intesa o la successiva adesione alla stessa “impegna le parti a ricondurre al modello prefigurato con il presente accordo i singoli contratti collettivi nazionali”. Confermata, poi, la volontà di “finalizzare il lavoro di verifica e razionalizzazione dei perimetri contrattuali e relativa ‘trasposizione’ in lista di codici Ateco, in coerenza con le finalità perseguite dalla riforma dell’archivio contratti presso il Cnel”. Confermato inoltre l’impegno a verificare “nei rispettivi contratti collettivi nazionali, non si dia corso ad impropri allargamenti dei perimetri di applicazione e, quindi, ci si attenga rigorosamente al rispetto dei perimetri tenendo conto delle attività caratterizzanti il settore”.

Imprese e sindacati si impegnano a costituire “un organismo unico che svolga un’opera di monitoraggio e segnalazione di eventuali comportamenti non conformi”. La presenza di un contratto “di riferimento” in un determinato settore “non esclude la validità di altri contratti, ancorché sottoscritti da organizzazioni di rappresentanza non comparativamente più rappresentative a livello nazionale in quel determinato settore e per quella tipologia di impresa”, conclude il documento. Le parti “considerano dunque necessario che tutti i soggetti che aderiranno a questo accordo si astengano dal porre in essere, sul piano delle relazioni sindacali, ivi comprese le iniziative di bilateralità collegate al welfare, azioni o iniziative finalizzate a destrutturare il quadro di riferimento della contrattazione collettiva secondo i principi declinati nel presente accordo, sia dal lato sindacale che datoriale”.

Minerali critici, Rubio e Tajani: "Collaboriamo strettamente"

Roma, 21 set. (askanews) – “E’ un piacere essere qui con il vice primo ministro” italiano e “ormai un buon amico. I nostri due Paesi collaborano strettamente e siamo molto lieti di firmare questo memorandum d’intesa su un tema cruciale, che sappiamo essere oggetto di costante attenzione: quello dei minerali critici. L’Italia è stata un partner eccellente e con cui vogliamo continuare a collaborare; quindi, grazie”. Lo ha affermato il segretario di Stato americano Marco Rubio firmando, a New York, il memorandum di intesa Italia-Usa sui minerali critici insieme al ministro degli Esteri e viceprmier Antonio Tajani.

“Grazie mille Marco – ha risposto Tajani -. È molto importante siglare questo memorandum d’intesa; come sapete, l’Italia è un Paese industriale, la seconda potenza industriale d’Europa. Per quanto riguarda il commercio siamo quarti al mondo, e i prezzi delle materie prime sono per noi fondamentali. Questo accordo con gli Stati Uniti rappresenta un punto chiave per la nostra strategia e per la nostra politica industriale”.

Sul fonte delle materie prime critiche, ha proseguito Tajani, “stiamo collaborando con gli Stati Uniti; abbiamo partecipato a un importante evento organizzato a Washington e questo ne costituisce il seguito. Vogliamo competere a livello internazionale ed è importante poter contare su prezzi contenuti per queste materie prime; perciò, questo accordo è di grande importanza. Oggi compiamo un passo avanti molto significativo insieme agli Stati Uniti”, ha concluso Tajani.

L.elettorale, discussione lampo in Commissione Camera, domani emendamenti

Roma, 21 set. (askanews) – Una discussione generale lampo, con pochissimi deputati presenti, quasi tutti di opposizione, si è svolta oggi in commissione Affari Costituzionali alla Camera sulla legge elettorale. La riforma voluta dal centrodestra, dopo le modifiche del Senato, è arrivata a Montecitorio in terza lettura blindata: la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha già annunciato che per “un fatto di chiarezza” il governo porrà la questione di fiducia, dunque non ci sarà spazio per ulteriori cambiamenti.

I costituzionalisti sentiti oggi in audizione – Gaetano Azzariti, Michele Ainis, Francesco Clementi – hanno confermato alcuni dubbi di costituzionalità ma l’unico punto che Fdi concorda possa non passare al vaglio della Corte Costituzionale è quello sulle firme – almeno 6000 a collegio – necessarie ai partiti che non sono in Parlamento per presentare liste alle elezioni. Un articolo che, anche se cassato, non comprometterebbe il funzionamento della legge.

Un proporzionale con premio di maggioranza che, secondo il commento della sondaggista Alessandra Ghisleri basato sui dati di OnlyNumbers per Porta a Porta, favorirebbe il campo largo in misura maggiore rispetto all’attuale legge elettorale, il Rosatellum. Con entrambi i sistemi di voto, e Vannacci fuori dal centrodestra, la coalizione guidata da Meloni sarebbe destinata alla sconfitta stando alle attuali intenzioni di voto ma se si votasse con il Rosatellum il vantaggio del centrosinistra sarebbe solo di 27 seggi tra Camera e Senato mentre con la riforma salirebbe a 118.

Dati che non convincono chi a via della Scrofa si occupa di leggi elettorali: con il Rosatellum Fdi arriverebbe al massimo a 60 seggi. Altro che 69, come rilevato da OnlyNumbers. Anche perché questa volta, a differenza del 2022, Pd e M5s sarebbero alleati nei collegi. Che con il Rosatellum la sconfitta del centrodestra sarebbe meno amara tuttavia è emerso anche la scorsa settimana dalle simulazioni YouTrend. Proiezioni che non convincono chi nella maggioranza segue il tema da vicino e sospetta che siano uscite ad arte in vista del voto finale sulla riforma – a scrutinio segreto – per alimentare i dubbi su un testo travagliato che già a luglio ha visto i franchi tiratori in azione.

Domani intanto alle 16 scadrà il termine per gli emendamenti: dalle opposizioni ne arriveranno pochi, unitari e di merito sui temi della parità e dell’alternanza di genere che la riforma voluta da Meloni non prevede; sulle firme per cancellare una norma che, secondo Riccardo Magi (Più Europa), ostacola “in modo abnorme la partecipazione di nuove forze politiche”; sulla possibilità di raccogliere le sottoscrizioni in modalità digitale come già avviene per il referendum; e sulle preferenze. La commissione è convocata tutta la settimana – sabato e domenica compresi – ma è difficile che si arrivi a lavorare nel weekend.

Il testo è atteso in aula per la discussione generale martedì 29 poi a ottobre sarà esaminato con tempi contingentati entro la settimana che termina il 9 ottobre. I voti di fiducia saranno 3 quanti sono gli articoli modificati al Senato. Quindi il voto finale e segreto.

Energia, Foti: applicheremo il decreto bollette anche senza l’Ue

Bologna, 21 set. (askanews) – Il settore della ceramica, come gli altri energivori, “soffre per il costo dell’energia”, e sul decreto legge bollette “purtroppo ad oggi non c’è stata una convergenza con il commissario europeo rispetto alla sua applicazione”. Lo ha detto Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, le Politiche di coesione e il Pnrr, a margine dell’inaugurazione del Cersaie a Bologna. “Penso siano maturi i tempi per i quali o si conviene di dare via libera alle norme del decreto legge – che risale alla primavera di quest’anno ed è quindi convertito e maturo per l’applicazione – o diversamente noi l’applicheremo”, ha aggiunto. “E se si riterrà di aprire una procedura di infrazione, la vedremo poi nel corso degli anni”.

A Formello la nona edizione di Itaca

Formello, 21 set. (askanews) – “Più mi sferza il vento, più affondo le mie radici”. Con questo spirito si è chiusa a Formello la nona edizione di Itaca – Viaggio tra le idee. Per tre giorni, Piazza San Lorenzo si è trasformata nell’agorà del dibattito politico e culturale italiano, attirando un vero bagno di folla. Un evento ideato da Giuseppe Emanuele Cangemi Vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio e realizzato dall’associazione Itaca 2.0, guidata dal suo presidente Giuseppe Santeusanio.

Le parole di Pino Cangemi Vice presidente Consiglio regionale del Lazio: “In questa edizione il personaggio chiave è Laerte, padre di Ulisse, che mette le mani nella terra, e le sprofonda nelle radici, quelle radici che non gelano: sono la nostra storia, la nostra cultura e la nostra tradizione. La cosa importante è la presenza del governo, la presenza forte del governo nazionale e soprattutto i tanti amministratori, amministratori di destra e di sinistra che si confronteranno sui grandi temi della politica nazionale, a partire dalla giustizia, ma anche sicurezza, scuola e quei temi che sono in agenda politica del governo.”

Tre giorni di incontri, oltre 70 relatori tra giornalisti, intellettuali e massimi rappresentanti delle istituzioni. Un evento straordinario, che anche quest’anno ha fatto di Formello il crocevia del dibattito nazionale

L’intervista a Gian Filippo Santi sindaco di Formello: “In un posto piccolo come Formello si può discutere di tante idee importanti anche a livello nazionale, anzi io spererei che da Formello possa partire un messaggio molto importante, non solo per i nostri territori, ma anche a livello nazionale e internazionale vista la qualità dei tanti ospiti che verranno”.

Presente il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervistato sulla crisi del diritto internazionale e i complessi scenari geopolitici globali.

Il commento di Antonio Tajani, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale: “I cittadini hanno la possibilità di ascoltare tanti protagonisti della politica e dell’economia che rispondono ai quesiti, non soltanto alla battuta che si fa in televisione ma a un modo per comprendere meglio quello che fa il governo, quello che fa l’opposizione. Insomma io credo che i cittadini abbiano il diritto di sapere soltanto quando si sa, si può essere liberi, quindi la conoscenza è in fondo il messaggio di Itaca”.

Seguitissimo anche il focus dedicato alle Regioni d’Italia, che ha visto il confronto diretto tra i governatori di Sicilia, Lazio e Piemonte: Renato Schifani, Francesco Rocca e Alberto Cirio.

Francesco Rocca, Presidente Regione Lazio parla così in merito a Itaca 2026: “Io credo che il programma di Itaca di quest’anno sia uno dei più belli degli ultimi anni per ricchezza, per profondità, per spessore e anche proprio per questa apertura al dialogo non soltanto con la maggioranza, che io ho l’onore di rappresentare nel Lazio, ma anche con l’opposizione, quindi in un dialogo vivo, reale, proprio per migliorare la vita all’interno delle nostre comunità.”

Una straordinaria kermesse politico culturale, che ha alzato la qualità delle proposte e del dibattito su temi chiave come: sicurezza e legalità; riforme istituzionali; pubblica amministrazione; sanità e prevenzione; giustizia e sistema carcerario; sviluppo del territorio e delle infrastrutture, ma anche intelligenza artificiale, energia nucleare e cultura.

Itaca è stata anche quest’anno un viaggio delle idee che si incontrano, dell’ascolto che supera le distanze e del coraggio di sedersi tutti sotto lo stesso cielo, per disegnare la rotta e immaginare insieme il nostro futuro.

Meloni accelera su burqa, in Parlamento già molte proposte Lega e Fdi

Roma, 21 set. (askanews) – La “crociata” contro il burqa e il niqab nelle scuole ha, da oggi, il sigillo della premier Giorgia Meloni. Che ieri, con il suo annuncio a Fenix, la festa di Gioventù nazionale, ha impresso lo sprint per far uscire dai cassetti i progetti di legge in materia che sono stati depositati in Parlamento. La premier non ha specificato se si tratterà di un decreto legge o di un ddl, ma lo ha consegnato all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di giovedì prossimo. Il primo a gongolare è Roberto Vannacci: su X ha postato un video dal titolo ‘Meloni e il centrodestra inseguono Vannacci’. In mano un ombrellino, come le guide turistiche, “così non vi perdete”.

Dall’inizio della legislatura, il tema di vietare l’uso del velo integrale, è stato messo più volte nero su bianco dalla Lega, poi nell’ottobre dello scorso anno anche il partito della premier, Fratelli d’Italia, ha presentato una legge sul separatismo islamico, in cinque articoli, in una conferenza stampa a Montecitorio con la responsabile immigrazione di Fdi Sara Kelany, l’allora sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, il capogruppo Galeazzo Bignami e il responsabile del programma Francesco Filini, schierati in sala Tatarella. L’articolo 5 vieta l’uso di “indumenti” che coprano il volto o di qualunque mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento di una persona, e quindi il velo integrale, “in luoghi pubblici, aperti al pubblico”, scuole e università, “esercizi commerciali e uffici”.

Nella stessa giornata era arrivata la reazione della Lega di Matteo Salvini: “bene che Fdi ci segua in questa battaglia”. A conferma del derby sempre più serrato sui temi dell’immigrazione, la sicurezza e i rapporti con l’Islam. Un derby proseguito, qualche mese dopo, con un altro ddl depositato anche in Senato dal partito di Matteo Salvini per introdurre il “delitto di costrizione all’occultamento del volto”. Tanti gli emendamenti disseminati qui e là dalla Lega nei diversi decreti sicurezza e ora pure nel ddl che contiene la stretta su acquisto e revoca della cittadinanza, targato Igor Iezzi, in commissione Affari costituzionali della Camera.

Con lo sprint impresso da Meloni, ci sono le premesse affinché la Pdl sul separatismo islamico, a prima firma Kelany, incardinata a gennaio scorso, possa giungere a meta. Forse, visto che non si sa ancora quando si andrà ad elezioni.

Il provvedimento oltre al divieto di indossare il burqa, introduce anche il carcere per chi chiede e produce “certificati di verginità”, innalza le pene per i matrimoni forzati contro chi fa “leva su precetti religiosi”, impone la tracciabilità dei finanziamenti per moschee e luoghi di culto, introduce il reato di chi professa “idee fondate sulla superiorità o l’odio religioso”. A marzo, a questo provvedimento sono state abbinate due proposte della Lega sul radicalismo e le moschee, a prima firma Bordonali e Iezzi (entrambe sottoscritte dall’ex leghista Gianangelo Bof passato nella ‘sporca dozzina’ di Futuro nazionale), che allargano ulteriormente il perimetro degli interventi.

Non è escluso che, però, si preferisca circoscrivere la norma al mondo della scuola legandola solo all’altra proposta lanciata da Meloni: un tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi. Ma il responsabile del programma Filini ha puntualizzato che il ministro Valditara “sta lavorando a questo provvedimento da un po’ di tempo” e che “probabilmente si accorperà con altri disegni di legge, tra cui quello di Fdi in discussione alla Camera, che prevede appunto il divieto di burqa e niqab nei luoghi pubblici e non solo nelle scuole. Credo che verrà incardinato dopo la legge elettorale”. Per la candidata sindaco di Milano per la Lega, la vicesegretaria del partito Silvia Sardone, il burqa dovrebbe essere vietato ovunque.

In Italia, contrariamente ad altri paesi europei, a partire dalla Francia, non esiste una legge specifica che vieti il velo integrale per motivi religiosi. La materia è regolata dalle norme generali di pubblica sicurezza ed è disciplianata dall’art. 5 della legge n. 152 del 1975 che vieta l’uso, senza giustificato motivo, di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico. Ed è sul “giustificato motivo” che si è giocata la ‘partita’ in questi anni, con alcune interpretazioni giurisdizionali a favore della legittimità a motivo della convinzione religiosa o culturale.

Mentre le opposizioni attaccano la premier accusandola di demagogia e di fare la campagna elettorale sulla pelle dei bambini, e di spostare il focus dai problemi reali della scuola, il deputato vannacciano Rossano Sasso, il quale a giugno aveva presentato una risoluzione in commissione Cultura contro l’islamizzazione delle scuole, poi approvata, che impegnava il governo a legiferare in tal senso, afferma: “Più Vannacci cresce, più il centrodestra moderato ci insegue e recupera la trebisonda. Bene. Ora barra dritta e subito la legge anti-islamizzazione voluta dal generale Vannacci”.

Tra chi si affida ai dati per capire la complessità dei fenomeni, il portale di informazione scolastica la ‘Tecnica della Scuola’, fa notare l’esiguità del numero delle alunne che in Italia indossano il velo integrale: su quasi un milione di studenti stranieri nelle scuole italiane, poco più di un terzo è legato alla religione musulmana; e si calcola una sola alunna con burqa ogni 660 classi.

Sardegna protostorica, al via a Parigi la valutazione UNESCO

Roma, 21 set. (askanews) – La commissione Nazionale Unesco ha scelto di sostenere la proposta del ministero della Cultura: i monumenti sacri della civiltà nuragica rappresenteranno l’Italia a Parigi.

E’ la svolta che si attendeva nel cammino verso il riconoscimento UNESCO avviato nel 2020 dall’Associazione “Sardegna terra di nuraghi”, sostenuta da un movimento popolare che negli anni ha coinvolto l’intera Isola, dando valore universale al senso identitario e avviando un importante percorso di valorizzazione, tutela e accessibilità dei siti nuragici.

“Siamo grati alla commissione nazionale Unesco e al ministero della Cultura per aver scelto l’istanza relativa alla spiritualità e alla sacralità dei monumenti della civiltà nuragica per andare a Parigi a rappresentare l’Italia all’Unesco” dichiara Pierpaolo Vargiu, presidente Associazione Sardegna Terra di Nuraghi. “Per la Sardegna è un momento estremamente importante e di grande orgoglio. Credo sia motivo di orgoglio per l’Italia intera perché il riconoscimento di questa civiltà che ha lasciato un patrimonio straordinario e unico al mondo nella nostra terra, può diventare se adeguatamente narrata un volano culturale e di sviluppo straordinario per la Sardegna e per l’Italia”.

Villaggi nuragici, torri in pietra, pozzi sacri, tombe dei giganti sono testimonianza viva di un’antica civiltà e di un popolo che più di 3mila anni fa ha abitato la Sardegna e qui ha costruito torri alte fino a 30 metri, con una capacità ingegneristica fuori dal comune.

La Sardegna possiede un patrimonio unico al mondo: non esiste altro posto che abbia conservato 20.000 monumenti di epoca preistorica e protostorica in 24.000 km quadrati di territorio.

Oggi che anche il Ministero crede nel valore profondo della spiritualità e sacralità dei monumenti dell’antica civiltà sarda comincia una nuova pagina di Storia che finalmente la Sardegna e l’Italia potranno raccontare al mondo.

Mattarella: la scuola è la più efficace leva di integrazione, è aperta a tutti. Valditara: no discriminazioni

Amatrice, 21 set. (askanews) – “La scuola deve includere, recuperare, ricostruire. I nostri bambini, i nostri studenti sono avanti a noi per tante cose, ma sappiamo che hanno bisogno di trovare fiducia, che il disagio può nascondersi nei loro comportamenti. Può nascondersi persino ai genitori. Serve padronanza degli strumenti tecnici, ma servono anzitutto valori umani. Nella scuola la convivenza e il rispetto devono prevalere mettendo al bando la violenza”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice.

“La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati”, ha sottolineato Mattarella, ricordando: “La scuola prepara tutti, ‘E’ aperta a tutti’: così dispone l’art. 34 della Costituzione”. Infatti, il suo scopo è “stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”.

“Guardate al futuro con fiducia, non guardate mai al passato ma sempre con fiducia nel futuro”. E’ il consiglio rivolto dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, agli studenti della scuola Onnicomprensiva “Sergio Marchionne” di Amatrice dove si svolge l’inaugurazione dell’anno scolastico.

Il capo dello Stato ha anche partecipato insieme ad Alberto Angela ad una piccola “intervista” da parte degli studenti degli istituti superiori e ha raccontato che la sua materia preferita era “la storia” insieme ad una “pessima grafia”. Poi ha rinnovato il suo monito sulla cultura: “La cultura aiuta a pensare e rende liberi, è libertà”.

Infine commentando un progetto degli studenti con l’intelligenza artificiale ha sottolineato che “non potrà mai essere una macchina al posto di un insegnante che sa capire quando un ragazzo è preparato o incerto”.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, intervenendo ad Amatrice per il nuovo anno scolastico, alla presenza del capo dello Stato, ha ribadito la “necessità dell’integrazione degli studenti stranieri, in tutte le decisive sfumature dell’espressione che va sempre pensata nella sua complessità”.

“Evitare alla radice qualunque discriminazione – ha aggiunto -rimuovere le cause anche linguistiche di una inaccettabile marginalizzazione, con particolare attenzione all’effettiva padronanza della lingua italiana perché senza la conoscenza della nostra lingua, non c’è vera integrazione, non c’è successo scolastico e non c’è un futuro all’interno della nostra società. Ecco perché è così importante”.

Ambiente, a Firenze si conclude “Look Up Clean Up” di Save the Planet

Firenze, 21 set. (askanews) – Sesta e ultima tappa a Firenze per “Look Up Clean Up”, la campagna nazionale promossa da Save the Planet con il sostegno di Enegan e Neogreen per diffondere le buone pratiche di salvaguardia ambientale. Al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino si è tenuto un confronto tra esperti e istituzioni sui temi della sostenibilità e del turismo responsabile, seguito nel pomeriggio dall’attività dei volontari al Parco delle Cascine.

“Non solo serve un’attività di volontariato, ma -sottolinea Elena Stoppioni, presidente di Save the Planet- serve anche un’attività di presa di coscienza, perché prendersi cura della città vuol dire sicuramente farsi parte attiva della sua pulizia, ma anche prevenire il degrado. Nel giorno prima del World Cleanup Day, la giornata mondiale di attivismo, che, tramite l’ONU, ha concesso il logo e il patrocinio a questa nostra iniziativa, vogliamo lanciare un messaggio forte, quello del colibrì: fare la propria parte aiuta a spegnere l’incendio del nostro pianeta”.

La tappa fiorentina, realizzata anche grazie a Fondazione Destination Florence, Host Destination Partner dell’evento, ha ottenuto il patrocinio del Comune di Firenze.

“Io, come sindaca di Firenze, sto investendo tanto sia su tutta la parte della sostenibilità ambientale, col Piano del Verde, in cui abbiamo raddoppiato le risorse come Amministrazione comunale sia per piantare alberi, che per depavimentare e per altre azioni”, afferma la sindaca di Firenze, Sara Funaro. “Abbiamo annunciato anche un progetto ambizioso con due strade alberate per quartiere che partirà e andrà avanti; ma dall’altra parte c’è il tema del rispetto del territorio. E qui ci sono tante persone che questo tema lo conoscono bene e accompagnano le città verso una sensibilizzazione collettiva”, aggiunge Funaro.

A fare da cornice anche gli scatti del concorso fotografico promosso con la FIAF, esposti al Maggio Musicale. Si chiude così il tour che ha toccato anche Brisighella, Capo Peloro, Treviso, Otranto e Bardonecchia, mettendo al centro la tutela del territorio e la collaborazione tra cittadini e istituzioni.

Milano, Sardone: più che il Cencelli, cittadini scelgano il candidato

Milano, 21 set. (askanews) – “Io sono pronta, e più che al Cencelli mi rifarei ai cittadini. Io da sempre dico le primarie. Delle primarie ho parlato con Matteo quando abbiamo fatto le primarie a Milano della Lega, chiesi appunto di poterle fare con tutto il centrodestra. Non è certo la Lega che si è opposta alle primarie, ma non è che sono l’unico metodo”. Lo ha detto la vice segretaria della Lega Silvia Sardone, arrivando in via Bellerio a Milano per il consiglio federale.

“Insomma, se vogliamo fare la fine delle ultime tornate elettorali, il metodo migliore è indicare i candidati, ma non solo per Milano, vale per Roma, vale per Napoli, vale per Torino, per Bologna, a due mesi al voto: quella non credo che sia una strategia vincente, efficace. Quindi io sono per avere il nominativo subito. Se fossi io ne sarei molto onorata e sono pronta. Se non fossi io, bene. Diciamo questo nome, perché immagino che anche gli altri dovranno in qualche modo organizzare la campagna elettorale, magari anche se sono meno conosciuti, farsi conoscere, scrivere insieme il programma elettorale, noi l’abbiamo già buttato giù”, ha aggiunto.

Mattarella: scuola più efficace leva integrazione, crei legami non ghetti

Amatrice, 21 set. (askanews) – “La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice.

“La scuola prepara tutti, ‘E’ aperta a tutti’: così dispone l’art. 34 della Costituzione”, ha ricordato il capo dello Stato secondo il quale il suo scopo è “stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”.

Mattarella: violenza scuola intollerabile, serve etica condivisa

Amatrice, 21 set. (askanews) – “Sono intollerabili gli episodi di violenza e sopraffazione ai danni di ragazze e sono inaccettabili anche quelle forme più ovattate di oppressione nei loro confronti, quelle pretese miserabili di supremazia e di impossessamento”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice.

Il capo dello Stato cita “il bullismo che infierisce sul più debole, la diversità e la debolezza che diventano causa di umiliazione, il disinteresse di chi volta le spalle davanti ad atti di viltà travestiti da bravate”.

Ma per il Presidente “più che un codice di comportamento la scuola deve aiutare a riconoscere un’etica condivisa. Gli insegnanti non devono, quindi, essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili. Con un impegno rinnovato per sconfiggere la dispersione scolastica”.

Mattarella: scuola deve includere, convivenza e rispetto, no violenza

Amatrice, 21 set. (askanews) – “La scuola deve includere, recuperare, ricostruire. I nostri bambini, i nostri studenti sono avanti a noi per tante cose, ma sappiamo che hanno bisogno di trovare fiducia, che il disagio può nascondersi nei loro comportamenti. Può nascondersi persino ai genitori. Serve padronanza degli strumenti tecnici, ma servono anzitutto valori umani. Nella scuola la convivenza e il rispetto devono prevalere mettendo al bando la violenza”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice.

Addio a Sandro Mazzola, l’Inter saluta la sua bandiera

Roma, 21 set. (askanews) – L’ultimo applauso, quello della sua gente, ha accompagnato Sandro Mazzola fuori dalla Basilica di Sant’Ambrogio. Milano ha salutato così la sua bandiera nerazzurra, scomparsa il 19 settembre a 83 anni. Ai funerali, celebrati nella basilica milanese, c’erano gli ex compagni, le vecchie glorie dell’Inter e tanti tifosi. Il feretro, all’uscita intorno alle 16.10, è stato accolto da un lungo applauso. Mazzola sarà sepolto nel cimitero di Monza.

A ricordarlo, a nome dell’Inter, è stato il presidente Giuseppe Marotta, che ha affidato a una lunga lettera il ritratto di un campione diventato nel tempo soprattutto un esempio. “I campioni passano, gli esempi restano”, ha scritto Marotta, sottolineando il compito del club di custodire la memoria e trasmetterla alle nuove generazioni.

“Perché la memoria non è polvere da museo: è una lezione che cammina”, ha aggiunto il presidente nerazzurro, indicando in Mazzola un modello di umiltà, rispetto per compagni e avversari, sacrificio, cultura del lavoro e appartenenza. “Finché un ragazzo, indossando questa maglia, si ricorderà di Sandro, Sandro non se ne sarà mai andato”.

Nella lettera c’è anche il ricordo del campione. Mazzola fu protagonista della Grande Inter di Helenio Herrera e di Angelo Moratti, conquistando quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Nella finale di Vienna del 1964 segnò una doppietta contro il Real Madrid. Una carriera costruita in diciassette stagioni con una sola maglia, quella nerazzurra, dopo essere entrato nell’Inter da ragazzo.

Marotta ha ricordato anche l’altra grande sfida della carriera di Mazzola, quella con il Milan e con Gianni Rivera. Il primo derby arrivò il 24 febbraio 1963, quando Sandro aveva vent’anni e segnò dopo appena tredici secondi. Con la Nazionale vinse l’Europeo del 1968 e fu finalista al Mondiale del 1970, chiudendo con 70 presenze e 22 gol.

Ma per Marotta la grandezza di Mazzola andava oltre i numeri. “Era nove senza essere centravanti, otto senza essere centrocampista: ai ruoli preferiva il talento, agli schemi la fantasia”, ha scritto. E ancora: “Era un prodigio che la logica non sa spiegare”. Un talento accompagnato da un uomo “tenace e dignitoso”, sempre pronto a battersi per i compagni.

Il presidente dell’Inter ha ricordato anche gli ultimi anni, quando Mazzola continuava a vivere il rapporto con il club da tifoso. Nel maggio scorso era tornato a San Siro insieme a Gianfranco Bedin, Renato Cappellini e Aristide Guarneri, accolto dal popolo nerazzurro “come si accoglie un pezzo di casa”. E nel 2024 aveva festeggiato la Seconda Stella vivendo da tifoso la notte del derby del 22 aprile.

A Sant’Ambrogio è arrivato anche il messaggio di Massimo Moratti, letto da monsignor Carlo Faccendini. “Grazie per l’eredità che ci lasci per il ricordo del tuo stile, della determinazione e caparbietà. Grazie per i gol bellissimi che ci hanno fatto gioire. Raggiungi i campioni della Grande Inter del cui prestigio godiamo ancora adesso”, ha scritto l’ex presidente nerazzurro.

Tra gli ex compagni presenti alle esequie anche Gianfranco Bedin e Mario Muraro, mentre Gianfelice Facchetti ha ricordato il legame tra Mazzola e suo padre Giacinto. All’uscita della basilica, il pubblico nerazzurro ha accompagnato l’ultimo viaggio di Sandro con un applauso. Un saluto alla bandiera della Grande Inter, ma anche a un uomo che, come ha scritto Marotta, “non è mai stato un monumento”: è rimasto uno di famiglia.

Petrolio sempre più giù, anche il Brent torna sotto 100 dollari

Roma, 21 set. (askanews) – Continuano ad accentuarsi nel tardo pomeriggio i ribassi dei prezzi del petrolio, con il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord che a sua volta cade sotto la soglia psicologica dei 100 dollari, segnando un calo di oltre il 4,55% a quota 99,14 dollari.

A New York il West Texas Intermediate, che era sceso sotto quota 100 già venerdì scorso, crolla del 5,40% a 94,88 dollari. Collassi che seguono le impennate delle precedenti settimane e fanno sperare in calmimenti dei prezzi dei carburanti.

A favorire i nuovi ribassi le dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump: in una intervista a Fox News ha aperto a un possibile incontro con il presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian a margine dell’assemblea generale dell’Onu.

Tajani: mai pensato di offendere le donne, mie parole fraintese

Roma, 21 set. (askanews) – “Mi spiace molto che siano state fraintese alcune mie affermazioni estrapolate da un discorso molto più articolato. Mi scuso se delle persone si sono sentite offese da quello che ho detto, ma io non ho mai pensato di offendere le donne, non l’ho mai fatto in vita mia, né nella vita privata né nella vita pubblica”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine dell’inaugurazione degli uffici Simest e Ice a New York.

“Faccio un esempio per tutti – ha proseguito Tajani: proprio a difesa del diritto delle donne ho nominato e ho voluto nominare ambasciatore in Iran e ambasciatore in Afghanistan due donne, proprio per dare un segnale molto chiaro che in tutto il mondo non si possono calpestare i diritti delle donne. Questo è un esempio, ne potrei fare altri 100 ma non voglio fare polemiche né alimentare polemiche voglio soltanto dire che non devono essere strumentalizzate alcune frasi”, ha sottolineato il ministro.

Eccellenza e tradizione: il mare incontra il design in Triennale

Milano, 21 set. (askanews) – Storie di tradizione, di eccellenza, di rispetto del tempo. Quelle di Grupo Consorcio e di Triennale Milano. Ricorrenze che si intrecciano: 75 anni per l’azienda, 100 per l’ente. Per celebrare questo Triennale ha aperto i suoi archivi sottolineando i temi della convivialità, del mare e della conservazione. Tutti argomenti che vivono in Grupo Consorcio, azienda ormai stabilmente ai vertici nel mercato delle conserve di tonno premium e delle acciughe di alta qualità del Cantabrico. Un settore che, come rivelano i dati Circana presentati all’evento, raggiunge un valore complessivo da 2,1 miliardi di euro e che nel segmento Premium registra una crescita superiore alla media del Largo Consumo.

“Consorcio festeggia 75 anni e porta questo prodotto sulle tavole degli italiani fin dal 1950. Negli anni il mercato del tonno si è evoluto moltissimo: sta gradualmente passando da un consumo prevalentemente di scorta, in cui si acquista la scatoletta da tenere in dispensa, a una scelta d’acquisto sempre più consapevole” ha dichiarato Dario De Stefano, General Sales Manager di Grupo Consorcio Italia.

Ed ecco che la creatività e l’artigianalità esaltata da Triennale, si mostra nella manualità delle sobadoras, le donne sfilettatrici, che lavorano come da tradizione una materia prima di altissimo livello. Il tutto alla presenza tra gli altri di Jesus Gomez, Ceo di Grupo Consorcio, e Valeria Piaggio, Vicepresidente e nipote del fondatore.

“Vogliamo trasmettere al consumatore un concetto ben preciso: quello dell’artigianalità 100% del Cantabrico. È un impegno concreto, perché in tutti i nostri stabilimenti, sia a Santona che a Colindres lavoriamo a soli 50 metri dal porto del Cantabrico, dove acquistiamo la gran parte della nostra materia prima. Quando parliamo della calma citiamo il concetto della cura che i nostri dipendenti hanno del prodotto dall’inizio alla fine” ha aggiunto Eduardo Sanfilippo, Chief Marketing & Communication di Grupo Consorcio.

La riscoperta del tempo e della qualità. Due delle direttrici che rendono famosa l’Italia in tutto il mondo.

Cinema, "L’Estranea" conquista il pubblico del Toronto Film Festival

Roma, 21 set. (askanews) – Prosegue il percorso internazionale de “L’Estranea”, il nuovo film di Paolo Strippoli, che dopo la presentazione in concorso alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia conquista il pubblico del Toronto International Film Festival, dove si aggiudica il secondo posto del People’s Choice Midnight Madness Award presented by Rogers, ambito premio assegnato dal pubblico del festival.

Il film si è classificato First Runner-Up, alle spalle del canadese “Ladies and Gentlemen, Brian Mulroney” di Matthew Rankin e davanti ad “Arrested Memory” di SABU. “Un risultato particolarmente incoraggiante”, ha commentato la produttrice Marina Marzotto, “visto che lo scorso anno a classificarsi secondo per lo stesso premio è stato il fenomeno del boxoffice Obsession “. Un risultato inedito per un film italiano nella storia dei riconoscimenti della Midnight Madness del TIFF.

Dopo Venezia e Toronto, “L’Estranea” sarà in competizione anche al Busan International Film Festival, nella sezione internazionale World Cinema. L’anteprima del film è in programma per il primo weekend, venerdì 9 ottobre, ed ha registrato il sold out in meno di un’ora, nonostante l’arena Open Cinema, (la più grande in Asia) offra oltre 3.000 posti.

Venezia, Toronto e Busan costituiscono così il grande slam del percorso festivaliero internazionale de “L’Estranea”, che è già stato selezionato in concorso anche in molti altri festival internazionali tra i quali, già annunciati: Austin, Beyond LA, SLASH, Rio de Janeiro, Ghent, Sitges e Chicago.

“L’Estranea” scritto e diretto da Paolo Strippoli, co-sceneggiato insieme a Salvatore de Chirico, è interpretato da Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi. In Italia uscirà in sala l’8 ottobre con 01 Distribution.

Cinema, a Milano corner dedicato a "Verity" durante la Fashion Week

Roma, 21 set. (askanews) – In occasione della Milano Fashion Week arriva il “Verity Corner”: un’edicola a tema che porta nel cuore della città italiana della moda l’atmosfera di “Verity”, il thriller psicologico diretto da Michael Showalter con Anne Hathaway e Dakota Johnson, tratto dall’omonimo bestseller di Colleen Hoover (It Ends with Us – Siamo noi a dire basta), nelle sale italiane dal primo ottobre, distribuito da Eagle Pictures.

Da domani, martedì 22, fino a lunedì 28 settembre, Largo Augusto si trasformerà in un’esperienza immersiva sospesa tra moda e mistero. Il “Verity Corner” sarà aperto tutti i giorni dalle 11:00 alle 19:00 (inaugurazione il 22 alle 17:30).

Ad accogliere i visitatori ci saranno diversi ambienti dedicati all’universo di “Verity”: l’edicola sarà brandizzata con lo stile del film; le pareti saranno dedicate al romanzo di Colleen Hoover che lo ha ispirato, in collaborazione con l’editore Sperling and Kupfer, e con bottiglie di vino a tema; uno specchio, posizionato all’esterno diventerà un punto per scattarsi una foto. Infine, “la parete dei segreti”: proprio come nel film, dove nulla è ciò che sembra, una parete all’interno dell’edicola invita gli ospiti a rivelare una verità inconfessabile. Ognuno potrà scriverla su un post-it e lasciarla nell’apposito spazio.

Tratto dal romanzo bestseller di Colleen Hoover, il film segue Lowen Ashleigh (Dakota Johnson), una scrittrice in difficoltà che si trasferisce nella remota tenuta dei Crawford per fare da ghostwriter alla celebre autrice Verity Crawford (Anne Hathaway). Dopo aver scoperto quelli che sembrano essere gli inquietanti appunti autobiografici di Verity, Lowen deve fare i conti con le torbide e distorte confessioni sul marito di lei, Jeremy (Josh Hartnett), trovando difficile distinguere la finzione dalla realtà, la manipolazione dall’attrazione e l’opportunità dall’ossessione.

Lettera morta ma non troppo: appeal europeo per gourmet californiani

Sonoma, 21 set. (askanews) – Si chiama Dead Letter e non a caso. Si trova dove un tempo c’era l’ufficio postale nella città di Sonoma. La lettera sarà pure morta, ma lo chef è in forma.

Tanto che a passare come un cliente qualsiasi abbiamo avvistato (nientepopodimenoche!) Brian Limoges, lo chef di Enclos fresco di III stella Michelin e pure una Michelin Green Star.

Ma da dove nasce l’idea di Dead Letter e perché proprio qui in una piazza storica in piena valle del vino californiana?

Lo abbiamo chiesto a John Toulze che ha origini francesi e che ogni giorno affronta, in tutta serenità il peso della cucina europea e il suo ruolo rispetto a quella californiana.

Parliamo delle sue origini francesi: cosa porta del suo bagaglio in questo ristorante?

“Credo soprattutto la sensibilità, sai? Lasciare che il cibo sia semplicemente cibo. Penso sia uno stile diverso, una selezione di ingredienti diversa, un adattamento diverso. Ma, in fin dei conti, il mio background francese mi dice che il cibo è piacere. Il cibo dovrebbe essere il fulcro della tavola. Il cibo dovrebbe essere ciò attorno a cui costruiamo la nostra giornata. Credo che questo apportino le mie origini”, spiega.

Ducati, de Pascale: “Le istituzioni pretendono di essere ascoltate”

Bologna, 21 set. (askanews) – “Su Ducati è stato un incontro positivo. Al di là di uno scenario ancora non prevedibile, il messaggio arrivato alla casa madre è molto chiaro: le istituzioni italiane, in maniera corale, pretendono di essere ascoltate e di partecipare alle scelte strategiche di un brand che per l’Italia è strategico”. Lo ha detto il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, a margine dell’inaugurazione del Cersaie a Bologna, sul futuro della casa motociclistica alle prese con le voci di cessione dopo le decisioni del gruppo Volkswagen.

Ducati, ha sottolineato, “è uno dei simboli dell’ingegneria italiana a livello globale, della competenza e della capacità degli italiani di saper progettare, inventare, tenere insieme design e performance”.

Da qui, ha spiegato de Pascale, “è assolutamente giustificato il ruolo che il governo italiano deve e vuole esercitare”. “Il governo terrà monitorata la situazione e credo che nelle prossime ore ci sarà un incontro anche tra Volkswagen e l’esecutivo italiano”, ha aggiunto. “Noi siamo presenti, il ministro non ha escluso nessuno strumento, né di governance, né regolatorio, né di coinvolgimento di attori istituzionali italiani: c’è attenzione per un’azienda che va benissimo, un fiore all’occhiello dell’industria italiana dal punto di vista sportivo, delle vendite e della performance”.

Grillo da Fedez: M5S partito normale, ma non posso fondarne un altro

Roma, 21 set. (askanews) – Non una nuova “discesa in campo”, forse solo un momento di nostalgia per quando mezza Italia pendeva dalle sue labbra: Beppe Grillo si ripresenta al pubblico grazie alla platea di Pulp podcast (con una robusta componente di giovani e nativi digitali) che gli viene offerta da Fedez e Mr. Marra sulla loro piattaforma Youtube. Nell’intervista poche battute su Giuseppe Conte (soprannominato reverendo Jones, “l’uomo che sussurrava ai cavilli”) ma erano già state anticipate qualche giorno fa, e un fiume confusionario e inarrestabile come ai bei tempi dei teatri sold out e delle piazze piene del Movimento 5 stelle.

Primo passaggio, obbligato, è sulla vicenda del figlio condannato in primo grado per un caso di stupro: nessuna domanda dei conduttori ma una sorta di dichiarazione spontanea del comico genovese. Ciro, racconta, “sta attraversando un momento un po’ particolare, di un’enorme pesantezza” ma “si è laureato, 110 e lode, ha fatto una famiglia, una bambina stupenda, ha una moglie straordinaria, studia per diventare avvocato penalista e gridare al mondo un po’ la sua innocenza”. In un’ora e venti di registrazione c’è spazio per i ricordi della sua gioventù: da rappresentante di abbigliamento a cabarettista quasi per caso, e per qualche amarezza personale: “Stanno cancellando la mia memoria, fanno un festival dedicato a Baudo e non mi chiamano, mi tolgono dall’elenco dei vincitori del David, tagliano l’intervista di Cazzullo a Gino Paoli che parlava bene di me…”

Non manca la rivendicazione dei suoi meriti di innovatore e di appassionato di tecnologie come l’intelligenza artificiale, ma Grillo confessa di prendere “appunti morbosamente a mano” e ricorda come con Gianroberto Casaleggio, l’altro fondatore del Movimento 5 stelle, “una grande persona”, si completavano a vicenda perché “aveva la sintesi, era un manager”. Obiettivo di entrambi “era immettere nella politica un sentimento. Il sentimento di provare a cambiare la vita dei più disagiati”.

L’interesse degli intervistatori, però, è portarlo sull’attualità, sul conflitto con il nuovo M5S guidato da Conte, che “adesso è un partito normale”, dice l’ex garante. “Sono stato estromesso, vabbè”, ma, precisa, “non ho rimpianti”. Difende la sua scelta di promuovere una azione legale per cercare di riprendersi il simbolo del M5S, “anche per dare anche valore al reverendo Jones (sempre Conte, ndr). Perché lui dovrebbe avere la sua faccia col suo stemma”. Però fra una critica e l’altra concede in qualche modo l’onore delle armi ai suoi vecchi seguaci: “Io non ce l’ho col Movimento. Sono anche persone in gamba, per l’amor di Dio: qui parliamo di uno spirito che non c’è più, quindi è uno spirito completamente diverso. Non vedo una rinascita del Movimento coi valori, perché è passato, però vedo che alcune cose sono compostabili, cioè sono dentro. Hanno detto ‘sei stato polverizzato’: sono stato polverizzato, nella polvere c’è ancora però dei semi di qualcosa”.

Personalmente, però, giura di non voler fare il bis in politica: “Come faccio io a fondare un partito, a organizzarlo? No, no, mi dispiace, ma non ho il potere di farlo, non ho le facoltà di farlo”. E scherza su una sua ipotetica candidatura, citando i suoi precedenti teatrali con gli ologrammi, utili, afferma, anche al premier indiano Modi e al leader della sinistra francese Mèlenchon per i loro risultati elettorali: “Io ero già lì anni prima. Il programma? Ma chi è che legge un programma? Se io dovessi candidarmi, supponi se io mi dovessi candidare, direi signori sono Grillo, vi fidate? Io non vi dico più niente. Ho già detto tutto, che cazzo volete da me? Datemi il voto e basta, fatela finita”.

Grillo non apprezza la politica del presente. Da un lato spiega i successi della destra di AfD in Germania con “la paura” che i migranti suscitano nelle periferie, mentre fanno comodo, sostiene, ai benestanti dei centri cittadini che vedono il vantaggio della disponibilità di badanti e altri lavori per i quali non c’è più la manodopera. Ma in generale, osserva l’ex leader carismatico del M5S, “l’intelligenza artificiale, l’algoritmo impara, la democrazia no. Siamo rimasti fermi con delle istituzioni del paleolitico” ed ecco “che ci buttiamo nel fascismo, nel nazionalismo, nella bandiera, la patria… sono malattie infantili. Come gli orecchioni”. Una battuta la dedica anche al fondatore di Futuro nazionale, Roberto Vannacci. Secondo Grillo ad aiutarlo sono i giornalisti che lo criticano: “Il futuro di Vannacci sono le domande con un sottile astio sotto, perché lui risponde…”

Si dice poco interessato al caso Ranucci, anche se alla trasmissione Report, che in passato si è occupata anche di lui, riserva una stilettata: “Le indagini venivano fatte come se volessero arrivare a un punto prestabilito”. Del resto, la Rai “non è più niente, è una tv commerciale, gestita male, con 13mila dipendenti. La mia proposta era di vendere e a privati seconda e terza rete, fare una rete come Arté, finanziata ma senza pubblicità”.

Cinema, torna il Matiff: apertura il 26 settembre con Castellitto

Roma, 21 set. (askanews) – Dal 26 settembre al 4 ottobre 2026 torna a Matera il Matiff (Matera International Film Festival), che per la sua settima edizione sceglie il Mediterraneo come tema e orizzonte narrativo di un viaggio tra cinema d’autore, anteprime internazionali, incontri con artisti e professionisti dell’industria audiovisiva, masterclass, letteratura e musica.

La settima edizione si aprirà il 26 con la cerimonia inaugurale e Sergio Castellitto, che accompagnerà la proiezione di “L’uomo delle stelle” di Giuseppe Tornatore, film scelto per introdurre il tema dell’edizione: il Mediterraneo come spazio di incontri, storie, identità e contaminazioni culturali. Nel corso della serata, Castellitto riceverà anche il Matiff Award “Acqua del cinema”.

Al centro della nuova edizione, un concorso internazionale articolato in sette categorie: lungometraggi, cortometraggi, documentari, animazione, spot pubblicitari, videoclip e sceneggiature. Le opere selezionate saranno valutate da una giuria d’eccezione e si contenderanno i riconoscimenti del Festival. Sono 815 gli autori iscritti quest’anno, provenienti da 57 Paesi del mondo. Matera e Riva dei Ginepri accoglieranno per nove giorni registi, attori, produttori, sceneggiatori e rappresentanti di importanti realtà cinematografiche internazionali. Un programma articolato che affianca alle proiezioni il Mama – Matera Film Market, spazio di confronto e formazione rivolto ai professionisti del settore, e una serie di appuntamenti dedicati ai grandi protagonisti del Novecento, al dialogo tra i popoli e al valore sociale del cinema.

Giunto alla settima edizione, sotto la presidenza di Leonardo Fuina e la direzione artistica di Valentina Castellani-Quinn, il Matiff rafforza così la propria identità internazionale e il legame con il territorio lucano, trasformando Matera in un luogo d’incontro tra culture, linguaggi, visioni e nuove traiettorie dell’audiovisivo. Madrina di questa edizione, la global speaker, curatrice d’arte e attivista per i diritti umani Felicia Cigorescu, ideatrice de “Il Cantico del Mediterraneo”. “Essere madrina e curatrice d’arte del Matiff in questa edizione dedicata al Mediterraneo è per me un invito a riportare al centro ciò che ci rende profondamente umani – ha dichiarato – credo che lo spirito, inteso come dimensione interiore e ricerca di senso, appartenga a ogni essere umano, al di là di ogni fede, cultura o appartenenza. L’arte e il cinema possono ricordarcelo: possono aprire uno spazio dentro di noi in cui tornare a riconoscerci, incontrarci e sentirci parte di un’umanità comune”.

La giuria internazionale è presieduta da Deirdre Hopkins, responsabile dei lungometraggi presso i Bafta Awards. Ad affiancarla Gary Shapiro, produttore cinematografico ed ex Senior Vice President di Sony Pictures, e Julie Carmen, attrice e produttrice cinematografica statunitense.

Il programma riunisce produzioni italiane e internazionali, prime mondiali, anteprime italiane e incontri con autori, interpreti e produttori. Eventi centrali le masterclass con Sergio Castellitto e Alessandro Gassmann. Tra gli altri ospiti attesi Lina Sastri, che presenterà il cortometraggio “La mancanza”, e Ronn Moss, che incontrerà invece il pubblico in occasione della proiezione del documentario “Soap Fever”.

Il Matiff renderà inoltre omaggio a Robert Redford con la proiezione di “Milagro”, in partnership con Universal Pictures, e alla presenza dell’attrice Julie Carmen. L’omaggio a Robert Redford sarà accompagnato anche da una masterclass con Julie Carmen, che condividerà con il pubblico la propria esperienza artistica e il ricordo della collaborazione con il regista.

Il programma internazionale comprenderà anche “The Present” di Farah Nabulsi, vincitore del premio Bafta come miglior cortometraggio britannico nel 2021 e candidato ai Premi Oscar nello stesso anno, e “My Father and Qaddafi” di Jihan K, candidato agli Academy Awards 2027 come miglior documentario. Jihan K dialogherà con il pubblico al termine della proiezione. Ampio spazio sarà riservato anche al cinema italiano: il regista Antonio Capuano, al quale sarà conferito un premio alla carriera, e l’attrice Teresa Saponangelo, presenteranno “Il buco in testa”. In programma anche “Elvira Notari – Oltre il silenzio” di Valerio Ciriaci.

La mattina di domenica 27 settembre sarà dedicata alle scuole e al pubblico più giovane, con un programma speciale realizzato insieme a Rainbow. Al centro dell’appuntamento, la proiezione del primo episodio della nuova stagione di “Mermaid Magic”, la serie animata creata e prodotta da Iginio Straffi.

Tra le produzioni internazionali spicca, inoltre, la prima mondiale di “The Awakening” di Matt Routledge, interpretato da Kevin Spacey e presentato dal produttore Matt Hookings. Completano il programma “Horn Maker” di Juliette Marquis; i progetti “Auber89” e “I nemici del popolo”, presentati dal produttore Paolo Maria Spina, e la prima italiana di “Fade Away” di Ramin Niami, presente per incontrare il pubblico. Nel ventesimo anniversario della scomparsa di Oriana Fallaci, il Matiff dedicherà un appuntamento alla sua opera e al progetto teatrale internazionale “Fallaci – A One Woman Show”, con la partecipazione di Edoardo Perazzi, nipote della scrittrice e curatore dell’Archivio Fallaci, e dello sceneggiatore Gary Hoffman.

Il presidente della Cei Zuppi: la scuola sia inclusiva, inaccettabile dipenda dal luogo di nascita

Roma, 21 set. (askanews) – “Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace”. E’ quanto scrive il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, nella prolusione del Consiglio permanente della Cei, che si apre oggi a Roma.

“In questi giorni – sottolinea – le scuole hanno riaperto i cancelli: tornano domande che riguardano tutti, non solo chi insegna o studia. La questione educativa non è un tema tra gli altri, né si riduce a programmi e metodologie. Tocca il cuore della nostra convivenza. Educare significa accompagnare una persona a diventare libera, capace di cercare la verità, di riconoscere il bene, di entrare in relazione con gli altri e di assumere responsabilmente il proprio posto nel mondo. I recenti episodi di violenza – ha dibadito Zuppi – ci interrogano profondamente e devono spingerci a una presenza rinnovata nel mondo educativo”.

“All’inizio dell’anno scolastico – prosegue il capo dei vescovi italiani – non auguriamo soltanto buoni risultati. Auguriamo alle nostre scuole di essere comunità capaci di generare fiducia, passione e responsabilità; luoghi in cui nessuno si senta escluso; laboratori di umanità in cui la tecnologia sia al servizio della persona e non la persona al servizio della tecnologia. Auguriamo loro di custodire il tempo lento dell’ascolto, dello studio, della meraviglia, del confronto vero, senza i quali nessuna libertà interiore può crescere. La scuola non è uno spazio da attraversare in fretta: è, ancora oggi, un cantiere decisivo del nostro futuro comune”.

Cnn, Ms Now e Politico fanno causa a Trump: vietare accesso alla Casa Bianca viola primo emendamento

Roma, 21 set. (askanews) – CNN, MS Now e Politico hanno annunciato di voler fare causa all’amministrazione Trump dopo che il presidente statunitense ha vietato l’accesso delle emittenti alla Casa Bianca.

I gruppi mediatici hanno dichiarato oggi di aver avviato un’azione legale per tutelare i propri diritti sanciti dal Primo Emendamento e per difendere il principio secondo cui il governo non decide cosa la stampa debba riportare o pubblicare.

“Senza preavviso né procedura, la Casa Bianca ha revocato le credenziali dei nostri giornalisti perché si opponeva al nostro lavoro di reportage”, hanno dichiarato in un comunicato. “Questo minaccia la libertà di stampa e il diritto del pubblico a un giornalismo indipendente, libero da interferenze governative”.

Le tre testate giornalistiche chiedono un’ordinanza provvisoria che impedisca al presidente americano di intraprendere ulteriori azioni per attuare il divieto e che obblighi la Casa Bianca a ripristinare immediatamente gli accrediti stampa.

La causa sostiene che il presidente americano e i membri della sua amministrazione abbiano vietato l’accesso ai propri giornalisti “con l’esplicito scopo di escludere giornalisti e testate giornalistiche con linee editoriali sgradite all’amministrazione Trump”.

Salis: il campo progressista è pronto a governare il Paese

Genova, 21 set. (askanews) – “Essendo parte del campo progressista come sindaca ma prima ancora come elettrice, penso che sia un campo pronto a governare. Detto questo, bisogna ritornare a parlare al cuore delle persone e non volare troppo alti”. Lo ha affermato la sindaca di Genova, Silvia Salis, rispondendo alla domanda di un giornalista sul campo largo, a margine di una conferenza stampa sul Fuori Salone Nautico 2026 a Genova.

“Negli anni – ha aggiunto la prima cittadina – un po’ questa distanza della sinistra dal cuore delle persone l’abbiamo pagata e ora non dobbiamo più fare questo errore. Noi non dobbiamo parlare alla pancia, non dobbiamo stimolare la paura e sentimenti negativi di aggressività, però dobbiamo ritornare a parlare al cuore delle persone. In questo senso credo che la sinistra possa ritrovare la sua identità”.

Il segretario al Tesoro Usa: dal 23 settembre i voli iraniani cesseranno le operazioni

Roma, 21 set. (askanews) – A partire dal 23 settembre, le compagnie aeree iraniane non potranno più effettuare voli né ricevere servizi di assistenza a terra a causa delle sanzioni: lo ha dichiarato oggi il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent.

“Il 23 settembre, tutte le compagnie aeree iraniane cesseranno le operazioni a livello globale. E come avverrà? Se atterreranno, non potranno ricevere carburante o servizi di assistenza all’atterraggio, né potranno essere venduti biglietti per i loro voli; in caso contrario, verrebbero tagliate fuori dal sistema basato sul dollaro”, ha spiegato alla CNBC.

L’8 settembre, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha imposto sanzioni a 27 compagnie aeree, oltre che a diverse entità straniere e a un individuo, per il loro sostegno al settore dell’aviazione iraniano, nell’ambito delle più recenti misure adottate contro Teheran.

A fine agosto, Bessent aveva annunciato una campagna di isolamento economico mirata alla Repubblica islamica e ai Paesi che la sostengono.

Le misure hanno l’obiettivo di bloccare tutte le potenziali fonti di reddito che finanziano Teheran.

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha inviato una lettera ai funzionari delle Nazioni Unite e agli Stati membri esortandoli a condannare questo tentativo di coercizione economica.

L’Islanda dopo il referendum: un piede in UE e l’altro negli USA

Isafjordur (Islanda), 19 set. (askanews) – A metà strada tra l’Europa e l’America, Isafjordur è la capitale dei Fiordi Occidentali in Islanda. La città è la più a ovest del nord Europa ed è il luogo ideale per capire che cosa è accaduto, solo qualche settimana fa, con il referendum sulle trattative per l’ingresso dell’isola di ghiaccio nell’Unione europea.

“La popolazione islandese ha votato contro la ripresa dei negoziati che erano stati avviati nel 2010 e poi si erano fermati. Il 53% ha risposto di no e il 47% di sì alla domanda sulla volontà di riprenderli. Nella capitale, Reykjavik, la maggior parte degli intervistati si è espressa a favore, mentre nelle zone rurali i contrari hanno vinto” ci racconta Gylfi Òlafsson il sindaco Isafjordur dove oltre il 60% della popolazione ha votato no.

L’islanda è un paese che non ha esercito, anche se non è neutrale.

“Questo è sempre stato un aspetto molto importante delle nostre relazioni internazionali che si basano principalmente su tre pilastri. Uno è l’appartenenza alla NATO, ne siamo membri dal 1949. Siamo membri dello Spazio economico europeo e lo siamo dai primi anni ’90 e, in terzo luogo, facciamo parte delle Nazioni Unite. Per questo ci sentiamo al sicuro”.

Legata all’Europa per cultura, l’Islanda ha un rapporto con gli Stati Uniti molto stretto.

“L’Islanda è sempre stata un mix tra Europa e America. Durante la Seconda Guerra Mondiale, c’era l’esercito britannico, poi quando gli inglesi andarono via, arrivò l’esercito degli Stati Uniti. I rapporti sono sempre stati amichevoli fino al 2006, quando l’esercito americano se n’è andato perché doveva dare priorità al Medio Oriente. Siamo sempre stati molto amichevoli con tutti, come se avessimo un piede in Europa e l’altro negli Stati Uniti”.

L’Islanda dopo la crisi economica del 2008, sta vivendo un grande momento di espansione che la rende molto appetibile.

“Direi che non siamo contenti del fatto che Donald Trump ha immaginato l’Islanda come parte degli Stati Uniti. Ma essendo una nazione molto piccola, dobbiamo esportare e importare parecchio e dobbiamo avere buone relazioni con tutti”.

Isafjordur, con una popolazione di circa 2.600 abitanti, per due mesi all’anno non vede sorgere il sole, per questo il primo cittadino che è un pianista e compositore ha ideato una festa e una canzone per celebrare il ritorno alla luce. Un semplice esempio di come questa popolazione di ceppo vichingo sia orgogliosa delle proprie origini e tradizioni. Isafjordur cerca così di restare in equilibrio tra due mondi.

Nazionale di calcio, Mancini: "Riconquisterò chi si sente tradito"

Roma, 21 set. (askanews) – All’inizio della sua seconda avventura alla guida della Nazionale, è un Roberto Mancini ottimista e solare quello che parla da Coverciano, indicando la strada dell’Azzurro che verrà: “Sono sicuro che qualcosa nei prossimi quattro anni porteremo a casa, non inizio mai per perdere”, ha detto Mancini, “c’è bisogno di vincere e dobbiamo cercare di farlo in fretta. Siamo positivi, di giocatori qualcosa mi intendo”. Quando racconta il suo ritorno a Coverciano dopo tre anni, il Mancio quasi si commuove: “Quando sono tornato ero molto felice, abbiamo passato momenti molto belli insieme. Per me è un grande piacere. Ai ragazzi i concetti saranno semplici: per vincere devi essere una squadra che gioca bene, che si diverte e che ha voglia di fare qualcosa di importante. Dirò loro di divertirsi, perché nello sport se non ti diverti non raggiungi risultati. Abbiamo una fortuna, il nostro lavoro è la nostra passione”.

“Vogliamo dominare e vincere” Principi di gioco chiari per la sua Nazionale-bis: “Io parto per avere una squadra che domina, che gioca bene, che dia sempre il massimo. Non si può sempre vincere ma noi partiremo per fare questo, per vincere. Siamo tutti positivi”. Gli obiettivi sono ambiziosi: “Sono qua per vincere il più velocemente possibile. Sono curioso di vedere i ragazzi più giovani, di costruire una squadra con questi ragazzi. Sono certo che avremo delle belle soddisfazioni. Non sappiamo quanto tempo servirà, ma dovremo essere veloci nel capire i giocatori che abbiamo e capire cosa potranno darci in futuro. Abbiamo partite importanti, subito ufficiali e senza possibilità di sbagliare. Dobbiamo vincere e risalire nel ranking”.

Mancini ha in mente una Nazionale “intergenerazionale”: “Dai giocatori esperti mi aspetto che diano una mano all’inserimento dei giovani. Dai giovani che mettano a disposizione tutto ciò che hanno, i giovani spesso giocano tranquilli e spensierati, fanno cose che i più vecchi magari non fanno perché pensano troppo”. Il Ct sa che i tifosi sono rimasti scottati dalle ultime delusioni azzurre: “Se un tifoso si sente tradito può arrabbiarsi, è comprensibile, per riconquistarli dobbiamo fare le cose per bene e riportare la Nazionale dove merita”. Una battuta anche su due importanti interlocutori: Malagò e la neo-capo delegazione Bianchedi: “Con il presidente Malagò ho parlato, è tranquillo e noi dobbiamo pensare al nostro lavoro a cominciare dalla partita col Belgio. Diana Bianchedi ha fatto la storia di uno sport importantissimo come la scherma conquistando grandi risultati. La conoscevo da tempo, ha vissuto momenti indimenticabili per lo sport italiano, non può che esserci utile”. Infine un’occhiata alla Serie A, con i nuovi ritmi che sta imponendo al calcio italiano: “Ho sempre pensato che in Italia si giocasse a un ritmo inferiore per i troppi falli fischiati. Questo nuovo metro di giudizio lo apprezzo molto. Il fatto che nel nostro campionato sia sparito lo 0-0 è molto più divertente. Sicuramente ci saranno partite senza gol”.

Ex Ilva, Urso: magistratura ha creato un labirinto sull’azienda

Bologna, 21 set. (askanews) – “Siamo finiti in un labirinto, un labirinto che la magistratura ha creato intorno a questa azienda”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, a margine del Cersaie a Bologna, sulla vicenda dell’ex Ilva. La Corte di Cassazione, ha ricordato, “ha deciso, e questo ha sorpreso tutti visti i tempi usuali, di riunirsi in Sezioni Unite tra pochi giorni, il 20 ottobre, per giudicare il ricorso dei commissari rispetto alla sentenza”, mentre la Corte d’appello di Milano dovrà a sua volta decidere se sospenderla in attesa della decisione. “Siamo fiduciosi che prevalga la ragione su ogni ideologia, il diritto al lavoro che va coniugato con la salute e con l’ambiente, e la certezza del diritto”, ha aggiunto.

Nel frattempo, ha spiegato Urso, il governo ha realizzato, “sotto la regia del sottosegretario Mantovano, un primo provvedimento già oggetto di confronto con i sindacati”, sia per la tutela dei lavoratori “e quando parlo di lavoratori parlo anche di quelli dell’indotto, i primi a subire l’impatto di un’eventuale decisione della magistratura”, sia per “l’accelerazione nella reindustrializzazione dell’intera area”, con interventi da implementare nei prossimi giorni. “Tutti siamo in attesa di chi ha il potere di decidere lo spegnimento degli impianti, cioè della magistratura”, ha concluso.

Ducati, Urso: “E’ giunto il momento che torni in mani italiane”

Bologna, 21 set. (askanews) – “Credo che sia giunto il momento che questa azienda torni pienamente nelle mani italiane”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, a margine dell’inaugurazione del Cersaie a Bologna, sul futuro della Ducati, al centro delle voci di una possibile cessione dopo i tagli annunciati da Volkswagen.

“Stamattina abbiamo incontrato lo staff straordinario attorno a Claudio Domenicali e i rappresentanti dei lavoratori che contribuiscono a questo grande successo del Made in Italy – ha spiegato Urso -. Siamo qui per garantire loro che il sistema Italia, il governo nazionale con gli enti locali, la Regione, il Comune e Confindustria, presente anche il presidente Orsini, è impegnato in modo coeso per tutelare questa azienda orgoglio del Made in Italy, con tutti gli strumenti a nostra disposizione”.

Sulla possibilità di una cordata italiana, Urso ha confermato che “stiamo lavorando”, pur sottolineando la necessità di un confronto diretto con la casa madre tedesca: “Lo avrò tra qualche giorno, per capire quale sia l’intendimento di questa grande multinazionale, se davvero intendono vendere, con quali tempistiche e con quali modalità”. “Noi siamo in campo, pronti a ogni evenienza per trovare una soluzione che sia sostenibile nel tempo e che consenta a questa azienda, ove fosse davvero ceduta, di tornare in mano italiana”, ha concluso.