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Ucraina, Crosetto: articolo 5 deterrenza superiore ai Volenterosi

Roma, 20 ago. (askanews) – “E’ molto positivo ciò che è accaduto a Washington. Intanto perché a tutti, anche agli americani, è sempre più chiara la realtà sul campo. E poi perché gli europei si sono coordinati, hanno costruito una linea comune e deciso di percorrerla tutti assieme. Non mi sembra poco”. Lo afferma il ministro della Difesa Guido Crosetto commentando, in un’intervista a Repubblica, i risultati del vertice di lunedì alla Casa Bianca tra il presidente Usa Donald Trump, quello ucraino Volodymyr Zelensky, i leader dei pricipali Paesi europei e il segretario generale della Nato Mark Rutte.

“La linea – spiega il ministro – è quella di garantire la sicurezza dell’Ucraina. Non era un impegno scontato, soprattutto da parte degli Stati Uniti. Ora si fa sempre più strada l’ipotesi di Meloni su un meccanismo basato sull’articolo 5. È una delle possibili soluzioni e non è incompatibile con quella dei Volenterosi. Si possono realizzare entrambe”. Il meccanismo, ha proseguito Crosetto, si basa su “un impegno di sicurezza che si assumerebbero le nazioni. L’idea di Meloni, discussa anche ieri, è che possa essere la Nato, come alleanza difensiva, ad assicurare a un Paese esterno come l’Ucraina la sua protezione. In alternativa, potrebbero impegnarsi a farlo singole nazioni. Si sceglierà il meccanismo migliore. Di certo, con la Nato, si garantirebbe una deterrenza superiore”.

In sostanza, aggiunge Crosetto, sarebbe la Nato a difendere l’Ucraina senza che Kiev aderisca, “con ciò che prevede l’articolo 5, e cioè la difesa aerea, navale e terrestre dell’alleanza”.

Secondo il ministro della Difesa Putin potrebbe accettare questo schema “perché l’Ucraina non entrerebbe nella Nato, con tutto ciò che comporta esserne membro. La Nato interverrebbe solo per difendere da un’aggressione. E poi, per molte altre ragioni. Non ultima quella che in Russia sia ciò che resta di opinione pubblica, sia gli oligarchi ed il mondo produttivo, premono per eliminare le sanzioni e riaprire rapporti. Poi, perché otterrebbe uno spazio politico e di influenza superiore. Almeno formalmente, tratta da pari con gli Stati Uniti recuperando un ruolo da superpotenza, riacquisendo influenza nel vecchio continente e comprando tempo. Non dimentichiamo che nei calcoli russi quella Ucraina doveva essere una guerra lampo”.

Sull’idea di Francia e Regno Unito, che vorrebbero inviare truppe di volenterosi sul terreno sostenendo che l’articolo 5 potrebbe non bastare, Crosetto sottolinea: “Vediamo” prima “le condizioni della tregua. Una di queste, se i russi accetteranno l’articolo 5, potrebbe essere quella di non avere truppe di altri paesi, per di più europei, in Ucraina. Per noi, qualcosa che riprenda l’articolo 5 pare una protezione adeguata. E non permette ai russi di dire: mandate truppe ai confini, state provocando di nuovo”.

In ogni caso, “quando ci saranno tutte le condizioni, decideremo” come Italia “cosa fare. Ad oggi la proposta sul campo che ha più peso è quella di Meloni. La partecipazione dell’Italia al tavolo di Washington non era scontata. E penso sia più un riconoscimento a Giorgia, che al Paese”.

Sanità, Matteo Bassetti: "Minacciato di morte, brutto clima politico"

Roma, 20 ago. (askanews) – Matteo Bassetti è infettivologo al San Martino di Genova. Dai tempi del Covid viene preso di mira dal mondo dei no-vax. È stato minacciato più volte, l’ultima un paio di giorni fa. “Lunedì sera – racconta in una intervista a Repubblica – ho aperto la mail prima di andare a letto e mi sono trovato due mail con minacce pesanti: ‘Siamo dei nazifascisti di destra vera, ti uccideremo presto, sei uno sporco comunista, vaccinatore infame’. Cose così. A me danno del comunista, mi vien da ridere”.

Per Bassetti, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha fatto bene revocare il Nitag. “Certo, del resto ha ascoltato il grido di dolore della comunità medica e scientifica. È un ex rettore, un medico e un uomo di alto livello scientifico e culturale. Adesso va sostenuto”, aggiunge l’infettivologo.

“Quando la politica sceglie un tecnico al ministero alla Salute – aggiunge Bassetti – è perché ritiene che ci debba stare un tecnico, con pregi e difetti. Se questa figura deve essere governata dai partiti, allora tanto vale mandarci direttamente un politico. E adesso l’attacco al ministro è un attacco a tutto il mondo sanitario. Non si capisce a cosa serva, se non a scimmiottare quello che sta succedendo negli Usa”.

Una levata di scudi per il ministro della Salute così “non l’avevo mai vista. Non c’è nemmeno una voce dissenziente, tra società scientifiche e Ordini. Per forza – conclude – sui vaccini non si può dire: io sto da una parte, io sto dall’altra. Non è tifo calcistico. Uno che mette in dubbio le vaccinazioni è come se scegliesse di bere l’acqua del pozzo invece di quella potabile”.

Il Papa: pace disarmata e disarmante per Ucraina e Medio Oriente

Roma, 20 ago. (askanews) – Pace per Ucraina e Medio Oriente, pace per “tutto il mondo”. A chiederla con forza è Papa Leone, nei saluti in lingua polacca durante l’udienza generale del mercoledi in Aula Paolo VI. “Saluto cordialmente i polacchi presenti a Roma e quelli in pellegrinaggi al Santuario della Madonna di Jasna Góra. Vi chiedo – ha detto il Pontefice – di includere nelle vostre intenzioni la supplica per il dono della pace – disarmata e disarmante – per tutto il mondo, in particolare per l’Ucraina e il Medio Oriente”.

In Ucraina 175 attacchi russi nelle ultime 24 ore

Roma, 20 ago. (askanews) – Nelle ultime 24 ore si sono registrati 175 attacchi russi sul territorio ucraino. E’ quanto si legge nella nota mattutina dello Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine. Le forze russe sono state attive sui fronti di Pokrovsk, Lyman e Novopavlivka, dove 111 attacchi sono stati respinti dall’esercito ucraino. L’esercito russo “ha lanciato quattro missili e 82 attacchi aerei contro le posizioni delle unità e degli insediamenti ucraini, utilizzando dieci missili e sganciando 153 bombe aeree guidate”. Inoltre, sempre Mosca “ha effettuato 5.611 attacchi, di cui 66 con sistemi di lancio multipli, e ha utilizzato 5.610 droni kamikaze”, prosegue la nota. Le aree maggiormente colpite sono gli “insediamenti di Gremyach nella regione di Chernihiv; Nova Sloboda, Chernatske nella regione di Sumy; Kostyantynivka, Dobropillya, Ivanopillya nella regione di Donetsk; Bilogirya, Prymorske nella regione di Zaporizhia; e Odradokamyanka nella regione di Kherson”, aggiunge l’esercito ucraino.

Schillaci sotto assedio? Non per I democristiani di S. Lorenzo fuori le Mura.

Ieri mattina, nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha partecipato alla tradizionale messa in suffragio di Alcide De Gasperi. Il portamento schivo e il volto serio, quasi contratto, non sono passati inosservati ai democristiani presenti. Al termine della cerimonia religiosa, davanti alla lapide realizzata nell’atrio da Giacomo Manzù per la tomba dello statista trentino, qualcuno gli si è avvicinato per un doveroso atto di solidarietà nel pieno della tempesta politica che lo ha investito in queste ore.

Il logoramento interno

La decisione di sciogliere il Nitag ha innescato un attacco senza precedenti. Fratelli d’Italia e Lega hanno alzato il tiro, contestando il merito e il metodo dell’operato del ministro. Lollobrigida ha ironizzato sul “consenso anche tra le opposizioni”, Salvini ha evocato la necessità del pluralismo, tanto per coprire le posizioni No-Vax. Persino i capigruppo di Camera e Senato, Bignami e Malan, si sono schierati contro di lui. Schillaci si trova dunque in una posizione di isolamento, circondato da critiche che ne minano la credibilità.

Forza Italia in bilico

A difenderlo è rimasta solo Forza Italia. Antonio Tajani ha espresso sostegno, ma resta da capire fino a che punto il partito azzurro sia disposto ad andare avanti, rischiando di arrivare allo scontro con Palazzo Chigi. La Premier ha dato segni di fastidio ma resta incerta sulle decisioni da prendere. D’altronde nella maggioranza serpeggia un sospetto: se il ministro uscisse indenne da questa vicenda, potrebbe rilanciare in vista della legge di bilancio, chiedendo più risorse per la sanità.

Dimissioni sullo sfondo

Non è da escludere, dunque, che la crisi porti a un passo indietro del ministro. Le dimissioni, pur non imminenti, restano un’ipotesi sul tavolo. La pressione politica aumenta di ora in ora, e la revoca del Nitag è diventata il pretesto per un braccio di ferro più ampio. Allo stesso tempo, si ragiona già sui possibili successori, con il nome di Marcello Gemmato in prima fila, anche se non mancano detrattori pronti a contestarne la nomina.

L’orgoglio del medico

Tuttavia, chi conosce Schillaci non lo immagina disposto a cedere facilmente. Le radici meridionali di famiglia lo fanno orgoglioso, all’occorrenza, nel difendere la dignità del suo lavoro di medico prima ancora che di politico. La tensione è palpabile, ma la sensazione è che voglia resistere, almeno finché non sarà costretto da fatti concreti, come un taglio alle risorse per la sanità o un commissariamento di fatto del suo dicastero. Intanto i democristiani ieri lo hanno incoraggiato.

I dubbi sulla tenda riformista. Lettera aperta a Renzi

Gentile Senatore Renzi,

mi permetto di scrivere questa lettera aperta, gentilmente ospitata sulle pagine de Il Domani d’Italia, per consentirle di chiarire alcuni dubbi e di rispondere ad alcune domande relative al suo progetto di tenda riformista. L’annuncio è stato ripetuto più volte nel corso di questi mesi; tuttavia, il disegno di questa nuova proposta politica rimane ancora vago. Fino ad oggi ciò che sappiamo è che si tratta della volontà di costruire, con chi ci sta oltre a Italia Viva, un soggetto di ispirazione riformista alleato del campo largo e che bilanci al centro il programma della coalizione alternativa alla destra. Se l’obiettivo risulta chiaro (in parte anche condivisibile, almeno finché ci sarà una legge elettorale maggioritaria), emergono molte perplessità e numerosi dubbi sulle modalità con le quali raggiungerlo. Esistono almeno tre punti che fanno emergere delle domande a cui spero lei voglia rispondere: il programma, la leadership e l’esistenza stessa del campo largo.

  1. Il programma

Ad oggi i vari riformisti, sparsi in numerosi partiti, alcuni nel PD, in IV, in Azione e in altre formazioni minori, hanno posizioni politiche e programmatiche molto distanti dai tre partiti che formano l’alleanza di sinistra: il PD di Schlein, il M5S e AVS. Differenze che non riguardano questioni secondarie ma argomenti di importanza strategica come il lavoro, la politica estera, la giustizia, la sicurezza, l’energia. Nel mese di giugno sia il referendum sia le manifestazioni per la pace in Terra Santa hanno fornito chiaramente un’idea di quanto sia profonda la distanza tra le due proposte politiche. Inoltre, la manifestazione romana per Gaza ha chiarito come né Il PD, né il M5S, né AVS siano disposti a compiere dei passi per avvicinare le loro posizioni a quelle dei centristi e dei riformisti. Se questa modalità di gestione della scrittura del programma fosse confermata, mi chiedo, quale rappresentanza avrebbero le idee riformiste in questa alleanza? Se si vuole costruire una tenda riformista che deve stare per forza all’interno del campo largo, i futuri deputati e senatori di questa lista dovranno appoggiare tutte le proposte della sinistra radicale oppure esistono delle linee rosse che se valicate renderanno impossibile per questa tenda partecipare all’alleanza di centro sinistra? Potrebbe essere una linea rossa l’abolizione del Jobs Act? Il sostegno alla martoriata popolazione Ucraina? La presenza dell’Italia nell’alleanza atlantica? La negazione del diritto di Israele di esistere? L’introduzione di una nuova patrimoniale? Nuove aberranti leggi giustizialiste in stile Bonafede?

  1. La leadership

In una recente intervista al Corriere ha ricordato che la leadership della futura alleanza andrà o al partito che otterrà maggior voti o andrà decisa attraverso le primarie. Principio chiaro e altamente democratico ma un fantasma aleggia su questa logica: Giuseppe Conte. Lei, senatore Renzi, giustamente si vanta di esser stato protagonista della transizione tra il Conte II e il governo di Mario Draghi, una mossa eccellente di cui l’Italia ne ha beneficiato. Oggi però è chiaro anche ai muri che il leader cinque stelle desidera tornare a Palazzo Chigi, costi quel che costi. Cosa farebbe la tenda riformista, accetterebbe di ritornare ad una leadership che lei, con fatica, ha contribuito ad archiviare tempo fa? Cosa farebbe la tenda riformista se il leader grillino dovesse ricattare il campo largo dicendo: parteciperemo all’alleanza solo nel caso in cui il candidato premier è Giuseppe Conte? Oppure se Conte dovesse vincere le primarie o il M5S risultare primo partito della coalizione?

  1. L’esistenza del campo largo

Sempre il leader grillino l’ha detto chiaramente: i 5Stelle non sono disponibili ad una alleanza strutturale con il PD. Se si prende per vero ciò, perché insistere nel costruire un’alternativa al governo Meloni su un’alleanza che comprende i 5 Stelle? Se loro non ne vogliono far parte, tanto di guadagnato, sarà più facile costruire una coalizione di centro sinistra, nel vero senso del termine. Sono sicuro che molti elettori grillini accetterebbero di votare una coalizione senza 5 Stelle, turandosi il naso.

In conclusione, senatore, non ritiene che piuttosto che costruire una tenda riformista obbligatoriamente alleata al campo largo, a prescindere da programmi e leadership, sia urgente dar vita ad una federazione dove tutti i centristi (cattolico democratico, liberaldemocratici, socialdemocratici…) all’opposizione della destra possano trovare il loro spazio e la loro dignità? Un soggetto politico che non ponga veti all’alleanza con la sinistra ma che non sia obbligata a partecipare ad una coalizione di governo se il programma dovesse rappresentare solo le istanze del campo largo o se la leadership di questa coalizione dovesse essere la riproposizione di un film di grande insuccesso, già visto negli anni passati?

Cordiali saluti

Macron respinge Netanyahu: la Francia non accetta lezioni di antisemitismo

La polemica fra Israele e Francia segna un punto delicato della diplomazia internazionale. Al centro vi è la decisione annunciata da Emmanuel Macron di riconoscere lo Stato palestinese, passo che il presidente francese intende formalizzare a settembre in occasione dell’Assemblea Generale dell’ONU. A scatenare la reazione di Gerusalemme è stata la convinzione che tale scelta equivalga a incoraggiare nuove ondate di antisemitismo.

Benjamin Netanyahu, con toni aspri e polemici, ha parlato di “appeasement” e di un gesto che “getta benzina sul fuoco antisemita”. Una posizione che non solo contesta la legittimità del riconoscimento, ma mette in discussione la capacità della Francia di garantire la sicurezza dei propri cittadini di fede ebraica.

La replica dell’Eliseo

La risposta della presidenza francese non si è fatta attendere. In una nota ufficiale, l’Eliseo ha definito “sbagliata, indegna e abietta” l’analisi del capo del governo israeliano. “L’idea secondo cui la decisione francese spiegherebbe l’aumento delle violenze antisemite in Francia non rimarrà senza risposta”, si legge nel comunicato, che ribadisce come “la Repubblica protegge e proteggerà sempre i suoi connazionali di fede ebraica”.

A corredo di queste parole, l’Eliseo ha insistito sulla necessità di affrontare la fase attuale con “serietà e responsabilità, non con confusione e manipolazione”. Parole nette che confermano la volontà francese di distinguere la questione della sicurezza interna, che rimane prioritaria, da quella della diplomazia internazionale, orientata a rilanciare il processo di pace.

Parigi non si piega

La Francia, dunque, non arretra. Al contrario, rivendica la decisione di Macron come un gesto coerente con la prospettiva di una “pace giusta e duratura” fondata sulla soluzione dei due Stati. In questo quadro, va sottolineata la capacità di Parigi di tenere botta non solo contro le accuse di Netanyahu, ma anche di fronte alle pressioni di Washington. Donald Trump ha già bollato il riconoscimento della Palestina come una scelta “imprudente e dannosa”, ma l’Eliseo ha confermato la sua autonomia, rimarcando che la ricerca della pace non può essere subordinata alle convenienze tattiche delle grandi potenze.

Questa fermezza rende evidente la volontà francese di assumere un ruolo guida in Europa, in continuità con altri Paesi come la Spagna, e di spingere l’Unione a uscire dall’immobilismo.

La fermezza di Macron e il ruolo dell’Italia

Per queste ragioni la linea francese merita di essere sostenuta. La fermezza con cui Macron respinge accuse gravi e infondate è un segnale politico di rilievo. Non solo riafferma il dovere dello Stato di tutelare i propri cittadini ebrei, ma rivendica anche il diritto e la responsabilità di Parigi di contribuire al disegno di una pace stabile in Medio Oriente.

Confondere queste due dimensioni – la sicurezza interna e la scelta diplomatica – è, come ha affermato l’Eliseo, un’operazione di manipolazione politica che non giova a nessuno. È piuttosto la chiarezza, unita al coraggio delle decisioni, che oggi deve guidare i leader europei. La Francia ha mostrato la strada: spetta ora all’Italia dimostrare altrettanta coerenza, superando le esitazioni del governo Meloni e schierandosi senza ambiguità a favore di una pace fondata sul riconoscimento reciproco.

Land for Peace. Quando la terra diventa moneta di scambio per la pace

«Land for Peace» – terra in cambio di pace. Questo slogan, nato in Medio Oriente dopo la guerra dei Sei Giorni del 1967, è tornato a risuonare, in forme nuove e inquietanti, nel contesto della guerra in Ucraina. A distanza di decenni e migliaia di chilometri, la logica sottostante – cedere territori occupati o contesi in cambio della cessazione di un conflitto – si ripropone, con tutte le sue implicazioni etiche, strategiche e geopolitiche. Dopo la guerra del 1967, Israele occupò diversi territori: la Cisgiordania, Gerusalemme Est, le alture del Golan, la Striscia di Gaza e il Sinai. La Risoluzione 242 dell’ONU lanciò ufficialmente la formula “Land for Peace”. Israele avrebbe dovuto ritirarsi dai territori occupati in cambio del riconoscimento da parte degli Stati arabi e di una pace duratura. Il paradigma sembrava semplice, ma si scontrò con realtà complesse, identità nazionali, rifugiati, sicurezza, insediamenti, confini. E infatti, decenni dopo, il conflitto resta in gran parte irrisolto.Tuttavia, alcuni esempi concreti esistono. Nel 1979 Israele restituì il Sinai all’Egitto, in cambio di un trattato di pace. Ma in Palestina, l’idea di “terra in cambio di pace” si è infranta contro l’espansione degli insediamenti israeliani, la debolezza politica interna dei due fronti, e il continuo deteriorarsi delle condizioni umanitarie. 

Anche la guerra in Ucraina ha visto emergere – in forma più implicita, ma altrettanto centrale – una logica simile. La Russia, fin dall’inizio dell’invasione nel 2022, ha giustificato la propria aggressione con motivazioni storiche, culturali e strategiche, ma l’elemento territoriale è rimasto al centro, Crimea, Donbass, Zaporizhzhia, Kherson. Oggi, mentre si moltiplicano gli appelli internazionali per un cessate il fuoco e si discutono ipotetici tavoli di pace, una delle condizioni non dette – ma ben comprese – da parte di Mosca è proprio questa. Il riconoscimento del controllo russo su parte dei territori ucraini. In altre parole, la guerra potrebbe finire se l’Ucraina accettasse di cedere territori. Terra in cambio di pace, ancora una volta. Nonostante le differenze sostanziali – Israele fu un Paese aggredito nel 1967, mentre la Russia è l’aggressore in Ucraina – in entrambi i casi la pace viene subordinata a una ridefinizione dei confini territoriali. Ma con quali conseguenze? Nel caso palestinese, la cessione o mancata restituzione di territori, ha generato instabilità cronica. 

Nel caso ucraino, l’eventuale accettazione di una pace territoriale rischia di creare un pericoloso precedente internazionale, dove la forza armata viene premiata con vantaggi geopolitici. C’è poi una questione morale, può uno Stato democratico come l’Ucraina, invaso e bombardato, essere costretto a cedere parte della sua sovranità per placare l’aggressore? E chi garantirebbe che una simile “pace” sia duratura e non solo una tregua temporanea? Lo slogan «Land for Peace» può sembrare una soluzione pragmatica, ma è anche profondamente ambiguo. Rappresenta il tentativo di risolvere conflitti asimmetrici con compromessi territoriali, ma spesso ignora le radici storiche, identitarie ed etiche degli scontri. Nel 1967, come oggi, la terra è molto più di un bene geografico. È simbolo, identità, sovranità. Scambiarla per la pace può sembrare un atto di realismo politico, ma spesso rischia di trasformarsi in un’illusione. 

Il vertice di Washington ha rappresentato un passaggio cruciale nella diplomazia internazionale attorno al conflitto in Ucraina. Accanto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, erano presenti alcuni tra i principali leader europei, segnale di un’Europa che, pur tra le sue differenze, cerca di parlare con una voce unitaria di fronte alla guerra. Il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo ministro britannico Keir Starmer, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e il presidente finlandese Alexander Stubb. A questi si sono uniti Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, e Mark Rutte, segretario generale della NATO. Insieme, hanno ribadito l’importanza di sostenere l’Ucraina non solo sul piano militare, ma anche politico e diplomatico, discutendo garanzie di sicurezza condivise, un possibile cessate il fuoco monitorato, e – per la prima volta in modo ufficiale – la possibilità di colloqui diretti tra Zelensky e Vladimir Putin. In questo contesto, l’idea – esplicita o implicita – di “terra in cambio di pace” torna a farsi strada. Ma proprio questo vertice ci ricorda che ogni compromesso territoriale ha senso solo se inserito in una prospettiva realistica di pace duratura, e non come imposizione unilaterale o risultato della forza. 

La pace non può essere costruita sacrificando il diritto internazionale o la dignità dei popoli. Una pace vera non nasce dal silenzio delle armi imposto, ma dalla volontà condivisa di superare le ingiustizie, riconoscere le ferite, e costruire un domani in cui la sovranità, l’identità e la vita umana non siano moneta di scambio, ma fondamento stesso dell’ordine internazionale.

Arte sui balconi a Bari, "Il mattino ha Lory in bocca"

Roma, 19 ago. (askanews) – Otto giorni di arte sui balconi e di performance ed eventi in strada offerti gratuitamente alla città, con sessanta artisti coinvolti: si annuncia variegata e piena di sorprese la quarta edizione della mostra-festa “Il mattino ha Lory in bocca”, ideata nel 2022 e curata anno dopo anno da Francesco Paolo Del Re. Dal 24 al 31 agosto 2025, l’incrocio tra via Dalmazia e via Spalato a Bari, alle spalle della pinacoteca, viene abitato e vivificato da una vera e propria festa d’arte dedicata al quartiere Madonnella e ai suoi abitanti. Realizzata con il supporto organizzativo di Loredana Savino (la “Lory” evocata dal titolo della mostra) e di Matteo De Napoli che su via Dalmazia abitano e sono collezionisti d’arte, “Il mattino ha Lory in bocca” si inaugura domenica 24 agosto a partire dalle ore 19 ed è visitabile liberamente da chiunque passi per strada a qualsiasi ora del giorno e della notte. L’iniziativa ha il patrocinio dell’Assessorato allo Sviluppo locale e alla Blue economy del Comune di Bari.

Gli artisti protagonisti della mostra e degli eventi serali sono sessanta: Natascia Abbattista, Marco Affaitati, Dana Kamel Al Sheikh, Pier Alfeo, Alice e Ahad, Mariantonietta Bagliato, Gianmaria Battafarano, Michele Bellini, Angelo Bellobono, Ado Brandimarte, Angela Capotorto, Valeria Carrieri, Pierluca Cetera, Guido Corazziari, Daniela Corbascio, Giulia Cotterli, Roberta Cotterli, Giorgio Cuscito, Sabino de Nichilo, Stefania Fabrizi, Francesco Rocco Ferruccio, Luciana Galli, Francesco Paolo Gassi, Simona Anna Gentile, Axel Gouala, Mon Jelly, Ferencz Kilian, Silvana Kuhtz e Poesia in Azione, Paolo Laudisa, Biagio Lieti, Ivana Pia Lorusso, Giuseppe Losapio, Francesco Malizia, Rita Mandolini, Rosaria Lucia Marrone, Iula A Marzulli, Barbara Mazzetta, Pierpaolo Miccolis, Antonio Milano, Ezia Mitolo, Dario Molinaro, Rosy Moretta, Mario Nardulli, ‘Ndrame (Annarita Gaudiomonte), Cristiano Pallara, Alessandro Passaro, Stefania Pellegrini, Patrizia Piarulli, Nunzia Picciallo, Fabrizio Riccardi, Michela Rondinone, Giuseppe Rossetti, Massimo Ruiu, Andrea Rupolo, Ester Santovito, Loredana Savino, Elisabetta Sbiroli, Danilo Sciorilli, Francesca Speranza, Donato Trovato, Claudio Zorzi.

Anche quest’anno la proposta è duplice, giocata su due piani spesso intersecantesi: una mostra collettiva di arte da guardare con il naso all’insù, per non lasciarsi sfuggire neanche una delle opere – grandi e piccole – esposte sui balconi e fatte sventolare giù dalle ringhiere e lungo le facciate dei palazzi, e un serrato calendario di appuntamenti serali, che invitano il pubblico a radunarsi e a lasciarsi stupire da incantesimi e malie che appaiono e scompaiono per il tempo di una performance, di un happening artistico, di un lampo di teatro urbano, di un guizzo di danza, di una lettura di poesia, di un laboratorio o di un gioco, di un momento di pittura en plein air o di costruzione condivisa di un’opera d’arte collettiva.

“Una grande giostra di eventi senza palco e senza sipario – spiega il curatore Francesco Paolo Del Re – coinvolge direttamente in prima persona sia chi a Madonnella abita e offre il proprio balcone per ospitare l’intervento degli artisti, sia il pubblico che non manca di onorare questo appuntamento ormai fisso dell’estate barese, sia i semplici passanti capitati per caso tra un dipinto e una scultura volante. Si trovano tutti insieme a vivere l’esperienza condivisa di una mostra che diventa una festa. In questa sfacciata occasione di abitare artisticamente le facciate dei condomini si ritrova, opera dopo opera, evento dopo evento, una comunità più salda e più solidale, fatta di persone diverse che partecipano con gioia e curiosità, ciascuna a modo proprio, alla costruzione di un grande monumento effimero fatto di meraviglia, stupore, momenti di riflessione e impulsi di impegno civile e sociale. Un ritmato susseguirsi di incontri, di scambi, di momenti di partecipazione collettiva e di conoscenza reciproca vede protagonisti in primis i cittadini del quartiere e poi, in mezzo a loro e adottati da loro, i tantissimi artisti che espongono, portando a Bari le loro opere da varie parti dell’Italia e dall’estero”.

Sono multiformi e inaspettati gli interventi artistici sospesi sui palazzi e agganciati ai balconi, con la leggerezza del bucato steso ad asciugare. “Il modo festoso di inventarci gli spazi per una mostra dove spazi espositivi non ci sono – prosegue Del Re – è il nostro antidoto scherzosamente ribelle alla guerra, alle violenze e alla prevaricazione. È un esperimento pacifico di riappropriazione e di liberazione di una città che amiamo. Cerchiamo di contribuire alla sua polifonia con la nostra pluralità. Gli artisti sono invitati a pensare le loro opere in maniera site specific, per adattarsi al particolare contesto espositivo stradale che non è neutro come quello di una mostra allestita dentro una galleria o nelle sale di un museo, ma carico di rumore di fondo e disturbo visivo: una sfida che viene accettata non cercando di sovrastare e sovvertire con le opere il paesaggio urbano o entrando in conflitto con esso, ma sintonizzandosi con il contesto e facendolo entrare nei singoli interventi artistici, in uno scambio reciproco che è la cifra distintiva e peculiare della visione curatoriale che sottende la mostra. Così, sotto il cielo di Bari, in un quartiere multiculturale che combatte i rischi della gentrificazione e di un turismo distratto, si stagliano le visioni e le provocazioni di artisti che parlano ciascuno con linguaggi e poetiche differenti. Dipinti, fotografie, sculture volanti o appollaiate, opere tessili, dispositivi sonori, video, opere fluttuanti, opere in fieri che verranno create dal pubblico, pitture invisibili che diventano visibili, installazioni e interventi effimeri trasformano la mostra in un grande caleidoscopio di arte pubblica. Si scopre, alla fine di questa esperienza, che l’arte è un pretesto per ritrovarsi in strada e stare insieme e che la festa abbraccia l’intera comunità all’insegna di una rinnovata emozione, di un desiderio di bellezza che si fa accoglienza, mescolando l’allegria alla serietà e il gioco al rispetto dell’altro. Per guardare con occhi nuovi e sognanti gli spazi consueti che quotidianamente abitiamo e le architetture note della città e innamorarsi nuovamente e infinitamente della polis e dei valori che la animano”.

E’ morta la bambina di 6 anni arrivata a Lampedusa su un barcone

Roma, 19 ago. (askanews) – Una bimba di sei anni della Guinea è morta all’ospedale dei Bambini di Palermo, dove era ricoverata da alcuni giorni in gravi condizioni in seguito allo sbarco a Lampedusa, dove era arrivata insieme alla madre a bordo di un barcone. Dopo la traversata di cinque giorni, senza cibo, erano arrivati in condizioni estreme a Lampedusa l’8 agosto. La bimba era stata trasportata all’ospedale di Palermo. Ma non ce l’ha fatta e oggi è stata dichiarata la sua morte cerebrale. La mamma è assistita dagli operatori di Medici Senza Frontiere.

L’Onu: la fame a Gaza è dovuta al blocco degli aiuti israeliano

Roma, 19 ago. (askanews) – “Il rischio di fame è ovunque a Gaza” ed “è il risultato diretto della politica del governo israeliano di bloccare gli aiuti umanitari”. Lo ha detto oggi il portavoce del Commissario Onu per i diritti umani, Thameen al-Kheetan.

In un comunicato, il portavoce ha affermato che “nelle ultime settimane le autorità israeliane hanno solo consentito l’ingresso di aiuti in quantità ben al di sotto di quella richiesta per evitare una fame diffusa”.

Al-Kheetan ha quindi rimarcato che “raggiungere le scarse scorte disponibili può essere un’impresa mortale”, precisando che dal 27 maggio scorso, quando nell’enclave palestinese ha iniziato a operare la Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), al 17 agosto, “abbiamo documentato che 1.857 palestinesi sono stati uccisi mentre cercavano cibo”. Di questi, “1.021 sono stati uccisi nelle vicinanze dei siti della Ghf e 836 lungo il percorso dei camion di rifornimento”.

“La maggior parte di queste uccisioni sembra essere stata commessa dall’esercito israeliano”, ha concluso.

Ritrovati i 2 detenuti evasi da un buco a Poggioreale

Napoli, 19 ago. (askanews) – Sono entrambi stati catturati, in mattinata a distanza di poco tempo l’uno dall’altro, i due detenuti evasi nel corso della notte dal carcere di Poggioreale a Napoli. La polizia penitenziaria ha prima rintracciato il siriano 23enne Elokla Mohmed Kazem, e poi l’altro evaso, l’algerino 32enne Souki Mahrez. I due detenuti erano fuggiti attraverso un foro praticato nel muro della struttura carceraria e poi si sono calati a terra con una corda.

I due detenuti evasi dal carcere di Poggioreale sono stati ripresi grazie a un’operazione investigativa condotta dal Nic della polizia penitenziaria di Roma e dal Nir Campania e con l’ausilio del personale di polizia penitenziaria in servizio nel penitenziario napoletano. Restano ancora da chiarire le dinamiche che hanno portato all’evasione. “Questa operazione è la dimostrazione concreta dell’eccellenza e della professionalità delle donne e degli uomini del corpo di polizia penitenziaria. Ancora una volta – ha detto il segretario generale del Sinappe, Roberto Santini – si conferma la loro efficienza ed efficacia nel perseguire l’obiettivo primario: garantire la sicurezza e ristabilire la legalità”.

Calcio, appello dell’Assoallenatori: "Israele deve fermarsi"

Roma, 19 ago. (askanews) – Un’azione non solo simbolica, una scelta necessaria, che risponde a un imperativo morale, condivisa da tutto il gruppo dirigente dell’Aiac. Dopo un primo passaggio all’interno del Consiglio di Presidenza, convocato da Renzo Ulivieri, Il Consiglio Direttivo Nazionale dell’Assoallenatori ha deliberato unanimemente di inviare una lettera-appello al Presidente della Figc, Gravina e a tutte le componenti federali, perché il calcio italiano si mobiliti, nel proprio ambito, in favore del popolo palestinese, mettendo sul tavolo la richiesta, da inoltrare a Uefa e Fifa, di sospensione temporanea di Israele dalle competizioni internazionali.

“I valori di umanità, che sostengono quelli dello sport, ci impongono di contrastare azioni di sopraffazione dalle conseguenze terribili” ha spiegato Ulivieri. “Si può solo pensare a giocare, voltando la testa dall’altra parte. Noi crediamo che non sia giusto” gli ha fatto eco il vicepresidente Camolese. “Troppi morti senza colpa. Tra loro anche tanti sportivi. Un motivo in più per cercare azioni di contrasto internazionale anche nel nostro settore” ha aggiunto il vicepresidente Vossi. “Il mondo è in fiamme. Molti popoli soffrono come quello palestinese. L’indifferenza non è ammissibile» ha concluso il vice presidente Perondi.

Versione deluxe dell’ottavo album dei Maroon 5 "Love is Like"

Milano, 19 ago. (askanews) – I Maroon 5 hanno pubblicato venerdì il loro ottavo album in studio, “Love is Like”, che è arrivato accompagnato anche da un’edizione deluxe contenente 3 brani aggiuntivi, tra cui la collaborazione con il dj e producer Marshmello nel brano “Closer”

“Love is Like” è un album senza skip, da ascoltare tutto d’un fiato e in cui ogni brano può diventare l’ennesima hit del gruppo.

I Maroon 5 hanno dato il via alla loro nuova Era con con il primo singolo “Priceless”, una collaborazione con LISA delle Blackpink, che ha riunito due popstar globali le cui voci sono conosciute e amate da generazioni di fan. Il brano, accolta dalla testata Billboard come ‘un momento importante di crossover pop’, ha raggiunto le primissime posizioni nella classifica radio in Italia. Negli USA, invece, la canzone ha raggiunto il quarto posto nella classifica radio Hot AC, regalando ai Maroon 5 la loro ventottesima Top10, secondi solo a Taylor Swift nella storia della medesima classifica. L’elegante video musicale del brano è stato diretto da Aerin Moreno.

È seguito poi il magnetico secondo singolo “All Night”, accompagnato da un vivace video musicale ispirato agli anni ’80 in cui Behati Prinsloo, moglie di Levine, ha preso il posto del marito al centro del palco, supportata dall’intera band, compreso Adam al sassofono. Il brano, attualmente in rotazione radiofonica nel nostro Paese, è già tra i più trasmessi. Infine, prima della release dell’album, è stato pubblicato anche il brano “California”, una tracia intima e nostalgica caratterizzaa da calde sonorità acustiche e una produzione raffinata.

Infine, il nuovo singolo uscito insieme al disco è “Love Is Like”, che vede la partecipazione della leggenda dell’hip hop Lil Wayne. Il nuovo singolo è un inno dinamico e ad alta energia, impreziosito dal flow distintivo di Lil Wayne. Il brano è accompagnato da un video musicale giocoso diretto da Aerin Moreno (Tate McRae, Tyla) che segue la band in una giornata frenetica per le strade di New York City.

Per promuovere il nuovo album, la band intraprenderà un tour negli Stati Uniti che avrà inizio questo autunno. Il tour, prodotto e organizzato da Live Nation, prevede 23 date e toccherà le principali città da costa a costa, tra cui un concerto nella loro città natale al Kia Forum di Los Angeles e una tappa all’iconico Madison Square Garden di New York City, prima di concludersi il 25 novembre a Detroit, Michigan.

Tajani: Italia favorevole "riunione a due e poi a tre a Ginevra"

Roma, 19 ago. (askanews) – “Ribadisco la posizione italiana a favore di un eventuale riunione a due e poi a tre a Ginevra”. Lo ha dichiarato, durante il punto stampa a Berna, il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Quello che è “fondamentale” per l’Italia, ha proseguito il ministro, è che questo tipo di incontri si svolgano “in Europa”. “Si era parlato di Roma”, ha precisato Tajani, ma “c’è una questione che riguarda il mandato di cattura internazionale da parte della corte penale per Putin” che rendeva la scelta di Roma “complicata”. Ciononostante, Roma e l’Italia restano disponibili “per incontri di pace”.

“Tra le lingue ufficiali della Svizzera c’è anche l’italiano”, ha voluto evidenziare Tajani, sottolineando che in questa scelta c’è comunuque “un pizzico di italianità”.

Ucraina, La Russa: speranze pace duratura non sono più una chimera

Roma, 19 ago. (askanews) – “Le speranze per una pace giusta e duratura non sono più una chimera”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

“Senza l’eroica volontà degli ucraini, con l’aiuto dell’Occidente, di resistere all’aggressione russa – ha aggiunto – non ci sarebbero mai state concrete possibilità di accordi per far cessare la guerra ma solo la resa e la pace dei cimiteri”.

“L’Italia – ha concluso La Russa – è con Giorgia Meloni assieme ai Paesi europei per difendere il diritto alla inviolabilità di ogni confine nazionale contro ogni aggressione”.

Formula1, Vasseur: "Hamilton troppo critico con se stesso"

Roma, 19 ago. (askanews) – In attesa del Gran Premio d’Olanda, che riporterà in pista la Formula 1, la situazione in casa Ferrari continua a far discutere. Al centro dell’attenzione c’è Lewis Hamilton, che nella sua prima stagione a Maranello sta faticando a trovare la forma desiderata, arrivando a definire la sua ultima prestazione in Ungheria come “inutile”. Il team principal della Rossa, Frédéric Vasseur, ha fornito una spiegazione approfondita alla rivista Auto Motor und Sport, evidenziando due aspetti chiave: l’adattamento al nuovo ambiente e la severità di Hamilton verso sé stesso. “Abbiamo ingenuamente sottovalutato il cambiamento di ambiente”, ha ammesso Vasseur. Hamilton, infatti, è stato legato a un unico “ambiente motoristico” per 18 anni, prima con la McLaren e poi con la Mercedes. Passare a una scuderia con una cultura diversa come la Ferrari è un salto molto più grande di quanto si potesse immaginare. Vasseur ha sottolineato che, a differenza di piloti come Carlos Sainz che cambiano squadra frequentemente, Hamilton ha avuto bisogno di più tempo per adattarsi. “Ha avuto bisogno di quattro o cinque gare per prendere il controllo della situazione”, ha spiegato il team principal, aggiungendo che dal GP del Canada le cose sono migliorate. Inoltre, ha specificato che spesso la differenza tra un risultato eccellente e uno deludente è questione di millesimi, e Hamilton è stato particolarmente sfortunato in alcune circostanze recenti. Un altro fattore cruciale, secondo Vasseur, è la personalità di Hamilton. Il pilota è estremamente autocritico e tende a esagerare i suoi giudizi, sia sulla vettura che su sé stesso. “È sempre esagerato”, ha detto Vasseur, descrivendolo come “troppo severo” e con l’obiettivo di ottenere il massimo da tutti, inclusa la squadra. Questo atteggiamento, sebbene sia indice di un forte desiderio di eccellenza, può peggiorare le cose, soprattutto quando i commenti arrivano alla stampa. Vasseur ha spiegato che, una volta rientrato nel garage, Hamilton si è già “calmato” e analizza la situazione con maggiore lucidità. “È fatto così. Per me non è un dramma”, ha commentato Vasseur, paragonando Hamilton all’ex pilota Nico Hülkenberg, un altro perfezionista che esigeva molto dal team, ma anche da sé stesso. Hamilton non ha ancora conquistato un podio in una gara principale con la Ferrari, a differenza di Leclerc che ne ha già ottenuti cinque. Vasseur ha minimizzato le differenze di prestazione tra i due, definendole legate a dettagli, non a problemi strutturali della vettura. “Risolviamo i problemi passo dopo passo. Non sono enormi, sembrano solo tali”, ha spiegato il team principal. Una minima imperfezione, come un problema ai freni, può costare mezzo decimo, una differenza che può compromettere l’intero weekend, ad esempio impedendo di accedere alla Q3. Secondo Vasseur, a volte Hamilton “esagera i problemi che vede nella sua auto”, causando una reazione eccessiva da parte della squadra.

Il 28-29 agosto sorteggi Champions, Europa, Conference League

Roma, 19 ago. (askanews) – Fissati per il 28 e il 29 agosto i sorteggi di Champions, Europa e Conference League. La location scelta per le estrazioni è, come di consueto, il Principato di Monaco: a Montecarlo, il 28 agosto alle ore 18 è in programma il sorteggio della fase campionato della Champions League, il giorno successivo, alle 13, quello per Europa e Conference, per la prima volta in un unico show. Le due coppe principali prevedono un girone unico da 36 squadre, divise in 4 fasce, mentre per la Conference le fasce sono 6. Per quanto riguarda la prima coppa continentale, verrà estratto un club e il software genererà le otto avversarie. Leggermente diverso, invece, il sorteggio per l’Europa e la Conference League: per la prima volta sarà svolto in un unico evento e, soprattutto, sarà completamente digitale (niente sfere “fisiche”, dunque). Il calendario della Champions, con date e orari delle partite, sarà comunicato il 30 agosto, mentre quello delle altre due competizioni sarà svelato entro il 31 agosto.

Dalla stagione scorsa le coppe europee hanno abbandonato la classica fase a gironi, abbracciano la “fase campionato”, un girone unico da 36 squadre divise in 4 fasce. In questa prima fase ogni squadra disputa 8 partite (6 per la Conference) contro squadre diverse, 4 in casa e 4 in trasferta: le prime 8 passano direttamente agli ottavi, le squadre piazzate tra il 9° e il 24° posto giocano i playoff e le ultime 12 sono eliminate. Chi esce dalla Champions non scende in Europa League, e così via. La fase campionato della Champions prenderà il via il 16 settembre, quella dell’Europa League il 24 mentre la Conference partirà ufficialmente il 2 ottobre.

Musica sulle Bocche, il 20 agosto il Festival con Avion Travel

Roma, 19 ago. (askanews) – Mercoledì 20 agosto alle 21:30, alla Foce del Coghinas – presso l’Imbarcadero – il festival Musica sulle Bocche accoglie una delle formazioni più raffinate della musica d’autore italiana: gli Avion Travel, in concerto con il loro Opplà Tour.

Immersi in uno dei paesaggi più evocativi del nord Sardegna, tra l’acqua del fiume e il profilo delle dune al tramonto, il gruppo guidato da Peppe Servillo porterà in scena un viaggio musicale intimo e teatrale, fatto di canzoni che hanno accompagnato la loro lunga storia e altre meno note, custodite con cura dai fan di sempre.

La Piccola Orchestra nata a Caserta nel 1980 ha attraversato decenni di musica italiana con eleganza e coerenza, lasciando un segno profondo grazie a una poetica che unisce suoni colti e popolari, parola e melodia, ironia e malinconia. L’attuale formazione – con Peppe D’Argenzio al sax, Flavio D’Ancona e Duilio Galioto alle tastiere, Ferruccio Spinetti al contrabbasso e Mimì Ciaramella alla batteria – continua a offrire una visione musicale raffinata e sincera, capace di emozionare senza mai forzare l’ascolto.

Il concerto prende il nome da uno degli album più significativi della loro discografia. Ma non si tratta di una celebrazione nostalgica: come affermano loro stessi, è una festa, un atto vitale che rinnova il legame con il pubblico attraverso il repertorio più profondo e affettivo. Sogno biondo, Orlando curioso, Aria di te e Sentimento (con cui vinsero Sanremo nel 2000) tornano a vivere nella dimensione scenica dove ogni brano si trasforma in racconto.

Inserito nel cartellone della XXV edizione del festival diretto da Enzo Favata, questo appuntamento rappresenta perfettamente lo spirito di Musica sulle Bocche: unire musica e paesaggio, valorizzare la relazione tra artista e contesto, cercando nell’esperienza dal vivo un’occasione di ascolto autentico. La Foce del Coghinas, con la sua luce, i suoi silenzi e i suoi spazi sospesi, offre il luogo ideale per accogliere una narrazione musicale che si muove tra ricordo e desiderio, tra radici e futuro.

Un evento che conferma gli Avion Travel tra i migliori rappresentanti di un linguaggio musicale e poetico che si distingue per rigore, grazia e identità. Il loro ritorno sui palchi è un’occasione per ascoltare storie in forma di canzone, tra riflessione e leggerezza, con quello stile inconfondibile che li rende da sempre un caso a parte nella scena musicale del nostro paese.

L’ingresso al concerto è di €25,00; i biglietti sono acquistabili in loco o in prevendita sul circuito Ciaotickets.com. Un evento in collaborazione con: il Comune di Valledoria, la Camera di Commercio di Sassari, la Fondazione Sardegna e la Regione Autonoma della Sardegna.

Stalling diventa Starlink, galassia Musk elogia Meloni per sbaglio

Roma, 19 ago. (askanews) – “Starlink” anziché “Stalling”. Una erre e una kappa al posto giusto, l’assonanza tra le due parole, ed ecco che la riflessione della premier Giorgia Meloni a proposito dello “stallo sul campo di battaglia” in Ucraina, diventa per Andrea Stroppa, l’uomo di Musk in Italia, un elogio della presidente del Consiglio, nel corso del vertice a Washington con Trump, Zelensky e i leader europei, ai satelliti di SpaceX.

Tutto parte dal post su X dell’account SMX che pubblica uno spezzone dell’intervento di Meloni alla Casa Bianca al tavolo del vertice sull’Ucraina. La premier, rivolgendosi al presidente Usa, dice chiaramente: “So, something is changing, something has changed, thanks to you, thanks also to the stalling in the battlefield, which was achieved with the bravery of ukrainians and the unity that we all provided to Ukraine”. Traduzione ufficiale sul sito di palazzo Chigi: “Quindi, qualcosa sta cambiando, qualcosa è cambiato, grazie a te (riferito al presidente Usa che le stava accanto, ndr), grazie anche alla situazione di stallo sul campo di battaglia, ottenuta con il coraggio degli ucraini e con l’unità che tutti noi abbiamo fornito all’Ucraina”. Parole che nella trascrizione dell’utente americano, che nella bio si dichiara un appassionato di Tesla e di razzi, diventano: “Thanks also to the Starlinks in the Battlefield”. Tanto che SMx commenta: “Italy’s Prime Minister Giorgia Meloni expressed deep gratitude to Elon Musk’s Starlink for its crucial role on the battlefield in Ukraine”, ovvero “Il primo ministro italiano Giorgia Meloni ha espresso profonda gratitudine a Starlink di Elon Musk per il suo ruolo cruciale sul campo di battaglia in Ucraina”.

Passa poco e il post col presunto elogio di Meloni e Musk viene rilanciato da Stroppa: “Brava Giorgia Meloni – commenta – a ricordare l’importanza di Starlink e l’impegno di Elon Musk in Ucraina”. Lo scambio non sfugge allo stesso Musk che lascia un commento con la bandiera Usa accanto a quella italiana e a un cuore. Qualche utente fa notare che la presidente del Consiglio dice “stalling” e non Starlink ma il post di Stroppa viaggia già verso le 44mila visualizzazioni e i commenti sono per lo più entusiasti. Meloni però non ha fatto il minimo accenno a Starlink come si evince appunto dalla citata trascrizione del suo intervento (in inglese e in italiano) sul sito del governo.

Stalling diventa Starlink, la galassia Musk elogia Meloni per sbaglio

Roma, 19 ago. (askanews) – “Starlink” anziché “Stalling”. Una erre e una kappa al posto giusto, l’assonanza tra le due parole, ed ecco che la riflessione della premier Giorgia Meloni a proposito dello “stallo sul campo di battaglia” in Ucraina, diventa per Andrea Stroppa, l’uomo di Musk in Italia, un elogio della presidente del Consiglio, nel corso del vertice a Washington con Trump, Zelensky e i leader europei, ai satelliti di SpaceX.

Tutto parte dal post su X dell’account SMX che pubblica uno spezzone dell’intervento di Meloni alla Casa Bianca al tavolo del vertice sull’Ucraina. La premier, rivolgendosi al presidente Usa, dice chiaramente: “So, something is changing, something has changed, thanks to you, thanks also to the stalling in the battlefield, which was achieved with the bravery of ukrainians and the unity that we all provided to Ukraine”. Traduzione ufficiale sul sito di palazzo Chigi: “Quindi, qualcosa sta cambiando, qualcosa è cambiato, grazie a te (riferito al presidente Usa che le stava accanto, ndr), grazie anche alla situazione di stallo sul campo di battaglia, ottenuta con il coraggio degli ucraini e con l’unità che tutti noi abbiamo fornito all’Ucraina”. Parole che nella trascrizione dell’utente americano, che nella bio si dichiara un appassionato di Tesla e di razzi, diventano: “Thanks also to the Starlinks in the Battlefield”. Tanto che SMx commenta: “Italy’s Prime Minister Giorgia Meloni expressed deep gratitude to Elon Musk’s Starlink for its crucial role on the battlefield in Ukraine”, ovvero “Il primo ministro italiano Giorgia Meloni ha espresso profonda gratitudine a Starlink di Elon Musk per il suo ruolo cruciale sul campo di battaglia in Ucraina”.

Passa poco e il post col presunto elogio di Meloni e Musk viene rilanciato da Stroppa: “Brava Giorgia Meloni – commenta – a ricordare l’importanza di Starlink e l’impegno di Elon Musk in Ucraina”. Lo scambio non sfugge allo stesso Musk che lascia un commento con la bandiera Usa accanto a quella italiana e a un cuore. Qualche utente fa notare che la presidente del Consiglio dice “stalling” e non Starlink ma il post di Stroppa viaggia già verso le 44mila visualizzazioni e i commenti sono per lo più entusiasti. Meloni però non ha fatto il minimo accenno a Starlink come si evince appunto dalla citata trascrizione del suo intervento (in inglese e in italiano) sul sito del governo.

Card. Reina: «De Gasperi testimone di fede e statista profetico»

Il ricordo di un grande statista cristiano

Carissimi fratelli e sorelle,

anche quest’anno ci ritroviamo insieme per celebrare l’Eucarestia nel giorno in cui si ricorda la nascita al Cielo del Servo di Dio Alcide De Gasperi. Desidero anzitutto ringraziare la Fondazione De Gasperi per avermi invitato a presiedere questa liturgia e rivolgo un cordiale saluto alle gentili autorità presenti e a quanti si adoperano con dedizione per approfondire e diffondere il pensiero e la testimonianza cristiana di questo grande statista, la cui visione politica risulta estremamente attuale e meritevole di essere recuperata nella sua forza e nella sua spinta profetica.

Si è da poco concluso l’anno degasperiano in occasione del 70° anniversario della morte di Alcide che ha avuto nella chiusura della fase diocesana del processo di beatificazione uno dei momenti più alti. Questo evento si colloca significativamente all’interno del Giubileo della Speranza nel quale siamo ancora immersi e che fa da cornice a quanto oggi stiamo per vivere.

De Gasperi: una missione affidata da Dio

Le Letture proclamate ci offrono uno specchio attraverso il quale leggere il significato profondo della sua missione. La prima lettura racconta la vocazione e la missione del giovane Gedeone. […]

Questa pagina della Scrittura si rivela provvidenziale mentre ricordiamo Alcide De Gasperi. Anche lui, nella sua vita, ha percorso le tappe di Gedeone. […] Sicuramente, ha sperimentato che la forza del credente e del politico non è opera umana ma viene dal Signore.

Gli anni del deserto e la forza del Vangelo

Negli anni bui e interiormente faticosi del lavoro presso la Biblioteca Apostolica, De Gasperi matura lentamente gli ideali che animeranno il suo agire politico. Quel periodo di deserto esistenziale e spirituale gli permette di interiorizzare la convinzione che il cristianesimo non può essere relegato solo alla sfera privata, ma deve innervare la scelta collettiva di un popolo. […]

La sua visione non era soltanto politica, ma spirituale: costruire una nazione a partire dal Vangelo e con la forza del Vangelo.

Una sfida attuale per l’Europa e per il mondo

Ritengo che questa intuizione sia di estremo interesse e di straordinaria attualità per il nostro tempo e nel contesto di quanto sta avvenendo in Europa e nel mondo intero. […]

Il sogno di De Gasperi, così come quello di Schumann, Adenauer e tanti altri, era quello di un’Europa che si strutturava attorno alla fede nel Dio di Gesù Cristo. […] Sono queste le solide fondamenta che in passato l’hanno resa grande e che oggi potrebbero farle conoscere una nuova stagione — difficile ma carica di possibilità — di progresso umano e valoriale.

La “radicalità” evangelica di De Gasperi

Il Vangelo ci mette davanti questa radicalità, più volte affermata da Gesù: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei Cieli…». […]

Alcide ha compreso che la costruzione della città degli uomini, se vuole essere riflesso di quella divina, richiede una oblatività assoluta, libera e liberante. De Gasperi è stato innanzitutto un credente: la sua fede ha plasmato la sua visione politica e la sua opera di governo.

La pace come “fraterna collaborazione dei popoli liberi”

L’attuale congiuntura internazionale, pesantemente segnata da una recrudescenza dei conflitti, impone a noi tutti una decisa assunzione di responsabilità. E qui sovviene il pensiero dello statista, laddove, nel Discorso alla Conferenza di pace di Parigi (10 agosto 1946), disse: «Grava su di voi la responsabilità di dare al mondo una pace che corrisponda all’indipendenza e alla fraterna collaborazione dei popoli liberi».

Questi motivi, fratelli e sorelle, ci portano a invocare il Signore affinché conceda al nostro tempo uomini e donne come Alcide De Gasperi, desiderosi di affrontare con coraggio le difficoltà e le sfide del contesto storico nel quale siamo immersi, per gettare ancora il seme del Regno nell’attesa di frutti copiosi.

Amen

Baldassare Card. Reina

Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma

Seconda vittima del botulino in Sardegna, morta una 62enne

Milano, 19 ago. (askanews) – C’è una seconda vittima per l’intossicazione da botulino avvenuta nel corso della “Fiesta latina” che si era svolta nel luglio scorso a Monserrato (Cagliari). Si tratta della 62enne Valeria Sollai che era ricoverata al Policlinico universitario di Monserrato. Lo scrive l’Unione Sarda. L’8 agosto all’ospedale Businco di Cagliari era morta la 38enne Roberta Pitzalis. L’unico indagato nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Cagliari è il titolare del chiosco dove le vittime avevano consumato i prodotti con il guacamole contaminati.

Tommy Cash torna con "OK" il nuovo singolo in italiano

Milano, 19 ago. (askanews) – Dopo aver conquistato il pubblico e le classifiche di tutto il mondo con la hit “Espresso macchiato” che ha conquistato il podio dell’Eurovision Song Contest 2025 e in Italia ha raggiunto #1 della classifica Viral 50 di Spotify e la TOP 50 dell’Airplay radiofonico Tommy Cash torna con “OK” (Epic / Sony Music) il nuovo singolo in italiano in uscita venerdì 22 agosto e da ora in pre-save. L’artista estone lo aveva spoilerato sul palco del Red Valley Festival ad Olbia lo scorso 13 agosto; è interamente in italiano e conferma ancora una volta, sempre attraverso il suo sguardo ironico e dissacrante, l’amore e il legame che Tommy Cash ha instaurato con il Bel Paese. Costruito su un concept lirico originale, “OK” è una sorta di abbecedario dove ogni lettera dell’alfabeto diventa simbolo di moda e cultura.

Conosciuto come visual artist capace di creare e interpretare le tendenze globali in chiave originale e umoristica, Tommy Cash si è fatto conoscere in tutto il mondo per il suo immaginario stravagante e ironico.

Dopo aver conquistato la scena estone, il suo successo ha rapidamente raggiunto anche gli altri paesi portandolo ad esibirsi in giro per gli Stati Uniti e l’Europa, calcando i palchi dei più grandi festival come Glastonbury, Sziget e Roskilde, davanti a un pubblico di decine di migliaia di persone.

Tommy Cash ha collaborato con artisti del calibro di Charli XCX, Diplo, Bones, Boys Noize, Quebonafide, A.G. Cook. Ha lavorato anche insieme a figure nel mondo della moda, come Rick Owens, Maison Margiela e Adidas.

Con Espresso Macchiato, l’artista ha rappresentato l’Estonia all’ultimo Eurovision Song Contest classificandosi terzo.

Sold out il concerto S.O.S. PALESTINA! a Firenze voluto da Piero Pelù

Milano, 19 ago. (askanews) – Sono sold out i biglietti per S.O.S. PALESTINA! il grande concerto nato dalla volontà di Piero Pelù per raccogliere fondi per aiutare Medici senza Frontiere nelle attività di soccorso della popolazione palestinese.

Alla chiamata alle arti di Pelù hanno subito risposto artisti e amici che hanno accolto l’invito a salire sul palco dell’Anfiteatro delle Cascine Ernesto De Pascale di Firenze il prossimo 18 settembre. Oltre a Piero Pelù accompagnato da Antonio Aiazzi, Gianni Maroccolo e i Bandidos, si alterneranno sul palco gli Afterhours, la Bandabardo’, Emma Nolde, i Fast animals and slow kids, Ginevra di Marco e I tre allegri ragazzi morti.

A questi nomi se ne aggiungeranno altri nel corso delle prossime settimane, tutti uniti da un unico scopo: aiutare le vittime del genocidio in atto in Palestina.

Queste le parole di Piero Pelù, artista da sempre coinvolto in attività sociali a tutela dei dimenticati del mondo e delle vittime delle guerre e dell’ambiente: “In Palestina è in atto un vero e proprio massacro/genocidio di popolazione civile che ha una lunghissima e controversa storia alle spalle. Ancora oggi, in questo preciso momento il governo israeliano sionista di Netanyahu prosegue il suo impunito e megalomane massacro di bambini, donne, uomini, medici, giornalisti, operatori umanitari. La Palestina va aiutata con la massima urgenza e dalla mia rabbia e frustrazione per quello che vedo attraverso alcune pagine di informazione indipendente è scaturita l’idea di “S.O.S. PALESTINA!”, nata per raccogliere fondi per MEDICI SENZA FRONTIERE che nelle terre di Palestina (Gaza e Cisgiordania) aiuta la popolazione civile da tanti anni. Voglio ringraziare con tutto il cuore gli artisti generosi che hanno risposto subito alla mia chiamata. Oltre a quelli già annunciati se ne aggiungeranno altri nelle prossime settimane. Un altro enorme ringraziamento va a Zerocalcare per averci regalato questo splendido manifesto.

Ringrazio anche il mio management TEG (nella persona di Valentina Parigi) e Le Nozze di Figaro (nella persona di Alessandro Bellucci), la media partner Controradio, About e la Direzione di Fondazione Accademia dei Perseveranti e del Teatrodante Carlo Monni di Campi Bisenzio che dal primo momento hanno non solo accolto questa mia urgenza ma condiviso e collaborato al progetto con la stessa forza e volontà. Un ringraziamento anche ad Assoconcerti che contribuirà con una donazione. Anche chi non potrà fisicamente venire a Firenze potrà acquistare il biglietto per mandare un aiuto concreto a Medici senza Frontiere e dunque alla popolazione palestinese.

Grazie, vi aspettiamo numerosi in presenza e/o ovunque sarete. Musicalmente vi garantiamo che sarà una serata indimenticabile!”

Il ricavato della vendita dei biglietti – al netto come sempre dei costi vivi dell’evento – andrà al 100% a Medici senza Frontiere. Tutti gli artisti parteciperanno a titolo gratuito, senza quindi percepire compenso.

La locandina dell’evento curata da ZEROCALCARE.

Tajani: per il vertice con Putin meglio Ginevra, a Roma c’è il problema della Cpi

Roma, 19 ago. (askanews) – “Ginevra potrebbe essere la sede giusta, Italia è favorevole” ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani ai microfoni dei giornalisti commentando la possibilità ai prossimi incontro al vertice alla ricerca di una soluzione per porre fine alla guerra, con la partecipazone dei presidenti russo Vladimir PUtin e ucraino Volodymyr Zelensky.

“Roma sarebbe stata anche una sede ideale, voluta da americani, ucraini e anche dagli altri, ma c’è il problema della Corte Penale internazionale, quindi sarebbe stato più complicato. Credo che la sede di Ginevra possa essere la sede migliore, l’Italia è favorevole, lo dirò anche oggi al ministro Cassis” ha aggiunto Tajani.

Due morti dopo scariche col taser in poche ore, Piantedosi: polemiche infondate

Milano, 19 ago. (askanews) – “Il profondo cordoglio per il decesso di due persone, dopo che era stato usato su di loro il Taser, non deve essere strumentalizzato al solo fine di portare avanti l’ennesima campagna di antipatia verso i tutori dell’ordine. L’autorità giudiziaria farà accertamenti e valutazioni ma nulla può mettere in discussione professionalità, equilibrio e impegno delle forze di polizia. Nei due casi specifici, si tratta di Carabinieri intervenuti in altrettante situazioni estremamente difficili e rischiose. E non dobbiamo portare loro rispetto solo quando sono loro stessi a rimanere vittime di queste situazioni. Chi, in maniera ideologica, critica l’utilizzo del taser deve tener presente che si tratta di uno strumento imprescindibile che viene fornito agli agenti proprio per evitare l’utilizzo di armi da sparo. Le regole di ingaggio prevedono che venga usato soltanto quando ci si trova di fronte a soggetti violenti e aggressivi che rappresentano un concreto pericolo per i presenti. La sicurezza dei cittadini è il primo obiettivo che deve essere perseguito. E dalle prime ricostruzioni è esattamente la situazione in cui si sono ritrovati i carabinieri intervenuti. Dunque, vanno respinte, perché del tutto pretestuose, pregiudiziali ed infondate, le polemiche contro le forze di polizia a cui va tutta la gratitudine e il completo sostegno del nostro Governo”. Lo dichiara in una nota il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Attacchi russi a raffica in Ucraina mentre a Washington si parlava di fine guerra

Roma, 19 ago. (askanews) – Nella notte tra il 18 e il 19 agosto, alla Casa Bianca si discuteva di possibili mediazioni per la pace, 186 scontri di combattimento sono stati registrati, riferisce lo Stato maggiore delle forze armate ucraine.

La Russia ha lanciato due attacchi missilistici e 78 raid aerei sul territorio ucraino, utilizzando quattro missili e sganciando 162 bombe aeree guidate. Vieppiù, le forze russe hanno utilizzato 5.489 droni d’attacco e condotto 5.350 bombardamenti su posizioni ucraine e aree popolate, di cui 86 con sistemi missilistici a lancio multiplo, secondo il resoconto dello Stato maggiore ucraino. Gli attacchi aerei russi hanno preso di mira, in particolare, le aree di Hirky (regione di Sumy), Poliushkyne e Karabany (regione di Chernihiv), Prymorske e Novoandriivka (regione di Zaporizhzhia) e Antonivka (regione di Kherson).

Inoltre, nei settori settentrionale di Slobozhanshchyna e Kursk si sono verificati sette scontri. Mosca ha lanciato 15 attacchi aerei, sganciato 18 bombe guidate ed effettuato 198 attacchi di artiglieria, di cui otto con MLRS.

Tajani: Putin non ha vinto, ieri è stata una giornata positiva

Roma, 19 ago. (askanews) – “Putin non è vincitore, in tre anni non ha raggiunto la conquista dell’Ucraina che voleva in tre giorni. Si parla con lui per cercare una pace giusta, non mortificante per l’Ucraina”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervistato dal Giornale.

Quella di ieri a Washington, dove si è svolto il vertice internazionale alla Casa Bianca con il faccia a faccia fra il presidente statunitense Donald Trump e quello ucraino Volodymyr Zelensky e con le riunioni alle quali hanno partecipato i leader europei, per il capo della diplomazia italiana “è stata una giornata positiva, un’altra tessera importante per la costruzione del mosaico della pace. Soprattutto, perché tutti si sono ritrovati d’accordo su principio di garantire la sicurezza all’Ucraina e questo rafforza la posizione di Zelensky nella trattativa con Putin”.

Ucraina, L. Fontana: fiducia in passi avanti sulla via della pace

Roma, 19 ago. (askanews) – “Confido in passi avanti sulla via della pace e, alla luce delle recenti interlocuzioni, auspico che questo obiettivo possa finalmente diventare realtà”. Lo dichiara in una nota il presidente della Camera, Lorenzo Fontana.

“Guardiamo con speranza alla fine del conflitto in Ucraina. È un momento decisivo e ne seguo gli sviluppi con massima attenzione. Siamo pronti – conclude – a mettere in campo ogni iniziativa utile anche sul versante della diplomazia parlamentare”.

Ucraina, Tajani: rafforzato Zelensky, poi sui confini tratterà lui

Roma, 19 ago. (askanews) – Nel corso delle riunioni che si sono svolte ieri alla Casa Bianca con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, quello ucraino, Volodymyr Zelensky, e i leader europei, “nella sostanza è stata accolta la proposta italiana di garantire, attraverso un sistema di mutuo soccorso in caso di attacco esterno, l’indipendenza dell’Ucraina”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervistato dal Giornale.

“Puntiamo – ha spiegato il vicepremier – sulla sicurezza di Kiev, che è la nostra sicurezza. I paesi amici dell’Ucraina, anche gli Usa, dovranno intervenire in sua difesa in caso di attacco. Sarebbe positivo che Putin dicesse di sì”.

Smentiti quindi i timori di un disimpegno degli Usa? “Sì, abbiamo detto – ha risposto Tajani – che sono tutti d’accordo. Sui confini, poi, tratterà Zelensky ma questo gli darà forza quando incontrerà Putin e spero che avvenga quanto prima. Bisogna continuare il cammino verso la pace”.

Ucraina, Tajani: Putin non ha vinto, ieri giornata positiva

Roma, 19 ago. (askanews) – “Putin non è vincitore, in tre anni non ha raggiunto la conquista dell’Ucraina che voleva in tre giorni. Si parla con lui per cercare una pace giusta, non mortificante per l’Ucraina”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervistato dal Giornale.

Quella di ieri a Washington, dove si è svolto il vertice internazionale alla Casa Bianca con il faccia a faccia fra il presidente statunitense Donald Trump e quello ucraino Volodymyr Zelensky e con le riunioni alle quali hanno partecipato i leader europei, per il capo della diplomazia italiana “è stata una giornata positiva, un’altra tessera importante per la costruzione del mosaico della pace. Soprattutto, perché tutti si sono ritrovati d’accordo su principio di garantire la sicurezza all’Ucraina e questo rafforza la posizione di Zelensky nella trattativa con Putin”.

Trump preme per summit Zelensky-Putin, Macron il più scettico

Roma, 19 ago. (askanews) – Donald Trump, al termine dei colloqui con i leader di Ucraina e Unione Europea, ha dichiarato di stare preparando un incontro diretto tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin. Il presidente degli Stati Uniti ha chiamato il capo del Cremlino durante le consultazioni di ieri sera con il leader ucraino e gli europei, cosa confermata da Mosca, dove però i massimi vertici non si sbilanciano sull’accelerazione che Trump tenta di dare al processo: il consigliere presidenziale Jury Ushakov si è limitato a dire che Putin e Trump hanno discusso della possibilità di “elevare il livello” dei negoziati diretti, per affrontare anche la spinosissima questione territoriale. Su questo punto il cancelliere tedesco Friedrich Merz è stato tagliente: quello che vuole Mosca è “come chiedere agli Usa di cedere la Florida”.

“Abbiamo discusso delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, che saranno fornite dai Paesi europei in coordinamento con gli Stati Uniti. Ho chiamato il presidente Putin e ho iniziato i preparativi per un incontro tra il presidente Putin e il presidente Zelensky. Dopo di questo si terrà un incontro trilaterale con loro e me”, ha scritto Trump sul suo social Truth Social.

Merz ha dichiarato che l’incontro tra Putin e Zelensky è previsto nelle prossime due settimane. Tuttavia, ha espresso dubbi sul fatto che Putin “abbia abbastanza coraggio” per incontrare Zelensky e ieri durante la parte aperta dei colloqui con Trump ha ribadito la richiesta di un cessate-il-fuoco prima di passare al confronto ai massimi vertici allargato alla parte russa.

Il corrispondente di Axios, Barak Ravid, ha scritto, citando una fonte, che la Casa Bianca spera di organizzare l’incontro entro la fine di agosto.

Zelensky stesso ha affermato che è stata la Russia a proporre a Trump di tenere prima un bilaterale e poi un trilaterale a livello di capi di Stato. Il presidente ucraino ha dichiarato di essere pronto a incontrare Putin senza alcuna condizione: “Perché se iniziamo a pretendere un cessate il fuoco preliminare, la Russia inizierà a porre cento altre condizioni”.

Il leader ucraino ieri sera ha ringraziato numerose volte Trump per gli sforzi messi in campo (memore delle accuse ricevute lo scorso febbraio in mondovisione di non avere mai detto ‘grazie’ durante i colloqui alla Casa Bianca), lasciando agli europei le sottolineature scettiche sulla possibilità che Putin si adegui alla trama tessuta dal presidente Usa. Ricordando la “necessità di fermare i massacri, la necessità di una tregua”, il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che “i fatti parlano da soli: “oggi, in realtà, la Russia sta continuando la guerra, la sta intensificando (…) la nostra esperienza negli ultimi quindici anni con il signor (Vladimir) Putin, nel suo approccio, è che ogni volta che pensa di poter vincere con la guerra, non negozia la pace. Questa è la realtà”.

Il segretario di stato americano Marco Rubio guiderà un gruppo di consiglieri per la sicurezza nazionale e funzionari della Nato per sviluppare garanzie di sicurezza per l’Ucraina, secondo fonti del Wall Street Journal. Nei piani americani, che prevedono che l’Europa sia in prima linea per le garanzie di sicurezza, quattro componenti sono centrali: presenza militare, difesa aerea, armi e monitoraggio della cessazione delle ostilità, si legge nell’articolo del quotidiano.

Pippo Baudo e la morte di un Paese

Un modo democristiano, il suo, di gestire lo spettacolo oltre la capacità di saper essere paludato quando occorre e di indicare una direzione di marcia alla bisogna. Ha scoperto talenti e non si è accontentato di ciò che passava il convento per quieto vivere e per rimanere saldo al posto di comando.

Quando è stato necessario, ha mandato quel paese il potere nella persona di Enrico Manca, Presidente della RAI, che lo accusava di essere il facitore di programmi nazional popolari.

Il vero interprete del popolo

A Manca è mancata la percezione che proprio la persona di Pippo Baudo era nazional popolare, cioè formidabile interprete dei sentimenti e della sensibilità di una società che cambiava e che lui accompagnava al cambiamento con la scorta di un portato culturale di tutto rispetto.

Pippo Baudo non si accontentava dell’audience ma passo dopo passo inseriva nei suoi format, alla maniera di Alberto Manzi, passaggi sempre più impegnativi di interviste e riflessioni in modo di far crescere la qualità dell’ascolto e dell’ascoltatore.

Un educatore più che un intrattenitore

Non ha agito per strappi ma progressivamente, portando un gradino dopo l’altro la società ad assumere uno stile e una sostanza sempre di una qualità e un livello superiore. Esigeva, costruendolo, un ascoltatore pretenzioso e critico con cui confrontarsi pur nel tempo di svago.

Si sbaglia se si pensa che Baudo sia stato solo il grande artista in grado di intercettare l’umore degli Italiani assecondandoli con spettacoli cuciti su perfetta misura. Non è stato mai ruffiano e neppure ha strizzato l’occhio a ciò che è facile perché tanto va bene anche così.

Pippo Baudo, assai di più, è stato un “educatore” che ha condotto un paese facendo maturare una sensibilità che sembrava un tempo impensabile, usando azzardatamente e magistralmente l’arte dello spettacolo, che sembrerebbe invece la meno adatta per un’impresa del genere.

Un progetto di società evoluta

Baudo ha cambiato il paese avendo in mente un progetto di società evoluta e più attenta a temi oltre il mero fine ricreativo.

Non ha soltanto presentato un prodotto. Ha condotto una nazione nel senso di marcia di una emancipazione che non producesse resistenze. Con il cavallo di Troia della sua abilità è entrato nella guardia degli spettatori televisivi senza che fossero più in grado di opporre resistenza.

La sua è stata una azione politica non da poco a cui dovremmo inchinarci per sagacia e per gratitudine ed alla quale tutti dovremmo dargli gran merito.

Il segno indelebile di un’epoca

Dicono che abbia inventato il ruolo di “Intrattenitore”. In effetti ha tenuto ed ottenuto l’attenzione del pubblico attraverso programmi “leggeri” curati in ogni dettaglio, tanto da divenire pregevoli.

Da ultimo, non ha mai avuto bisogno di chiudere un suo show dicendo quell’orribile frase oggi di gran voga tra una reclame ed un’altra che recita: “solo una pausa di pochi secondi, restate con noi”.

L’Italia è restata automaticamente con Pippo Baudo. Quelli di oggi, del suo mestiere, non lo dimentichino se non vogliamo mandare il paese a marcia indietro.

Il monito di Carmelo Bene

Sia di monito la provocazione, al tempo, di Carmelo Bene quando diceva che il nostro “è un paese così povero di testa che per essere geni non ci vuole nulla, basta nascere”. Che i responsabili della comunicazione, dei media e dello show ne tengano sempre conto e che lavorino nel loro campo per smentirlo.

De Gasperi è la Dc e la Dc era il Paese

Ricordare Alcide De Gasperi non significa solo approfondire il magistero politico, culturale ed istituzionale di un grande leader, nonché statista, del nostro paese. Un leader che ha segnato l’evoluzione dell’Italia democratica post-fascista e che ha saputo, attraverso la sua concreta azione politica e di governo, mantenere salda la guida del paese sventando il pericolo degli “opposti estremismi” ideologici e profondamente antidemocratici che in quella fase storica erano ben presenti e ancora radicati nella politica italiana.E solo una guida saldamente democratica, autenticamente riformista e schiettamente costituzionale ha saputo far sì che il sistema Italia non deragliasse incrociando avventure sostanzialmente incompatibili con la cornice democratica e liberale che il paese aveva scelto dopo la lunga parentesi autoritaria e dittatoriale.

La Democrazia Cristiana come progetto di società

Ma tutto ciò fu possibile grazie al magistero politico ed istituzionale del leader trentino e, soprattutto, al ruolo che la Democrazia Cristiana ha saputo declinare in quella delicata fase storica e poi negli anni successivi. Un partito che, grazie alla sua autorevole e qualificata classe dirigente, tra cui svettava appunto Alcide De Gasperi, ha saputo interpretare e farsi carico delle domande, delle esigenze e delle istanze che salivano dalla società italiana e che richiedevano una precisa risposta politica e di governo.

Una risposta che quel partito, “il partito italiano” per eccellenza, per dirla con lo storico cattolico Agostino Giovagnoli, ha saputo offrire attraverso un altrettanto preciso e pertinente progetto di governo. Un progetto che in quegli anni, e per molto tempo, si poteva tranquillamente definire come un “progetto di società”: ovvero, un modello di sviluppo dell’intero paese.

L’intreccio tra partito e leader

La capacità della Dc di sapere riflettere ciò che in quel particolare momento era la società italiana e, soprattutto, come farsi carico di quelle domande, è stato il vero segreto di un grande partito popolare, democratico, interclassista, riformista e di ispirazione cristiana. Sono due elementi strettamente intrecciati e che non si possono disgiungere: non si capirebbe il magistero di governo di Alcide De Gasperi senza il ruolo e la funzione specifici della Democrazia Cristiana.

Come, al contempo, sarebbe incomprensibile capire la missione della Dc senza l’azione di De Gasperi e dei suoi principali collaboratori. Anche perché, ed è bene sottolinearlo, De Gasperi non è mai stato un “uomo solo al comando” o un capo incontrastato. Era un leader politico e, al contempo, un qualificato uomo di governo. Certo, contribuì a “ricostruire” l’Italia, ma senza arroganza, senza presunzione e senza prepotenza: sempre rispettando i principi e la procedura democratica e costituzionale.

Un’eredità inscindibile

Un legame, quindi, quello fra la funzione politica e culturale della Dc e il magistero istituzionale di Alcide De Gasperi, che non si può dividere o segmentare quando si vuole ricostruire il periodo storico che ha visto proprio De Gasperi protagonista assoluto nella ricostruzione materiale del nostro paese.

Ecco perché è utile e necessario, quando si studiano le dinamiche di quella fase storica, non separare il ruolo di Alcide De Gasperi dall’iniziativa politica della Democrazia Cristiana. Come, purtroppo, qualche narrazione ideologica interessata ha cercato – e cerca tuttora – di fare nel rileggere il periodo storico della “ricostruzione” politica, economica, produttiva e sociale del nostro paese.

Baietti: “Per rifondare l’Onu e l’Europa serve tornare a Leone XIII”

La crisi internazionale, segnata dalle improvvisazioni della politica americana e dall’incapacità dell’Europa di trovare una via autonoma, obbliga a ripensare gli assetti globali. È il filo conduttore del saggio di Stefano Baietti, che propone una svolta radicale: rifondare l’Onu e avviare la Federazione europea a partire dal nucleo dei tre Paesi “carolingi” – Francia, Germania e Italia.

L’idea nasce da un richiamo forte a papa Leone XIII. Baietti vede in lui non soltanto l’autore della Rerum novarum, ma un vero pensatore politico, capace di offrire criteri universali per il dialogo tra i popoli. Non a caso, la Chiesa dell’Ottocento collaborò, seppur in modo riservato, alla nascita del diritto internazionale con le Conferenze dell’Aia del 1899 e del 1907.

Al centro del saggio vi è la denuncia della ormai conclamata debolezza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, in pratica controllato proprio da quelle potenze che negli ultimi decenni hanno promosso guerre e minacciato i vicini. Per Baietti, questo organismo va ripensato: occorre aprirlo a Paesi realmente democratici, immaginando persino un ruolo per il Vaticano come garante morale e simbolico della pace.

Un secondo pilastro è l’Europa. Contro l’azzardo protezionista di Donald Trump e la frammentazione degli Stati membri, Baietti rilancia l’ipotesi di una “federazione carolingia”: un’integrazione immediata in nove settori strategici – energia, trasporti, finanza, sicurezza, università, sanità e altri ancora. Non una semplice unione economica, ma una nuova “religione civile” per dare all’Europa un’anima e una missione.

La tesi, ardita ma ben argomentata, è che solo un’Europa coesa e un’Onu rifondata possano garantire un equilibrio stabile nel XXI secolo. E che la visione di Leone XIII, con la sua forza profetica, resti la bussola per orientare politica ed economia verso la giustizia e la pace.

👉 Il testo integrale del saggio di Stefano Baietti è disponibile [a questo link] in formato pdf.

Dopo Washington resta l’invito di Gromyko: Russia e Ue si parlino

Sul più importante giornale italiano, il Corriere della Sera, di ieri 18 agosto 2025, è stata pubblicata una intervista, a firma di Marco Imarisio, ad Aleksej Gromyko, direttore dell’istituto d’Europa (IE) dell’Accademia Russa delle Scienze (RAS), sulle ripercussioni del vertice del 15 agosto scorso in Alaska fra i presidenti di Stati Uniti e Russia, sulle relazioni fra Russia e Unione Europea.

Gromyko è figlio d’arte nel campo diplomatico, è nipote dello storico ministro degli esteri dell’Unione Sovietica, Andrej Gromyko. Aleksej Gromyko è una persona che conosce ed ama l’Europa. Esperto di politica internazionale, dirige il centro studi sull’Europa, l’IE, della RAS, che pubblica analisi rigorose e indipendenti sui principali Paesi europei. Cosa che anche chi scrive, ha potuto verificare di persona, di recente, realizzando uno studio di presentazione sull’ultimo Rapporto dell’IE-RAS (https://www.agendadomani.it/?p=16369 ) sull’Italia.

Per questo si può considerare uno dei più autorevoli esponenti dell’ala più dialogante del potere russo. Nel 2022 non venne riconfermato nel comitato scientifico presso il Consiglio di sicurezza russo, dopo aver sottoscritto un documento che esprimeva «estrema preoccupazione» per il conflitto in Ucraina. 

Anche per queste ragioni, merita attenzione la sua analisi, anche nei suoi aspetti di critica ad alcune scelte dell’Ue, ma svolte nella convinzione che «una discussione rispettosa è la via più efficace per riavvicinare parti molto distanti tra loro».

Una posizione che non può lasciare indifferenti, soprattutto quella parte della classe dirigente italiana che in qualche modo continua ad ispirarsi a grandi maestri della diplomazia e del dialogo come Alcide De Gasperi, Aldo Moro, Amintore Fanfani, Enrico Mattei, Giulio Andreotti.

In questa intervista Gromyko ricorda all’Ue che senza il ritorno al dialogo, che implica anche l’ascolto delle ragioni della controparte, non si possono trovare soluzioni durature. Perché, avverte, il senso del vertice di Anchorage è stato proprio quello del «ritorno degli Usa a un  dialogo ponderato con la Russia, volto a normalizzare i rapporti». Ma, a giudizio di Gromyko vanno normalizzati i rapporti non solo tra Russia e Ucraina, ma anche quelli tra Russia, Usa e Nato. 

Pensare solo a come infliggere una sconfitta – osserva – è un surrogato della diplomazia che umilia la grande tradizione diplomatica europea.

Quasi una risposta indiretta al tenore di certi  appelli che attraversano la nostra opinione pubblica, come quello ad esempio, su La Stampa, un altro importante quotidiano italiano, del 17 agosto 2025, di Bill Emmott, ex direttore di The Economist, secondo cui «Prima di ogni altra cosa, l’Europa deve dimostrare di voler danneggiare la Russia».

La vera diplomazia, che propone Gromiko, «è un atteggiamento di rispetto verso la controparte e il riconoscimento a questa del diritto ai propri interessi, è la volontà di fermare le guerre anziché prolungarle». 

In questo senso il direttore dell’IE, seppur a malincuore è costretto a rilevare che «l’Europa in questi mesi ha dato uno spettacolo misero, cercando non di svolgere un certo ruolo nella soluzione della crisi ucraina, ma solo di trovare un modo per far sì che la Russia ne esca parte perdente». La sua dura conclusione: «uno sbaglio pericoloso, un’illusione nella migliore delle ipotesi. Non è diplomazia, ma un suo surrogato».

Tuttavia, proprio perché sono critiche formulate non per alimentare una sterile polemica o per ragioni di propaganda, ma scaturite da una profonda conoscenza dei meccanismi  che regolano le relazioni internazionali, e in uno spirito di dialogo, credo sia importante in Italia e nell’Ue confrontarsi con altrettanta lealtà e franchezza, con queste opinioni di Gromyko. Anche per scongiurare il rischio di auto escludersi, come Ue, dai tavoli che contano per una nuova architettura  di sicurezza in Europa e per una nuova governance globale. E il vertice multilaterale di ieri alla Casa Bianca, tra sette leader europei, fra cui la presidente del Consiglio italiana, Meloni, e i presidenti di Ucraina e Stati Uniti, Zelensky e Trump, può costituire una opportunità per un cambio di approccio.

Quelle espresse da Aleksej Gromyko nell’intervista al Corriere della Sera, come osserva il prof. Marco Ricceri, segretario Generale dell’Eurispes (del cui Comitato Scientifico è membro lo studioso russo), vanno considerate come “riflessioni importanti sul ruolo fondamentale della diplomazia e sulla posizione dell’Ue”.

Trump: al via preparativi per incontro Putin-Zelensky. Dopo, trilaterale con me

Roma, 19 ago. (askanews) – “Al termine degli incontri” di oggi “ho chiamato il Presidente Putin e ho avviato i preparativi per un incontro, in una sede da definire, tra il Presidente Putin e il Presidente Zelensky. Dopo tale incontro, avremo un Trilat, a cui parteciperanno i due Presidenti, più me”. Lo scrive su Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Oggi, scrive il presidente Usa, “ho avuto un incontro molto proficuo con ospiti illustri, il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il Presidente francese Emmanuel Macron, il Presidente finlandese Alexander Stubb, il Primo Ministro italiano Giorgia Meloni, il Primo Ministro britannico Keir Starmer, il Cancelliere della Repubblica Federale di Germania Friedrich Merz, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il Segretario Generale della Nato Mark Rutte, alla Casa Bianca, che si è concluso con un ulteriore incontro nello Studio Ovale”.

“Durante l’incontro – sottolinea Trump – abbiamo discusso delle Garanzie di Sicurezza per l’Ucraina, che sarebbero state fornite dai vari Paesi europei, in coordinamento con gli Stati Uniti d’America. Tutti sono molto soddisfatti della possibilità di una PACE tra Russia e Ucraina. Al termine degli incontri, ho chiamato il Presidente Putin e ho avviato i preparativi per un incontro, in una sede da definire, tra il Presidente Putin e il Presidente Zelenskyy. Dopo tale incontro, avremo un Trilat, a cui parteciperanno i due Presidenti, più me”.

“Ancora una volta – scrive Trump sul suo social media -, si è trattato di un ottimo passo iniziale per una guerra che dura da quasi quattro anni. Il vicepresidente J.D. Vance, il Segretario di Stato Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff stanno coordinando le operazioni con Russia e Ucraina. Grazie per l’attenzione!”, conclude il presidente Usa.

Tennis, Sinner: "Ho giocato per rispetto del pubblico"

Roma, 18 ago. (askanews) – “Ciao a tutti. Di solito parto parlando dell’avversario, ma oggi è giusto partire con il pubblico”. Così Jannik Sinner nel momento della premiazione spiega il suo ritiro. “Da ieri non mi sentivo bene. Speravo di migliorare nel corso della notte, ma invece sono peggiorato. Mi dispiace tanto perché molti di voi il lunedì lavorano o hanno altro da fare e invece sono venuti qui”. “Ovviamente, congratulazioni ad Alcaraz – continua – Non è il modo in cui avresti voluto vincere, ma stai giocando una stagione pazzesca, ti auguro il meglio per gli Us Open e il resto della tua annata. Un grazie al mio team per spingermi e comprendermi ogni giorno. Grazie per il sostegno e per aver capito la situazione. Mi dispiace deludervi, ma a volte capitano queste situazioni e bisogna saperle accettare. È stato uno dei tornei più caldi che io abbia mai giocato. Grazie per il sostegno e alle persone che sono venute. Un grazie anche agli arbitri e alle persone che lavorano dietro le quinte. Ci rivediamo l’anno prossimo… sperando di essere in una condizione migliore”.

Tennis, Alcaraz: "Sinner campione, tornerai più forte di prima"

Roma, 18 ago. (askanews) – Dopo Sinner, queste le parole del nuovo campione di Cincinnati Alcaraz: “Non è così che avrei voluto vincere, mi dispiace. Comprendo come tu ti possa sentire. Non posso dire nulla che tu non sappia. Sei un grandissimo campione. Ritornerai ancora più forte come sempre hai fatto, è così che fanno i grandi campioni come te. Continuo con il mio team: questo è un torneo che dura tanto, circa una settimana e mezza, ma mi sento molto bene sul campo. Lavoriamo bene ed è per questo che devo ringraziarvi. A tutte le persone che rendono possibile questo torneo. I cambiamenti che sono stati fatti nell’ultimo anno sono splendidi. Ci sentiamo più comodi, riusciamo a passare bene il tempo tra una partita e l’altra. Grazie per il lavoro che fate ogni giorno, ogni anno. È stata una gioia far parte di questo torneo”.

Vertice per l’Ucraina. Zelensky: pronto al trilaterale con Trump e Putin (Aggiornamenti)

Roma, 18 ago. (askanews) – Per la pace in Ucraina sono stati fatti “progressi sostanziali sotto molti aspetti. E credo che” oggi “ci sia la possibilità che ne possa scaturire qualcosa” perché “l’incontro di oggi è molto importante. Abbiamo i sette leader europei più influenti e li incontreremo subito dopo questo incontro. E grazie mille per essere qui”. Lo ha detto il presidente Usa Donald Trump in un breve punto stampa nello Studio ovale della Casa bianca insieme al presidente ucraino Voldymyr Zelensky prima del loro incontro bilaterale.

-21:12 “Le questioni territoriali saranno discusse nel vertice trilaterale” con Vladimir Putin e Donald Trump: lo ha ribadito il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, prima dei colloqui multilaterali alla Casa Bianca con Trump e i leader europei.

– 21:02 Trump: buoni incontri, parlerò con Putin per arrivare a trilaterale

-21:01 Al via multilaterale Trump-Zelensky-leader Ue

-20:49 Mosca: dispiegare truppe Paesi Nato incita a ostilità

-20:14 Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che la questione delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina è ancora in discussione tra Stati Uniti e alleati della NATO, ma ha promesso che Kiev riceverà “una protezione molto buona, una sicurezza molto solida”. Lo ha detto durante il punto stampa congiunto con il leader ucraino Volodymyr Zelensky prima del loro incontro bilaterale alla Casa Bianca.

– 20:02 Trump: meraviglioso che Putin sia venuto negli Usa.

-20:00 Zelensky riceve complimenti da Trump per il vestito.

– 20:00 Trump: chiamerò Putin dopo incontri di oggi.

– 19:43 Zelensky: riarmo Ucraina fa parte garanzie di sicurezza

– 19:36 Zelensky: “Per elezioni democratiche serve sicurezza”.

– 19:27 Zelensky: guerra deve finire, pronto per trilaterale con Trump-Putin.

Gli aggiornamenti -21:30 Ho sempre avuto un ottimo rapporto con lui, credo che anche il Presidente Putin voglia trovare una soluzione. E lo scopriremo tra un certo periodo di tempo, non molto lontano da ora”, diciamo che tra “una o due settimane, sapremo se risolveremo la questione o se questa orribile lotta continuerà. Faremo del nostro meglio per porvi fine. E credo che ci siano due parti disposte a collaborare, e di solito questa è una buona notizia, due parti disposte a collaborare che vogliono raggiungere un accordo. E cammineremo insieme, ci incontreremo e vedremo se è possibile”, anche se “potrebbe anche non essere possibile”. Lo ha detto il presidente Usa Donald Trump in apertura del vertice multilaterale alla Casa Bianca con il presidente ucraino Zelensky e gli altri leader europei.

-21:30 “Può contare sull’Italia, siamo dalla parte dell’Ucraina e sosteniamo tutti i suoi sforzi verso la pace. Parleremo di diversi temi importanti, le garanzie di sicurezza, come garantire che non succeda ancora una volta, sono una pre-condizione di qualsiasi tipo di pace”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nel corso dell’incontro alla Casa Bianca tra Trump, Zelensky e i leader europei.

-21:29 “Non riesco a immaginare che un vertice trilaterale” fra Putin, Zelensky e Trump “possa tenersi senza un cessate il fuoco”: lo ha affermato il Cancelliere tedesco Friedrich Merz nel corso dei colloqui multilaterali in corso alla Casa Bianca.

– 21:24 Ucraina, Trump: non credo ci saranno future aggressioni.

– 21:14 Ucraina, von der Leyen: ogni bimbo deve poter tornare a casa.

– 21:14 Rutte: Trump su garanzie di sicurezza “è davvero svolta”.

Ucraina, Meloni: garanzie sicurezza precondizione per pace

Roma, 18 ago. (askanews) – “Può contare sull’Italia, siamo dalla parte dell’Ucraina e sosteniamo tutti i suoi sforzi verso la pace. Parleremo di diversi temi importanti, le garanzie di sicurezza, come garantire che non succeda ancora una volta, sono una pre-condizione di qualsiasi tipo di pace”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nel corso dell’incontro alla Casa Bianca tra Trump, Zelensky e i leader europei.

“Sono lieta – ha ribadito Meloni – che la discussione inizi da una proposta italiana sull’articolo 5, siamo sempre pronti a portare le nostre proposte per la pace e il dialogo. Dobbiamo costruire insieme, garantire insieme e difendere la sicurezza delle nostre nazioni”.

Tennis, Sinner si ritira a Cincinnati: titolo ad Alcaraz

Roma, 18 ago. (askanews) – Epilogo a sorpresa nella finale di Cincinnati tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Sotto 5-0 nel primo set Sinner si è ritirato lasciando il successo all’avversario. Altoatesino in difficoltà sin dall’inizio: Lo spagnolo sente benissimo la palla in risposta, profondo e aggressivo. Sinner un po’ in difficoltà, break a 0. (1-0 Alcaraz). Nel secondo parziale Sinner inizia meglio di dritto che di rovescio. Arriva ai vantaggi, ma senza palla break, sul servizio di Alcaraz. Lo spagnolo conferma il break (2-0). Il terzo è un game da dimenticare per Sinner. Un doppio fallo, un errore di dritto e una comoda volée messa in rete. Salva le prime due palle break (prima vincente, servizio e dritto) ma Alcaraz tira fuori una super risposta sulla terza e trova il doppio break. Sinner in rottura libera al quarto gioco: Alcaraz trova il primo ace. Nonostante manchi un po’ la prima (42% di prime in campo) riesce a tenere lontano Sinner nei propri game di battuta, e tiene a 15 il quarto gioco. 4-0 in 17 minuti. Jannik appare in difficoltà, non solo dal punto di vista del gioco. Anche fisicamente sembra soffrire a tratti, e si trova sotto 5-0. Male al servizio, in affanno nello scambio, chiama anche il medical timeout al cambio campo. Sotto 5-0, in palese difficoltà, Sinner si ritira. “Mi sento troppo male”, queste le sue parole. Problema dovuto ovviamente al caldo eccessivo.

Ucraina, Meloni: se vogliamo la pace dobbiamo stare uniti

Roma, 18 ago. (askanews) – “Grazie Donald per averci ospitato, credo che sia un giorno importante, una nuova fase dopo oltre tre anni in cui non abbiamo visto alcun segnale da parte russa di volontà al dialogo. Qualcosa sta cambiando, qualcosa è cambiato grazie a lei, Presidente, ma anche sul campo di battaglia con il coraggio dell’Ucraina e con l’unità che tutti noi abbiamo dato all’Ucraina”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nel corso dell’incontro alla Casa Bianca tra Trump, Zelensky e i leader europei.

“Bisogna ricordare che se noi vogliamo raggiungere la pace e garantire la giustizia dobbiamo farlo stando uniti ed è per questo che ritengo sia un giorno molto positivo”, ha aggiunto.

Zelensky (in giacca e camicia) vede Meloni-Starmer-Rutte

Roma, 18 ago. (askanews) – Incontro all’ambasciata ucraina di Washington tra alcuni leader europei e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in vista del vertice con il presidente Usa Donald Trump alla Casa Bianca. All’incontro – secondo quanto riporta un breve video diffuso da Palazzo Chigi – hanno preso parte, tra gli altri, la presidente del consiglio Giorgia Meloni, la presidente della commissione europea Ursula Von der Leyen, il presidente della Finlandia Alexander Stubb, il premier britannico Keir Starmer, il segretario generale della Nato Mark Rutte.

Il presidente Zelensky, forse in vista del successivo bilaterale con Trump, si presentato indossando una camicia e una giacca neri, anche se quest’ultima di taglio molto sportivo.

Andrea Roncato: Baudo grande uomo di spettacolo e persona perbene

Roma, 18 ago. (askanews) – “Un grande uomo di spettacolo e una persona perbene, un amico vero indipendentemente dal fatto che lui era una grande star, me lo ricordo come colonna sonora della mia carriera”. Cos Andrea Roncato, attore, ha ricordato Pippo Baudo alla Camera ardente al Teatro delle Vittorie, a Roma.

Ucraina, Meloni: Italia a fianco Kiev, sostiene sforzi pace Trump

Roma, 18 ago. (askanews) – “L’Italia c’è come c’è sempre stata in questi tre anni e mezzo. Noi siamo al fianco dell’Ucraina, sosteniamo gli sforzi di pace del presidente degli Stati Uniti Trump. Siamo stati chiamati per il nostro contributo di proposte di diplomazia e siamo contenti che sulle garanzie di sicurezza si parta da una proposta che è stata italiana, che è quella di costruire garanzie di sicurezza efficaci ispirate all’articolo 5 del trattato di Washington. Su questo bisogna costruire, bisogna lavorare, il lavoro che faremo oggi sarà da questo punto di vista un lavoro importante”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni durante un punto stampa a Washington dove si trova per il Vertice Trump-Zelensky con i Leader Ue.

Ucraina, Meloni: giorno importante, spiragli dialogo dopo tre anni

Roma, 18 ago. (askanews) – “E’ una giornata importante, dopo tre anni e mezzo in cui noi abbiamo avuto una Russia che non dava alcun segnale di dialogo, che pretendeva la capitolazione di Kiev, oggi finalmente si aprono degli spiragli di dialogo”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni durante un punto stampa a Washington dove si trova per il Vertice Trump-Zelensky con i Leader Ue.

“Perché si aprono spiragli di dialogo? Perché c’è una situazione di stallo sul campo costruita chiaramente dal coraggio degli ucraini, ma anche dal sostegno unito che che l’Occidente ha garantito in questi anni alla nazione aggredita. Ce lo dobbiamo ricordare perché l’unità dell’Occidente dal mio punto di vista è anche lo strumento che abbiamo per costruire pace e garantire giustizia”, ha aggiunto.

Ucraina, Meloni: non ci sono soluzioni facili, esplorarle tutte

Roma, 18 ago. (askanews) – “Non ci sono soluzioni facili quando si tratta di fermare una guerra, di costruire la pace. Io penso che dobbiamo esplorare tutte le soluzioni possibili per garantire pace, per garantire giustizia, per garantire la sicurezza delle nostre nazioni e l’Italia porta tutto il contributo di idee e di proposte che ha già dimostrato di saper garantire in questi mesi”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni durante un punto stampa a Washington dove si trova per il Vertice Trump-Zelensky con i Leader Ue.

Il Festival delle Storie nella Valle di Comino dal 25 al 31 agosto

Roma, 18 ago. (askanews) – C’è una valle, nel cuore nascosto d’Italia, dove la letteratura non è solo parola scritta, ma corpo vivo, rito collettivo, chiamata al racconto. È la Valle di Comino, una terra che non ha bisogno di scenografie, perché è essa stessa teatro, confine, mappa del pensiero. È qui che dal 25 al 31 agosto 2025 torna il Festival delle Storie, un viaggio itinerante che attraversa sette borghi – Atina, Settefrati, Alvito, Castello di Alvito, Gallinaro, San Donato, Picinisco – seguendo ogni giorno una carta alchemica. Non un tema, ma un simbolo: una visione.

In un tempo in cui tutto brucia e tutto si dimentica, il festival prova a salvare ciò che conta: le storie che ci tengono vivi. Ogni piazza è un laboratorio. Ogni incontro è un gesto che ricuce. Ogni parola è un tentativo di restare umani.

Ma il Festival delle Storie non è solo un evento: è l’espressione di una comunità di lettori, forse la più autentica e resistente d’Italia. In questi borghi non si consuma letteratura, la si abita. Le persone leggono perché hanno bisogno di parole, come si ha bisogno dell’aria, della pioggia, del pane. Ogni agosto, il festival diventa un rito del villaggio, una festa del racconto, una scommessa sulla bellezza.

I protagonisti dell’edizione 2025 non sono solo autori e ospiti – Nicola Gratteri, Maurizio De Giovanni, Andrea Crisanti, Antonio Moresco, Agnese Pini, Andrea Tornielli, Matteo Porru, Antonio Preziosi, Roberto De Ponti, Francesco Repice – ma sono anche i lettori: contadini, medici, artigiani, studenti, anziani, bambini. Tutti portano con sé una domanda, un libro, una storia. E tutti si siedono, ascoltano, parlano. La letteratura qui è una cosa che si fa insieme.

Ogni giorno una carta alchemica guida il cammino: La Notte dell’Oro, Il Sale della Terra, Il Cuore Alchemico, Il Leone Verde, Il Mercurio, La Pietra Filosofale, L’Uroboros. Ogni simbolo è una mappa del presente, un modo per orientarsi nel disordine.

“Ci hanno insegnato che il racconto è evasione – spiega il direttore artistico Vittorio Macioce – ma qui il racconto è resistenza. È il modo più puro per abitare il tempo. È l’unica alchimia che ci è rimasta.”

Il Festival delle Storie è questo: un atto poetico, una piccola utopia, un luogo dove il futuro viene prima immaginato e poi scritto. In fondo, non c’è rivoluzione più grande che leggere insieme.