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Preparativi in Alaska per Trump-Putin, leader russo volerà su Bering

Roma, 12 ago. (askanews) – Il presidente statunitense Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin devono incontrarsi in Alaska venerdì, ma la Casa Bianca nè il Cremlino hanno per ora confermato il luogo preciso, la durata o il programma dell’evento. Ieri una fonte mediatica locale dava come probabile sede l’Alyeska Resort Hotel, ma circolano altre ipotesi. I segnali organizzativi sono sempre più evidenti, scrive oggi l’Anchorage Daily News, secondo cui il governatore dell’Alaska, i senatori dello stato e il sindaco di Anchorage hanno dichiarato di non aver ricevuto informazioni ufficiali.

Ieri Federal Aviation Administration ha pubblicato un avviso che prevede la chiusura temporanea di ampie porzioni di spazio aereo sopra Anchorage, in previsione di “viaggi VIP”. Il Dipartimento dei Trasporti dell’Alaska ha avvertito della possibilità di ritardi stradali a causa dei convogli di sicurezza e della movimentazione di più velivoli in diversi aeroporti.

Secondo quanto riportato dall’agenzia russa TASS, è previsto un visto diplomatico per il volo del presidente Putin in Alaska. Il tragitto aereo del leader del Cremlino sarà coordinato insieme alle autorità statunitensi. Vladimir Kanashevsky, direttore del Dipartimento di Diritto Internazionale Privato presso l’Università Statale di Giurisprudenza Kutafin di Mosca (MSAL), sentito da Tass, sostiene che l’aereo presidenziale partirà molto probabilmente dalla Cukotka per sorvolare poi lo Stretto di Bering. “Per ridurre al minimo il rischio di sorvolare i territori di Paesi terzi, il presidente della Federazione Russa volerà molto probabilmente dalla Chukotka attraverso lo Stretto di Bering”, ha ipotizzato Kanashevsky.

In passato, incontri al vertice di particolare importanza in Alaska si sono svolti in contesti ad alta sicurezza, come basi militari o aeroporti. Nel 1971, Richard Nixon accolse l’imperatore Hirohito all’Elmendorf Air Force Base, mentre nel 1984 Ronald Reagan incontrò Papa Giovanni Paolo II all’aeroporto di Fairbanks. Più recentemente, nel 2017, il presidente cinese Xi Jinping fece tappa ad Anchorage e cenò all’Hotel Captain Cook, con la chiusura temporanea della Seward Highway per il suo passaggio. Nel 2015 Barack Obama soggiornò nello stesso hotel durante la sua visita, con mesi di preparativi e misure di sicurezza rafforzate.

Il Daily Anchorage sostiene che alla luce di questi precedenti, i luoghi più probabili per il summit tra Trump e Putin sono la Joint Base Elmendorf-Richardson, il Ted Stevens Anchorage International Airport o, se i due leader decidessero di uscire da un contesto strettamente aeroportuale, l’Hotel Captain Cook, noto per la sua capacità di ospitare figure di alto profilo.

L’incontrosi si svolgerà mentre in Alaska sono in corso due grandi esercitazioni militari: la Northern Edge, che mobilita migliaia di soldati e mezzi tra cielo e mare, e la Arctic Edge 2025, distribuita in più località dello stato. Ieri Trump in conferenza stampa ha creato confusione: il presidente ha affermato di “andare in Russia venerdì”, un lapsus, ma che nel contesto di incertezza ha scatenato speculazioni su cambi di programma, che in realtà appaiono poco probabili.

Eccidio Sant’Anna, Mattarella: pungolo contro ferocia che oggi torna

Roma, 12 ago. (askanews) – “Oggi le guerre tornano a gettare le loro ombre spettrali, con la ferocia che la storia già ci aveva mostrato e che speravamo per sempre dissolta”. E’ quanto afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella commemorando l’anniversario della strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema.

“L’eccidio di Stazzema, la ferita indelebile impressa nella nostra storia, rappresenta un pungolo per richiamare alla responsabilità di respingere la violenza dell’uomo contro l’uomo, per costruire convivenza, rispetto del diritto fra eguali. La centralità della persona umana e il valore della comunità in cui vive sono il lascito esigente di chi ha vissuto gli orrori e lavora per ricostruire”, sottolinea il Capo dello Stato.

Sant’Anna,Mattarella: in calvario esecrabili complicità fasciste

Roma, 12 ago. (askanews) – “Il 12 agosto del 1944 si compì a Sant’Anna e nelle frazioni di Stazzema un eccidio tra i più sanguinosi ed efferati della Seconda Guerra Mondiale. Oltre cinquecento persone – donne, anziani, sfollati, tanti bambini – vennero trucidate senza alcuna pietà e molti dei loro corpi accatastati e bruciati. Uno spaventoso calvario, divenuto simbolo degli orrori delle guerre, della logica di annientamento delle SS, delle disonorevoli ed esecrabili complicità fasciste”. E’ quanto afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“La Repubblica riconosce in questo luogo di martirio, in questo sacrario civile, una delle sue più profonde radici”, osserva Mattarella.

Denver, ai Giardini Botanici si studia storia dell’acqua in Italia

Denver, 12 ago. (askanews) – I Giardini Botanici di Denver hanno una bellezza unica che risiede negli elementi della loro esposizione: le piante e i fiori. Un luogo sicuramente da visitare come consigliano Brand Usa, Visit Denver e Visit Colorado. Ma anche pi vicino all’Italia di quanto si possa immaginare.

Aperto a studenti universitari della MSU Denver o di altri atenei e a partecipanti non laureati, One World One Water Center (OWOW) offre un programma di studio in Italia presso l’Universit degli Studi di Roma Tor Vergata. Il corso esplora la storia dell’acqua in Italia, dagli acquedotti ai giorni nostri. Un focus particolare sul patrimonio agricolo e vinicolo italiano, sulla costruzione e sulla celebrazione dei legami tra Italia e Colorado.

“Il nostro rapporto con l’Italia duplice. Il primo che abbiamo un programma di studio all’estero con la MSU, la Metropolitan State University di Denver, dove prendiamo studenti che si occupano di giornalismo sull’acqua e anche di programmi di educazione alla conservazione dell’acqua e li facciamo interagire con l’Universit di Roma Tor Vergata, con il personale governativo locale, con altri studenti, con gli educatori, e poi condividiamo anche ci che stiamo facendo negli Usa, in particolare in Colorado, per la conservazione dell’acqua. Inoltre, attraverso il nostro programma di agricoltura sostenibile, lavoriamo con le Nazioni Unite e con le strutture governative dell’agricoltura in Italia per apprendere cosa stiamo facendo reciprocamente per la conservazione dell’acqua e per un’agricoltura pi sostenibile, per poi condividere possibilit di collaborazioni per la gestione delle risorse idriche”, spiega Erin Bird che Interim Director of Marketing and Social Responsibility dei Denver Botanic Gardens.

La collaborazione tra l’OWOW Center (Denver Botanic Gardens e MSU Denver) e il Dipartimento dell’Agricoltura del Colorado si concentra sull’agricoltura urbana efficiente dal punto di vista idrico attraverso la gestione del suolo. Sebbene focalizzata sul Colorado, questa collaborazione ha un impatto globale attraverso le partnership in Italia di OWOW, che peraltro ha firmato un protocollo d’intesa con il Canale Emiliano Romagnolo (CER) nel 2022.

Filippo Sensi e la lezione americana…che il Pd non coglierà

Nel “Foglio” di ieri, lunedì 11 agosto, Filippo Sensi ha firmato un lungo reportage dall’America, che è anche un messaggio politico al Pd. Protagonista Marie Gluesenkamp Pérez, giovane deputata democratica eletta in uno dei distretti più “trumpiani” dello Stato di Washington. Una figura fuori schema: progressista sui diritti civili, ma severa sul controllo delle frontiere, sostenitrice della manifattura nazionale e dei temi locali, lontana dalle parole d’ordine della sinistra radicale incarnata da Alexandria Ocasio-Cortez. Nondimeno, fautrice del pieno sostegno all’Ucraina.

Il suo metodo è semplice e spiazzante: meno ideologia, più concretezza; meno scontro frontale (con Trump), più attenzione alle infrastrutture, al costo della vita, alla sicurezza. È la voce di un’America che rifiuta la polarizzazione e riscopre il valore del sano compromesso. Non è il “centro” classico — parola oggi fuori moda in giro per il mondo — ma un centrismo pratico, di contenuti, che sfida il radicalismo esplicito o latente, di per sé lesivo dell’immagine e della credibilità del partito democratico americano.

Un segnale per il Pd

Sensi, parlamentare di garbata ma ferma opposizione alla linea di Elly Schlein, sembra suggerire al Pd di osservare attentamente questo modello: un riformismo concreto, flessibile, responsabile, capace di parlare a mondi diversi senza rinunciare alla propria identità. Ma la questione è che, per l’Italia, la traduzione non è automatica.

Dunque, la lezione americana dice che nei dem statunitensi riaffiora una voglia di plasmare l’agenda in senso più centrista, contro una politica che si nutre di retorica anti-Trump. In Italia, però, questa “voglia” di centro nel Pd non c’è. Anzi, la segreteria Schlein consolida la sua linea identitaria, tutta spostata a sinistra, che difficilmente verrà archiviata almeno fino alle elezioni.

Il nodo che Sensi non scioglie

E qui sta il punto: il reportage del giornalista Sensi dovrebbe convincere il politico Sensi della necessità di una vera svolta al centro, non della sola speranza di correggere dall’interno una linea che il Pd non è in grado di cambiare. Gluesenkamp Pérez sfida il suo partito dall’interno e forse, non da sola, ha buone chance di vincere il confronto, per riportare i dem al centro. In Italia, questa prospettiva esiste solo al di fuori dal Pd.

Ebbene, proprio sulla scia dell’analisi che Sensi propone, il riformismo che serve non può che passare da un’aggregazione politica autonoma di centro, capace di non essere subalterna né alla destra né alla sinistra. Un centro moderno, riformista, inclusivo, che sappia interpretare un bisogno di concretezza ed equilibrio.

Il rischio dell’attesa…del Pd

Affidarsi all’idea che la leadership della Schlein possa essere “archiviata”, significa illudersi e restare fermi. La realtà è che la segretaria dem non arretrerà di un millimetro fino all’appuntamento con le urne, sicché la domanda sociale e politica di una rappresentanza riformista e responsabile rischia di restare senza risposta.

In fondo, il racconto che Sensi fa della deputata americana dice proprio questo: la gente vuole qualcosa di diverso. Vuole vedere i problemi tradotti nell’ambito di formule costruttive, in atti di governo a prova di ragionevolezza,  lontano dagli slogan. È la definizione di una politica di centro — concreta ed aperta, radicata e non radicale — che in Italia attende ancora di trovare il suo interprete autorevole.

Immigrazione, la Chiesa italiana alza la voce

Nel recente scambio di vedute tra la Presidente del Consiglio e Mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana e Arcivescovo di Ferrara, emerge un ulteriore segnale di distanza nelle complesse relazioni tra la destra al governo e la Chiesa italiana sul tema dell’immigrazione.

Le parole di Mons. Perego

La polemica è nata dalle dichiarazioni di Mons. Perego, rilasciate all’ADN Kronos dopo l’ennesima bocciatura, da parte della Corte di Giustizia europea, del protocollo Italia–Albania per la gestione di due centri di accoglienza. Secondo il presule, «l’ennesima sconfessione della politica migratoria del governo viene dalla Corte di giustizia europea, che condanna la possibilità di utilizzare i Centri in Albania perché non garantiscono la tutela dei richiedenti asilo». E, con toni ancora più netti: «Il balletto di decreti e leggi per utilizzare come hub, come centri di accoglienza e come CPR le strutture costose realizzate in Albania termina con questa dichiarazione della Corte europea, che non lascia margini ad altre, subdole manovre per allontanare il dramma dei migranti dai nostri occhi e dalla nostra responsabilità costituzionale».

Una posizione chiara, che riflette la linea della CEI e le sue proposte operative: più corridoi umanitari, maggiore integrazione sociale, ingressi legali, e l’abbandono della logica emergenziale.

La replica di Palazzo Chigi

Intervistata dal Corriere della Sera, la Presidente del Consiglio ha replicato con fermezza, respingendo l’accusa di subdola gestione e ribadendo la volontà dell’esecutivo di contrastare le organizzazioni criminali e far rispettare le leggi dello Stato. Ha poi invitato Mons. Perego «a maggiore prudenza nell’uso delle parole». Un richiamo che, nonostante i recenti insuccessi governativi sui dossier Albania e Almasri, conferma la linea dura dell’esecutivo.

Una sfida più ampia?

Il confronto tra la CEI e i governi italiani, in particolare di centrodestra, ha radici almeno ventennali: dai respingimenti in mare dei governi Berlusconi alle attuali politiche di sicurezza. Negli ultimi anni, le crescenti diseguaglianze tra Paesi sviluppati e aree povere del pianeta hanno reso la questione ancora più centrale nelle campagne elettorali europee, spesso oggetto di strumentalizzazione da parte della destra e dell’estrema destra.

Dietro lo scambio Meloni–Perego si profila dunque una sfida più ampia: da un lato, la costante campagna elettorale che la destra dedica all’immigrazione come tema identitario e mobilitante; dall’altro, la richiesta di scelte politiche lungimiranti, capaci di garantire inclusione, equilibrio demografico, tenuta del welfare e contrasto allo sfruttamento della manodopera.

Oltre il Piano Mattei

 Non sarà il Piano Mattei, pur animato da intenzioni positive, a incidere in modo risolutivo su un fenomeno globale come quello migratorio, che richiede invece un approccio complessivo a livello europeo, sostenuto anche dalle reti di solidarietà promosse dalla Chiesa cattolica e da altre realtà civili e religiose.

In vista delle elezioni del 2027, il dibattito è destinato a intensificarsi, con il rischio che il nesso immigrazione–sicurezza venga nuovamente piegato a finalità elettorali. La CEI, attraverso Migrantes e Caritas, appare determinata a mantenere alta la pressione per un approccio inclusivo e solidale, nel solco del Magistero.

Il Ponte nasce con la Dc, Salvini non lo sa

«Se il Ponte lo facesse un ministro del Pd sarebbe la più grande opera mai esistita». Così Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier, parlando al festival della Versiliana a Marina di Pietrasanta. A suo giudizio, «la politica ha fatto tutto ciò che poteva» e «è motivo di orgoglio per me portare a compimento qualcosa di cui si occuparono Craxi e Berlusconi, due grandi politici divisivi ma che guardavano lungo».

La vera origine: Rumor, Misasi e Mancini

In realtà, la storia del Ponte sullo Stretto non nasce negli anni ’80 e ’90, ma diversi anni prima. È il governo Rumor, nel maggio 1969, a dare l’impulso decisivo. Il ministro dei Lavori pubblici Giacomo Mancini (Psi), calabrese, bandisce il concorso internazionale di idee. Accanto a lui, nella compagine democristiana, il ministro Riccardo Misasi, anch’egli calabrese, sostiene con determinazione l’opera.

All’epoca il centro-sinistra attraversava già momenti di forte tensione interna; tuttavia, il rapporto di vertice tra Dc e Psi — anche fortemente dialettico — indirizzava e plasmava comunque le scelte della classe dirigente locale. Proprio sul Ponte, Misasi e Mancini fecero pesare la loro leadership in Calabria, legando l’intervento a una visione di sviluppo strategico per l’intero Mezzogiorno.

Dov’è la nuova classe dirigente del Mezzogiorno?

Da quella prima spinta sono passati oltre cinquant’anni, durante i quali il Ponte è stato oggetto di studi, progetti, società di scopo e innumerevoli stop. Il travaglio si è aggravato con il tumultuoso passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, quando la crisi politico-istituzionale e l’avvento del bipolarismo radicalizzato determinarono per varie ragioni il ridimensionamento degli investimenti pubblici, rallentando drasticamente la realizzazione di tutte le grandi opere.

Ci sono motivi, al di là della retorica di Salvini, per attingere alla lezione del passato. Oggi, pur restando un’infrastruttura strategica per il Sud, il Ponte si colloca in una prospettiva più ampia: quella dell’asse integrato europeo dei collegamenti, una rete viaria, ferroviaria e infrastrutturale che punta a connettere il Mediterraneo al cuore del continente.

Chi difende questa prospettiva? Sul territorio mancano i Mancini e i Misasi: manca cioè una classe dirigente — De Luca sta uscendo di scena — in grado di orientare e dirigere un processo di modernizzazione del nostro Mezzogiorno.

Haaretz: Israele pronta a fermare l’offensiva su Gaza per un’intesa con Hamas

Haaretz — storico quotidiano israeliano, noto per le sue posizioni liberal e per l’attenzione alle questioni diplomatiche e dei diritti umani — riporta che la leadership politica israeliana sta valutando la possibilità di annullare o ritardare il piano di conquista di Gaza City, obiettivo militare da settimane al centro delle operazioni dell’IDF, se Hamas accettasse di fare concessioni significative. La decisione, tuttavia, dipenderebbe dalla disponibilità del movimento islamista a impegnarsi concretamente nei negoziati e a garantire il rilascio di un numero consistente di ostaggi.

Scetticismo sulle possibilità di intesa

Secondo lo stesso quotidiano, fonti israeliane interne al dossier ritengono “scarse” le probabilità di superare le divergenze ancora aperte. Hamas, per parte sua, condiziona ogni passo avanti alla cancellazione del piano di conquista di Gaza City, considerata un’operazione ad alto impatto simbolico e strategico. Le richieste palestinesi includono anche la cessazione delle operazioni militari su tutta la Striscia e non solo nella capitale amministrativa.

La mediazione del Cairo

A muovere i fili della trattativa è, in queste ore, Khalil al Hayya, capo negoziatore di Hamas, giunto al Cairo per incontri con l’intelligence egiziana. L’obiettivo è rilanciare il canale negoziale tra Hamas ed Egitto, con la partecipazione indiretta di mediatori qatarioti e statunitensi. Sul tavolo c’è un cessate-il-fuoco “estensivo”, che includerebbe la sospensione prolungata delle operazioni israeliane e un pacchetto di scambi di prigionieri. Le distanze maggiori riguardano la sequenza delle misure e le garanzie internazionali per l’attuazione.

Un contesto di pressioni incrociate

L’indiscrezione arriva a poche settimane dal fallimento dell’ultimo round di colloqui e mentre si moltiplicano le pressioni interne e internazionali sul governo Netanyahu. Nel gabinetto di guerra israeliano emergono differenze di linea: Netanyahu sarebbe aperto a valutare un compromesso se Hamas desse segnali concreti, mentre il ministro della Difesa Gallant resta contrario a qualsiasi rinuncia militare senza un chiaro progresso sul disarmo del movimento islamista.

Sul fronte internazionale, Stati Uniti e Unione Europea spingono per un accordo che stabilizzi la situazione a Gaza e faciliti l’accesso degli aiuti umanitari. Ma, al momento, il percorso resta incerto e fortemente condizionato dall’evoluzione sul campo.

M.O., Meloni sente Abbas: preoccupazione condivisa per decisioni Israele

Roma, 11 ago. (askanews) – Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto questo pomeriggio una conversazione telefonica con il presidente della Palestina, Mahmoud Abbas che ha tenuto a esprimere un sincero apprezzamento per il ruolo, nelle sue parole, “fondamentale” dell’Italia per il sostegno umanitario sinora assicurato e per le posizioni assunte. Lo riferisce una nota di palazzo Chigi, nella quale si precisa che il colloquio ha in particolare permesso al presidente Meloni di condividere la profonda preoccupazione per le recenti decisioni israeliane che appaiono andare verso un’ulteriore escalation militare e ribadire come la situazione umanitaria a Gaza sia ingiustificabile e inaccettabile.

In tale quadro, il presidente del Consiglio – si legge ancora nel comunicato del Governo – ha sottolineato ancora una volta la necessità di giungere immediatamente alla fine delle ostilità per poter continuare a fornire assistenza umanitaria a una popolazione civile allo stremo e condiviso con il presidente Abbas come Hamas debba rilasciare tutti gli ostaggi e accettare che non potrà avere un futuro nel governo della Striscia.

Il presidente Meloni ha anche riaffermato l’impegno italiano sul versante umanitario, attraverso l’iniziativa Food for Gaza, inclusi i lanci aerei di queste ore e l’evacuazione, ad oggi, di oltre 150 bambini bisognosi di cure, annunciando al presidente Abbas l’arrivo in Italia, nei prossimi giorni, di altri bambini che necessitano di cure mediche.

Nel corso della conversazione, il presidente del Consiglio ha infine confermato che l’Italia è pronta a fare la sua parte per la stabilizzazione e la ricostruzione di Gaza, riaffermando la necessità di lavorare a un processo politico che conduca ad una pace giusta e duratura in Medio Oriente attraverso la soluzione dei due Stati.

Nel congedarsi – conclude la nota di palazzo Chigi – i due leader si sono dati appuntamento a New York, in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Trump: ci saranno scambi di territori tra Russia e Ucraina

New York, 11 ago. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, rispondendo ad una domanda sul prossimo vertice con Vladimir Putin in Alaska sulla questione ucraina ha ribadito che la situazione “è molto complessa” e ha aggiunto che “ci saranno degli scambi, ci saranno dei cambiamenti territoriali”.

Trump ha aggiunto che “la Russia ha occupato una grande porzione dell’Ucraina. Hanno occupato un territorio di primaria importanza. Cercheremo di restituire parte di quel territorio all’Ucraina”.

Matteo Bocelli e Gianluca Grignani in Mi Historia Entre Tus Dedos

Milano, 11 ago. (askanews) – Matteo Bocelli e Gianluca Grignani insieme in un duetto speciale: “Mi Historia Entre Tus Dedos” è il nuovo singolo di Matteo che è già un successo: una nuova interpretazione de “La mia storia tra le dita”, iconico brano di Grignani del 1995, una pietra miliare della musica italiana che conferma il legame di Matteo con la tradizione musicale italiana. Il brano è il nuovo singolo di Matteo Bocelli, che dal prossimo 5 settembre sarà disponibile anche nella versione italiana, con una suggestiva reinterpretazione del testo originale, e anticipa il nuovo attesissimo album Falling In Love, in uscita il 12 settembre per Decca Records.

Un duetto inedito con una leggenda della musica italiana, una collaborazione che va oltre il semplice incontro tra due generazioni artistiche, nata dal personale desiderio di Matteo di reinterpretare insieme a Gianluca un classico amato e spesso riproposte in diverse versioni, ma mai cantato in duetto con l’autore originale. «Questo ragazzo ha una verità nella voce. Un talento che non si insegna. Quando mi ha scritto per dirmi che voleva incidere una mia canzone, ho sorriso. E quando mi ha invitato a salire sul palco con lui, al Teatro del Silenzio, per cantarla insieme… beh, lì non potevo dire di no» – ha detto Gianluca Grignani – «Non mi sarei mai mostrato prima dell’uscita del mio nuovo disco, ma questa… questa è una di quelle eccezioni che ti riportano al motivo per cui fai musica».

Il brano è stato presentato dal vivo per la prima volta lo scorso 24 luglio al Teatro del Silenzio di Lajatico, il celebre appuntamento annuale fondato da Andrea Bocelli, dove Matteo si esibito per la prima volta come headliner, segnando così un momento storico tanto per l’evento quanto per la sua carriera.

Registrato in Toscana con il produttore Martin Terefe (Shawn Mendes, Jason Mraz) e un ensemble di musicisti di livello internazionale, Falling In Love racchiude lo spirito delle origini e la magia del romanticismo senza tempo. L’album segna una nuova fase artistica per Matteo, fondendo l’eredità classica italiana con sonorità pop contemporanee. Matteo ha co-scritto tutti i brani originali, collaborando con autori di fama mondiale come Toby Gad (Beyoncé, John Legend), Iain Archer (Snow Patrol) e Johan Carlsson (Ariana Grande). Il risultato è una raccolta di canzoni che esplorano l’amore, la vulnerabilità e il legame umano, valorizzando non solo la voce di Matteo, ma anche il suo talento come pianista e musicista. Il prossimo autunno, Matteo Bocelli tornerà negli Stati Uniti per il Falling In Love World Tour, che prenderà il via l’11 settembre a New York al Gramercy Theatre e toccherà 14 città, tra cui Los Angeles il 16 settembre al The Sun Rose.

Afa, oggi "bollino rosso" per 7 città. Martedì per 11 e mercoledì per 16

Milano, 11 ago. (askanews) – Non si arresta l’ondata di afa e caldo sull’Italia. Secondo l’aggiornamento quotidiano del Ministero della Salute del Bollettino sulle ondate di calore, il numero di città da “bollino rosso” passerà dalle 7 di oggi alle 16 di mercoledì 13 agosto.

Oggi sono 7 le città da “bollino rosso” (Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Latina e Torino) e 9 quelle da “bollino arancione” (Campobasso, Genova, Milano, Perugia, Rieti, Roma, Venezia, Verona e Viterbo).

Domani, martedì 12 agosto, le città da “bollino rosso” saliranno a 11 (Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Perugia, Rieti, Roma, Torino), mentre le città con “bollino arancione” scenderanno a 5 (Campobasso, Genova, Venezia, Verona e Viterbo)n Pescara e Venezia).

Il picco è atteso per mercoledì 13 agosto con 16 città da “bollino rosso” (Bologna, Bolzano, Brescia, Campobasso, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Perugia, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona, Viterbo), mentre soltanto Trieste sarà da “bollino arancione”.

– Il “bollino rosso” (livello 3) indica condizioni di emergenza (ondata di calore) con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche.

Il “bollino arancione” (livello 2) indica condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei sottogruppi di popolazione più suscettibili.

YouTube compie 20 anni: "Resta il social media più utilizzato"



Milano, 11 ago. (askanews) – YouTube festeggia vent’anni. La piattaforma è ancora in auge, resta il social media più utilizzato. Il segreto? I contenuti video di lunga durata. Kolsquare, azienda francese specializzata in Influencer Marketing e B Corp certificata, illustra i cambiamenti della piattaforma.

Su YouTube i micro influencer hanno in generale i tassi di coinvolgimento più alti; il motore di ricerca premia i video in base alla soddisfazione degli spettatori rispetto al tempo di visione; i video lunghi sono particolarmente adatti a podcast, proiezioni in TV e contenuti educativi; mentre gli shorts (video corti) generano miliardi di visualizzazioni al giorno e servono per spingere a consumare contenuti più lunghi.

YouTube ha 2,476 miliardi di utenti attivi a livello globale. È l’app Android con il maggior numero di utenti mensili nel mondo ed è la piattaforma social più frequentata, con un tempo medio di visione di 100 minuti al giorno (circa 50 ore al mese). Il 54% degli utenti sono uomini; il gruppo più attivo (12%) è costituito da uomini tra i 25 e i 34 anni; c’è una più ampia varietà di età rispetto ad altre piattaforme: quasi 1 su 10 (9%) ha più di 65 anni, e un terzo (33%) oltre 45 anni.

I dati di Kolsquare evidenziano che su YouTube ci sono meno influencer rispetto ad altre piattaforme: circa 343.338 influencer con almeno 5.000 follower, contro 2.567.031 su Instagram e 1.536.894 su TikTok. La distribuzione per paese e settore mostra la predominanza di categorie come ispirazione e lifestyle, bellezza, viaggi, musica, cultura, sport & fitness, famiglia, intrattenimento e salute & benessere. Su YouTube i creator con pubblici ampi producono contenuti spesso con budget elevati; mentre gli influencer su YouTube, specie i nano influencer, generano un Earned Media Value (EMV – copertura gratuita e generata spontaneamente dal bacino di utenza) medio più alto rispetto agli stessi su Instagram e TikTok. I tassi medi di coinvolgimento (ER) su YouTube risultano inferiori rispetto a Instagram e TikTok, ma i guadagni e l’EMV sono più alti per i top influencer.

L’algoritmo di YouTube, spiegano, non “spinge” i contenuti ma li “muove” verso lo spettatore giusto nel momento giusto; priorità è data alla soddisfazione degli utenti più che al solo tempo di visione (viene considerato il feedback come commenti, condivisioni, e proseguimento della visione); integra contenuti multiformato: corti, lunghi, live streaming, podcast, musica. YouTube si adatta alla stagionalità e trend, e utilizza modelli d’intelligenza artificiale avanzati per migliorare le raccomandazioni, analizzando tono ed emozioni dei contenuti per offrire suggerimenti più pertinenti.

Nel 2020, in risposta alla rapida crescita di TikTok, YouTube ha lanciato shorts, i cortometraggi molto efficaci. Sono orientati alle tendenze, facili da produrre, utili per accedere a un pubblico nuovo e molto apprezzati dai più giovani. Il numero di canali che caricano shorts è cresciuto del 50% su base annua fino al 2024; i video corti hanno oltre 2 miliardi di utenti al mese e generano 70 miliardi di visualizzazioni giornaliere e, ora che sono monetizzati, incoraggiano più creatori a utilizzare la piattaforma. I video lunghi hanno invece maggiore credibilità e risonanza emotiva; sono ideali per tutorial, vlog, approfondimenti prodotti, discorsi di pensiero; hanno una “vita lunga” grazie al SEO interno di YouTube che permette contenuti fruibili e rilevanti anche mesi o anni dopo la pubblicazione; sono particolarmente adatti per la proiezione su TV e grandi schermi, con oltre 1 miliardo di ore di visione al giorno. Secondo Cassandre Surelle di Team Lewis, YouTube è il secondo motore di ricerca più grande al mondo dopo Google, e i video possono generare visualizzazioni e conversioni molto a lungo termine rispetto ad Instagram o TikTok.

YouTube conta oltre 1 miliardo di utenti attivi mensili che seguono podcast sulla piattaforma. Inoltre, gli spettatori che guardano YouTube su TV superano quelli da dispositivi mobili. I podcast, un tempo limitati a piattaforme esclusivamente audio come Spotify o Apple Podcasts, hanno ora un volto su YouTube. La piattaforma è diventata il luogo preferito per i podcast, in particolare negli Stati Uniti. Canali come “Diary of a CEO” (10,1 milioni di iscritti) offrono contenuti di alta qualità con interviste e produzioni curate. I podcast sono facilmente trovabili via ricerca, raccomandazioni e playlist, facilitando la scoperta di contenuti simili e aumentando l’engagement. YouTube sulla TV.

Negli Stati Uniti, gli utenti guardano più YouTube su TV che su ogni altro dispositivo. A livello globale, si contano oltre 1 miliardo di ore al giorno di contenuti YouTube fruiti su TV. Michael Nathanson di Moffett Nathanson prevede che YouTube supererà Disney come “nuovo re dei media”. YouTube si adatta ai nuovi modelli di consumo della Gen Z e Alpha, offrendo esperienze rapide e mirate. Le funzioni collaborative come “Go Live Together” e “Watch With” permettono lo streaming di gruppo, mentre le analisi in tempo reale e la conservazione dei video on demand (VOD) garantiscono valore anche dopo la diretta. La piattaforma favorisce eventi come conferenze stampa e altre grandi occasioni più adatte alla fruizione su grandi schermi.

L’aumento di podcast e contenuti in stile televisivo modifica profondamente l’Influencer Marketing su YouTube. I video più lunghi favoriscono relazioni solide tra spettatori e creator, incrementano il tempo di visione, l’esposizione e la brand awareness. Il contenuto di alta qualità aumenta anche la credibilità e la fiducia nel brand, con uno storytelling audiovisivo efficace.

Sport, commedia e musica sono fra i generi più efficaci per raggiungere un pubblico ampio e variegato. Questo è utile anche per brand che hanno canali propri su YouTube. Un esempio è il ristorante londinese Fallow, che usa video dietro le quinte e contenuti educativi per creare connessione con il pubblico.

Nel 2025 YouTube ha potenziato notevolmente le sue politiche di protezione per gli utenti minorenni (circa 270 milioni nel mondo). Questi aggiornamenti mirano a garantire un consumo sicuro e consapevole dei contenuti.

Basket, Italia di bronzo agli europei femminili Under 20

Roma, 11 ago. (askanews) – Un’altra giornata da ricordare. E’ un’estate esaltante quella che sta vivendo la pallacanestro italiana, a livello Senior (Bronzo delle Azzurre al Pireo) e Giovanile: oggi a Matosinhos (Portogallo), infatti, la Nazionale Under 20 Femminile ha vinto la medaglia di Bronzo all’Europeo di categoria sconfiggendo nettamente la Svezia (84-51). Terzo podio per una nostra formazione Giovanile, dopo l’Oro vinto dall’Under 20 Maschile a Heraklion e il Bronzo ottenuto dall’Under 18 Maschile a Belgrado. Ricordando anche il successo della Nazionale Under 15 Maschile al recente Torneo dell’Amicizia. Il commento del presidente FIP Giovanni Petrucci: “Bello vedere i sorrisi delle Azzurre della Nazionale Under 20 Femminile con la medaglia di Bronzo al collo, complimenti a loro e allo Staff per l’ennesimo successo di un’estate senza precedenti. Il mio pensiero affettuoso va alla famiglia di Paola Mauriello, che oggi ci ha lasciato. Questa Medaglia nel mio cuore è anche per lei”. Le Azzurre sono scese in campo con un nastro in segno di lutto per la prematura scomparsa di Paola Mauriello, giocatrice della Nazionale e di tanti club del campionato italiano. (Foro Federbasket)

A Venezia82 fuori concorso il film "Rukeli" (nella sezione Orizzonti)

Roma, 11 ago. (askanews) – “Rukeli”, nato da un’idea dell’associazione chi rom e…chi no, scritto da Biagio Di Bennardo e Emma Ferulano, è un cortometraggio d’animazione che racconta la storia vera del pugile sinti tedesco che prese a pugni il nazismo, Johann Wilhelm Trollmann, morto nel campo di concentramento di Wittenberge, e divenuto il simbolo di tutte le storie di oppressione e di riscatto. Il corto sarà presentato nella sezione Orizzonti dell’82esima Mostra del Cinema di Venezia.

Prodotto da AntropicA, una co-produzione Sideways Studios, Film i Vaest in associazione con Mad Entertainment, in collaborazione con Rai Cinema, realizzata con il contributo di Film Commission Regione Campania, saràà distribuito a cura di Premiere Film.

Il corto fa parte del progetto europeo Tracer, Transformative Roma Art and Culture for European Remembrance, con capofila il Dipartimento di Scienze dell’Educazione UNIBO, volto a riscoprire la memoria del genocidio di rom e sinti durante il nazismo e nasce da un’idea sviluppata a Scampia, periferia nord di Napoli, attraverso i laboratori dell’associazione chi rom e… chi no, con il coinvolgimento attivo di un gruppo di ragazzi rom e napoletani.

A Napoli, chi rom e… chi no ha guidato giovani rom e non in un percorso di formazione e testimonianza, culminato in un viaggio ad Auschwitz. Qui hanno scoperto la storia del pugile sinti Johann Trollmann, detto Rukeli, simbolo di resistenza e identità.

La storia di Rukeli (che in lingua sinti significa “albero”), perseguitato dai nazisti, è diventata per i ragazzi del progetto un simbolo di resistenza contro ogni forma di discriminazione.

Dopo il viaggio ad Auschwitz, le loro esperienze quotidiane di antiziganismo si sono intrecciate con quella di Rukeli, morto in un campo nel 1944. L’associazione chi rom e… chi no ha scelto di raccontare la sua storia in un film corale, diretto da Alessandro Rak, nato dai laboratori artistici con giovani rom e studenti napoletani dell’Iti Galileo Ferraris di Scampia, per denunciare l’emarginazione e affermare dignità e memoria.

Alessandro Rak, uno dei maggiori esponenti del cinema di animazione italiano, è un fumettista, animatore e regista italiano, diplomato al CSC di Roma. Ha pubblicato fumetti e libri illustrati e ha diretto cortometraggi e videoclip musicali. Nel 2014 ha diretto il suo primo lungometraggio animato L’arte della felicità, prodotto da Mad Entertainment in collaborazione con Rai Cinema, presentato come Evento Speciale alla Mostra del Cinema di Venezia. Dopo numerosi premi in vari festival internazionali, il film ha ottenuto il prestigioso Best European Animated Film agli European Film Awards. Gatta Cenerentola (2017), suo secondo lungometraggio, ha ottenuto due David di Donatello per il miglior Produttore e per i Migliori effetti visivi. Nel 2021 ha presentato al Festival di Locarno il suo terzo lungometraggio Yaya e Lennie – The Walking Liberty, selezionato poi in concorso al Festival Annecy. Nel 2022 ha realizzato la sigla animata della docu-serie L’Arte della Felicità diretta da Marco Mario De Notaris e nel 2023 dirige con Dario Sansone gli insert in animazione per il documentario 4 Giorni per la Libertà diretto da Massimo Ferrari. Nel 2024 ha presentato alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia il cortometraggio F II- Lo stupore del mondo.

Ue: 1,6 miliardi di proventi da asset russi congelati a sostegno dell’Ucraina

Milano, 11 ago. (askanews) – L’Unione europea ha ricevuto 1,6 miliardi di euro di profitti straordinari generati dagli interessi sui saldi di cassa derivanti da attività congelate della Banca centrale russa. Si tratta del terzo trasferimento verso l’UE, dopo una prima tranche consegnata nel luglio 2024 e una seconda tranche consegnata nell’aprile 2025. Lo comunica la Commissione europea, specificando che l’operazione risale a veneerdì.

Questi profitti straordinari provengono da beni congelati nell’ambito delle sanzioni europee alla Russia in risposta alla guerra di aggressione nei confronti dell’Ucraina. Mentre i beni stessi rimangono bloccati, spiega la nota, gli interessi sui saldi di cassa possono essere utilizzati per sostenere l’Ucraina. Il 90% delle prime due tranche è stato utilizzato per sostenere Kiev attraverso lo strumento europeo per la pace (EPF) e il 10% attraverso lo strumento per l’Ucraina. A partire da questa terza tranche, il 95% dei proventi sarà invece utilizzato per sostenere l’Ucraina attraverso il meccanismo di cooperazione per i prestiti all’Ucraina (Ulcm) e il 5% attraverso l’Epf.

L’Ulcm fornisce sostegno a fondo perduto per aiutare l’Ucraina a rimborsare il prestito di assistenza macrofinanziaria dell’UE e i prestiti erogati da istituti di credito bilaterali nell’ambito del meccanismo. Il sostegno totale sotto forma di prestiti nell’ambito del meccanismo ammonta a 45 miliardi di euro. Inoltre, l’Epf aiuta l’Ucraina ad affrontare le sue pressanti esigenze militari e di difesa.

M.O., Conte a Crosetto: parole non bastano a ripulirsi coscienza

Roma, 11 ago. (askanews) – “Le parole senza comportamenti conseguenti valgono poco. E di certo non bastano a ripulirsi la coscienza. Dopo 22 mesi, il ministro Crosetto dice che il Governo di Israele ‘ha perso ragione e umanità’ e che ‘vanno prese delle decisioni che obblighino Netanyahu a ragionare’. Bene, finalmente. Ma finora dove siete stati? Dov’eravate mentre era in corso di svolgimento un genocidio, con oltre 60mila palestinesi trucidati, tra cui 18mila bambini? Dove eravate mentre sistematicamente venivano uccisi giornalisti e reporter – ancora oggi – tutti scomodi testimoni di questa carneficina?”. Così il leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, ha commentato, in un post sui suoi canali social, le parole del ministro della Difesa su Gaza.

“Dopo 22 mesi – ha proseguito l’ex premier – Crosetto scopre che il Governo ‘amico’ di Netanyahu ha perso la bussola, ha calpestato qualsiasi principio di umanità. E adesso, che anche lui ha capito quello che tutti gli italiani in buona fede e l’intero mondo hanno compreso da un pezzo, che succede? Che il nostro Governo va in pari con la propria coscienza? Che il silenzio complice a cui abbiamo sin qui assistito viene compensato e se mai cancellato da queste parole? Ministro Crosetto, innanzitutto, inviti Meloni a esprimersi chiaramente e a prendere le distanze dalle azioni del suo amico Netanyahu. Ma soprattutto dimostrate nei fatti che davvero vi siete pentiti della ignobile copertura politica e militare che fin qui avete offerto a un Governo genocida: strappate il memorandum per la cooperazione militare tuttora in corso, disponete con l’Europa l’embargo totale di tutte le forniture militari per e da Israele, adottate sanzioni economiche contro Netanyahu e i suoi sodali”.

“Di fronte al dramma umanitario più grande del nostro tempo le chiacchiere stanno a zero, ministro”, ha concluso Conte.

Il vertice Trump-Putin potrebbe tenersi in un resort a Girdwood

Roma, 11 ago. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e l’omologo russo Vladimir Putin potrebbero incontrarsi in un resort di Girdwood, in Alaska: è quanto riporta il sito di Alaska Landmine, citando fonti militari.

Secondo il sito, la sede dei colloqui potrebbe essere l’Alyeska Resort Hotel, struttura nella quale non risulta più possibile effettuare prenotazioni.

Il vertice è fissato per il 15 agosto, e non è ancora esclusa la presenza – non tuttavia confermata – del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Vertice Trump-Putin potrebbe tenersi in resort a Girdwood

Roma, 11 ago. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e l’omologo russo Vladimir Putin potrebbero incontrarsi in un resort di Girdwood, in Alaska: è quanto riporta il sito di Alaska Landmine, citando fonti militari.

Secondo il sito, la sede dei colloqui potrebbe essere l’Alyeska Resort Hotel, struttura nella quale non risulta più possibile effettuare prenotazioni.

Il vertice è fissato per il 15 agosto, e non è ancora esclusa la presenza – non tuttavia confermata – del presidente ucraino Volodymyr Zelensky

Al Jazeera: Anas al-Sharif era l’unica voce rimasta a Gaza

Roma, 11 ago. (askanews) – “Anas stava facendo una cosa sola: stava raccontando e dando voce a chi non l’aveva all’interno di Gaza City, era l’unica voce rimasta”. Lo ha affermato alla Bbc il caporedattore di Al Jazeera Mohamed Moawad parlando del giornalista Anas al-Sharif, ucciso ieri sera a Gaza in un attacco israeliano insieme a quattro suoi colleghi dell’emittente.

“Sono morti dove dormivano” tra un incarico e l’altro, ha aggiunto Moawad riferendosi alla tenda posizionata fuori dall’ospedale al-Shifa di Gaza City, divenuta bersaglio del raid delle Forze di Difesa Israeliane.

Al Jazeera e i suoi giornalisti, ha sottolineato Moawad, sono oggetto di “una campagna diffamatoria” da parte del governo israeliano sin dall’inizio della guerra, con il primo ministro Benjamin Netanyahu che ha spesso accusato Al Jazeera di essere portavoce di Hamas.

Le Forze di Difesa Israeliane hanno ammesso l’attacco, sostenendo che il giornalista “era a capo di una cellula terroristica dell’organizzazione terroristica di Hamas ed era responsabile di attacchi missilistici contro civili israeliani e forze dell’Idf”.

Il governo israeliano – ricorda la Bbc – non consente alle organizzazioni giornalistiche internazionali di entrare a Gaza per fornire liberamente informazioni, quindi molte testate si affidano ai cronisti locali per la copertura mediatica.

Istat: a luglio aumentano i prezzi del carrello della spesa

Roma, 11 ago. (askanews) – L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (al lordo dei tabacchi) lo scorso luglio è aumentato dello 0,4% su base mensile e dell’1,7% su base annua (come nel mese precedente). Lo rende noto l’Istat confermando la sua stima preliminare.

“A luglio 2025 l’inflazione è stabile all’1,7%, per effetto di dinamiche opposte dei prezzi dei diversi aggregati” commenta l’Istituto d statistica “Tra i beni, si accentua la flessione tendenziale dei prezzi degli Energetici (-3,4% da -2,1% di giugno) e accelerano i prezzi nel settore alimentare (+3,7% da +3,3%). Nel comparto dei servizi, si registrano tensioni sui prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+3,3% da +2,9%) e dei Servizi vari (+2,2% da +1,6%), mentre decelerano quelli dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+2,7% da +3,2%)”.

A luglio il tasso di variazione su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” sale (+3,2% da +2,8%), prosegue Istat, mentre l’inflazione di fondo resta invariata a +2,0%.

Il Vesuvio brucia ancora

Roma, 11 ago. (askanews) – Proseguono da più di 48 ore le operazioni di spegnimento dell’incendio che sta interessando il Parco nazionale del Vesuvio. Imponente il dispositivo di soccorso del Corpo nazionale, in questo momento sono 80 i vigili del fuoco impegnati, con rinforzi giunti da Emilia Romagna, Toscana e Marche e dai comandi di Salerno e Caserta. Dalle prime luci dell’alba stanno operando anche 4 velivoli Canadair CL-415 dei vigili del fuoco. Questa notte le squadre a terra hanno operato per contrastare le fiamme sul versante Sud del Vesuvio, nei territori di Terzigno, Boscotrecase e Trecase.

Crosetto: il governo di Israele ha perso la ragione

Roma, 11 ago. (askanews) – “Quel che sta accadendo” a Gaza “è inaccettabile. Non siamo di fronte a una operazione militare con danni collaterali, ma alla pura negazione del diritto e dei valori fondanti della nostra civiltà. Oltre alla condanna bisogna ora trovare il modo per obbligare Netanyahu a ragionare”. Lo afferma in un’intervista alla Stampa il ministro della Difesa Guido Crosetto.

Commentando la conferenza stampa di ieri del premier israeliano, Crosetto sottolinea che “un conto è liberare Gaza da Hamas, un conto dai palestinesi. La prima si può chiamare liberazione. Cacciare invece un popolo dalla sua terra è ben altro, e il termine usato mi pare del tutto improprio”.

Il problema, secondo Crosetto, è che il governo israeliano “non è disposto a dialogare perché ha assunto una linea fondamentalista e integralista. La legittima difesa di una democrazia di fronte a un terribile attacco terroristico subito non convince più. Siamo di fronte a un progetto di segno diverso: la conquista di un territorio straniero mettendo in conto una catastrofe umanitaria”.

“Penso – ha sintetizzato il ministro della Difesa – che l’occupazione di Gaza e alcuni atti gravi in Cisgiordania segnino un salto di qualità di fronte al quale vanno prese delle decisioni che obblighino Netanyahu a ragionare. E non sarebbe una mossa contro Israele, ma un modo per salvare quel popolo da un governo che ha perso ragione e umanità. Bisogna sempre distinguere i governi dagli Stati e dai popoli come dalle religioni che professano. Vale per Netanyahu, vale per Putin, i cui metodi, ormai, pericolosamente si assomigliano”.

Tuttavia, conclude Crosetto, riconoscere lo Stato di Palestina, non sarebbe un segnale politico adeguato: “Quello Stato non c’è e riconoscere uno Stato che non c’è rischia di trasformarsi solo in una provocazione politica in un mondo che muore di provocazioni. Va costruito un percorso per attuare la storica risoluzione Onu dei ‘due popoli, due Stati’, difendendo il diritto della Palestina ad esistere e avere uno Stato e quello di Israele a vivere in sicurezza”.

Morti e feriti in attacchi russi in Ucraina

Roma, 11 ago. (askanews) – Gli attacchi russi in Ucraina hanno provocato la morte di sette civili e il ferimento di almeno 47 nelle ultime 24 ore. Lo scrive il Kyiv Independent citando i bollettini delle autorità regionali. Nell”Oblast’ di Donetsk, gli attacchi russi hanno ucciso due civili e ne hanno feriti 11, secondo il governatore Vadym Filashkin. Gli attacchi russi contro l’Oblast’ di Kharkiv hanno causato la morte di una persona e il ferimento di cinque, tra cui un minore, ha dichiarato il governatore Oleh Syniehubov. Nell’Oblast’ di Kherson, quattro persone sono state uccise e sette sono rimaste ferite negli attacchi russi, secondo il governatore regionale Oleksandr Prokudin. Almeno 20 persone sono rimaste ferite in un attacco russo alla città di Zaporizhzhia con bombe aeree teleguidate, ha riferito il governatore Ivan Fedorov, mentre altre tre persone sono rimaste ferite negli attacchi russi contro l’Oblast’ di Dnipropetrovsk, ha riferito il governatore Serhii Lysak. Secondo l’aeronautica militare ucraina, scrive ancora il Kyiv Independent, le forze russe hanno lanciato 71 droni d’attacco tipo Shahed e droni esca contro l’Ucraina durante la notte. Le difese aeree ucraine hanno intercettato 59 droni russi, mentre 12 droni hanno colpito sei diverse località.

Raid di Israele su una tenda, morti 5 giornalisti di Al Jazeera

Roma, 11 ago. (askanews) – Anas al-Sharif, giornalista di spicco di Al Jazeera, precedentemente minacciato da Israele, è stato ucciso insieme a quattro colleghi in un attacco aereo israeliano. Al-Sharif, uno dei volti più noti di Al Jazeera a Gaza – scrive il Guardian – è stato ucciso nella tarda serata d ieri mentre si trovava all’interno di una tenda fuori dall’ospedale al-Shifa di Gaza City. In totale, sette persone sono rimaste uccise nell’attacco, tra cui al-Sharif, il corrispondente di Al Jazeera Mohammed Qreiqeh e i cameraman Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal e Moamen Aliwa, riporta l’emittente. Le Forze di Difesa Israeliane hanno ammesso l’attacco, sostenendo che il giornalista “era a capo di una cellula terroristica dell’organizzazione terroristica di Hamas ed era responsabile di attacchi missilistici contro civili israeliani e forze dell’Idf”. Le Forze di difesa israeliane, scrive ancora il Guardian, hanno affermato di avere informazioni di intelligence e documenti trovati a Gaza come prova del suo ruolo in Hamas, ma i difensori dei diritti umani sostengono che Anas al-Sharif era stato preso di mira per il suo lavoro di reporter in prima linea sulla guerra di Gaza e che le affermazioni di Israele non trovano riscontri.

Definendo al-Sharif “uno dei giornalisti più coraggiosi di Gaza”, Al Jazeera afferma che l’attacco ha rappresentato “un disperato tentativo di mettere a tacere le voci in previsione dell’occupazione di Gaza”. “La prassi israeliana di etichettare i giornalisti come militanti senza fornire prove credibili solleva seri dubbi sulle sue intenzioni e sul rispetto della libertà di stampa”. Lo afferma il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (Cpj) dopo l’uccisione del giornalista di Al Jazeera Anas al-Sharif, del collega corrispondente di Al Jazeera Mohammed Qreiqeh e dei cameraman Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal e Moamen Aliwa, avvenuta ieri sera a Gaza City ad opera delle Forze armate israeliane.

I giornalisti sono civili e “non devono mai essere presi di mira”, ha aggiunto l’associazione auspicando che i responsabili di quanto avvenuto siano “perseguiti”. Le Forze di Difesa Israeliane sostengono che il giornalista “era a capo di una cellula terroristica dell’organizzazione terroristica di Hamas ed era responsabile di attacchi missilistici contro civili israeliani e forze dell’Idf”.

Crosetto:da Europa "volantino nazista"? Mosca ha familiarità si vede

Milano, 11 ago. (askanews) – Mosca definisce l’accordo scaturito dal vertice di Londra “un volantino nazista”? “Oramai vedo che i vertici del Cremlino utilizzano questo termine con frequenza quotidiana. Denota una familiarità che insospettisce”. Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto in una intervista rilasciata a “La Stampa”.

Secondo il ministro “l’Europa ha espresso la posizione tenuta con convinzione in questi tre anni. È la posizione del diritto internazionale, quella per cui non si può imporre nulla a uno Stato sovrano ingiustamente invaso, ma toccherà ad esso decidere il perimetro accettabile di una trattativa di pace”.

Crosetto dichiara che “la posizione del diritto internazionale sarebbe la pedissequa ricostruzione di ciò che c’era prima, confini territoriali compresi. La realpolitik impone una flessibilità che, però, ovviamente, non può essere sinonimo di pura annessione di territori. Il quantum di flessibilità non può essere imposto all’Ucraina contro la sua volontà. Due Paesi forti non possono mettersi d’accordo sulla pelle del più debole. Il perimetro lo devono scegliere i contendenti”. Poi il giornalista suggerisce che per come sta prendendo forma, il vertice in Alaska “è un incontro su Zelensky e non “con” Zelensky. Per poi dire: ingoia il rospo sennò sei tu che non vuoi la pace”. Al che Crosetto replica: “L’Europa deve sostenere convintamente la partecipazione di Zelensky al vertice. Evidentemente non è questione di simpatia o antipatia verso la persona. Un vertice su un Paese aggredito richiede la presenza dei rappresentanti del Paese di quel popolo, gli unici veri titolari del loro destino. Non c’è accordo possibile senza il coinvolgimento e la firma dell’Ucraina”.

M.O., Crosetto: il governo di Israele ha perso la ragione

Roma, 11 ago. (askanews) – “Quel che sta accadendo” a Gaza “è inaccettabile. Non siamo di fronte a una operazione militare con danni collaterali, ma alla pura negazione del diritto e dei valori fondanti della nostra civiltà. Oltre alla condanna bisogna ora trovare il modo per obbligare Netanyahu a ragionare”. Lo afferma in un’intervista alla Stampa il ministro della Difesa Guido Crosetto.

Commentando la conferenza stampa di ieri del premier israeliano, Crosetto sottolinea che “un conto è liberare Gaza da Hamas, un conto dai palestinesi. La prima si può chiamare liberazione. Cacciare invece un popolo dalla sua terra è ben altro, e il termine usato mi pare del tutto improprio”.

Il problema, secondo Crosetto, è che il governo israeliano “non è disposto a dialogare perché ha assunto una linea fondamentalista e integralista. La legittima difesa di una democrazia di fronte a un terribile attacco terroristico subito non convince più. Siamo di fronte a un progetto di segno diverso: la conquista di un territorio straniero mettendo in conto una catastrofe umanitaria”.

“Penso – ha sintetizzato il ministro della Difesa – che l’occupazione di Gaza e alcuni atti gravi in Cisgiordania segnino un salto di qualità di fronte al quale vanno prese delle decisioni che obblighino Netanyahu a ragionare. E non sarebbe una mossa contro Israele, ma un modo per salvare quel popolo da un governo che ha perso ragione e umanità. Bisogna sempre distinguere i governi dagli Stati e dai popoli come dalle religioni che professano. Vale per Netanyahu, vale per Putin, i cui metodi, ormai, pericolosamente si assomigliano”.

Tuttavia, conclude Crosetto, riconoscere lo Stato di Palestina, non sarebbe un segnale politico adeguato: “Quello Stato non c’è e riconoscere uno Stato che non c’è rischia di trasformarsi solo in una provocazione politica in un mondo che muore di provocazioni. Va costruito un percorso per attuare la storica risoluzione Onu dei ‘due popoli, due Stati’, difendendo il diritto della Palestina ad esistere e avere uno Stato e quello di Israele a vivere in sicurezza”.

La sedia vuota della politica

Diciamoci la verità. Soprattutto noi democristiani, o ex democristiani, che dir si voglia. E cioè, il Centro nella politica italiana – e ieri come oggi le cose non sono affatto cambiate – ha un senso, un ruolo, una funzione e una mission se è protagonista.

Una verità che i centristi conoscono bene

Detto con altre parole, nel sistema proporzionale come in quello maggioritario la “politica di centro” e il Centro contano nella misura in cui riescono a condizionare realmente il corso della politica italiana. Certo, nel sistema proporzionale le cose sono radicalmente diverse. Basti pensare all’esperienza dell’intera prima Repubblica per rendersene conto. Con la storia concreta della Dc, indubbiamente, ma non solo con la Dc.

Una stagione, quella del proporzionale puro, che però non è all’orizzonte e, di conseguenza, è inutile soffermarsi. Semmai, l’attenzione va richiamata sull’attuale sistema maggioritario, anche se con la correzione proporzionale. E quindi la riflessione va calata attorno agli attuali due schieramenti maggioritari: il centrodestra e la sinistra.

Nel centrodestra: ruolo debole e poco visibile

Ora, è inutile farsi illusioni. In entrambi questi schieramenti il Centro può giocare un ruolo se incide politicamente ed è decisivo, altrimenti – per dirla con Bettini – si riduce a essere una semplice e banale “tenda”.

Ma, per andare con ordine, non possiamo non evidenziare almeno due aspetti oggettivi. Nel campo dell’attuale maggioranza di governo, è inutile girarci attorno, la leadership politica, culturale e programmatica è esercitata da Giorgia Meloni. Una leadership che, al di là delle chiacchiere della propaganda avversa, è frutto di un innato carisma politico. E, come amava dire Donat-Cattin, “in politica il carisma o c’è o non c’è. È inutile darselo per decreto”.

Ma da quelle parti, è altrettanto evidente, il ruolo del Centro è ancora troppo debole per riuscire a condizionare realmente il progetto politico complessivo della coalizione. E sin quando questo ruolo politico non viene reso sufficientemente visibile, sarà la stessa alleanza a essere denominata di destra-centro, con il ruolo delle forze centriste destinato ad avere un peso inesorabilmente marginale e periferico.

Nel “campo largo”: il Centro come tenda

Nel campo dell’attuale “campo largo”, invece, il Centro semplicemente non esiste. Fuorché si voglia chiamare Centro il partito personale di Renzi che, come ormai sanno tutti, è costretto a insultare quotidianamente la Premier per avere piena cittadinanza nella coalizione e, soprattutto, per poter strappare i pochi seggi parlamentari – per sé e i “propri cari” – messi gentilmente a disposizione dagli azionisti della maggioranza.

Perché sono proprio questi azionisti i veri leader che distribuiscono politicamente le carte. E cioè, in ordine di peso elettorale: Schlein, Conte, Fratoianni/Bonelli/Salis e Landini. Per gli altri, come si suol dire, c’è solo posto in piedi.

E non è affatto un caso che la “gamba moderata” che si deve mettere in piedi in vista delle elezioni sia gestita, ideata, pianificata, organizzata e curata direttamente dal Pd, attraverso l’operazione di “taglio e cuci” coordinata dal solito stratega delle alleanze, l’ex comunista (?) Goffredo Bettini. Appunto: da quelle parti, per il Centro, la collocazione individuata è in una “tenda”, o accampamento, o rifugio. È persin inutile commentare ulteriormente il peso politico che gli viene riconosciuto.

Calenda e la sfida centrista

Paradossalmente, almeno sino ad oggi, chi può declinare con maggiore coerenza e determinazione un progetto politico centrista è Calenda con il suo partito. Finché resiste, com’è ovvio.

Ecco perché, quando parliamo di futuro del Centro e della “politica di centro”, dobbiamo essere consapevoli che tale categoria, e quindi il progetto politico, avranno un senso e una mission credibili solo quando riusciranno a essere protagonisti – come partito o all’interno di una coalizione.

Altrimenti, e purtroppo, si tratta semplicemente di una blanda evocazione e di un richiamo perlopiù virtuale.

Alaska, ferragosto e diplomazia: Trump e Putin al gelo

Si è deciso che l’incontro tra Trump e Putin debba essere in Alaska e non a Roma come si era anche inizialmente ipotizzato. C’è una differenza di cultura e di storia tra le due località ed è probabile che la scelta della terra dei ghiacci sia più ragionevole perché in certe situazioni occorre stemperare i bollenti spiriti del confronto.

In questo periodo nello Stato americano siamo attorno ai 12 gradi e, se non ci si sbrigasse a trovare un accordo, d’inverno si raggiungono i -55 gradi andando oltre le procedure di raffreddamento a cui si fa ricorso in questo tipo di vicende.

Il clima potrebbe indurre le parti a trovare velocemente una intesa che ha del singolare. Trump potrebbe partire con un leggero vantaggio psicologico.

Fu la Russia, a corto di pecunia, a vendere agli USA a fine del secolo ‘800 l’Alaska per una modesta manciata di dollari. Diversamente ora potrebbe avere voglia di rifarsi e imporre le sue condizioni per la pace con l’Ucraina.

Zelensky, il convitato di pietra

A questo proposito sembra infatti che non sia previsto il convitato di pietra. Sembra proprio che Zelensky resterà a casa o con il naso schiacciato contro i vetri per capire come si stanno mettendo le cose.

In una celebre opera di Mozart il convitato di pietra è il personaggio del Commendatore che viene ucciso da Don Giovanni. La vittima tornerà in forma di statua per punire il suo assassino rappresentando la giustizia divina.

Un motivo per cui sarebbe bene Zelensky sia presente al gran colloquio essendo difficile immaginare che il diretto interessato sia messo fuori dalla porta in attesa che qualcuno gli dica se vivere o morire.

Il peso eterno della terra

L’Alaska è il paese della “terraferma” che non trema davanti ai compiti che gli sono assegnati, forte della sua natura che la rende gelidamente impassibile di fronte ad ogni avversità.

I leaders si vedranno il giorno di ferragosto, forse volendo dimostrare che loro non tengono conto delle ferie di Augusto e tanto meno si fermano in estasi per contemplare l’assunzione della Madonna in cielo. Loro sono gente di manovra e di sostanza. Hanno da giocare al gran risiko delle terre da spartirsi con il rischio che per chiudere il puzzle manchi un pezzo finale che si è smarrito da qualche parte.

La terra è ciò che è secco, che si contrappone allo scorrere dell’acqua che anche negli stagni soffre comunque di un minimo tremore, un flebile movimento che è segno di vita. La terra è un agguato continuo, può farti restare all’asciutto mentre tenti di possederla. Ti fa morire di arsura. Mentre ti si concede, ti condanna a morte.

È sempre per la terra che gli uomini ingaggiano guerre, occupano spazi, si accalcano in casa d’altri nella certezza che la comodità sia il solo valore a cui ispirarsi. Gli uomini considerano l’oro solo perché è un metallo più raro degli altri, ma resta comunque e solo un metallo al pari del ferro o del piombo. Una zolla è sempre una zolla, dal tedesco “zolle”, una massa compatta di sterco e non molto di più.

Sempre primitivi

La modernità e la tecnologia ancora non ci hanno regalato altra prospettiva che sempre e soltanto l’accumulo di terra. Siamo sempre in attesa, semmai verrà, di una nuova era dove la rotta non sia né la terra e neppure gli spazi celesti ma la quiete dell’animo che richiede ingredienti ancora da accettare e che appaiono allo stato insopportabili.

Abbiamo infettato anche la zanzara West Nile che non si accontenta più di stare in Uganda ma se ne è andata a spasso per il mondo a mietere danni. Siamo ancora, piaccia o no, primitivi e nulla di più.

La Russia inventata: come Mosca riscrive la sua storia

A gennaio di quest’anno era uscito in Russia un libro dal titolo “Alla ricerca dell’antichità russa”, scritto dallo storico trentaseienne Konstantin Pakhaljuk, che dopo una brillante carriera in tante università russe e all’estero è stato infine bollato come “agente straniero” e costretto a riparare in Israele. Il libro è stato subito ritirato dalla vendita dopo la denuncia da parte del movimento ultra-conservatore delle “Quaranta quarantine”, in una fase di censura sempre più rigida di qualunque pubblicazione che non rispetti la politica statale e la proclamazione dei “valori tradizionali”.

Nel caso specifico il libro è stato accusato di “offesa sacrilega alla nostra Patria”, ma alcune copie hanno comunque raggiunto le biblioteche moscovite, e come ai tempi sovietici si diffonde in forma di samizdat, non più ricopiandolo a matita sottobanco, ma riprendendolo con la videocamera del telefono. Il “sacrilegio” dell’autore russo-israeliano consiste in realtà nel tentativo di chiarire le questioni aperte circa la vera identità russa, al di là delle dichiarazioni formali e altisonanti, che sono state molto ripetute in occasione del recente anniversario del Battesimo della Rus’ di Kiev.

La politica della memoria nelle province

Una domanda cruciale riguarda la “politica della memoria” nella provincia, nelle cento regioni della Federazione russa in cui vivono duecento etnie piccole, grandi e piccolissime. Che cosa in verità “ricordano” le regioni della “grande storia russa”, fino a che punto si identificano con essa? Quanto della “russicità” dipende davvero dalla “antichità russa”?

Non senza una buona dose di ironia, Pakhaljuk osserva che gli attuali “Z-patrioti”, i sostenitori della guerra della Russia contro il mondo intero, non sono molto propensi ad approfondire le questioni del passato per evitare incertezze e contraddizioni, e quindi questo compito se lo deve assumere un “agente straniero”, più libero da pregiudizi e schemi mentali.

Oltre il neo-medievalismo

Lo sguardo dello storico sul “neo-medievalismo” russo non vuole essere solo un “ritorno al passato”, lasciandosi trascinare da nostalgie e modelli idealizzati, alla ricerca delle proprie radici. Konstantin intende ampliare la prospettiva, offrendo una visione della storia russa “de-centralizzata”, che tenga conto di tanti fattori diversi, cosa particolarmente importante nel contesto degli eventi attuali.

Uno degli elementi che sollecitano molto la sensibilità sia dei vertici che delle varie popolazioni locali, infatti, è la crescita di un nazionalismo russo radicale a fronte dei vari nazionalismi etnici minori, che si esprimono in tante forme differenti. Pakhaljuk però non intende confrontare l’etnia russa con le altre, ma si concentra proprio sul livello di “russicità” delle regioni propriamente russe, come le 12 regioni della Russia centrale oltre a Mosca, quelle di Smolensk, Rjazan, Velikij Novgorod, Tver, Vladimir, Brjansk, Ivanovo, Kaluga, Orel, Kostroma, Tula e Jaroslavl.

Chi è il “vero russo”?

Quale di queste è la più russa, considerando che Mosca è sorta dopo quasi tutte le altre? Lo stesso attributo di “russo” viene collocato accanto a figure sociali, professionali o religiose: il contadino russo, il mercante russo, il nobile russo o il russo ortodosso. Molte di queste definizioni si riferiscono propriamente al territorio, alle storie delle città e dei principati, agli oggetti e alle strutture che esprimono l’anima russa, dai vari Cremlini alle sacre icone, ma è come se sfuggisse alla classificazione proprio “l’uomo russo”.

In buona parte questa memoria è stata cancellata nel “giogo sovietico” del XX secolo, e ogni tentativo di restaurarla appare piuttosto confuso e artificioso, tanto che nella retorica di Stato la “identità russa” sembra sovrapporsi principalmente alla “identità sovietica”, come nel caso dello stesso zar-presidente ed ex-capo del Kgb, Vladimir Putin, e perfino del patriarca Kirill (Gundjaev), anch’egli noto ex-agente del Kgb.

L’identità russa tra provincialismo e mito imperiale

Spesso si esaltano nelle ricostruzioni storiche i personaggi che dalla provincia si sono distinti a livello nazionale (sovietico, federale), come i grandi della rivoluzione, Vladimir Lenin che proveniva dalla borghesia meridionale di Simbirsk, per non parlare dell’ebreo ucraino Lev Trotskij o del georgiano Josif Stalin. In fondo, gli zar Romanov avevano perso la purezza genetica russa fin dal Settecento, e l’ultimo imperatore Nikolaj II aveva meno di un decimo di sangue russo.

L’identità russa appare in questa retrospettiva come una forma di provincialismo, vista la diversità etnica dei suoi eroi, di cui l’ultimo vero russo proveniente dalle profondità della Siberia fu il monaco auto-chiamato alle vette dello spirito, Grigorij Rasputin.

La “coscienza russa universale”

Proprio per questo uno degli scopi ideologici dell’attuale dirigenza del Cremlino è quello di instillare nella popolazione una vera “coscienza russa universale”, superando le divisioni e il senso di marginalità tipico di un popolo disperso su un territorio sempre pieno di insidie, a meno di dominarlo con una proiezione ancora più vasta e senza confini.

Il “vero russo” non sopporta di essere escluso o emarginato, ha bisogno di sentirsi sempre “al centro”.

Musei e miti locali

Nell’ultimo decennio sono stati aperti in Russia oltre un centinaio di musei locali, dedicati non solo alla retorica bellica e agli eroi militari locali, ma anche al desiderio di “iscriversi all’antichità russa”, ribadendo a livello regionale l’ansia di superare l’insignificanza nazionale, federale e globale, magari appellandosi a qualche vaga citazione nei manoscritti delle cronache più vetuste.

La città nord-occidentale di Pskov esalta i 1.100 anni della sua storia iniziata più di cinquanta anni prima del Battesimo di Kiev. Oppure la città di Jaroslavl nella Russia centrale, che si fonda sulla leggenda del principe Jaroslav il Saggio, figlio di Vladimir, che sconfisse un orso a mani nude.

Tra leggenda e storia effettiva

Queste storie arcaiche e fantasiose in realtà non corrispondono allo sviluppo effettivo di queste città e regioni, la cui attività storica risale al massimo a 5-600 anni fa. La stessa Mosca cominciò a imporsi dopo il 1300 e divenne centro imperiale con Ivan il Terribile a metà Cinquecento, quando si diffuse l’ideologia della “Terza Roma”.

Come afferma Pakhaljuk, la “antichizzazione artificiale” è la vera chiave di lettura dei russi di oggi, e anche dei secoli precedenti: la voglia di essere i primi, i più “tradizionali” e originari, senza voler ammettere di aver ricevuto tutto dagli altri, sia da Occidente che da Oriente.

Oltre i miti dorati

In questo modo si svuota di significato anche la reale antichità della Russia, testimoniata da importanti monumenti architettonici come nella grande Novgorod, a Pskov e a Vladimir, o davanti allo splendido Cremlino di Nižnij Novgorod. Non servono i “miti dorati” per comprendere il valore di queste testimonianze storiche, così come la vera identità storica si comprende nelle relazioni tra i tanti centri provinciali, europei e asiatici.

La Russia che abbiamo perso

In tutti i musei locali, e nelle narrative sovrapposte della propaganda, si diffonde il culto della “Russia-che-abbiamo-perso”, sublimando con le epoche lontane anche la nostalgia per la grandezza sovietica. Il ritorno al passato è il contenuto fondamentale dello spirito patriottico, che giustifica le repressioni contro gli “agenti stranieri” e la guerra contro la distruzione dei “valori tradizionali”, per esaltare un mondo russo che forse non è mai esistito, almeno non come viene raccontato ai cittadini nelle favole della propaganda di Stato.

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Le Vele del Panda: un’estate in barca per proteggere il Mediterraneo

La prima parte della stagione 2025 del progetto Le Vele del Panda, promosso dal WWF Italia con WWF Travel e Sailsquare, conferma il successo di un’iniziativa che trasforma semplici crociere in barca a vela in veri laboratori galleggianti per la tutela della biodiversità marina.

Nei primi mesi dell’anno, in 112 giornate di monitoraggio, ricercatori WWF e 204 partecipanti hanno registrato oltre 170 avvistamenti di megafauna marina, contribuendo a una delle più ampie raccolte di dati di citizen science in Italia.

Un mare ricco di incontri spettacolari

Gli avvistamenti includono 4 balenottere comuni (Balaenoptera physalus), 2 capodogli (Physeter macrocephalus), 86 stenelle striate, 27 tursiopi, 5 zifi, 3 grampi, 1 diavolo di mare mediterraneo (in pericolo di estinzione), 21 pesci luna, 27 tartarughe marine comuni e 1 pesce spada.

Dati che confermano la straordinaria varietà di specie del Mediterraneo, ma anche la necessità di un monitoraggio continuo per fronteggiare minacce come collisioni, plastica, pesca eccessiva, bycatch, inquinamento e cambiamenti climatici.

Un modello innovativo nato nel 2020

Dal 2020, Le Vele del Panda propone un modello unico di citizen science applicata alla conservazione marina: adulti, famiglie e studenti affiancano le Guide Whale Watching WWF in attività di ricerca scientifica, documentando ogni avvistamento con foto, coordinate e note comportamentali. Tutti i dati confluiscono in un database scientifico, diventando strumenti preziosi per studiare distribuzione e abbondanza delle specie.

Rotte tra i santuari della biodiversità

Le imbarcazioni a vela, a basso impatto ambientale, navigano in alcune delle aree più importanti per la biodiversità mediterranea: Santuario Pelagos, Arcipelago Toscano, Mar Ligure, Costa Azzurra, Tirreno meridionale e Mar Ionio.

Durante le crociere, i partecipanti imparano tecniche di osservazione diretta, foto-identificazione dei cetacei, registrazione dei comportamenti e uso di strumenti scientifici di bordo.

Mare, scienza e responsabilità

Non si tratta solo di avvistamenti spettacolari, ma di un’esperienza che unisce rigore scientifico, educazione ambientale e turismo responsabile. Ogni viaggio diventa un’occasione per rafforzare il legame tra le persone e il mare, offrendo una prospettiva nuova e concreta sul valore della sua tutela.

Ucraina, JD Vance: accordo scontenterà sia i russi sia gli ucraini

Roma, 10 ago. (askanews) – “Se prendiamo in considerazione l’attuale linea di contatto tra Russia e Ucraina, cercheremo di trovare un accordo negoziato con cui ucraini e russi possano convivere, con cui possano vivere in relativa pace, dove le uccisioni” reciproche “finiscano. Non renderà nessuno molto felice, e probabilmente sia i russi sia gli ucraini alla fine rimarranno scontenti”. Lo ha affermato, parlando del lavoro dell’amministrazione Usa per trovare una soluzione al conflitto in Ucraina, il vicepresidnete Usa J.D. Vance in uno stralcio della sua intervista a Fox News pubblicato su X.

Netanyahu ha detto che andrà avanti con l’occupazione di Gaza

Roma, 10 ago. (askanews) – “Contrariamente a quanto si dice” il mio piano per prendere il controllo di Gaza City “è il modo migliore per porre fine alla guerra, e il modo migliore per porvi fine rapidamente”Lo ha affermato il premier israeliano Benjamin Netanyahu in una conferenza stampa per i media internazionali.

“Lo faremo innanzitutto – ha spiegato il premier israeliano – consentendo alla popolazione civile di lasciare in sicurezza le aree di combattimento verso zone sicure designate, dove riceveranno cibo, acqua e cure mediche in abbondanza, come abbiamo fatto in precedenza”, perchè “contrariamente a quanto si dice, la nostra politica durante tutta la guerra è stata quella di prevenire una crisi umanitaria, mentre la politica di Hamas è quella di crearla. Dall’inizio della guerra, Israele ha permesso l’ingresso di quasi due milioni di tonnellate di aiuti. Non conosco nessun altro esercito che abbia permesso che una tale quantità di aiuti arrivasse alla popolazione civile in territorio nemico. Ora, se avessimo adottato una politica della fame, nessuno a Gaza sarebbe sopravvissuto dopo due anni di guerra. Ma la nostra politica è stata esattamente l’opposto”, ha assicurato Netanyahu.

Ucraina, Schlein: al tavolo Usa-Russia siedano anche Kiev e la Ue

Roma, 10 ago. (askanews) – “Non è possibile escludere l’Ucraina dal negoziato perché questo vanificherebbe la possibilità di costruire una pace vera e giusta. Ecco perché a quel tavolo non possono sedersi solo gli Stati Uniti e la Russia, ma ci devono essere anche l’Ucraina e l’Unione europea, unita e compatta nel sostenere le ragioni di chi ha subito l’invasione criminale e a fare valere in quel negoziato l’interesse strategico ad una pace giusta e duratura così come gli interessi di sicurezza ucraini ed europei”. Lo afferma in una nota la segretaria del Pd Elly Schlein.

Tajani: l’invasione di Gaza può essere un Vietnam per Israele

Roma, 10 ago. (askanews) – “Assolutamente sì”: l’Italia condanna l’invasione di Gaza. Lo ribadisce in un’intervista al Messaggero il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“Questa carneficina – prosegue Tajani – non può continuare. E l’invasione di Gaza rischia di trasformarsi in un Vietnam per i soldati israeliani. Se i vertici dell’esercito hanno perplessità un motivo c’è. Non è questa la via”, anche perchè “ogni tentativo di annessione di una parte della Striscia o della Cisgiordania mina alla base la costruzione di uno Stato palestinese. E rafforza la causa terroristica di Hamas”. Secondo Tajani servono “diplomazia e negoziati. Hamas deve restare fuori da qualsiasi soluzione, l’Autorità palestinese è l’unico interlocutore possibile. Serve ora una missione Onu a guida araba per riunificare lo Stato palestinese. L’Italia è pronta a partecipare”.

Per il ministro degli Esteri la diplomazia “aiuta a mettere pressione” a Israele. “Siamo a favore di aumentare le sanzioni europee contro i coloni israeliani violenti. Ricordo che dal 7 ottobre di due anni fa l’Italia non vende armi a Israele”, sottolinea Tajani.

In arrivo "Il mio giorno preferito" nuovo singolo di Eros Ramazzotti

Milano, 10 ago. (askanews) – A distanza di tre anni dal più recente lavoro discografico e dopo aver annunciato il viaggio musicale “Una storia importante World tour”, Eros Ramazzotti pubblica venerdì 22 agosto il nuovo singolo Il mio giorno preferito (Mi día preferido) su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica in Italia e nel mondo per Columbia Records/Sony Music Italy su licenza Eventim Live International.

Scritto da Eros Ramazzotti, Edoardo D’Erme, Tommaso Paradiso, CanovA, Antonio Cirigliano e prodotto da CanovA – in versione italiana e spagnola – Il mio giorno preferito è un brano pop dallo spirito contemporaneo che conferma ancora una volta la capacità di Eros di rinnovarsi. Tra solitudine e desiderio di evasione, Il mio giorno preferito è una rinascita affettiva che trasforma l’ordinario in qualcosa di speciale parlando al cuore senza perdere contatto con il presente.

In occasione dell’uscita del nuovo singolo, Eros Ramazzotti lancia un contest mondiale esclusivo che permetterà al vincitore di partecipare al World Tour Gala Première previsto il 17 ottobre allo Ziggo Dome di Amsterdam. Per accedere al contest bisognerà pre-salvare Il mio giorno preferito (pre-save al via oggi 1° agosto) al seguente link:

https://forms.sonymusicfans.com/campaign/sxdjvcfuvh/

“Una storia importante World tour” inizierà a febbraio 2026 (prodotto e distribuito da Friends & Partners-Eventim e RadioRama) e sarà anticipato dal doppio appuntamento del 17 e 18 ottobre 2025 allo Ziggo Dome di Amsterdam per l’esclusivo e unico World tour gala première. Il tour, diviso in 4 leg, toccherà 30 Paesi tra Europa intera, Nord America-Canada e America Latina decretando anche l’attesissimo ritorno di Eros Ramazzotti negli stadi italiani. I biglietti sono disponibili su www.ramazzotti.com e www.friendsandpartners.it.

Zelensky: pieno sostegno alla dichiarazione dei Paesi europei

Roma, 10 ago. (askanews) – “L’Ucraina apprezza e sostiene pienamente la dichiarazione del Presidente Macron, del Primo Ministro Meloni, del Cancelliere Merz, del Primo Ministro Tusk, del Primo Ministro Starmer, della Presidente Ursula von der Leyen e del Presidente Stubb sulla pace per l’Ucraina”. Lo scrive in un post su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

“La fine della guerra deve essere giusta e sono grato a tutti coloro che oggi si schierano al fianco dell’Ucraina e del nostro popolo per il bene della pace in Ucraina, che difende gli interessi vitali di sicurezza delle nostre nazioni europee”, aggiunge Zelensky.

Zuppi (Cei): leggeremo tutti i nomi dei bambini uccisi dal 7 ottobre

Milano, 10 ago. (askanews) – “Se a Gaza si calpesta la vita, il 14 agosto, vigilia dell’Assunta, a Montesole leggeremo tutti i nomi dei bambini uccisi il 7 ottobre e dal 7 ottobre. Vogliamo ricordarne i nomi uno per uno, per onorare ognuno di loro e strapparlo all’anonimato. Nessuno è un numero. Ogni persona ha un nome, la sua identità. Tutti hanno pari dignità”. Lo ha detto, come riportato da La Stampa, il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, presidente della Cei e inviato papale per il conflitto russo-ucraino. “Per la Terra Santa come tra Russia e Ucraina l’unica via davvero percorribile è mettersi attorno a un tavolo per giungere il prima possibile a un cessate il fuoco. La domanda che ci deve inquietare davanti a tanta enorme sofferenza, riassunta nelle lacrime di un bambino o di una madre che piange perché è avvolto in un sudario, è se abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare per la pace”.

“Senza pace – ha aggiunto Zuppi – non c’è domani né in Terra Santa né nel mondo; la guerra è la fine di tutto e per tutti. Dalla pandemia del Covid siamo usciti unendo gli sforzi, dalla pandemia della guerra non ci salveremo da soli e senza autocoscienza dei propri limiti. Dipende dai governanti ma anche da tutti noi, evitando pericolose parole di odio e ignoranza, nutrite dalla logica della guerra ma anche che la alimenta. Orientiamo la nostra vita al dialogo e alla relazione con gli altri e non contro. Altrimenti si estendono a macchia d’olio la guerra mondiale a pezzi, la brutalità della sopraffazione, il deserto di umanità. La violenza non può vincere la violenza e ne semina altra”.

C’è un grande caldo anomalo sull’Italia

Milano, 10 ago. (askanews) – L’estate torna a farsi rovente con l’arrivo di una nuova ondata di calore che investirà tutta l’Italia; le temperature si porteranno ben oltre le medie climatiche almeno fino a Ferragosto. Secondo iLMeteo.it la fase meteo climatica anomala, l’ennesima di questa stagione estiva, innescata dall’anticiclone subtropicale di origine africana denominato Caronte. Il nome deriva dalla mitologia greca: Caronte era infatti il traghettatore delle anime nell’aldilà, colui che le conduceva attraverso i fiumi infernali, e la scelta di questo appellativo è legata alla sua funzione di “traghettare” le persone dal caldo “normale” verso un caldo estremo.

Nel dettaglio, già da domenica 10 agosto, oltre all’estrema stabilità atmosferica con tanto sole su tutta l’Italia, sono previste temperature roventi in particolare sulle pianure del Nord ed in Toscana. Le città più calde saranno Firenze, Prato, Parma, Reggio Emilia e Mantova dove si potranno toccare punte massime fino a 39-40°C. L’anticiclone africano farà sentire la sua potenza anche sul resto del Paese con valori diffusamente oltre i 36°C durante le ore pomeridiane.

Attenzione poi alle notti tropicali che da domenica e per buona parte della prossima settimana interesseranno molte delle nostre città, dalle pianure alle coste. Si tratta di un indicatore climatico che identifica le notti con temperatura minima maggiore di 20°C. È un valore internazionale definito dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) e serve per monitorare i cambiamenti climatici in atto. Infatti, come conferma l’ultimo Rapporto sul clima del XXI secolo de iLMeteo.it, negli ultimi decenni stiamo assistendo a un numero sempre più crescente di queste notti, a sottolineare il processo di riscaldamento climatico che interessa anche il nostro Paese.

Questa fase rovente ci terrà compagnia almeno fino a Ferragosto con tanto sole e temperature ben oltre i 35-36°C in molte delle nostre città; le uniche precipitazioni saranno relegate alle zone montuose (specie Martedì 12 e Mercoledì 13). Solamente verso l’ultima decade del mese l’anticiclone africano Caronte potrebbe perdere potenza.

In Israele decine di migliaia ieri in piazza contro il piano su Gaza

Roma, 10 ago. (askanews) – Decine di migliaia di manifestanti si sono radunati ieri sera a Tel Aviv e in altre città di Israele per chiedere un accordo per il rilascio degli ostaggi e un cessate il fuoco prima che le Forze di difesa del Paese lancino l’operazione voluta dal governo Netanyahu per prendere il controllo di Gaza City, mentre le famiglie degli ostaggi hanno indetto uno sciopero generale contro il piano che, sostengono, segnerà la fine dei loro cari ancora detenuti da Hamas.

Le proteste, tra le più grandi degli ultimi mesi – scrive il Times of Israel -, giungono a pochi giorni dalla decisione del governo di conquistare la più popolosa città della Striscia nonostante le obiezioni dell’esercito, secondo cui la mossa metterà a serio rischio gli ostaggi, esporrà inutilmente ai pericoli i soldati e aggraverà la crisi umanitaria a Gaza.

“Sventola una bandiera rossa sulla decisione del governo di sacrificare i nostri cari”, ha dichiarato il Forum della famiglie degli ostaggi in un comunicato stampa diffuso prima delle manifestazioni di ieri. Il Forum ha esortato il governo: “Raggiungete un accordo globale sulla presa degli ostaggi, fermate la guerra, riportateci indietro i nostri cari: il loro tempo è scaduto”.

Il Forum delle Famiglie, che rappresenta la maggior parte delle famiglie degli ostaggi, segnala ancora il Times of Israel, ha tenuto raduni anche a Tel Aviv, Gerusalemme, al bivio di Shaar HaNegev nel sud e a Kiryat Gat, con raduni più piccoli in decine di altre località.

Papa Leone XIV: non perdere nessuna occasione per amare

Milano, 10 ago. (askanews) – “Oggi nel Vangelo Gesù ci invita a riflettere su come investire il tesoro della nostra vita, dice: ‘Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina’. Ci esorta, cioè, a non tenere per noi i doni che Dio ci ha fatto, ma a impiegarli con generosità per il bene degli altri, specialmente di chi ha più bisogno del nostro aiuto. Si tratta non solo di condividere le cose materiali di cui disponiamo, ma di mettere in gioco le nostre capacità, il nostro tempo, il nostro affetto, la nostra presenza, la nostra empatia”. Lo ha detto Papa Leone XIV prima della recita dell’Angelus. “Tutto ciò che fa di ciascuno di noi, nei disegni di Dio, un bene unico, senza prezzo, un capitale vivo, pulsante, per crescere chiede di essere coltivato e investito, altrimenti si inaridisce e si svaluta. Oppure finisce perduto, in balìa di chi, come un ladro, se ne appropria per farne semplicemente un oggetto di consumo”.

“Le opere di misericordia – ha detto ancora Leone – sono la banca più sicura e redditizia dove affidare il tesoro della nostra esistenza, perché lì, come ci insegna il Vangelo, con ‘due spiccioli’ anche una povera vedova diventa la persona più ricca del mondo”.

“Perciò, in famiglia, in parrocchia, a scuola e nei luoghi di lavoro, ovunque siamo, cerchiamo di non perdere nessuna occasione per amare. Questa è la vigilanza che ci chiede Gesù: abituarci ad essere attenti, pronti, sensibili gli uni verso gli altri come Lui lo è con noi in ogni istante”, ha concluso il Papa.

Nuovi ospiti per Emis Killa che torna live con EM16!

Milano, 10 ago. (askanews) – Emis Killa torna live con EM16! L’esclusivo concerto si terrà il 10 settembre 2025 a Fiera Milano Live, una data evento prodotta da Friends and Partners e Vivo Concerti. Emis Killa ha annunciato nuovi ospiti che lo raggiungeranno sul palco per celebrare insieme il mondo hip hop: Guè, Lazza, Niky Savage e Paky vanno ad aggiungersi a Gemitaiz, Jake La Furia, Massimo Pericolo, Neima Eizza, Nerissima Serpe e Papa V. La lineup si arricchisce di rappresentanti della vecchia e della nuova scuola rap che apporteranno ciascuno la propria cifra personale allo show, ma le sorprese non sono finite e si aggiungeranno presto altre novità.

Durante EM16 avrà luogo la grande finale di Cypha Killa, la battle freestyle organizzata da Emis Killa e Mastafive in cui 16 MC (Master of Ceremonies) si sfideranno per incoronare il vincitore. Dieci dei partecipanti sono stati selezionati direttamente durante ritrovi spontanei per freestyler in 10 diverse Regioni italiane, mentre sei arrivano dal vivaio in cui è cresciuto Emis Killa: il muretto di San Babila a Milano. Ai piatti ci sarà DJ DOUBLE S, già dj ufficiale del torneo italiano di Freestyle Tecniche Perfette, vinto nel 2007 dallo stesso Emis Killa.

EM16 è una data evento grazie alla quale Emis Killa tornerà a Fiera Milano Live, circondato dai suoi fan e da ospiti speciali, tutti in qualche modo significativi per la carriera dell’artista. Icone del rap italiano e nuove leve della scena si daranno il cambio sul palco, affiancando Emis Killa che sarà il protagonista di tutta la serata, dimostrando il carisma e la dedizione che lo hanno portato a diventare uno dei nomi più iconici e riconoscibili della scena hip-hop del nostro paese.

Il legame tra Emis Killa e la città di Milano è oramai indissolubile, da sempre imprescindibile per la sua carriera: il capoluogo lombardo è dove la scena rap italiana ha messo le sue radici fin dall’inizio, creando un ambiente in cui sono fioriti alcuni dei nomi più importanti dell’hip-hop nostrano, fra cui Emis Killa stesso, che ha esordito con le battle freestyle allo storico muretto di San Babila. Di lì in poi la sua carriera ha spiccato il volo, un’evoluzione che ha coronato Emis Killa come uno degli esponenti più affermati del rap italiano, che però non ha mai perso il contatto con le sue radici da freestyler e con le sue origini dalla scena underground milanese.

Emis Killa ha iniziato il suo 2025 con la pubblicazione di “Demoni” lo scorso febbraio, per poi tornare a maggio con il singolo “In auto alle 6:00”, collaborazione con l’artista e amico di lunga data Lazza, prodotto da Takagi & Ketra, brano struggente in cui i due rapper si alternano su una base strumentale dai bassi profondi e un beat trascinante. EM16 sarà la continuazione di quest’anno all’insegna della musica, una celebrazione dell’hip-hop e della carriera di Emis Killa, dopo il successo da oltre 25mila persone presenti di EM15 nel 2024.

Tutti coloro che erano presenti al “No Phone Party” del 15 dicembre 2024 al Fabrique di Milano hanno diritto a un prezzo speciale per i biglietti di EM16. L’organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati non presenti nei nostri comunicati ufficiali. Per qualsiasi informazione: https://www.friendsandpartners.it

Legambiente: in sette mesi bruciati 56.263 ettari di territorio

Milano, 10 ago. (askanews) – “Non si scherza con il fuoco” è questa la frase che da questa mattina appare sul maxischermo di Festambiente a Rispescia (Gr). Da qui, dal suo festival nazionale in programma fino a questa sera 10 agosto in Maremma, Legambiente lancia i dati aggiornati del suo report “Italia in fumo” e un appello contro l’emergenza incendi, sempre più cronica, che sta colpendo a più riprese diversi territori del Paese, da ultimo il cuore del Parco nazionale del Vesuvio. L’incendio divampato in questa area, sottolinea l’associazione ambientalista, è un colpo al cuore e un fatto grave che deve richiamare tutti all’ordine e a interventi rapidi. In Italia dal 1 gennaio al 31 luglio 2025 si sono verificati 851 roghi che hanno mandato in fumo 56.263 ettari di territorio pari a ben 78.800 campi da calcio. Dati preoccupanti, frutto di analisi e rielaborazione di Legambiente su dati EFFIS (European Forest Fire Information System), che costano al Paese un triste record: a fine luglio è stata superata così la superfice bruciata nel 2024 che era stata di 50.802 ha con 1.515 incendi.

Di fronte a questo quadro Legambiente torna a ribadire l’urgenza di investire sulla prevenzione e su politiche integrate con piani forestali e di adattamento ai cambiamenti climatici. Ad essere minacciate dai roghi sono sempre più anche le aree protette: da inizio anno al 31 luglio sono andati in fumo ben 18.700,53 ettari di aree Natura 2000 in 253 eventi incendiari. Per Legambiente l’Italia non può permettersi di perdere il suo patrimonio verde. Le aree protette sono importanti custodi di ecosistemi e biodiversità, formidabili attrattori turistici, e culla di buone pratiche sostenibili come dimostrano i 7 vincitori del Premio Parchi Emissioni Zero che l’associazione ambientalista premierà questa sera a Festambiente. Dalle Dolomiti Bellunesi, leader nella raccolta differenziata all’apiario di comunità di Castel Del Giudice, in Molise, al Parco nazionale dell’Asinara che ha istituito il responsabile Acquisti verdi dell’Ente, solo per fare qualche esempio.

“Dalla California, alla Francia, all’Italia – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – l’emergenza incendi non dà tregua. La cosa preoccupante è che nel nostro Paese questa emergenza è ormai sempre più cronica. Per questo oggi da Festambiente lanciamo un forte appello ricordando che per contrastare i roghi è fondamentale adottare un approccio integrato basato su prevenzione, rilevamento, monitoraggio e contrasto attivo. I piani antincendio boschivo da soli non bastano perché serve una integrazione con i piani forestali e con i piani di adattamento ai cambiamenti climatici che sono fondamentali per tutelare la natura e la biodiversità dei parchi. Inoltre, gli incendi si contrastano anche con l’applicazione piena della legge a partire dall’aggiornamento del catasto delle aree percorse dal fuoco ed estendendo le pene previste per il reato di incendio boschivo a qualsiasi rogo”.

Tornando ai dati aggiornati del report “Italia in fumo”, Legambiente fa notare anche l’impennata dei roghi che c’è stata nelle ultime due ultime settimane di luglio. Se in Italia da inizio anno al 17 luglio 2025 il totale di ettari bruciati è stato di 30.988 ha (43.400 campi da calcio) e 653 roghi, dal 17 al 31 luglio sono andati in fumo 25.275 ettari e i roghi sono stati 198.

“L’incendio divampato nel Parco nazionale del Vesuvio, che per altro ha da poco compiuto 30 anni di storia, – commenta Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente – ci ricorda ancora una volta quanto i parchi siano minacciati dall’attività antropica. Roghi, ma anche crisi climatica e perdita biodiversità, sono tra le principali minacce che rischiano di renderle sempre più fragili. Per questo è fondamentale tutelare e proteggere queste aree e avviare un poderoso cambio di passo per attivare una governace integrata e politiche territoriali efficaci e coerenti anche con la transizione ecologica e gli obiettivi globali su clima e biodiversità. Non dimentichiamo che le aree protette sono un formidabile attrattore turistico, sono culla di buone pratiche come quelle che raccontiamo da cinque anni con il Premio Parchi Emissioni Zero e che rappresentano un’opportunità per promuovere la bioeconomia circolare e sostenere le produzioni di qualità, tutelare la biodiversità e dare spazio a un’economia low carbon”.

Monsterland Halloween Festival torna nel 2025 all’autodromo di Imola

Milano, 10 ago. (askanews) – Monsterland Halloween Festival torna nel 2025, venerdì 31 ottobre, per festeggiare il 15° compleanno dell’evento di Halloween più grande d’Europa, prodotto da Unconventional Events. Prima di salutare la stagione estiva, si annunciano oggi i primi ospiti di questa speciale ricorrenza di uno dei festival autunnali più amati d’Italia e d’Europa. Saranno 12 gli stage presenti all’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola e due di questi vengono svelati con i primissimi artisti in line up: Horror Ware House Stage ospiterà il format di successo Vida Loca, oltre a Emis Killa e Kid Yugi, The Witch Forest Stage sarà il palcoscenico di Marco Carola, Paco Osuna e Andrea Oliva B2B Nic Fanciulli. Questi sono solo i primi nomi e palchi ad essere annunciati, ma le sorprese sono solo iniziate! I biglietti sono già in vendita a un numero limitato sui circuiti di vendita ufficiali e al seguente link: www.monsterlandfestival.it

“The Psychedelic Circuit” sarà il tema che caratterizzerà il format di quest’anno, in celebrazione dell’inedita location che l’ospiterà, l’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola, una delle strutture più iconiche nel panorama motorsport, arricchito da tante novità e sorprese speciali con ampia ottimizzazione degli spazi e l’integrazione di nuove aree d’intrattenimento. Ogni area del circuito, infatti, compresi i vari box, paddock, sarà parte integrante del Festival per offrire un’esperienza ancora più coinvolgente. Per una notte, ogni box si trasformerà in uno stage indoor allestito con effetti scenografici e ciascuno dedicato a un genere musicale diverso, per permettere al pubblico di scatenarsi sul dancefloor più affine ai propri gusti. Come da tradizione di Monsterland, anche per l’edizione 2025 saranno allestiti dei palchi esterni in grandi tendoni circensi pensati appositamente per ospitare artisti selezionati tra i nomi più acclamati del momento, tra DJ e performer nazionali e internazionali.

Monsterland Halloween Festival non è solo musica, ma divertimento in tutti i suoi generi: il format offrirà anche giostre e attrazioni adrenaliniche in tema con la notte più paurosa dell’anno. Con uno spazio area festival di 70.000 mq, 12 stage musicali che ospiteranno 150 tra artisti nazionali e internazionali, un horror luna park e molto altro, questa edizione di Monsterland Halloween Festival è pronta a festeggiare i suoi 15 anni di divertimento!

Nel corso degli anni, Monsterland si è consacrato come il più grande e importante festival in maschera d’Europa che unisce diversi mondi musicali ed experience immersive di vario tipo, consolidandosi come il punto di riferimento per il pubblico amante dell’intrattenimento a 360°. In 14 edizioni, Monsterland ha riunito oltre 300mila persone provenienti da più di 50 nazioni e raggiungendo il record nel 2024 con oltre 40mila presenze. Sui palchi del Monsterland si sono esibiti negli anni più di 1000 artisti nazionali e internazionali, tra dj, cantanti, showman, tra i nomi più amati della scena musicale attuale e headliner di livello mondiale e campioni della musica techno, house ed elettronica, come Nina Kraviz, Marco Carola, Salmo, Gigi D’Agostino, Sfera Ebbasta, Guè, Amelie Lens e molti altri. In pochi anni il team di Unconventional Event ha saputo trasformare Monsterland Halloween Festival da un evento one-stage a un’intera città dell’intrattenimento, con oltre 10 palchi tematici outdoor e indoor, un luna park horror e altre experience correlate. Il cambio location all’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola sottolinea la portata e il prestigio di questo festival che, giunto al suo quindicesimo compleanno, si conferma un evento unico nel suo genere.

Verso il vertice in Alaska: l’Europa si compatta per la pace in Ucraina

L’Europa prova a parlare con una sola voce alla vigilia del vertice in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin. In una fase in cui le prospettive di cessate il fuoco restano fragili, i principali leader europei hanno diffuso una dichiarazione congiunta che accoglie positivamente l’impegno del presidente statunitense a cercare una soluzione alla guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina.

La mossa arriva in un contesto diplomatico teso, con Washington che tenta di rilanciare un’iniziativa personale di Trump, e con Kiev che chiede garanzie concrete sul rispetto della propria integrità territoriale.

La dichiarazione dei leader

«Accogliamo con favore l’impegno del presidente Trump per fermare le uccisioni in Ucraina, porre fine alla guerra della Russia, raggiungere una pace e una sicurezza giuste e durature per l’Ucraina. Siamo convinti che solo un approccio che combini diplomazia attiva, sostegno a Kiev e pressione su Mosca possa avere successo. Siamo pronti a sostenere questo lavoro diplomaticamente, così come a livello militare e finanziario e anche attraverso il lavoro della coalizione dei Volenterosi, oltre che imponendo misure restrittive alla Federazione Russa».

I firmatari – Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Donald Tusk, Giorgia Meloni, Ursula von der Leyen e Alexander Stubb – ribadiscono che «l’invasione gratuita e illegale dell’Ucraina da parte della Russia costituisce una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite, dell’Atto finale di Helsinki, del Memorandum di Budapest e dei successivi impegni assunti dalla Russia. Sottolineiamo il nostro incrollabile impegno per la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina».

Uniti a fianco di Kiev

«Continuiamo a essere fermamente al fianco dell’Ucraina. Siamo uniti come europei e determinati a promuovere congiuntamente i nostri interessi. E continueremo a collaborare strettamente con il Presidente Trump e con gli Stati Uniti d’America, con il Presidente Zelenskyy e il popolo ucraino, per una pace in Ucraina che protegga i nostri vitali interessi di sicurezza», conclude il documento, firmato anche dal premier britannico Keir Starmer.

Con questa presa di posizione, l’Europa non si limita a osservare, ma rivendica un ruolo attivo nel percorso verso la pace, consapevole che il negoziato di Alaska potrebbe rappresentare un passaggio cruciale per il futuro dell’Ucraina e della sicurezza continentale.

I sindacati uniti per la pace in Medio Oriente: un appello forte e tempestivo

“Onorevole Presidente Meloni, a nome delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati che rappresentiamo, Le chiediamo di fare ogni sforzo politico e diplomatico affinché si raggiunga il cessate il fuoco e sia garantita l’assistenza umanitaria alla popolazione palestinese di Gaza…” Così i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil — Maurizio Landini, Daniela Fumarola e Pierpaolo Bombardieri — hanno scritto in una lettera diretta alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, evidenziando con urgenza la necessità di un impegno concreto per fermare la guerra. Plaudiamo con convinzione a questa iniziativa: i sindacati, fino al luogo deputato delle politiche sul lavoro, scelgono di farsi portavoce di un valore universale, quello della pace e della dignità umana.

Ceasefire e diplomazia in crescendo

Da più fronti, anche internazionali, si moltiplicano le sollecitazioni per giungere a una tregua effettiva. Il Segretario Generale della Confederazione Sindacale Internazionale, Luc Triangle, ha denunciato l’inerzia politica come “negligenza criminale” in un contesto dove oltre 60 000 morti, migliaia di bambini e milioni di esseri umani continuano a soffrire. A ulteriore testimonianza dell’importanza di una pressione sociale diffusa.

Segnali di apertura da Israele

Intanto un funzionario israeliano, intervenuto in forma anonima su Channel 12, ha riportato uno squarcio di speranza: “Con l’inondazione della Striscia di Gaza di aiuti umanitari, la campagna di fame di Hamas sta svanendo. Hamas sa di essersi data la zappa sui piedi … e quindi la possibilità che tornino ai negoziati non può essere esclusa. I mediatori stanno già vedendo segnali positivi in questo senso.”  Queste parole, pur coperte da anonimato, offrono un filo su cui costruire una possibile via diplomatica.

Il quadro internazionale e l’inerzia della guerra

Purtroppo, i fatti sul terreno raccontano una storia più drammatica. Israele ha approvato un piano per occupare Gaza City, decisione che rischia di spostare l’equilibrio umano verso una crisi ancora più profonda e irreversibile  . La comunità internazionale – dall’ONU ai principali Paesi europei – ha definito questa manovra una “escalation pericolosa” e si è preparata a un in Consiglio di Sicurezza. 

Intanto nuove mediazioni procedono, ma il dialogo appare fragile. I tentativi di negoziazione, condotti da Qatar, Egitto e Stati Uniti, restano l’unica strada percorribile per salvare vite e aprire una tregua duratura.

Un appello che vale doppio

L’iniziativa dei sindacati italiani rappresenta un esempio concreto di impegno civico che trascende la sfera del lavoro. È un richiamo morale, un atto di corresponsabilità globale. Se la diplomazia – anche grazie a segnali come quelli riferiti dall’anonimo funzionario israeliano – dovesse trovare terreno fertile, questa potrebbe essere una svolta. Il mondo intero non può restare in attesa: la pace non è solo desiderabile, è indispensabile.

Alaska, il confine che parla: Trump, Putin e la diplomazia sul ciglio del mondo

Il prossimo 15 agosto, l’Alaska ospiterà un vertice destinato a occupare un posto nella storia: Donald Trump e Vladimir Putin si incontreranno in questo lembo di terra estrema, il più vicino possibile senza attraversare l’oceano che li separa.

Scelta insolita per la diplomazia, ma perfettamente coerente con la geografia e con la memoria: fino al 1867, queste coste appartenevano all’Impero russo, prima di essere cedute agli Stati Uniti in quella che gli storici americani chiamano “l’acquisto dell’Alaska” e che i contemporanei russi, con meno entusiasmo, descrissero come “la vendita di ghiaccio”.

Lo Stretto di Bering, appena 88 chilometri di acque gelide, è il punto in cui i due Paesi si sfiorano: due continenti che si guardano da lontano, come in una pausa teatrale, senza toccarsi davvero. Non a caso, l’Alaska ha ispirato scrittori come John Muir, che vedeva in queste terre una “cattedrale di ghiaccio”, o Jack London, che nei suoi racconti ha fatto del Nord un palcoscenico di sopravvivenza, sfida e introspezione.

Scegliere l’Alaska significa inscenare un dialogo sul “confine” — non solo geografico ma simbolico. Qui, la natura detta ancora legge: montagne che precipitano nell’oceano, foreste che sembrano infinite, e una luce artica che filtra come una promessa o un avvertimento. È il tipo di paesaggio che, come direbbe Italo Calvino, “non si guarda mai una volta sola”: cambia con il passo dell’osservatore.

Ma l’Alaska è anche un mosaico culturale: terra dei popoli nativi come gli Yupik, gli Inupiat e i Tlingit, che hanno tramandato per secoli miti e saperi adattati a un clima estremo. Le loro storie, piene di spiriti del ghiaccio e viaggiatori instancabili, sembrano dialogare idealmente con l’odierno teatro politico, in cui gli attori arrivano da lontano ma si muovono sotto lo stesso cielo artico. È un luogo in cui il passato coloniale, l’eredità indigena e la geopolitica contemporanea si intrecciano, ricordando che il “confine” non è mai una linea netta, ma uno spazio abitato, vissuto, conteso.

Sul tavolo ci saranno le grandi questioni globali drammaticamente innescate dalla guerra in Ucraina, come la sicurezza europea le relazioni economiche globali, ma il contesto sembra fatto apposta per ricordare che ogni trattativa è anche un viaggio nello spazio dell’altro. E forse l’Alaska, sospesa tra due mondi e due storie, è il luogo ideale per scoprire se il gelo del paesaggio può sciogliere, almeno un poco, il gelo della politica.

L’estate, le cicale e i ladri: riflessioni tra realtà e ingenuità

D’estate non manca il frinire delle cicale che ci culla nel sonno o invece lo impedisce a causa del suo costante decibel. Sembra che se la godano mentre altri invece buttano avvedutamente il sangue per fare le scorte utili al tempo invernale. Le formiche sono di insegnamento; non si danno tregua e vanno avanti indietro per accumulare ciò servirà in futuro per la sopravvivenza.

Vacanze brevi e mestieri difficili

È un tempo di crisi. Le spiagge piangono la presenza di vacanzieri inferiori alle attese. Ci si allontana da casa per pochi giorni e si spende con maggiore attenzione. La stagione diventa assai più complicata anche per una classe di lavoratori che hanno bisogno di campo libero per guadagnarsi da vivere e che attendono bramosil’esodo estivo per darsi da fare. Per i ladri il mestiere è diventato irto di inciampi.

Tra allarmi, dispositivi di sicurezza vari e vacanze brevi, riuscire nell’intento richiede capacità di sacrificio e destrezza. In origine il ladro sembra fosse il soldato di ventura che è poi degradato a brigante fino ad arrivare a come lo intendiamo oggi.

“Fur” era chiamato il ladro al tempo dei Romani e così il furetto è stato dato al nome di quell’animale che, abile nella velocità, sa predare il coniglio selvatico che risulta essere la sua vittima preferita.

Quando il rischio diventa scelta

Per contrastare tanto solerte affanno delle varie bande Bassotti non resta che una sola possibilità: quella di non conservare in casa beni di particolare valore e tanto meno andarci in giro come nulla fosse. Così impostata la faccenda si impedirebbe però ai benestanti di godere dei propri beni, l’avvedutezza diventerebbe allora una violenza da non doversi subire.

Sarà per questo che sui giornali è sparata la notizia di un furto subito da Fiorello, il noto showman, a cui ladri di mestiere hanno sottrattoin casa beni per centinaia di migliaia di euro.

Sempre per la stessa ragione circa un mese fa l’attrice Tatiana Luter è salita su un treno portando nella sua borsetta valori per un milione e mezzo di euro, che le è stata rubata e per fortuna subito recuperata, e giorni fa alla fotografa Nima Benati sempre su di un treno hanno preso un bottino sui centomila euro purtroppo andati in fumo.

Tra ingenuità e distacco dalla realtà

Rubare indica una roba che ti viene saccheggiata, ti tolgono l’armatura che col tempo ti sei costruita per fronteggiare le evenienze della vita ed a premio del tuo lavoro.

L’elenco di furti dal lucro ingente sarebbe lungo. Si potrebbe dire della singolare ingenuità delle vittime. Le cronache sono piene, ad esempio, di orologi scippati dal polso che costano un patrimonio.

Forse si potrebbe spostare il ragionamento che punterebbe d’istinto il dito esclusivamente contro una incuria o una superficialità di chi oggetto di attenzione dei ladri.

Di fondo, forse, trasuda una mancata connessione con la realtà, con il prendere atto della esistenza dei ladri ed anche di un resto del mondo che marcia con un passo più modesto del proprio.

Il rispetto dovuto a ciò che si possiede

Il peccato non è di ricchezza e neppure dello sfoggio e del godimento di quanto si ha. Questa, senza scomodare impropriamente etica e morale, sarebbe semmai soltanto questione di scelte distile.

L’errore forse è quello della assunzione di un rischio ritenuto sopportabile, la possibilità di mettere in conto poter perdere beni sostanziositutto sommato con una certa disinvoltura, la forza di poter ammortizzare un dispiacere che lascerebbe altri stecchiti.

Ogni ricchezza guadagnata con sudore andrebbe comunque rispettata e tutelata con la dovuta attenzione. Ancor più, una certa sufficienza nella loro custodia segna un divario con il resto del mondo che sembrerebbe necessariamente piùvigile per ciò che si possiede.

Ciascuno faccia come crede, a costo poi di una “furtiva” lacrima o quasi.

Ucraina, Meloni e altri 6 leader: non si decida su pace senza Kiev

Roma, 10 ago. (askanews) – “Accogliamo con favore l’impegno del Presidente Trump per porre fine alle uccisioni in Ucraina, porre fine alla guerra di aggressione della Federazione Russa e raggiungere una pace e una sicurezza giuste e durature per l’Ucraina. Siamo convinti che solo un approccio che combini diplomazia attiva, sostegno all’Ucraina e pressione sulla Federazione Russa affinché ponga fine alla sua guerra illegale possa avere successo”. Lo affermano in una dichiarazione congiunta il presidente francese Emmanuel Macron, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo ministro polacco Donald Tusk, il premier britannico Keir Starmer, la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e il presidente finlandese Alexander Stubb in vista dell’incontro programmato per il prossimo 15 agpsto in Alaska tra il presidente Usa Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin.

“Siamo pronti – proseguono i 7 leader – a sostenere questo impegno diplomaticamente, nonché confermando il nostro sostanziale sostegno militare e finanziario all’Ucraina, anche attraverso l’operato della Coalizione dei Volenterosi, e confermando e imponendo misure restrittive nei confronti della Federazione Russa. Condividiamo la convinzione che una soluzione diplomatica debba proteggere gli interessi vitali di sicurezza dell’Ucraina e dell’Europa. Concordiamo sul fatto che questi interessi vitali includano la necessità di garanzie di sicurezza solide e credibili che consentano all’Ucraina di difendere efficacemente la propria sovranità e integrità territoriale”.

“L’Ucraina – sottolineano Macron, Meloni, Merz, Tusk, Starmer, Von der Leyen e Stubb – ha la libertà di scelta sul proprio destino. Negoziati significativi possono aver luogo solo nel contesto di un cessate il fuoco o di una riduzione delle ostilità. Il percorso verso la pace in Ucraina non può essere deciso senza l’Ucraina. Restiamo fedeli al principio secondo cui i confini internazionali non devono essere modificati con la forza. L’attuale linea di contatto dovrebbe essere il punto di partenza dei negoziati”.

“Ribadiamo – si legge ancora nella dichiarazione – che l’invasione gratuita e illegale dell’Ucraina da parte della Russia costituisce una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite, dell’Atto finale di Helsinki, del Memorandum di Budapest e dei successivi impegni assunti dalla Russia. Sottolineiamo il nostro incrollabile impegno per la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina”.

“Continuiamo a essere fermamente al fianco dell’Ucraina. Siamo uniti come europei e determinati a promuovere congiuntamente i nostri interessi. E continueremo a collaborare strettamente con il Presidente Trump e con gli Stati Uniti d’America, con il Presidente Zelenskyy e il popolo ucraino, per una pace in Ucraina che protegga i nostri vitali interessi di sicurezza”, concludono Macron, Meloni, Merz, Tusk, Starmer, Von der Leyen e Stubb.

La Farnesina: lancio di aiuti su Gaza per una settimana

Roma, 9 ago. (askanews) – Sono iniziati oggi i lanci di aiuti umanitari aviotrasportati dall’Italia sulla Striscia di Gaza, nell’ambito dell’Operazione “Food for Gaza” avviata a marzo 2024 dal Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, insieme a Fao, Programma Alimentare Mondiale e Federazione Internazionale della Croce e della Mezzaluna Rossa (Ficross). Il programma poi è stato esteso ad altre iniziative tra cui evacuazione di minori palestinesi bisognosi di cure e concessione di borse di studio a studenti palestinesi.

Con la collaborazione decisiva del Ministero della Difesa – ricorda la Farnesina in una nota -, gli aviolanci vengono gestiti in queste ore da Aeronautica ed Esercito Italiano, schierati in una base aerea in Giordania: un carico complessivo di cento tonnellate di derrate alimentari è stato trasferito venerdì da Fiumicino ad Amman.

Da oggi e per una settimana seguiranno altri aviolanci paracadutati sulla Striscia dall’Aeronautica militare. Gli aviolanci si sommano ai convogli partiti via terra negli scorsi giorni dalla Giordania con altri aiuti che erano stati fatti entrare dai valichi di Israele. Grazie a “Food for Gaza” – ricorda la nota della Farnesina -, l’Italia ha destinato aiuti alimentari (oltre 200 tonnellate di cibo e 2.000 tonnellate di farina insieme al Programma Alimentare Mondiale), sanitari e beni di prima necessità per alleviare le sofferenze della popolazione civile palestinese.