Home Blog Pagina 234

Cisl a congresso: ci sarà la ola alla Meloni?

La celebrazione di un congresso è da sempre un momento fondamentale per un’organizzazione democratica. Si traccia il bilancio del lavoro svolto nel periodo intercorso dal precedente congresso e si progetta il futuro politico e organizzativo e, nel caso di una confederazione di categorie rappresentative del mondo del lavoro, anche quello sindacale, sociale e culturale.

Sulla base di queste prospettive assisteremo con molto interesse, attenzione e passione personale al dibattito e alle conclusioni del XX Congresso confederale della Cisl, che si svolgerà a Roma da domani fino al 19 luglio.

Ci attendiamo molto da questa assise; speriamo in un dibattito trasparente e libero, che vada oltre le indicazioni “storiche” – e anche scontate – su autonomia, contrattazione e partecipazione.

Una crisi di autonomia

È innegabile che la Cisl, negli ultimi anni, abbia subito una chiara inversione di tendenza proprio su alcuni dei valori fondanti precedentemente citati.

Pur ritenendo essenziale la distinzione dalle logiche e dalle aspirazioni politiche del leader della Cgil, dobbiamo però prendere atto che anche la Cisl, nel quadriennio di Sbarra, abbia liquidato la strutturalità della sua storica autonomia, privilegiando palesemente le relazioni con il Governo Meloni e con i partiti del centrodestra.

Il logoramento dei rapporti unitari (non soltanto con la Cgil), l’avvicinamento al sindacalismo autonomo, le ovazioni alla Presidente del Consiglio nella giornata di saluto di Sbarra alla Cisl, le continue distinzioni anche su temi come la sicurezza sui posti di lavoro – che avrebbero dovuto segnare momenti di condivisione unitaria, come nel caso dello sciopero impedito dopo l’incidente alla diga di Suviana – e infine la nomina di Sbarra a Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, sono la conferma di quanto da noi evidenziato.

La qualità dei dirigenti e la deriva della cooptazione

Altro tema delicato è quello della formazione dei gruppi dirigenti, sempre più fondata su logiche di fedeltà (la lealtà politica all’organizzazione è altra cosa) e non sulla qualità espressa nella quotidianità.

Tutto ciò incide profondamente anche sulla contrattazione stessa. Dopo l’accordo del 2009 sugli assetti contrattuali e il successivo accordo del 2018 – enfaticamente definito “patto della fabbrica” – quali sono state le innovazioni promosse dalla Cisl nei contenuti negoziali di primo e secondo livello?

Non basta rivendicare gli esiti positivi di alcune vertenze contrattuali o l’approvazione di una legge “soft” sulla partecipazione: le trasformazioni in corso richiedono visione e idee nuove.

Dalla tradizione allinazione

La Cisl ha perso le caratteristiche di un’organizzazione capace di anticipare i tempi, di proporre modelli innovativi rispetto all’esistente – e ne abbiamo citati molti nei nostri articoli precedenti.

Basta osservare i vertici delle categorie e delle unioni regionali per riscontrare un calo oggettivo del livello di competenza. Ci sono ancora dirigenti validi, ma se continuerà il metodo di selezione adottato nel recente passato, questi saranno costretti a defilarsi invece di contribuire al dibattito democratico.

Una proposta per il rinnovamento

La Segretaria generale, Daniela Fumarola, ha tracciato in una recente intervista pubblicata su Il Progetto (storico periodico della Cisl) un percorso valoriale, ricostruendo la sua storia personale e individuando alcuni aspetti programmatici, per ora limitati ai titoli e ancora privi di contenuti sostanziali.

Apprezziamo comunque lo sforzo e attendiamo segnali di discontinuità rispetto al recente passato. Sosterremo con convinzione tutte le iniziative in questa direzione.

Due sono le esigenze strutturali più urgenti:

  1. il rinnovamento radicale dei gruppi dirigenti di alcune categorie e unioni territoriali, oggi ridotti a strumenti di rendita personale;
  2. la costituzione di un pensatoio culturale e tecnico, capace di elaborare proposte in campo economico e sociale.

Solo così la Cisl potrà recuperare il ruolo costruito nella sua storia, tornando visibile attraverso idee e contenuti. Solo così potrà dialogare con autorevolezza con i poteri pubblici e privati, dall’alto della qualità delle proprie proposte.

Il Pd “de sinistra” regala un po’ di Garbatella alla Meloni

Il passaggio dal Pd a Fratelli d’Italia di Eleonora Talli, consigliera dell’VIII municipio di Roma, più di una rottura individuale è un segnale politico. C’è qualcosa che agita nel profondo il Pd capitolino. Due fallimenti, intrecciati l’uno all’altro, spiegano il caso consumatosi in questi giorni alla Garbatella, storica roccaforte della sinistra romana.

Il primo fallimento ha il volto di Alessandro Onorato, assessore ai turismo, investito da Bettini nel ruolo di federatore dei moderati. Il suo movimento “alla Margherita” – privo di visione e di radicamento – ha mostrato da subito i limiti di una proposta effimera. Nel momento della rottura con il Pd, la consigliera dell’VIII municipio ha saltato a pie’ pari l’abborraciata ipotesi centrista. Per chi cerca una via di uscita dal Pd a trazione di sinistra, l’opzione Onorato non gode di fiducia.

Il secondo fallimento è ancora più grave perché investe direttamente la politica del Pd romano. Eleonora Talli viene dalla Garbatella e dalla Garbatella vengono pure Enzo Foschi e Valeria Baglio, rispettivamente segretario romano e capogruppo al Comune. In un ambito di quartiere così presidiato, parrebbe difficile ignorare lo stato di fibrillazione che arriva fino alla clamorosa defezione di un’eletta municipale. Eppure questo è avvenuto.

Foschi, voluto anzitutto da Zingaretti al vertice del partito, è da sempre fautore di una linea “de sinistra”. Da ciò deriva il rapporto privilegiato con AVS, tanto da giungere, ormai da anni, alla pratica consegna dell’VIII municipio – quello della Garbatella –  a  questo partito. E AVS, a Roma, è in mano a Smeriglio, Catarci e Ciaccheri, a turno presidenti del suddetto municipio: Smeriglio, dopo una legislatura al parlamento europeo, oggi è assessore alla cultura; Catarci, ex assessore al personale, fa parte del gabinetto del sindaco; Ciaccheri, infine, è il presidente in carica.

La Talli non è Anita Garibaldi, il suo non è il gesto di un’eroina. Più semplicemente, in modo sbrigativo, ha scelto l’abbraccio con la Meloni (anche lei della Garbatella). La cappa di una sinistra sfrontatamente autoreferenziale, senza respiro politico, produce un mix di disagio e insofferenza, fino a dare la stura ad atti di opportunismo. In questo quadro, Gualtieri può anche ostentare un’olimpica indifferenza, come se i fallimenti di Onorato e Foschi non lo riguardassero. Invece il caso Talli è la spia di una crisi che alla lunga può indebolire la sua leadership.

L’Unesco rafforza la protezione di Hebron

Durante la 47ª sessione del Comitato UNESCO per il Patrimonio Mondiale, tenutasi a Parigi, la Città Vecchia di Hebron — nota anche come Al‑Khalil in arabo — ha ricevuto una nuova conferma del suo status di sito dal “Valore Universale Eccezionale”. Iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo dal 2017, la designazione riconosce la necessità di proteggere la storica Moschea di Ibrahimi (Tomba dei Patriarchi), un luogo sacro per ebrei, musulmani e cristiani, risalente al I secolo d.C.  .

Cosa rappresenta Hebron

Hebron è una delle città più antiche del mondo, fondata circa 3.000 a.C. e situata nel sud della Cisgiordania. La Città Vecchia conserva il carattere urbano mamelucco (1250–1517), con pietre calcaree locali, strette vie artigiane e una morfologia urbana tradizionale; intorno sorge la Moschea di Ibrahimi, centro spirituale e culturale del sito UNESCO ().

Oltre al valore religioso, la città storica era crocevia di rotte commerciali tra Palestina, Sinai, Giordania e Penisola arabica.

Minacce reali: tensioni e nuovi insediamenti

L’Unesco ha espresso profonda preoccupazione per diverse attività israeliane — tra cui costruzioni, demolizioni di botteghe storiche e realizzazione di ascensori nella moschea — considerate violazioni della Convenzione del Patrimonio Mondiale  . Tali azioni minano l’autenticità, l’integrità e la libertà di accesso alla città vecchia.

Nei giorni scorsi, le autorità israeliane hanno installato unità abitative mobili in zone sotto controllo palestinese, suscitando timori circa un’espansione degli insediamenti illegali. Parallelamente, nell’intero governatorato di Hebron, l’esercito ha arrestato diversi palestinesi, innescando tensioni crescenti sul terreno.

UnoScudo Protettivo”: cosa comporta il riconoscimento

La riconferma del Valore Universale Eccezionale attiva:

  • Fondi urgenti da UNESCO per la conservazione e il restauro (es. Moschea di Ibrahimi, Casa Zahdeh, Al‑Sharabati) .
  • Meccanismi di avviso alle comunità internazionali, con un sollecito diretto alla fine delle violazioni e un obbligo di aggiornamento entro il 1° febbraio 2025 sullo stato di conservazione ().
  • Ritorno alla Lista del Patrimonio in Pericolo, finché permane lo stato di minaccia.

Una battaglia per la memoria e la dignità

Il rafforzamento protezionistico arriva in un momento cruciale. Come ha commentato l’UNESCO, le azioni recenti — dall’espansione degli insediamenti a misure infrastrutturali non autorizzate — rappresentano un attacco alla memoria storica, culturale e religiosa di Hebron.

Il governo giordano, custode dei siti sacri islamico‑cristiani a Gerusalemme, ha sostenuto la risoluzione, chiedendo il rispetto del diritto internazionale contro misure unilaterali che rischiano di alterare l’identità storica e demografica della città.

Un invito alla comunità internazionale

La Città Vecchia di Hebron non è solo un monumento: è il simbolo della convivenza fra culture e fedi, della storia viva di un popolo e del patrimonio condiviso dell’umanità. L’impegno UNESCO lancia un chiaro messaggio: non permettere che interessi geopolitici e insediamenti forzati stravolgano un luogo che rappresenta valori universali.

Proteggere Hebron significa salvaguardare l’identità storica, garantire l’accesso libero ai luoghi sacri e testimoniare che il rispetto della cultura e del diritto internazionale sono fondamenti imprescindibili della pace.

Chiarimento ‘franco’ Schlein-Giani, lui: macché passo indietro

Roma, 14 lug. (askanews) – Ci sono volute quasi quattro ore di faccia a faccia tra Elly Schlein e Eugenio Giani per rimettere sul binario un treno che rischiava di deragliare. Il colloquio tra la segretaria Pd e il presidente della Toscana è arrivato dopo una settimana di sospetti, strappi, tensioni e botta e risposta stizziti ed era necessario guardarsi in faccia per evitare di complicarsi la vita in una regione nella quale la partita contro il centrodestra dovrebbe essere relativamente facile. E la mediazione raggiunta è stata talmente faticosa che alla fine Giani è stato “scortato” da Igor Taruffi ben oltre il portone di uscita del Nazareno, per “proteggerlo” dall’assalto dei cronisti.

La prima preoccupazione del Pd era evitare dichiarazioni che potessero complicare ulteriormente la trattativa per le regionali. Schlein è determinata a chiudere le alleanze più larghe possibili in tutte e sei le regioni, per la leader Pd è importante che le trattative procedano in parallelo per non mettere gli alleati di fronte al fatto compiuto in qualche realtà e non è un mistero che M5s sia poco entusiasta di Giani.

Per questo l’accelerazione del presidente della Toscana della scorsa settimana – che quando ha fiutato un’aria poco rassicurante ha deciso di ufficializzare la propria “disponibilità” a ricandidarsi – ha irritato parecchio i fedelissimi della Schlein in Toscana, il segretario regionale Emiliano Fossi e Marco Furfaro, componente della segreteria. Al tavolo c’erano anche loro, insieme a Taruffi, il responsabile organizzazione e uomo-macchina della segretaria.

Il colloquio, racconta chi c’era, è iniziato con toni accesi, ognuno ha esposto le proprie rivendicazioni: al presidente della regione è stata rimproverata la scelta di muoversi da solo, mossa che – secondo il quartier generale Pd – ha rischiato di complicare la trattativa complessiva per le prossime regionali, che richiede un equilibrio complessivo. Giani dal canto suo, spiegano, si è detto amareggiato per le voci sempre più insistenti di una freddezza del partito sul suo nome e avrebbe messo sul tavolo le sue carte: il sostegno della maggioranza dei sindaci Toscani, della Cgil, il consenso registrato dal sondaggio del Sole24Ore.

Ma dopo il “chiarimento franco” iniziale, viene spiegato, è stato possibile trovare un terreno di dialogo: Schlein avrebbe chiesto a Giani di evitare altre accelerazioni e mosse solitarie, ribadendo la necessità di lavorare alla costruzione della coalizione più larga possibile. Bisogna costruire un percorso il più inclusivo possibile, gli è stato detto, e sarà necessario anche lavorare per dare segnali di novità sia sul programma che sulla squadra (liste elettorali e giunta). Ma il presidente della Toscana avrebbe di fatto ottenuto una rinnovata fiducia del Pd, incassando l’assicurazione che il partito non sta lavorando ad altre candidature per la regione.

Quindi il “patto” sulle dichiarazioni da affidare alla stampa: una nota di Giani, una di Taruffi, una di Fossi. Tutte per attestare una ritrovata armonia e per ribadire l’intenzione di lavorare a coalizioni larghe. Un passaggio del comunicato del governatore aveva suscitato qualche disorientamento: “Affido alla segretaria nazionale e al segretario regionale la guida del percorso politico che ci porterà a presentare alla Toscana un progetto all’altezza della sua storia e del suo futuro. Da parte mia, ne rispetterò le decisioni e la conclusione”. Ma l’incertezza dura poco, quando esce dal Nazareno, nonostante la “marcatura a uomo” di Taruffi, una battuta scappa. Un cronista chiede: “Ma lei fa un passo indietro”. Giani risponde secco: “Macché passo indietro”.

Euro digitale, rassicurazioni (e pressing) da Bce e Commissione Ue

Roma, 14 lug. (askanews) – L’euro digitale serve a preservare il ruolo del contante, non a farlo sparire, creandone una versione appunto digitalizzata, non sarà uno strumento di controllo sociale e non sarà programmabile. Sono alcune delle rassicurazioni su cui si sono prodigate Banca centrale europea e Commissione europea, durante una inusuale audizione congiunta al Parlamento Ue, sul progetto per la moneta digitale.

Inizialmente i rappresentanti delle due istituzioni – per Bruxelles il commissario all’economia, Valdis Dombrovskis, e il direttore generale per servizi finanziari, John Berrigan, per la Bce il componente del Comitato esecutivo che ha la delega sui sistemi di pagamento, l’italiano Piero Cipollone – hanno rilanciato il pressing sugli eurodeputati affinché procedano all’adozione di una legge che spiani la strada a questo progetto. Ma poi i quesiti rivolti da alcuni parlamentari Ue hanno portato il dibattito su aspetti evidentemente ancora controversi.

Come il sospetto l’euro digitale possa risultare uno strumento per abolire il contante: “questo è il motivo per cui abbiamo formulato due proposte in parallelo – ha replicato Dombroskis -: una sull’euro digitale e una sul corso legale del contante, che crea obblighi di disponibilità e accettabilità da parte degli operatori”.

Inoltre l’euro digitale “non sarà programmabile – ha proseguito il lettone -. E la Bce non avrà la possibilità di bloccarne l’uso ai singoli”. Non potrà quindi estromettere singoli cittadini dal suo uso. E in ogni caso il suo utilizzo “avverà unicamente su base volontaria da parte dei cittadini”.

“La moneta digitale che emetteremo non sarà programmabile: significa che non potrà essere usata solo per uno scopo – ha ribadito Cipollone -. Quello che consentiremo sono i pagamenti condizionali, che sono una cosa completamente diversa. Cioè il fatto che un pagamento può essere attuato unicamente quando si verificano determinate condizioni”.

Succede già oggi, ma unicamente avendo come parametro il tempo. “Pensiamo di poter fare meglio”: Cipollone ha fatto l’esempio di condizionare il pagamento del biglietto di un treno se questo arriva in orario. “Su questo concetto abbiate pazienza – ha detto -: tra due mesi faremo un rapporto con 70 casi di uso di questa funzionalità”.

O ancora sulla tracciabilità. “La Bce non potrà tracciare i pagamenti della gente. La Bce vedrà solo tre cose: un codice, un ammontare e un altro codice. L’entità che è dietro non sarà visibile e in ogni caso, se la gente è così spaventata, l’euro digitale consentirà anche pagamenti off line, che saranno visibili solo al pagatore e pagato. In questo senso – ha proseguito Cipollone – l’euro digitale offrirà una soluzione di privacy molto avanzata”.

Il dibattito sui rischi di abusi insiti in una valuta digitale della Banca centrale (Cbdc), cioè quello che sarebbe l’euro digitale, si è accentuato dopo che negli Stati Uniti l’amministrazione Trump ha intrapreso una strada diametralmente opposta a quella della Ue: ha vietato alla Federal Reserve alle altre agenzie federali di sviluppare o consentire l’utilizzo di Cbdc. Questo mentre molti esponenti repubblicani e dell’ala “Maga”, che sostengono il tycoon, ritengono che le Cbdc possano essere sistemi di controllo statale delle masse, incompatibili con le libertà dei singoli.

Washington punta piuttosto sulle Stablecoin, criptoasset agganciati a un titolo sottostante, in questo caso il dollaro, per cercare di avere quella stabilità che finora è chiaramente mancata a prodotti come il Bitcoin. Le istituzioni Ue, per parte loro, guardano alle stablecoin con crescente diffidenza e a quelle in dollari, in particolare, come a possibili minacce per la sovranità monetaria.

Su questo il banchiere centrale ha ribadito un’allerta che aveva già lanciato: il percorso scelto dagli Usa potrebbe essere un meccanismo per creare comunque una valuta digitale della Banca centrale “ibrida”, ha detto. Perché ci sta una provvedimento che potrebbe consentire alle emittenti di Stablecoin di avere accesso ai fondi della riserva federale. Alla fine “questo è un modo ibrido di fare una moneta digitale, che significa che il signoraggio invece di essere del pubblico andrà all’emittente di Stablecoin. Noi non lo facciamo: perché il signoraggio appartiene al pubblico – ha rivendicato – anche con l’euro digitale”.

Quello del signoraggio è un elemento chiave anche rispetto al tema dei costi dell’euro digitale. Cipollone ha ricordato che le stime iniziali ipotizzavano che potessero spaziare tra 400mila e 1,2 miliardi di euro. E verrebbero coperti appunto con il signoraggio. Mentre al momento ogni calo del ruolo del contante “non va a vantaggio delle soluzioni europee, ma di soluzioni di pagamento americane”. E aumenta i ricavi da commissioni a favore di operatori di carte di pagamento Usa.

Nell’area euro il ruolo del contante nei pagamenti quotidiani in termini di volumi è sceso dal 68% del 2019 al 40% del 2024 e, in valore, dal 40% al 24%, ha ricordato l’esponente della Bce.

Questo ha delle implicazioni rilevanti. “Il ruolo del contante sarà ridotto in maniera cospicua se non creiamo un equivalente digitale. E se non saremo in grado di farlo – ha proseguito – non ottempereremo la nostra responsabilità di Banca centrale rispetto al pubblico che serviamo”. Secondo Cipollone l’euro digitale preserverebbe il ruolo della moneta come bene pubblico accessibile a chiunque e accettato universalmente.

Un altro elemento oggetto di quesiti è stato quello dei limiti alla detenzione. Nei propositi dei promotori dell’euro digitale, serve ad evitare il rischio che la gente smetta di depositare fondi in banca, con effetti destabilizzanti per il sistema. “Chi esattamente deciderà questi limiti è oggetto di discussione nel processo legislativo – ha riferito Dombrovskis – la Commissione propone che sia la Bce, ma ci aspettiamo anche di avere un ruolo in questo”. E non è da escludere che anche gli gli Stati Ue vogliano avere un ruolo, come del resto è attualmente sull’imposizione di limiti ai pagamenti in contante, ad esempio.

Ad ogni modo il quadro della procedura per l’adozione di una legge Ue non sembra procedere così speditamente come era stato auspicato dalla Bce, che sperava inizialmente che questa tappa si completasse entro l’autunno, in modo da consentire a un successivo Consiglio direttivo di deliberare i passi ulteriori verso il lancio della Cbdc Ue.

Eloquente il fatto che su un tema parallelo, quello delle nuove “salvaguardie” dalle Stablecoin – a cui sta lavorando la Commissione Ue e da aggiungere a una normativa Ue pur recentissima (la Mica) – la presidente della Commissione affari economici e monetari del Parlamento Ue, la francese Aurore Lalucq, abbia lamentato che “i parlamentari Ue, pur essendo colegislatori, non sanno assolutamente nulla”.

Tornando all’euro digitale, “noi siamo pronti – ha detto Cipollone -. Dal momento che la legislazione Ue è pronta ci serve un anno e mezzo per fare l’infrastruttura, che sarà molto sofisticata e resiliente, e poi ci serve almeno un anno per fare sperimentazioni con gli operatori, per assicurare che funzioni tutto in maniera sicura”. Mentre ogni giorno che passa, ha insistito, e che il ruolo del contante si riduce, va a vantaggio di operatori non Ue.

“Ci sono molte disinformazioni e teorie complottistiche che circondano questo lavoro. Richiederanno penso molta pazienza e lavoro di comunicazione e ‘debunking’. Dobbiamo insistere, insistere e cercare di spingere la realtà”, ha concluso Dombrovskis. (fonte immagine: European Union 2025 – EP).

Dazi, Schlein: Meloni fallimentare, venga in Parlamento a chiarire

Roma, 14 lug. (askanews) – “Meloni nei confronti di Trump si è rivelata del tutto fallimentare. Ora venga in Parlamento a chiarire al paese che cosa intende fare per sostenere il negoziato europeo e per sventare questi dazi al 30% che avrebbero un impatto devastante sulle imprese e sui lavoratori italiani”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein al Tg3.

“In Spagna hanno un confronto permanente dal governo con le istituzioni locali, con le opposizioni e con tutte le categorie sociali”, ha osservato.

Per Schlein bisogna sostenere “concretamente” lo sforzo della commissione europea “essendo anche disponibili a mettere subito sul tavolo delle contromisure mirate, proporzionate e a colpire dove fa più male: servizi digitali, i servizi commmerciali. Non sarebbe la prima volra che per non infastidire Trump Meloni danneggia l’interesse nazionale”.

Dazi, M5s: Meloni non ha attributi per potenziare la web tax

Roma, 14 lug. (askanews) – “Giustamente alcuni Governi europei, che ancora cercano di non essere meri zerbini come l’Esecutivo Meloni, propongono all’Europa di trattare sui dazi di Trump usando lo strumento della web o digital tax. Secondo un recente studio di Mediobanca, nel 2022 i colossi del web hanno versato al Fisco italiano 162 milioni euro di tasse, con un tax rate effettivo del 28,3%. In realtà il tax rate è anche minore, visto che molti colossi restringono il perimetro del reddito imponibile utilizzando Paesi a fiscalità privilegiata. Il tutto mentre in Italia su un reddito da lavoro dipendente superiore ai 50.000 euro si arriva a pagare un’aliquota del 43%. Oggi un italiano che prende 2.500 euro netti al mese paga in proporzione più tasse di un colosso del web. I fatto è che Giorgia Meloni, nonostante i travestimenti e gli occhi iniettati di sangue solo a favore di telecamera, non ha gli attributi per spingere la leva della digital tax”. Lo si legge in una dichiarazione congiunta dei parlamentari M5S delle commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato.

“L’ultima prova – denunciano- è arrivata con il recente Dl acconti Irpef, quando noi abbiamo presentato un emendamento per potenziare la digital tax, che da quando è in vigore in Italia ha comunque garantito un gettito da 1,5 miliardi, e finanziare per questa via un vero abbassamento dell’Irpef sul ceto medio. Il partito della Meloni che dai banchi di opposizione diceva che quella tassa era troppo bassa, ha detto no a quell’emendamento. Abbiamo una premier pavida ed elitaria. Questo è e questo non cambierà”.

Nato, Rutte da Trump: se fossi in Putin ci ripenserei su Ucraina

Milano, 14 lug. (askanews) – “Se fossi Vladimir Putin oggi” alla luce “di ciò che avete pianificato di fare tra 50 giorni, riconsidererei i negoziati sull’Ucraina più seriamente di quanto non stia facendo in questo momento”. Lo ha detto il segretario generale della Nato Mark Rutte incontrando alla Casa Bianca il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump in un bilaterale, dopo che Trump ha dichiarato di essere “scontento della Russia, imporremo severi dazi se non avremo un accordo entro 50 giorni”, pur notando che “questa non è la mia guerra”. Rutte ha affermato che Germania, Finlandia, Canada, Norvegia, Svezia, Regno Unito e Danimarca saranno tra gli acquirenti per la fornitura all’Ucraina. Ha aggiunto che “la velocità è essenziale” e che le spedizioni dovrebbero indurre Putin a “riconsiderare” i negoziati di pace.

Rutte ha inoltre dichiarato in merito alla minaccia di Trump alla Russia: “penso che questa sia davvero un’ottima notizia. Quindi voglio davvero ringraziarla per questo” pur notando che “l’Europa sta contribuendo a questo”. Il segretario generale della Nato ha anche detto che l’Ucraina potrà avere un gran numero di “apparecchiature militari, munizioni. Questo è molto importante”.

Donald Trump “mi ha chiamato dicendo – ha dichiarato Rutte – che ha preso una decisione, e la decisione è che vuole che l’Ucraina abbia ciò che serve per essere in grado di difendersi dalla Russia, ma vuole che gli europei contribuiscano, il che è totalmente logico, e questo si basa sull’enorme successo del Vertice della NATO, il 5% (di spesa in difesa del pil), ma anche la decisione di mantenere l’Ucraina forte”, ha detto Rutte. “Quindi, su questa base, l’Europa si è fatta avanti. Si tratta, ancora una volta, di un’azione degli europei. Sono stato in contatto con molti paesi. Posso dirle – ha aggiunto rivolgendosi a Trump – che in questo momento la Germania in massa, ma anche la Finlandia, la Danimarca, la Svezia, la Norvegia, i Paesi Bassi e il Canada, vogliono tutti farne parte. E questa è solo la prima ondata. Ce ne saranno altre. Quindi quello che faremo è lavorare attraverso i sistemi NATO per assicurarci di sapere di cosa hanno bisogno gli ucraini” ha affermato Rutte nell’incontro avvenuto nello Studio Ovale e trasmesso in streaming dall’Alleanza.

Nozze vip a Capri: Rocco Basilico (Luxottica) e Sonia Ben Ammar sposi

Roma, 14 lug. (askanews) – Rocco Basilico, potente manager degli occhiali ritenuto da Forbes uno degli uomini pi ricchi d’Italia, e la fascinosa Sonia Ben Ammar (nota anche come Sonia Ammar) si sono uniti in matrimonio sabato 12 luglio a Capri.

Basilico, 35 anni, chief wereables officer di EssilorLuxottica e amministratore delegato di Oliver Peoples, figlio del banchiere Paolo Basilico e di Nicoletta Zampillo vedova Del Vecchio, ha sposato la modella e attrice Sonia Ammar, 26 anni, figlia dell’importante produttore cinematografico franco-tunisino Tarak Ben Ammar e dell’attrice Beata Sonczuk.

Il s stato celebrato nella chiesa di Santa Sofia ad Anacapri. All’uscita dalla chiesa festa con le melodie popolari del gruppo folkloristico Scialapopolo Isola di Capri, prima di salire su una cabrio celeste e raggiungere il ricevimento nella trecentesca Certosa di San Giacomo, mentre l’after-wedding si tenuto alla taverna Anema e Core.

Tra gli invitati presente la cantautrice Camila Cabello, da 64 milioni di follower su Instagram, e si vocifera che Mark Zuckerberg e Jeff Bezos fossero sull’isola al momento dei festeggiamenti.

Ultimi giorni per vedere "Caravaggio" a Roma, pochi biglietti rimasti

Roma, 14 lug. (askanews) – Dopo la fortunatissima proroga e l’estensione dell’orario di apertura, la mostra “Caravaggio 2025” sta per concludersi. Fino a domenica 20 luglio, tuttavia, si trova ancora qualche biglietto per visitare l’esposizione che racchiude in un unico luogo 23 dei 24 capolavori inizialmente esposti a Palazzo Barberini a Roma, dopo che l’opera I Musici (1595-1596) è tornata al Metropolitan Museum of Art di New York.

I visitatori – con ingresso dal lunedì al mercoledì dalle 9 alle 22 e dal giovedì alla domenica dalle 9 alle 24 – possono godersi le grandi opere di Michelangelo Merisi provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, italiane e internazionali, come La cattura di Cristo (che non si può fotografare e tornerà alla National Gallery of Ireland, Dublino), I Bari (dal Kimbell Art Museum in Texas), Conversione di Saulo, Giuditta decapita Oloferne, David con la testa di Golia, Flagellazione di Cristo o l’Ecce Homo riscoperto a Madrid nel 2021 (e non fotografabile).

La mostra curata da Francesca Cappelletti, Maria Cristina Terzaghi e Thomas Clement Salomon offre inoltre – per la prima volta esposto al pubblico – il ritratto di Maffeo Barberini, futuro Papa Urbano VIII, ritratto con un rivoluzionario realismo. Ma come è noto, il maestro lombardo non si limitò a ritrarre nobili prelati o illustri personaggi, usò come modelli, anche per i dipinti a soggetto religioso, persone di ceto sociale basso, rendendone eterna la memoria. È il caso di Giuditta decapita Oloferne, Marta e Maria Maddalena o Santa Caterina d’Alessandria.

Come è risaputo, nel 1606 la vita di Caravaggio subì una svolta drammatica, poiché dopo l’uccisione di Ranuccio Tomassoni durante una partita a pallacorda l’artista dovette fuggire da Roma; si rifugiò prima a Paliano, nei feudi laziali della famiglia Colonna, dove realizzò la Cena in Emmaus e si suppone il San Francesco in meditazione, oltre che, secondo alcuni studiosi, il David e Golia della Galleria Borghese, con Caravaggio che raffigurò se stesso nel volto di Golia; per altri Davide e Golia è stata eseguita a Napoli e spedita al cardinal Borghese come richiesta di grazia.

La mostra Caravaggio 2025 è un progetto delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, realizzato in collaborazione con Galleria Borghese, con il supporto della Direzione Generale Musei – Ministero della Cultura, con il sostegno del Main Partner Intesa Sanpaolo, con il supporto tecnico di Coopculture per i servizi al pubblico e di Marsilio Arte per la pubblicazione del catalogo. Urban Vision è media partner; Dimensione Suono Soft è radio partner.

L’organizzazione ringrazia i prestatori che hanno reso possibile la mostra e concesso la proroga dei prestiti, tanto le collezioni private che hanno preferito rimanere anonime, quanto i musei pubblici e privati: Detroit Institute of Art (Detroit, US), Kimbell Art Museum (Fort Worth, US), Nelson-Atkins Museum of Art (Kansas City, US), Wadsworth Atheneum of Art (Hartford, US), .Museo Nacional Thyssen-Bornemisza (Madrid, ES), National Gallery of Ireland (Dublino, IE), Royal Collection Trust (Londra, UK) Galleria Borghese (Roma, I), Gallerie d’Italia (Napoli, I), Gallerie degli Uffizi – Palazzo Pitti (Firenze, I), Musei Capitolini (Roma, I) Pinacoteca di Brera (Milano, I), Museo e Real Bosco di Capodimonte – Patrimonio FEC (Napoli, I).

L’ultimatum di Trump: dazi alla Russia al 100% senza accordo sulla guerra in Ucraina entro 50 giorni

New York, 14 lug. (askanews) – “Siamo molto, molto insoddisfatti di loro (della Russia) e applicheremo dazi molto severi se non raggiungeremo un accordo entro 50 giorni, dazi al 100% circa, li chiameremmo dazi secondari”. A dichiararlo è il presidente americano Donald Trump in un incontro con i giornalisti, assieme al segretario generale della Nato, Mark Rutte, parlando del conflitto in Ucraina. “Sono deluso dal presidente Putin, perché pensavo che avremmo raggiunto un accordo due mesi fa, ma non sembra esserci riuscito. Quindi, in base a ciò, applicheremo tariffe secondarie”, ha detto il presidente Trump all’incontro con i giornalisti insieme al segretario generale della Nato, Mark Rutte. Trump ha aggiunto che “potrebbe essere più semplice, ma è così che stanno le cose. Spero che non dovremo farlo”.  “Abbiamo raggiunto un accordo oggi
in base al quale invieremo loro armi (all’Ucraina, ndr) e saranno loro a pagarle”, ha successivamente aggiunto  Trump. Il presidente ha elogiato il fatto che si sia arrivati all’accordo sulla spesa militare del 5% per i Paesi Nato “il che equivale a più di mille miliardi di dollari
all’anno. Quindi hanno un sacco di soldi, e queste sono nazioni ricche, hanno un sacco di soldi e vogliono farlo”. Rispondendo ad una domanda dei giornalisti sul disegno di legge del Congresso Usa su dazi al 500% contro la Russia, se non negozia sull’Ucraina, Donald Trump ha ribadito che “stanno facendo un buon lavoro alla Camera e al Senato”, spiegando che voteranno “il prima possibile”. Ha poi aggiunto che lo Speaker della Camera lo raggiungerà alla Casa Bianca per continuare la conversazione, ma la sua intenzione è di applicare dazi secondari al 100%, che non richiedono “un passaggio alla Camera e al Senato”. “Non voglio dire che (Putin) sia un assassino, ma è un tipo duro. Ha dato prova di sé nel corso degli anni. Ha ingannato molta gente. Ha ingannato Clinton, Bush, Obama, Biden, non ha ingannato me”, ha aggiunto Trump, durante l’incontro con i giornalisti assieme al segretario generale della Nato, Mark Rutte. Trump ha
ribadito che ha avuto “piacevoli telefonate” con Putin, ma alla fine sono state “conversazioni che non significavano nulla”, perché poco dopo lui bombardava Kiev e altre città. “Alla fine le parole non bastano. Bisogna agire. Devono esserci risultati. E spero che ci si riesca”.

L’ultimatum di Trump: dazi alla Russia al 100% senza accordo sulla guerra in Ucraina entro 50 giorni

New York, 14 lug. (askanews) – “Siamo molto, molto insoddisfatti di loro (della Russia) e applicheremo dazi molto severi se non raggiungeremo un accordo entro 50 giorni, dazi al 100% circa, li chiameremmo dazi secondari”. A dichiararlo è il presidente americano Donald Trump in un incontro con i giornalisti, assieme al segretario generale della Nato, Mark Rutte, parlando del conflitto in Ucraina. “Sono deluso dal presidente Putin, perché pensavo che avremmo raggiunto un accordo due mesi fa, ma non sembra esserci riuscito. Quindi, in base a ciò, applicheremo tariffe secondarie”, ha detto il presidente Trump all’incontro con i giornalisti insieme al segretario generale della Nato, Mark Rutte. Trump ha aggiunto che “potrebbe essere più semplice, ma è così che stanno le cose. Spero che non dovremo farlo”.  “Abbiamo raggiunto un accordo oggi
in base al quale invieremo loro armi (all’Ucraina, ndr) e saranno loro a pagarle”, ha successivamente aggiunto  Trump. Il presidente ha elogiato il fatto che si sia arrivati all’accordo sulla spesa militare del 5% per i Paesi Nato “il che equivale a più di mille miliardi di dollari
all’anno. Quindi hanno un sacco di soldi, e queste sono nazioni ricche, hanno un sacco di soldi e vogliono farlo”.

Dazi, il commissario europeo Sefcovic: la relazione Ue-Usa merita una soluzione negoziata

Bruxelles, 14 lug. (askanews) – L’Ue resta convinta che le relazioni transatlantiche “meritino una soluzione negoziata”, e “non si tira mai indietro senza un impegno concreto”, soprattutto “considerando quanto siamo vicini a raggiungere un accordo” con gli Stati Uniti. Lo ha detto il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri del Commercio dell’Ue, oggi a Bruxelles, avvertendo, tuttavia, che “ci vogliono due mani per applaudire”, e che “dobbiamo essere preparati a tutti gli esiti” del negoziato, anche quelli eventualmente negativi, che richiederanno “delle misure proporzionate” da parte europea per ristabilire l’equilibrio”.

Sefcovic ha riferito che tra le misure di ritorsione (ma ora si usa il termine “riequilibrio”) già pronte c’è una anche un seconda lista di merci americane importate, per un valore di circa 72 miliardi di euro, da colpire con i “contro dazi”, se sarà necessario, oltre alla prima lista che era stata decisa ad aprile, e di cui è stata prorogata da oggi la sospensione fino a inizio agosto. Riguardo alle relazioni Ue-Usa, ha detto il commissario, “apprezzo molto il forte e continuo sostegno alla Commissione espresso oggi attorno al tavolo” del Consiglio Ue. “Fin dal primo giorno – ha rilevato -, l’Unione ha affrontato i colloqui con gli Stati Uniti in buona fede, in modo costruttivo e con la massima intensità; ho discusso con i ministri dell’Ue i prossimi passi per le prossime settimane, fino alla nuova scadenza del primo agosto e oltre, e vedo la necessità di concentrarsi su quattro aree”.

“Innanzitutto, i negoziati: restiamo convinti – ha ribadito Sefcovic – che le nostre relazioni atlantiche meritino una soluzione negoziata, che porti a una rinnovata stabilità e cooperazione. Più tardi, oggi – ha annunciato -, proseguirò il mio dialogo con le mie controparti statunitensi. L’Ue, come è noto, non si tira mai indietro senza un impegno concreto; soprattutto considerando il duro lavoro profuso, quanto siamo vicini a raggiungere un accordo, e i chiari benefici della soluzione negoziata. Ma, come ho già detto, ci vogliono due mani per applaudire”.

“Da qui – ha continuato il commissario – il secondo filone: le misure di riequilibrio. Dobbiamo essere preparati a tutti gli esiti; comprese, se necessario, misure proporzionate per ristabilire l’equilibrio nelle nostre relazioni transatlantiche. Le nostre misure di riequilibrio riguardo ai dazi Usa su acciaio e alluminio sono sospese fino ad agosto; e oggi la Commissione ha condiviso con gli Stati membri la proposta per il secondo elenco di prodotti statunitensi”, da colpire eventualmente con i contro-dazi, “che rappresentano circa 72 miliardi di euro di importazioni statunitensi. Ora gli Stati membri avranno l’opportunità di discuterne. Questo non esaurisce le nostre possibilità, e ogni strumento rimane sul tavolo”.

“In terzo luogo – ha aggiunto Sefcovic -, vedo il valore di canali di comunicazione aperti e sempre più stretti con i nostri partner che condividono gli stessi ideali (‘like-minded’, ndr). E in quarto luogo – ha sottolineato -, l’Ue sta raddoppiando gli sforzi per aprire nuovi mercati e abbiamo dedicato un’intera sessione” della riunione del Consiglio “ai negoziati in corso. Stamattina ho sottolineato la svolta del nuovo accordo politico per concludere un partenariato con l’Indonesia, una delle maggiori economie del mondo”. E poi, ha riferito ancora Sefcovic, continuano i negoziati, ben avanzati, con Thailandia, Filippine e Malesia, che sono “altri esempi tangibili dell’impegno dell’Unione europea nel rafforzare la cooperazione con il Sud-est asiatico”, e anche con l’India e con gli Emirati Arabi Uniti.

Dazi, Sefcovic: relazione Ue-Usa merita una soluzione negoziata

Bruxelles, 14 lug. (askanews) – L’Ue resta convinta che le relazioni transatlantiche “meritino una soluzione negoziata”, e “non si tira mai indietro senza un impegno concreto”, soprattutto “considerando quanto siamo vicini a raggiungere un accordo” con gli Stati Uniti. Lo ha detto il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri del Commercio dell’Ue, oggi a Bruxelles, avvertendo, tuttavia, che “ci vogliono due mani per applaudire”, e che “dobbiamo essere preparati a tutti gli esiti” del negoziato, anche quelli eventualmente negativi, che richiederanno “delle misure proporzionate” da parte europea per ristabilire l’equilibrio”.

Sefcovic ha riferito che tra le misure di ritorsione (ma ora si usa il termine “riequilibrio”) già pronte c’è una anche un seconda lista di merci americane importate, per un valore di circa 72 miliardi di euro, da colpire con i “contro dazi”, se sarà necessario, oltre alla prima lista che era stata decisa ad aprile, e di cui è stata prorogata da oggi la sospensione fino a inizio agosto. Riguardo alle relazioni Ue-Usa, ha detto il commissario, “apprezzo molto il forte e continuo sostegno alla Commissione espresso oggi attorno al tavolo” del Consiglio Ue. “Fin dal primo giorno – ha rilevato -, l’Unione ha affrontato i colloqui con gli Stati Uniti in buona fede, in modo costruttivo e con la massima intensità; ho discusso con i ministri dell’Ue i prossimi passi per le prossime settimane, fino alla nuova scadenza del primo agosto e oltre, e vedo la necessità di concentrarsi su quattro aree”.

“Innanzitutto, i negoziati: restiamo convinti – ha ribadito Sefcovic – che le nostre relazioni atlantiche meritino una soluzione negoziata, che porti a una rinnovata stabilità e cooperazione. Più tardi, oggi – ha annunciato -, proseguirò il mio dialogo con le mie controparti statunitensi. L’Ue, come è noto, non si tira mai indietro senza un impegno concreto; soprattutto considerando il duro lavoro profuso, quanto siamo vicini a raggiungere un accordo, e i chiari benefici della soluzione negoziata. Ma, come ho già detto, ci vogliono due mani per applaudire”.

“Da qui – ha continuato il commissario – il secondo filone: le misure di riequilibrio. Dobbiamo essere preparati a tutti gli esiti; comprese, se necessario, misure proporzionate per ristabilire l’equilibrio nelle nostre relazioni transatlantiche. Le nostre misure di riequilibrio riguardo ai dazi Usa su acciaio e alluminio sono sospese fino ad agosto; e oggi la Commissione ha condiviso con gli Stati membri la proposta per il secondo elenco di prodotti statunitensi”, da colpire eventualmente con i contro-dazi, “che rappresentano circa 72 miliardi di euro di importazioni statunitensi. Ora gli Stati membri avranno l’opportunità di discuterne. Questo non esaurisce le nostre possibilità, e ogni strumento rimane sul tavolo”.

“In terzo luogo – ha aggiunto Sefcovic -, vedo il valore di canali di comunicazione aperti e sempre più stretti con i nostri partner che condividono gli stessi ideali (‘like-minded’, ndr). E in quarto luogo – ha sottolineato -, l’Ue sta raddoppiando gli sforzi per aprire nuovi mercati e abbiamo dedicato un’intera sessione” della riunione del Consiglio “ai negoziati in corso. Stamattina ho sottolineato la svolta del nuovo accordo politico per concludere un partenariato con l’Indonesia, una delle maggiori economie del mondo”. E poi, ha riferito ancora Sefcovic, continuano i negoziati, ben avanzati, con Thailandia, Filippine e Malesia, che sono “altri esempi tangibili dell’impegno dell’Unione europea nel rafforzare la cooperazione con il Sud-est asiatico”, e anche con l’India e con gli Emirati Arabi Uniti. (Segue)

Euro digitale, Cipollone: serve a preservare il ruolo del contante

Roma, 14 lug. (askanews) – “L’euro digitale serve a preservare i benefici del contante nell’era digitale. Dobbiamo complementare il contante fisico con una sua forma digitale. L’incapacità di utilizzare contante fisico nelle transazioni online o nei pagamenti digitali ci sta privando di una opzione chiave di pagamento, riducendo la resilienza, la concorrenza, la sovranità e, in definitiva, la libertà dei consumatori di scegliere come pagare”. Lo ha affermato Piero Cipollone, componente del comitato esecutivo della Bce durante una audizione al Parlamento europeo sull’euro digitale.

Il ruolo del contante nei pagamenti quotidiani in termini di volumi è sceso dal 68% del 2019 al 40% del 2024 e, in valore, dal 40% al 24%, ha rilevato l’esponente della Bce.

Questo ha delle implicazioni rilevanti. “Il ruolo del contante sarà ridotto in maniera cospicua se non creiamo un equivalente digitale. E se non saremo in grado di farlo – ha proseguito – non ottempereremo la nostra responsabilità di Banca centrale rispetto al pubblico che serviamo”.

Secondo Cipollone l’euro digitale preserverebbe il ruolo della moneta come bene pubblico accessibile a chiunque e accettato universalmente. All’opposto Ela moneta privata ricade nell’ambito della concorrenza e non possiamo garantire la sua accettazione da parte di tutti i commerciantiE.

Inoltre, l’euro digitale aumenterà la resilienza dell’unione valutaria, ha sostenuto. Infine, consentirebbe di prevenire la concentrazione di mercato, mettendo i commercianti in una posizione più solida rispetto alle commissioni dei sistemi di pagamento. (fonte immagine: European Union).

Caparezza, in uscita il 31 ottobre il disco (e fumetto) "Orbit Orbit"



Roma, 14 lug. (askanews) – Dopo aver annunciato l’atteso ritorno al live nella prossima estate, Caparezza arriva con una nuova grande sorpresa: il 31 ottobre esce “Orbit Orbit”, il suo nuovo disco, accompagnato da un fumetto, che unisce ed esalta le sue due anime, quella di musicista e quella di grande appassionato e sceneggiatore di fumetti.

“Sono un appassionato lettore di fumetti, e creandone uno ho realizzato un sogno che avevo nel cassetto fin da bambino. Non potevo immaginare, però, che l’entusiasmo per questo nuovo percorso mi avrebbe motivato a concepire un intero nuovo album in studio, il nono”, racconta Caparezza.

Un album, pubblicato da BMG Italy in preorder da oggi 14 luglio(https://caparezza.lnk.to/OrbitOrbitPR), nato come la colonna sonora di un fumetto sull’immaginazione e sulla rinnovata voglia di fare musica.

In occasione dell’uscita dell’album, Caparezza firma anche il suo debutto come autore di fumetti, in collaborazione con Sergio Bonelli Editore, Casa editrice che rappresenta un riferimento nel panorama internazionale grazie al successo di personaggi quali Tex, Dylan Dog, Zagor, Nathan Never, Julia.

Contestualmente all’album, arriverà infatti in libreria e in fumetteria “Orbit Orbit”, il fumetto evento che accompagna e completa il nuovo disco: un viaggio onirico disegnato da grandi firme e nuovi talenti del fumetto italiano. Folle e scatenato, colorato, divertente e allo stesso tempo intimo e personale, Orbit Orbit è un’avventura senza limiti.

L’album sarà disponibile nei seguenti formati fisici: Space lp box (Doppio vinile “Space Version” + fumetto + adesivi), Space cd box (cd + fumetto + cartolina “artcard” + adesivi), doppio vinile “Idea version” colorato Pink- Purple Marbled per Amazon, doppio vinile “Flying airstream version” colorato Silver per Feltrinelli, doppio vinile “Planet nostos version” colorato Transparent Blue per Discoteca Laziale, doppio vinile black cd digipack.

Il fumetto, presentato da una copertina disegnata da Matteo De Longis, sarà disponibile sia in formato albo a colori (240 pagine, 16×21 cm) che in volume cartonato a colori (256 pagine, 19×26 cm) a partire dal 31 ottobre.

Dazi, Trump: Usa truffati da amici e nemici per decenni. L’Ue valuta alleanze con altri Paesi colpiti

Roma, 14 lug. (askanews) – “Gli Stati Uniti d’America sono stati truffati sul COMMERCIO (e sulll’ESERCITO!), da amici e nemici, allo stesso modo, per DECENNI”. A scriverlo in un post su Truth Social, oggi, è stato il presidente americano Donald Trump. Il presidente ha aggiunto che la truffa ha avuto “un costo di MIGLIAIA DI MILIARDI DI DOLLARI, e non è più sostenibile – E non lo è mai stato!”.

Il presidente, che ha ingaggiato una guerra sui dazi con alleati e non alleati, ha insistito dicendo che i paesi dovrebbero riconosce di aver approfittato degli USA, nel corso degli anni e che ora si “faccia ciò che è giusto per l’America”. Secondo Trump dovrebbero rispondere: “Grazie per aver compreso la situazione in cui ci troviamo. Molto apprezzato!” Dal canto suo, l’Unione Europea si starebbe preparando a intensificare l’interazione con gli altri paesi colpiti dai dazi di Donald Trump, con “un nuovo senso di urgenza”, dopo che il presidente USA ha annunciato dazi del 30% a partire dal primo agosto. In particolare, l’Ue starebbe valutando un potenziale coordinamento con nazioni come Canada e Giappone, secondo Bloomberg News, e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha in programma di parlare con il primo ministro canadese Mark Carney.

Funzionari dell’Ue, tra cui il ministro del Commercio austriaco Wolfgang Hattmannsdorfer e il responsabile della concorrenza dell’UE Teresa Ribera, sostengono la creazione di partnership e alleanze globali con altri paesi minacciati dai dazi statunitensi per aumentare la pressione esercitata sugli Stati Uniti”.

Tennis, Sinner racconta Wimbledon e rivela: "Ho quasi pianto"

Roma, 14 lug. (askanews) – Un Sinner visibilmente emozionato ha raccontato le sensazioni dopo la vittoria di Wimbledon durante la serata di gala: “Ho quasi pianto. Non ho pianto, ma quasi. Ho sempre detto che Wimbledon è IL torneo di tennis. Qui si respira la storia e anche soltanto passeggiare qui è davvero speciale”. Un sogno diventato realtà, che per il tennista italiano è senza dubbio il momento più alto della sua carriera. “Vincere questo torneo è stato senza dubbio il momento più speciale della mia vita su un campo da tennis. Ovviamente fuori dal campo esistono priorità più importanti, ma come tennista vincere Wimbledon è stato incredibile”, ha rivelato.

A Palazzo Ducale di Gevova Jacopo Benassi Libero!

Genova, 14 lug. (askanews) – Fino al 14 settembre 2025 Palazzo Ducale di Genova ospita negli spazi della Loggia degli Abati Jacopo Benassi Libero! a cura di Francesco Zanot: in un percorso che una grande installazione, in cui la fotografia si ibrida con scultura, performance, musica e pittura, la mostra esplora il mondo dell’artista e la sua produzione dal 2018 al 2025. L’esposizione un’interrogazione sul ruolo della fotografia oggi e sulla sua capacit di resistere e confrontarsi con il contemporaneo. Per Benassi la fotografia infatti uno strumento di azione e trasformazione, non soltanto di rappresentazione, e l’immagine un dispositivo aperto.

Completa la mostra un’opera inedita – che sar poi trasferita al Museo di Arte Contemporanea Villa Croce per entrare a far parte della collezione permanente – prodotta da Jacopo Benassi nel corso della residenza presso Palazzo Ducale a cura dell’Associazione BLU – Breeding and Learning Unit di Genova. L’artista ha trasferito per cinque settimane a giugno 2025 il suo studio nelle sale del palazzo e ha aperto il suo atelier al pubblico attraverso un calendario di appuntamenti, attivit performative, conversazioni, workshop, in cui produzione, partecipazione e sperimentazione si sono intrecciate. Il progetto sostenuto da Strategia Fotografia 2024, promosso dalla Direzione Generale Creativit Contemporanea del Ministero della Cultura.

Il curatore Francesco Zanot ha parlato ad Askanews dell’esposizione/installazione: “Questa mostra raccoglie il lavoro di Jacopo Benassi nel corso degli ultimi sette anni. Dal 2018 Jacopo ha cominciato a lavorare non soltanto con la fotografia, ma anche sulla fotografia, vale a dire sul linguaggio fotografico: combinando inizialmente diverse immagini tra di loro, dittici, trittici, multipli, e arrivando poi a un linguaggio molto complesso in cui oltre alle fotografie si sommano nelle sue opere, che a questo punto prendono il nome di Stratificazioni, altri oggetti, dipinti che lui realizza, ma anche oggetti che trova, gessi, calchi e altro. In questo modo Jacopo realizza delle sculture fotografiche. La materia e la pelle della fotografia sono protagoniste del suo lavoro”. Le fotografie di Benassi sono fatte per dare fastidio, sono interferenze, sono un dispositivo che consuma tutto ci che rappresenta invece di conservarlo. La fotografia diventa terreno di scontro e di smantellamento delle convenzioni.

Jacopo Benassi, che ha realizzato per l’inaugurazione la scritta “Benassi lotta contro la condanna della fotografia” all’esterno della mostra, ha descritto il suo modo di lavorare e di approcciarsi a questa mostra: “Non ho fatto niente io, ho solo creato delle connessioni, dei contatti, dei punti d’incontro, dei cortocircuiti. Penso di essere bravo a fare queste cose e queste cose mi danno vita, perci vivo attraverso queste cose. Ho prodotto tutto questo grazie a tutte queste cose che sono state generate. Non riesco a fare una mostra al tavolino. Ho voluto vivere filando e cambiando idee, spostando, litigando, discutendo… la mostra nata cos”.

Francesco Zanot ha concluso: “Abbiamo deciso di allestire questa mostra mettendo la maggior parte delle opere a terra: in questo modo si d il senso di una mostra che viene aperta al pubblico il giorno prima della sua definizione. Questo perch il lavoro di Jacopo un lavoro che si concentra tra le altre cose anche sull’imperfezione, sul fallimento, sul non finito. Si tratta appunto di un concetto fondamentale del suo lavoro negli ultimi anni che abbiamo voluto trasferire anche nell’allestimento. Le opere a terra si appoggiano sulla stessa superficie dei visitatori: dunque un modo per incontrare le opere senza essere sovrastati dai lavori. Quest’opera non richiede un atteggiamento di contemplazione, ma richiede un atteggiamento di immersione nel lavoro per cui letteralmente occupiamo la stessa posizione delle opere e partecipiamo alla loro definizione”.

Francia, alla Festa della Bastiglia la sfilata delle forze armate come una "vera operazione militare"

Roma, 14 lug. (askanews) – La parata militare della Festa della Bastiglia è tornata questo 14 luglio sul viale più famoso del mondo, gli Champs-Elysees dopo il ‘detour’ del 2024 sull’Avenue Foch a causa dei Giochi Olimpici. Forze armate terrestri, navali e aeree hanno sfilato davanti a numerose personalità politiche, in primis il presidente della Repubblica Emmanuel Macron e l’omologo indonesiano, Prabowo Subianto, il cui Paese è stato ospite d’onore dell’evento.

Un totale di 5.618 soldati hanno preso parte alla parata, durata circa due ore. Organizzata come una “vera e propria operazione militare”, secondo il governatore militare di Parigi, generale Loic Mizon, la parata di quest’anno ha rispecchiato la gravità delle minacce alla sicurezza del continente. Dopo l’annuncio del presidente Macron di domenica, nel suo discorso alle forze armate, di un ulteriore aumento del bilancio della difesa per far fronte alle minacce di un “mondo più brutale”, la parata ha visto sfilare militari francesi “pronti a partire” per le operazioni. L’esercito francese intendeva sottolineare la sua “credibilità operativa” e la “solidarietà strategica” con i suoi partner.La parata è iniziata con la Patrouille de France, il corrispettivo delle nostre Frecce Tricolori, che ha sorvolato Parigi.

In qualità di ospite d’onore del Giorno della Bastiglia, l’Indonesia ha sfilato con 451 soldati lungo gli Champs-Élysées, tra cui una banda di tamburi composta da 189 musicisti. Gli indonesiani si sono distinti con i loro copricapi raffiguranti numerosi animali, come squali, tigri e trichechi.

Una novità di quest’anno: anche i cani da guardia carceraria hanno sfilato lungo gli Champs-Élysées.

Secondo alcuni dati forniti dalla polizia questa mattina, sarebbero stati effettuati almeno 176 fermi per tensioni e violenze urbane nella capitale e nei suoi dintorni.

Fuori la biografia "Rinnegato – Vita e canzonette di Edoardo Bennato"

Roma, 14 lug. (askanews) – “Rinnegato – Vita e canzonette di Edoardo Bennato” è il titolo della più recente e aggiornata biografia su Edoardo Bennato firmata da Francesco Donadio. Il volume è in uscita mercoledì 16 luglio per Il Castello collana Chinaski in tutte le librerie e digital store.

Una storia lunga e complessa, quella di Edoardo Bennato. Una carriera ricostruita con dovizia di particolari, dall’infanzia fino ai giorni nostri. Le vicissitudini che hanno coinvolto l’uomo, il fratello, l’artista, dai primi passi nella musica, fino al successo di massa, passando per momenti di difficoltà, con cadute e risalite. Sullo sfondo di un’Italia che cambia, Donadio passa in rassegna la politica e la discografia, la comunicazione e molti scorci di vita privata. Attraverso un minuzioso lavoro, quasi filologico, unisce i fili tra documenti audiovisivi, estratti delle interviste al protagonista rilasciate negli anni, e testimonianze dirette. In primis i fratelli Giorgio e Eugenio, figure imprescindibili della sua formazione, che lo accompagneranno a vario titolo nell’evoluzione del suo personaggio eccentrico e poliedrico.

Passando al setaccio le radici artistiche di Bennato, dal folk dylaniano al rock’n’roll Made in USA, Donadio restituisce una figura indispensabile per la storia della musica italiana. Se il rapporto e il confronto con i colleghi – su tutti Battisti – si rivela un passaggio indispensabile del suo percorso, nel libro emergono aneddoti come un affettuoso De André che si prende cura di lui in Sardegna preparandogli il tè con il miele. Oppure il processo intentato sul palco da alcuni giovani di Autonomia Operaia contro Francesco De Gregori, l’arresto di Edoardo per aver pubblicamente insultato un Questore, e tanti cazzotti durante i concerti degli Anni Settanta. La biografia affronta l’intera discografia soffermandosi anche sulle raccolte e sulle versioni dal vivo, mettendo a confronto perfino le variazioni di arrangiamento e i cambi di musicisti. La narrazione si sviluppa partendo dai primi concertini nella Bagnoli degli Anni Cinquanta, passando per il trionfo di San Siro del 1980 di fronte a 80mila persone, fino ai recenti tour nei teatri alla soglia degli 80 anni.

Da “Viva la mamma” e “Un’estate italiana” Edoardo – racconta l’autore – ottiene soldi e successo, ma il suo status di rocker/cantautore, all’alba degli Anni Novanta, si appanna drasticamente. Come se album monumentali quali “I buoni e i cattivi” o “Io che non sono l’imperatore” fossero spariti. La critica non gli perdona queste “deviazioni” e lo esclude dal pantheon dei cantautori immortali degli Anni Settanta. Se la musica è naturalmente il fulcro su cui ruota tutta la storia, grande spazio è dato anche agli aspetti che legano Bennato alla politica. Un excursus che parte dagli Anni Settanta con la vicinanza al mondo della sinistra extraparlamentare, fino allo smarcamento da posizioni politiche nette. Significativo quando, con il kazoo, intona prima “Faccetta nera” e quindi “L’Internazionale”, dalle liaison con Beppe Grillo e il M5S fino alla partecipazione alla festa dei giovani di Alleanza Nazionale Atreju. Un’opera omnia che soddisferà i più accaniti fan del cantautore partenopeo, scritta con la passione del fan ma con le necessarie valutazioni del critico musicale.

Emerge tra le pagine tutta la devozione di Donadio verso Bennato, sostenuta da una conoscenza millimetrica della sua storia e di ciò che gli ruota attorno. Questa passione, tuttavia, lo porta in più di un’occasione a giudicare anche duramente scelte personali e artistiche. L’ammirazione dell’autore non scende a compromessi con la reverenza del biografo medio, ma prova in qualche modo a spronarlo per migliorarsi, dunque ricevere il giusto riconoscimento.

UniCredit, Ue a Italia: Golden Power potrebbe violare regole

Bruxelles, 14 lug. (askanews) – La Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera con una valutazione preliminare in merito alle condizioni imposte dalle autorità nazionali all’acquisizione di Banco Bpm da parte di UniCredit, e in particolare al decreto che prevede l’uso del “Golden Power” per motivi di “sicurezza pubblica”, avvertendo che potrebbero costituire una violazione dell’articolo 21 del Regolamento Ue sulle concentrazioni (“Eumr”) e di altre disposizioni del diritto comunitario.

Le condizioni a cui si riferisce la valutazione critica della Commissione sono quelle previste dal Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 18 aprile 2025, che impone determinati obblighi all’entità risultante dalla fusione derivanti dall’acquisizione di Banco Bpm da parte di UniCredit, sulla base della normativa nazionale che autorizza le autorità (attraverso l’uso del cosiddetto “Golden Power”) a passare al vaglio gli investimenti in società attive in determinati settori di importanza strategica, tra cui il settore bancario.

Il 26 maggio 2025, la Commissione aveva inviato una richiesta di informazioni all’Italia chiedendo chiarimenti per una migliore comprensione del decreto. Intanto, dal punto di vista della concorrenza, il 19 giugno la Commissione ha approvato l’Ops di Unicredit su Banco Bpm ai sensi del regolamento Ue sulle concentrazioni, subordinatamente all’attuazione di determinate condizioni.

Separatamente, l’Italia ha risposto a Bruxelles l’11 giugno 2025 riguardo alle richieste di chiarimenti sul decreto e sull’uso del “Golden Power”. Dopo aver valutato attentamente la risposta, la Commissione ha concluso, in via preliminare, che il decreto potrebbe violare l’articolo 21 del Regolamento Rmue.

La Commissione ricorda che, ai sensi dell’articolo 21, paragrafo 4, del Regolamento Ue sul Mercato Interno (Rmue), gli Stati membri possono adottare in casi come quello in questione delle misure appropriate per tutelare “interessi legittimi”, ma “a condizione che siano compatibili con i principi generali e le altre disposizioni del diritto dell’Ue, e che siano appropriate, proporzionate e non discriminatorie”. Queste misure, inoltre, restano soggette al vaglio della Commissione stessa, in particolare per salvaguardare la propria competenza ai sensi del Regolamento Rmue, e per evitare la frammentazione del mercato unico.

In particolare, sebbene la sicurezza pubblica costituisca, tra gli altri, un interesse legittimo e sia esplicitamente menzionata nell’articolo 21, paragrafo 4, del Rmue, la Commissione ritiene insufficiente la spiegazione adottata dal governo italiano per giustificare le condizioni imposte con il decreto, che evocano, appunto motivi di sicurezza pubblica. Inoltre, la Commissione osserva che avrebbe probabilmente dovuto riesaminare il decreto prima della sua attuazione. La valutazione preliminare rileva infine che il decreto potrebbe essere incompatibile con altre disposizioni del diritto dell’Ue, tra cui quelle sulla libera circolazione dei capitali e sulla vigilanza prudenziale da parte della Banca centrale europea.

La valutazione preliminare inviata oggi invita l’Italia a presentare le proprie osservazioni. Nel frattempo, la Commissione nota che, separatamente, un tribunale italiano ha annullato parzialmente il decreto il 12 luglio 2025. La Commissione annuncia quindi che “valuterà i prossimi passi, in base alla risposta dell’Italia alla valutazione preliminare e alla sentenza del tribunale italiano”.

Lascito solidale, sorpresa under 35: per 1 su 3 valido strumento

Roma, 14 lug. (askanews) – Tra Gen Z e Millennials c’è una fascia di popolazione che, oltre la media nazionale, si dice propensa a una forma di solidarietà considerata una “cosa da over 50”. Lo racconta la ricerca promossa dal Comitato Testamento Solidale, in occasione del lancio della sua nuova campagna “Lascia che le cose belle continuino per sempre”. 3 su 10 pensano a un lascito solidale per consegnare il ricordo di sé, dei propri valori, dopo la morte: nulla di strano, se non fosse per il fatto che parliamo di giovani adulti tra i 25 e i 34 anni, una fascia di età che fino ad ora le ricerche sul tema non avevano ancora intercettato, e che la percentuale è inaspettatamente superiore alla media nazionale (24,4%). Il dato è emerso dall’indagine condotta a fine marzo, su un campione di oltre mille italiani tra i 25 e i 70 anni, da AstraRicerche per il Comitato Testamento Solidale, che con questa “fotografia” alla mano lancia la sua nuova campagna “Lascia che le cose belle continuino per sempre”, realizzata dall’agenzia Komma, con il patrocinio del Consiglio Nazionale del Notariato.

Secondo Maura Gancitano, scrittrice, filosofa e fondatrice del progetto Tlon, l’indagine svela uno scorcio che apre a nuove frontiere: “sembra sorprendente che proprio tra i più giovani si apra una nuova prospettiva sul post mortem: non più legata al ricordo personale o alla discendenza di sangue, ma alla possibilità di generare conseguenze reali. Per molti under 35, il lascito solidale è un modo per continuare ad agire anche nell’assenza, trasformando la fine in un atto di responsabilità collettiva. Una forma di pensiero lungo che rompe con l’idea di una morte vuota e restituisce senso alla continuità, scegliendo di lasciare non a chi ci appartiene, ma a ciò in cui crediamo” L’analisi dei dati sulla fascia a cavallo tra Gen Z e Millennials mostra che sempre 3 su 10 vorrebbero tramandare alle generazioni future la speranza per un domani migliore, la generosità, l’altruismo, l’impegno per il prossimo; desiderano più di ogni altra cosa un mondo più giusto, in cui gli uomini sappiano fare tesoro degli errori del passato. E quasi 1 su 2 (46%) menziona l’empatia come uno degli aspetti della propria vita che si vorrebbe durassero per sempre, ben oltre la media nazionale (che è del 37,6%).

“Quello dei giovani adulti è un territorio ancora per molti versi inesplorato per chi si occupa di lasciti solidali – spiega Rossano Bartoli, Portavoce del Comitato Testamento Solidale e Presidente della Lega del Filo d’Oro – Le comunicazioni delle organizzazioni tradizionalmente si concentrano su un pubblico più maturo, ma sappiamo anche che sono sempre di più quelle che iniziano a cercare il dialogo con il target di popolazione più giovane, consapevoli che il domani si prepara a partire da oggi. In un paese, come l’Italia, ancora in parte restio a pensare alla fine della vita, ma in cui più di mezzo milione di individui ha già previsto un lascito nel proprio testamento, la nuova campagna del Comitato vuole essere proprio un invito a considerare il lascito come un modo per far sì che ‘le cose belle continuino per sempre’. Ci auguriamo che sempre più italiani, a partire dai più giovani, possano abbracciare questa visione, che parla di vita molto più che di morte”.

A Napoli la Summer School del progetto Mnesys

Roma, 14 lug. (askanews) – “Il programma di placement avviato nell’ambito del programma di ricerca Mnesys riveste un’importanza strategica, in quanto rivolto ai ricercatori e punta a rafforzare le cosiddette soft skill. Mnesys coinvolge una rete di oltre 800 ricercatori appartenenti a 90 enti, tra i soci fondatori del progetto e quelli che si sono aggiunti successivamente attraverso il meccanismo dei bandi a cascata. Si tratta principalmente di giovani con un dottorato di ricerca, dotati di elevate competenze scientifiche, ma che spesso non hanno avuto l’opportunit di sviluppare adeguatamente le competenze trasversali”. Lo ha dichiarato Loredana Luzzi, direttore generale di Mnesys, a margine della prima delle tre giornate di formazione intensiva che hanno preso il via presso il Centro Congressi Federico II. “A Napoli prende avvio un percorso formativo che prevede anche webinar tematici, dedicati, ad esempio, alla conoscenza del mondo del lavoro e all’accrescimento della consapevolezza dei ricercatori rispetto alle proprie aspettative professionali. Le attivit – ha aggiunto Luzzi – continueranno sino a dicembre con presentazioni aziendali e un career day conclusivo. Per attuare la Missione 4 Componente 2 del PNRR ‘dalla ricerca all’impresa’ di fondamentale importanza realizzare azioni come il placement con professionisti preparati e adeguati a trasmettere ai ricercatori strumenti efficaci che consentano loro di arrivare all’impresa a testa alta dopo due o tre anni di lavoro importante nell’ambito della ricerca fondamentale”. Sui vantaggi del programma Mneys si espresso anche Maurizio Taglialatela, professore ordinario di Farmacologia del Dipartimento di Neuroscienze dell’Universit degli studi di Napoli: “Il coordinamento ‘Spoke 3’ del progetto Mnesys stato affidato alla ‘Federico II’, ma al programma partecipano numerosi altri Atenei campani: ‘Vanvitelli’, ‘Universit del Sannio’, ‘Universit di Salerno’ e ‘Universit Parthenope’. Questa sinergia consente di valorizzare al meglio le competenze e le eccellenze presenti nel campo delle neuroscienze nella nostra regione, promuovendo al contempo un modello di innovazione capace di tradurre il sapere neuroscientifico in applicazioni industriali e aziendali, con ricadute concrete attese nel prossimo futuro”. Tommaso Aiello, presidente della Fondazione Emblema, organizzatrice degli eventi dedicati all’orientamento al lavoro e all’autoimprenditorialit, ha sottolineato: “Siamo impegnati nella diffusione dei risultati dei progetti del PNRR all’interno di Mnesys, il partenariato esteso dedicato alle neuroscienze. Stiamo operando su due fronti: il primo, che riteniamo di particolare rilievo, riguarda la preparazione dei dottorandi e dei ricercatori all’ingresso nel mondo del lavoro, attraverso un programma di placement che prender avvio nel mese di luglio e si concluder entro la fine dell’anno. Il secondo ambito incentrato sulla comunicazione: stiamo sviluppando una piattaforma dotata di servizi integrati, finalizzata a raccontare i progetti e le linee di ricerca, i brevetti e le collaborazioni in corso. Riteniamo che queste due iniziative possano costituire un modello efficace e una best practice replicabile anche oltre la durata del PNRR”.

Ciak! in Basilicata e Calabria si gira il nuovo film di Rocco Papaleo

Roma, 14 lug. (askanews) – Sono iniziate le riprese di “Il bene comune”, il nuovo film diretto e interpretato da Rocco Papaleo: una guida escursionistica, un gruppo di detenute e una gita premio al Parco Nazionale del Pollino dalle conseguenze inimmaginabili.

Il regista e attore lucano torna dietro la macchina da presa per la sua quinta regia, dopo “Basilicata Coast to Coast”, “Una piccola impresa meridionale”, “Onda su Onda” e “Scordato”, e lo fa nuovamente nella sua terra con un cast composto da Claudia Pandolfi, Teresa Saponangelo, Vanessa Scalera, Andrea Fuorto, Rosanna Sparapano e Livia Ferri.

Scritto dallo stesso Papaleo con Valter Lupo, il film è prodotto da Roberto Sessa per Picomedia, da Rocco Papaleo e Carlo Pontesilli per Less is More Produzioni e da Massimiliano Orfei, Luisa Borella e Davide Novelli per PiperFilm ed è una produzione PiperFilm, Picomedia e Less is More Produzioni.

Le riprese si svolgeranno per 6 settimane tra Basilicata e Calabria. Alla fotografia Diego Indraccolo, la scenografia è di Sonia Peng, i costumi di Sara Fanelli, il montaggio sarà curato da Mirko Platania e le musiche da Michele Braga.

“Il bene comune” sarà distribuito nei cinema in Italia e all’estero da PiperFilm.

Poste, intelligenza artificiale al servizio dei clienti

Roma, 14 lug. (askanews) – Si chiama postemyvoice la nuova funzione ideata da Poste Italiane per migliorare l’assistenza ai clienti. Grazie alla sinergia tra il riconoscimento vocale biometrico e il numero di telefono associato al rapporto finanziario, infatti, non pi necessario fornire ad ogni chiamata le proprie informazioni personali. Basta la sola voce per accedere all’assistenza in modo sempre pi sicuro, facile e veloce, con il supporto dell’innovativa tecnologia Nuance di Microsoft, senza dover ricordare nessuna password, n ripetere i propri dati (come codice fiscale o numero del documento d’identit). L’uso dell’intelligenza artificiale offre un’esperienza fluida e autonoma, garantendo al contempo la rapidit delle operazioni. L’AI supporta la clientela lungo tutta l’esperienza di adesione e di uso e anche gli operatori per finalizzare i processi correlati.

Attualmente postemyvoice disponibile per l’assistenza sui servizi Bancoposta e Postepay, contattando i numeri 06.45.26.33.22 e 800.00.33.22 e interfacciandosi con gli operatori o l’assistente digitale.

L’iniziativa rappresenta una forma virtuosa di collaborazione tra essere umano e intelligenza artificiale, sottolineando l’impegno del Gruppo per la digital transformation, al fine di fornire supporto ai cittadini, alle imprese e alle PA nel processo di digitalizzazione del Paese e contributo alla familiarizzazione con i nuovi mezzi, oltre che per ammodernare continuamente le competenze del personale interno. Sono tre i passaggi da seguire per aderire e usufruire di postemyvoice, per una durata complessiva delle operazioni di pochi minuti. Nel momento dell’adesione il cliente fornisce il consenso al trattamento del dato biometrico, sia da telefono che da web su My Poste. Dopo aver fornito il consenso, l’utente registra la sua voce guidato dall’assistente digitale (Voicebot). Da quel momento in poi il cliente pu iniziare a interfacciarsi con postemyvoice e ad ogni chiamata, effettuata dal numero registrato, il cliente sar identificato grazie al timbro vocale.

Il servizio del TG Poste.

Industrial Valve Summit, traguardo decennale verso la 6 edizione

Milano, 14 lug. (askanews) – Inizia il conto alla rovescia verso la sesta edizione dell’Industrial Valve Summit. Il pi importante evento internazionale, dedicato alle tecnologie delle valvole industriali e alle soluzioni di flow control. Appuntamento fissato dal 19 al 21 maggio 2026, sullo sfondo della Fiera di Bergamo. IVS, raggiunge un traguardo decennale, la manifestazione in perenne crescita. Abbiamo parlato con Claudia Persico, Vice Presidente Confindustria Bergamo:

“Siamo alla sesta edizione di IVS, il pi importante evento internazionale nel settore del mondo delle valvole e dei sistemi di flow control, un evento fieristico fortemente voluto dalle imprese bergamasche operanti nel settore delle valvole e sostenuto da Confindustria Bergamo”.

Dal 2015 la storia di IVS racconta di una crescita esponenziale. La quinta edizione, nel 2024, ha registrato un’affluenza pari a 15.000 partecipanti provenienti da 69 paesi. Numeri, che potrebbero essere superati nella sesta edizione. Ci si avvia, infatti, verso un nuovo record di partecipazione e una nuova modalit organizzativa. poi intervenuto Luciano Patelli, Presidente Promoberg Srl:

“Credo che sia fondamentale per Bergamo una manifestazione di questa importanza, ma soprattutto importante per promuovere e partecipare all’organizzazione. Pensiamo e speriamo che questo possa portare a una grande ricaduta sul territorio”.

stato inoltre presentato l’aggiornamento 2025 dell’Osservatorio IVS-Prometeia “The Oil&Gas Valve Industry in Italy”. Infine abbiamo parlato con Giuseppe Schirone, Principal, Prometeia:

“Il settore delle valvole per oil & gas archivia l’ultimo biennio con i risultati migliori della propria storia recente, che acquistano ancora pi rilevanza se confrontati con quelli medi ottenuti dall’industria italiana. Le imprese hanno investito molto per riuscire a raggiungere questi obiettivi ed ora riuscire a consolidare questi risultati in un ambiente esterno che invece probabilmente sta cambiando anche abbastanza velocemente. Gli ultimi dati sulla struttura di questo settore ci consegnano un mondo costruito da circa 140 imprese italiane che producono valvole per olio e gas, sviluppando un fatturato di 3,4 miliardi di Euro e dando lavoro ad oltre 10.000 persone”.

IVS diventa un’occasione per guardare al futuro, attraverso un percorso fatto di visione e dialogo, capace di connettere imprese, istituzioni, enti di ricerca e operatori professionali da tutto il mondo.

Valditara: per il prossimo anno scolastico saranno assunti oltre 54mila docenti

Roma, 14 lug. (askanews) – Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha firmato il Decreto per le assunzioni dei docenti nelle scuole statali di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2025/2026, per un totale di 48.504 posti, dei quali 13.860 sul sostegno. Con un successivo Decreto del Ministro, inoltre, sarà disciplinata l’assunzione di 6.022 docenti di religione, in seguito al concorso bandito del 2024. L’ultima procedura risaliva al 2004.

“Per settembre assumeremo oltre 54mila docenti tra posti comuni, di sostegno e di religione. Un numero record. Contiamo così di dare maggiori garanzie di continuità didattica agli studenti e di stabilità agli insegnanti. Abbiamo dedicato particolare attenzione alla continuità didattica per il sostegno, consapevoli dell’importanza che essa riveste per i ragazzi più fragili. Sull’insegnamento della religione cattolica, stiamo realizzando la più importante immissione in ruolo degli ultimi venti anni”, ha dichiarato Valditara.

In merito ai posti comuni e di sostegno, l’effettiva assegnazione dei contingenti alle singole classi di concorso sarà ora stabilita dagli Uffici Scolastici Regionali (USR), che gestiranno le relative procedure, sulla base dei posti vacanti e del numero degli aspiranti esistenti a livello territoriale.

Una volta determinata la distribuzione da parte degli USR, potranno essere assunti gli aspiranti inseriti a livello provinciale nelle graduatorie ad esaurimento e i vincitori ancora presenti nelle graduatorie regionali dei concorsi del 2016, del 2018 e del 2020. Il numero di gran lunga maggiore di assunzioni verrà effettuato utilizzando le graduatorie dei concorsi banditi nel 2023 e nel 2024 (i cosiddetti concorsi “PNRR1” e “PNRR2”) nella prospettiva della piena attuazione degli sfidanti target europei del PNRR.

Per massimizzare l’assunzione dei docenti sui posti di sostegno, eventuali residui non assegnati a queste procedure andranno ai docenti specializzati inseriti nella prima fascia delle graduatorie provinciali per le supplenze su sostegno. In caso di esaurimento dei posti nella provincia di appartenenza, gli aspiranti potranno concorrere all’assegnazione dei posti residui anche nelle altre province della stessa regione o nelle province di una regione diversa, a loro scelta.

Regionali, Fedriga: Regioni al voto in autunno rischiano bilancio provvisorio

Trieste, 14 lug. (askanews) – “Di solito tra governatori non ci vediamo per il punto sulle elezioni. E’ chiaro che oggi per le Regioni che vanno al voto in autunno viviamo un rischio concreto, cioè quello di far andare in bilancio provvisorio queste regioni, con la scadenza PNRR a giugno del prossimo anno”. Lo ha affermato Massimiliano Fedriga, presidente leghista del Fvg e della Conferenza delle Regioni rispondendo a una domanda sull’annunciato vertice di mercoledì del centrodestra con la premoier Meloni sulle elezioni regionali previste in autunno in Veneto, Toscana, Puglia, Campania, Marche, Valle d’Aosta.

“Quindi bisogna trovare una soluzione: rinviare di qualche mese le elezioni o fare una norma ad hoc – ha sottolineato Fedriga conversando con i giornalisti -. per non andare in bilancio provvisorio. Oltretutto rischiamo con questa tornata elettorale di consegnare a cinque regioni di andare in bilancio provvisorio. E’ un po’ particolare”.

“Secondo me – ha detto ancora Fedriga- bisognava considerare come data straordinaria l’autunno del 2020, in quanto eravamo in pieno Covid, ma poi ritornare alla normalità. Non a caso le elezioni sono sempre state in primavera, non perché a qualcuno gli piace la bella stagione andare a votare con il sole. Ma finiva fatto proprio per consentire all’amministrazione di avere una continuità amministrativa”. E su questo, ha aggiunto Fedriga, “dobbiamo ragionare in modo responsabile. Purtroppo anche ragionamenti di questo tipo, e l’ho detto quando la Conferenza delle Regioni ha avanzato questa criticità, tutto si collega al terzo mandato. E quindi ogni cosa vista sempre, soprattutto a livello centrale, come strumentale all’interesse di una e dell’altra parte politica. Possiamo per una volta ragionare nell’interesse delle istituzioni?”

La vittoria di Sinner a Wimbledon: dal New York Times alla BBC i media incoronano l’azzurro

Roma, 14 lug. (askanews) – La storica vittoria di Jannik Sinner a Wimbledon ha fatto il giro del mondo, dominando le prime pagine e i siti web delle principali testate internazionali. Il trionfo dell’azzurro sull’erba londinese, in particolare la rivincita contro Carlos Alcaraz, ha acceso i riflettori sulla sua ascesa, celebrando non solo il suo talento ma anche la sua determinazione. Analizziamo come la stampa estera ha raccontato l’impresa di Sinner, nazione per nazione.

Nel Regno Unito si parla dell’incoronazione di un campione. Le testate britanniche hanno accolto con entusiasmo la vittoria di Sinner, sottolineando la sua performance dominante e la sua forza mentale. The Telegraph: “Sinner schiaccia Alcaraz con la sua volontà di ferro”. Il quotidiano inglese ha messo in risalto il carattere e la grinta di Jannik come fattori decisivi nella vittoria contro lo spagnolo.

BBC: “Tutto tranne che semplice”. La BBC ha analizzato il percorso di Sinner verso il titolo, evidenziando come sia riuscito a superare la “brutale sconfitta” subita al Roland Garros contro Alcaraz.

Il Guardian ha paragonato Sinner a un “leone che torna a ruggire” per conquistare il suo primo Wimbledon, un’immagine potente che evoca la sua resilienza e forza. The Times: “Uno spietato Sinner interrompe la serie di sconfitte contro il suo grande rivale e conquista il suo primo titolo a Wimbledon”. Il prestigioso quotidiano ha enfatizzato la determinazione di Sinner nel battere Alcaraz e ottenere il suo primo Slam sull’erba.

In Spagna, l’attenzione si è divisa tra la delusione per la sconfitta di Alcaraz e il riconoscimento della superiorità di Sinner. El País: “Alcaraz perde la sua prima finale di un Grande Slam contro un Sinner ingiocabile”. Il principale quotidiano spagnolo ha titolato in prima pagina sulla sconfitta inaspettata del loro beniamino. Periódico de Catalunya: Il focus di questo quotidiano si è concentrato sulla “caduta di Alcaraz” e l’interruzione della sua striscia vincente, riconoscendo indirettamente il merito di Sinner. 20 Minutos: “Sinner detronizza Alcaraz”. Un titolo diretto che evidenzia il passaggio di consegne sul campo di Wimbledon. Marca: “Continuerà…”, un titolo che suggerisce la prosecuzione della rivalità tra i due giovani campioni. AS: “Sinner è diventato impossibile”, riconoscendo l’incredibile livello di gioco raggiunto dall’italiano. Mundo Deportivo: “Sinner detronizza Alcaraz”, un altro titolo che sottolinea il cambio al vertice. Sport: “Alcaraz spodestato a Londra”, enfatizzando la perdita del trono londinese da parte dello spagnolo. La Vanguardia: “Sinner batte Alcaraz a Wimbledon”, un titolo conciso che riporta l’esito della finale.

Anche oltreoceano, la vittoria di Sinner è stata vista come un momento significativo per il tennis. Il New York Times: “Una svolta sull’erba”. Il quotidiano americano ha celebrato la prima vittoria di Jannik a Wimbledon come un punto di svolta nella sua carriera e nel panorama tennistico. In Francia, la vittoria di Sinner è stata interpretata come una giusta rivincita dopo la sconfitta al Roland Garros. Le Temps: “Rivincita”. Il quotidiano francese ha celebrato il riscatto completo di Sinner, sottolineando la sua capacità di imparare dalle sconfitte. L’Équipe: “Sinner ha avuto la sua rivincita”, un titolo che ribadisce il concetto di riscatto e la dolce vendetta dell’azzurro. Anche i Paesi Bassi hanno riconosciuto il talento e la grandezza di Sinner. Trouw: “Un nuovo principe a Wimbledon”. Il quotidiano olandese ha usato questa metafora suggestiva per descrivere l’ascesa di Sinner al vertice del tennis. V: “Un grande sull’erba”. Il magazine olandese ha celebrato le qualità di Sinner su questa superficie. Anche se con un titolo non riportato, il fatto che il Times di Malta abbia dedicato la sua prima pagina alla foto di Sinner testimonia l’ampia risonanza internazionale del suo successo.

Il commissario Ue Sefcovic: i dazi al 30% sono proibitivi per gli scambi commerciali con gli Usa

Roma, 14 lug. (askanews) – “Siamo onesti, l’idea di un’aliquota tariffaria del 30% è di fatto proibitiva per gli scambi commerciali reciproci”. Lo ha detto il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, al suo arrivo al Consiglio Commercio a Bruxelles.

Sefcovic ha aggiunto che tali dazi renderebbero “quasi impossibile continuare gli scambi commerciali come siamo abituati”, con le catene di approvvigionamento su entrambe le sponde dell’Atlantico “fortemente colpite” dal cambiamento. Il commissario europeo ha affermato inoltre che l’Unione ha accolto la lettera di Trump con “rammarico e delusione”, ma ha promesso di impegnarsi ulteriormente con le sue controparti statunitensi per cercare di trovare una via d’uscita da questa crisi, affermando di “non riuscire a immaginare di andarsene senza un impegno concreto”.

“Discuterò con i ministri i prossimi passi per le prossime settimane”, ha aggiunto, precisando che “questi si concentreranno su quattro aree: negoziati, misure di riequilibrio, coinvolgimento di partner che condividono gli stessi ideali e diversificazione dei nostri scambi commerciali”.

Verso fiscalizzazione cloud: l’esempio della tech company fiskaly

Roma, 14 lug. (askanews) – La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto delle novit importanti sul piano della digitalizzazione, dell’innovazione e della semplificazione fiscale, con un occhio di riguardo per le aziende. La Legge di Bilancio 2025 ha previsto infatti una totale interazione tra il processo di certificazione fiscale e quello di pagamento elettronico, innovazione a cui ha fatto seguito una stretta sugli scontrini di carta. In questo contesto approdata nel mercato italiano fiskaly, tech company europea specializzata in soluzioni cloud per la conformit fiscale.

Silvio Agresti, Country Manager Italia di fiskaly, ha dichiarato: “fiscaly una tech company nata in Austria nel 2019, ci occupiamo in maniera molto specifica di fiscalizzazione cloud e lo facciamo su scala, gestiamo circa un milione di punti cassa a livello europeo. Nello specifico ci occupiamo di rendere pi semplice la vita di esercenti e sistemi di produttori di cassa tramite sistemi software e interfacce API”.

L’Italia, al centro di una forte spinta verso la dematerializzazione dei pagamenti e della fiscalizzazione, rappresenta il passo successivo del processo di internazionalizzazione di fiscaly.

“Il piano di crescita di fiscaly si basa su una visione chiara, che quella di costruire un’infrastruttura europea digitale per i servizi di fiscalizzazione” – prosegue Silvio Agresti – “Parlando di fiscalizzazione l’Italia ha ovviamente un peso molto rilevante, perch il primo paese in cui stata introdotta storicamente la fiscalizzazione”.

L’ultima Legge di Bilancio, con conseguente obbligo in vigore dal 1 gennaio 2026 di collegamento fra POS e registratori di cassa telematici per l’invio automatico dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate, insieme al piano governativo che prevede una stretta sull’emissione degli scontrini cartacei tra il 2027 ed il 2029, hanno accelerato il bisogno di strumenti digitali innovativi utili alla semplificazione fiscale.

“Come fiscaly condividiamo chiaramente la posizione sul piano anti scontrini, se si pensa che in Italia vengono emessi circa 30 miliardi di scontrini cartacei ogni anno, l’impatto ambientale di un’induzione di questi ovviamente evidente. Per l’altro aspetto, che il tema di efficienza per imprese e consumatori altrettanto importante, quindi digitalizzare in questo caso significa semplificare la vita di imprese e consumatori”, ha infine concluso Silvio Agresti, Country Manager Italia di fiskaly.

Mattarella a Macron: Italia e Francia sono alleati vitali l’uno per l’altro

Milano, 14 lug. (askanews) – Francia e Italia “sono alleati vitali l’uno per l’altro, forti delle medesime radici culturali e accomunati da molteplici interessi preminenti”. Lo ha sottolineato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, in occasione della festa nazionale per la quale “sono lieto di far giungere a Lei e a tutti i Suoi concittadini fervidi rallegramenti del popolo italiano, ai quali unisco le mie personali felicitazioni”. “Per il Suo Paese e per l’intera Europa – ha proseguito Mattarella nel messaggio a Macron – il 14 luglio costituisce un momento di eccezionale significato storico e alto valore simbolico, celebrando gli ideali universali di libertà, uguaglianza e fraternità, posti a fondamento delle nostre democrazie. Come Lei ha scritto, Signor Presidente, nel caloroso messaggio trasmessomi lo scorso 2 giugno in occasione della Festa della Repubblica,Francia e Italia condividono un ‘rapporto unico’. Sono alleati vitali l’uno per l’altro, forti delle medesime radici culturali e accomunati da molteplici interessi preminenti”.

In questa prospettiva, “il Trattato del Quirinale rimane strumento privilegiato di cooperazione bilaterale, la cui attuazione riveste, per Parigi come per Roma, carattere prioritario. Una collaborazione strutturata tra partner fidati è indispensabile per affrontare l’attuale contesto internazionale, segnato da sfide complesse e tensioni crescenti. I nostri Paesi, membri autorevoli dell’Unione Europea e dell’Alleanza Atlantica, sono infatti chiamati a mantenere assieme un ruolo di primo piano sulla scena mondiale, a cominciare dall’impegno per contrastare efficacemente le attuali e più urgenti minacce alla pace, dal protrarsi dell’aggressione russa contro l’Ucraina alla drammatica situazione in Medio Oriente”.

Mattarella ha rimarcato come “dalla concorde compartecipazione di tali responsabilità dipendono stabilità e sicurezza, così come prosperità e competitività del nostro continente, il cui processo d’integrazione molto ha contribuito – e dovrà continuare a contribuire – all’affermazione di un ordine multilaterale basato sulle regole, pacifico e interdipendente”.

Infine, ha concluso Mattarella, “rievocando l’emozionante ricordo della Cattedrale di Notre-Dame restaurata – simbolo della resilienza e dell’operosità dei francesi – Le rinnovo, caro Presidente, i più calorosi auguri per la solenne ricorrenza odierna, esprimendoLe i sensi della mia massima stima, con i migliori voti di benessere per la Sua persona e di fulgido avvenire per l’amico popolo di Francia”.

Trump: Putin mi ha deluso, è gentile poi bombarda tutti. Invieremo i Patriot a Kiev (ma pagherà la Nato)

Roma, 14 lug. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato che gli Stati uniti invieranno sistemi di difesa antiaerea Patriot all’Ucraina per fronteggiare i raid russi, ma il costo di queste armi sarà imputato agli alleati della nato.

“Glieli manderemo, i Patriot di cui hanno disperatamente bisogno”, ha affermato Donald Trump, a due settimane dall’annuncio di Washington della sospensione di alcune forniture di armi a Kiev, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa France Presse. “Non ho ancora deciso il numero – ha aggiunto -, ma li avranno perché hanno bisogno di protezione”.

La consegna delle armi farà parte di un accordo che coinvolge la Nato, la quale pagherà gli Stati Uniti per le armi che invierà all’Ucraina, secondo Trump. “In realtà invieremo loro vari equipaggiamenti militari molto sofisticati e loro ce li pagheranno al 100%”, ha detto Trump ai giornalisti, ribadendo di essere “deluso” dal presidente russo Vladimir Putin. “Putin ha davvero sorpreso molte persone. Parla gentilmente e poi bombarda tutti la sera”, ha dichiarato Trump, visibilmente contrariato.

Trump ha inoltre precisato che incontrerà lunedì il segretario generale della Nato, Mark Rutte, data in cui ha precedentemente annunciato di avere “una dichiarazione importante da fare sulla Russia”.

Intanto, l’inviato del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per l’Ucraina, Keith Kellogg, è arrivato a Kiev questa mattina per discutere di sicurezza e sanzioni contro la Russia, ha dichiarato il capo dell’amministrazione presidenziale ucraina Andriy Yermak. “Difesa, rafforzamento della sicurezza, armi, sanzioni, protezione del nostro popolo, rafforzamento della cooperazione tra Ucraina e Stati Uniti: ci sono molti argomenti da discutere”, ha scritto Yermak sull’app di messaggistica Telegram.

Fonti Forza Italia : nessun incontro in programma tra Tajani e Marina Berlusconi

Milano, 14 lug. (askanews) – Nessun incontro in programma tra il vicepresidente del consiglio e segretario di Forza Italia Antonio Tajani e Marina Berlusconi, come ipotizzato nei giorni scorsi. L’agenda del ministro degli Esteri è infatti fitta di appuntamenti istituzionali, sottolineano fonti di Forza Italia: stamattina è in programma a Quirinale l’incontro tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il cancelliere austriaco Christian Stocker, poi Tajani presiederà il Consiglio dei ministri in programma nel pomeriggio, al termine del quale partirà per gli Stati Uniti per incontrare il segretario di Stato americano Marco Rubio.

Sinner e la vittoria a Wimbledon: l’Italia si merita cose belle e sono contento di far parte di questa storia

Roma, 14 lug. (askanews) – “E’ il torneo che ho sempre sognato e ora, essere qui con il trofeo… anche se il trofeo non c’è… è semplicemente fantastico”. Jannik Sinner ha aperto la conferenza stampa dopo la vittoria storica a Wimbledon con un sorriso orgoglioso e parole cariche di emozione; peccato che qui, a differenze degli altri Slam, il trofeo non viene posizionato sul tavolo della conferenza accanto al vincitore.

“Questo torneo lo vedevo alla tv – racconta a Supertennis – ; cosa ho provato quando mi sono inchinato? Ero molto emozionato, non ho pianto ma ero davvero molto emozionato. Solo io e chi mi è vicino sa quello che ho passato e aver trionfato nel torneo che rappresentava il sogno dei sogni fin da quando sono piccolo, e farlo davanti alla mia famiglia, è una cosa bellissima. È una sensazione impossibile da descrivere. Già arrivare negli ultimi giorni di un torneo, in particolare di uno Slam, è molto complicato… essere qui, da vincitore, è qualcosa di straordinario”. Dopo la sconfitta del Roland Garros, la quinta consecutiva con Carlos Alcaraz, questa sfida aveva un doppio significato nella testa di Jannik: “E’ stato importante per me vincere di nuovo contro di lui – racconta – quando perdi tante volte diventa complicato anche se a dire il vero mi sono sentito sempre molto vicino, a Pechino, a Roma, al Roland Garros ho sempre avuto molte occasioni. Ma la cosa positiva è che non mi sono mai buttato giù, sono sempre tornato in campo con la voglia di lavorare più duramente possibile per provare a migliorare. Ora lui farà di tutto per battermi la prossima volta e io dovrò sempre farmi trovare pronto. E non solo con Carlos, arriveranno nuovi campioni e avremo sempre un mirino puntato addosso”. “Oggi le differenze sono state minime – Jannik racconta il match – , in certi casi ho avuto un po’ di fortuna, questa volta è toccato a me, a Parigi era toccata a lui. Dal secondo set ho avuto un buon ritmo e anche sul servizio sono stato più preciso. Ci sono solo delle piccolissime differenze tra noi. La rivalità con Carlos mi dà grandi motivazioni, so che dovrò sempre farmi trovare pronto ed è bella la sensazione di poter tirare fuori la migliore versione di me stesso”. Raggiunto un obiettivo così prestigioso, quali saranno i prossimi sogni da realizzare? “La motivazione è sempre alta, gli obiettivi non mancano. Ma il principale è continuare nella ricerca del miglior Jannik. A 23 anni ancora non posso essere al 100 %, ci sono ancora tante piccole cose che fanno la differenza”. Vagnozzi ha raccontato ad aver versato qualche lacrima nello spogliatoio: “Le vittorie negli Slam sono sempre speciali – spiega Jannik – ; ci siamo emozionati con il primo, in Australia, e poi con tutti gli altri ma qui c’è la storia. E’ molto speciale perché abbiamo attraversato mesi non facili e ora avere questa coppa tra le mani lo rende davvero speciale”.

Tra Jannik e Darren Cahill c’era una scommessa: “Prima della finale gli ho detto ‘se vinco scelgo io se rimani o meno a fine stagione’ – racconta – . La stagione è ancora lunga e abbiamo tanti tornei in programma ma io ho vinto la scommessa. Ho sempre cercato una persona onesta, e non solo sul campo da tennis. E lui lo è, sia nel successo sia nelle delusioni. Se rimane comunque non girerà più così tanto, ne parleremo a fine stagione anche se io ho sempre detto che mi piacerebbe averlo ancora nel team”. Sinner e l’orgoglio di aver regalato all’Italia il primo Wimbledon della storia dello sport italiano: “Mi fa piacere, mi sento fortunato ad essere italiano. L’Italia si merita cose belle, e sono contento di far parte di questa storia”. Jannik esce dalla sala conferenze principale di Wimbledon, lo attendono un fiume di interviste tv e Iga Swiatek: “Eh, sul ballare non sono proprio il massimo diciamo che me la cavo”.

Costruzione sostenibile: l’Italia pi consapevole, ma serve agire ora

Milano, 14 lug. (askanews) – Il settore delle costruzioni al centro delle principali sfide del nostro futuro, tra le quali un ruolo in primo piano spetta di diritto alla sostenibilit. Secondo la terza edizione del Barometro della Costruzione Sostenibile di Saint-Gobain, il settore edilizio globale si trova di fronte a una svolta decisiva. In un mondo segnato da sfide climatiche, demografiche e sociali, il report sulla costruzione sostenibile condotto in 27 Paesi su un campione di 4.000 stakeholder e 27.000 cittadini evidenzia una crescente consapevolezza e un forte desiderio di cambiamento, ma anche ostacoli ancora significativi sul fronte dell’attuazione.

Tra i punti chiave dello studio globale condotto da Saint-Gobain con Occurrence-Ifop si evidenziano una crescente consapevolezza e una urgenza condivisa: il 69% degli stakeholder e il 95% dei cittadini ritiene importante la costruzione sostenibile.

In questo contesto un ruolo chiave assegnato agli attori privati, architetti e aziende sono infatti visti come motori del cambiamento. Resta poi prioritario il focus ambientale: efficienza energetica e materiali green sono al centro, ma cresce l’attenzione anche alla resilienza ai rischi climatici. Il barometro sottolinea inoltre anche un gap tra conoscenza e azione: solo un terzo degli stakeholder ha infatti ricevuto formazione specifica, una questione che diventa un ostacolo all’adozione concreta di pratiche sostenibili.

Secondo l’analisi di Saint Gobain l’Italia mostra segnali incoraggianti: il 76% degli intervistati dichiara familiarit con la costruzione sostenibile, e il 98% la considera importante o prioritaria. Tuttavia, la sostenibilit ancora associata prevalentemente all’efficienza energetica (55%) e ai materiali sostenibili (41%), mentre l’11% riconosce l’importanza della salute degli abitanti.

Secondo l’analisi del barometro di Saint-Gobain la vera sfida oggi di passare da una consapevolezza diffusa a un impegno strutturale, con formazione, incentivi e politiche pubbliche mirate. Anche perch, come ha ricordato Gaetano Terrasini, AD di Saint-Gobain Italia e Grecia, “nel settore c’ molto da fare e tutti devono attivarsi per accelerare la transizione” e per “rendere davvero il mondo un posto migliore e pi sostenibile in cui vivere” “occorre unire gli sforzi di tutti”.

Popolari, quale Europa? Riflessioni sul nuovo volto del Ppe

La mozione di sfiducia alla presidente von der Leyen, respinta giovedì scorso dal Parlamento europeo, ha avuto un esito scontato: 360 voti contrari, 175 favorevoli e 18 astenuti. Ma, come ha scritto Sergio Fabbrini su Il Sole 24 Ore di ieri, il significato politico del dibattito che l’ha preceduta è tutt’altro che secondario. Da quel confronto sono emerse almeno tre tendenze, tutte preoccupanti per la salute democratica dell’Unione.

In primo luogo, si è registrata la compattezza della destra nazionalista nel tentativo di delegittimare l’attuale assetto europeista. I tre blocchi – i Conservatori europei (ERC), i Patrioti per l’Europa (PfE) e i sovranisti dell’ESN – si sono allineati in una manovra comune. La sola eccezione è venuta da Fratelli d’Italia, che si è astenuta dal voto, pur appartenendo a uno di quei gruppi. È un’ambiguità tutta italiana, che rivela la difficoltà del partito della premier Meloni a scegliere tra responsabilità di governo e identità originaria.

Tuttavia, il caso più allarmante riguarda un altro fronte: quello dei popolari.

Il Ppe verso la destra

Come giustamente osservato da Fabbrini, Manfred Weber ha spinto il Partito popolare europeo verso destra. Non si tratta solo di una linea tattica, ma di una trasformazione culturale. Rincorrendo i temi cari alla destra antieuropeista – dal rifiuto della transizione ecologica alla critica del Green Deal – il Ppe cerca di strappare voti ai sovranisti, senza accorgersi che in questo modo ne rafforza la narrazione. E, come sempre accade, quando si insegue la destra, si finisce per perdersi.

In questo quadro, è surreale il silenzio di chi, in Italia, continua a evocare la nascita di un “nuovo soggetto popolare” come “sezione italiana del Ppe”, ignorando ciò che il Ppe è oggi. Non solo non ci si interroga sull’evidente mutamento della sua fisionomia, ma si accetta, di fatto, l’adesione a una destra che nulla ha a che vedere con la storia del cattolicesimo democratico.

Il ruolo mancato di Forza Italia

Il discorso riguarda tutto il mondo cosiddetto moderato. Infatti, anziché agire da fattore riequilibratore, Forza Italia si accoda, senza voce e senza spirito critico, a ogni scelta del gruppo parlamentare guidato da Weber. Tajani, a scapito della coerenza che rivendica come uomo di centro, finisce per apparire come l’ombra docile del capogruppo bavarese. Eppure, la stagione attuale richiederebbe l’esatto opposto: una leadership capace di ribadire il carattere storicamente riformista del popolarismo europeo. Quello dei De Gasperi e dei Monnet, non dei cloni di Orbán. Per questo non bisogna lasciar cadere la suggestione, avanzata gia due anni fa dal Card. Zuppi, di una “Camaldoli europea”.

Per un neo-popolarismo europeista

La verità è che oggi, più che un allineamento a un Ppe spostato a destra, servirebbe una rifondazione del pensiero popolare europeo. Un neo-popolarismo che, di fronte alla sfida dei dazi di Trump e alla crisi delle istituzioni europee, sappia rilanciare il progetto dell’Unione come soggetto politico e non solo come mercato.

Per farlo, occorre recuperare l’autonomia culturale del cattolicesimo democratico, il suo legame con la giustizia sociale e il primato della persona. Chi si riconosce in questa tradizione ha oggi il dovere di prendere le distanze dal Ppe così com’è, e di ripensare, con coraggio e intelligenza, una nuova presenza popolare nell’Europa che verrà.

Cisl, la vera rivoluzione sindacale è ritrovare se stessi

Mercoledì prossimo, a Roma, si apre il Congresso nazionale della Cisl. Un congresso che incorona segretaria generale Daniela Fumarola, dopo la stagione guidata da Luigi Sbarra, approdato recentemente all’importante incarico istituzionale di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con la delega al Sud. Ma, per fermarsi alla Cisl, non possiamo non ricordare che si tratta di una assise importante non solo per il futuro di quella organizzazione ma anche, e soprattutto, per il futuro del sindacalismo italiano e per la stessa vita democratica del nostro paese. E questo per due ragioni di fondo.

Un sindacato che fa il mestiere del sindacato

Innanzitutto perché la Cisl, oggi, interpreta il vero profilo di quello che dev’essere un sindacato moderno, innovativo, libero e propositivo. Cioè di un sindacato che privilegia sempre e solo la contrattazione, il dialogo con le altre parti sociali, il confronto con il Governo nazionale e locale senza pregiudizi politici ed ideologici. Un sindacato, cioè, per dirla in termini banali e quasi scolastici, che fa il mestiere del sindacato. E quindi la difesa e la promozione dei ceti popolari, dei più disagiati e di tutti i cittadini che attendono dal sindacato risposte concrete e tangibili, al di là e al di fuori degli anatemi e delle crociate ideologiche. Un sindacato, infine, che fa dell’autonomia dalla politica e dai partiti la sua cifra distintiva. Senza confusione di ruoli e senza invadere il campo, improprio ed innaturale, della politica e dei partiti. O di ciò che resta dei partiti.

Le radici ideali e leredità della Cisl

In secondo luogo, e altrettanto importante, la Cisl resta fedele alla sua storia culturale, ideale e anche politica. Nel corso della mia vita ho conosciuto molti esponenti e dirigenti sindacali della Cisl. Per ragioni personali e di formazione politica e culturale, ho avuto la fortuna – e l’onore – di frequentare a lungo leader, statisti e dirigenti politici che avevano avuto le loro origini proprio nell’impegno sindacale a livello nazionale. Da Carlo Donat-Cattin a Franco Marini. Ebbene, la concezione che avevano queste personalità del sindacato e del rapporto che lo stesso sindacato doveva avere con la politica, era lo stesso che è stato predicato e, soprattutto, praticato in tutti questi anni dai vari dirigenti della Cisl che si sono succeduti al vertice dell’organizzazione di Via Po. E quindi, centralità della contrattazione locale e nazionale, autonomia da garantire e salvaguardare nei confronti di chicchessia, cultura del dialogo e del confronto senza pregiudiziali politiche, distinzione dei piani, priorità al merito delle questioni sul tappeto ed astensione dalle dispute politiche e partitiche. Detto con una sola parola, e senza alcuna polemica, l’esatta alternativa di tutto ciò che da anni caratterizza la Cgil di Landini.

La coerenza è la vera rivoluzione

Ecco perché, se vogliamo coniare uno slogan, la vera rivoluzione sociale e sindacale oggi è quella rappresentata dalla Cisl. Cioè di un sindacato fedele alle sue origini culturali e storiche che, seppur tra mille difficoltà, cerca di assolvere sino in fondo al ruolo che spetta costituzionalmente al sindacato. E questo perché, a volte, la vera rivoluzione è proprio quella di restare fedeli a se stessi, alla propria storia e al proprio ruolo..

Dalle parti di Sondrio: la grande fusione che minaccia una grande Banca

Dall’inizio del 2025 si assiste a una nuova stagione di concentrazioni bancarie, definita dalla stampa “risiko bancario”. Si tratta di operazioni di fusione attraverso offerte pubbliche di scambio (OPS), cioè offerte di azioni contro azioni, raramente accompagnate da conguagli in denaro. Alcune operazioni hanno attirato grande attenzione mediatica – come quella di Mps su Mediobanca o di Unicredit su Banco Bpm – mentre altre sono passate più in sordina. È il caso dell’Ops lanciata, a sorpresa, da Bper Banca su Banca Popolare di Sondrio all’inizio di febbraio 2025.

 

Una banca con 154 anni di storia

Fondata nel marzo 1871, la Popolare di Sondrio nasce nello spirito del credito cooperativo di Luigi Luzzatti. Tra i suoi soci più illustri si annoverano Fabio Besta, padre della ragioneria, ed Ezio Vanoni, insigne economista valtellinese e ministro. Ultima tra le popolari a trasformarsi in società per azioni, in seguito al decreto Renzi del 2015 che imponeva tale obbligo alle banche con attivo superiore agli 8 miliardi, la Popolare di Sondrio ha saputo mantenere nel tempo un forte radicamento territoriale, espandendosi però a livello nazionale e internazionale (si pensi alla Popolare Sondrio Suisse).

Crescita sana e visione sociale

Modello di banca del territorio, ha puntato su prossimità alla clientela, crescita organica, bilanci in ordine e utile costante. Ha sempre distribuito dividendi (nel 2025, 0,80 euro per azione sul bilancio 2024) e promosso la partecipazione attiva dei soci. In controtendenza rispetto alla “desertificazione bancaria” – che solo nel 2024 ha visto la chiusura di 609 sportelli in Italia, e altri 95 nel primo trimestre 2025 – la Popolare di Sondrio ha aperto 28 nuove filiali negli ultimi quattro anni, superando quota 530. Esemplare la riapertura dello sportello a Colere (BG), su petizione di 500 cittadini. Ultima apertura: Jesolo.

I numeri delloperazione e le ombre sul futuro

Venerdì 11 luglio si è chiuso il periodo di adesione all’Ops: Bper ha superato la soglia del 50%+1, raggiungendo il 58,35% del capitale di Popolare Sondrio (di cui il 19,74% portato da Unipol e lo 0,34% già posseduto). Se la fusione per incorporazione andrà in porto, si annunciano effetti rilevanti sull’occupazione e sulla struttura della banca: a Sondrio lavorano circa 900 dipendenti, pari al 28% del totale aziendale e al 4% della popolazione cittadina. Si teme il ripetersi del trauma già vissuto con la soppressione delle funzioni centrali del Credito Valtellinese dopo l’acquisizione da parte di Crédit Agricole.

Un piano industriale indipendente e virtuoso

A marzo, la Popolare di Sondrio ha presentato il proprio piano industriale 2025-2027, progettato in autonomia e già operativo. I numeri parlano chiaro:

  • utile netto cumulato previsto: 1,8 miliardi di euro;
  • dividendi complessivi nel triennio: 1,5 miliardi;
  • payout ratio all’85% già dal 2025 (contro il 63% del 2024, e il 75% previsto da BPER);
  • Roe superiore al 14% per tutto il piano;
  • Cet 1 ratio >14% al 2027;
  • 233 nuove assunzioni previste, dopo 406 già effettuate negli ultimi 5 anni, con priorità agli under 30.

Una contraddizione difficile da ignorare

Il progetto di Bper appare contraddittorio: mira ad assorbire una banca sana e radicata, escluderla dalla Borsa (delisting) e conservarne il solo marchio nelle aree storiche. Questo mentre il gruppo Bper contempla quattro banche nel suo perimetro: Bper, Banco di Sardegna, Banca Cesare Ponti e Bper Bank Luxembourg. Si parla della nascita di un “terzo polo bancario” dietro Intesa e Unicredit. Ma ciò che serve non sono poli, bensì banche che sappiano servire i territori, creando valore e coesione. Parafrasando un vecchia pubblicità, non serve una banca grande ma una grande banca.

Vanoni e la memoria di una comunità

Nella sede della Banca Popolare di Sondrio, proprio negli Uffici della Presidenza, vi è il ritratto di quel grande galantuomo e ministro che è stato Ezio Vanoni. Nel suo ultimo intervento al Senato il 16 febbraio 1956 – giorno in cui morì – ricordò come nella sua provincia, quella di Sondrio, ci fosse un piccolo Comune di 1.200 abitanti  che era collegato con la pianura per mezzo di una mulattiera, sicché occorrevano cinque ore di cammino a piedi per raggiungerlo. Quel piccolo villaggio di montagna ha avuto nelle due guerre il maggior rapporto tra popolazione residente e caduti. Nelle lapidi dell’ultima guerra si vedono vicini i nomi di fratelli e di cugini appartenenti alla medesima famiglia, il nucleo di quelle truppe di montagna la cui formazione è rispettata nel mondo. Sono gli alpini dei battaglioni Tirano e Morbegno – spiegava Vanoni – che ruppero con il loro sacrificio l’accerchiamento delle divisioni alpine in Russia. “Molte case oggi sono vuote delle loro giovani speranze e delle loro migliori forze. Ora noi dovremmo ricordarci di quegli uomini che in guerra e come partigiani sacrificarono la loro vita ad una Italia che tante volte si ricordava di loro solo per mandare la cartolina -precetto e non per costruire le strade che rendono più agevole la vita di queste contrade”.

Il monito di Vanoni, per analogia, vale anche oggi: ricordiamoci di cosa rappresenta la Popolare di Sondrio per la sua gente. È un esempio di finanza al servizio del territorio e dunque, anche nel nuovo scenario che si annuncia,  merita di restare tale.

“La libertà è in pericolo come mai dal 1945”: il severo monito di Macron

Nel suo discorso del 13 luglio, pronunciato alla vigilia della festa nazionale, Emmanuel Macron ha evocato “un momento di bascule”, avvertendo che “la libertà non è mai stata così minacciata oggi come dal 1945”. Un’affermazione drammatica che posiziona il presente accanto ai momenti più oscuri della Guerra fredda.

Questa vulnerabilità emergerebbe da una “aggravation des menaces”, tra cui la “permanenza della minaccia russa” e “la disinibizione del ricorso alla forza nel mondo”.

Lordine mondiale sotto pressione

Secondo Macron, l’ordine internazionale sorto nel dopoguerra si sta sgretolando perché “non ci sono più regole, prevale la legge del più forte”. Sebbene non nomini direttamente la Russia, è chiaro il riferimento alla sua aggressività nell’Europa orientale, e alle tensioni crescenti tra potenze.

A incalzare, anche il disimpegno americano e la crisi dei vecchi alleati, che mettono a rischio la coesione delle democrazie occidentali.

Verso nuovi impegni strategici e finanziari

Il discorso si innesta sulla “Revue nationale stratégique” di gennaio, che individua un intensificarsi delle minacce e la necessità di rispondere con  “sforzi supplementari”  .

La Legge di programmazione militare 2024‑2030 già prevede 413 miliardi € (+3 mld €/anno), ma Macron sembra pronto a far leva su possibili aumenti aggiuntivi, anche senza nuovi prelievi fiscali, e chiedendo il coinvolgimento di capitali privati.

Giovani, servizio e unità nazionale

Un altro pilastro del discorso riguarda il coinvolgimento della gioventù: Macron incarica il ministro Lecornu e il generale Burkhard di elaborare soluzioni affinché “la gioventù abbia l’occasione di servire”, con un impegno militare volontario o ibrido, integrato all’interno della società  .

Il presidente ha annunciato che verso fine estate o inizio autunno presenterà le proposte nel quadro dell’aggiornamento della programmazione difensiva.

Un discorso strutturale”

All’Eliseo, l’ufficio del presidente lo definisce un intervento “strutturale per l’avvenire delle nostre forze armate”. Macron ha avvertito che “affinché si sia temuti, bisogna essere potenti”, e che “la mobilitazione interministeriale è essenziale” per la difesa nazionale. Inoltre, ha chiarito che “la pace nel nostro continente dipende dalle decisioni attuali”, indicando la gravità della posta in gioco.

Perché non si può trascurare questo allarme

 

La dichiarazione concisa ma pesante — “libertà minacciata come mai dal 1945” — segna un cambio di paradigma nell’approccio strategico francese.

L’accelerazione russa e l’erosione dell’ordine globale suggeriscono che la Francia stia ricalibrando il proprio ruolo, da forza diplomatica a “protector power”. Il coinvolgimento della società civile, in particolare dei giovani, sottolinea come la difesa non sia più questione di forze armate, ma progetto collettivo. In un contesto europeo indebolito e con Washington più incerta, la Francia si propone come pioniere di una sovranità difensiva condivisa.

Conclusione

L’allarme lanciato da Macron all’Eliseo è un segnale concreto — politico, strategico e militare — che chiede lucidità, coesione nazionale, e prontezza strutturale. È tempo di considerare il passaggio non come un rimando, ma come una chiamata alla responsabilità collettiva.
Il rischio di una ennesima retorica patriottica?

Macron chiede coesione nazionale contro minacce esterne, ma il registro apocalittico del 13 luglio tradisce anche un’ambizione personale: quella di incarnare, da solo, garanzia di ordine e sicurezza. È la stessa postura “jupitérienne” con cui ha sciolto il Parlamento nel 2024 e centralizzato il potere all’Eliseo ‒ una concentrazione che molti definiscono neo-bonapartista. Se la libertà è davvero “mai così minacciata dal 1945”, la storia insegna che lo è anche di fronte a un eccesso di potere nelle mani di un solo uomo.

Tennis, Sinner: "E’ un sogno che si avvera"

Roma, 13 lug. (askanews) – “Con Carlos abbiamo un grande rapporto in campo e fuori, stiamo costruendo una rivalità incredibile e il merito è anche del suo team. Vincerà ancora tante volte questo trofeo. E’ speciale, c’è la mia famiglia e il mio team. E’ bellissimo”. Jannik Sinner parla così, sull’erba di Wimbledon, dopo aver vinto il torneo londinese. “Grazie a mio fratello – continua – perché è venuto visto che non c’era la gara di F1… Emotivamente la sconfitta di Parigi è stata dura, ma non importa come vinci o come perdi. Bisogna capire cosa non ha funzionato e lavorare lì, usare la sconfitta per migliorare. E’ per questo che ho vinto questo torneo. Il match-point? Ho servito molto bene, è stato fondamentale. Sui 5 set ogni momento può cambiare la partita, ho controllato i nervi. Il tappo di champagne? Solo a Wimbledon può succedere, è un torneo molto caro… Quando avrò finito tornerò da membro, è incredibile essere in questa posizione. E’ un sogno che si avvera e lo sto vivendo”.

Tennis, capolavoro Sinner: Wimbledon è sua

Roma, 13 lug. (askanews) – Jannik Sinner scrive la storia a Wimbledon, conquistando il suo primo titolo sui prati più prestigiosi del tennis e diventando il primo italiano a trionfare a Londra.

In una finale epica durata 3h6′, Sinner ha battuto il campione in carica Carlos Alcaraz con il punteggio di 4-6, 6-4, 6-4, 6-4, aggiungendo il quarto Slam alla sua bacheca (Australian Open 2024 e 2025, US Open 2024) e dimostrando di essere un vero fuoriclasse capace di vincere su ogni superficie. Soprattutto dimenticando il Roland Garros dove in vantaggio di due set a zero contro Alcaraz si è visto annullare tre match point per poi perdere il match. E così quando Sinner si è trovato a dover gestire la parte finale del match non ha sbagliato nulla conquistando Wimbledon al secondo match point.

Alcaraz parte lento sull’erba di Londra. Prima va sotto 4-2 perdendo il servizio al quinto game. Poi nell’ottavo game Sinner concede le prime palle break ad Alcaraz. Lo spagnolo sfrutta un errore di rovescio di Sinner per realizzare il controbreak, pareggiando i conti sul 4-4. Da quel momento, l’inerzia cambia. Alcaraz tiene il servizio con un ace, e nel decimo game, un doppio fallo di Sinner concede un set point allo spagnolo che chiude con una magia in allungo. 6-4 per Alcaraz.

Poi arriva la reazione di Sinner che subito nel primo gioco piazza un break fondamentale. Con un doppio fallo di Alcaraz e risposte aggressive, Sinner conquista tre palle break immediate e chiude con un altro errore dello spagnolo. Il set si chiude 6-4 per l’azzurro. Sinner è inarrestabile anche nel terzo parziale. Al nono game Sinner strappa il servizio ad Alcaraz, portandosi sul 5-4. L’azzurro serve poi per il set, chiudendo il parziale con un ace di seconda pazzesco e un altro ace di prima, dimostrando una concentrazione e una precisione incredibili. L’azzurro va 2-1 con un altro 6-4.

La battaglia finale è al quarto set. Il break al terzo game. Sinner poi sale anche 3-1. Nel quinto game, Alcaraz fatica ma è riesce a tenere il servizio, annullando una palla break e rimanendo aggrappato al match. Nel sesto game, anche con un pizzico di fortuna (un nastro e riga favorevoli), Sinner tiene il servizio, portandosi sul 4-2. Il capolavoro di Sinner nell’ottavo game quando l’altoatesino annulla due palle break e sale 5-3. Poi è tutta discesa fino all’ultimo game dove va avanti 40-0 e chiude al secondo match point.

Tennis, Jannik Sinner vince il Torneo di Wimbledon: è il primo italiano

Roma, 13 lug. (askanews) – Jannik Sinner trionfa a Wimbledon. Il campione in carica Carlos Alcaraz battuto in finale con il punteggio di 4-6, 6-4, 6-4, 6-4 dopo tre ore di partita.

Per il n°1 del mondo si tratta del 20° titolo della carriera, il quarto Slam (Aus Open 2024 e 2025, US Open 2024), il primo a Londra. Jannik diventa il primo italiano a vincere Wimbledon, il primo anche a riuscire a conquistare uno Slam su più superfici.

Jannik Sinner ha scritto la storia a Wimbledon, conquistando il suo primo titolo sui prati più
prestigiosi del tennis e diventando il primo italiano a trionfare a Londra. In una finale epica durata 3h6′, Sinner ha battuto il campione in carica Carlos Alcaraz con il punteggio di 4-6, 6-4, 6-4, 6-4,
aggiungendo il quarto Slam alla sua bacheca (Australian Open 2024 e 2025, US Open 2024) e dimostrando di essere un vero fuoriclasse capace di vincere su ogni superficie. Soprattutto dimenticando il Roland Garros dove in vantaggio di due set a zero contro Alcaraz si è visto annullare tre match point per poi perdere il match. E così quando Sinner si è trovato a dover gestire la parte finale del match non ha sbagliato nulla conquistando Wimbledon al secondo match point.

Alcaraz parte lento sull’erba di Londra. Prima va sotto 4-2 perdendo il servizio al quinto game. Poi nell’ottavo game Sinner concede le prime palle break ad Alcaraz. Lo spagnolo sfrutta un errore di rovescio di Sinner per realizzare il controbreak, pareggiando i conti sul 4-4. Da quel momento, l’inerzia cambia. Alcaraz tiene il servizio con un ace, e nel decimo game, un doppio fallo di Sinner concede un set point allo spagnolo che chiude con una magia in allungo. 6-4 per Alcaraz.

Poi arriva la reazione di Sinner che subito nel primo gioco piazza un break fondamentale. Con un doppio fallo di Alcaraz e risposte aggressive, Sinner conquista tre palle break immediate e
chiude con un altro errore dello spagnolo. Il set si chiude 6-4 per l’azzurro. Sinner è inarrestabile anche nel terzo parziale. Al nono game Sinner strappa il servizio ad Alcaraz, portandosi
sul 5-4. L’azzurro serve poi per il set, chiudendo il parziale con un ace di seconda pazzesco e un altro ace di prima, dimostrando una concentrazione e una precisione incredibili. L’azzurro va 2-1 con un altro 6-4.

La battaglia finale è al quarto set. Il break al terzo game. Sinner poi sale anche 3-1. Nel quinto game, Alcaraz fatica ma è riesce a tenere il servizio, annullando una palla break e rimanendo aggrappato al match. Nel sesto game, anche con un pizzico di fortuna (un nastro e riga favorevoli), Sinner tiene il servizio, portandosi sul 4-2. Il capolavoro di Sinner nell’ottavo game quando l’altoatesino annulla due palle break e sale 5-3. Poi è tutta discesa fino all’ultimo game dove va avanti 40-0 e chiude
al secondo match point.

“Perdere è difficile e triste, ma complimenti a Jannik per la vittoria. Non si può sempre vincere,
si è meritato il trofeo giocando un grande tennis per 2 settimane. Sono contento per lui, deve continuare così”. Così Carlos Alcaraz sull’erba di Wimbledon dopo la finale persa contro Jannik Sinner. “Coltiviamo la nostra amicizia fuori dal campo e la rivalità in campo. Sono molto orgoglioso di quanto fatto finora in stagione, ho fatto fatica all’inizio poi all’improvviso è tornata la gioia
sul campo e l’eccitazione che c’è ogni volta che scendo in campo mi aiuta. Così come mi aiutano il mio team e la mia famiglia. E’ stato un grande viaggio e voglio continuare a portare gioia sul
campo. Tornerò il prossimo anno, Wimbledon è uno dei tornei più belli se non il più bello del circuito. Mi sento a casa ogni volta”.

“Con Carlos abbiamo un grande rapporto in campo e fuori, stiamo costruendo una rivalità incredibile e il merito è anche del suo team. Vincerà ancora tante volte questo trofeo. E’ speciale, c’è la mia famiglia e il mio team. E’ bellissimo”. Jannik Sinner parla così, sull’erba di Wimbledon, dopo aver vinto il torneo londinese. “Grazie a mio fratello – continua – perché è venuto visto che non c’era la gara di F1… Emotivamente la sconfitta di Parigi è stata dura, ma non importa come vinci o come perdi. Bisogna capire cosa non ha funzionato e lavorare lì, usare la sconfitta per migliorare. E’ per questo che ho vinto questo torneo. Il match-point? Ho servito molto bene, è stato fondamentale. Sui 5 set ogni momento può cambiare la partita, ho controllato i nervi. Il tappo di champagne? Solo a Wimbledon può succedere, è un torneo molto caro… Quando avrò finito tornerò da membro, è incredibile essere in questa posizione. E’ un sogno che si avvera e lo sto vivendo”.

Dazi, Meloni: Ue può far valere proprie ragioni,Italia fa sua parte

Roma, 13 lug. (askanews) – “Anche oggi, il Governo è in stretto contatto con la Commissione europea e con tutti gli attori impegnati nella trattativa sui dazi. Una guerra commerciale interna all’Occidente ci renderebbe tutti più deboli di fronte alle sfide globali che insieme affrontiamo. L’Europa ha la forza economica e finanziaria per far valere le proprie ragioni e ottenere un accordo equo e di buon senso. L’Italia farà la sua parte. Come sempre”. E’ quanto afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Dazi, Schlein: Meloni esca da modalità aereo e venga in Parlamento

Roma, 13 lug. (askanews) – “Non parla Giorgia Meloni, nemmeno di fronte alla prepotenza del suo amico Trump che minaccia dazi al 30% per l’Europa e l’Italia dal primo agosto. Nemmeno dopo gli allarmi delle parti sociali e datoriali e delle associazioni di categoria, che paventano la chiusura di imprese e la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro. La sua maggioranza è sempre più allo sbando, Salvini se la prende con l’Ue pur di non ammettere che il suo idolo Trump rischia di dare un colpo devastante alla nostra economia. Nessuno al governo si occupa più delle persone e delle loro vite”. Lo afferma la segretaria del Pd Elly Schlein.

“Ora però Meloni scenda per un giorno dal volo con cui viaggia per il mondo a stringere mani fingendo che in Italia vada tutto bene, esca dalla modalità aereo e si prenda le sue responsabilità davanti al Parlamento e quindi al Paese, per spiegare cosa intende fare per evitare che il primo agosto i dazi si abbattano al 30% sul sistema produttivo e sui lavoratori italiani con conseguenze drammatiche e per sostenere il negoziato UE affinché si sventi una guerra commerciale dolorosa per tutti”, conclude.

Milano, il 22 luglio torna "Games of Sforza": decima edizione

Milano, 13 lug. (askanews) – Martedì 22 luglio alle ore 21 la storia degli Sforza rivive al Castello Sforzesco. Nel Cortile delle Armi, va in scena per il decimo anno Game of Sforza – I 50 anni che sconvolsero Milano, spettacolo di e con Davide Verazzani. “Game of Sforza” racconta, in 90 minuti la storia della famiglia degli Sforza che governò il Ducato di Milano nella seconda metà del XV secolo e in soli 50 anni sconvolse la città, portando gloria militare, progresso e cultura.

Game of Sforza, torna per il decimo anno, proprio nel luogo in cui queste storie nacquero. In dieci anni lo spettacolo ha totalizzato più di 6.000 spettatori e spettatrici ed è stato accolto positivamente dalla critica teatrale. Con gli Sforza, Milano divenne una capitale ricca, temuta e apprezzata, che cambiò il suo volto grazie al genio di Leonardo Da Vinci e alla costruzione del Castello Sforzesco e del Naviglio della Martesana. Ma quella degli Sforza è anche una storia di intrighi e potere, passioni e amori, alleanze e tradimenti, in cui spiccano personaggi come Francesco Sforza, Ludovico il Moro e Leonardo da Vinci.

Davide Verazzani, drammaturgo e scrittore, racconta in uno spettacolo divertente ma rigoroso il passato della città di Milano, molto simile all’oggi, con protagonisti che si comportano come nostri contemporanei: sembra proprio serie fantasy come Game of Thrones non abbiano inventato quasi nulla. “Allora è facile, durante lo spettacolo, immaginare Ludovico il Moro intento a passare in rassegna i suoi soldati, Leonardo da Vinci che cammina pensieroso, Beatrice d’Este che gioca con le dame di compagnia, proprio lì dove si è seduti. E se, durante lo spettacolo, si sente un brivido lungo la schiena, potrebbe essere brezza, certo, ma forse anche il fantasma di uno Sforza che chiede permesso: fatelo sedere insieme a voi, ad ascoltare incantato le vicende di una famiglia che in 50 anni, arrivando dal nulla, ha preso e poi perso il potere, riuscendo però a cambiare per sempre il volto di Milano, e a diventare immortale”, ha detto Verazzani.

La nave Freedom Flotilla è salpata (di nuovo) alla volta di Gaza con gli aiuti umanitari

Roma, 13 lug. (askanews) – La nave “Handala” della Freedom Flotilla Coalition è salpata da Siracusa alla volta della Striscia di Gaza, poche settimane dopo che le forze israeliane hanno sequestrato la precedente nave, “Madleen”, con cui la coalizione ha già tentato di rompere l’assedio israeliano e portare aiuti alla popolazione di Gaza.

Stando a quanto precisato dalla coalizione sui propri account social, Handala “trasporta aiuti umanitari salvavita e un messaggio di solidarietà da parte delle persone di tutto il mondo che si rifiutano di rimanere in silenzio mentre Gaza viene affamata, bombardata e sepolta sotto le macerie”.

“A bordo ci sono medici volontari, avvocati, attivisti per la giustizia sociale, giornalisti e organizzatori di comunità. Non siamo governi. Siamo persone, che intervengono laddove le istituzioni hanno fallito”, si sottolinea nel comunicato stampa, rimarcando che questa missione “è per i bambini di Gaza”.

Lo stesso nome della nave, Handala, arriva dal personaggio creato dal famoso vignettista palestinese Naji al-Ali. “Un bambino rifugiato a piedi nudi che volta le spalle all’ingiustizia e che ha giurato di non mostrarsi in volto finché la Palestina non sarà libera – ha ricordato la Freedom Flotilla Coalition – questa imbarcazione porta con sé il suo spirito e quello di ogni bambino di Gaza a cui sono stati negati sicurezza, dignità e gioia”.

MotoG, Bagnaia soddisfatto: "Terzo posto positivo"

Roma, 13 lug. (askanews) – Bagnaia riesce a raddrizzare un weekend partito male con l’undicesimo tempo nelle qualifiche e il dodicesimo posto nella Sprint. Nella gara al Sachsenring sale sul terzo gradino del podio. Risultato viziato dalle due cadute davanti a lui, ma il torinese aveva rimontato fino alla quinta posizione e stava ricucendo il gap su Alex Marquez. Nel parco chiuso, afferma: “È stata una gara molto dura; anche se le condizioni era migliori rispetto all’anno scorso, era complicato in curva 1, dove non era semplice entrare nel modo giusto. Siamo riusciti a concludere in terza posizione: quest’anno non importa se inizio davanti o dietro, finisco sempre tra i primi tre. Dobbiamo mantenere degli aspetti positivi per Brno.”

MotoGp, dominio Marquez: vince anche in Germania

Roma, 13 lug. (askanews) – Marc Marquez vince il GP di Germania dominando i tutti i 30 giri di gara. Si tratta del dodicesimo centro in carriera su questa pista se si considerano tutte le classi. Seconda posizione per Alex Marquez (Gresini), seguito da Francesco Bagnaia. La settima affermazione in 11 round consolida ulteriormente la leadership di Marc nel Mondiale MotoGP: ora sono 83 i punti di vantaggio sul fratello minore, mentre Pecco incassa un ritardo di 147 lunghezze. Il Gran Premio di Germania al Sachsenring si è svolto con cielo leggermente nuvoloso e forte vento, ma senza pioggia. Marc Marquez ha dominato la gara fin dall’inizio, prendendo il comando e aumentando gradualmente il suo vantaggio, concludendo con una doppietta Sprint-gara lunga, la settima nel 2025. La lotta per il podio è stata intensa, ma caratterizzata da numerose cadute, con solo 10 piloti che hanno raggiunto il traguardo. Tra le vittime delle cadute ci sono stati Pedro Acosta, Di Giannantonio e Bezzecchi, tutti mentre lottavano per le posizioni di vertice. Alex Marquez ha beneficiato di queste cadute, conquistando il secondo posto nonostante un recente infortunio, mentre Bagnaia ha salvato il suo weekend difficile con un terzo posto.