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Tennis, Sinner rinuncia alla Davis: "Decisione difficile"

Roma, 20 ott. (askanews) – Jannik Sinner è arrivato a Vienna con la consueta calma controllata di chi sa già dove vuole arrivare. Mercoledì farà il suo esordio all’ATP 500 contro Daniel Altmaier, in un torneo a cui è legato da ricordi precisi: fu uno dei primi a dargli fiducia, offrendogli una wild card quando ancora cercava di farsi spazio tra i grandi. Da allora, Vienna è diventata quasi una tappa simbolica, un punto di ritorno nella geografia del suo tennis.

Ma stavolta, la vigilia ha avuto tutt’altro tono. Il giorno del media day, la domanda non poteva che arrivare: la Coppa Davis, e la decisione di non rispondere alla convocazione per il 2025. Sinner non si è sottratto. “Ho vinto la Davis Cup due volte – ha detto -. Con il mio team abbiamo deciso così perché la stagione, alla fine dell’anno, è molto lunga e ho bisogno di una settimana extra di pausa per iniziare prima la preparazione. L’obiettivo è ripartire al meglio in Australia”.

Una risposta lucida, quasi chirurgica, che lascia intendere la priorità: la gestione del corpo, del tempo, della carriera. Un atleta che ragiona per cicli, non per emozioni. “Negli ultimi due anni non sono arrivato al top perché c’era poco tempo – ha aggiunto -. Quindi abbiamo preso questa decisione”.

È un Sinner maturo, forse più pragmatico, quello che parla a Vienna. E nonostante le polemiche che la sua rinuncia inevitabilmente accende, il tono resta sereno. Nessuna chiusura, solo un bisogno di equilibrio. “È una scelta difficile rinunciare alla Davis, ma averla vinta già due volte ha avuto il suo peso. L’importante è partire bene nel 2026: una settimana in più di preparazione può cambiare tutto”. Nel confronto con i media austriaci, Sinner ha parlato anche del Six Kings Slam, il ricco torneo esibizione in Arabia Saudita che ha vinto per la seconda volta. “Si sa perché si gioca lì, non è un segreto – ha ammesso -. Ma non bisogna perdere il motivo per cui si gioca: ho una grande passione per il tennis, mi diverto. L’Arabia Saudita è importante per il futuro: può darci molto, anche come base di tifosi. Lì hanno giocato i migliori per presentare il tennis nel modo migliore possibile. Tutto qui”.

A chi gli chiede del suo rapporto con la maglia azzurra e con il confine che separa l’Alto Adige dall’Austria, Jannik risponde con la consueta sobrietà: “Mi sento pienamente italiano”. Poi aggiunge un dettaglio affettuoso: “Sesto è a sei ore di macchina da qui. Questo torneo mi ha aiutato tanto: ho iniziato qui, due anni fa ho vinto, quindi per me è un evento speciale”.

Trump imbarazza Meloni sui dazi, opposizioni all’attacco

Roma, 20 ott. (askanews) – Donald Trump imbarazza Giorgia Meloni sui dazi e le opposizioni vanno all’attacco, chiedendo un chiarimento.

Ieri, sul suo profilo Truth, il presidente americano ha rilanciato il post X di Lynne Patton, un’attivista di primo piano del movimento MAGA (Make America great again) che fa riferimento al tycoon. Patton, allegando un video sul modello di un servizio giornalistico televisivo, elogia la premier perchè “sfida l’Unione europea e cerca di ottenere un accordo commerciale diretto con Trump. Ben fatto Meloni. È una mossa brillante”. Un ‘repost’, quello dell’inquilino della Casa Bianca, molto imbarazzante, dato che la competenza per le trattative sui dazi – ancora in corso su alcuni punti – sono di esclusiva competenza della Commissione europea. E’ dunque comprensibile il perchè Palazzo Chigi abbia tenuto, a lungo, la consegna del silenzio, decidendo poi di uscire con la formula delle “fonti”. Sui dazi, è stato ribadito oggi a fine mattinata, le trattative “sono condotte dalla Commissione europea” dato che è una materia di competenza esclusiva dell’Unione.

E’ diversa la questione dei temuti dazi del 107% che potrebbe colpire alcuni produttori di pasta. Questi, infatti, non rientrano nel ‘pacchetto’ deciso da Trump ma sono un’iniziativa del Dipartimento del Commercio che al termine di un’indagine ha ipotizzato una questione di “dumping”, ovvero di concorrenza sleale. Lettura a cui il governo italiano si è da subito opposto. Su questo dossier, hanno specificato le fonti di Palazzo Chigi, è stata “da tempo avviata un’interlocuzione bilaterale, che affianca l’azione della Commissione”, come confermato oggi anche da Bruxelles.

Rassicurazioni ufficiose che, però, non bastano alle opposizioni. “Servono parole chiare: il governo smentisca quelle parole e chiarisca, magari in Parlamento, da che parte sta l’Italia”, chiede il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia. Sulla stessa linea Italia viva e Avs che con il capogruppo a Palazzo Madama Peppe De Cristofaro dice chiaramente: “La Presidente del Consiglio deve chiarire in Parlamento, non basta il solito video sui social”.

Netanyahu: sganciate 153 tonnellate di bombe domenica su Gaza. Trump: se Hamas viola tregua lo sradichiamo

Roma, 20 ott. (askanews) – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato al parlamento che Israele ha sganciato 153 tonnellate di bombe domenica su obiettivi a Gaza in risposta a quella che l’esercito ha definito una violazione del cessate il fuoco da parte del gruppo palestinese Hamas. Dall’altro lato, il presidente Usa Trump incontrando i giornalisti ha detto: “Abbiamo la pace in Medio Oriente per la prima volta in assoluto, abbiamo stretto un accordo con Hamas”, ma ha chiarito che se non si comporteranno bene, “interverremo, li sradicheremo. Se necessario saranno sradicati, e lo sanno”.

Trump ha ribadito la sua convinzione che l’attacco mortale di ieri contro le truppe Idf a Gaza non sia stato autorizzato dalla leadership del gruppo. “Non credo che sia stata la leadership, ma c’è una certa ribellione al loro interno. Hanno ucciso alcune persone, molte persone”, ha continuato Trump, apparentemente passando a parlare delle decine di esecuzioni che Hamas ha compiuto contro membri di clan rivali, non dell’attacco alle truppe israeliane di domenica. “Ma questo è un gruppo violento. Sono diventati molto turbolenti e hanno fatto cose che non avrebbero dovuto fare. Se continuano così, allora risolveremo la situazione, e accadrà molto rapidamente e con violenza”, ha insistito Trump, suggerendo nuovamente che saranno gli Stati Uniti a eliminare Hamas, prima
di chiarire che altri eseguiranno gli ordini di Washington.

Bce, Schnabel: in Europa banche troppo influenti su Unione mercati

Roma, 20 ott. (askanews) – Isabel Schnabel, componente del Comitato esecutivo della Bce punta il dito contro quella che sostiene essere una “eccessiva capacità di influenza delle banche in Europa” sulla decisioni riguardo all’Unione dei mercati dei capitali. E, più indirettamente, contro il numero eccessivo di imprese troppo piccole, su cui peraltro ha preso come esempio, anche se non in termini negativi, il caso italiano e di Milano in particolare.

Sui progressi rilento del progetto per l’Unione dei mercati, “do una spiegazione che è che tutto quello che succede sui mercati finanziari in Europa è molto spinto dalle banche. Le banche hanno un potere così forte sulle politiche europee che il primo progetto che verrà portato avanti nell’unione dei mercati dei capitali è quello sulle cartolarizzazioni”. Mentre secondo Schnabel “ha relativamente poco a che fare” con la necessità di reperire finanziamenti per startup e capitale di rischio sull’innovazione.

“Questa è una questione rilevante – ha sostenuto -: le banche sono troppo influenti su questi processi”. Mentre gli operatori di “venture capital” o simili “non hanno una voce paragonabile”. Schnabel, che parlava in occasione di una conferenza sulla macroeconomia, è conosciuta per essere tra coloro che spingono per una linea più intransigente sulla politica monetaria della Bce.

Inoltre “ho imparato che molto dipende dalla tassazione. C’è una enorme distorsione fiscale in Europa dovuta alla tendenza ad avvantaggiare il debito e sfavorire le azioni. Penso che questa sia una grande questione che potrebbe essere risolta e che farebbe la differenza”. (E non sarebbe positivo per le banche, ha detto, incalzata su questo punto dall’intervistatrice).

Secondo Schnabel, in generale nella Ue è sbagliato fissarsi sulla “percentuale del rapporto Draghi attuata”. Ci sono tantissime raccomandazioni nel rapporto, “forse troppe. Penso che servirebbe identificare quali siano quelle che cambierebbero veramente le cose, quali sono quelle che contano davvero e focalizzarsi su quelle. Per fare tutto ci vuole l’eternità”. Invece spingere sui “cinque progetti chiave, tra cui per me ci sta il 28º regime: se riesci a fare i cinque progetti chiave sarebbe enorme”.

Infine, sull’assenza di imprese giganti equivalenti a quelle Usa, “un paio di settimane fa stavo a Milano e stavo passeggiando nel centro. E’ molto bello perché hai tutti questi piccoli negozi che, fondamentalmente, in Germania sono spariti. Ovviamente probabilmente questi negozi non sono enormemente produttivi, ma ci piacciono lo stesso”. Ma “il 30% delle imprese dell’area euro ha meno di 10 addetti e 50% delle imprese hanno meno di 50 addetti. Stiamo parlando veramente di imprese piccole”, ha rilevato.

M5S, stasera riunione parlamentari, Conte alle prese col caso Appendino

Roma, 20 ott. (askanews) – Si riunisce stasera alle 21 esclusivamente on line l’assemblea congiunta di deputati e senatori del Movimento 5 stelle, nuovamente impegnato in una tesa discussione interna in seguito ai risultati elettorali deludenti delle sue liste nelle recenti tornate delle elezioni regionali. Sabato scorso sono arrivate le dimissioni da vicepresidente del Movimento di Chiara Appendino, “scelta sofferta”, ha scritto su Facebook. “Dobbiamo aprire una discussione vera e invertire la rotta”, ha scritto l’ex sindaca di Torino. Senza edulcorare il livello delle sue critiche: “Siamo diventati troppo attenti agli equilibri interni, troppo preoccupati degli accordi di palazzo, troppo distanti dalle persone e dai nostri principi. E non è neanche una questione di alleanze in sé. È questione di come ci stiamo dentro”, ha spiegato, alludendo evidentemente alla conduzione del Movimento da parte di Giuseppe Conte. Non a caso la reazione del vertice M5S, a parte mettere in campo interviste e dichiarazioni dei big contiani, è stata quella di mettere in calendario immediatamente, da giovedì a domenica prossimi, la votazione on line degli iscritti per la rielezione di Conte, attraverso la quale si arriva alla decadenza di tutti gli altri esponenti del gruppo dirigente, di fatto togliendo “peso” alle dimissioni della deputata piemontese.

La discussione si è già svolta nel Consiglio nazionale M5S, viene riportata stasera “nella sede opportuna”, dicono fonti parlamentari dei 5 stelle, dell’assemblea dei parlamentari. Lì dove Appendino aveva già sollevato le sue critiche annunciando di volersi “mettere in discussione” la scorsa settimana, ma senza dimettersi formalmente dalla carica. Filtra dagli ambienti vicini a Conte e dalle prese di posizione pubbliche che criticano in questi giorni la dirigente che ha aperto il dibattito, un fastidio che è soprattutto di metodo: per le indiscrezioni filtrate attraverso la stampa, per la mancata smentita delle dimissioni che, appunto, non erano state date martedì scorso nell’assemblea congiunta ma erano finite ugualmente sui giornali, per la scelta di una tempistica “inopportuna”, dal momento che il confronto si apre prima della chiusura delle elezioni regionali. Prima, soprattutto, della Campania, sulla quale la forza politica guidata da Conte ha scommesso tantissimo, accettando di fare i conti con il presidente uscente Vincenzo De Luca, un tempo nemico numero uno dei “grillini”, pur di correre per la presidenza con un esponente storico del Movimento come l’ex presidente della Camera Roberto Fico. Il sospetto che filtra è che la discussione sia stata aperta ora perché una eventuale vittoria di Fico sarebbe percepita come un successo di Conte e cancellerebbe l’onta dei risultati deludenti delle liste M5S nelle Marche, in Calabria e in Toscana.

Gli ambienti vicini all’ex premier negano che ci sia stato, in Consiglio nazionale, un “processo” ad Appendino. Ma il M5S, pur molto cambiato in era Conte, è pur sempre una forza con solide (e rivendicate) radici in una idea di politica “etica”. E se il tema si sposta dal merito suggerito dalla vicepresidente dimissionaria (la “postura” da tenere negli accordi per le alleanze, cioè con il Pd) al metodo e al momento da lei scelti per aprire quella che definisce “discussione vera”, sarà difficile che il confronto possa evitare qualche asprezza.

SAP NOW AITour: l’AI protagonista del business

Milano, 20 ott. (askanews) – L’Intelligenza Artificiale come leva strategica per rendere le aziende pi agili, connesse e competitive. stata questa la chiave di lettura del SAP NOW AI Tour, tappa italiana del roadshow globale firmato SAP. Un evento dedicato al confronto, al racconto di esperienze reali e all’esplorazione delle tecnologie che stanno cambiando il modo in cui le imprese operano, come spiegato da Carla Masperi, Amministratore Delegato di SAP Italia.

“Per noi molto importante Unleash the Future, perch riteniamo che l’artificial intelligence, che un po’ al centro delle conversazioni di questo SAP Now, non debba essere interpretata come una mera conversazione tecnologica, ma diventa il modo in cui l’azienda pu aprirsi al futuro con nuovi modelli di business. La priorit non parte dalla AI generativa, predittiva o conversazionale, ma parte dalla business AI e quindi parte dall’analisi dei processi e quindi noi portiamo tutta l’AI che serve al fine di raccontare un processo innovativo, trasformativo, che porti effettivamente valore all’azienda. L’agentica AI l’ultima nata, l’agentica AI per ruolo e quindi gli assistenti per ruolo sono la conferma del nostro impegno a portare l’AI non in maniera generica, ma ritagliata sulle singole esigenze di business”.

Quest’anno il focus dell’evento stato incentrato sull’Intelligenza Artificiale e su come la SAP Business AI stia diventando un fattore determinante per migliorare l’intera catena del valore di un’organizzazione, connettere i processi chiave, e rendere il lavoro pi facile e motivante per le persone. A sottolinearlo stata anche Augusta Spinelli, President Europe, Middle East and Africa (EMEA) Customer Success, SAP.

“Le aziende oggi, i nostri clienti, quando parlano con noi ci dicono che le grandi sfide sono come essere resilienti, come essere pi agili per navigare le sfide che nel mondo del business ci sono e continueranno ad esserci. L’AI pu aiutare e molto perch pu consolidare informazioni, elaborare informazioni, suggerire possibili scenari, aumentare la produttivit. Quando guardiamo l’azienda end to end pu aumentare ad esempio la resilienza e l’agilit della supply chain che una delle grandi, grandissime sfide che i nostri clienti oggi stanno incontrando. La strategia di SAP molto semplice, business suite first, AI first, business suite, i processi end to end, AI embedded dappertutto, in tutte le applicazioni. La strategia di SAP, applicazioni, dati e AI, la possibilit di avere in una maniera semanticamente consistente, senza nessuna duplicazione, i dati che vengono prodotti dalle applicazioni”.

Il programma della giornata stato ricco e articolato: riunioni plenarie, panel tematici, testimonianze dirette di clienti e partner, speed pitch e sessioni dimostrative che, fra le altre cose, hanno fissato le priorit del contesto italiano per SAP. Il SAP NOW AI Tour, dunque, ha rimarcato sia le enormi potenzialit dell’azienda che quelle dell’AI se connesse strettamente linkate al contesto in cui opera l’organizzazione dell’azienda, confermando SAP sempre pi leader globale nelle applicazioni aziendali e nella Business AI.

Von der Leyen ai leader europei: l’elettricità è troppo cara nell’Ue (soprattutto in Italia e Irlanda)

Bruxelles, 20 ott. (askanews) – I prezzi dell’energia pagati dalle famiglie e dalle imprese nell’Ue, soprattutto in paesi come l’Italia e l’Irlanda, sono troppo alti, in particolare rispetto a quelli pagati in Usa e Cina, e rappresentano un fattore importante a sfavore della competitività internazionale europea, mentre d’altra parte, tasse, accise e altri prelievi sull’elettricità nei diversi paesi membri sono eccessivi e penalizzanti rispetto al gas, quando è noto che l’elettrificazione è centrale per la strategia di decarbonizzazione e della sicurezza energetica.

E’ quanto sottolinea la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, nel paragrafo intitolato “Energia a prezzi più accessibili per l’industria e le famiglie” della lunga lettera da lei inviata oggi ai leader dei Ventisette, in vista della discussione sulla competitività economica dell’Ue prevista al Consiglio europeo di giovedì 23 ottobre, a Bruxelles.

“I prezzi dell’energia in Europa – osserva von der Leyen – sono significativamente più alti che negli Stati Uniti e in Cina. Sebbene i prezzi del gas siano oggi più di 10 volte inferiori rispetto al picco della crisi energetica” dopo l’inizio dell’aggressione della Russia all’Ucraina, “sono ancora circa il doppio rispetto a prima della crisi. L’Ue paga annualmente circa 400 miliardi di euro per l’importazione di petrolio e gas”.

“Abbiamo preso provvedimenti. Siamo passati – ricorda la presidente della Commissione – dall’essere un attore di mercato prevalentemente regionale, con il 45% delle importazioni dalla Russia, a diventare un importatore globale di gas naturale liquefatto (Gnl)”. Tuttavia, “si prevede che entro il 2027-28 entrerà in funzione una nuova capacità di esportazione di Gnl, che dovrebbe esercitare una pressione al ribasso sui prezzi”.”Ma, al di là del gas, anche altri aspetti delle bollette energetiche rimangono sottoposti a costi troppo elevati: tasse, prelievi (come in Italia le accise, ndr) e oneri sono aumentati lo scorso anno sia per l’industria che per le famiglie. L’elettricità – rileva von der Leyen – è colpita in modo sproporzionato, con tasse per l’industria 15 volte superiori a quelle per il gas, e per le famiglie cinque volte superiori. Questo va contro la nostra necessità di elettrificare massicciamente. E come tutti sappiamo: l’elettrificazione dovrebbe essere al centro dei nostri obiettivi sulla competitività, la sicurezza energetica e il clima”.

Comunque, precisa la presidente della Commissione, “all’interno della nostra Unione, la realtà varia significativamente da paese a paese. I prezzi sono più bassi in Svezia, Finlandia, Francia e Spagna, ma notevolmente più alti in Italia, Irlanda e nell’Europa sudorientale. Dobbiamo studiare misure Ue efficaci e a breve termine per ridurre i prezzi dell’energia nell’Unione, salvaguardando al contempo la parità di condizioni interna. In questo contesto – annuncia -, la Commissione europea presenterà proposte pertinenti il ​​più presto possibile”.

Von der Leyen ricorda poi che nel suo discorso ‘sullo Stato dell’Unione’, a settembre a Strasburgo, aveva lanciato una nuova iniziativa chiamata “Autostrade dell’Energia”. “Uno alla volta – spiega – elimineremo otto colli di bottiglia critici nella nostra infrastruttura energetica. I primi progetti pilota saranno avviati già quest’anno. E proporremo un nuovo ‘Pacchetto Reti’ per rafforzare la nostra infrastruttura di rete, sia nazionale che transfrontaliera, e accelerare il rilascio delle autorizzazioni”.

Ma mentre la Commissione accelera proprio lavoro, osserva ancora von der Leyen nella lettera ai leader dei Ventisette, “molto può essere fatto a livello di Stati membri”. E a questo punto la presidente della Commissione rivolge un vero e proprio appello ai capi di Stato e di governo: “Vi invito a sfruttare in autunno il quadro rafforzato degli aiuti di Stato (che consente di sostenere la transizione pulita, ndr), per ridurre le tasse e le accise sulle bollette elettriche, a semplificare le procedure di autorizzazione e a collaborare con le banche promozionali (come in Italia la Cassa Depositi e Prestiti, ndr) e la Bei (la Banca europea per gli investimenti, ndr), e per ridurre i rischi dei ‘Power Purchase Agreement’ (i contratti di fornitura di energia elettrica a lungo termine, ndr), che possono essere molto rilevanti per le industrie ad alta intensità energetica”.

“La Commissione – conclude von der Leyen – è pronta ad assistervi in questo lavoro, anche attraverso la nostra Task Force sull’energia, e a contribuire a preservare condizioni di parità”.

#RigeneraBoschi, i risultati del primo anno di monitoraggio

Roma, 20 ott. (askanews) – Dopo un anno di ricerca e monitoraggio, sono stati presentati a Palazzo Grazioli i risultati di #RigeneraBoschi, il progetto di Sorgenia dedicato alla cura e alla conoscenza delle foreste italiane.

Un evento che segna l’approdo del progetto nelle sedi istituzionali, con la partecipazione di esponenti politici e rappresentanti del mondo scientifico, e che racconta un percorso nato per studiare da vicino i boschi e comprenderne i segnali, attraverso dati concreti e basi scientifiche. Afferma cos Michele De Censi, amministratore delegato Sorgenia: “Per parlare di sostenibilit bisogna avere a disposizione degli elementi concreti e numerici con basi scientifiche, ed ci che abbiamo fatto. Nel Prof. Giorgio Vacchiano abbiamo trovato un interlocutore scientifico importante e anche altri stakeholder si sono mostrati interessati ad approfondire questo tema. Inoltre, abbiamo cercato di veicolare le nostre ricerche ai ragazzi facendo vivere loro la vera esperienza all’interno dei boschi per trasferire l’importanza di questo nostro patrimonio.” L’iniziativa, che ha ricevuto il patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranit Alimentare e delle Foreste e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha monitorato cinque boschi italiani grazie ai sensori Tree Talker installati sugli alberi, raccogliendo oltre settemila ore di dati in ciascuna delle aree osservate. Ce lo spiega Giorgio Vacchiano, docente dell’Universit degli studi di Milano: “Con #RigeneraBoschi abbiamo installato sensori in alcuni boschi italiani prendendo ogni ora i parametri vitali di alberi di diversa specie, per capire il loro stato di salute e la loro gestione. Sono effettivamente boschi curati che hanno prodotto molto, sono pi stabili al vento e resistono meglio agli effetti della crisi climatica, come la siccit. A volte abbiamo ottenuto dei risultati inaspettati e questo ci guider nel secondo anno per capire come funzionano gli alberi e come adeguare la nostra gestione per diventare davvero climaticamente intelligenti. ” All’interno di #RigeneraBoschi, Sorgenia ha voluto indagare anche il legame tra cittadini e foreste, commissionando all’Universit di Bari la ricerca “Il rapporto degli italiani con i boschi e le foreste”. Un’indagine su oltre duemila persone che mostra come gli italiani siano sempre pi consapevoli del valore dei boschi e del loro ruolo nella lotta alla crisi climatica. “L’obiettivo di questa ricerca stato quello di capire qual la percezione delle risorse forestali da parte degli italiani e quali sono i loro comportamenti all’interno dei boschi – afferma Giovanni Sanesi, docente dell’Universit degli studi di Bari – I risultati sono di estremo interesse perch emerge una percezione delle foreste quasi sovradimensionata rispetto al patrimonio reale, quindi gli italiani credono di avere molte pi foreste di quante in realt ci siano”. Il progetto #RigeneraBoschi di Sorgenia prosegue con nuovi cicli di monitoraggio e attivit di educazione ambientale nelle scuole, coinvolgendo studenti e insegnanti in un percorso di conoscenza e tutela delle foreste, per diffondere una maggiore consapevolezza sull’importanza dei boschi nella vita di tutti i giorni.

ARSIAL, a Velletri l’evento “Il Lazio del vino che verr”

Roma, 20 ott. (askanews) – Una giornata dedicata alla ricerca, alla sperimentazione e al confronto tra mondo scientifico, produttori e istituzioni. stato questo il cuore dell’evento “Il Lazio del vino che verr – Ricerca, territorio, innovazione”, promosso da Regione Lazio e ARSIAL presso l’Azienda Dimostrativa Sperimentale di Velletri. Iniziato con una Masterclass di degustazione, ovvero un percorso sensoriale dedicato ai vini sperimentali ottenuti dai progetti ARSIAL, l’evento proseguito con un convegno, moderato dal giornalista Rocco Tolfa, che ha riunito in una tavola rotonda produttori, esperti ed esponenti istituzionali.

Giancarlo Righini, Assessore al Bilancio, all’Agricoltura e alla Sovranit Alimentare della Regione Lazio, ha dichiarato: “Oggi riassumiamo il lavoro svolto negli ultimi mesi, ovvero ricerca, innovazione, promozione e storytelling del nostro territorio. Siamo felici di aver messo insieme tante cantine per dar vita ad un confronto sull’enologia e sul futuro del vino. Ringrazio il Crea ed ARSIAL che stanno sostenendo progetti di ricerca sui vitigni resistenti”.

Massimiliano Raffa, Presidente di ARSIAL, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “L’obiettivo sempre quello di misurare i nostri investimenti. Questa amministrazione sta investendo quasi 10 milioni di euro in agricoltura, numeri mai visti in termini di promozione. Ora stiamo valutando questi due anni di lavoro ed i numeri ci stanno dando ragione, sia in termini di vendita interni, sia per quanto riguarda l’export. La Regione Lazio traina l’export a livello nazionale, mentre l’agricoltura un asset fondamentale”.

Dall’iniziativa emerso come il Lazio stia costruendo il proprio futuro vitivinicolo nel segno della sostenibilit e della valorizzazione delle produzioni di qualit grazie soprattutto al lavoro svolto da ARSIAL che, negli ultimi due anni, ha avviato 19 progetti sperimentali, con oltre 50 variet di vite in studio tra autoctone e resistenti, e collaborazioni attive con quattro universit e centri di ricerca.

Insieme contro il mieloma multiplo: AIL rafforza rete del dialogo

Cuneo, 20 ott. (askanews) – Cuneo ha ospitato l’incontro pazienti-medici dedicato al mieloma multiplo, promosso da AIL Cuneo in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo. L’appuntamento rientra nel ciclo nazionale di eventi organizzati da AIL per favorire il dialogo tra pazienti, medici e istituzioni, con l’obiettivo di rendere la conoscenza scientifica pi accessibile e di creare una rete di sostegno concreta per chi convive con la malattia. Tra le voci principali, quella della Dott.ssa Mariella Grasso, Primario uscente di Ematologia dell’Ospedale di Cuneo: “Il mieloma una malattia ematologia neoplastica e rappresenta la seconda malattia pi frequente nel ramo dell’ematologia tumorale dopo i linfomi. Si tratta di una patologia che ha un impatto importante sulla nostra realt ed per questo che siamo contenti di organizzare degli incontri con i pazienti. importante avere un confronto al di fuori del luogo del lavoro”.

Presente anche la Dott.ssa Sara Bringhen, nuovo Primario di Ematologia, che ha illustrato le prospettive della ricerca e l’importanza di un approccio multidisciplinare per garantire cure sempre pi efficaci e personalizzate: “Il nostro reparto assolutamente competitivo a livello regionale e nazionale; abbiamo un reparto di degenza, il day hospital e l’ambulatorio, oltre al centro trapianti. Abbiamo anche molti protocolli sperimentali con terapie innovative”.

La Presidente di AIL Cuneo, Anna Rubino, ha ricordato l’impegno dell’associazione nel promuovere incontri informativi in tutto il territorio, per sostenere i pazienti e le loro famiglie e diffondere una cultura di partecipazione e consapevolezza: “L’AIL vuole essere vicina ai pazienti, sia sotto il punto di vista economico e psicologico, ma anche sul piano scientifico aiutando le strutture a portare avanti la ricerca e le sperimentazioni”.

Eventi come questo confermano la missione di AIL: informare, educare e creare comunit, unendo competenza scientifica e sensibilit umana per migliorare la qualit della vita dei pazienti e sostenere la ricerca contro le malattie del sangue.

Il retroscena: Trump freddo e poco ricettivo con Zelensky a Washington (e Rubio il 23 ottobre incontra Lavrov)

Roma, 20 ott. (askanews) – Giovedì 23 ottobre il Segretario di Stato americano Marco Rubio potrebbe incontrare il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. Secondo quanto riferisce una fonte all’agenzia Reuters, “i funzionari statunitensi hanno affermato che Rubio prevede di incontrare Lavrov giovedì prossimo”.

Intanto si moltiplicano le ricostruzioni del bilaterale Trump-Zelensky che fotografano un presidente usa “freddo” di fronte alle richieste del presidente ucraino. Il Washington Post, citando fonti a conoscenza diretta del contenuto dei colloqui, ha rivelato che durante l’incontro bilaterale della scorsa settimana, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è mostrato freddo e poco ricettivo nei confronti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, lamentandosi più volte di non aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace.

Zelensky si era recato venerdì alla Casa Bianca con grandi aspettative, portando con sé la richiesta di missili Tomahawk e mappe che delineavano una situazione di campo presumibilmente favorevole contro la Russia. Tuttavia, secondo quanto riferito, Trump avrebbe liquidato simili informazioni come irrilevanti.

“È stato più o meno un ‘no, ascoltate, non potete realisticamente riconquistare territorià Non c’è nulla che possiamo fare per salvarvi. Dovreste piuttosto dare un’altra chance alla diplomazia’”, avrebbe detto Trump in risposta al messaggio ucraino, secondo una delle fonti citate.

Un diplomatico europeo, sempre secondo il Washington Post, ha definito l’incontro di venerdì caotico, sottolineando come Trump abbia ripetutamente espresso risentimento per non aver ottenuto il Nobel per la Pace.

“Il messaggio era che la Russia vuole solo il Donbass, che si tratta di un buon accordo e che Putin ha interesse a chiudere rapidamente la guerra”, ha affermato il diplomatico, sintetizzando la linea emersa dal colloquio. Un’altra fonte ha evidenziato che, sebbene la retorica di Trump possa variare, la linea politica resta invariata: forzare Kiev a mettere fine al conflitto.

Secondo quanto riportato da Axios, l’incontro del 17 ottobre tra Trump e Zelensky sarebbe stato particolarmente teso. In quella sede, Trump avrebbe chiarito che l’Ucraina non riceverà i missili Tomahawk a lungo raggio. Sabato, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ammesso che la visita di Zelensky alla Casa Bianca non è andata come sperava il presidente ucraino.

Il Purpose Day 2025 della POLIMI Graduate School of Management

Milano, 20 ott. (askanews) – Si svolta a Milano, sullo sfondo del suggestivo Teatro Lirico Giorgio Gaber, la terza edizione del Purpose Day. L’Evento organizzato da POLIMI Graduate School of Management sul Purpose come guida strategica per generare valore concreto e sostenibile. Leader del settore ed esperti si sono confrontati, davanti ad una platea di circa 2000 spettatori, su come superare la sola ideologia e lo scetticismo, avanzando azioni concrete.

Federico Frattini, Dean di POLIMI Graduate School of Management, ha dichiarato: “Il Purpose Day l’evento principale della Business School del Politecnico di Milano, POLIMI Graduate School of Management, in cui abbiamo dibattuto e ci siamo confrontati sul tema del Purpose, cio la ragione d’essere di un’impresa for-profit e la sua aspirazione a perseguire un obiettivo che vada oltre la semplice ricerca del risultato economico-finanziario”.

Occasione perfetta per presentare in anteprima i risultati della Ricerca 2025 dell’Osservatorio Purpose in Action della School of Management del Politecnico di Milano, condotta con Doxa. L’indagine su 836 manager italiani mostra una maggiore consapevolezza sul Purpose aziendale, circa il 68%, +6% rispetto al 2024, ma solo il 13% rileva cambiamenti concreti. Un dato che afferma l’interesse crescente, ma anche il bisogno di trasformare le intenzioni in pratiche reali.

Josip Kotlar, Co-Direttore Scientifico dell’Osservatorio Family Office del Politecnico di Milano, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “La ricerca di quest’anno ci d innanzitutto una notizia positiva: i manager delle aziende italiane conoscono maggiormente il Purpose della loro organizzazione; un elemento importante e in forte crescita nel tempo, che dimostra che i manager colgono sempre di pi il valore di lavorare sugli intangibili delle aziende. Un secondo elemento interessante la capacit di comprendere a fondo questo concetto e di metterlo in atto. I manager, infatti, ci raccontano di essere coscienti dei benefici che lavorare sul Purpose pu generare in azienda: si tratta di benefici sulla chiarezza della strategia aziendale, si tratta di migliorare le relazioni con gli stakeholder, ma anche la capacit di motivare maggiormente i collaboratori”.

Il Purpose Day 2025 si conferma cos non solo come un momento di riflessione e formazione, ma come un vero e proprio catalizzatore di cambiamento.

Tennis, no di Sinner alla Davis. Volandri: "Non ha dato disponibilità"

Roma, 20 ott. (askanews) – Non c’è Jannik Sinner nel quintetto azzurro dei convocati per la Final 8 della Davis Cup. La conferma arriva dalla Federazione Italiana Tennis e Padel. Il capitano, Filippo Volandri, ha convocato: Matteo Berrettini, Simone Bolelli, Flavio Cobolli, Lorenzo Musetti e Andrea Vavassori.

“Con i nostri ragazzi azzurri – sottolinea Volandri – abbiamo costruito i successi del recente passato sullo spirito di squadra e sulla fiducia reciproca. Una fiducia che si basa sul lavoro e sulla disponibilità costante di ognuno di loro verso gli altri. Per questo siamo convinti che il gruppo si ritroverà a Bologna con una motivazione ancora più forte verso il raggiungimento di un obiettivo storico da regalare al collettivo e ai nostri tifosi. Dovremo superare avversari insidiosi a partire dall’Austria, ma ho la fortuna di poter contare su un’ampia rosa di giocatori che ci permetterà di affrontare l’impegno con la massima convinzione. Jannik Sinner non ha dato la sua disponibilità per il 2025. La Coppa Davis è, e resterà, sempre casa sua e sono certo che Jannik tornerà presto a far parte della squadra. Nel frattempo, posso contare su un gruppo pronto a lottare e a dare tutto per la maglia azzurra; A Bologna, sarà ancora una volta un’entusiasmante avventura, conosco il valore di questi ragazzi e sono sicuro che il futuro ci regalerà nuove grandi soddisfazioni”.

Pollenzo e Politecnico di Torino insieme per il Food Tech

Pollenzo, 20 ott. (askanews) – L’Universit di Scienze Gastronomiche di Pollenzo amplia la propria offerta accademica e lancia una grande novit per la formazione internazionale: il nuovo corso di laurea triennale interateneo in Food Tech for Ecological Transition, realizzato in collaborazione con il Politecnico di Torino. La presentazione ufficiale, ospitata nell’aula magna dell’Ateneo, ha visto la partecipazione dei rettori Nicola Perullo e Stefano Corgnati, che hanno illustrato il progetto di questo percorso di studi unico in Italia, nato per formare una nuova generazione di professionisti capaci di coniugare tecnologia, sostenibilit e cultura alimentare. Abbiamo parlato con Nicola Perullo, Rettore del Politecnico di Torino:

“La collaborazione con il Politecnico di Torino ovviamente per noi un grande privilegio, un grande onore. Noi siamo una piccola universit che si occupa di cibo e di alimentazione. Il Politecnico di Torino una grande e prestigiosa universit che si occupa di tecnologia, di ingegneria e di innovazione. Abbiamo deciso di unire le forze per un esperimento che mi piace sottolineare il primo e unico al mondo. Non esistono al momento, n in Italia n all’estero, corsi su questo tema del Foodtech for Ecological Transition”.

poi intervenuto Stefano Corgnati, Rettore del Politecnico di Torino:

“L’idea che oggi qui Politecnico di Torino e Pollenzo vogliono concretizzare una partnership strategica con competenze e saperi totalmente complementari. Da una parte l’attenzione di Pollenzo a tutti quelli che sono i processi di sostenibilit e qualit della catena alimentare, dall’altra parte gli aspetti tecnologici che sono propri della cultura politecnica. Un grande asset multidisciplinare che oggi fondamentale per non solo creare le professionalit del futuro ma anche dare un segnale alla societ che sempre pi dobbiamo mettere i saperi insieme per rispondere alle grandi sfidi della societ moderna”.

Grazie a questo progetto, universit degli studi di scienze gastronomiche e Politecnico di Torino uniscono due mondi complementari – quello delle scienze gastronomiche e quello della tecnologia – per formare figure professionali pronte ad affrontare le sfide della transizione ecologica. Una collaborazione che conferma il ruolo dell’Italia come laboratorio di innovazione nel campo del cibo, dell’ambiente e della sostenibilit globale.

Mattarella: attentato a Ranucci è allarmante, richiede una forte reazione

Bruxelles, 20 ott. (askanews) – “Quanto avviene è allarmante, non è la prima volta che accade, in tanti Paesi del mondo, ma è allarmante, e richiede una forte reazione, come sta avvenendo”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a proposito dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci parlando al parlamento belga a Bruxelles durante la sua visita di Stato.

“Questo accomuna tutti coloro che hanno la democrazia a cuore. Il giornalismo e la libertà di stampa, il giornalismo di inchiesta, qualunque forma di giornalismo è un presidio ineliminabile della nostra vita democratica”, ha aggiunto il capo dello Stato.

Teatro, Massini: “Donald (Trump) il nuovo archetipo del potere”

Firenze, 20 ott. (askanews) – Dopo il debutto sold out a Milano, Donald. Storia molto pi che leggendaria di un Golden Man, scritto e interpretato da Stefano Massini, approda al Teatro della Pergola di Firenze dal 4 al 16 novembre, produzione del Teatro della Toscana. Un racconto teatrale che attraversa l’America, la cultura pop e l’immaginario contemporaneo per interrogarsi su come il denaro sia diventato oggi strumento di consenso e di amore.

” la storia del nuovo archetipo del potere”, spiega Massini, che a margine della presentazione della stagione del Nuovo Teatro di Rifredi – Scena Aperta ha illustrato la genesi del suo lavoro. “Un tempo sarebbe stato impensabile che zio Paperone disegnato da Walt Disney nel 1947, o meglio da Carl Barks che lavorava per Disney e raffigurato ancora alla fine degli anni ’40, all’inizio anni ’50 come un miliardario che se ne sta chiuso dentro il suo forziere e nuota dentro l’oro, ma odiato da tutti. Oggi lo zio Paperone talmente amato da essere il sindaco di Paperopoli, sarebbe stato inimmaginabile allora. Oggi lo . Il denaro diventato il passepartout per essere amati, per essere riconosciuti.”

Da Donald Duck a Donald Trump, l’autore di Lehman Trilogy mette in scena la metamorfosi di un modello culturale, l’ascesa del “miliardario amato” e l’ossessione del successo come valore universale.

” uno spettacolo sotto un certo punto di vista agghiacciante – racconta Massini – perch uno spettacolo nel quale addirittura per buona met si sorride. Forse in certi punti oso dire si ride addirittura. Cosa che profondamente voluta dalla continua tendenza di quest’uomo a rendere la tragedia farsa, ad alternare il ghigno, la provocazione, in questo caso addirittura la commedia, perch lui fa un video dove scarica del letame da un aereo sopra i manifestanti con l’intelligenza artificiale.”

Donald intreccia linguaggi e registri, dal fumetto alla tragedia, dall’epica pop all’Apocalisse. Dal punto di vista scenico, Donald si presenta come un congegno teatrale di grande complessit: una scenografia in costante trasformazione e quattro musicisti che interagiscono con l’attore, diventando di volta in volta pubblico, orchestra o parte della narrazione. un allestimento di teatro puro, che fa del continuo mutamento visivo e sonoro la sua cifra espressiva.

Attraverso l’infanzia del giovane Trump, campione di flipper e capitano della squadra di baseball della New York Military Academy, fino alla costruzione del tycoon che trasforma la realt in fiction, Massini indaga la metamorfosi del potere: la capacit di rendere la tragedia farsa, la provocazione spettacolo, l’uomo brand.

Con Donald, l’autore toscano prosegue la sua riflessione sui miti del presente e sul linguaggio del potere, trasformando il capitalismo in racconto popolare e la scena in un luogo dove l’ironia convive con l’inquietudine.

Ranucci, Mattarella: attentato allarmante richiede forte reazione

Bruxelles, 20 ott. (askanews) – “Quanto avviene è allarmante, non è la prima volta che accade, in tanti Paesi del mondo, ma è allarmante, e richiede una forte reazione, come sta avvenendo”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a proposito dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci parlando al parlamento belga.

“Questo accomuna tutti coloro che hanno la democrazia a cuore. Il giornalismo e la libertà di stampa, il giornalismo di inchiesta, qualunque forma di giornalismo è un presidio ineliminabile della nostra vita democratica”, ha aggiunto il capo dello Stato.

Italia-Belgio, Mattarella: Parlamento snodo fondamentale democrazia

Bruxelles, 20 ott. (askanews) – “Per me è sempre particolarmente coinvolgente entrare nella sede di un Parlamento. Intanto perché sono stato per venticinque anni alla Camera dei deputati e ne avverto l’orgoglio, ma soprattutto perché il Parlamento è lo snodo fondamentale delle democrazie. E questo è il punto di protagonismo assoluto nella vita del nostro continente”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante l’incontro con il Presidente del Senato, Vincent Blondel, e il Presidente della Camera dei Rappresentanti, Peter De Roover nel corso della visita di Stato in Belgio.

Festa Roma, presentato "Die My Love" con Jennifer Lawrence

Roma, 20 ott. (askanews) – Presentato oggi alla 20esima Festa del Cinema di Roma, nella sezione Best Of, “Die My Love”, il nuovo film diretto da Lynne Ramsay (You Were Never Really Here, Morvern Callar, …e ora parliamo di Kevin) e scritto da Enda Walsh, Lynne Ramsay e Alice Birch. Il film uscirà poi nelle sale il 27 novembre distribuito da Mubi. Dalla rinomata regista Lynne Ramsay, “Die My Love” è il ritratto viscerale e senza compromessi di una donna travolta dall’amore e dalla follia. Il film è sostenuto dalla straordinaria e potente interpretazione di Jennifer Lawrence, affiancata da Robert Pattinson.

La storia segue Grace (Lawrence) e il suo compagno Jackson (Pattinson), che si sono da poco trasferiti in una vecchia casa immersa nella campagna. Decisa a scrivere il Grande Romanzo Americano, Grace si ambienta nella nuova vita e dopo poco tempo la coppia accoglie la nascita di un bambino. Tuttavia, Jackson è spesso – e sospettosamente – assente, e con le pressioni della vita domestica che iniziano a pesarle, Grace comincia lentamente a perdere il controllo.

Tratto dal celebre romanzo di Ariana Harwicz e con un cast che comprende anche Sissy Spacek, LaKeith Stanfield e Nick Nolte, “Die My Love” segna il tanto atteso ritorno di Ramsay con una nuova e coraggiosa visione cinematografica che esplora la complessità dell’amore e il modo in cui esso può mutare e trasformarsi nel tempo.

“Al centro di questo racconto c’è la complessità dell’amore, con la sua capacità di trasformarsi e cambiare nel tempo. Ho voluto raccontarlo in modo autentico, vicino alle persone, con spontaneità e anche con leggerezza, soffermandomi su quei momenti che possono sembrare minimi ma che in realtà custodiscono un significato profondo. Questo film parla a chiunque abbia vissuto una relazione: nella vulnerabilità si intrecciano inevitabilmente la sofferenza e la bellezza” ha detto la regista.

Tre anni di governo Meloni che punta a record longevità Berlusconi

Roma, 20 ott. (askanews) – Il governo di Giorgia Meloni mercoledì prossimo compie tre anni e da oggi è il terzo più longevo della storia della Repubblica: superato l’esecutivo Craxi I, adesso ha davanti solo il Berlusconi II (per raggiungere il quale serve ancora quasi un anno a Palazzo Chigi) e il Berlusconi IV. Era il 22 ottobre 2022 quando Meloni prestò giuramento nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, prima donna e anche prima esponente di destra-destra alla guida del governo, uscita trionfatrice dalle elezioni con un partito, Fratelli d’Italia, per anni con percentuali da ‘cespuglio’ della coalizione.

“Oggi – ha festeggiato su X – il Governo che ho l’onore di guidare diventa il terzo più longevo della storia repubblicana. Ci tengo a ringraziarvi: il vostro sostegno e la vostra fiducia sono il motore della nostra azione quotidiana. Continueremo a lavorare con serietà, determinazione e senso di responsabilità per essere all’altezza del mandato che ci avete affidato”.

Qual è il bilancio di questi tre anni? Innanzittutto qualche cifra: secondo l’ultima rilevazione Demos per Repubblica, Fdi è il primo partito in Italia al 29,8% mentre Meloni è la leader più apprezzata con un gradimento del 37% (ma in calo di sei punti percentuali rispetto a settembre 2024). Proprio la stabilità politica è uno dei dati che la presidente del Consiglio rivendica spesso come tra i più importanti, portando come prova – ad esempio – il momento positivo dell’Italia per l’attrazione degli investimenti internazionali.

A livello economico i dati sono abbastanza buoni, soprattutto rispetto alla ‘crisi’ dei vicini (Francia in testa), anche se i fondi del Pnrr hanno un impatto notevole di trascinamento sul Prodotto interno lordo. La manovra di quest’anno è probabilmente la più complicata per l’esecutivo, a causa delle ristrettezze dovute al controllo dei conti pubblici. E le tensioni nella maggioranza, in particolare tra Forza Italia e Lega, lo dimostrano.

Per quanto riguarda i migranti, uno dei principali cavalli di battaglia della premier, a oggi, secondo i dati del Viminale, gli sbarchi nel 2025 sono stati 55.948, in crescita rispetto ai 55.010 dello stesso periodo dello scorso anno ma in grande diminuzione rispetto ai 140.655 del 2023. Sui rimpatri, però, non sono stati fatti sostanziali passi avanti mentre le ‘soluzioni innovative’, a partire dai Centri in Albania, sono di fatto bloccate. Se la strage di Cutro rimane una delle pagine più buie degli ultimi anni nel Mediterraneo, in parte collegata alla questione migranti c’è anche una delle maggiori preoccupazioni, ovvero il caso Almasri con la Cpi che sta portando avanti un procedimento contro l’Italia per la mancata esecuzione del mandato di arresto a carico del generale libico, accusato di torture, violenze e omicidi nel carcere-lager di Mitiga.

Per quanto riguarda le grandi riforme annunciate all’atto dell’insediamento, al momento quella più vicina alla conclusione, tra molte polemiche, è quella della giustizia con la separazione delle carriere. Per completare il percorso parlamentare serve solo il secondo passaggio al Senato e poi si andrà al referendum, probabilmente a primavera. Ben più indietro il premierato (la “madre di tutte le riforme”) che dopo il via libera in Senato il 18 giugno 2024 si è bloccato alla Camera. Al momento in stand by anche la riforma dell’Autonomia differenziata, dopo che la la Corte Costituzionale ha sollevato dei rilievi – a partire dalla questione dei Lep – che il governo sta cercando di risolvere.

E’ a livello internazionale che, probabilmente, Meloni ha ottenuti i maggiori risultati. Accolta con una iniziale diffidenza, in Europa ha stretto un rapporto pragmaticamente positivo con Ursula von der Leyen – che certo non ama – contribuendo a spostare a destra l’asse della Commissione sulla questione dei migranti. Su questo tema ha anche intessuto alleanze con altri Paesi, a partire da Danimarca e Paesi Bassi, per fare pressione a favore della difesa dei confini esterni. L’elezione di Raffaele Fitto alla vicepresidenza esecutiva della Commissione è stato sicuramente un successo, mentre adesso la battaglia ritenuta fondamentale a Bruxelles è quella per un passo indetro, o almeno un rallentamento, sul Green Deal.

Paradossalmente però l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Usa le sta creando più problemi che benefici. Dopo aver rivendicato una “relazione speciale” con il tycoon, la guerra dei dazi – su cui Meloni ha portato avanti una linea fortemente ‘trattativista’ – ma anche la posizione tenuta per settimane su Israele non le hanno portato effetti positivi. E il nervosismo con cui ha reagito alle manifestazioni di piazza sembrano dimostrare un disagio. Trump dunque è un alleato scomodo, perchè imprevedibile e incontrollabile. Basti pensare al post di ieri su Truth con cui il presidente Usa ha rilanciato il messaggio di un utente MAGA che scrive: “Giorgia Meloni sfida l’Unione europea e cerca di ottenere un accordo commerciale diretto con Trump. Ben fatto Meloni. È una mossa brillante”. Un bell’imbarazzo, certificato dal “no comment” di Palazzo Chigi.

Giovedì e venerdì Meloni è attesa al Consiglio europeo, il primo dopo la pausa estiva, in cui i suoi principali ‘nemici’ sono oggi Emmanuel Macron, ma fortemente indebolito, e Pedro Sanchez. Bilancio europeo, fondi Pac e di coesione, crisi Ucraina (con il solito Trump che sembra essere tornato su posizioni filo-russe), Green deal i temi che avrà in agenda nei prossimi mesi.

Dazi, fonti P. Chigi: trattativa la conduce l’Europa

Roma, 20 ott. (askanews) – Sui dazi le trattative “sono condotte dalla Commissione europea” dato che è una materia di competenza esclusiva dell’Unione. Lo affermano fonti di Palazzo Chigi, dopo le polemiche nate dal fatto che il presidente Usa Donald Trump ha rilanciato su Truth un tweet dell’attivista Maga Lynne Patton, con un video in cui si sostiene che la premier Giorgia Meloni intende siglare accordi commerciali bilaterali con Washington, escludendo l’Ue.

Per quanto riguarda invece i dazi antidumping per alcuni produttori di pasta prospettati dal Dipartimento del Commercio, le fonti spiegano che è stata “da tempo avviata un’interlocuzione bilaterale, che affianca l’azione della Commissione”.

Bce, sindacato Ipso ricorre a Corte Giutizia Ue contro "intimidazioni"

Roma, 20 ott. (askanews) – E’ di nuovo scontro alla Bce con il sindacato interno. E stavolta in tribunale. Con un comunicato, l’Ipso, il sindacato dei dipendenti dell’istituzione, ha riferito di aver presentato ricorso presso la Corte di Giustizia della Unione europea contro “le misure adottate dalla Bce per intimidire i rappresentanti dei lavoratori”.

Più nello specifico, l’Ipso contesta una serie di comunicazioni scritte dalla direttrice dei servizi interni della Bce, Myriam Moufakkir, che puntano a “limitare la possibilità di dipendenti e sindacalisti di parlare pubblicamente delle loro preoccupazioni sul lavoro, come sui favoritismi o sul clima di paura alla Bce”.

Secondo il sindacato queste lettere violano la libertà di espressione e quella di libera associazione previste dai principi normativi europei, la Carta Ue dei diritti fondamentali e la Convenzione europea sui diritti umani. Il ricorso è stato presentato lo scorso 13 ottobre.

Alla Bce le frizioni con il sindacato interno – che riguardando una autorità Ue indipendente è a sua volta autonomo rispetto ai sindacati della Germania – si trascinano da anni. Sono iniziate con la presidenza di Christine Lagarde, degenerando al punto da spingere l’Ipso a darne notizia pubblica e si concentrano sui criteri utilizzati per assunzioni e promozioni del personale.

L’episodio più recente si è verificato dopo la pubblicazione di un sondaggio presso i dipendenti dell’Ipso lo scorso aprile, che riportava disagi su “favoritismi, precarietà delle condizioni di lavoro e scarsa fiducia nella dirigenza”.

Festa Roma, arriva "Il principe della follia" di Dario D’Ambrosi

Roma, 20 ott. (askanews) – Sarà presentato il 21 ottobre al MAXXI, alle ore 21:00, in occasione della XX edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione “Special Screening” il film “Il principe della follia”, scritto e diretto da Dario D’Ambrosi, con Stefano Zazzera, Alessandro Haber, Andrea Roncato, Carla Chiarelli, Mauro Cardinali, Omar Monno, tra gli altri.

È inoltre prevista una seconda proiezione aperta al pubblico mercoledì 22 ottobre al Cinema Giulio Cesare di Roma (Sala 6), alle ore 15:00.

“Il Principe della Follia” è realizzato con il contributo di Regione Marche PR-FESR 2021-2027, Fondazione Marche Cultura e Marche Film Commission e con il contributo del Ministero della Cultura Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo.

Dopo oltre quarant’anni di ricerca artistica e umana nel mondo della disabilità, Dario D’Ambrosi, regista, autore e fondatore del Teatro Patologico firma il suo nuovo film che si presenta come un’opera intensa e visionaria ispirata a una storia vera, che racconta il coraggio, la sofferenza e la dignità di chi vive ogni giorno con la malattia e l’esclusione sociale.

La vicenda trae origine da un incontro realmente avvenuto nel 1979, durante il ricovero dell’autore presso il manicomio “Paolo Pini” di Milano, dove D’Ambrosi conobbe un giovane uomo affetto da gravi disabilità psichiche e fisiche, segnato da una profonda sofferenza interiore ma capace di trasmettere una forza struggente. A distanza di decenni, quella testimonianza ha preso corpo in un film che non vuole solo raccontare la condizione di un singolo individuo, ma la tragedia dell’intera famiglia che vive accanto a un figlio con disabilità fisica e psichica. Un aspetto che spesso viene dimenticato o messo da parte, ma che invece è parte integrante e dolorosa della realtà. Infatti la malattia non riguarda mai una sola persona, ma coinvolge chi condivide la casa, la vita e il peso quotidiano delle fragilità.

Per dare volto e voce al protagonista, D’Ambrosi ha scelto Stefano Zazzera, un uomo che, colpito dal morbo di Parkinson a soli 40 anni, incarna con autenticità e delicatezza le fragilità del personaggio, un “Joker” italiano. L’incontro tra il regista e l’attore non professionista ha generato una complicità umana profonda, rendendo possibile la narrazione di una storia che scuote, commuove e invita a riflettere. Un’interpretazione non costruita a tavolino, ma che nasce dal suo dolore, dalle sue debolezze e dalla sua forza. Zazzera riesce a trasmettere la sofferenza senza mai cadere nel pietismo; proprio per questo lo spettatore può vivere un’esperienza artistica ed emotiva unica e irripetibile. Veste i panni di un “Joker” che non viene celebrato come icona della follia, perché qui la sofferenza è reale, autentica, vissuta sulla pelle. La sua è dunque un’interpretazione magistrale di una condizione psichica.

Nel cast, oltre a Stefano Zazzera nel ruolo di Luca, ci sono: Alessandro Haber (Benito), Andrea Roncato (tassista), Carla Chiarelli (Maria), Mauro Cardinali (Roberto/Vanessa), Omar Monno (Oscar), Francesca Giulia Geronimi (Maria da giovane), Nicolò Cerreti (Benito da giovane), Christina Andrea Rosamilia (Christina), Gianluca Fraternale (Luca da bambino) e Dario Piccioni (Roberto da bambino).

“Il Principe della Follia” è un’opera potente che riscatta il mondo della disabilità da ogni retorica, restituendo centralità alla persona, alla sua umanità e alla sua capacità di esprimersi attraverso l’arte. Il film non è una denuncia ma un viaggio, un atto d’amore verso la diversità: racconta la malattia senza pietismo, mostrando il potere della memoria come terapia del ricordo, il valore della famiglia, della creatività e dell’immaginazione come strumenti autentici di resistenza, cura e rinascita.

Attraverso una poetica della fragilità, D’Ambrosi continua il suo percorso artistico iniziato sui palcoscenici di tutto il mondo, dagli Stati Uniti al Giappone, dall’Africa all’Europa, per dare voce a chi troppo spesso resta invisibile. Il film si fa strumento di trasformazione sociale e culturale, veicolando un messaggio chiaro: il disabile non è un limite, ma una risorsa emotiva e umana per la collettività.

“Il Principe della Follia” è molto più di un film: è una testimonianza artistica necessaria, un’opera che tocca l’anima e invita a guardare oltre i pregiudizi. È un invito aperto a tutti, spettatori, istituzioni, educatori, giovani a compiere un viaggio “dentro l’altro” e, quindi, dentro sé stessi.

Milano, fiaccolata per Pamela Genini, uccisa a 29 anni dal compagno

Milano, 20 ott. (askanews) – “Basta Femminicidi”, lo striscione su una panchina, e ancora, “Per Pamela per tutte”, la scritta in testa alla fiaccolata a cui hanno preso parte centinaia di persone per Pamela Genini, per le strade del quartiere Gorla di Milano, dove la ragazza 29enne stata uccisa a coltellate dal compagno Gianluca Soncin.

La passeggiata, organizzata da abitanti e commercianti, terminata sotto casa della giovane, in via Iglesias, dove sono stati posati fiori e candele, un lungo applauso per ricordarla. A poca distanza, sulla panchina rossa, simbolo della lotta alla violenza sulle donne, la scritta “Non sei sola”.

Alla fiaccolata c’era anche la madre di Pamela, Uma Smirnova, e oltre a cittadini, amici e familiari hanno partecipato diverse associazioni come “Wall of Dolls, Il Muro delle Bambole” contro il femminicidio. Tra le ambasciatrici c’ Moira Cucchi: “Io sono Moira Cucchi e sono una sopravvissuta. Una di quelle donne che ha avuto la fortuna di salvarsi. Ho visto la morte in faccia tante, tante, tante volte. Dobbiamo aprire gli occhi, dobbiamo aprire le orecchie, dobbiamo aprire i cuori e non farlo solo oggi, domani e dopo domani perch c’ il caso. Dobbiamo continuare andare avanti a farlo ancora, sempre, 365 giorni l’anno. Noi siamo a disposizione delle donne H24 365 giorni l’anno perch dopo aver vissuto quello che ho vissuto ho trovato una ragione nel sopportare tutto il mio passato aiutando le altre donne”.

Nell’associazione c’ anche Jo Squillo: “Quante donne abbiamo visto bruciate, acidate, accoltellate. Quante donne abbiamo sentito in questi giorni ci chiamano, ogni giorno c’ un tipo di violenza diversa – ha detto – dobbiamo usare la nostra ragione per ribaltare questo orrore e questa violenza. Sorelle! Siamo tutte sorelle! Tutte in questa nostra societ dobbiamo stare unite ora o mai pi!”.

Amazon: segnali di ripresa dopo ore di down della piattaforma cloud Aws

Milano, 20 ott. (askanews) – Dopo ore di interruzioni e malfunzionamenti a causa di un down di Amazon web services, il servizio di cloud computing del colosso dell’ecommerce, ci sono “significativi segnali di ripresa”. Lo riporta Amazon Aws sul suo sito nella sezione sullo stato della rete dove si legge che c’è “un ripristino nella maggior parte dei servizi AWS interessati. Possiamo confermare che anche i servizi e le funzionalità globali che si basano su US-EAST-1 sono stati ripristinati. Continuiamo a lavorare per una risoluzione completa” Da questa mattina l’azienda confermava “tassi di errore e latenze significativi” per diversi servizi Aws nella regione US-EAST-1. Questi problemi hanno influenzato diversi servizi che dipendono dall’infrastruttura Aws, come l’accesso ai siti Snapchat, Roblox, Duolingo, Canva etc.. Anche dal sito downdetector.it emerge che nella prima parte della mattinata c’è stato un picco di disservizi che ha avuto ricadute sui siti che si appoggiano alla rete Aws.

Trump rilancia un post della galassia Maga su Meloni, il Pd: la premier smentisca

Roma, 20 ott. (askanews) – Un accordo separato tra Italia e Usa sui dazi ‘sfidando’ l’Ue e il ridimensionamento del sostegno all’Ucraina da parte del nostro paese. Sul contenuto del video ‘confezionato’ dall’attivista della galassia Maga Lynne Patton, rilanciato dal presidente americano Donald Trump su quelle che sarebbero le prossime intenzioni della premier Giorgia Meloni, il Pd insiste nel chiedere una smentita ufficiale. Al momento non è arrivato alcun commento di Palazzo Chigi.

Il dem Piero del Luca definisce “clamorose” le dichiarazioni perché “non è il momento dell’ambiguità” e la premier “ha il dovere di chiarire e mettere fine a ogni speculazione”. Il post rilanciato da Donald Trump “con cui si annuncia che Meloni starebbe rompendo con l’Ue su dazi e appoggio all’Ucraina – afferma de Luca – sono di una gravità inaudita e vanno smentite immediatamente. Si tratta di dichiarazioni clamorose che, se confermate, solleverebbero dubbi enormi sull’operato del nostro governo e sulle politiche economiche che l’Italia sta adottando. È urgente e necessario che la premier chiarisca immediatamente”.

Eurozona, ad agosto surplus partite correnti 12 mesi cade a 303 mld

Roma, 20 ott. (askanews) – Ag agosto complessivamente i Paesi dell’area euro hanno registrato un surplus di partite correnti da 12 miliardi di euro, in calo dai 30 miliardi di luglio e dai 23 miliardi dello stesso mese di un anno prima. Lo riporta la Bce, secondo cui sugli scambi di beni l’avanzo si è assottigliato a 15 miliardi, a fronte di 23 miliardi un anno prima. Sui servizi eurolandia ha registrato un surplus da 14 miliardi, in questo caso in lieve rialzo dai 12 miliardi dell’agosto 2024.

I dati dei singoli mesi possono risentire di strategie volte a sfuggire agli aumenti dei dazi commerciali, anticipando gli scambi, o all’opposto ai successivi contraccolpi o le stabilizzazioni post accordi.

Più chiari i dati cumulati: sull’insieme dei 12 mesi conclusi ad agosto il surplus di partite correnti dell’area euro è crollato a 303 miliardi, il 2% del Pil a fronte di 404 miliardi, il 2,7% del Pil un anno prima. L’effetto del braccio di ferro commerciale con gli Usa risulta così anche più evidente.

La Bce riporta che la contrazione deriva da deterioramenti dei saldi su tutte le componenti, particolarmente marcato il dato sui trasferimenti di redditi: da un surplus da 41 miliardi un anno prima si è passati a un disavanzo da 11 miliardi.

Fi contro l’aumento delle tasse per gli affitti brevi nella manovra

Roma, 20 ott. (askanews) – “Aumentare le tasse a chi affitta ai turisti una sola unità abitativa è un errore, perché si penalizza il reddito di un singolo, si limita il turismo nelle aree interne quali i borghi e si incentiva l’elusione fiscale. È sbagliato racimolare fondi per la manovra dalle famiglie che vogliono affittare ai vacanzieri la casa in montagna o una stanza del figlio che è andato a studiare all’estero. Al contempo, la tutela dei residenti dalla commistione con i turisti nei propri condomini passa per altre misure: normalizzare il Codice Identificativo Nazionale per gli affitti brevi, sostenere le imprese alberghiere tradizionali, incentivare la formazione turistica professionale e rimodulare la tassa di soggiorno sulle tariffe anziché sulle categorie ricettive. Per queste ragioni, il Dipartimento Turismo di Forza Italia è contrario alla proposta di aumento della cedolare secca sugli affitti brevi dal 21 al 26% contenuta nella bozza della prossima manovra finanziaria”. Lo dichiara in una nota Carlo De Romanis, Responsabile Dipartimento Turismo di Forza Italia.

Fabrizio Dusi. Le parole degli altri in Galleria BPER a Brescia

Brescia, 20 ott. (askanews) – La nuova mostra “Fabrizio Dusi. Le parole degli altri”, promossa da La Galleria BPER all’interno degli spazi di Palazzo Martinengo di Villagana, sede direzionale di Brescia di BPER Banca, esplora il tema del linguaggio verbale e propone una riflessione sul valore autentico dell’ascolto a partire da una semplice domanda: cosa significa davvero ascoltare?

Il titolo della mostra, curata da Giorgia Ligasacchi e allestita da Andrea Isola, evoca il celebre film “Le vite degli altri” di Florian Henckel von Donnersmarck del 2006, dove un agente della Stasi riscopre la propria umanit grazie all’ascolto delle parole intercettate nell’ombra di una Germania ancora divisa dal Muro di Berlino. Allo stesso modo, nella visione di Fabrizio Dusi, le parole degli altri mutano da minaccia a ricchezza, da strumenti di controllo a porte di accesso per relazioni autentiche.

Sabrina Bianchi, Responsabile del patrimonio culturale della Galleria BPER, ha spiegato ad askanews come la mostra si inserisce nel pi ampio piano culturale di BPER Banca: “Questa mostra rientra nella programmazione annuale che la Galleria BPER ormai dal 2017 propone ai propri pubblici. Quest’anno per noi la parola chiave paideia, quindi questa trasmissione della conoscenza, del sapere, ma soprattutto questa crescita personale: un’educazione che porta poi ad una crescita civile, una crescita sociale, ad uno sviluppo di pensieri. Torniamo a Palazzo Martinengo di Villagana, che la sede direzionale di BPER a Brescia, con la Galleria BPER che propone una nuova mostra di Fabrizio Dusi, le parole degli altri”.

Giorgia Ligasacchi, curatrice della mostra illustra i lavori di Fabrizio Dusi presenti nell’esposizione ” grazie alla parola e soprattutto all’ascolto della parola che si pu creare la comunicazione pi vera e pi autentica. Siamo costantemente tempestati da immagini, da parole, da opinioni, da notifiche e da un linguaggio che spesso non pi in grado di comunicare, ma impone, non connette, ma divide. L’artista cerca con le sue opere di porre l’attenzione sull’ascolto con diversi materiali: troviamo neon che ammoniscono, coperte isotermiche che proteggono, ma anche ceramiche e tele colorate che parlano. E viene affrontato il tema dell’importanza, della necessita , dell’urgenza, dell’ascolto delle parole degli altri, utilizzando due figure archetipe: da una parte la Torre di Babel e dall’altra l’Annunciazione. L’Annunciazione in particolare un omaggio alla collezione di BPER Banca, c’ un’opera all’interno della collezione che tratta questo tema, un’opera di Gian Battista Moroni. Appena l’artista l’ha vista ha voluto dare una sua libera interpretazione molto contemporanea e molto concettuale. un’installazione in ceramica colorata dove gli stessi colori richiamano la Vergine Maria: il colore blu nell’arte sacra da sempre il simbolo di purezza, di amore celeste, di fede, ma ci sono anche il colore rosso e il colore oro, che invece simboleggiano il divino e lo Spirito

Santo. La Torre di Babele esemplificativa della perdita della comprensione, ma viene riletta dall’artista in senso positivo, quindi la punizione divina di confondere le lingue, che poi porta al crollo della torre, in realt viene vista come un valore, come una ricchezza. Nella diversit culturale, ideologica, di pensiero, anche nella diversit di genere, l che viene custodito, che si nasconde il vero valore, la vera ricchezza”.

L’opere “It’s time to make a decision” fa riferimento a “Ave Mary. E la chiesa invent la donna” di Michela Murgia e ribalta la figura di Maria di Nazareth da passiva ascoltatrice delle parole dell’arcangelo Gabriele a figura attiva che attraverso il dialogo e l’interrogazione decide consapevolmente. Ancora una volta il dialogo e l’ascolto sono fondamentali.

Conclude Sabrina Bianchi ponendo l’importanza dell’altro al centro del lavoro della Galleria BPER: “Questo appunto fa parte di quello che un messaggio che vogliamo trasmettere che un messaggio di inclusivit anche e di restituzione sociale di quello che un immenso patrimonio che BPER Banca ha deciso di non tenere pi chiuso nelle stanze, ma appunto di far vivere con delle mostre e con delle iniziative culturali che nascono sempre dal cuore della collezione, ma che vengono poi arricchite con prestiti o con progettualit specifiche, site-specific, come questa nel caso della mostra di

Fabrizio Dusi”.

L’esposizione aperta al pubblico tutti i venerd pomeriggio e tutti i sabati mattina e pomeriggio fino all’11 gennaio 2026. Sabato 15 novembre 2025 prevista una visita della mostra e di Palazzo Martinengo di Villagana ad opera della delegazione FAI Brescia.

Jared Kushner a Gaza come una bomba nucleare, ma non è genocidio

Roma, 20 ott. (askanews) – “Sembrava quasi che una bomba nucleare fosse stata fatta esplodere in quella zona”: con queste parole l’inviato Usa, Jared Kushner, ha descritto alla Cbs la Striscia di Gaza visitata con il collega Steve Witkoff una volta entrato in vigore l’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Egitto.

“E poi si vedono queste persone che tornano indietro – ha aggiunto Kushner – e ho chiesto alle Forze di difesa israeliane: ‘Dove stanno andando?’. Mi guardo intorno. Sono tutte rovine. E loro hanno risposto: ‘Beh, stanno tornando nelle zone dove si trovava la loro casa distrutta, sul loro terreno, e pianteranno una tenda’. Ed è molto triste, perché pensi tra te e te: non hanno davvero nessun altro posto dove andare”.

Alla domanda se dopo questa visita siano d’accordo sul fatto che sia stato messo in atto un genocidio, i due inviati Usa hanno risposto: “No, assolutamente no”.

Sassi contro il bus dei tifosi del basket Pistoia, Meloni: violenza folle

Roma, 20 ott. (askanews) – “Una notizia terribile che lascia senza parole. L’assalto al pullman dei tifosi del Pistoia Basket, costato la vita a un autista colpito da un mattone, è un atto di violenza inaccettabile e folle”. Così la premier Giorgia Meloni, in una nota, dopo la sassaiola contro il pullman dei tifosi del Pistoia basket da parte di un gruppo di ultras della tifoseria avversaria del Sebastiani di Rieti che è costato la vita ad uno degli autisti.

“Esprimo il mio profondo cordoglio alla famiglia della vittima e la mia vicinanza a chi ha assistito a questa tragedia. Confido che i responsabili di questo gesto vigliacco e criminale vengano individuati e assicurati rapidamente alla giustizia”, ha aggiunto Meloni.

Venezia, alla Querini Stampalia si presenta il Noor Riyadh festival

Venezia, 20 ott. (askanews) – Una mostra alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia per presentare il Noor Riyadh festival 2025: quattro opere che ricreano lo spirito del grande evento saudita nel progetto “In the Blink of an Eye”, curato da Mami Kataoka, in collaborazione con Li Zhenhua e Sara AlMutlaq. “Noor Riyadh – ha detto ad askanews Nouf Al Moneef, direttrice del festival – il pi grande evento al mondo di arte e luce, stato lanciato dal principe ereditario Mohammed bin Salman ed cresciuto rapidamente nel corso degli anni. Abbiamo avuto pi di 9 milioni di visitatori ed esponiamo pi di 450 opere di 400 artisti da tutto il mondo. Siamo molto orgogliosi di essere partner della Fondazione Querini Stampalia per questa possibilit di esporre una piccola mostra sul Noor Riyadh”.

Il museo veneziano ha aperto la propria Area Scarpa per ospitare le opere del festival, che prodotto da Filmmaster, e quello che nasce un dialogo culturale che si basa anche sulla relazioni sottili tra le due citt. “Intanto un incontro con la luce, letteralmente – ci ha detto Cristiana Collu, direttrice della Fondazione Querini Stampalia -. Io credo che non c’ un posto pi adatto ad ospitare una sorta di trailer di quello che succeder tra un mesi a Riyadh che Venezia e nella cornice di Venezia quella della Fondazione Querini Stampalia. Per noi una grandissima occasione di una collaborazione sia con Filmmaster che con Civita e pensiamo che sia molto importante per tutti mettere in risalto quella che comunque un’eccellenza italiana in questo campo, che pu promuovere e organizzare eventi cos importanti”.

Per Filmmaster si tratta di una grande occasione e di una sfida importante. “Lavoriamo da 50 anni in Italia e da 20 anni in Arabia Saudita – ha concluso l’ad Antonio Abete -. un grandissimo onore avere la possibilit di produrre il Noor Festival 2025. La citt di Riyadh sar trasformata nella pi grande galleria d’arte a cielo aperto per due settimane. E’ un viaggio, un percorso di evoluzione continua: ogni evento che facciamo, ogni progetto che facciamo ci arricchisce, ci lascia qualcosa che auspichiamo ci possa rendere pi interessanti e maggiormente distintivi per ulteriori futuri progetti a partire dal Noor per finire a tutti gli altri grandi eventi internazionali che abbiamo in programma fra cui anche le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026”.

La mostra a Venezia resta aperta al pubblico fino al 23 novembre 2025.

Israele isolato nel mondo ora deve promuovere una nuova classe dirigente

A Gaza, come era prevedibile, la tregua così faticosamente raggiunta fatica a reggere, ma la speranza di tutti è che, comunque, regga. Solo così si potrà passare alle fasi successive del “Piano Trump”, che del resto richiederanno interventi correttivi — anche sostanziali — possibili però solo se prevarrà una reale volontà pacificatrice.

Non sarà facile. L’odio accumulato in questi ultimi due anni peserà e condizionerà entrambe le parti in conflitto, favorendo al loro interno le frange estremiste che si oppongono a ogni possibile soluzione pacifica, a ogni possibile mediazione, a ogni ipotesi di convivenza fra i due popoli, quello ebreo e quello palestinese. Le ferite inferte negli animi sono profonde. Quelle che hanno devastato le comunità lo sono ancor più di quelle dei singoli.

Israele, un Paese solo e disorientato

Prendiamo il caso di Israele. Isolato e ormai largamente disprezzato nel mondo — dai comuni cittadini e dalle classi dirigenti — Israele è rimasto solo con sé stesso e con gli Stati Uniti guidati da Donald Trump. Un disprezzo quasi universale che può generare possibili conseguenze pericolose per gli ebrei nel mondo. Se ne intravedono già i segnali (per ora pallidi, ma inequivocabili).

Questo è il disastroso risultato conseguito dalla cieca rabbia omicida del governo Netanyahu, pieno di estremisti odiatori dei palestinesi e forse non solo di loro. Diffidare sempre degli estremisti, in qualunque luogo e in qualunque contesto storico.

Hanno trascinato Israele in un buco nero pieno di odio e risentimento che segnerà per generazioni, è lecito temere, la vita in quei territori. E l’hanno altresì indebolito anche al suo interno, perché non solo i parenti degli ostaggi, non solo i membri di Sinistra per Israele, ma anche tanti altri cittadini sono alla lunga rimasti disgustati dalla reazione sproporzionata ai tragici eventi del 7 ottobre 2023 e alla loro sostanziale rimozione, o quasi, dalla memoria collettiva del mondo, sostituiti dalle quotidiane immagini di distruzione, sofferenza e morte a Gaza.

Una società divisa e una democrazia in bilico

Si è così generata una spaccatura verticale della società israeliana, foriera di possibili violenze e forse anche di qualcos’altro.

Un qualcosa d’altro che potrebbe attentare alla stessa solidità della democrazia israeliana. La campagna elettorale, quando sarà, verrà vissuta con giusta passione ma anche con tanta rabbia da un Paese che mostrava visibili segni di divisione profonda già prima del 7 ottobre: un evento tragico che avrebbe dovuto unificare la nazione ebraica e che invece la guerresca reazione voluta dal governo ha impedito.

Un Paese diviso al suo interno diventa debole agli occhi del mondo esterno, anche se è molto forte militarmente. Netanyahu ha sempre sottovalutato questa verità, come ha dimostrato da ultimo nel suo grottesco intervento all’assemblea generale delle Nazioni Unite.

Il limite dell’alleanza con Washington

Si è sempre mosso nella certezza che il sostegno degli Stati Uniti non sarebbe mai venuto meno. Una scommessa che ha giocato spregiudicatamente prima col debole Biden (che però in qualche modo è riuscito a limitarlo almeno un po’) e dopo con l’amico Trump (che in un primo tempo gli ha lasciato mano libera, e si è visto con quali risultati devastanti per la popolazione di Gaza).

Ma il troppo a un certo punto diventa troppo anche per uno come Trump. Tutti gli osservatori concordano nel ritenere l’attacco militare operato in Qatar per uccidere alcuni dirigenti di Hamas come l’errore decisivo degli israeliani. In quel momento tutti gli alleati arabi degli Stati Uniti, sia quelli più vicini ad Hamas (il Qatar) sia quelli più ostili alla Fratellanza Musulmana (dall’Arabia all’Egitto), hanno espresso a Trump tutto il loro disappunto e qualcosa (molto) di più: il naufragio degli Accordi di Abramo, che hanno rappresentato l’intelaiatura della politica mediorientale del presidente americano così come architettata dal genero Jared Kushner (che non è, si badi, solo “il genero” bensì uno stratega di notevoli qualità, politiche e soprattutto imprenditoriali).

Il fallimento di una strategia di guerra permanente

Questo rischio ha mosso Trump, prima che le pressioni interne. Dove non solo i suoi avversari (dai Democratici agli studenti delle università, agli attivisti Pro Pal), ma pure tanti suoi elettori non comprendevano più il sostegno a Netanyahu, sia per quell’egoistico ripiegamento interno che ha costituito uno dei motivi della vittoria del tycoon, sia perché obiettivamente quello che stava avvenendo a Gaza era inaccettabile pure per loro.

Un primo messaggio Trump lo aveva inviato intervenendo direttamente in Iran, con le famose bombe di profondità sganciate sui suoi siti di arricchimento nucleare dopo aver intimato al premier israeliano di non andar oltre negli attacchi missilistici al regime degli ayatollah. Un secondo è stato l’umiliazione inflitta a Netanyahu con la telefonata di scuse che egli ha dovuto fare allo sceicco del Qatar Tamim bin Hamad al-Thani in favore di telecamera.

Da questo punto di vista Trump si è mosso in linea con la tradizione: storicamente gli USA hanno sempre sostenuto Israele, ma ne hanno pure contenuto i possibili esecrabili eccessi, sin dai tempi della guerra di Suez nel 1956.

Israele davanti al rischio dell’isolamento totale

Così, la distruttiva scelta di guerra del governo israeliano, la sua volontà di annientamento di un nemico esteso nei fatti da quello che esso effettivamente è — ovvero un gruppo terroristico quale Hamas — a un’intera popolazione civile si è trasformata non solo nel rischio di un’azione militare senza fine, non compresa neppure da molti dei militari che la stavano combattendo, ma anche in un errore strategico tale da porre Israele solo contro tutti nella regione e addirittura nella condizione di dover subire la reprimenda di Washington.

Infatti, come si è visto, perfino Egitto e Giordania, che con Tel Aviv hanno fatto pace da anni, sentendo il peso delle proprie opinioni pubbliche sempre più ostili nei confronti dell’arrogante prepotenza del potente vicino, hanno dovuto alzare la voce. La possibilità di avvicinamento con l’Arabia si è dissolta, e chissà per quanto tempo — a meno che il “Piano Trump” non si sviluppi secondo i suoi intenti ricostruttivi (anche nel senso letterale, edilizio).

Una nuova classe dirigente per un Paese ferito

Gli avversari tutto intorno sono certamente indeboliti, ma non definitivamente sconfitti. Così i miliziani terroristi, dagli Houthi a Hezbollah, e lo stesso Iran: e tutti questi sino ad ora non hanno rinunciato al loro imperativo esistenziale, l’annientamento di Israele. E adesso si staglia all’orizzonte un possibile nuovo avversario, la Turchia neo-ottomana di Erdogan, che si è avvicinata fisicamente a Israele attraverso la nuova Siria sunnita guidata dal ripulito al-Shara’, che è pur sempre stato un miliziano della jihad islamica in diverse sue organizzazioni. Una Turchia le cui ambizioni anche sul Mediterraneo – come dimostra la sua presenza in Libia – sono a tutti evidenti.

Governato da un premier che ha visto nella guerra permanente la sua cambiale di sopravvivenza politica e da due ministri psicopatici che godono nell’immaginare la scomparsa dei palestinesi, Israele ha perduto sé stesso, sepolto da un cumulo di macerie materiali ma soprattutto umane. E pure politiche.

E allora, nella speranza che la tregua regga e si evolva in un piano di pace perseguibile e perseguito da tutte le parti in causa, bisogna comunque riconoscere che ci vorrà tempo, molto, per costruire un tessuto comune di convivenza che possa condurre alla soluzione dei due Stati.

Per quanto riguarda Israele, del quale abbiamo parlato qui, è indubbio che ci vorrà una nuova classe dirigente, totalmente altra rispetto a questa che c’è adesso, imperdonabile. Dai palestinesi, dal mondo tutto. E pure dagli israeliani.

La politica e il peso delle parole

Gli avversari in politica non se le mandano a dire ma in prima persona esprimono oggigiorno il proprio pensiero con un’enfasi raramente appropriata. Si ricorre ad espressioni non proprio da enfant prodige, educando gli elettori ad una rissosità che non fa bene alla salute. Più che stemperare il clima del confronto, si temperano le matite con punta acuminata per dare stilettate alla parte opposta che ribatte più o meno similmente. Il sospetto è nel desiderio di occupare ogni giorno il campo della prima pagina senza lasciare spazio a storie diverse. 

Gli allarmi della Schlein e la risposta della Meloni

La Schlein ha proclamato al mondo che libertà e democrazia sono a rischio con la destra al governo. Lo ha detto al Congresso del Partito dei Socialisti europei, forse perché tutti sappiano guardarsi dall’Italia dei questi giorni. Appena prima, la Meloni aveva commentato come l’opposizione in Italia sia peggiore dei terroristi di Hamas. Nel batti e ribatti la Meloni rimprovera la Schlein di screditare con fandonie l’immagine dell’Italia all’estero e di delirare. La Schlein ha sua volta ha replicato chiedendo alla Meloni di dismettere dal ruolo di vittima, una pasionaria ingiustamente oggetto di critiche del prossimo.  È colei che è vinta da un destino crudele e vitto sacrificale per gli Dei e per la politica Si andrà avanti così per nuovi atti in commedia. 

Parole verticali e orizzontali

Del resto, delirare indica uscire dal solco dell’aratro, andare fuori traccia e rovinare il lavoro per una buona semina. Siamo di fronte ad un incrocio di parole verticali e orizzontali che portano a definire vocaboli non proprio di pace, di quando è impossibile metterci una buona parola e riportare tutto in un ordine accettabile. 

La parola d’ordine è quella di mordersi senza lasciare la presa, le parole si accapiglino incrociando guantoni, consonanti e vocali fino a stendere a terra il nemico. La gente di Livorno direbbe che siamo di fronte a due donnine di cianca allegra, un modo per dire della loro esuberante vivacità.

Landini e la Salis non si risparmiano

Anche il buon Landini non si è armato di piumino, dando politicamente della “cortigiana” alla Meloni che non ha apprezzato di essere definita alla stregua di una prostituta. Le parole sono importanti. Landini avrebbe potuto tacciare la Meloni di “sudditanza” verso Trump, l’accusa sarebbe rimasta inalterata ma l’espressione non avrebbe dato luogo ad altre squallide interpretazioni.

Per altro verso anche la Salis non ci è andata leggera. La strage a Castel d’Azzano, che ha portato alla uccisione di tre carabinieri per vendetta ad uno sgombero di una casa, ha fatto dire alla eurodeputata di AVS che c’è, di fondo alla tragedia, una responsabilità politica del capitalismo nel non garantire il diritto fondamentale alla casa, quasi facendo passare in secondo piano i delinquenti che hanno compiuto quella strage.  

È un modo tipico di buttarla in caciara, rimandando al “sistema” le colpe, sempre rilanciando verso un indistinto livello più alto per non puntare il dito sui responsabili di certe morti. Siamo di fronte, come minimo, ad una scelta di tempi di un commento del tutto sbagliata. Non era quella l’occasione di parlare di un disagio sociale che certamente non va trascurato e a cui bisogna porre mano.

C’è un libro di cui andrebbe considerato almeno il titolo, “Il peso delle parole” di Pascal Mercier, che tornerebbe utile prima di dare sfogo ai propri impeti d’animo. A volte possono valere maggiormente quelle che non si dicono e che sarebbero ancor più apprezzate.

Saper andare controcorrente

Il tempo scorre immancabilmente sull’onda di questa politica mondiale completamente assuefatta alle leggi severe e ciniche di un economicismo ormai senza freni.

Armi, guerre e ricostruzioni

Gli esempi di Trump, Putin, Netanyahu sono eloquenti per portare avanti una tesi sulla quale occorrerebbe riflettere seriamente. Tutto l’ordine mondiale, anzi oserei dire tutta la crescita economica del mondo risponde ormai a queste tre variabili: la vendita delle armi, le guerre che ne conseguono ed infine le ricostruzioni.

In questi ultimi giorni si è plaudito da più parti all’iniziativa politica efficace di cessate il fuoco messa in campo da Donald Trump nella striscia di Gaza.

Ma nessuno riflette sul fatto che tutto ciò avviene dopo aver ammazzato civili innocenti (tra cui migliaia di bambini) e, anche, dopo aver venduto armi, aver distrutto intere città al solo fine di iniziare l’opera di ricostruzione da parte di una ristretta oligarchia economica mondiale che, certamente, non guarda alla pace come realizzazione di una convivenza civile tra popoli diversi, bensì come mezzo di arricchimento personale e di casta.

Il trionfo della realpolitik e la crisi dei valori

Le tragedie umane, le guerre, alle quali assistiamo ormai inermi da diversi anni, non sono altro che il frutto di questa politica economicista che di politica (nell’accezione più vera del termine) non ha più niente, se non la legittimazione della forza come principio supremo di tutte le Nazioni.

La cosa che più meraviglia in questo scenario tetro e privo di qualsiasi valore umano è che anche la quasi totalità degli opinionisti si sono assuefatti a questa realpolitik, che ha messo in un angolo i valori non solo religiosi, ma soprattutto di quell’umanesimo laico sul quale le forze politiche della sinistra storica avevano costruito non tanto un consenso politico, ma una cultura sociale che abbracciava le diverse generazioni del secolo scorso.

L’eredità smarrita del Novecento

Già, il secolo scorso! Sembra ormai lontano o, perlomeno, non più in grado di incidere a livello di cultura politica sul “nuovo” che si è realizzato negli ultimi decenni.

Ma quando si sente dire da un giornalista acuto qual è Marco Travaglio (anche se chi scrive non condivide tutto il suo pensiero) che ormai tutti debbono rassegnarsi al fatto che gli ideali in questi tempi occorre metterli da parte, bisogna cioè fare i conti con questa realpolitik, ed anzi bisogna vestire questi panni, mettendo da parte valori quali il solidarismo, il comunitarismo (che è il contrario dell’individualismo), la realizzazione di una giustizia politica, economica e sociale perché il mondo va in tutt’altra direzione.

Quando si sente affermare che l’idealismo non è fatto per questo Terzo Millennio, allora tornano alla mente non soltanto la cultura del Novecento, i suoi valori, i suoi ideali e le sue ideologie (con tutte le storture che tale secolo è stato in grado di produrre: prima e seconda guerra mondiale), le sue battaglie civili e sociali; ma quelle figure che da sponde diverse, da culture diverse hanno saputo incarnare e realizzare il sentimento del popolo italiano per tradurlo in una Carta di principi che è l’antitesi di questa politica urlata e vuota, di questo costume politico che ha relegato la giustizia ad un optional, di questa classe politica di nominati dalle oligarchie dei vari clan politici.

Riprendere il coraggio del pensiero libero

Quando si arriva a tutto questo vuol dire davvero che si è toccato il fondo e che, senza accorgersene, si sta trascinando il mondo verso il baratro.

Riprendere con coraggio un percorso politico-ideale è il dovere che sta innanzi alle coscienze vere, limpide, a coloro che pensano ancora, malgrado tutto, che la politica non è né personalizzazione, né spettacolo, né arroganza.

È ancora possibile tutto ciò?

Mi torna sempre alla mente un colloquio con Luigi Granelli nell’ormai lontano 1988, quando mi spiegava che l’impegno politico autentico di un cattolico democratico era quello di saper andare controcorrente, di non assuefarsi al puro esercizio del potere.

Oggi il saper andare controcorrente significa non assuefarsi alla politica di Trump, Putin, Netanyahu e (perché no?) di Giorgia Meloni.

Una libreria che chiude, una comunità che perde casa

C’è un silenzio particolare quando chiude una libreria. Non è il rumore di un fallimento, ma qualcosa di più sottile: un respiro che si interrompe nel quartiere.

All’Eur, dove tutto sembra ordinato e moderno, ha abbassato la serranda l’unica libreria su strada nel raggio di chilometri. Una Mondadori, dunque un grande marchio — ma anche un luogo con un volto umano, tenuto in vita per vent’anni dalla passione di una donna che aveva fatto dei libri la sua casa e il suo mestiere.

La sua storia è quella di una migrazione continua della parola: prima in un grande locale decentrato, poi in uno spazio più grande sotterraneo, infine in un ampio negozio a due piani sulla via principale. Ogni trasloco era un atto di fiducia, una scommessa sul fatto che ci fosse ancora posto per un luogo dove il libro potesse essere incontrato, non solo venduto.

Una storia che non è solo romana

Ora la libreria chiude: a scadenza di contratto, l’affitto è diventato insostenibile. Gli scatoloni si accumulano sul marciapiede, i titoli tornano al magazzino, e quella luce che per anni ha dato un segno di cultura alla strada si spegne in silenzio.

Non è una piccola libreria indipendente che soccombe alle piattaforme online, ma un punto vendita di una grande catena: il segno che la crisi non è solo economica, ma di modello culturale.

Neppure i grandi marchi riescono più a mantenere la presenza del libro nella vita quotidiana delle città. Eppure quella vetrina, per molti, era più di un negozio. Era un luogo dove ci si poteva ancora fermare, parlare, chiedere consiglio, respirare lentezza.

Una libreria di quartiere, anche se col marchio di una grande casa editrice, capace di creare relazioni, di accompagnare generazioni di lettori, di mantenere viva la dimensione concreta della parola.

Quando la cultura non trova casa

Il libro, dopotutto, è un corpo fragile che resiste: materia e voce insieme. In un mondo che tutto smaterializza, il libro è ancora una forma di incarnazione della conoscenza. Si tocca, si apre, si porta con sé.

E chi continua a custodirlo, come quella libraia dell’Eur, compie un gesto che ha qualcosa di spirituale: crede che la parola valga ancora la fatica di uno spazio, di un affitto, di una presenza reale.

Un frammento di una mappa più grande: Roma, Italia, Europa.

Le città diventano sempre più luoghi di passaggio e sempre meno luoghi di permanenza. E la cultura, che ha bisogno di tempo e di prossimità, fatica a trovare casa. Forse custodire i libri oggi significa custodire la possibilità di sostare, di riconoscere in un luogo — fosse anche una vetrina su una strada trafficata — un punto di respiro.

Finché ci sarà qualcuno disposto a entrare in una libreria solo per curiosità, o per gratitudine verso chi l’ha tenuta in vita per anni, la parola continuerà a incarnarsi.

E la cultura resterà, anche in silenzio, una forma di fiducia nell’umano. Non basta celebrare la lettura: occorre rendere possibile che i libri restino tra le persone. Perché dove una libreria resiste, anche la città resta viva.

Calcio, risultati serie A: Milan in testa alla classifica

Roma, 20 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Milan-Fiorentina 2-1

Settima giornata: Lecce-Sassuolo 0-0, Pisa-Verona 0-0, Torino-Napoli 1-0, Roma-Inter 0-1, Como-Juventus 2-0, Cagliari-Bologna 0-2, Genoa-Parma 0-0, Atalanta-Lazio 0-0, Milan-Fiorentina 2-1, lunedì 20 ottobre ore 20.45 Cremonese-Udinese.

Classifica: MIlan 16, Napoli, Roma, Inter 15, Bologna 13, Como, Juventus 12, Atalanta 11, Sassuolo 10, Cremonese 9, Cagliari, Udinese, Torino, Lazio 8, Lecce, Parma 6, Verona 4, Fiorentina, Pisa, Genoa 3,

Ottava giornata: venerdì 24 ottobre ore 20.45 Milan-Pisa, sabato 25 ottobre ore 15 Parma-Como, Udinese-Lecce, ore 18 Napoli-Inter, ore 20.45 Cremonese-Atalanta, domenica 26 ottobre ore 12.30 Torino-Genoa, ore 15 Sassuolo-Roma, Verona-Cagliari, ore 18 Fiorentina-Bologna, ore 20.45 Lazio-Juventus.

Calcio, risultati serie A: Atalanta a quota 11

Roma, 19 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Atalanta-Lazio 0-0

Settima giornata: Lecce-Sassuolo 0-0, Pisa-Verona 0-0, Torino-Napoli 1-0, Roma-Inter 0-1, Como-Juventus 2-0, Cagliari-Bologna 0-2, Genoa-Parma 0-0, Atalanta-Lazio 0-0, ore 20.45 Milan-Fiorentina, lunedì 20 ottobre ore 20.45 Cremonese-Udinese.

Classifica: Napoli, Roma, Inter 15, Milan, Bologna 13, Como, Juventus 12, Atalanta 11, Sassuolo 10, Cremonese 9, Cagliari, Udinese, Torino, Lazio 8, Lecce, Parma 6, Verona 4, Fiorentina, Pisa, Genoa 3,

Ottava giornata: venerdì 24 ottobre ore 20.45 Milan-Pisa, sabato 25 ottobre ore 15 Parma-Como, Udinese-Lecce, ore 18 Napoli-Inter, ore 20.45 Cremonese-Atalanta, domenica 26 ottobre ore 12.30 Torino-Genoa, ore 15 Sassuolo-Roma, Verona-Cagliari, ore 18 Fiorentina-Bologna, ore 20.45 Lazio-Juventus.

Gli Usa al lavoro per evitare la fine del cessate il fuoco

Roma, 19 ott. (askanews) – Washington sta cercando di impedire che l’attuale ripresa della violenza a Gaza faccia crollare il cessate il fuoco tra Israele e Hamas. Lo riporta Axios.

L’agenzia di stampa afferma che gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner hanno parlato con il ministro degli Affari strategici, Ron Dermer, e che gli Stati Uniti hanno chiesto a Gerusalemme di “rispondere in modo proporzionato ma con moderazione” in seguito all’attacco alle truppe dell’Idf nel sud di Gaza.

Nuova ondata di attacchi di Israele a sud di Gaza

Roma, 19 ott. (askanews) – L’esercito israeliano afferma di aver avviato una nuova ondata di attacchi aerei sulla parte meridionale di Gaza, mentre il precario cessate il fuoco è minacciato.

L’esercito ha dichiarato di star conducendo una “massiccia e vasta ondata” di attacchi aerei contro decine di obiettivi. Lo riporta al Jazeera.

Secondo il Times of Israel, “una fonte militare afferma che uno degli obiettivi è un sistema di tunnel precedentemente utilizzato da Hamas per tenere in ostaggio gli israeliani”. I media palestinesi pubblicano un’immagine che mostra gli attacchi nella zona di Khan Younis.

Calcio, risultati serie A: il Bologna è quarto

Roma, 19 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Cagliari-Bologna 0-2, Genoa-Parma 0-0

Settima giornata: Lecce-Sassuolo 0-0, Pisa-Verona 0-0, Torino-Napoli 1-0, Roma-Inter 0-1, Como-Juventus 2-0, Cagliari-Bologna 0-2, Genoa-Parma 0-0, ore 18 Atalanta-Lazio, ore 20.45 Milan-Fiorentina, lunedì 20 ottobre ore 20.45 Cremonese-Udinese.

Classifica: Napoli, Roma, Inter 15, Milan, Bologna 13, Como, Juventus 12, Atalanta, Sassuolo 10, Cremonese 9, Cagliari, Udinese, Torino 8, Lazio 7, Lecce, Parma 6, Verona 4, Fiorentina, Pisa, Genoa 3,

Ottava giornata: venerdì 24 ottobre ore 20.45 Milan-Pisa, sabato 25 ottobre ore 15 Parma-Como, Udinese-Lecce, ore 18 Napoli-Inter, ore 20.45 Cremonese-Atalanta, domenica 26 ottobre ore 12.30 Torino-Genoa, ore 15 Sassuolo-Roma, Verona-Cagliari, ore 18 Fiorentina-Bologna, ore 20.45 Lazio-Juventus.

Ucraina, Trump: se inviassi tutte le scorte di armi metterei gli Usa a rischio

Roma, 19 ott. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di non poter mettere a rischio gli Stati Uniti inviando tutte le scorte di armi in Ucraina.

“Non possiamo dare tutte le nostre armi all’Ucraina. Semplicemente non possiamo farlo. Sono stato molto generoso con il presidente [Volodymyr] Zelensky e con l’Ucraina, ma… non posso mettere in pericolo gli Stati Uniti”, ha detto Trump in un’intervista a Fox News.

Trump ha ribadito che gli Stati Uniti hanno bisogno per loro dei missili da crociera Tomahawk, nonostante le ripetute richieste di Kiev. Ha inoltre affermato di aver discusso le prospettive con il presidente russo Vladimir Putin. Malgrado il conflitto in corso, il presidente Trump ha sottolineato che esistono grandi potenzialità per gli scambi commerciali con Kiev, auspicando che Russia e Ucraina mettano fine al conflitto.

Calcio, Cagliari-Bologna 0-2, Orsolini e Holm per gli emiliani

Roma, 19 ott. (askanews) – All’Unipol Domus il Bologna prende tre punti preziosi e lo fa senza strafare, ma con la solidità che ormai contraddistingue le grandi squadre. La squadra di Italiano passa 2-0 a Cagliari grazie a Holm e al solito Orsolini, e si piazza tra le protagoniste della Serie A.

Il primo tempo racconta di un Cagliari pimpante ma sfortunato: Felici sfiora il vantaggio ma si trova davanti Ravaglia, autentico muro rossoblù, che salva tutto con un intervento da applausi. Gli ospiti, pur controllando, costruiscono qualche occasione con Bernardeschi e Ferguson, senza però sbloccarsi subito.

A rompere l’equilibrio ci pensa Holm, bravo a sfruttare un assist di testa di Odgaard e a battere Caprile da pochi passi. Il gol scuote il Bologna, che tiene il minimo vantaggio fino all’80’, gestendo senza ansie e mostrando la maturità di chi ha ambizioni europee. Poi entra in scena Orsolini: il mancino del trascinatore non lascia scampo al portiere isolano e chiude i conti, firmando la quinta rete in campionato e consolidando il primato tra i cannonieri.

Il Cagliari prova a reagire, ma la difesa emiliana è attenta e organizzata, lasciando agli isolani solo qualche lampo isolato. Il Bologna, dal canto suo, si conferma squadra da vertice: undici gol realizzati, quattro risultati positivi consecutivi e la sensazione che la rincorsa alle grandi non sia più un’illusione.

Ucraina, Zelensky: sono pronto ad andare a Budapest

Roma, 19 ott. (askanews) – Volodymyr Zelensky si è detto pronto a recarsi a Budapest per un vertice con i suoi omologhi di Stati Uniti e Russia, ma ha invitato gli Stati Uniti a mostrarsi più fermi con Mosca di quanto non lo siano stati con Hamas per ottenere un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Lo ha dichiarato lo stesso presidente ucraino in un’intervista rilasciata a Nbc News dopo il suo incontro di venerdì con Donald Trump.

Vladimir Putin “è abbastanza simile ad Hamas, ma è più forte (à) È per questo che bisogna esercitare maggiore pressione”, ha affermato Zelensky nell’intervista, il cui contenuto completo è stato trasmesso oggi. Pur definendo il presidente russo un “terrorista”, si è nuovamente detto aperto a un incontro.

“Se vogliamo davvero una pace giusta e duratura, abbiamo bisogno di entrambe le parti coinvolte in questa tragedia. Come possono esserci accordi senza di noi, se si tratta di noi?”, si è chiesto. Alla domanda se intendesse chiedere di essere presente a Budapest, qualora il vertice si tenga, il presidente ucraino ha risposto: “Sono pronto”.

Al termine di un colloquio telefonico con il presidente russo, Donald Trump ha annunciato giovedì che lo incontrerà a Budapest “nelle prossime due settimane”. Al momento, tuttavia, non è stata ancora fissata una data ufficiale.

Attacchi aerei di Israele a Nuseirat, almeno tre i morti

Roma, 19 ott. (askanews) – Nuovi attacchi aerei israeliani sono stati segnalati a Nuseirat, in un campo rifugiati nella parte centrale della Striscia di Gaza. Lo riportano i media palestinesi e secondo la tv satellitare araba al Jazeera ci sarebbero almeno tre morti.

Gli attacchi arrivano mentre le Idf (Forze di Difesa israeliane) e i funzionari israeliani hanno promesso di reagire a un attacco di miliziani palestinesi contro i soldati nella zona di Rafah, nel sud di Gaza, questa mattina.

Le Idf hanno in gran parte evitato di colpire Nuseirat e altre aree della Striscia di Gaza centrale durante la guerra, a causa della presenza di ostaggi ancora vivi trattenuti da Hamas. La scorsa settimana il movimento integralista islamico palestinese ha rilasciato tutti i 20 prigionieri ancora vivi.

Ranucci: non credo in mandanti politici, la squadra di Report non ha paura

Roma, 19 ott. (askanews) – “La prossima puntata 26 ottobre Report ripartirà con il solito sguardo. Il messaggio era chiaro chi ha messo l’ordigno conosceva le mie abitudini. Ho pensato fosse una bombola del gas inizialmente poi sono scesa e ho visto la macchina. Noi tocchiamo talmente tanti interessi e centri di potere che è impossibile capire l’origine, credo sia qualcuno legato alla criminalità, non credo nei mandanti politici”. Lo ha sottolineato, Sigfrido Ranucci, ospite di Monica Maggioni a In Mezz’ora su RaiTre.

“Tuttavia è possibile pensare che a qualcuno faccia comodo intimidirci, abbiamo delle puntate molto delicate che ci attendono, anche se non posso escludere che si riferiscano a qualche inchiesta del passato”, ha aggiunto il giornalista. “Adesso lasciamo agli inquirenti le indagini. Mia figlia ha avuto una legittima crisi di pianto: i miei famigliari sono abituati da anni, non ho mai voluto pubblicizzare nulla degli avvertimenti che ci sono stati nel passato. La squadra di Report non ha paura e continuerà a raccontare la pancia del Paese senza indietreggiare”.

Atletica, Maiwa e Cheptoo dominano la mezza maratona di Roma

Roma, 19 ott. (askanews) – Simon Maiwa e Regina Cheptoo firmano l’edizione 2025 della Wizz Air Rome Half Marathon, imponendo ancora una volta il dominio del Kenya sulle strade della Capitale. Maiwa ha vinto in 59’44″, battendo per un solo secondo il connazionale Vincent Kimaiyo (59’45″), con Kalipus Lomwai a completare il podio (59’56″). In campo femminile successo netto di Regina Cheptoo, che chiude in 1h08’26″ davanti a Milicent Jelimo e Gladys Cherop.

Più di 22mila corridori hanno attraversato il cuore di Roma, tra Fori Imperiali e Colosseo, in una mattinata che ha unito sport, turismo e fatica. Il gruppo di testa si è formato già dopo il decimo chilometro, con i keniani che hanno imposto ritmo e cadenza africana, resistendo ai saliscendi e alle curve di un tracciato tanto suggestivo quanto tecnico.

Per Maiwa la vittoria è arrivata in volata, una di quelle decise sul filo del respiro, con lo sprint che ha lasciato il pubblico di via dei Fori Imperiali con il fiato sospeso. Cheptoo invece ha costruito il proprio successo passo dopo passo, in solitaria, con una corsa regolare e composta che ha trasformato i monumenti romani in un silenzioso scenario di trionfo.

Roma si è riscoperta ancora una volta teatro della corsa e della bellezza: la città che corre, applaude e si lascia attraversare. Perché, come ogni ottobre, la mezza maratona non è solo una gara — è un racconto collettivo fatto di passi, emozioni e strade che sembrano non finire mai. (Foto organizzatori)

Calcio, risultati serie A: Como aggancia la Juve a 12 pt

Roma, 19 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Como-Juventus 2-0

Settima giornata: Lecce-Sassuolo 0-0, Pisa-Verona 0-0, Torino-Napoli 1-0, Roma-Inter 0-1, Como-Juventus 2-0, ore 15 Cagliari-Bologna, Genoa-Parma, ore 18 Atalanta-Lazio, ore 20.45 Milan-Fiorentina, lunedì 20 ottobre ore 20.45 Cremonese-Udinese.

Classifica: Napoli, Roma, Inter 15, Milan 13, Como, Juventus 12, Atalanta, Bologna, Sassuolo 10, Cremonese 9, Cagliari, Udinese, Torino 8, Lazio 7, Lecce 6, Parma 5, Verona 4, Fiorentina, Pisa 3, Genoa 2

Ottava giornata: venerdì 24 ottobre ore 20.45 Milan-Pisa, sabato 25 ottobre ore 15 Parma-Como, Udinese-Lecce, ore 18 Napoli-Inter, ore 20.45 Cremonese-Atalanta, domenica 26 ottobre ore 12.30 Torino-Genoa, ore 15 Sassuolo-Roma, Verona-Cagliari, ore 18 Fiorentina-Bologna, ore 20.45 Lazio-Juventus.

Calcio, Como-Juventus 2-0, il giorno di Nico Paz

Roma, 19 ott. (askanews) – Nico Paz segna, dribbla, manda a terra Cambiaso e regala, con Kempf, una vittoria di quelle da ricordare: Como batte Juventus 2-0. La squadra di Fabregas gioca con coraggio e si prende tutto. Dopo quattro minuti, su schema d’angolo, il cross di Da Cunha trova Kempf tutto solo sul secondo palo: colpo di testa, Di Gregorio battuto, e il Como avanti 1-0. Un gol costruito, non casuale, che accende la partita e il tifo dei lariani, rimasto in silenzio per i primi quindici minuti in protesta contro la trasferta australiana con il Milan. La Juve prova a reagire, si muove bene Yildiz, spinge Cambiaso, ma manca la precisione, il colpo pulito. Nella ripresa entra Vlahovic, poi McKennie e Kostic, ma la partita cambia davvero solo quando Nico Paz decide di scrivere la sua firma sotto la storia: minuto 79, contropiede solitario, sterzata verso l’interno che fa sedere Cambiaso, sinistro nell’angolino e applausi anche da Wenger e Capello in tribuna. Una gemma da dieci puro, da talento che non si nasconde. La Juventus invece si scioglie, tramortita dal ritmo e dall’orgoglio lariano. E quando Cambiaso prova il sinistro, poco prima di uscire, Butez blocca a terra come a chiudere il sipario. Finisce 2-0 con il Como che brinda a una giornata storica.

Motori, Valentino Rossi vince l’8 ore di Indianapolis

Roma, 19 ott. (askanews) – Valentino Rossi ha vinto l’8 Ore di Indianapolis con la BMW del team WRT, 17 anni dopo il suo successo in MotoGP sullo stesso circuito. Un trionfo dal sapore simbolico, in una gara segnata dal maltempo e da continui colpi di scena, che consegna al “Dottore” un nuovo capitolo della sua leggendaria carriera.

La corsa è stata interrotta per pioggia e fulmini, poi ripresa sotto Safety Car. Proprio in quel momento il team WRT ha indovinato la strategia perfetta, azzardando il cambio gomme al momento giusto e guadagnando la testa della gara. Rossi ha dato il suo contributo negli stint iniziali, poi ha lasciato il volante ai compagni Kelvin van der Linde e Charles Weerts, portando la BMW #46 fino al traguardo e alla vittoria finale.

Diciassette anni fa, su questo stesso tracciato, Rossi aveva vinto in MotoGP battendo Nicky Hayden in una gara interrotta dall’uragano Ike. Oggi diventa il primo pilota della storia a trionfare sia su due che su quattro ruote a Indianapolis. Un cerchio che si chiude nel modo più romantico possibile.

“Vincere qui è speciale, dopo averlo fatto anche in MotoGP. È stato un weekend difficile, ma abbiamo lavorato bene e alla fine è arrivato un risultato bellissimo. Siamo stati anche fortunati, ma la fortuna va saputa prendere”, ha commentato Rossi, sorridente sul podio.

Il successo permette anche a van der Linde di conquistare il titolo dell’Intercontinental GT Challenge, mentre per il team WRT arriva la terza vittoria consecutiva a Indianapolis. Rossi, invece, aggiunge un altro trofeo alla sua collezione, ma soprattutto un’altra storia da raccontare: quella di un campione che, ovunque ci siano un volante o un manubrio, continua a trovare il modo di vincere.