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Musicista italiano denuncia plagio in “La La Land”

Roma, 29 lug. (askanews) – come “Davide contro Golia” dice Costantino Ladisa, musicista e compositore barese, parlando del contenzioso legale che ha aperto per plagio con un gigante come Justin Hurwitz che ha curato la colonna sonora di “La La Land”, film di Damien Chazelle vincitore di sei Oscar.

Sotto accusa “Mia and Sebastian’s Theme” di Hurwitz che, sostiene il musicista, richiama il suo brano “Il Parigino”, composto nel 2009 per il docufilm “U megghie paise – I quattro mesi in cui la citt impazz” di Vanni Bramati, di cui nel 2013 uscito anche il dvd con cd allegato.

Racconta Costantino Ladisa ad askanews: “La causa l’ho fatta a Justin Hurwitz, che il compositore delle musiche di ‘La La Land’ e ovviamente di conseguenza anche alla Warner perch detiene i diritti”. “Io sicuramente non cerco visibilit, questo mi piace sottolinearlo, una causa che io faccio, ho iniziato a fare gi qualche anno fa, solo per difendere un po’ i miei diritti e i diritti di tutti i compositori, anche quelli giovani che si possono ritrovare nella mia situazione”.

La notizia uscita ora, in occasione di una serata per i sedici anni dall’ultima promozione in serie A del Bari in cui stato proiettato il film. Il musicista ha ricordato come il regista lo abbia chiamato dopo aver visto “La La Land” nel 2016, dicendogli di correre al cinema per ascoltare il tema musicale. “Io vado al cinema il giorno dopo, ascolto e rimango anche io molto colpito da questa cosa; lo faccio ascoltare a un mio amico che un avvocato che si occupa di diritto d’autore e lui dice, guarda assolutamente s, dobbiamo capire bene, lo facciamo ascoltare anche a un maestro di musica che fa un’analisi proprio dei brani e vediamo che c’ assolutamente una copia identica del mio brano. Quindi iniziamo questa battaglia legale” racconta Ladisa.

“La giustizia in Italia diciamo che va un po’ a riletto, anche per questo che io mi sono deciso a fa venire fuori questa cosa – afferma – adesso nel 2027 ci sar la nuova udienza e io spero che si riesca un po’ a smuovere le acque e a capire se si riescono a accorciare i tempi”.

Ladisa chiede una perizia tecnica fra le due parti. La sua stata fatta da Marcello Massa, maestro in composizione e arrangiamento, che ha confermato l’identit melodica e armonica. Per un plagio servono 8 battute uguali spiega. “Ci sono ben pi di otto battute e quindi noi ci siamo voluti affidare tecnicamente a un compositore maestro di arrangiamento e di armonia per andare sul sicuro. Lui ha prodotto sedici pagine di perizia e la parte opposta ne ha prodotte solo due perch loro sostengono che non c’ plagio; in realt a noi sembrano cos simili … . Certo, un po’ Davide contro Golia” dice. “Per non mi sembra nemmeno giusto non provare comunque a combattere… anche perch lui ha vinto un premio Oscar con quella colonna sonora” conclude.

Albanese: candidatura a Nobel Pace? Se serve a fermare genocidio…

Roma, 29 lug. (askanews) – La candidatura per il Nobel per la Pace? “Lascio giudicare agli altri, io non ho nulla da dire se non che bisogna fermare il genocidio”: lo ha detto la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, a margine della presentazione in conferenza stampa alla Camera dei deputati del suo rapporto “Da un’economia di occupazione a un’economia di genocidio”.

“Non facile essere la voce narrante di crimini internazionali efferati – ha proseguito – io non voglio che l’attenzione sia su di me, se non per ricordare tutte le violazioni che stanno avvenendo. Israele sta affamando una popolazione di sopravvissuti al genocidio, che saranno i prossimi martiri del genocidio se non li salviamo”.

” questo ci su cui dobbiamo mantenere l’attenzione, ci a cui dobbiamo rispondere e di cui devono rispondere i complici”, ha concluso.

Albanese condanna atti anti-semitismo: colpa dell’impunit di Israele

Roma, 29 lug. (askanews) – “Non ho letto la cronaca di questi giorni, mi dispiace tantissimo ed aborro qualsiasi atto di discriminazione, che siano ebrei ed ebree, musulmani e musulmane, cristiani e cristiane, ma questo un problema da leggere nel contesto dell’impunit di cui gode Israele”: lo ha affermato la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese – a margine della presentazione in conferenza stampa alla Camera dei deputati del suo rapporto “Da un’economia di occupazione a un’economia di genocidio” – rispondendo a una domanda sugli insulti volati in un autogrill a Lainate, nel milanese, nei confronti di un cittadino francese di religione ebraica con indosso la kippah e di suo figlio.

“Io sono stata la prima a dire che non bisogna incolpare i gruppi ebrei o ebraici per quello che fa lo Stato di Israele, anche quando si fanno difensori in modo incomprensibile di quello che fa lo Stato di Israele, le responsabilit sono dello Stato, per chiaramente dinnanzi all’impunit feroce di cui lo Stato di Israele gode, anche a causa del nostro governo, ci sono delle persone messe in pericolo che non c’entrano niente, mi dispiace”, ha aggiunto.

Cnpr forum: “Allarme povert, tutelare i minori la priorit”

Roma, 29 lug. (askanews) – “I dati Istat sulla povert in Italia evidenziano un peggioramento costante e un forte rischio di esclusione sociale, soprattutto in alcune aree del Paese. Si chiede un intervento urgente di Stato e istituzioni locali per rafforzare le misure di protezione sociale, sostenere le famiglie a basso reddito e reintrodurre il reddito di cittadinanza con correttivi. Tra le proposte avanzate figurano l’introduzione del salario minimo, il contrasto al lavoro povero e maggiori investimenti nella scuola per garantire pari opportunit e riattivare l’ascensore sociale”. Lo ha dichiarato Ylenia Zambito (Pd), segretario della Commissione Affari sociali e lavoro del Senato nel corso del Cnpr forum “Bambini a rischio come rispondere all’allarme povert”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

“La priorit individuare strumenti efficaci per invertire l’attuale tendenza – Fabrizio Sala, deputato di Forza Italia in Commissione Finanze a Montecitorio -, puntando sul benessere collettivo e sullo sviluppo economico e sociale. Occorrono misure per incentivare le nascite e contrastare l’invecchiamento della popolazione, rafforzando al contempo l’assistenza dei Comuni e controllando la qualit degli investimenti. Fondamentale promuovere una cultura dell’inclusione e creare condizioni che favoriscano l’indipendenza economica dei cittadini”.

Definisce preoccupanti i numeri forniti dall’Istat Mauro Del Barba (IV), segretario della Commissione Finanze della Camera: “I dati Istat sulla povert minorile, con il 29,6% dei minori a rischio, sono definiti allarmanti e riflettono anche l’indebolimento del ceto medio, storicamente motore dell’ascensore sociale. Si sottolinea la necessit di investimenti strutturali e continuativi in educazione e sostegno alle famiglie, superando misure temporanee come i decreti-legge”.

Riconosce il buon lavoro del governo Laura Cavandoli, deputata della Lega in Commissione Finanze: “La crisi legata alla povert educativa e all’inverno demografico richiede interventi mirati. Il Governo ha destinato oltre 300 milioni di euro per cinque anni, puntando su enti locali e Terzo Settore per valorizzare le buone pratiche e fornire supporto concreto alle famiglie. Dopo la pandemia e la gestione del Reddito di cittadinanza, l’attuale esecutivo ha scelto di superare l’assistenzialismo e concentrare i fondi su misure di sostegno diretto”.

Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti stato espresso da Sabatino Broccolini, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Teramo: “L’Istat ha lanciato un allarme sul futuro del Paese. Un bambino su tre a rischio povert o esclusione sociale. Numeri che non possiamo in alcun modo consentirci. Investire sul capitale umano significa combattere le diseguaglianze e offrire a tutti opportunit di studio, crescita e formazione adeguati ad affrontare le sfide del mercato del lavoro. In particolar modo il Sud e le isole vedono dati allarmanti con mancanza di reti per l’infanzia e le famiglie fondamentali”

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “L’inclusione implica l’abbattimento delle barriere economiche, culturali ed etniche che impediscono a persone e gruppi di sentirsi pienamente accettati e valorizzati nella societ. Diversa dall’integrazione, che richiede l’adattamento ai modelli culturali esistenti, l’inclusione comporta invece un’apertura della societ stessa verso chi ha origini o culture differenti”.

Marche, domani Ricci dai pm poi decisione di Conte

Roma, 29 lug. (askanews) – La decisione M5s su Matteo Ricci arriverà a breve ma il Pd già guarda avanti. Domani l’ex sindaco di Pesaro verrà interrogato dai Pm che indagano sugli affidi del comune durante la sua gestione e i democratici sono fiduciosi. Tanto che, al momento, è prevista anche la segretaria Elly Schlein, a fianco di Ricci, alla manifestazione elettorale in programma venerdì alla festa dell’Unità di Urbania.

I manifesti sono già stati affissi per le strade delle Marche, nella convinzione che l’interrogatorio di domani permetterà a Ricci di chiarire la sua posizione. Nell’entourage del candidato presidente non si aspettano che la vicenda giudiziaria si chiuda già nelle prossime 24 ore, ma sono fiduciosi sulla possibilità di chiarire i termini della faccenda sul piano politico. Ricci intende parlare ai pm, non si avvarrà della facoltà di non rispondere come fatto invece da Massimiliano Santini, il suo ex collaboratore e principale accusato nell’indagine.

Conte, oggi, ha affermato che l’interrogatorio di domani sarà dirimente: “Domani c’è l’interrogatorio del candidato Riccià Vedremo l’atteggiamento del candidato”. Conte, appena uscita la notizia dell’inchiesta, aveva specificato che un conto è “se gli venga mossa una semplice contestazione per spese del Comune non corrette”, altra cosa sarebbe “se vi fossero gli elementi di una condotta disonesta, che ha portato a indebiti vantaggi personali”. L’ex sindaco di Pesaro già la scorsa settimana gli aveva inviato copia dell’avviso di garanzia, dove si contesta a Ricci un “vantaggio in termini di consenso”, ma non l’incasso di somme altri vantaggi patrimoniali.

Il leader M5s però vuole aspettare domani, per essere sicuro che non escano altri elementi, che appunto tutto sia nei termini spiegati da Ricci in questi giorni. “ho chiesto a tutti i gruppi delle Marche di riunirsi – ha aggiunto Conte – e di valutare senza alcuno spirito sanguinario. Noi dobbiamo distinguere l’onestà e la disonestà. Domani avrò un confronto con tutti i referenti” del Movimento nelle Marche. “Dopo aver sentito tutti i gruppi trarremo le fila tutti insieme e diremo se ci siamo ancora o no. Permetterete che se andiamo in coalizione vogliamo capire bene cosa sta succedendo?”. Di certo, ha assicurato, non ci sarà uno scambio Marche-Campania, l’ok a Ricci a qualunque costo pur di avere il via libera a Roberto Fico come successore di Vincenzo De Luca.

Ma, appunto, in casa Pd si guarda già oltre. Certo, anche tra i democratici e nella stessa squadra di Ricci si trattiene un po’ il fiato, in attesa di ascoltare le contestazioni che i Pm faranno durante l’interrogatorio: “Non sappiamo se hanno altre carte”, spiega qualcuno. Ma, appunto, la campagna elettorale ormai è partita.

Meloni teme effetto boomerang, ipotesi Pnrr per sostegni a imprese

Roma, 29 lug. (askanews) – Giorgia Meloni teme di subire il contraccolpo negativo dell’accordo sui dazi, sia in Europa che in Italia. La premier, rientrata da Addis Abeba, oggi è stata al lavoro a Palazzo Chigi per fare il punto della situazione con il suo staff.

Proprio ad Addis Abeba, ieri, la premier aveva commentato giudicando “positiva” l’intesa, da lei caldeggiata per scongiurare una guerra commerciale. Poi, però, ha visto le reazioni e la soddisfazione ha lasciato spazio ai timori. In Europa il premier francese Francois Bayrou ha parlato di “un giorno buio”, lo spagnolo Pedro Sanchez si è detto “senza alcun entusiasmo” e anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz – leader con Meloni dei ‘trattativisti’ – ha espresso forti critiche. Dunque ha un qualche fondamento la preoccupazione, che serpeggia, di vedersi imputare la colpa dell’accordo in virtù della “relazione particolare” con Donald Trump e dell’approccio morbido verso il presidente Usa. Tanto che oggi, il presidente del Senato Ignazio La Russa, si è sentito in dovere di precisare che il tycoon “non è mai stato un punto di riferimento per la destra”.

C’è poi il fronte interno. Se erano dati per scontati gli attacchi delle opposizioni – con Schlein che parla di “resa alle imposizioni americane” e Conte di “una Caporetto” – a destare preoccupazione sono le categorie economiche a partire da Confindustria. Il presidente Emanuele Orsini, che con Meloni ha un solido rapporto, parla di una “sberla” all’Europa prevedendo un calo dell’export di oltre 22 miliardi. Cifre elevatissime che richiedono un “piano straordinario europeo per l’industria”. Sostegni alle imprese vengono chiesti un po da tutte le categorie e la stessa Meloni ha assicurato che il governo le sentirà per capire come intervenire. Il problema è che la coperta è corta: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (che poche settimane fa aveva definito “non sostenibili” dazi superiori al 10%) dovrà mettere a punto una manovra complessa e trovare risorse aggiuntive sarà molto difficile.

Per questo un’ipotesi è quella di utilizzare fondi del Pnrr per aiutare le imprese. La percorribilità della strada, però, è tutta da chiarire: fino a quando non sarà siglata l’intesa definitiva “non c’è un quadro sufficientemente chiaro”, spiega il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, e dunque “non è possibile avanzare alcuna valutazione fino a quel momento e tantomeno prospettare una rimodulazione coerente del Pnrr”. Sicuramente il governo spingerà perchè l’intervento sia a livello europeo, con sostegni diretti ma anche con la rimozione di quelli che Meloni ha sempre definito “dazi auto-imposti”, ovvero i costi impliciti derivanti dalla burocrazia.

In tutto questo, passa in secondo piano la questione del ‘nodo’ delle candidature alle regionali. Dopo due vertici andati a vuoto, una nuova riunione era stata ipotizzata per questa settimana, ma potrebbe slittare sia per emergenza dazi, sia perchè ancora un’intesa è lontana. “Ci sta l’ira di Dio nel mondo, stiamo facendo altre cose, appena potremo ci vedremo”, ha detto questa mattina il ministro Antonio Tajani parlando con i giornalisti.

Gaza, Tajani: sconcertati da quanto accade, è inammissibile

Roma, 29 lug. (askanews) – “Continuiamo a chiedere con grande fermezza il cessate-il-fuoco a Israele e chiediamo la liberazione degli ostaggi” ad Hamas, “siamo assolutamente sconcertati da quello che sta accadendo, è inammissibile, inaccettabile, basta bombardamenti, basta morti”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, uscendo dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy al termine della riunione del Comitato interministeriale per l’attrazione degli investimenti esteri, a cui hanno partecipato anche i ministri Adolfo Urso e Giancarlo Giorgetti.

Stellantis, Filosa: semestre impegnativo, miglioreremo. Piano a inizio 2026

Milano, 29 lug. (askanews) – Stellantis archivia un semestre “incredibilmente impegnativo” e punta sulla seconda parte dell’anno per migliorare i conti, sulla base dei target indicati nella guidance nuovamente fornita dalla società, anche prendendo “decisioni difficili” e nonostante l’impatto dei dazi Usa che incideranno per 1,2 miliardi di euro, dopo i 300 milioni registrati nei primi sei mesi dell’anno. A inizio 2026, invece, è prevista la presentazione del nuovo piano industriale in occasione del Capital market day. Ad annunciarlo, Antonio Filosa, nella sua prima call con gli analisti da Ceo Stellantis. Volatile la seduta in Borsa: il titolo è arrivato a perdere il 3% toccando un minimo intraday a 7,9 euro per poi chiudere in rialzo dello 0,16% a 8,29 euro.

“E’ un grande privilegio parlarvi da Ceo. Lavoro da 25 anni in questa azienda e so cosa guida la performance e il valore dei nostri brand. Ho imparato a riconoscere l’importanza delle persone e della nostra cultura” ha detto Filosa. “Il 2025 sarà un anno difficile e i risultati del semestre lo dimostrano. Ma stiamo facendo progressi di cui vediamo i primi risultati. I nostri conti sono più forti ora di 6 o 12 mesi fa. Abbiamo ripristinato la guidance, che prevede una graduale e sequenziale accelerazione grazie ai nuovi prodotti, al miglioramento nell’esecuzione e alle decisioni difficili che abbiamo preso, come lo stop al programma fuel cell a idrogeno in Europa, e che prenderemo”, ha aggiunto.

Stellantis chiude il primo semestre con un calo delle consegne del 7% a 2,7 milioni di veicoli e dei ricavi del 13% a 74,3 miliardi di euro a causa delle difficoltà riscontrate in Usa in particolare nelle flotte e nell’Europa allargata per il lancio di nuovi prodotti, solo in parte compensate dalle performance in Sud America (+20% le consegne, +5% i ricavi). Il risultato operativo è pari a 500 milioni di euro con un margine dello 0,7% mentre la perdita è di 2,3 miliardi di euro. Il flusso di cassa industriale è negativo per 3 miliardi di euro, a causa delle spese in conto capitale e in ricerca e sviluppo. La liquidità al 30 giugno 2025 è pari a 47,2 miliardi di euro, superiore al target in rapporto ai ricavi netti. Peggiora la situazione di Maserati che ha chiuso il semestre con consegne in calo a 4.200 unità e una perdita operativa di 139 milioni.

Per il 2025, Stellantis prevede un miglioramento sequenziale nel secondo semestre dei ricavi e della generazione di cassa, mentre il margine operativo (Aoi margin) è atteso a singola cifra bassa.

A generare la crisi di Stellantis secondo Filosa sono state scelte sbagliate negli Usa dove sono stati cancellati diversi modelli di grande successo e in Europa con la decisione di puntare tutto sull’elettrico quando il mercato non era ancora pronto. “In Europa, l’aumento della produzione dei nuovi modelli della piattaforma Smart Car multienergy sarà un fattore determinante, mentre negli Stati Uniti introdurremo prodotti e propulsori iconici come la Jeep Cherokee in un segmento chiave, la Charger Ice e l’Hemi V8 che ci porteranno volumi e margini”. Nel 2025 Stellantis lancerà complessivamente 10 nuovi modelli, di cui 4 (Citroën C3 Aircross, Fiat Grande Panda, Opel Frontera e Ram ProMaster Cargo bev) già presentati nel primo semestre insieme a importanti aggiornamenti che hanno portato a un miglioramento della quota in Europa rispetto al secondo semestre 2024 (+127 punti base al 17%) e un aumento degli ordini in Nord America (+25%).

Sul fronte dei dazi, invece, anche alla luce dell’accordo sul 15% fra Usa e Ue l’impatto stimato per il 2025 è di 1,5 miliardi di euro. Ma per Stellantis a incidere maggiormente sono i dazi verso Usa e Messico oggi al 25% anche se mitigati da crediti fiscali per due anni per chi utilizza componenti costruite negli Usa. “Noi sosteniamo la strategia di Trump di rilanciare occupazione e produzione negli Usa anche con l’utilizzo dei dazi. Siamo in contatto con istituzioni e decisori, quello che stiamo chiedendo è di riconoscere l’alto contenuto di parti americane nei nostri prodotti assemblati in Messico e Canada”. Secondo Equita nel caso i dazi venissero ridotti al 15%, l’impatto stimato per Stellantis potrebbe ridursi di almeno un terzo.

Calenda: governo immobile su vendita Iveco, serve Golden Power

Roma, 29 lug. (askanews) – “La famiglia Elkann ha venduto Magneti Marelli che era un eccellenza della componentistica, Comau che era un’eccellenza della robotica. Adesso si propone di vendere Iveco agli indiani (di Tata, ndr). Il governo non sta facendo niente. Ci sono in ballo 12.000 posti di lavoro. E’ un’altra conferma che quello che sta facendo Elkann semplicemente fuggire dall’Italia”. Cos Carlo Calenda, leader di Azione a margine di una conferenza stampa alla Camera dei deputati. “A nessuno gliene frega nulla, nessuno ne parla. Noi abbiamo chiesto al governo di bloccare l’iniziativa con la Golden Power e di farlo subito e magari di farsi informare perch se no vuol dire che proprio non contano niente”, ha aggiunto.

IOSNO, il tour che ha portato la mindfulness a teatro

Roma, 29 lug. (askanews) – Il tour di IOSNO, che ha portato la mindfulness nei teatri italiani partendo da Napoli il 22 febbraio e terminando a Torino il 5 maggio, ha registrato il tutto esaurito in tutte e cinque le date, segnando un successo significativo per un evento di questo genere. IOSNO, pseudonimo di Alessio Andrea Balza, che ha appena pubblicato ‘Vivere Mindfulness’, un libro che sta diventando un caso editoriale grazie al passaparola. Il testo propone pratiche concrete, radicate nella vita quotidiana, per allenare l’attenzione e ritrovare la presenza senza spiritualismi astratti, ha trasformato la pratica della mindfulness in un’esperienza teatrale coinvolgente, aprendo le porte a un pubblico variegato: ricercatori interiori, curiosi, VIP, imprenditori e aziende strutturate.

“La mindfulness non una tecnica, ma un modo di guardare”, spiega IOSNO, sottolineando il desiderio di rendere questa pratica pi vicina alla vita quotidiana e meno distante o teorica. Il tour ha mostrato come la consapevolezza possa essere integrata nel lavoro, nelle relazioni e nei momenti ordinari, offrendo benefici concreti. “Il momento presente non richiede sforzo: chiede solo verit con se stessi”, un concetto che ha trovato risonanza anche nel contesto aziendale. Diversi studi recenti confermano infatti come la mindfulness possa ridurre stress e burnout, favorendo benessere mentale e produttivit.

“Ci identifichiamo troppo spesso con i nostri pensieri”, afferma ancora, evidenziando l’importanza di adattare le pratiche interiori ai ritmi e alle sfide della societ contemporanea. Lo spettacolo non si limita a trasmettere conoscenze, ma invita a un’esperienza diretta attraverso esercizi semplici e profondi, come la camminata consapevole o la focalizzazione su oggetti quotidiani. “Non tutti possono permettersi un ritiro spirituale tra le montagne, ma anche una serata a teatro pu accendere in noi semi di consapevolezza”, aggiunge.

Il successo del tour ha suscitato l’interesse anche di personalit del mondo dello spettacolo e dell’impresa, che si sono avvicinate con l’intento di esplorare percorsi di consapevolezza modellati sulle proprie esigenze. “Le pratiche di mindfulness stanno trovando spazio anche tra imprenditori, artisti e personaggi pubblici. perch in fondo, tutti cerchiamo la stessa cosa: pace dentro.”

Guardando avanti, il progetto IOSNO punta a espandersi, con l’intento di portare questa esperienza a un pubblico ancora pi ampio. Le prospettive sono incoraggianti: oggi solo il 6% delle aziende italiane promuove una cultura realmente inclusiva, mentre il 61% dei lavoratori esprime il bisogno di ambienti pi aperti e umani. La mindfulness pu contribuire a colmare questo divario, aiutando a costruire contesti pi sani, consapevoli e collaborativi.

“Non tutti per possono permettersi un ritiro spirituale tra le montagne, ma anche una serata a teatro pu accendere in noi semi di consapevolezza’, aggiunge l’autore, che ha appena pubblicato ‘Vivere Mindfulness’, un libro che sta diventando un caso editoriale grazie al passaparola. Il testo propone pratiche concrete, radicate nella vita quotidiana, per allenare l’attenzione e ritrovare la presenza senza spiritualismi astratti.

In conclusione, il tour IOSNO non ha solo portato la mindfulness a teatro: ha dimostrato che possibile viverla ovunque, senza bisogno di ritirarsi dal mondo. “L’importante rimanere fedeli a s stessi”, l’invito finale, semplice e universale, che lascia spazio a un’esplorazione personale della consapevolezza

M.O., Guterres sull’allerta Ipc sulla carestia a Gaza: "Fatti innegabili"

Roma, 29 lug. (askanews) – Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha dichiarato che l’allerta IPC (Integrated Food Security Phase Classification) diffuso oggi sul “peggior scenario di carestia” in atto nella Striscia di Gaza “conferma ciò che temevamo: Gaza è sull’orlo della carestia”. Si tratta, per Guterres, di “fatti innegabili”.

“I palestinesi di Gaza stanno vivendo una catastrofe umanitaria di proporzioni epiche. Questo non è un avvertimento. È una realtà che sta avvenendo davanti ai nostri occhi”, ha aggiunto il segretario Onu, sottolineando che “il rivolo di aiuti deve trasformarsi in un oceano” per cui “cibo, acqua, medicine e carburante devono fluire a ondate e senza ostacoli” nell’enclave palestinese.

“Questo incubo deve finire – ha proseguito – per mettere fine a questo scenario saranno necessari i migliori sforzi di tutte le parti in causa, ora. Abbiamo bisogno di un cessate il fuoco umanitario immediato e permanente; del rilascio immediato e senza condizioni di tutti gli ostaggi; e di un accesso umanitario completo e senza restrizioni in tutta Gaza”.

“Questa è una prova per la nostra comune umanità, una prova che non possiamo permetterci di fallire”, ha concluso.

Dazi, le due interpretazioni (Usa e Ue) dell’accordo sui dazi

Roma, 29 lug. (askanews) – Come ampiamente previsto, i dettagli – molti – ancora da regolare dopo l’accordo politico sui dazi commerciali tra Usa e Unione Europea sono disseminati di possibili contenziosi. Ne sono riprova le comunicazioni, non proprio allineate, che nelle ultime 24 ore sono giunte prima da Washington e poi da Bruxelles su questa partita.

Da oltreatlantico: “Stati Uniti e Unione Europea, intendono lavorare assieme per intervenire sulle barriere non tariffarie che inficiano il commercio sui prodotti alimentari e agricoli, anche snellendo i requisiti per i certificati sanitari sulla carne di maiale statunitense e sui prodotti lattiero caseari”.

E e ancora: Usa e Ue “intendono intervenire sulle barriere digitali non giustificate. In questo ambito, l’Unione europea conferma che non adotterà né manterrà commissioni per l’utilizzo delle reti. Usa e Ue manterranno dazi a zero sulle trasmissioni elettroniche”.

Sono due dei punti elencati in una comunicazione di ieri da parte dell’amministrazione Trump, che ancora una volta rivendica da “un accordo colossale che consentirà ad agricoltori, allevatori e produttori manufatturieri statunitensi di aumentare le esportazioni e espandere le opportunità di business, aiutandoa ridurre il disavanzo commerciale con l’Unione europea”.

Dal Vecchio Continente, per parte sua poche ore dopo (stamattina) la Commissione Ue ha pubblicato un documento esplicativo, quasi fosse una replica al comunicato di Washington.

Sui temi declamati dalla Casa Bianca, riporta che tra gli impegni vi è quello di “ridurre le barriere non tariffarie, incluso tramite la cooperazione sugli standard per auto e automotive e sulle misure sanitarie e fito sanitarie, anche facilitando il riconoscimento reciproco delle valutazioni di conformità su settori industriali addizionali”. Insomma una formula piuttosto generica che potrebbe includere diverse cose.

Eloquentemente, poi, il comunicato della Commissione si conclude con alcuni chiarimenti e sottolineature. L’accordo “politico” raggiunto domenica scorsa – dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen e dal presidente Usa Donald Trump sui dazi commerciali – “non è vincolante a livello legale”. Parole, queste ultime, evidenziate in grassetto. E comunque “rispetta pienamente la sovranità regolamentare della Ue e protegge le aree sensibili dell’agricoltura comunitaria”.

Tuttavia la Commissione è stata subito bersagliata da richieste di chiarimenti in una delle conferenze stampa di metà giornata che, in pieno periodo estivo, invece che quotidianamente vengono tenute con cadenza ridotta.

L’accordo con gli Usa non implica alcuna rinuncia sulla sovranità della Ue sulla legiferazione del settore digitale, né modifiche alle regole comunitarie sulla sicurezza alimentare, ha affermato un portavoce della Commissione Ue, Olof Gill. “Non cambiamo le nostre regole, non rinunciamo al nostro diritto di regolamentare lo spazio digitale – ha detto -. E questo vale anche per gli standard alimentari. Il nostro sistema di sicurezza alimentare resta pienamente in vigore”.

“Con questa architettura – ha proseguito – possiamo ottimizzare (streamline, è lo stesso termine usato nel documento Usa-ndr) in certe aree, tanto per essere chiari ottimizzare può significare cambiare le tipologie moduli utilizzati”.

Intanto la preannunciata dichiarazione congiunta Ue-Usa sull’accordo “arriverà molto presto”, ha aggiunto, e una volta che sarà stata adottata la Commissione Ue potrebbe procedere a proporre di ritirare le contromisure che erano previste nel caso di mancato accordo con gli Usa, tra cui lo strumento anti coercitivo, comunemente chiamato “bazooka”. Comunque anche questa “non sarà vincolante”, come l’accordo Trump-Von der Leyen.

E sui pesantissimi impegni di investimento Ue negli Usa (per 600 miliardi di dollari in tre anni) e di acquisti di energia dagli Usa (per 750 miliardi), “la Commissione Ue non può ordinare alle imprese cosa fare, ma può parlare con industrie e compagnie per capire le loro intenzioni sui prossimi anni. E quello he ci hanno detto è che prevedono di investire negli Usa, ci hanno fornito le loro intenzioni, i loro impegni”, ha detto ancora il portavoce.

“Non posiamo costringere ma possiamo parlare, recepire quello che le imprese ci dicono e trasmetterlo ai nostri partner americani, per fare funzionare al meglio il business”, ha ribadito. La Commissione ha precisato che i maxi acquisti di energia possono includere anche reattori nucleari per uso civile, di tipo tradizionale o di nuova generazione. (fonte immagine: European Union).

“Come pietre di fiume”, la Corsica nel romanzo tra Resistenza e segreti

Roma, 29 lug. (askanews) – Muriel Peretti nata in Corsica, ha abitato a Marsiglia e Parigi e vive a Roma da 25 anni, dove si occupa di comunicazione e di progetti culturali tra l’Italia e la Francia. “Come pietre di fiume”, il suo primo romanzo, uscito dopo la raccolta di racconti “Passerelle”, tocca i tre luoghi della vita dell’autrice. Dopo essere stato tradotto e pubblicato in Francia ora esce in italiano per le edizioni Ensemble. Peretti era partita infatti dall’idea di scrivere in francese una biografia romanzata del suo prozio, Robert Giudicelli, eroe della Resistenza crsa, poi la lingua italiana le sembrata pi congeniale.

“Appena ho iniziato a scriverla in francese la trovavo molto noiosa, molto ampoul, come si dice. – ha spiegato la scrittrice – E in quel momento ho avuto la grande fortuna di avere un personaggio italiano, che arrivato nella mia testa, e che ha detto: ma basta, dai utilizziamolo e io ti devo raccontare invece la mia storia. Per cui arrivata Andreina Candeli, che arriva dall’Italia in Corsica, e incrocia il destino di Robert Giudicelli, di cui, spero, sono riuscita a fare un personaggio di romanzo e basta”.

Il libro infatti ha come sfondo l’occupazione italiana della Corsica, tra il 1942 e il 1943, ma protagoniste sono le “resistenze” quotidiane di alcuni personaggi, i loro segreti, le scelte, o non-scelte, i loro amori, le amicizie. “E’ una questione di punti di vista, i punti di vista nella vita e nei romanzi sono molto importanti perch puoi riscrivere la stessa storia centomila volte, cambiando il tuo punto di vista. – ha detto Peretti – A me piace pensare, quando incontro le persone che hanno letto il mio libro, mi fa piacere tantissimo, perch ognuno ha il suo punto di vista: qualcuno mi dice ‘Madonna Andreina, ma che donna’, qualcuno mi dice: ‘Ma che mostro’. E quindi anche le debolezze vanno accettate e le puoi prendere da vari punti di vista”.

In questa storia di Resistenti e di resistenze, alla fine, emergono due personaggi femminili, che scelgono, consapevoli, il loro destino: Andreina e la moglie di Robert Giudicelli, Marie. “Significa che sono riuscita nell’intento di dare importanza a dei personaggi che all’inizio dovevano essere secondari, e questo mi piace molto” ha concluso la scrittrice.

Fi, La Russa: auspicabile uno figli Berlusconi facesse politica

Roma, 29 lug. (askanews) – “Per me si sale in politica, questa cosa che si scende non mi è mai piaciuta, comunque tutti gli apporti di persone qualificate non solo sono possibili ma anche auspicabili. Non solo Piersilvio, ma anche Marina, Barbara e Luigi di cui si parla poco ma mi pare l’unico che non ha attività legate a quelle del padre. Se uno dei cinque figli decidesse di salire in politica sarebbe un fatto estremamente positivo”. Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, nel corso della tradizionale cerimonia del Ventaglio con la stampa parlamentare.

Separazione carriere, La Russa: muro contro muro ha impedito doveroso miglioramento

Roma, 29 lug. (askanews) – Se la riforma della giustizia è stata la prima riforma costituzionale approvata nello stesso testo uscito dal Cdm “questo non vuol dire necessariamente che sia stata compressa la volontà dei parlamentari, può anche voler dire che i parlamentari di maggioranza, di fronte a un muro contro muro che si è creato”, hanno “rinunciato a un lavoro di miglioramento che pure io considero doveroso”. Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, nel corso della tradizionale cerimonia del Ventaglio con la stampa parlamentare.

“Quello che posso fare – ha aggiunto – è auspicare” proposte migliorative, “io l’ho fatto da esponente di opposizione per esempio sulla cittadinanza, io ho presentato emendamenti che accettavano il percorso e cercavano di migliorarlo. Qui è stato fatto ma nel quadro di un muro contro muro. Secondo me non è stato fatto questo sforzo di miglioramento né dalla maggioranza nè dell’opposizione”.

Venezia 82, "L’incanto" di Tomaso Pessina alle Giornate degli Autori

Roma, 29 lug. (askanews) – “L’incanto”, il nuovo documentario di Tomaso Pessina, è stato selezionato alla 22esima edizione delle Giornate degli Autori nella sezione Confronti. Il regista aveva già partecipato alle Giornate con il precedente film “Emilio Vedova, dalla parte del naufragio”.

Il docufilm esplora la magia del cinema attraverso molteplici sguardi. Da una parte, il maestro Pupi Avati, dall’altra la storia del Cinema Odeon di Milano, capolavoro déco inaugurato nel 1929, progettato dal bisnon­no del regista e ormai chiuso. Una sala che ha segnato l’immaginario di molte ge­nerazioni, ma adesso si prepara a diventare un centro commerciale di lusso. Dalla perdita simbolica di questa sala cinematografica nasce “L’incanto”, che intreccia il racconto personale con la forza dello schermo, ricostruendo un legame familiare profondo: quello tra il regista e il cinema, mediato dalla figura centrale di Pupi Avati.

Il film prende forma come un viaggio attraverso i temi, i paesaggi e le ossessioni di uno dei maestri del cinema italiano. Un viaggio personale e visivo tra memoria, appartenenza e immaginario collettivo, dove le conversazioni private con Pupi Avati si alternano a materiali d’archivio, e alle sequenze originali dei suoi film, che incontrano anche una nuova vita: l’animazione. A vivere non è solo l’eredità del maestro, ma il potere stesso del cinema di incantare e trasformare.

Al centro del film c’è il senso di appartenenza: a una fami­glia, a una città, a un paesaggio, a un’idea di cinema. Ma so­prattutto c’è il desiderio di capire cosa sia davvero “l’incanto”: una forza invisibile che lega chi fa i film, chi li guarda, e i luoghi – sempre più fragili – dove quella magia si manifesta.

“Il Cinema Odeon di Milano così come era, così come io l’ho frequentato da quando ero bambino, ha chiuso nell’estate del 2023. Il cinema è stato progettato e costruito nel 1929 dal mio bisnonno, Aldo Avati, uno degli architetti più in vista di quegli anni – ha spiegato il regista – quando ero bambino si andava con Nonna e famiglia al cinema Odeon: quello del ‘nonno nonno’. Sempre quando ero bambino una volta l’anno, circa, si andava al cinema a vedere il nuovo film di Pupi Avati. Un po’ la gloria della famiglia. Allora Pupi non l’avevo mai conosciuto né incontrato. Ma il suo cinema sì. Iniziava a germogliare. Poi è successo che io mi sono innamorato del cinema e che, poi, ho finito per lavorare al fianco di Pupi per molti anni. Il film parte dall’occasione narrativa della trasformazione del cinema Odeon in un centro commerciale di lusso per creare dei percorsi tra luoghi e volti familiari nel cinema di Avati. Questo è un film personale ma non è un film su di me. Ma un film sul Cinema. Su un Autore… Sull’Incanto. Per poi scoprire che l’Incanto altro non è che il Cinema”.

Fmi, capo economista: accordo dazi Ue-Usa non cambia molto previsioni

Roma, 29 lug. (askanews) – Il Fondo monetario internazionale ha finalizzato le sue nuove previsioni economiche prima che venissero annunciati gli accordi sui dazi commerciali degli Usa con Giappone e, soprattutto, Unione europea. Tuttavia le stime del Fmi avevano come presupposto uno scenario di base che vedeva dazi Usa “attorno al 17%”, quindi non lontani dai livelli effettivamente concordati: considerando i nuovi accordo le previsioni economiche appena diffuse non subirebbero grandi variazioni. Lo ha spiegato il capo economista del Fmi, Pierre Olivier Gourinchas, conferenza stampa di presentazione del parziale aggiornamento al World Economic Outlook.

“La situazione si sta evolvendo”, ma “da quello che possiamo vedere in generale questi accordi commerciali porteranno i dazi effettivi degli Usa con altre regioni del mondo in prossimità a quanto assumevamo nel nostro scenario di base di questo aggiornamento di luglio – ha detto -. Per ora non vediamo grandi cambiamenti rispetto al 17% di dazi pronosticato, potrebbe essere un po’ sotto, un po’ sopra. Da questa prospettiva, le nostre previsioni di base restano molto dove le vedevamo 10 giorni fa”, quando sono state finalizzate le stime.

C’è poi “un aspetto rilevante degli accordi commerciali: se porteranno una certa dose di certezza sul commercio. Questo ci vorrà tempo per valutarlo, quindi la situazione ancora molto da definire”, ha concluso Gourinchas.

Nuoto, Ceccon argento mondiale in rimonta nei 100 dorso

Roma, 29 lug. (askanews) – Un argento nei 100 dorso conquistato in rimonta, complice un passaggio leggermente lento e un arrivo imperfetto. Thomas Ceccon non riesce a riprendersi il titolo iridato nei 100 dorso, perso da Fukuoka 2023 quando vinse lo statunitense Ryan Murphy; questa volta davanti a lui tocca il sudafricano Pieter Coetze che si prende l’oro con il record africano in 51″85. Il fuoriclasse di Schio nuota in 51″90, passa ottavo in 25″39 e poi inizia una formidabile scalata con un rientro in 26″51 ma che non basta per tornare Re della gara in cui è campione olimpico e primatista del mondo (51″60). Sul gradino più basso del podio sale il francese Yohann Ndoye-Brouard in 51″92. Lo sconfitto di serata è il russo sotto bandiera neutrale Kliment Kolesnikov solo sesto in 52″38. “Sono soddisfatto perché non nuotavo sotto i 52″ credo da tre anni – spiega Ceccon, già secondo con la staffetta veloce e bronzo nei 50 farfalla – Questa è una gara che sta cambiando e sta diventando molto veloce. Siamo in tanti e tutti vicini: voglio fare i complimenti a Coetze perché ha meritato la vittoria. Certo io ho il rimpianto per il passaggio troppo lento e per un arrivo non perfetto ma sono contento lo stesso”. Thomas Ceccon, dopo Federica Pellegrini (11) e Gregorio Paltrinieri, è diventato il terzo nuotatore italiano a collezionare almeno 9 medaglie iridate in vasca lunga, tre delle quali del metallo più pregiato.

Fmi alza le previsioni di crescita globale: 2025 +3%, 2026 +3,1%

Roma, 29 lug. (askanews) – Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita mondiale, prevalentemente riflesso del fatto che i dazi imposti dagli Stati Uniti risultano effettivamente inferiori rispetto a quelli che erano stati annunciati lo scorso aprile, al miglioramento delle condizioni finanziarie, anche grazie all’indebolimento del dollaro, e all’espansione di bilancio “in alcune giurisdizioni”.

In un aggiornamento del suo World Economic Outlook, ora l’istituzione di Washington prevede un più 3% del Pil globale quest’anno, cui dovrebbe seguire il più 3,1% il prossimo. Si tratta, rispettivamente, di 0,2 e 0,1 punti percentuali in più rispetto alle previsioni dello scorso aprile.

Per gli Stati Uniti, il Fmi ha alzato le previsioni di 0,1 punti al più 1,9% quest’anno e di 0,3 punti, al più 2% il prossimo. Per l’area euro ha alzato di 0,2 punti la stima sul Pil 2025, al più 1%, prevalentemente a riflesso di dati migliori delle attese dall’Irlanda, e confermato al più 1,2% quella sul prossimo anno.

Per l’Italia ha alzato di 0,1 punti la stima 2025, al più 0,5%, e confermato quella sul 2026 al più 0,8%. Per la Germania ha effettuato ritocchi analoghi con cui la crescita 2025 è indicata ora al più 0,1% (prima era a zero) e quella sul 2026 al più 0,9%. Confermate le previsioni sulla Francia, più 0,6% del Pil quest’anno e più 1% il prossimo, e sulla Spagna, più 2,5% quest’anno e più 1,8% il prossimo.

Per il Giappone, il Fmi prevede una crescita dello 0,7% quest’anno e dello 0,5% il prossimo, nel primo caso ritoccata al rialzo di 0,1 punti nel secondo abbassata in misura analoga.

Per la Cina il Fmi ha effettuato consistenti revisioni al rialzo (presumibilmente quelle a cui si riferisce nelle sovramenzionate espansioni di bilancio): 0,8 punti percentuali di crescita in più quest’anno al più 4,8% e 0,2 punti sul prossimo al più 4,2%. Ha invece nettamente tagliato, per 0,6 punti percentuali, la previsione di crescita di quest’anno della Russia, al più 0,9%, alzandola di 0,1 punti al più 1% sul 2026.

“I rischi sulle prospettive sono sbilanciati verso il rallentamento, così com’era ad aprile. Un rimbalzo dei dazi effettivi potrebbe indebolire la crescita – avverte il Fmi nel sommario dello studio -. L’elevata incertezza potrebbe iniziare a pesare in maniera più vigorosa sull’attività economica, anche mentre i termini per le trattative sui dazi scadono senza progressi consistenti o accordi permanenti”.

Inoltre, secondo l’istituzione di Washington, le tensioni geopolitiche potrebbero danneggiare le catene di approvvigionamento globali e spingere al rialzo i prezzi delle materie prime. In questo quadro “deficit di bilancio più elevati o un aumento dell’avversione al rischio degli investitori potrebbero provocare aumenti dei tassi di interesse sul lungo termine e un inasprimento delle condizioni finanziarie globali”. Questo “combinato con le preoccupazioni sulla frammentazione, potrebbe reinnescare la volatilità dei mercati finanziari”.

All’opposto, sul versante positivo la crescita economica potrebbe essere più sostenuta se i negoziati sul commercio dovessero portare a “un quadro prevedibile e a riduzioni dei dazi”, quello che si profilerebbe tra Usa e Ue con l’accordo politico appena raggiunto, che apparentemente non si è fatto in tempo a includere nelle stime. Il Fmi raccomanda alle politiche di “apportare fiducia, prevedibilità e sostenibilità, calmando le tensioni, preservando la stabilità dei prezzi e finanziaria e ripristinando margini di bilancio, attuando le riforme strutturali richieste da tanto tempo”. (fonte immagine: IMF).

Ponte Stretto, Salvini: prossima settimana ok al progetto definitivo

Roma, 29 lug. (askanews) – “Stiamo portando avanti da due anni e mezzo un lavoro che l’Italia attende da secoli perché l’attraversamento del ponte sullo Stretto è qualcosa che si aspetta dai tempi dei romani. Siamo a un ottimo punto, non di arrivo ma di partenza: il consiglio di amministrazione oggi è l’obiettivo dell’approvazione del progetto definitivo la settimana prossima, l’apertura dei cantieri entro l’estate”. Lo ha detto il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, a margine del cda della società Stretto di Messina.

“Ho incontrato questa mattina i project manager americani e ci saranno fino a 170 ingegneri che arriveranno degli States in Italia, ci sono partnership con i giapponesi, i danesi, gli spagnoli e i francesi. Passo dopo passo: oggi il consiglio di amministrazione, poi l’obiettivo del pre Cipess questa settimana, l’obiettivo del Cipess la settimana prossima e poi aspetteremo la validazione della Corte dei conti. Ma arrivare, dopo neanche tre anni, all’approvazione del progetto definitivo di un’opera da 13 miliardi e mezzo, che rende giustizia 5 milioni di siciliani e che la stessa Europa si aspetta e ci chiede è qualcosa di assolutamente importante”, ha aggiunto Salvini.

Nuoto, Quadarella d’argento nei 1500 ai mondiali

Roma, 29 lug. (askanews) – Simona Quadarella da sogno ai Mondiali di nuoto di Singapore. La 27enne azzurra è medaglia d’argento nei 1500 stile libero con tanto di record europeo. 15’31″79 il crono fatto segnare da Simona, che riscatta alla grande i due quarti posti di Parigi 2024 e sale sul podio per la sesta volta consecutiva a livello iridato sulle due distanze (800 e 1500 sl). La statunitense Katie Ledecky è medaglia d’oro, terza l’australiana Lana Pallister. Il ricco bottino di medaglie iridate di Simona, distribuite tra 1500 (5) 800 (3), ammonta ora a quota 8, cifra che nella storia del nuoto in vasca lunga italiano è stata superata dai soli Federica Pellegrini (11) e Gregorio Paltrinieri (9).

Una medaglia dal sapore specifico notevole poiché arriva all’inizio di un nuovo progetto tecnico che l’ha vista cambiare allenatore in autunno, passando da Christian Minotti colui che l’ha fatta diventare grande a Gianluca Belfiore mentore di Margherita Panziera. La 26enne romana conduce una finale perfetta – trenta vasche a 31″3-31″4 di batteria contro il 31″8 delle batterie – e chiude in 15’31″79, demolendo ovviamente anche il record italiano di 15’40″89 che siglò a Gwangju per il titolo iridato vinto quando assente era sua maestà Ledecky. Terza è l’australiana Lani Pallister, che a metà gara subisce il sorpasso dell’azzurra, in 15’41″18. “Sapevo di essere andata forte ma non così tanto. Inseguivo questo record europeo da tanto tempo ma non pensavo di raggiungerlo adesso. La Ledecky è imprendibile come sempre ma dopo le batterie non credevo di battere la Pallister – afferma un’emozionata Quadarella – Ho avuto nuovi stimoli con il cambio di allenatore: ho avuto qui le risposte che attendevo. Credevo tantissimo al lavoro che sto facendo con Gianluca (Belfiore ndr): ci sto mettendo tutta me stessa per migliorare ulteriormente. Oggi è stato emozionante: non ho mai visto così vicina in vita mia la Ledecky. Dopo i due quarti posti alle Olimpiadi questa è proprio una bella rivincita”. Il risultato odierno ha consentito alla nuotatrice azzurra di salire sul podio per la sesta rassegna iridata consecutiva in vasca lunga, fatto che in ambito nazionale vanta il solo precedente di Federica Pellegrini, arrivata a otto tra il 2005 e il 2019, oltre, allargando il campo al nuoto in acque libere, a Gregorio Paltrinieri a sua volta a quota otto (2013-2025). Il ricco bottino di medaglie iridate, distribuite tra 1500 (5) 800 (3), ammonta ora a quota 8, cifra che nella storia del nuoto in vasca lunga italiano è stata superata dai soli Federica Pellegrini (11) e Gregorio Paltrinieri (9). (Foto Giorgio Scala e Andrea Staccioli / DeepBlueMedia.eu)

Csm, fumata nera Parlamento per l’elezione di un componente laico

Roma, 29 lug. (askanews) – Fumata nera del Parlamento in seduta comune per l’elezione di un membro laico del Consiglio superiore della magistratura. I presenti e votanti sono stati 398, nessun astenuto. La maggioranza richiesta è quella dei tre quinti ossia 363, le schede bianche sono state 363 le nulle 15. “Poichè non è stata raggiunta la maggioranza richiesta occorrerà procedere a un secondo scrutinio che avverrà il 31 luglio alle 9 – ha annunciato il vicepresidente Fabio Rampelli -. La chiama avrà inizio dai senatori”.

Gaza,Tajani contestato davanti a Montecitorio: colpevole di genocidio

Roma, 29 lug. (askanews) – “Vergogna, assassino, colpevole di genocidio”. Sono alcuni degli epiteti indirizzati al ministro degli Esteri Antonio Tajani dai manifestati pro Palestina che da questa mattina sono in presidio davanti a Montecitorio.

Il titolare della Farnesina, dopo aver partecipato alla votazione per l’elezione di un membro laico del Csm, ha lasciato la Camera dal portone principale che affaccia su piazza Monte Citorio ed è stato raggiunto dai cori di contestazione. Dopo aver risposto alle domande dei giornalisti si è infilato nell’auto che lo attendeva a pochi passi dall’uscita del Palazzo.

Ex Ilva, il sindaco di Taranto si dimette dopo le contestazioni

Milano, 29 lug. (askanews) – Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, si è dimesso dopo essere stato contestato ieri da cittadini e associazioni all’esterno della residenza municipale nel borgo antico della città pugliese, alla fine di un confronto sull’ex Ilva. L’incontro era preparatorio alla seduta monotematica del Consiglio comunale, convocata domani alle ore 9 presso la Sala Consiliare di Palazzo di Città, per discutere dell’accordo sulla decarbonizzazione dell’acciaieria proposto dal governo. Bitetti, primo cittadino di centrosinistra eletto solo due mesi fa, ha denunciato di avere subito minacce dagli manifestanti più estremisti.

“Sto provando a dare seguito all’impegno che ho preso con i cittadini, che abbiamo preso. Noi stiamo facendo delle valutazioni, stiamo sentendo” la città, “ci incontreremo e decideremo” aveva detto, come testimoniato in un video pubblicato dal Corriere di Taranto, poco prima della bagarre che ha portato alle dimissioni.

La Consulta: legittimo escludere i reati ostativi dalle pene sostitutive

Roma, 29 lug. (askanews) – Rientra nella discrezionalità del legislatore la scelta, compiuta dalla riforma Cartabia, di non consentire l’applicazione di pene sostitutive alla detenzione ai condannati per i reati indicati nell’articolo 4-bis dell’ordinamento penitenziario (i cosiddetti “reati ostativi”); ma il legislatore e l’amministrazione penitenziaria hanno il “preciso dovere” di assicurare a tutti i condannati a pene detentive “condizioni rispettose della dignità della persona e del principio di umanità della pena”. Lo ha affermato la Corte costituzionale nella sentenza numero 139, depositata oggi, che ha giudicato non fondate le questioni sollevate da una giudice per l’udienza preliminare e dalla Corte d’appello di Firenze sull’articolo 59 della legge numero 689 del 1981, come modificata dalla riforma Cartabia.

I giudici dei procedimenti principali dovevano decidere della responsabilità penale di due imputati di violenza sessuale in un caso, e di violenza sessuale di gruppo in concorso con pornografia minorile nell’altro. Dal momento che, in entrambi i casi, la pena applicata in concreto non superava i quattro anni di reclusione, gli imputati – attualmente non sottoposti a misure cautelari – avrebbero potuto beneficiare dell’applicazione di pene sostitutive alla detenzione, se non fosse stato per la preclusione stabilita dalla norma censurata in relazione a tutti i reati ostativi, tra i quali rientrano anche quelli di cui gli imputati sono stati ritenuti colpevoli.

La Corte ha ritenuto anzitutto che la riforma Cartabia, attuata con decreto legislativo, non abbia violato i principi e i criteri direttivi stabiliti nella legge di delega parlamentare, che aveva impegnato il Governo ad assicurare il coordinamento tra l’accesso alle nuove pene sostitutive e le preclusioni stabilite dall’ordinamento penitenziario. Ha quindi escluso che la disciplina censurata violasse il principio di eguaglianza. Il legislatore ha certamente la possibilità di stabilire, entro i limiti della ragionevolezza e della proporzionalità, a quali tipologie di reato le nuove pene sostitutive possono trovare applicazione. In ogni caso, non può ritenersi vietato al legislatore escludere dalle pene alternative la generalità dei reati ostativi, che sono in via generale di significativa gravità e di particolare allarme sociale; né impedire l’accesso alle pene sostitutive ai condannati per gli specifici reati contestati nei procedimenti principali, in cui non veniva neppure in considerazione la circostanza attenuante della minore gravità del fatto. Infine, la Corte ha escluso la violazione del principio della finalità rieducativa della pena. Questo principio impone che la pena sia sempre funzionale al reinserimento sociale del condannato, qualunque sia la gravità del reato commesso; ma non esclude che la pena sia funzionale anche ad altre finalità, come la tutela della società contro la residua pericolosità del condannato e la prevenzione generale dei reati. In particolare quest’ultima finalità può giustificare, dal punto di vista costituzionale, l’esecuzione della pena detentiva anche nei confronti di cui non sia (più) giudicato socialmente pericoloso. La Corte ha peraltro sottolineato come “l’ampliamento del novero delle pene sostitutive e il deciso allargamento delle possibilità di accedervi realizzato con la riforma del 2022 costituisca un passo significativo nella direzione dell’inveramento, da parte dello stesso legislatore, dell’insieme dei principi costituzionali in materia di pena”. Infatti, le pene sostitutive sono “tendenzialmente più funzionali ad assicurare l’obiettivo della rieducazione del condannato: evitando gli effetti desocializzanti del carcere e, assieme, accompagnandolo in un percorso che valorizza lavoro, educazione, rafforzamento dei legami familiari e sociali, occasioni di ripensamento critico del proprio passato, ed eventualmente di riconciliazione con la vittima del reato”. Un simile percorso legislativo non può però “che procedere gradualmente, anche attraverso sperimentazioni successive”, coinvolgendo “anzitutto i reati meno gravi [e] lasciando al margine quelli che il legislatore – con valutazione non arbitraria né discriminatoria – reputi maggiormente offensivi”. Resta ferma in ogni caso – ha concluso la Corte – la necessità che anche per i condannati per questi reati “la pena detentiva sia eseguita in condizioni e con modalità tali da incentivare o rendere comunque praticabile il percorso rieducativo”. Condizioni non sempre assicurate, oggi, nelle carceri italiane, dove la situazione di sovraffollamento “rende particolarmente arduo il perseguimento della finalità rieducativa, oltre che lo stesso mantenimento di standard minimi di umanità della pena”.

Banche, Salvini: prendo atto ritiro Ops Unicredit su Bpm

Milano, 28 lug. (askanews) – “Non commento e prendo atto”, Cos il vicepremier Matteo Salvini a margini di un evento della Lega a Milano rispondendo a una domanda sul ritiro dell’Ops su Banco Bpm da parte di Unicredit. “Diciamo che ho visto i margini di Unicredit che nei primi sei mesi ha fatto pi di 10 miliardi di utili. Vorrei sapere il sistema bancario quanti di questi utili reinveste in prestiti alle aziende e alle famiglie, perch fare il banchiere con le spalle coperte dallo Stato, senza nessun rischio e senza fare credito, sono capace anch’io”, ha concluso.

Nuova terapia genica, torna a vedere il primo paziente al mondo

Milano, 29 lug. (askanews) – E’ italiano il primo paziente al mondo trattato con un’innovativa terapia genica per una rara malattia ereditaria della retina associata a sordità e cecità progressiva. Il 38enne, operato a luglio scorso presso la Clinica Oculistica dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, a distanza di un anno non è più ipovedente ed è riemerso dal buio. Aveva una vista inferiore a un decimo e oggi non vede più il mondo come se lo osservasse dal buco della serratura, ma riesce a percepire anche i contorni del campo visivo.

Un risultato straordinario ottenuto grazie a un’innovativa modalità di terapia genica messa a punto dell’Istituto Telethon di Genetica e Medicina di Pozzuoli (TIGEM) che è stata impiegata anche su altri 7 pazienti italiani, trattati anch’essi nel centro partenopeo, tra ottobre 2024 e aprile 2025. I dati preliminari di questi 7 casi, confermano tollerabilità e sicurezza dell’approccio e a essi si stanno per aggiungere ulteriori 7 pazienti che saranno operati a breve.

“Ho accettato di essere il primo paziente, non solo per me, ma per tutti quelli che vivono le mie stesse difficoltà. Prima della terapia genica tutto era confuso, indistinto – commenta iln 38ene -. Ora esco a uscire la sera da solo, riconosco i colleghi, le forme degli oggetti, leggo i sottotitoli in TV anche da lontano, vedo le corsie del magazzino dove lavoro senza inciampare. Non è solo vedere meglio: è iniziare a vivere”.

“L’intervento di terapia genica non è, in sé, particolarmente complesso – spiega Francesca Simonelli, Ordinaria di Oftalmologia, Direttrice della Clinica Oculistica e Responsabile del Centro di Terapie Avanzate Oculari dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” – Si svolge in anestesia generale e prevede di iniettare nello spazio al di sotto della retina due vettori virali distinti, che trasportano ciascuno metà dell’informazione genetica necessaria per produrre la proteina che manca nei pazienti. Il recupero dall’intervento è rapido e l’effetto sull’acuità visiva è visibile già dopo pochi giorni: a due settimane di distanza, per esempio, il primo paziente trattato mostrava già un miglioramento della capacità visiva e a un mese era in grado di vedere meglio anche in condizioni di scarsa luminosità. A oggi, di fatto, gli è stata restituita la vista”.

Il primo paziente è stato trattato con la dose più bassa prevista nello studio internazionale di fase I/II LUCE-1, sponsorizzato da AAVantgarde Bio, azienda biotecnologica nata nel 2021 come spin-off dell’Istituto della Fondazione Telethon. Lo studio coinvolge, oltre all’Università della Campania Luigi Vanvitelli, il Moorsfield Eye Hospital e la The Retina Clinic di Londra. La clinica partenopea a oggi è l’unica al mondo ad avere iniziato i trattamenti, intervenendo anche su altri 7 pazienti con sindrome di Usher di tipo 1B che sono stati trattati per metà con la dose più bassa di terapia genica, per metà con una dose intermedia. A breve saranno coinvolti nella sperimentazione altri 7 pazienti, nei quali sarà testato anche un terzo dosaggio più elevato.

Imprese, Salvini: dazi? Problema pi grande sono regole Ue

Milano, 28 lug. (askanews) – “Bisogna ascoltare le imprese. Ci sono parecchi imprenditori che, visto che hanno prodotti d’eccellenza, non sono preoccupati, per sicuramente anche un 1% di dazio, un problema. Quello che pu dipendere oggi dall’Europa, per non dipende da Trump, azzerare la burocrazia europea e bloccare il Green Deal”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini parlando dell’accordo Usa-Ue su dazi al 15% a margine di un evento delle Lega a Milano

“Quello il pi grande dazio che le imprese lombarde italiane stanno pagando, sono leggi, regolamenti, divieti, ritardi, vincoli, burocrazia. Non li ha decisi Trump, li ha decisi la von der Leyen che domani stesso pu cancellarli se vuole con un tratto di penna”, ha aggiunto.

Il Papa: quella dell’IA è una sfida che dobbiamo affrontare

Città del Vaticano, 29 lug. (askanews) – “Oggi viviamo in una cultura in cui la dimensione tecnologica è presente in quasi ogni cosa, soprattutto perché l’adozione diffusa dell’intelligenza artificiale segnerà una nuova era nella vita degli individui e della società nel suo complesso”. Lo ha detto stamane Papa Leone che ha poi aggiunto come “questa è una sfida che dobbiamo affrontare: riflettere sull’ autenticità della nostra testimonianza, sulla nostra capacità di ascoltare e parlare, e sulla nostra capacità di comprendere ed essere compresi”.

Rivolgendosi nel corso del suo saluto nella Basilica di San Pietro ad influencer e “missionari digitali” a Roma per il loro Giubileo, Papa Prevost ha, quindi, affermato che “abbiamo il dovere di lavorare insieme per sviluppare un modo di pensare e un linguaggio, del nostro tempo, che dia voce all’Amore”.

“Non si tratta semplicemente di generare contenuti, ma di creare un incontro tra i cuori. – ha, quindi, detto ancora il pontefice – Ciò comporterà la ricerca di coloro che soffrono e hanno bisogno di conoscere il Signore, affinché possano guarire le loro ferite, rialzarsi e trovare un senso alla loro vita”.

Dazi, Ue: "Con Usa accordo politico, non giuridicamente vincolante"

Roma, 29 lug. (askanews) – L’accordo “politico” raggiunto domenica scorsa dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, con il presidente Usa Donald Trump sui dazi commerciali “non è vincolante a livello legale”. Lo precisa la Commissione europea con un comunicato, aggiungendo che “rispetta pienamente la sovranità regolamentare della Ue e protegge le aree sensibili dell’agricoltura comunitaria”.

In base all’accordo sottoscritto “oltre ad assumere le iniziative immediate previste, Ue e Usa negozieranno ulteriormente in linea con le loro procedure per attuare pienamente l’accordo politico”, si legge.

Ieri fonti della Commissione Ue avevano spiegato che non è stato ancora deciso su quali basi giuridiche l’Ue prenderà le decisioni per attuare l’accordo politico. (fonte immagine: European Union).

Mafia, Fontana: memoria giudice Chinnici traccia per tutela legalità

Roma, 29 lug. (askanews) – “A 42 anni dall’attentato di via Pipitone Federico, rivolgo un pensiero commosso alle vittime di quella terribile strage: il giudice Rocco Chinnici, gli uomini della sua scorta, il maresciallo Mario Trapassi e l’appuntato Salvatore Bartolotta, e il portiere dello stabile, Stefano Li Sacchi. In questa giornata rinnovo la mia vicinanza ai familiari e un pensiero ai colleghi e agli amici. Chinnici, con lungimiranza, ha ideato il pool antimafia, costruendo un virtuoso modello d’azione a contrasto di Cosa nostra. Il suo ricordo, e la memoria di chi si è battuto a costo della vita contro la mafia, confermano la profondità della strada tracciata per tutelare la legalità, la sicurezza e la democrazia”. Così il Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.

Ucraina: 20 morti nella notte per gli attacchi russi

Roma, 29 lug. (askanews) – L’Ucraina ha annunciato oggi che almeno 20 persone sono state uccise e 43 ferite nella notte tra per bombardamenti da parte dell’esercito russo. Nel contempo, il Cremlino ha riferito della morte di una persona a causa di un attacco con droni ucraini. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse.

Secondo le autorità locali ucraine, almeno 20 persone sono morte e una quarantina sono rimaste ferite in seguito a bombardamenti russi nelle regioni di Zaporizhzhia e Dnipropetrovsk, nella notte tra lunedì e martedì. Otto attacchi aerei hanno provocato 16 vittime nella regione di Zaporizhzhia, mentre altri tre attacchi hanno causato quattro morti e otto feriti nella regione di Dnipropetrovsk, secondo quanto riferito dai governi regionali.

Sempre nella notte tra lunedì e martedì, una persona è stata uccisa nella regione di Rostov, nel sud della Russia, durante un attacco con droni ucraini, ha riferito il governatore regionale.

Strage Bologna, Bolognesi: sentenze inchiodano Meloni, non ha più scuse

Roma, 29 lug. (askanews) – “Quella implicata nella strage” di Bologna “è tutta gente che viene dal Movimento sociale e noi abbiamo una presidente del Consiglio, che ha giurato sulla Costituzione antifascista, che però non riesce a dirsi antifascista. Io ci vedo una continuità con quella gente: o la scarichi, oppure la continuità c’è. La premier d’altra parte rivendica con orgoglio di essersi formata nell’Msi”. Lo afferma il presidente dell’Associazione familiari delle vittime della stazione di Bologna, Paolo Bolognesi, in un’intervista a La Stampa, a pochi giorni dall’anniversario della strage, il 2 agosto 1980.

“C’è una sfilza di terroristi che arrivano tutti dall’Msi, chi proteggeva Bellini erano senatori del Msi, e la presidente del Consiglio comunque rivendica la sua formazione politica in quel partito”, aggiunge ricordando che “ci sono tante altre cose passate in giudicato che inchiodano la presidente del Consiglio, che diceva che parlare di una genesi dei terroristi attraverso il partito di destra Msi metteva a rischio l’incolumità del Consiglio dei ministri”.

Torino Film Festival, la 43esima edizione omaggia Paul Newman

Roma, 29 lug. (askanews) – Il Torino Film Festival omaggia Paul Newman nel centenario della nascita. La retrospettiva e il manifesto della 43esima edizione – che si terrà dal 21 al 29 novembre 2025 – saranno dedicati all’attore tra i più amati della storia del cinema.

Newman verrà celebrato con una selezione di 24 film che ripercorrono l’arco di una carriera straordinaria: dal debutto negli anni ’50 ai grandi successi internazionali, fino alle prove più mature e intense. Con il suo carisma magnetico, la recitazione intensa e uno sguardo capace di raccontare più di mille parole, ha dato vita a personaggi indimenticabili, che hanno lasciato un’impronta indelebile nel cuore del pubblico di tutto il mondo.

La foto del manifesto è stata scattata nel 1981 durante le riprese del film “Diritto di cronaca” (Absence of Malice), diretto da Sydney Pollack.

Giulio Base, direttore del Torino Film Festival, ha dichiarato: “In solida continuità col nuovo percorso tracciato dal TFF, dopo il centenario di Marlon Brando celebrato nella scorsa edizione è venuto naturale volgere lo sguardo a Paul Newman, di cui ricorre a sua volta il centenario. Uno più bravo dell’altro, uno più bello dell’altro, amici e rivali: un passaggio di testimone quasi obbligato fra due giganti che hanno scolpito l’immaginario collettivo e condiviso l’impegno nelle grandi battaglie per i diritti umani e contro le discriminazioni razziali. Ora la scena è tutta per Paul Newman, per la sua recitazione magnetica e per quei suoi occhi limpidi e inquieti e che sono ancora capaci di parlarci, proprio come fanno dal manifesto scelto”.

Il Torino Film Festival è realizzato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e si svolge con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Regione Piemonte, Città di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT.

Munich Re: in I sem danni da catastrofi naturali calati a 131 mld

Roma, 29 lug. (askanews) – Nella prima metà del 2025 le catastrofi naturali hanno causato perdite complessive per circa 131 miliardi di dollari, in netto calo dai 155 miliardi nello stesso periodo dell’anno precedente (al netto dell’inflazione). Di queste 80 miliardi di perdite erano assicurate, in questo caso invece in crescita dai 64 miliardi un anno prima. Lo riporta Munich Re nel suo ultimo resoconto semestrale.

Sia le perdite complessive che quelle assicurate sono state significativamente più alte rispetto alla media dei dieci anni precedenti e dei 30 anni precedenti: sempre al netto dell’inflazione rispettivamente 101 e 79 miliardi (10 e 30 anni), e perdite assicurate per 41 e 26 miliardi.

Secondo la società le perdite assicurate nel primo semestre 2025 sono state le seconde più alte nel primo semestre di qualsiasi anno dall’inizio dei registri nel 1980. Solo nella prima metà del 2011 le perdite assicurate sono state ancora più elevate, a causa del grave terremoto e del distruttivo tsunami in Giappone.

Le catastrofi meteorologiche hanno causato l’88% dei danni complessivi e il 98% dei danni assicurati, mentre i terremoti hanno rappresentato rispettivamente il 12% e il 2%.

Sul dato dei primi sei mesi incidono i terribili incendi che hanno devastato l’area di Los Angeles, che tuttavia sono stati anche circondati da feroci polemiche nei mesi passati per la disatrosa gestione dell’emergenza da parte delle autorità locali, anche per l’impreparazione e il rifiuto di utilizzare risorse idriche pure disponibili per spegnere i roghi e prevenirli.

Secondo Munich Re i roghi nella metropoli californiana hanno causato 53 miliardi di dollari di danni, di cui circa 40 miliardi assicurati. Tra i maggiori disastri del semestre vengono citati anche il terremoto di Myanmar e un ciclone tropicale in Australia.

Secondo Thomas Bluck, del Cda di Munich Re “il modo migliore per evitare perdite è implementare efficaci misure preventive, come la costruzione di edifici e infrastrutture più robuste per resistere meglio ai disastri naturali. Tali precauzioni possono contribuire a mantenere premi assicurativi ragionevoli, anche nelle aree ad alto rischio. E, soprattutto: per ridurre l’esposizione futura, non dovrebbero essere consentiti nuovi edifici nelle aree ad alto rischio”.

Per l’Europa, nonostante le numerose catastrofi meteorologiche, le perdite complessive sono rimaste al di sotto dei valori dell’anno precedente, con circa 5 miliardi di dollari, di cui più della metà assicurati. La catastrofe naturale più costosa nella prima metà dell’anno è stata una serie di temporali con grandine che ha colpito Francia, Austria e Germania a giugno. Le compagnie di assicurazione hanno pagato sinistri per un totale di circa 0,8 miliardi di dollari, con perdite complessive pari a 1,2 miliardi di dollari.

Nel cantone svizzero del Vallese, il 28 maggio una grave frana nella valle Loetschental è iniziata dal Kleines Nesthorn, una vetta di oltre 3.300 metri sul livello del mare. Milioni di tonnellate di detriti e ghiaccio provenienti dal ghiacciaio della Betulla sono precipitati a valle. Il villaggio di Blatten, che era stato evacuato prima della frana, è stato quasi completamente sepolto. Secondo Munich Re queste frane si verificheranno con maggiore frequenza, poiché il riscaldamento globale provoca lo scioglimento dei ghiacciai e il disgelo del permafrost, rendendo sempre più instabili i pendii e le pareti rocciose delle montagne.

Euro a minimi da oltre un mese dopo accordo dazi, 1,1566 dollari

Roma, 29 lug. (askanews) – Non si arrestano i deprezzamenti dell’euro, proseguendo più moderati oggi, mentre il dollaro si stabilizza sullo yen e guadagna marginalmente anche sulla sterlina britannica in mattinata. Ma è sulla valuta unica che il biglietto verde sta mostrando il rally più marcato, dopo l’accordo politico sui dazi commerciali raggiunto domenica scorsa tra Stati Uniti ed Europa.Ieri l’euro aveva perso marcatamente oggi la tendenza e proseguita fino a portarlo a 1,1566 sul dollaro ai minimi da oltre un mese a questa parte.

La valuta Usa cede marginalmente a 148,33 yen, dopo i guadagni di ieri. Mentre sale leggermente sulla sterlina, che cala 1,3346 dollari.

Bce, si limano attese consumatori su inflazione e migliorano sul Pil

Roma, 29 lug. (askanews) – Si sono attenuate a giugno le aspettative di inflazione dei consumatori nell’area euro, mentre per la crescita economica le loro previsioni sono diventate meno pessimistiche. E’ la fotografia scattata dal sondaggio mensile condotto dalla Banca centrale europea (Ecb Consumer Expectations Survey), che ha coinvolto circa 19mila adulti di 11 paesi dell’area euro, tra cui l’Italia.

Nell’ultima rilevazione, l’inflazione percepita sugli ultimi 12 mesi è rimasta invariata al 3,1%, per il quinto mese consecutivo al valore più basso dal settembre del 2021. Nel frattempo le aspettative mediane di inflazione per i prossimi 12 mesi si sono attenuate di 0,2 punti percentuali al 2,6%, invertendo i lievi aumenti che si erano verificati a marzo e aprile. Le aspettative di inflazione sui prossimi tre anni sono rimaste stabili al 2,4%, così come quelle su cinque anni al 2,1%.

Sempre secondo la rilevazione della Bce, le attese sulla crescita nominale dei redditi per i prossimi 12 mesi sono rimaste stabili al +1%. Tuttavia questo dato medio riflette andamenti differenziati, con un’attenuazione delle aspettative per i redditi più elevati e un aumento per i gruppi con redditi più bassi. La percezione sulla crescita delle spese nominali sui passati 12 mesi è rimasta invariata al 5% a giugno. La l’aspettativa sulla crescita della spesa nominale sui prossimi 12 mesi si è attenuata di tre decimali di punto al 3,2%.

Per la crescita economica, le aspettative sui prossimi 12 mesi sono diventate meno negative per un decimale di punto al meno 1% (ad aprile erano almeno 1,9%). Le aspettative di disoccupazione si sono smorzate al 10,3%, secondo la Bce in generale i consumatori si attendono che la disoccupazione futura sarà solo marginalmente più elevata rispetto al livello percepito attuale (9,8% ).

Va ricordato che questi valori percepiti o previsti non sono non coincidono e non sono quelli misurati a livello statistico.

Per quanto riguarda i prezzi degli immobili, i consumatori si attendono che aumentino del 3,1% sui prossimi 12 mesi, anche qui una limatura di un punto decimale rispetto a maggio. Le aspettative sui tassi dei mutui si sono a loro volta limate in misura analoga al 4,3%.

Stellantis ricavi I sem -13%, perdita netta di 2,3 mld euro

Milano, 29 lug. (askanews) – Stellantis chiude il primo semestre con ricavi pari a 74,3 miliardi di euro, in calo del 13% rispetto al primo semestre del 2024, principalmente a causa del calo su base annua in Nord America e nell’Europa allargata, parzialmente compensato dalla crescita in Sud America.

La perdita netta è di 2,3 miliardi di euro, inclusi 3,3 miliardi di euro di oneri esclusi dall’utile operativo rettificato, in calo rispetto all’utile netto del primo semestre del 2024 di 5,6 miliardi di euro. Il risultato operativo adjusted (Aoi) è di 500 milioni di euro, con margine Aoi dello 0,7%, inferiore ai livelli dell’anno precedente, rispettivamente di 8,5 miliardi di euro e del 10%.

Sul fronte dei dazi, Stellantis stime di un impatto di 1,5 miliardi di euro di cui 300 milioni registrati nel I semestre 2025. La società resta impegnata in discussioni con i policy makers.

Il flusso di cassa industriale è negativo per 3 miliardi di euro, a causa delle spese in conto capitale e in ricerca e sviluppo. La liquidità al 30 giugno 2025 è pari a 47,2 miliardi di euro, superiore al target in rapporto ai ricavi netti.

Le scorte sono pari a 1,2 milioni di unità (di cui 298 mila unità aziendali) al 30 giugno 2025, in aumento del +1% rispetto alla fine del 2024, nonostante il lancio di nuovi prodotti e le spedizioni consolidate siano aumentati del +5% su base sequenziale.

Il primo semestre del 2025 ha visto un miglioramento di consegne, ricavi netti, Aoi e flusso di cassa industriale rispetto al secondo semestre del 2024 grazie a una gamma di prodotti ampliata e a una rigorosa gestione delle scorte. La perdita netta invece è peggiorata sequenzialmente.

Marelli: nessuna offerta da compratori, società passa ai creditori

Milano, 29 lug. (askanews) – Dopo l’udienza dinanzi al Tribunale fallimentare dello scorso 24 luglio, Marelli ha ottenuto dai propri finanziatori l’accesso a ulteriori 130 milioni di dollari del finanziamento di 1,1 miliardi di dollari concesso ai debitori in possesso dei beni (Dip), che consentirà alla società di proseguire l’attività e adempiere agli obblighi nei confronti dei fornitori e degli altri creditori.

Marelli ha inoltre confermato che il periodo di 45 giorni durante il quale eventuali compratori avrebbero potuto presentare offerte si è concluso ufficialmente il 28 luglio 2025. La società non ha ricevuto alcuna proposta durante questo processo e, come indicato nel Restructuring Support Agreement precedentemente divulgato dalla società, prevede di uscire dal Chapter 11 nel 2026 sotto la proprietà dei suoi principali finanziatori.

“Siamo lieti di annunciare che Marelli continua a progredire nel processo di Chapter 11, garantendo al contempo la continuità delle nostre operazioni quotidiane e il nostro impegno nei confronti dei clienti, dei fornitori e dei dipendenti”, ha dichiarato David Slump, presidente e Amministratore Delegato. “Con la conclusione del periodo di offerta, stiamo andando avanti con i futuri proprietari che riconoscono la forza della nostra attività e si impegnano a perseguire la crescita e il successo a lungo termine di Marelli. Siamo impazienti di lavorare a stretto contatto con il gruppo di finanziatori per garantire una transizione di proprietà senza intoppi al momento dell’uscita dalla procedura”. Il gruppo dei principali finanziatori di Marelli ha commentato: “Siamo fortemente favorevoli a Marelli e alla sua ristrutturazione, che ridurrà in modo significativo il indebitamento del bilancio della società e rafforzerà la sua posizione di liquidità, consentendo all’azienda di continuare a servire l’industria automobilistica. Il nostro gruppo è impaziente di collaborare con il team di Marelli durante questo importante processo”.

Il gruppo dei principali creditori di Marelli è composto da Deutsche Bank, Strategic Value Partners, MBK Partners, Fortress Investment Group e Polus Capital Management.

Dopo la vendita per 6,2 miliardi da Fiat a Kkr, Marelli è finita schiacciata sotto il peso di un debito di 4,9 miliardi. A inizio giugno Kkr ha deciso di fare ricorso al Chapter 11. A livello globale Marelli genera 10 miliardi di ricavi e conta 170 siti produttivi e 46 mila dipendenti. In Italia i lavoratori sono circa 6mila, distribuiti su 10 impianti. 

Le sorelle Meloni, potere di famiglia e propaganda

Nessuno ne parla. Il Paese è tenuto in pugno dalle sorelle Meloni e dal loro ristretto clan familiare.

Il primo ministro gira il mondo come una trottola, i suoi bauli di vestiti e di scarpe di solito la precedono. Ciò che conta è apparire, sorridere, ripetere sempre le stesse cose. La Rai pensa a fare il resto con riprese ultrapanoramiche, sempre sul red carpet, con giornalisti dedicati che raccontano e amplificano sempre presunti successi e vittorie in ogni angolo del pianeta.

Il piano Mattei e la realtà africana

Tra le cose più ridicole vi è l’invenzione di un piano Mattei per l’Africa, quando Enrico Mattei non si è mai occupato di Africa nera o sub-sahariana. L’unica vera iniziativa è quella dei miliardi spesi in Albania per costruire prigioni dove gettare i migranti africani sopravvissuti e scampati alle prigioni libiche.

Ma la sfrontataggine di Giorgia non ha limiti, come quella di certi personaggi delle borgate pasoliniane.

Il duce, arcaico mentore delle sorelle Meloni, grande impostore del novecento italiano ed europeo, è stato chiuso in soffitta, ma anche Berlusconi è ampiamente superato nella menzogna più incallita. Il modello delle sorelle Meloni è ormai quello di Donald Trump. Un personaggio che costruisce sistematicamente enormi bugie, che aggredisce ogni cosa, che elimina dalla visibilità mediatica ogni avversario o dissenso politico.

Uno che in pochi mesi ha squassato il mondo e prodotto danni con effetti duraturi.

Arianna, la regia nella cucina del potere

Ma di recente anche Arianna ha ripreso a parlare pubblicamente, forse presagendo qualche scricchiolio e non fidandosi molto dei suoi compagni-ascari, fratelli d’Italia.

Arianna è stata nominata capo della segreteria politica nella cucina di casa Meloni. Da quel momento tiene la regia del potere, nomine, incarichi, affidamenti, progetti, interessi.

Le sorelle parlano entrambe solo con il plurale maiestatis. Forse solo perché sono in 2. “Abbiamo il Governo della Nazione” è il loro ritornello che le rende sicure. Solo Arianna però è intervenuta per esaltare la copertina di Time con la foto di Giorgia. Nessuno nella sua area politica. Una rivista da tempo in ombra, che aveva anche dedicato una copertina a Salvini. Gli italiani migliori.

Arianna sta facendo campagna elettorale, specie nelle Marche, dove sperano di confermare il loro scialbo presidente uscente.

Il Paese reale: crisi, emigrazione, immobilismo

Il paese reale è altrove. I nuovi dazi americani, uniti alla svalutazione del dollaro, mettono in crisi le nostre esportazioni. Non è facile aprire nuovi mercati per sostituire quelli tradizionali.

Le nostre filiere produttive sono sempre più sgangherate, senza politiche industriali adeguate, e senza politiche del lavoro per le nostre forze lavorative.

Milioni di giovani italiani laureati e diplomati vanno all’estero. Qui non ci sono prospettive.

Il paese è bloccato nella natalità e sono chiuse le frontiere per l’immigrazione, anche di quella qualificata o qualificabile.

I veri nodi dei ritardi nella spesa del PNRR verranno al pettine fra pochi mesi, quando bisognerà sperare di ottenere una robusta proroga per spendere oltre il 40% delle risorse ancora ferme. Cosa non semplice o scontata.

Mito, propaganda e fine di un ciclo

Le sorelle Meloni hanno letto solo un po’ della fantasiosa mitologia di Tolkien, hanno messo nel loro pantheon il mite Borsellino ma non Falcone, invocano Mattei, ma non sono in grado di riconoscere la Palestina.

Le sorelle d’Italia, sovraniste e protezioniste, in realtà subalterne ad ogni potere significativo al di fuori della loro cucina, stanno esaurendo la loro carica.

Appena verrà il momento saranno travolte dalla realtà e in breve dimenticate, come è giusto che sia per tanti dei partecipanti al festival degli sconosciuti.

Dazi, accordo incompleto e dubbi crescenti: Palazzo Chigi sulla difensiva

Il messaggio rassicurante trasmesso dal governo e dalla maggioranza a proposito dell’accordo commerciale Ue–Usa cozza con le perplessità manifestate da varie categorie economiche. Non solo restano dubbi tecnici su quote e settori interessati, ma cresce la consapevolezza dei rischi connessi a un’intesa ancora da definire nei dettagli.

Club a dazi zero: chi entrerà davvero?

Agroalimentare, vini, alcolici, acciaio, alluminio e derivati: sono solo alcuni dei comparti che attendono chiarimenti sull’effettivo trattamento doganale nei nuovi equilibri transatlantici. Non è chiaro nemmeno come si realizzeranno le importazioni europee di energia dagli Stati Uniti – annunciate per un valore di 750 miliardi di dollari – né i 600 miliardi di investimenti europei verso gli Usa proclamati a gran voce da Donald Trump.

Intanto, resta aperta la partita più concreta e insidiosa: chi sarà incluso nel “club privé” delle merci a dazi zero, anticipato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen? Le pressioni delle lobby si annunciano fortissime.

Un accordo di principio, non ancora un trattato

“È il migliore accordo possibile ottenibile in circostanze molto difficili”, ha dichiarato il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic, sottolineando come l’intesa abbia evitato dazi al 30% sulle esportazioni Ue a partire dal primo agosto. È stato invece concordato un livello unico del 15% per la maggior parte dei beni europei diretti oltreoceano, anche se numerosi dettagli restano appunto da scrivere.

Tra questi, il comparto agroalimentare: i negoziati proseguono per definire quali prodotti Usa beneficeranno dell’esenzione dai dazi in Europa. Per quelli europei “sensibili” – carne, riso, zucchero, etanolo – nulla cambierà: l’Ue manterrà le protezioni attuali. Anche la questione dei vini e degli alcolici è ancora in discussione.

In merito ad acciaio, alluminio e derivati (oggi tassati al 50% negli Usa), si parla di quote calcolate sulla base degli scambi storici, entro le quali si applicherebbe il nuovo dazio calmierato del 15%. L’export europeo di auto verso gli Usa rientrerà direttamente in questa nuova aliquota.

Nessuna concessione sul digitale

Smentite ufficiali arrivano da Bruxelles sul fronte delle normative digitali: nessuna concessione sulla “web tax” o sui regolamenti DSA e DMA, tema non di competenza comunitaria.

Riguardo alle riserve espresse da Francia e Germania, Sefcovic ha dichiarato che tutti gli Stati membri sono stati costantemente informati. Tuttavia – ha ammesso – il cambiamento in corso è di portata epocale: “Il mondo di prima del 2 aprile è alle nostre spalle, dobbiamo affrontare questa nuova realtà. Una guerra commerciale aperta avrebbe avuto effetti devastanti sulle Pmi europee e sui livelli occupazionali”.

Resta da capire, in Italia, come la Meloni verrà a capo di questa complicata situazione. Con i dazi s’innalza la percentuale degli scontenti, incrinando l’immagine di stabilità ed efficienza del governo. I grandi elettori, a partire da Confindustria e Coldiretti, alzano le loro antenne sui segnali di fragilità della leadership meloniana. Qualcosa è destinato a cambiare.

Arabia Saudita e Francia: la pace passa per lo Stato della Palestina

Riyad tiene il punto, con il sostegno della Francia, sulla necessità di dare attuazione alla soluzione dei due Stati per il conflitto israelo-palestinese.

Nel corso di una conferenza internazionale promossa congiuntamente da Arabia Saudita e Francia sotto l’egida delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan ha ribadito con fermezza che “la normalizzazione con Israele può avvenire solo attraverso la creazione di uno Stato palestinese”. È la stessa posizione già espressa più di un anno fa dal principe ereditario Mohammed bin Salman, a conferma di una linea diplomatica costante che non ammette scorciatoie né concessioni simboliche.

L’asse diplomatico che resiste

Quello tra Riyad e Parigi non è un asse episodico. Sul dossier palestinese, i due Paesi hanno mantenuto un coordinamento stretto, ritenendo che la pace nella regione non possa essere costruita né sulla forza militare né sullo status quo, ma solo su una soluzione politica che dia attuazione concreta al diritto dei palestinesi all’autodeterminazione. La conferenza promossa in questi giorni è dunque un messaggio chiaro all’indirizzo di Tel Aviv.

Netanyahu vince sul campo ma perde nei consessi

Dal canto suo, Netanyahu respinge categoricamente ogni ipotesi di negoziato su base internazionale per la costituzione dello Stato palestinese – che il Vaticano, ha ricordato ieri il card. Parolin, riconosce già dal 2015. La strategia di Israele mira a consolidare l’espansione dei confini, legalizzando insediamenti e avviando, in via di fatto, processi di annessione territori occupati.

Ad ogni modo, la superiorità militare non si traduce in prestigio e successo diplomatico. L’immane conflitto a Gaza, finalmente deprecato anche da Trump, ha prodotto un grave danno alla credibilità di Israele. L’idea che Democrazia cristiana finisse per voltarsi dall’altra parte, ignorando la tragedia palestinese, s’infrange sugli scogli dell’equilibrismo politico saudita.

Nessuna pace senza giustizia

“Solo attraverso la creazione di uno Stato palestinese e solo affrontando i diritti legittimi del popolo palestinese all’autodeterminazione – ha ribadito il ministro Faisal – potremo avere una pace sostenibile e una reale integrazione nella regione”. La richiesta saudita, condivisa da una parte crescente dell’opinione pubblica mondiale, è che Israele si impegni in un percorso irreversibile, con scadenze precise e controllabili, verso la nascita dello Stato palestinese. In altri termini, la pace non può passare per una resa senza condizioni da parte palestinese.

Aldo Moro visto con gli occhi dei ciellini

L’immagine di Aldo Moro rimasta negli occhi degli italiani è quella scattata nel 1978 dai suoi carcerieri: la camicia bianca stropicciata e il drappo rosso con la stella a cinque punte alle spalle; lo sguardo mite e le labbra che abbozzano un sorriso melanconico. Sono trascorsi 47 anni ma Moro è ancora prigioniero delle Brigate rosse.

Un ritratto dimenticato

La sua intera vita, da giovane “fucino” a professore universitario, da padre costituente a leader politico della Dc e statista internazionale è stata tutta risucchiata nei buchi neri del “caso Moro”, sparita dal racconto pubblico. Eppure mai come adesso, in un mondo minacciato dalla guerra dove una politica imbarbarita ha smarrito la dimensione del servizio, sarebbe motivo di consolazione e di speranza per tutti, riscoprirne la figura tutta intera. Viene incontro a questa esigenza un libro di Angelo Picariello dal titolo emblematico: Liberiamo Moro dal caso Moro (Cinisello Balsamo, San Paolo, 2025, pagine 467, euro 28), con una meditata prefazione del cardinale Matteo Zuppi. Si comincia dagli anni giovanili, in Puglia, col padre agnostico e una mamma scomparsa prematuramente che ha trasmesso al piccolo Aldo una fede semplice e profonda.

Il Dio crocifisso sulla scrivania

Fra i tanti episodi poco noti della sua biografia colpisce il racconto dell’ultima sera prima del rapimento: è l’una di notte quando il figlio Giovanni, rientrando a casa, scopre il padre ancora sveglio, immerso nella lettura di uno dei grandi testi della teologia del Novecento: Il Dio crocifisso, di Jürgen Moltmann. La mattina seguente era atteso il voto di fiducia al governo di solidarietà nazionale, di cui Moro era stato l’artefice politico insieme a Enrico Berlinguer; appuntamento storico, che gli era costato incomprensioni e minacce; scelta che aveva saputo far accettare anche ai più riluttanti del suo partito come necessaria, per il bene del Paese. Ebbene, la notte precedente il voto di fiducia, che impressione immaginarlo lì, nella sua scrivania, assorto nella meditazione del mistero della croce di Cristo. Uomo di fede. Tutte le mattine assisteva alla messa. Durante i 55 giorni del sequestro fu una delle mancanze più dolorose: chiese di poter ascoltare la messa alla radio, i brigatisti ne registrarono una e la risentirono mille volte per appurarsi che non ci fossero messaggi obliqui, poi gli permisero l’ascolto. Moro chiese anche dei libri da leggere, gli portarono Il capitale di Marx, lui cortesemente spiegò di averlo già letto e domandò, se possibile, una copia delle lettere di san Paolo che i brigatisti (sorpresi dalla sincerità della sua fede) gli fecero avere.

Giovani, politica e fede: la lezione di Moro

Giornalista del quotidiano Avvenire e autore del bel libro sugli anni di piombo Un’azalea in via Fani (San Paolo, 2019), Picariello dedica un capitolo del suo libro all’incontro di Moro con i nuovi movimenti giovanili che sorgevano nella temperie del ’68 dove, accanto alle contestazioni studentesche, nasceva in alcune realtà di base anche il desiderio di un cattolicesimo meno formale, che rifiutava il moralismo perbenista e desiderava riandare al cuore del Vangelo. Si è parlato di questo aspetto di Moro nella recente presentazione del libro di Picariello nella parrocchia romana di Santa Maria della Speranza. C’erano due testimoni significativi: il deputato Nicodemo Oliverio, ex alunno di Moro nella facoltà di Scienze politiche a La Sapienza di Roma alla metà degli anni Settanta, e don Donato Perron, storico sacerdote di Comunione e liberazione.

Il dialogo con i giovani di CL

Perron ha raccontato della curiosità dello statista democristiano verso il nascente movimento di don Giussani. «Veniva spesso alle nostre messe domenicali a Roma negli anni tra il 1973 e il 1975, ricordo che si intratteneva in particolare a parlare con un nostro seminarista, Tommaso Latronico, di cui è in corso la causa di beatificazione. Moro volle essere presente anche alla sua ordinazione sacerdotale». L’onorevole Oliverio ha invece rivelato il rapporto di amicizia che in quegli stessi anni si era stabilito con i primi universitari del movimento nella facoltà di Scienze Politiche. Moro aveva invitato alcuni di loro alla Farnesina, quando era ministro degli Esteri: desiderava conoscere meglio il neonato movimento di don Giussani.

«Non cercava voti, voleva capire, parlava pochissimo e ascoltava moltissimo» ha raccontato Oliverio. Forse, sostiene Picariello sulla base di diverse testimonianze, tra cui quella preziosa di Saverio Allevato, «a Moro quei giovani ricordavano l’esperienza intensa da lui vissuta nella Fuci, quando assistente dell’associazione era monsignor Montini». Da uomo intelligente e attento alla realtà quale era, capiva che il partito della Democrazia Cristiana non avrebbe avuto un futuro senza un ricambio generazionale che, in forme diverse, fosse ispirato dagli stessi ideali che avevano mosso la sua giovinezza politica.

Regionali, Pd vuole sbloccare domino candidati, attesa per Ricci

Roma, 28 lug. (askanews) – Sarà un lavoro che richiederà ancora settimane, probabilmente, quello necessario a comporre alleanze e candidature del centrosinistra alle regionali, ma la tappa significativa sarà quella di mercoledì, l’interrogatorio di Matteo Ricci per l’inchiesta sugli affidi del comune di Pesaro.

Nella visione di Elly Schlein tutto si tiene, il quadro va composto con una trattativa che tenga conto di un equilibrio complessivo con gli alleati e, soprattutto, con una visione molto chiara: l’alleanza più larga possibile, quel “campo largo” con cui si dovrà poi andare alle politiche. La vicenda marchigiana, però, è diventata la prima tessera del domino, sistemata quella – sperano al Pd – a cascata dovrebbero andare al proprio posto tutte le altre situazioni, sia pure con qualche settimana di ritardo.

Le Marche sono il primo passo, innanzitutto però Ricci era l’unico candidato certo fino alla scorsa settimana ed è tornato in discussione per l’inchiesta sugli affidi del comune di Pesaro ai tempi in cui era sindaco. Lui ha ottenuto il sostegno praticamente di tutti gli alleati, anche la segretaria Schlein lo ha pubblicamente appoggiato nel finesettimana. L’incognita resta Giuseppe Conte, i temi legati alle inchieste sono sempre delicati per M5s e l’ex premier ha detto di voler “valutare approfondiamente le carte”, cosa che in parte ha già potuto fare dal momento che Ricci gli ha mandato copia dell’avviso di garanzia in cui gli viene contestato di avere ottenuto un vantaggio in termini di consenso”, ma non di avere intascato denaro. Un distinguo che, si augura il candidato e anche il Pd, dovrebbe bastare a Conte.

Il via libera M5s a Ricci semplificherebbe la composizione anche nelle altre regioni. Vincenzo De Luca, racconta un parlamentare Pd, ha colto la palla al balzo dopo il parziale stop M5s al candidato Pd nelle Marche, per riaprire la discussione sul nome di Roberto Fico. In realtà, sono convinti in molti tra i dem, il presidente uscente vuole trattare condizioni più favorevoli: chiede l’indizione del congresso nella regione (il partito è attualmente commissariato), vuole candidarsi personalmente come consigliere nella lista civica che presenterà, pretende di essere coinvolto nella scelta di figure chiave della giunta.

Situazione ingarbugliata anche in Puglia, dove il candidato in pectore Antonio Decaro non vuole che ci siano i due “past-president” Michele Emiliano e Nichi Vendola, rispettivamente nelle liste Pd e Avs. Due presenze ingombranti, con le quali l’ex sindaco di Bari preferirebbe non dover fare i conti. Avs, però, non è intenzionata a tenere Vendola fuori dalle liste, considerando il valore aggiunto che porta in termini di voti. Su Emiliano si ragiona invece nel Pd: qualcuno ipotizza una norma interna al partito che escluda la candidatura di tutti gli ex presidenti, cosa che escluderebbe anche De Luca in Campania. Ma si dovrà verificare la reazione di due mattatori assai poco abituati a sedersi in panchina.

Più semplice il quadro in Toscana, dove Eugenio Giani non sembra poter essere messo in discussione. Oggi alcuni esponenti locali M5s hanno fatto una dichiarazione per chiedere al Movimento di non allearsi col Pd, ma la coordinatrice regionale Irene Galletti ha invitato tutti alla “responsabilità”, chiedendo “rispetto delle regole condivise e non fughe in avanti”.

Wall Street debole, DJ -0,14%, ma il dollaro vola dopo accordo dazi

Roma, 28 lug. (askanews) – Wall Street incerta all’indomani dell’accordo politico raggiunto tra Stati Uniti e Unione europea sui dazi commerciali. A fine contrattazioni i maggiori indici dell’azionario Usa risultano contrastati: in calo il Dow Jones con un meno 0,14%, laddove e l’S&P 500 con un più 0,02% e il Nasdaq, più 0,33%, ha chiuso in positivo.

Nel frattempo vola il dollaro, una impennata di quasi l’1,3% che vede l’euro calare a 1,1591 sul biglietto verde in serata, ai minimi da due settimane. Peraltro il rally della valuta statunitense potrebbe anche aver frenato l’azionario.

Oggi il presidente Usa Donald Trump ha puntualizzato che il dazio base per i vari paesi del mondo si attesterà “probabilmente in una forchetta tra il 15 e il 20%”. (fonte immagine: The White House).

Scherma, Italia campione del mondo di sciabola a Tblisi

Milano, 28 lug. (askanews) – Sesta medaglia per la spedizione azzurra nella rassegna mondiale di Tbilisi, la seconda d’oro dopo il fioretto maschile a squadra. E’ ancora il gruppo a premiare l’Italia che nella finale della sciabola a squadre conquista il metallo più prezioso, quello d’oro. Sono Luca Curatoli, Matteo Neri, Michele Gallo e Pietro Torre i protagonisti del successo sull’Ungheria, sconfitta per 45 a 37.

Dopo l’argento preso agli europei di Genova, questa identica composizione della sciabola azzurra si prende anche l’oro mondiale. Un traguardo storico. Perché il metallo più prezioso, agli azzurri della sciabola, mancava addirittura dai mondiali di Mosca 2015; e per giunta è arrivato contro una rivale storica come la squadra ungherese che l’Italia della sciabola non aveva mai sconfitto in una finale mondiale.

Dolci ricordi per Luca Curatoli, che salì sul gradino più alto del podio dieci anni fa insieme ad Aldo Montano, Enrico Berrè e Diego Occhiuzzi; e che lo rifà oggi con Neri, Torre e Gallo. In particolare Gallo è stato l’MVP della finale, dopo che il fenomeno ungherese Szilagyi aveva messo paura in avvio con il 5-2 su Curatoli, replicato poi anche da Rabb contro Neri. Proprio Gallo è styato autore di un controparziale di 11-4 contro Gemesi rimettendo così l’Italia sulla carreggiata giusta. Da lì, gli azzurri, sono sempre riusciti a gestire e incrementare il vantaggio fino al 45 a 37 finale. Italia sul podio anche nel fioretto femminile. Martina Favaretto, Arianna Errigo, Alice Volpi e Anna Cristino sono di bronzo dopo aver superato il Giappone col punteggio di 45 a 30.

Dazi, i tanti nodi ancora da sciogliere nell’accordo Ue-Usa

Roma, 28 lug. (askanews) – Agroalimentare, vini, alcolici, acciaio, alluminio e derivati, ma anche le effettive modalità con cui avverrebbero gli aumenti di importazioni di energia Usa da parte dell’Europa, per centinaia di miliardi (750), strombazzati dal presidente Usa Donald Trump, così come gli aumenti non meno massicci di investimenti Ue verso gli Usa (600 mld). E poi chi entrerà, alla fine, nell’esclusivo “club privé” delle merci a dazi zero, preannunciato dalla presidente della Commisione Ue, Ursula von der Leyen?

Sono numerosi, complessi e potenzialmente oggetto di ulteriori contenziosi – e pressioni da parte delle tante categorie coinvolte – i “dettagli” che restano da regolare e mettere nero su bianco nell’accordo tra Stati Uniti e Unione europea sui dazi commerciali. Le incognite sono di una portata tale da fare apparire il passaggio di ieri come un atto squisitamente politico, una intesa “quadro”, ad essere ottimisti, su cui resta moltissimo da definire prima di poter ritenere di avere un trattato commerciale vero e proprio.

“E’ il migliore accordo possibile ottenibile in circostanze molto difficili”, ha rivendicato il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, che ha supervisionato le trattative tecniche in questi lunghi mesi. “Noi siamo sicuri al 100% che questo accordo sia migliore di una guerra commerciale aperta con la gli Usa e se foste stati nella sala ieri dovete sapere che si era partiti con dazi al 30% dal primo agosto”.

Alla fine è stato convenuto un livellamento al 15% sui dazi che verranno praticati sulla maggior parte delle esportazioni Ue verso gli Usa. Ma appunto con una lista rilevante di categorie ancora da regolare. Tra queste, sui beni agroalimentari si continua a negoziare in particolare sui prodotti Usa che verranno esentati da dazi nell’Ue, hanno riferito fonti Ue qualificate, mentre per tutti i “prodotti sensibili” europei (come carne di manzo e pollame, riso, etanolo, zucchero) verrà mantenuta la situazione attuale che li protegge sul mercato interno.

E si sta negoziando sul trattamento che verrà riservato alle esportazioni Ue di vini e alcolici: “le discussioni sono ancora in corso e non abbiamo la sfera di cristallo”, dicono da Bruxelles. Su acciaio, alluminio e derivati esportati dall’Ue, che oggi sono colpiti da dazi Usa del 50%, l’accordo prevede che siano fissate delle quote in base ai dati degli anni scorsi. A quel punto saranno sottoposti a dazi del 15% per le suddette quote “collegate ai livelli storici di commercio”.

L’export di auto Ue verso gli Usa entra invece diretto nell’aliquota generale al 15%. “So che per alcuni magari un altro risultato poteva essere interessante, ma non hanno analizzato i numeri dell’impatto che una guerra commerciale avrebbe creato, noi lo abbiamo fatto e sono sicuro al 100% che questo accordo sia migliore di una guerra aperta”, ha detto ancora Sefcovic, che ha elogiato le doti negoziali di Von der Leyen.

Poi c’è la partita tutta da capire su chi godrà del maxi sconto di zero dazi. L’accordo “prevede un elenco significativo di merci su cui entrambe le parti applicheranno un dazio zero – ha detto Sefcovic – un elenco che rimarrà aperto con possibili ulteriori aggiunte”. (Quasi un invito alle varie industrie a iniziare una gara di lobby per infilarcisi).

Sempre secondo le fonti Ue, nell’agroalimentare i prodotti Usa su cui si sta ancora discutendo eventuali dazi zero – “o molti bassi” e su quote predefinite – sono “pochi” e comunque senza aggirare gli standard di sicurezza Ue. Vi compaiono alcuni prodotti ittici, pesce crudo, trasformati, frutta a guscio, aragoste, formaggi, alcuni latticini, semi e olio soia e mangimi per animali domestici. Insomma pochi ma non pochissimi.

Il punto più importante, hanno sottolineato le fonti della Commissione, è che non è stata fatta alcuna concessione sui prodotti agricoli “sensibili”, per i quali i nostri dazi rimangono invariati e non rientrano nemmeno nei negoziati. Inoltre vengono drasticamente smentite da Bruxelles le indiscrezioni di stampa secondo cui l’Ue avrebbe accettato di capitolare sulla cosiddetta “web tax” e sulle nuove regole per il digitale (Dsa e Dma). “Non c’è assolutamente alcun impegno sulla regolamentazione digitale, sulle tasse digitali che tra l’altro non sono di competenza della Ue”.

Quanto alle reazioni di alcuni Stati Ue a volte non entusiastiche, tra cui la Germania e ancor più la Francia: “sono sempre stati tenuti costantemente aggiornati in ogni fase dei negoziati – ha rimarcato Sefcovic – abbiamo sempre spiegato la complessità della situazione. Il mondo di prima del 2 aprile è alle nostre spalle, quel mondo lì è scomparso e dobbiamo affrontare questa nuova realtà. Un’aperta guerra commerciale, come ho già detto, con dazi al 30% avrebbe creato una pressione drammatica sulle Pmi, con una perdita potenziale di milioni di posti di lavoro. Ecco perché il compito che ci siamo dati era quello di lavorare assieme per evitare questo e trovare un accordo”. (fonte immagine: European Union).

A Roma Wim Mertens in live piano Solo presenta "Range of Robustness"

Roma, 28 lug. (askanews) – Il grande pianista e compositore belga Wim Mertens – mercoledì 30 luglio alla Casa del Jazz per “I Concerti nel Parco” – in Piano Solo presenta “Ranges of Robustness”, il suo ultimo lavoro discografico. Con questo concerto Wim Mertens torna a Roma dopo cinque anni di assenza e un grande sold out alla Cavea del Parco della Musica.

Wim Mertens, nella sua ultra-quarantennale carriera, ha collezionato più di 70 album, che esegue regolarmente dal vivo in tutta Europa, Nord e Centro America, Giappone, Thailandia e Russia. I brani di Ranges of Robustness (2024), esplorano le molteplici forme e gradi della nozione di forza, vigore, resistenza, in sole nove composizioni ne vengono discusse tutte le varianti, secondo le parole di Mertens, “nella forma che il nostro tempo richiede”.

Wim Mertens ha iniziato la sua carriera nel 1980 dopo aver lavorato come musicologo e produttore radiofonico. La sua prima pubblicazione, For Amusement Only, consisteva unicamente nel suono dei flipper. A questo album seguirono At Home-Not at Home (1981), Vergessen (1982), Struggle for Pleasure (1983) e Maximizing the Audience (1984). La sua produzione musicale è accuratamente realizzata con un linguaggio innovativo e con volumi sonori i più diversi, dal solo piano all’orchestra sinfonica.

Festival del Podcasting compie 10 anni, gli eventi tra Roma e Milano

Roma, 28 lug. (askanews) – Il Festival del Podcasting celebra la sua decima edizione con una rassegna diffusa che attraversa l’Italia dal 20 settembre al 4 ottobre 2025 con numerosi eventi in diverse città, culminando con il grande evento finale del Podcast Summit a Milano.

In un momento di forte crescita per l’intero ecosistema audio, il Festival del Podcasting si conferma come punto di riferimento per professionisti, creator, brand, istituzioni e appassionati, con un calendario ricco di presentazioni, talk, corsi, laboratori, panel, workshop, networking e performance dal vivo.

Sotto l’organizzazione e la direzione artistica di Ester Memeo, CEO e Founder di Podstar, durante l’edizione 2025 saranno affrontati i temi più rilevanti dell’attuale panorama del digital audio entertainment, tra cui “Video podcasting: workshop, talk e case history” per imparare a produrre contenuti video-audio in modo strategico; “Intelligenza artificiale applicata al podcasting”, strumenti, esperienze e riflessioni su come l’AI sta trasformando la produzione e la distribuzione; “Podcast e comunicazione sociale”, il ruolo del podcast nella diffusione di tematiche civili, culturali e d’attualità; “Crossmedialità”, ovvero come il podcast dialoga con altri media e linguaggi, creando ecosistemi editoriali e narrativi complessi.

Il 20 settembre gli eventi locali a Roma inizieranno con una rassegna di presentazioni podcast dal vivo e l’assegnazione del Premio dedicato ai migliori podcast sull’innovazione, in collaborazione con Casa delle Tecnologie Emergenti di Roma Capitale e Rome Future Week. Alla Casa del Podcast, a Villa Torlonia, ASSIPOD.org – Associazione Italiana Podcasting, organizza corsi di formazione gratuiti per imparare a fare podcast partendo da zero e masterclass su temi avanzati come il mercato e la produzione di podcast e audiolibri.

Il 30 settembre, in occasione dell’International Podcast Day, si terrà una giornata online con ospiti italiani e internazionali, per esplorare le tendenze globali e confrontarsi con esperienze da tutto il mondo. In quella stessa giornata saranno presentati anche i dati sul mercato del podcast in Italia, grazie alla nuova ricerca NielsenIQ per Audible – società Amazon tra i maggiori player nella produzione e distribuzione di audio entertainment di qualità (audiolibri, podcast e serie audio) – con una panoramica aggiornata sull’evoluzione degli ascolti, dei formati e dei comportamenti d’uso.

Il culmine della manifestazione sarà il Podcast Summit a Milano, presso Cascina Triulza – MIND Milano Innovation District, con due giornate: il 3 ottobre, l’evento ospiterà presentazioni e podcast live in collaborazione con 24Ore Podcast – che riunisce tutte le produzioni podcast del Gruppo 24 ORE – e, successivamente, in collaborazione con Acast, anche l’attesa sezione dedicata ai Podcast Emergenti, con la presentazione dei progetti pubblicati nell’ultimo anno. In quella stessa occasione verrà assegnato il Premio Rivelazione dell’anno istituito da Media Key e dedicato al podcast emergente che si è distinto per eccellenza. La giornata si concluderà con l’Aperipodcast, il consueto appuntamento di networking che riunisce community e operatori del settore.

Il 4 ottobre, nella giornata conclusiva del Festival, panel tematici, workshop e performance live di creator e podcaster che porteranno sul palco i propri show in una veste inedita. In questa stessa giornata sarà consegnato il Premio Pod24 da 24Ore Podcast, per riconoscere il lavoro dei migliori podcast indipendenti di reportage e inchiesta.

Tra i primi sponsor e partner dell’edizione 2025 ci saranno Acast, Audible, Yamaha Music Europe GMBH – Branch Italy, ASSIPOD – Associazione Italiana Podcasting, Spotify e Canva, e la partecipazione di YouTube ed Emergency. Confermata la collaborazione con 24Ore Podcast, a testimonianza della crescente attenzione verso il linguaggio del podcast come strumento culturale e sociale. I media partner ufficiali del Festival sono Media Key e Class Editori, a supporto della diffusione dei contenuti e della visibilità dell’intero ecosistema del podcasting italiano.

M.O., Guterres: basta azioni unilaterali, minano la soluzione dei due Stati

Roma, 28 lug. (askanews) – “L’annessione strisciante della Cisgiordania occupata è illegale. Deve cessare. La distruzione totale di Gaza è intollerabile. Deve cessare. Le azioni unilaterali che minerebbero per sempre la soluzione dei due Stati sono inaccettabili. Devono cessare”: è quanto ha detto il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, nel suo intervento all’apertura dei lavori della conferenza Onu sulla soluzione dei due Stati al conflitto israelo-palestinese.

Per Guterres, “la conferenza può e deve servire come un punto di svolta decisivo, che catalizzi un progresso irreversibile verso la fine dell’occupazione e la realizzazione della nostra aspirazione comune a una soluzione praticabile a due Stati”.

“Israele, Palestina e altri dovranno prendere decisioni difficili lungo questo cammino – ha aggiunto il segretario Onu -, servirà una leadership coraggiosa e basata sui principi da parte di tutti. Siamo qui per incoraggiare e sostenere questo sforzo”.