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venerdì, 13 Febbraio, 2026
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Strage di Crans Montana, interrogato anche chi ispezionò il bar Le Constellation

Roma, 5 gen. (askanews) – La polizia sta effettuando interrogatori che riguardano non solo i proprietari del bar Le Constellation, ma anche i soggetti che hanno condotto le ispezioni sul locale andato a fuoco a Capodanno, in cui sono morti 40 ragazzi, tra i quali sei di nazionalità italiana. Lo ha segnalato l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, intervistato il 5 gennaio da RaiNews.

Cornado ha detto di aver avuto oggi contatti con le forze di polizia che “sono impegnate a condurre interrogatori” con “l’obiettivo di fare a più presto chiarezza per sapere la verità e poi naturalmente adottare le misure che si imporranno a seguito degli accertamenti che verranno fatti in occasione di queste indagini”.

L’inchiesta, secondo il diplomatico, “richiederà tempo”, ma la polizia sta procedendo con gli interrogatori “che non riguardano soltanto il bar, ma riguardano anche altri soggetti, altre istituzioni, inclusi coloro che hanno condotto le ispezioni e firmato i rapporti di queste ispezioni dal quale non emergeva nulla” in contrasto con le norme id sicurezza.

Cornado ha anche osservato come i proprietari francesi del bar siano rimasti inizialmente a piede libero perché non ci sarebbe stato pericolo di fuga. “Se la stessa cosa fosse avvenuta in Italia, trattandosi di cittadini stranieri, perché i gestori del locale sono cittadini francesi, molto probabilmente sarebbero state adottate misure cautelari, proprio perché essendo cittadini stranieri si sarebbe ritenuto che il pericolo di fuga esistesse”, ha segnalato, oltre a fatto che per l’ordinamento italiano si sarebbe dovuto tener conto anche del pericolo di inquinamento delle prove.

Referendum, Schlein: il governo vuole assoggettare i magistrati. Landini: va difesa la democrazia

Roma, 10 gen. (askanews) – Le parole della premier sulla magistratura e sulla campagna referendaria dell’Anm per il no alla separazione delle carriere dei magistrati, pronunciate nel discorso di inizio anno, rappresentano “l’ennesimo attacco deliberato contro i giudici, una costante che utilizzeranno nella campagna referendaria, ma pure l’ammissione di un fallimento proprio su uno dei loro cavalli di battaglia”. Lo afferma la segretaria del Pd Elly Schlein, intervistata da la Repubblica. “Vogliono solo assoggettare i magistrati”, denuncia.

“Nordio – sottolinea la leader Pd – ha già spiegato che questa riforma non incide sul funzionamento della giustizia per i cittadini né accelera i processi. E Meloni stessa ha chiarito a cosa serve attaccando la Corte dei conti: al governo che, siccome ha vinto le elezioni, si considera al di sopra della legge e dei controlli. Anche su come usa i soldi degli italiani”.

Intanto si apre la campagna per il no al Referendum. “Siamo qui oggi perché quello che sta facendo il governo con questo intervento non c’entra nulla con la riforma della giustizia. La divisione delle carriere non c’entra assolutamente nulla ed è evidente il disegno politico di questo governo di mettere in discussione e di cambiare radicalmente la nostra Costituzione”. Lo ha detto il leader della Cgil, Maurizio Landini, a margine dell’evento Comitato Società Civile che dà il via alla campagna per il No al referendum sulla giustizia.

“In questo caso – ha spiegato – mettendo in discussione l’indipendenza della magistratura, ma poi questa cosa va collocata dentro quello che più in generale questo governo sta facendo. Da tutto il tentativo fatto con l’autonomia differenziata, che non è ancora finito, se pensiamo ai provvedimenti fatti, i decreti sulla sicurezza che mettono in discussione anche il diritto di sciopero, se pensiamo ai tagli che si stanno facendo per mettere in discussione il diritto vero del lavoro. Quindi è evidente che in questo caso, per quello che ci riguarda, difendere e applicare la nostra Costituzione è un punto fondamentale. Per questo diciamo che è importante andare a votare, è importante affermare la centralità della libertà e della democrazia reale nel nostro Paese”.

“Far funzionare meglio la giustizia vuol dire far riassumere i 12.000 giovani precari che invece a luglio rischiano di essere a casa – ha sottolineato Landini -. Significa fare quegli investimenti che sono necessari per far funzionare meglio, ridurre i tempi e garantire la certezza”.

“Ieri la conferenza stampa di Giorgia Meloni è stata un lungo attacco nei confronti della magistratura, un lungo lavoro di delegittimazione” delle toghe. Lo ha affermato il leader Avs Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, arrivando all’evento a Roma di presentazione del Comitato della società civile per il No al referendum costituzionale sulla giustizia.

“La delegittimazione della magistratura è l’ossessione della destra italiana da 30 anni e con questa controriforma vogliono portarne a casa lo scalpo”, ha aggiunto.

Referendum, Landini: Governo vuole cambiare Costituzione, va difesa democrazia

Milano, 10 gen. (askanews) – “Siamo qui oggi perché quello che sta facendo il governo con questo intervento non c’entra nulla con la riforma della giustizia. La divisione delle carriere non c’entra assolutamente nulla ed è evidente il disegno politico di questo governo di mettere in discussione e di cambiare radicalmente la nostra Costituzione”. Lo ha detto il leader della Cgil, Maurizio Landini, a margine dell’evento Comitato Società Civile che dà il via alla campagna per il No al referendum sulla giustizia.

“In questo caso – ha spiegato – mettendo in discussione l’indipendenza della magistratura, ma poi questa cosa va collocata dentro quello che più in generale questo governo sta facendo. Da tutto il tentativo fatto con l’autonomia differenziata, che non è ancora finito, se pensiamo ai provvedimenti fatti, i decreti sulla sicurezza che mettono in discussione anche il diritto di sciopero, se pensiamo ai tagli che si stanno facendo per mettere in discussione il diritto vero del lavoro. Quindi è evidente che in questo caso, per quello che ci riguarda, difendere e applicare la nostra Costituzione è un punto fondamentale. Per questo diciamo che è importante andare a votare, è importante affermare la centralità della libertà e della democrazia reale nel nostro Paese”.

“Far funzionare meglio la giustizia vuol dire far riassumere i 12.000 giovani precari che invece a luglio rischiano di essere a casa – ha sottolineato Landini -. Significa fare quegli investimenti che sono necessari per far funzionare meglio, ridurre i tempi e garantire la certezza”.

Referendum, Fratoianni (Avs): Meloni ha confessato volere scalpo Magistratura

Roma, 10 gen. (askanews) – “Ieri la conferenza stampa di Giorgia Meloni è stata un lungo attacco nei confronti della magistratura, un lungo lavoro di delegittimazione” delle toghe. Lo ha affermato il leader Avs Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, arrivando all’evento a Roma di presentazione del Comitato della società civile per il No al referendum costituzionale sulla giustizia.

“La delegittimazione della magistratura è l’ossessione della destra italiana da 30 anni e con questa controriforma vogliono portarne a casa lo scalpo”, ha aggiunto.

Si tratta di “una controriforma – ha detto ancora Fratoianni- che non migliora in nessun modo i problemi della giustizia italiana, non interviene sulla lettezza del processo, sulla carenza degli organici, ha un unico obiettivo, quello di demolire la separazione dei poteri, di colpire l’autonomia della magistratura, di controllarla”, ha detto ancora.

Questa riforma “rivela un altro dei problemi di questa destra: l’allergia cronica nei confronti di ogni forma di controllo, vale per la magistratura, vale per la magistratura contabile”, ha concluso il leader Avs.

Tennis, Alcaraz batte Sinner in due set nella prima sfida 2026

Roma, 10 gen. (askanews) – Carlos Alcaraz si aggiudica il primo match del 2026 con Jannik Sinner. Lo spagnolo trionfa nell’esibizione di Seul superando l’altoatesino con il punteggio di 7-5, 7-6, al termine di una partita durata poco meno di due ore. È stato uno spettacolo vero e proprio: colpi di altissimo livello, scambi prolungati da fondo campo, ma anche sorrisi, gag e grande complicità tra i due, che hanno infiammato il pubblico con giocate spettacolari e momenti di puro divertimento. Alcaraz ha mostrato i progressi fatti al servizio, con un movimento molto più fluido e una resa più alta; Sinner, di contro, non è riuscito a sfruttare le quattro palle break offerte nel match dallo spagnolo. Ora l’attenzione si sposta sugli Australian Open, il primo impegno ufficiale per entrambi.

Sci, GranPremio Giovanissimi: il calendario delle finali regionali

Milano, 10 gen. (askanews) – L’Associazione Maestri Sci Italiani (Amsi) ha annunciato il calendario ufficiale delle Finali Regionali del “48esimo GranPremio Giovanissimi Kinder Joy of Moving – Trofeo KIA”, uno degli appuntamenti centrali della stagione invernale dedicata allo sci giovanile. La manifestazione si svolgerà tra gennaio e marzo e accompagnerà migliaia di giovani atleti nel percorso che conduce alla Finale Nazionale.

Il GranPremio Giovanissimi coinvolge bambini nati negli anni 2014, 2015, 2016, 2017 e 2018 e rappresenta da quasi cinquant’anni un punto di riferimento per lo sci italiano e per la Scuola Italiana Sci. Il cammino verso la Finale Nazionale prende avvio all’interno delle Scuole Italiane Sci, considerate il cuore del progetto. Tra dicembre e gennaio vengono organizzate gare dedicate a bambini dagli 8 ai 12 anni, pensate come momenti di confronto sportivo inseriti in un clima di festa e divertimento. Le competizioni si svolgono nella specialità dello slalom gigante e consentono ai primi 10 classificati di ogni categoria, cinque maschili e cinque femminili, di accedere alle successive Finali Regionali, tappa fondamentale di un percorso progressivo sia dal punto di vista sportivo sia educativo.

Ogni anno il GranPremio Giovanissimi coinvolge oltre 50mila bambini e si articola nelle fasi di Scuola, Finali Regionali e Finali Nazionali. Per molti partecipanti rappresenta la prima esperienza agonistica e, in alcuni casi, l’inizio di un cammino che conduce allo sci di alto livello, come testimoniano i numerosi campioni presenti nell’Albo d’oro della manifestazione.

Per quanto riguarda il calendario delle Finali Regionali, nel mese di gennaio sono previste diverse tappe. In Toscana la data e la località sono in fase di definizione. In Emilia Romagna la finale si svolgerà il 18 gennaio a Corno alle Scale (Bologna). La Valle d’Aosta per lo sci nordico ospiterà la competizione il 21 gennaio a Flassin, nel Comune di Saint-Oyen (Aosta). Il Trentino sarà protagonista il 23 gennaio a Folgaria (Trento). Il 26 gennaio Roccaraso (L’Aquila) accoglierà le finali di Basilicata, Calabria e Sicilia, mentre il 31 gennaio la Lombardia per lo sci nordico farà tappa a Valdidentro (Sondrio).

Nel mese di febbraio le finali regionali proseguiranno con l’Abruzzo e la Valle d’Aosta, entrambe in programma il 1 febbraio rispettivamente a Roccaraso (L’Aquila) e a Pila (Aosta). Nella stessa giornata la Basilicata per lo sci nordico gareggerà a Terranova di Pollino (Potenza). Il 2 febbraio sarà la volta della Campania, ancora a Roccaraso (L’Aquila). Il Lazio scenderà in pista il 7 febbraio a Campocatino (Frosinone), mentre la Lombardia ospiterà le competizioni il 7 e l’8 febbraio a Borno (Brescia). Il Piemonte gareggerà il 21 e 22 febbraio a Bardonecchia (Torino) e il Veneto il 22 febbraio ad Auronzo di Cadore (Belluno).

Nel mese di marzo sono previste le finali regionali dell’Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia, per le quali date e località sono ancora in fase di definizione. Le Marche chiuderanno il calendario regionale l’8 marzo a Monte Piselli (Teramo). Il percorso culminerà con la Finale Nazionale del GranPremio Giovanissimi, in programma dal 23 al 26 marzo a Ponte di Legno – Tonale, appuntamento conclusivo che riunirà i migliori giovani sciatori provenienti da tutta Italia.

Dottrina Monroe? Trump la rovescia

La dottrina Monroe, proclamata nel 1823 dal presidente James Monroe, nasceva in un contesto storico preciso e con una pretesa che non era soltanto strategica, ma anche morale. 

Le Americhe — secondo quella visione — dovevano essere sottratte alle ambizioni coloniali europee per diventare uno spazio autonomo, nel quale le giovani repubbliche potessero consolidare la propria indipendenza. Dietro la formula “America agli americani” vi era l’idea, certo interessata ma non priva di coerenza ideale, di tutelare le spinte anti-colonialiste e di favorire la nascita di un grande spazio di libertà politica.

Era questa pretesa morale — più ancora che la strategia — a fondare la legittimità dell’egemonia americana. Ed è proprio questo elemento che oggi viene meno.

Lo sguardo critico dell’America latina

E tuttavia, fin dall’inizio, quella pretesa morale non è mai stata accettata senza riserve. Una parte rilevante della storiografia e del pensiero politico latino-americano ha guardato alla dottrina Monroe con profondo sospetto, interpretandola già dal 1823 come una forma di imperialismo mascherato. In questa lettura, la dottrina non sostituiva l’ingerenza europea con una reale autonomia continentale, ma con una nuova egemonia, meno visibile e più pervasiva. L’elemento morale appariva dunque ambiguo: più che garantire la libertà dei nuovi Stati, fissava una gerarchia continentale con Washington nel ruolo di arbitro ultimo.

Roosevelt, guerra fredda e sicurezza continentale

Nel corso del Novecento quella dottrina venne progressivamente reinterpretata. Con Theodore Roosevelt e il suo celebre corollario, gli Stati Uniti si attribuirono il diritto di intervenire negli affari interni dei Paesi latino-americani per prevenire instabilità e ingerenze esterne. Durante la guerra fredda, la dottrina Monroe si saldò poi con la dottrina della sicurezza nazionale: l’America latina divenne il fronte avanzato del contenimento del comunismo, spesso al prezzo di gravi compromissioni democratiche. E tuttavia, anche in queste fasi più controverse, l’egemonia americana continuava a rivendicare una giustificazione superiore: ordine, stabilità, libertà contro un’alternativa totalitaria. La maschera morale, pur logora, restava indossata.

La rottura dell’era Trump

È proprio questo elemento che si dissolve nella postura assunta dall’America dell’era Donald Trump. Qui non siamo di fronte a una nuova dottrina, ma a una logica di controllo diretto dell’emisfero occidentale. Non c’è più alcun riferimento alla tutela dei processi politici locali o alla promozione di valori condivisi. L’orizzonte è quello della subordinazione: sicurezza, commercio e scelte interne devono allinearsi agli interessi immediati degli Stati Uniti. In questo senso, parlare di “dottrina Trump” è improprio: non è un’evoluzione della dottrina Monroe, ma il suo annichilimento finale.

La caduta della maschera e la sfida europea

Se per molti osservatori latino-americani quella maschera era sempre stata fragile, oggi essa cade definitivamente. L’egemonia americana non pretende più di apparire tutela o guida: si presenta come dominio esplicito, privo di giustificazione morale. Ed è qui che entra in gioco l’Europa. Per decenni beneficiaria dell’ombrello americano, oggi si trova davanti a un vuoto che non è solo strategico, ma valoriale. Se gli Stati Uniti rinunciano a spiegare il proprio ruolo nel mondo, spetta all’Europa decidere se limitarsi a subire questa trasformazione o se provare a colmarla con una propria visione: fondata sul diritto internazionale, sul multilateralismo e su una leadership che non coincida con la sola imposizione della forza. In caso contrario, il rischio è confermare l’irrilevanza politica di un continente che, proprio mentre perde le sue protezioni storiche, non riesce ancora a pensarsi come soggetto autonomo della storia.

Amintore Fanfani, lo statista che affrontò la modernità italiana

Nell’immagine diffusa che si ha della vicenda politica italiana del secondo dopoguerra prevale l’attenzione su alcuni passaggi cruciali della storia del paese. Il referendum costituzionale del 2 giugno e la stesura della Carta costituzionale, la rapida crescita economica che caratterizza la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, il terrorismo degli anni Settanta e la crisi del sistema dei partiti dei primi anni Novanta. Rispetto a questa scansione restano molto spesso sullo sfondo o quasi dietro le quinte le biografie di quelle donne e di quegli uomini che hanno costituito le classi dirigenti che hanno portato la responsabilità delle scelte politiche affrontate dall’Italia in quei decenni.

Si tratta di un punto di vista affatto secondario per comprendere cosa sia stato il processo di uscita dalla dittatura fascista e dalla tragedia della guerra e la costruzione della democrazia repubblicana non solo come fatto istituzionale. Indagare il vissuto di quelle persone significa infatti entrare all’interno delle dinamiche delle forze politiche che animano la vita italiana e però misurarsi anche con alcuni snodi fondamentali sul piano storiografico: il rapporto fra politica e cultura, gli elementi peculiari della democrazia italiana, l’intreccio fra la vicenda italiana e il quadro delle relazioni internazionali.

Questa pluralità di piani si ritrova nei contributi del volume Amintore Fanfani Storico dell’Economia e Statista, (Franco Angeli, 2013), a cura di Angela Maria Bocci Girelli, frutto di un lavoro di ricerca iniziato con un convegno tenutosi nel marzo 2009 all’Università La Sapienza dedicato alla figura di Fanfani. Figura centrale nella storia repubblicana oltre che in quella della Democrazia Cristiana, lo statista di Pieve Santo Stefano non è riducibile all’abile e deciso uomo di governo che eredita la guida del partito dei cattolici da Alcide De Gasperi. La dimensione intellettuale e scientifica del professore di Storia economica si rivela come centrale per capire l’orientamento dell’uomo politico, soprattutto perché Fanfani emerge, nel panorama degli studi economici nell’Italia degli anni Trenta e Quaranta per alcuni caratteri specifici.

È fra quanti si interrogano sul capitalismo come fatto economico e sociale, ma forte è la convinzione che una sua più chiara comprensione passi per una storicizzazione di come si siano venute delineando tanto le strutture quanto le idee di fondo di questo regime economico-sociale. La sensibilità cristiana e cattolica, modellata sul magistero sociale che prende le mosse da Rerum Novarum, diviene così stimolo ad uno studio accurato della realtà delle cose, che porta Fanfani a confrontarsi criticamente con i grandi modelli di analisi storica e sociologica del capitalismo, soprattutto con le letture di Max Weber e Wener Sombardt.

Pur nel netto distanziarsi da quegli autori, di cui critica la tesi di fondo sul rapporto fra capitalismo e protestantesimo e sulla collocazione storica della nascita del capitalismo nel XVI secolo, Fanfani è fra i primi che nel panorama intellettuale italiano coglie come discutere la questione del capitalismo significhi misurarsi con il cuore della modernità storica. Si coglie qui il risvolto politico di una ricerca intellettuale che continua anche negli anni della militanza politica e dell’impegno come parlamentare e uomo di governo.

Nella sensibilità di Fanfani, infatti, i caratteri problematici del capitalismo, se letti in una prospettiva storica, mostrano come questo non sia una forma di rapporto naturale o spontaneo, ma sia determinato da precise scelte e dunque ricada nella sfera di competenza propria della politica. La modernizzazione del paese di cui il capitalismo è un potenziale portatore emerge allora come possibile solo dentro il perimetro di una chiara consapevolezza delle responsabilità di governo delle cose che sono in gioco. Atteggiamento, questo, che consente di cogliere l’evoluzione della sensibilità di Fanfani stesso, che dalla vicinanza al modello corporativo degli anni Trenta, sposa poi l’orientamento keynesiano nel secondo dopoguerra. Tale approccio è al cuore di quella sensibilità per la questione sociale che diviene fondativa della «Repubblica democratica fondata sul lavoro», secondo la formulazione dell’art. 1 della Costituzione che si deve proprio a Fanfani. E in termini operativi è questa stessa sensibilità politica che muove l’agire dell’uomo politico come Ministro del Lavoro e poi come Presidente del Consiglio.

Sono scelte che si riflettono anche al di là delle politiche e della legislazione. Informano il modo in cui viene concepito lo Stato, che proprio negli anni in cui Fanfani è fra i protagonisti maggiori della vita istituzionale, si modernizza nelle sue strutture di fondo: si pensi all’impianto economico dello “Schema Vanoni”, allo sviluppo delle strutture di ministeri e della pubblica amministrazione, al ruolo centrale assunto da realtà come Eni. La biografia di Fanfani è intrecciata a questi passaggi e alla loro motivazione politica e più in generale ad un passaggio storico nel quale l’Italia si inserisce dentro un orizzonte internazionale più ampio nel quale lo sviluppo economico è inteso anche e soprattutto come funzionale ad uno sviluppo di ordine sociale e dunque visto come fatto eminentemente politico. Questo comporta anche un modo di concepire le relazioni internazionali che non è riducibile ad una semplice adesione incondizionata alla divisione in due blocchi della Guerra Fredda.

I rapporti di Fanfani non solo con gli Stati Uniti e i paesi dell’Europa Occidentale non esauriscono il perimetro della visione di politica estera dell’Italia di quegli anni. Questa si muove certo entro i limiti di un ordine internazionale ben definito, ma diviene capace di ritagliarsi un punto di vista che apre a un dialogo tanto con l’Unione Sovietica quanto con i cosiddetti “non allineati”, come la Jugoslavia o i paesi che intraprendono il percorso della decolonizzazione.

In questo sforzo di guardare alla modernità, che segna la figura di Fanfani e ne mette in luce il ruolo la problematicità, entra anche il rapporto con la Democrazia Cristiana, che proprio sotto la spinta della sua guida politica si struttura come partito di massa. La Dc si dota allora di un’organizzazione interna che la rende capace di radicarsi in un paese plurale sul piano cultura e sociale e di dare corpo ad una ricca elaborazione politica che accompagna la costruzione della democrazia italiana.

La figura di Fanfani emerge come un punto di vista da cui riconsiderare alcuni caratteri genetici dell’Italia contemporanea, del suo assetto politico, della sua vicenda storica.

Giustizia, ci sono anche i Popolari per il Sì

Un voto che divide gli schieramenti

Il referendum, di per sè, è un voto politico trasversale. Lo è sempre stato e continua ad esserlo. È appena sufficiente ricordare lo storico referendum che ha cambiato definitivamente ed irreversibilmente la percezione che noi cattolici ed ex democristiani avevamo della geografia politica e cultuale del nostro paese sino a quel momento per rendersene conto. E del profondo pluralismo di opinioni che c’era anche al nostro interno. E cioè, il referendum del 1974 sul divorzio. Per non parlare della scelta fra la monarchia e la repubblica del giugno del 1946.

Ora, e per fermarsi al referendum costituzionale sulla giustizia che si terrà nei prossimi mesi, noi prendiamo atto che, come da tradizione, gli stessi schieramenti politici sono frantumati al loro interno. Certo, il centro destra, almeno formalmente, è granitico nel votare Sì al referendum sulla riforma della giustizia. Una unità che, del resto, è il frutto e la conseguenza di un progetto essenziale e decisivo del programma del centro destra in questa legislatura.

Le posizioni nella sinistra e nell’area popolare

Diversa, molto diversa, è la concreta situazione che si presenta nello schieramento alternativo, cioè la coalizione di sinistra e progressista. Tra le molte iniziative, è sufficiente ricordare quella di Firenze che si terrà nei prossimi giorni organizzata della sinistra per il Sì guidata da molti esponenti di primo piano del Partito democratico e che vede la partecipazione di un illustre ed autorevole giurista, nonché politico, di estrazione progressista come Augusto Barbera.

Ma anche nell’area Popolare o ex democristiana c’è un vivace e del tutto fisiologico dibattito e confronto tra i sostenitori del No e quelli che invece appoggiano il Sì al referendum costituzionale. L’amica Rosy Bindi è tra i principali protagonisti nella battaglia per il No e con il comitato che la vede in prima linea ci sono molti esponenti dell’ara cattolico democratica come, ad esempio, Giovanni Bachelet. Un fatto del tutto legittimo, naturale e anche corretto.

Al contempo, però, ci sono dei Popolari che invece si riconoscono nel Sì. E proprio nei prossimi giorni in una conferenza stampa a Roma verranno spiegate le ragioni politiche, culturali e storiche che portano molti Popolari ed ex democristiani a condividere le ragioni di questa riforma.

Un richiamo alla coerenza storica

Al riguardo, non si può non ricordare, come mi ha suggerito tempo fa l’amico Stefano Ceccanti, che nelle tesi programmatiche del Ppi fondato nel 1994 alla Fondazione Sturzo da Mino Martinazzoli, Franco Marini, Rosa Russo Iervolino, Gerardo Bianco, Gabriele De Rosa e da molte altre donne e uomini che si riconoscevano nel filone del cattolicesimo popolare e sociale, contenevano al loro interno anche l’adesione al progetto della separazione delle carriere e, di conseguenza, dell’impianto della riforma della giustizia disegnata dal Ministro Vassalli.

Ricordo questo aspetto, peraltro non marginale, perchè si tratta anche di essere coerenti con quello che si è detto, e soprattutto si è scritto, su questi temi delicati e decisivi anche per la qualità della nostra democrazia. E le posizioni politiche storiche di fondo, di norma, non possono cambiare a seconda delle simpatie – o delle antipatie – che si nutrono nei confronti di chi governa momentaneamente. Perchè se così fosse il pensiero, la tradizione, la cultura e il progetto politico sarebbero del tutto sacrificati sull’altare della convenienza e del tatticismo. E sul tema della giustizia, seppur in mezzo a molte difficoltà e contraddizioni, è bene conservare una coerenza politica, e storica, di fondo. Ameno per noi Popolari ed ex democristiani.

Il neoliberismo ha disgregato la sinistra?

Il fallimento politico del neoliberismo

Gli avvenimenti degli ultimi anni, segnati dall’avanzata dei populismi e delle destre estreme che minacciano i fondamenti delle democrazie occidentali e delle istituzioni internazionali poste a loro tutela, sono anche il risultato di un processo sviluppatosi nel corso di diversi decenni. Una chiave di lettura utile è offerta dalle analisi di Petros Markaris e Yanis Varoufakis sulla crisi greca, che ha avuto profonde ripercussioni sull’intera Europa.

Secondo questi autori, il neoliberismo non rappresenta soltanto un fallimento economico, ma un vero e proprio progetto politico che svuota la democrazia e rende irrilevante la sinistra storica.

La sinistra tra subalternità e perdita di identità

Invece di tentare di governare e imbrigliare le politiche neoliberiste, la sinistra ha finito per subirle, lasciando spazio alla rabbia intercettata dalla destra radicale e apparendo sempre più indistinguibile dalla destra tradizionale.

La nascita del cosiddetto “tecnofeudalesimo” – lo spostamento del potere dalla politica all’economia dominata dai grandi colossi tecnologici – ha reso il voto dei cittadini progressivamente irrilevante. I governi non hanno saputo adottare in tempo strumenti adeguati per regolamentare il capitale.

Austerità e distruzione del ceto medio

Le politiche di austerità hanno aggravato le condizioni di vita dei cittadini, favorendo una lenta ma costante distruzione del ceto medio. La disperazione delle classi meno abbienti ha alimentato l’avanzata delle autocrazie, mentre l’ultimo baluardo rimasto – la libertà di stampa – è oggi oggetto di continui attacchi, anche a causa della scarsa volontà politica di difenderla.

Solitudine sociale e dominio del denaro

I valori della società occidentale, che avevano prodotto sviluppo economico e senso di comunità, sono stati progressivamente sostituiti dal denaro come unico criterio di valutazione del valore umano. La scomparsa dei negozi di prossimità, sostituiti da catene globali e commercio online, e lo svuotamento dei quartieri a favore di piattaforme come Airbnb hanno reso l’individuo sempre più solo e privo di identità.

Social media, disinformazione e intelligenza artificiale

L’esplosione dei social media ha favorito una parziale democratizzazione dell’informazione, ma anche la diffusione massiccia di fake news capaci di influenzare profondamente le scelte collettive. L’irruzione dell’intelligenza artificiale, se non adeguatamente regolata, ha ulteriormente aggravato questa fragilità, mettendo a rischio l’idea stessa di informazione libera e veritiera.

Giovani, anziani e apatia democratica

La sinistra non ha saputo rispondere alla rabbia delle giovani generazioni né alla solitudine degli anziani, generando un’apatia diffusa che si riflette nell’aumento dell’astensione elettorale e nella sfiducia verso la possibilità di un cambiamento reale.

Un progetto politico per non scomparire

Di fronte a queste minacce, la sinistra e le forze progressiste devono elaborare rapidamente un progetto politico capace di riscoprire i valori comuni e i diritti conquistati, ponendo al centro la difesa dell’informazione e dell’educazione delle giovani generazioni, elementi indispensabili per contrastare i processi in atto.

L’Europa, se vuole continuare a essere protagonista, deve assumere posizioni chiare e definite di fronte alle sfide che incombono, modificando innanzitutto i propri meccanismi decisionali, sburocratizzando le istituzioni e riaffermando senza esitazioni il valore della democrazia, oggi messo in discussione persino da alcuni dei suoi tradizionali alleati, primo fra tutti gli Stati Uniti d’America.

Referendum, Schlein: il Governo vuole assoggettare i Magistrati

Roma, 10 gen. (askanews) – Le parole della premier sulla magistratura e il sostegno dell’Anm alla campagna referendaria per il no alla separazione delle carriere dei magistrati rappresenta “l’ennesimo attacco deliberato contro i giudici, una costante che utilizzeranno nella campagna referendaria, ma pure l’ammissione di un fallimento proprio su uno dei loro cavalli di battaglia”. Lo afferma la segretaria del Pd Elly Schlein, intervistata da la Repubblica. “Vogliono solo assoggettare i magistrati”, denuncia.

“Nordio – sottolinea la leader Pd- ha già spiegato che questa riforma non incide sul funzionamento della giustizia per i cittadini né accelera i processi. E Meloni stessa ha chiarito a cosa serve attaccando la Corte dei conti: al governo che, siccome ha vinto le elezioni, si considera al di sopra della legge e dei controlli. Anche su come usa i soldi degli italiani”.

Video – Il robot che balla “Billie Jean” imitando Michael Jackson

Las Vegas, 9 gen. (askanews) – Al CES 2026 sta rubando la scena Booster K1, il robot umanoide leggero che balla imitando le mosse di Michael Jackson. A passi di danza il robot dimostra come l’AI e la robotica stiano diventando sempre più fluide, espressive e vicine al movimento umano. Un mix di spettacolo e tecnologia che racconta il futuro dell’interazione uomo-macchina. Prodotto da Booster Robotics, startup specializzata in robot umanoidi AI-driven, il robot combina 22 gradi di libertà e intelligenza incorporata per movimenti fluidi e performance spettacolari.

Corto "Astronauta" selezionato anche Clermont-Ferrand e Santa Barbara

Roma, 9 gen. (askanews) – “Astronauta”, il cortometraggio d’esordio alla regia di Giorgio Giampà, è stato selezionato in Competizione Internazionale al Clermont-Ferrand International Short Film Festival e in Competizione Internazionale al Santa Barbara International Film Festival (festival Oscar qualifying), dove il film farà la sua première statunitense.

Il cortometraggio prosegue così il suo percorso nei principali contesti internazionali, dopo essere stato presentato ad Alice nella Città e al Cambridge International Film Festival, (Bafta qualifying).

Nei primi tre mesi di distribuzione, infatti, il film conta 20 selezioni festival, con première nazionali in decine di Paesi, tra cui: Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Norvegia, India, Bangladesh, Belgio e Guatemala.

Sul fronte dei riconoscimenti, Astronauta ha ricevuto la Menzione Speciale ad Alice nella Città, il premio per il Miglior Cortometraggio al Linea d’Ombra Festival, il premio per il Miglior Cortometraggio al Festival de Cine Ícaro de Guatemala e una Menzione Speciale al Capri Hollywood.

I premi in denaro ricevuti dal cortometraggio vengono interamente versati in un fondo destinato a sostenere il percorso di studi delle protagoniste minorenni del film.

Girato nella giungla del Guatemala e interpretato da attori non professionisti formati in un laboratorio condotto da Giorgio Giampà e Graciela Villanueva (collaboratrice di Cuarón, Reygadas, Huezo), la storia di Astronauta nasce da eventi biografici dei protagonisti per poi perdersi in una dimensione sospesa tra realtà e immaginazione.

Audely, 39 anni, è un taglialegna nella giungla guatemalteca. A casa sua, sua figlia Carol, 11 anni, sogna di entrare in quella stessa foresta. Quando lo scopre, Audely riflette, poi decide di andare sulla luna…

Un racconto poetico e sospeso, che esplora il rapporto tra padri e figli, tra sacrifici quotidiani e desiderio di futuro, tra durezza sociale e aspirazione alla gentilezza umana.

Il film è il prequel del lungometraggio di finzione in sviluppo Isabel Hernández, che ha vinto il fondo per lo sviluppo della Regione Campania Film Commission ed è stato selezionato all’EAVE Producers Workshop 2025.

Astronauta è una coproduzione internazionale tra Italia (Zoe Films), Guatemala (Cineconcepción, già produttore di Nuestras Madres, vincitore della Caméra d’Or a Cannes), Messico (Fiasco con Elena Fortes, produttrice di A Cop Movie, premiato alla Berlinale) e Francia (Salt for Sugar, vincitore del Torino Film Lab 2024).

Giorgio Giampà sta preparando anche un nuovo cortometraggio dal titolo El Capitán, che verrà girato in Guatemala, sempre con attori non professionisti, ancora una volta con la collaborazione della acting coach Graciela Villanueva.

“Donne in Emigrazione” è tema del Premio Italia Radici nel Mondo 2026

Roma, 9 gen. (askanews) – “Donne in emigrazione”: è il tema del Premio Italia Radici nel Mondo-Toto Holding 2026, di cui è stato presentato nella Sala Stampa della Camera dei deputati il Bando della Seconda edizione. Il concorso di racconti inediti rivolto agli italiani e alle italiane residenti all’estero e agli/alle italodiscendenti è stato definito “un tributo alle tante radici italiane sparse nel mondo”, che quest’anno vuole dare voce a storie di donne emigrate che hanno contribuito in modo significativo e con passione alla costruzione delle nostre società, secondo gli ideatori.

Il deputato del Pd eletto in America meridionale, Fabio Porta,(oltre che membro della Commissione Affari esteri e comunitari e vice presidente Comitato italiani all’estero) ricordando che nel 2026 cade anche l’ottantesimo anniversario del suffragio universale, ha affermato:

“Il ruolo che le donne hanno avuto nella storia della nostra immigrazione è fondamentale, quindi è giusto che il premio si occupi di cosa hanno fatto, di cosa fanno e di cosa potranno ancora fare le donne nell’immigrazione italiana”, ha detto ad askanews.

Il premio nasce dalla sinergia tra il John Fante Festival e il Piccolo Festival delle Spartenze (con il patrocinio di: gruppo di ricerca L&gend Letteratura & Identità di Genere dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara, Società Dante Alighieri e MAECI). Cresciuta tra il Canada e la Svizzera l’ideatrice Giovanna di Lello, direttrice del John Fante Festival di Torre Peligna (in provincia di Chieti), all’interno del quale il premio è inserito, ha spiegato:

“Abbiamo voluto fortemente parlare di donne perché le donne sono poco rappresentate nella storia dell’emigrazione mondiale e soprattutto le scrittrici non emergono”, ha spiegato ad askanews.

“I racconti finalisti saranno raccolti in un volume che presenteremo come abbiamo fatto per la prima edizione, in Italia e all’estero. Per noi è importante raccogliere queste storie e sicuramente avremo delle bellissime sorprese”.

Giuseppe Sommario, co-ideatore e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore del Piccolo Festival delle Spartenze che si tiene ogni anno dal 2016 a Paludi (Cosenza), ha aggiunto:

“Un tributo alle tante storie, anche quelle poco note, ai tanti che sono partiti, a coloro soprattutto che non sono arrivati o non sono riusciti a tornare, queste storie sono radici italiane sparse nel mondo che ci parlano di noi”, ha spiegato ad askanews.

“Anche i nostri festival sono un tributo e un modo di ritornare. Penso sia arrivato il momento che la nostra storia delle emigrazioni sia raccontata, che si capisca quanto gli italiani nel mondo possano essere una risorsa per questo Paese”, ha concluso l’ideatore del premio.

Il Premio è organizzato dal Comune di Torricella Peligna (CH), ente organizzatore del John Fante Festival, con la partnership di Toto Holding, la collaborazione della Fondazione Pescarabruzzo e del Piccolo Festival delle Spartenze.

Alla conferenza stampa hanno partecipato anche Carmine Ficca, sindaco del Comune di Torricella Peligna, Nicola Di Pietrantonio, consigliere del Comune di Torricella Peligna, Toni Ricciardi, Deputato eletto nella Circoscrizione Estero-Europa, Paolo Masini, Presidente del Museo Nazionale dell’Emigrazione di Genova (MEI). Ha moderato l’incontro Gianni Lattanzio, Direttore editoriale di “MeridianoItalia”.

La giuria del premio è composta da Vito Teti (presidente), Giovanna Di Lello, Giuseppe Sommario, Antonio Bini, Maria Concetta Costantini, Giovanna Chiarilli, Roberta Sibona, Toni Ricciardi, Gianni Lattanzio.

Tutte le opere finaliste saranno raccolte e pubblicate in un volume, le opere vincitrici riceveranno un premio in denaro per le due categorie previste: “Nuova Emigrazione” e “Italodiscendenti”.

La categoria “Nuova Emigrazione” è dedicata a riconoscere e valorizzare le storie, le esperienze e i contributi degli italiani che, in tempi recenti, hanno scelto di stabilirsi all’estero.

La categoria “Italodiscendenti”, invece, celebra i discendenti di italiani emigranti, che, pur vivendo in contesti culturali differenti, continuano a mantenere vive le radici italiane. Entrambe le categorie mirano a promuovere l’importanza della diaspora italiana e a rafforzare i legami tra l’Italia e le comunità italiane nel mondo.

Per maggiori informazioni https://www.johnfante.org

Crans Montana, Tajani: in Italia titolare sarebbe stato arrestato subito

Roma, 9 gen. (askanews) – L’arresto del titolare del bar Le Constellation a Crans Montana è il primo atto di giustizia? “È quello che aveva sempre detto l’ambasciatore, in Italia sarebbero stati arrestati da subito, adesso vediamo che cosa succederà, è giusto che si faccia giustizia e che la magistratura vada fino in fondo insieme alla polizia. Ci sono ovviamente delle responsabilità. I responsabili, ovviamente al termine di un processo e se sono colpevoli, vanno puniti”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani, rispondendo a una domanda dei cronisti al termine della messa in suffragio delle vittime italiane del rogo di Crans Montana.

“Io credo che sia giusto che l’Italia si costituisca parte civile perché questa è stata una ferita inferta a tutto il nostro paese, avete visto quanta commozione c’è stata in Italia quindi credo che sia giusto che l’Italia si costituisca parte civile nel procedimento penale nei confronti di chi ha commesso dei reati perché è ovvio che ci sono delle responsabilità, non è stata una fatalità”, ha aggiunto il ministro.

Meloni sfida Schlein su l.elettorale. Fdi vuole primo sì entro estate

Roma, 9 gen. (askanews) – La sfida è lanciata e il timing già abbozzato. L’intenzione della maggioranza di riformare la legge elettorale esce dal novero delle ipotesi e delle suggestioni e arriva ufficialmente sul tavolo. E a collocarla tra le priorità del 2026 è direttamente Giorgia Meloni. La premier, durante l’annuale conferenza stampa organizzata dall’Ordine dei giornalisti e dall’Associazione stampa parlamentare, ammette di “non essere un tecnico della materia” e spiega che “ci sono interlocuzioni anche se non necessariamente al mio livello”, negando nella sostanza di aver già affrontato il tema personalmente con i leader dell’opposizione. Ma affida alla sua maggioranza un mandato ben preciso: cercare sì il dialogo in Parlamento sulle cosiddette regole del gioco ma a patto che la riforma del sistema di voto vada in porto, anche a costo di approvarla con i soli voti della maggioranza. L’idea è quella di arrivare al primo sì entro l’estate.

Meloni respinge al mittente l’idea che la proposta di cui si parla, quella di un proporzionale con premio di maggioranza da assegnare a chi abbia ottenuto almeno il 40 (o il 42%) dei consensi, sia fatta su misura per far rivincere il centrodestra. E, anzi, si dice convinta che sarebbe interesse del “campo avverso”, a cominciare dalla segretaria del Pd Elly Schlein, collaborare a un siffatto restyling. “E’ – sostiene – una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida: sarebbe un vantaggio per tutti e potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l’opposizione che per la maggioranza”.

Sul fronte dell’opposizione si fanno calcoli completamente diversi, soprattutto alla luce dei risultati dell’ultima tornata delle Regionali. E non a caso, si sottolinea come il primo rilancio sulla legge elettorale da parte del responsabile Organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, sia coinciso esattamente con quel momento. Con il sistema attuale, infatti, è possibile che si determinino maggioranze diverse tra Camera e Senato soprattutto se, a differenza che nell’ultima tornata elettorale, il centrosinistra dovesse presentarsi unito nei collegi uninominali.

Nella stessa maggioranza restano alcuni nodi tecnici ancora da sciogliere: le preferenze, gradite a Meloni, non sono ben viste dalla Lega che già dovrebbe rinunciare ai collegi uninominali che le potrebbero assicurare una rappresentanza superiore alle percentuali elettorali. Poi c’è da decidere come assegnare il premio di maggioranza al Senato, che per la Costituzione si basa su una rappresentanza regionale. Si ragione sull’ipotesi di listini del presidente o su un calcolo effettuato su base nazionale ma con assegnazione regionale. Inoltre, Fratelli d’Italia vorrebbe l’indicazione del leader della coalizione già sulla scheda, opzione non gradita a Forza Italia.

Dal partito della premier, tuttavia, ci tengono a sottolineare che l’intenzione non è quella di fare forzature e si dicono pronti ad avviare delle consultazioni con le opposizioni prima di depositare un testo. Ma, viene spiegato, il Pd a differenza degli altri partiti, ancora non ha indicato un referente. Per questo, in caso l’impasse continuasse, non si esclude intanto di partire con la presentazione in Parlamento della proposta ed eventualmente procedere a colloqui formali con le forze di opposizione. Cosa che potrebbe avvenire a inizio febbraio. “La maggioranza conferma di seguire una linea di arroganza istituzionale. Non c’è nessuna proposta sul tavolo, hanno mille contraddizioni interne da risolvere. Quando avranno una proposta seria ce la spieghino, la valuteremo”, spiega il senatore dem, Dario Parrini. Nessuna presa di posizione, al momento, dal M5s mentre Filiberto Zaratti di Avs sottolinea che “così è come discutere con una pista posata sul tavolo, se davvero vogliono costruire un testo condiviso lascino da parte minacce e si aprano ad un confronto”. Per Riccardo Magi di +Europa, l’unica notizia della conferenza stampa è proprio che “il governo è pronto ad andare avanti a colpi di maggioranza sulla legge elettorale”.

Venezuela, Tajani: lavoriamo per la liberazione di tutti gli italiani

Roma, 9 gen. (askanews) – “Stiamo lavorando perché anche gli altri italiani” ancora detenuti in Venezuela “possano essere liberati tutti, ho parlato con il primo che è stato liberato”, Biagio Pilieri, “questo pomeriggio, che era al nostro consolato, è in buone condizioni, ha ringraziato il governo e la nostra diplomazia per tutto quello che ha fatto, adesso speriamo che ne escano il più possibile”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani, parlando con la stampa al termine della messa in suffragio delle vittime italiane del rogo di Crans Montana.

Meloni, Schlein: nemmeno una parola su sanità e scuola

Roma, 9 gen. (askanews) – “In tre ore di conferenza stampa da Giorgia Meloni nemmeno una parola sulle principali preoccupazioni degli italiani: la sanità pubblica e il carovita e nemmeno sulla scuola”. Lo afferma la segretaria del Pd Elly Schlein.

Aggiunge la Schlein: “Prometteva di abolire le accise e invece le ha aumentate, prometteva di ridurre le tasse e invece siamo ai massimi da 10 anni. Promettevano di anticipare le pensioni e invece hanno ritardato l’età pensionabile. Davanti alla sua incoerenza toccherà a noi costruire un’Italia più giusta”.

Porta (Pd): momento di insegnare storia emigrazione italiana a scuola

Roma, 9 gen. (askanews) – “Sarebbe il momento che l’Italia, i giovani italiani, le scuole italiane, studiassero di più, conoscessero di più la storia dell’emigrazione italiana nel mondo. La mia proposta di legge è già in commissione Cultura, speriamo che presto arrivi in aula. Il ministero dell’Istruzione e del Merito quest’anno ha già diramato una circolare che chiede l’introduzione per l’anno scolastico in corso di questo insegnamento. La legge fa diventare permanente, obbligatorio, questo insegnamento”:

così ad askanews Fabio Porta, deputato del Pd eletto in America meridionale, oltre che membro della Commissione Affari esteri e comunitari e vice presidente Comitato italiani all’estero, che ha presentato una proposta di legge per insegnare la storia dell’emigrazione italiana nelle scuole.

“Credo che sia un contributo non soltanto alla storia dell emigrazioni, quindi al riconoscimento di questa pagina di storia, ma anche a un’Italia che ancora oggi deve molto ai suoi connazionali all’estero”, ha concluso, a margine della presentazione nella sala stampa della Camera del bando per la II edizione del Premio Italia Radici nel mondo-Toto Holding.

Crans Montana, Meloni ai familiari vittime: fate Comitato

Roma, 9 gen. (askanews) – Al termine della messa di suffragio per le vittime dell’incendio di Crans Montana, la premier Giorgia Meloni si è nuovamente avvicinata ai familiari presenti e ha presentato loro l’avvocata dello Stato Gabriella Palmeri Sandulli designata per occuparsi della vicenda. La presidente del Consiglio ha invitato i familiari a costituirsi in Comitato e a fare riferimento all’avvocata per ogni evenienza.

Anche Salvini, Tajani e Mantovano hanno salutato i familiari al termine della funzione, così come il leader M5s Giuseppe Conte e la segretaria Pd Elly Schlein. A quest’ultima la mamma di Achille Barosi, stringendole la mano, ha rivolto un appello: “Non litigate più, Mi raccomando, promesso. Dovete stare uniti, Vi tengo d’occhio”.

Prima di lasciare la basilica Meloni ha salutato con stretta di mano e baci sulla guancia tutti i leader delle opposizioni presenti: Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni.

Storie di emigrazione femminile al Premio "Italia Radici nel Mondo"

Roma, 9 gen. (askanews) – Presentato oggi 9 gennaio presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati il Bando della seconda edizione del Premio “Italia Radici nel Mondo-Toto Holding”, concorso di racconti inediti rivolto agli italiani e alle italiane residenti all’estero e agli/alle italodiscendenti, nato dalla sinergia tra il John Fante Festival “Il dio di mio padre” e il Piccolo Festival delle Spartenze. Migrazioni e Cultura, con il patrocinio di: gruppo di ricerca L&gend Letteratura & Identità di Genere dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, Società Dante Alighieri e MAECI. Il tema scelto per l’edizione 2026 è “Donne in emigrazione”.

Il Premio – organizzato dal Comune di Torricella Peligna (CH), ente organizzatore del John Fante Festival, con la partnership di Toto Holding, la collaborazione della Fondazione Pescarabruzzo e del Piccolo Festival delle Spartenze – intende dare voce alle tante radici italiane sparse per il mondo, a quanto gli autori italiani e italodiscendenti abbiano contribuito alla vita culturale e artistica delle nuove patrie, al modo in cui hanno fatto i conti con le radici italiane. Il Premio è anche un modo per valorizzare scrittori e scrittrici italiani che vivono all’estero, alla ricerca di nuovi talenti.

Dopo i saluti e l’introduzione di Fabio Porta, Commissione Affari esteri e comunitari – vice presidente Comitato italiani all’estero, di Carmine Ficca, sindaco del Comune di Torricella Peligna, e di Nicola Di Pietrantonio, Consigliere del Comune di Torricella Peligna, sono intervenuti: Toni Ricciardi, Deputato eletto nella Circoscrizione Estero-Europa, Giovanna Di Lello, ideatrice del premio e direttrice del John Fante Festival, Giuseppe Sommario, ideatore del premio e direttore del Piccolo Festival delle Spartenze e Paolo Masini, Presidente del Museo Nazionale dell’Emigrazione di Genova (MEI). Ha moderato l’incontro Gianni Lattanzio, Direttore editoriale di “MeridianoItalia”.

“È per me motivo di grande orgoglio presentare la seconda edizione del Premio ‘Italia Radici nel Mondo’, un’iniziativa nata nell’ambito del John Fante Festival, presso la Camera. Questo premio rappresenta un ponte vivo tra l’Italia e le comunità di italiani e discendenti di italiani nel mondo, valorizzando storie, percorsi e contributi che rafforzano il legame profondo con le nostre radici culturali e identitarie. Torricella Peligna, terra di emigrazione ma anche di cultura e di visione, continua così a farsi promotrice di un dialogo internazionale fondato sulla memoria, sulla creatività e sull’appartenenza. Il John Fante Festival, che da anni racconta con autorevolezza il tema delle radici e dell’emigrazione attraverso la letteratura, è il contesto ideale per dare voce a questo bando, che vuole essere non solo un riconoscimento, ma anche un invito a riscoprire e raccontare l’Italia nel mondo. Ringrazio tutti coloro che rendono possibile questa prestigiosa ed importante iniziativa”, ha dichiarato il sindaco di Torricella Peligna, Carmine Ficca.

“La II edizione del Premio Italia Radici nel mondo-Toto Holding si propone di dare voce a storie di donne che, attraverso le loro esperienze di emigrazione, hanno contribuito in modo significativo alla costruzione delle nostre società. Il tema di quest’anno, Donne in Emigrazione è un invito a riflettere su un aspetto spesso trascurato della storia migratoria: il ruolo centrale delle donne, che con il loro coraggio, resilienza e creatività, hanno saputo affrontare sfide immense, portando con sé non solo le loro speranze, ma anche un enorme bagaglio culturale che ha arricchito le comunità che queste hanno abbracciato”, ha dichiarato Giovanna Di Lello, ideatrice del premio.

“Sono molto contento di presentare la seconda edizione del Premio Italia-Radici nel Mondo. Una seconda edizione direi quasi inevitabile dopo le risposte avute alla prima edizione che ci dicono dell’urgenza degli italiani all’estero, sia di prima seconda o terza generazione, di raccontare la propria versione, di cementare il legame fortissimo che ancora li unisce all’Italia e ai valori che ad essa rimandano. Dedicare la seconda edizione alle donne è un atto necessario: troppo spesso sono narrate come figure ancillari al seguito di mariti, padri, fratelli. Invece, hanno avuto un ruolo decisivo nella storia dell’emigrazione italiana, anzi i numeri ci dicono che oggi sono più le italiane ad emigrare, seguendo spesso un percorso migratorio autonomo e di successo”, ha affermato Giuseppe Sommario, ideatore del premio.

La giuria del premio è composta da Vito Teti (presidente), Giovanna Di Lello, Giuseppe Sommario, Antonio Bini, Maria Concetta Costantini, Giovanna Chiarilli, Roberta Sibona, Toni Ricciardi, Gianni Lattanzio.

Tutte le opere finaliste saranno raccolte e pubblicate in un volume, le opere vincitrici riceveranno un premio in denaro per le due categorie previste: “Nuova Emigrazione” e “Italodiscendenti”. La categoria “Nuova Emigrazione” è dedicata a riconoscere e valorizzare le storie, le esperienze e i contributi degli italiani che, in tempi recenti, hanno scelto di stabilirsi all’estero. La categoria “Italodiscendenti”, invece, celebra i discendenti di italiani emigranti, che, pur vivendo in contesti culturali differenti, continuano a mantenere vive le radici italiane. Entrambe le categorie mirano a promuovere l’importanza della diaspora italiana e a rafforzare i legami tra l’Italia e le comunità italiane nel mondo.

Per maggiori informazioni https://www.johnfante.org

Meloni traccia gli obiettivi 2026: più sicurezza e legge elettorale

Roma, 9 gen. (askanews) – In principio fu il decreto anti rave. Sin dall’insediamento Giorgia Meloni ha puntato molto sulla sicurezza e su provvedimenti che mostrassero la volontà del governo di rafforzarla. E per il 2026, anno che porterà questo Parlamento dritto verso le elezioni Politiche, la presidente del Consiglio ha intenzione di tornare a insistere su questo terreno, a farne un tema centrale della prossima campagna elettorale. Come ha dimostrato nella conferenza stampa annuale organizzata dall’Ordine dei giornalisti e dall’Associazione stampa parlamentare. “Abbiamo lavorato moltissimo sulla sicurezza in questi tre anni, anni di lassismo non sono facili da cancellare, ma i risultati per me non sono sufficienti”, ha ammesso.

Dentro la maggioranza è chiaro che i tanti episodi di cronaca alimentano una diffusa percezione di sfiducia nei cittadini che potrebbe essere penalizzante nelle urne, soprattutto per una destra ‘law and order’ e in una fase in cui è più complicato poter intervenire sul fronte economico. Ed è talmente chiaro che è già partita una sorta di competizione interna alla stessa coalizione tra Lega e Fratelli d’Italia su chi ha più a cuore il problema.

Durante l’incontro con i giornalisti, Giorgia Meloni ammette che “alcuni dei provvedimenti cominciano a dare risultati: i dati dicono che nei primi 10 mesi del 2025 i reati sono calati del 3,5% rispetto all’anno precedente”, ma allo stesso tempo spiega che “questo deve essere l’anno in cui si cambia passo su questa materia, in cui si fa molto di più”. Tra le nuove misure annunciate, un testo “che verrà presentato nei prossimi Cdm” per contrastare il fenomeno ormai “fuori controllo” delle baby gang.

D’altra parte, c’è un anno intero per correggere il tiro. La premier smentisce infatti i retroscena che la descrivono tentata dall’andare al voto entro l’anno. “Il mio obiettivo – spiega – è che questo governo arrivi alla fine della legislatura, facendo una cosa che non è mai stata possibile per i nostri predecessori: presentarsi ai cittadini per essere giudicati sul totale del suo lavoro”.

Nel frattempo, però, la presidente del Consiglio vuole anche provare a cambiare le cosiddette ‘regole del gioco’, ossia la legge elettorale. L’impianto a cui sta lavorando il centrodestra è quello di un proporzionale con premio di maggioranza. Una proposta su cui Giorgia Meloni è pronta a sfidare le opposizioni: disposti al confronto o andiamo comunque avanti da soli, è il messaggio.

Secondo la premier il sistema allo studio non solo non svantaggerebbe i partiti di minoranza, ma potrebbe addirittura far loro comodo. “E’ una riforma – osserva – che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida: sarebbe un vantaggio per tutti e potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l’opposizione che per la maggioranza”. A suo giudizio, infatti, “la partita è più che aperta con una riforma di questo tipo e potrebbe dare al campo avverso una maggioranza più ampia di quella che otterrebbe con l’attuale legge. Perché il tema non è solo vincere ma riuscire a governare. È importante che i cittadini abbiano un potere reale, che vadano a votare e chi ha preso un voto in più possa governare e non ci siano scelte ricomposte nel palazzo”. Le interlocuzioni, assicura, sono già in corso anche anche se non è lei direttamente ad occuparsene. Allo stesso tempo, però, mette in chiaro quanto sia intenzionata a portare a casa l’obiettivo: “Non ci possono essere chiusure pregiudiziali: se c’è un dibattito faremo di tutto e tutto quello che possiamo perché le norme siano condivise” ma “se c’è una chiusura pregiudiziale non escludo che si debba comunque chiedere al Parlamento a maggioranza di risolvere questo problema”.

Venezuela, l’Ad di Eni Descalzi alla Casa Bianca da Trump con ceo petrolio

Roma, 9 gen. (askanews) – Anche l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, parteciperà all’incontro tra i ceo delle major petrolifere e il presidente Usa, Donald Trump, alla Casa Bianca. Lo si apprende da fonti vicine al dossier.

Alle 14.30 ora locale, 20,30 ora italiana, il presidente Usa vedrà i vertici di 14 compagnie petrolifere, per valutare gli investimenti in Venezuela dopo l’arresto di Maduro. Secondo il presidente, gli investimenti potrebbero essere nell’ordine di circa 100 miliardi di dollari, per riportare la produzione a regime. Attualmente in Venezuela si estraggono circa 900mila, 1 milione di barili, mentre prima che gli impianti fossero progressivamente abbandonati, in seguito alla nazionalizzazione degli anni 2000 e le conseguenti sanzioni, si arrivava a produrre oltre 3 milioni di barili al giorno.

In Venezuela Eni produce gas, interamente destinato all’approvvigionamento del Paese e alla generazione di energia elettrica. Negli ultimi anni, ha recuperato parte dei crediti maturati nei confronti della società statale Pdvsa attraverso la fornitura di carichi di greggio destinati all’esportazione. Tutte le operazioni con il Venezuela si sono sempre svolte in regime di licenze generali e autorizzazioni specifiche, in costante dialogo con le autorità statunitensi.

Da marzo 2025, le autorità statunitensi hanno revocato tutte le licenze o autorizzazioni precedentemente concesse a compagnie petrolifere non statunitensi per il recupero delle somme dovute attraverso il ritiro dei carichi di greggio di Pdvsa. Eni vanta circa 3 miliardi di crediti.

Da allora, Eni si è impegnata in modo trasparente con le autorità statunitensi per identificare opzioni volte a garantire che le forniture di gas, non sanzionate e essenziali per la popolazione, possano essere remunerate da Pdvsa con carichi di greggio destinati all’esportazione.

Eni era anche socia delle jv PetroSucre (26%) e PetroJunin (40%), con concessioni petrolifere offshore e su terraferma. Sono partecipazioni ‘congelate’ (svalutate in bilancio).

Meloni traccia obiettivi 2026: più sicurezza e legge elettorale

Roma, 9 gen. (askanews) – In principio fu il decreto anti rave. Sin dall’insediamento Giorgia Meloni ha puntato molto sulla sicurezza e su provvedimenti che mostrassero la volontà del governo di rafforzarla. E per il 2026, anno che porterà questo Parlamento dritto verso le elezioni Politiche, la presidente del Consiglio ha intenzione di tornare a insistere su questo terreno, a farne un tema centrale della prossima campagna elettorale. Come ha dimostrato nella conferenza stampa annuale organizzata dall’Ordine dei giornalisti e dall’Associazione stampa parlamentare. “Abbiamo lavorato moltissimo sulla sicurezza in questi tre anni, anni di lassismo non sono facili da cancellare, ma i risultati per me non sono sufficienti”, ha ammesso.

Dentro la maggioranza è chiaro che i tanti episodi di cronaca alimentano una diffusa percezione di sfiducia nei cittadini che potrebbe essere penalizzante nelle urne, soprattutto per una destra ‘law and order’ e in una fase in cui è più complicato poter intervenire sul fronte economico. Ed è talmente chiaro che è già partita una sorta di competizione interna alla stessa coalizione tra Lega e Fratelli d’Italia su chi ha più a cuore il problema.

Durante l’incontro con i giornalisti, Giorgia Meloni ammette che “alcuni dei provvedimenti cominciano a dare risultati: i dati dicono che nei primi 10 mesi del 2025 i reati sono calati del 3,5% rispetto all’anno precedente”, ma allo stesso tempo spiega che “questo deve essere l’anno in cui si cambia passo su questa materia, in cui si fa molto di più”. Tra le nuove misure annunciate, un testo “che verrà presentato nei prossimi Cdm” per contrastare il fenomeno ormai “fuori controllo” delle baby gang.

D’altra parte, c’è un anno intero per correggere il tiro. La premier smentisce infatti i retroscena che la descrivono tentata dall’andare al voto entro l’anno. “Il mio obiettivo – spiega – è che questo governo arrivi alla fine della legislatura, facendo una cosa che non è mai stata possibile per i nostri predecessori: presentarsi ai cittadini per essere giudicati sul totale del suo lavoro”.

Nel frattempo, però, la presidente del Consiglio vuole anche provare a cambiare le cosiddette ‘regole del gioco’, ossia la legge elettorale. L’impianto a cui sta lavorando il centrodestra è quello di un proporzionale con premio di maggioranza. Una proposta su cui Giorgia Meloni è pronta a sfidare le opposizioni: disposti al confronto o andiamo comunque avanti da soli, è il messaggio.

Secondo la premier il sistema allo studio non solo non svantaggerebbe i partiti di minoranza, ma potrebbe addirittura far loro comodo. “E’ una riforma – osserva – che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida: sarebbe un vantaggio per tutti e potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l’opposizione che per la maggioranza”. A suo giudizio, infatti, “la partita è più che aperta con una riforma di questo tipo e potrebbe dare al campo avverso una maggioranza più ampia di quella che otterrebbe con l’attuale legge. Perché il tema non è solo vincere ma riuscire a governare. È importante che i cittadini abbiano un potere reale, che vadano a votare e chi ha preso un voto in più possa governare e non ci siano scelte ricomposte nel palazzo”. Le interlocuzioni, assicura, sono già in corso anche anche se non è lei direttamente ad occuparsene. Allo stesso tempo, però, mette in chiaro quanto sia intenzionata a portare a casa l’obiettivo: “Non ci possono essere chiusure pregiudiziali: se c’è un dibattito faremo di tutto e tutto quello che possiamo perché le norme siano condivise” ma “se c’è una chiusura pregiudiziale non escludo che si debba comunque chiedere al Parlamento a maggioranza di risolvere questo problema”.

Crans-Montana, la messa di suffragio a Roma con Meloni. Il cardinale: i giovani morti sono tutti figli nostri

Roma, 9 gen. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni paretcipa nella basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso alla messa di suffragio per Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini, Chiara Costanzo, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi, vittime dell’incendio di Crans-Montana. La premier ha salutato i familiari presenti fermandosi a dare qualche parola di conforto per poi prendere posto in prima fila accanto al ministro degli Esteri Antonio Tajani. Lungo l’abbraccio con la mamma di Achille Barosi, arrivata qualche minuto dopo la premier.

Prima dell’inizio della messa, diversi ministri si sono fermati a salutare i familiari presenti. Tajani si è intrattenuto a lungo con i genitori di Riccardo Minghetti. A dare conforto anche i ministri Salvini, Bernini, Santanchè, Abodi e il sottosegretario Mantovano.

In prima fila in basilica Giuseppe Conte accanto a Elly Schlein, poi la vicepresidente del senato Mariolina Castellone, i vicepresidenti della Camera Giorgio Mulè e Fabio Rampelli, il presidente del Senato Ignazio La Russa, la premier Meloni, Tajani, Salvini, l’ambasciatore in Svizzera Balzanetti, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

La morte dei sei giovani italiani nella strage di Crans-Montana, in Svizzera, è un “dolore che patisce tutto il nostro Paese”. E’ “un’unica grande famiglia che soffre”; quei ragazzi “sono tutti figli nostri”. Così il cardinale Baldassare Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, nell’omelia alla messa di commemorazione delle vittime in Svizzera, a Roma, alla presenza della premier Giorgia Meloni e delle massime autorità del Paese.

Il porporato ha ricordato Giovanni, Achille, Emanuele, Chiara, Riccardo e Sofia. “Ci sentiamo vicini alle loro famiglie e li consideriamo parte delle nostre famiglie, in un dolore che patisce tutto il nostro Paese, facendoci sentire un’unica grande famiglia che soffre. In questa unica famiglia del dolore – ha sottolineato – avvertiamo una straziante comunione con chi piange la morte di un proprio caro oltre ogni confine, e con chi, in quest’ora, lotta per la vita e la guarigione, aiutati da soccorritori, e assistiti da medici, infermieri, psicologi, nell’ospedale Niguarda di Milano e in tutti gli altri centri sanitari, che ci hanno mostrato, loro per primi, e ci mostrano con lacrime e sudore, che sono tutti figli nostri”, ha ribadito Reina.

Usa, Corte Suprema non si pronuncia sui dazi, restano in vigore

New York, 09 gen. (askanews) – La Corte Suprema non si è pronunciata venerdì sulla legalità dei dazi imposti dal presidente Donald Trump in maniera estesa a tutti i paesi alleati e non. Si era ipotizzato che la sentenza sui dazi sarebbe stata emessa oggi, al rientro dalle vacanze natalizie ma la Corte Suprema ha pubblicato una sola sentenza per la giornata, e non era relativa a questioni economiche. Non è chiaro quando verrà emessa la decisione sui dazi.

La Corte si trova ad affrontare due argomentazioni: se l’amministrazione possa utilizzare le disposizioni dell’International Emergency Economic Powers Act per imporre i dazi e, in caso contrario, se gli Stati Uniti dovranno rimborsare gli importatori che hanno già pagato i dazi. (fonte immagine: The White House).

Radici, Toni Ricciardi: ruolo donne immigrazione è stato sottovalutato

Roma, 9 gen. (askanews) – “Intanto la scelta del ruolo delle donne nell’immigrazione non è mai banale. Il ruolo delle donne è sempre stato abbastanza sottovalutato e marginalizzato. Lo è stato soprattutto nel Secondo dopoguerra, dove si è sempre immaginato che la storia della migrazione italiana, in Europa, gli stagionali, i Gastarbeiter, fossero categorie identificate dal punto di vista iconografico nella foto in bianco e nero dell’uomo con la valigia di cartone, il treno e la baracca. In realtà anche in quel contesto di baracche e anche e soprattutto nel percorso del Secondo dopoguerra la figura femminile è sempre stata molto presente e molto forte”: lo ha dichiarato Toni Ricciardi, cresciuto in Svizzera ed eletto nella circoscrizione Estero (Europa), durante la presentazione nella Sala Stampa della Camera dei Deputati del Bando della seconda edizione del Premio Italia Radici nel Mondo-Toto Holding.

“Anzi ci sono stati alcuni paesi alcune direttrici erano femminili, di per sé, immaginate il comparto tessile e tutta la rete dei convitti costruiti in collaborazione con le parrocchie del luogo della partenza, dove arrivavano giovani donne a 16 anni, che lavoravano in fabbrica e poi durante l’orario di riposo venivano educate ad essere madri, mogli e quant’altro”, ha aggiunto Ricciardi, eletto nella lista Pd e IDP (Italia democratica e progressista), che è anche professore associato di storia delle migrazioni e delle catastrofi.

“Donne in emigrazione” è il tema della edizione 2026 del concorso di racconti inediti rivolto agli italiani e alle italiane residenti all’estero e agli/alle italodiscendenti, nato dalla sinergia tra il John Fante Festival “Il dio di mio padre” e il Piccolo Festival delle Spartenze. Migrazioni e Cultura, con il patrocinio di: gruppo di ricerca L&gend Letteratura & Identità di Genere dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, Società Dante Alighieri e MAECI.

Per maggioriinformazioni sul bando e il premio https://www.johnfante.org

Meloni: non sono sempre d’accordo con Trump. E l’Ue deve parlare con la Russia

Roma, 9 gen. (askanews) – “Il presidente francese Emmanuel Macron ha ragione: è arrivato il momento in cui anche l’Europa deve parlare con la Russia”. Nella conferenza stampa di inizio d’anno organizzata da Ordine dei giornalisti e Associazione stampa parlamentare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha esortato i Paesi europei ad assumersi, parlando con la voce unica di un Inviato speciale, la responsabilità di trattare con Mosca per risolvere il conflitto in Ucraina, non lasciando il pallino dell’iniziativa ai soli Stati Uniti. Inoltre, cosa nient’affatto secondaria, lo ha fatto dando ragione a Macron, con il quale spesso ci sono state frizioni in passato proprio a causa di quelle che considera ‘fughe in avanti’ del presidente francese sul tema delle truppe dei Paesi “Volenterosi” da inviare in Ucraina.

La premier è partita da una domanda sul suo alleato di governo Matteo Salvini, il quale aveva auspicato che l’Italia fosse il primo Paese, dopo la fine del conflitto, a ricostruire ponti con la Russia. “Salvini – ha spiegato Meloni – ha fatto una riflessione sui rapporti dell’Italia” con Mosca, “come Macron l’ha fatta per esempio sui rapporti con l’Europa. Ma al di là di quelli che sono i rapporti italiani, penso che Macron abbia ragione su questo: io credo che sia arrivato il momento in cui anche l’Europa parli con la Russia, perché se l’Europa decide di partecipare a questa fase di negoziazioni parlando solo con una delle due parti in campo”, cioè Kiev, “temo che alla fine il contributo positivo che può portare sarà limitato”. E tuttavia, ha proseguito la premier nel suo ragionamento, “il problema è chi lo deve fare, perché se noi facessimo l’errore di decidere di riaprire le interlocuzioni con la Russia e” nel contempo “di andare in ordine sparso mentre lo facciamo, noi faremmo un favore a Putin. E l’ultima cosa che voglio fare io nella vita è un favore a Putin”, ha precisato Meloni.

“Noi – ha spiegato la presidente del Consiglio – abbiamo avuto questo problema dall’inizio delle negoziazioni: sono molte le voci che parlano, sono molti i formati che esistono, è la ragione per la quale io sono sempre stata favorevole all’indicazione di un Inviato speciale dell’Europa sulla questione ucraina, cioè una persona che ci consentisse di fare la sintesi ma di parlare con una voce sola, è questa la vera questione che ci mette in difficoltà”.

“Dopodiché – ha concluso – dei rapporti della Russia con l’Italia, di un eventuale ritorno della Russia nel G8, ne parleremo quando avremo una pace, anzi, ne parleremo anche sulla base di quali sono le condizioni a cui si è chiusa una pace, quindi per ora mi pare assolutamente prematuro”.

La premier è poi tornata a ribadire che l’Italia, contrariamente a Francia e Regno Unito, non invierà truppe in Ucraina: “Non contesto le nazioni che vogliono farlo ma non lo considero necessario da parte dell’Italia perché il principale strumento oggi individuato per costruire solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina è un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all’articolo 5 della Nato”, ha spiegato. “Dall’inizio mi sono occupata di trovare una formula che potesse dare importanti garanzie di sicurezza e penso dobbiamo essere tutti fieri: oggi nei documenti che vengono discussi le garanzie di sicurezza per l’Ucraina vengono disegnate sulla base di una proposta che è stata fatta dall’Italia”, ha proseguito.

Su un altro fronte caldo, quello delle minacce del presidente Usa Donald Trump sulla Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, Paese europeo e membro della Nato, la premier ha affermato di continuare a “non credere nell’ipotesi che gli Stati Uniti avvino un’azione militare per assumerne il controllo, opzione – ha scandito – che chiaramente non condividerei. L’ho già messo nero su bianco ma che credo non converrebbe a nessuno, neanche agli Stati Uniti”. “Penso – ha aggiunto – che l’amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia soprattutto ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia e in generale dell’area artica per i suoi interessi e per la sua sicurezza. Continuo a credere che il messaggio che gli Usa vogliono dare è che non accetteranno ingerenze eccessive di altri attori stranieri in una area così strategica per la loro sicurezza e per i loro interessi. Ma questo è un tema che dal mio punto di vista coinvolge anche noi” e “oggettivamente ci deve interessare particolarmente”.

Sui suoi rapporti con Trump, il quale ha detto di non aver bisogno del diritto internazionale e che l’unica cosa che lo limita è la sua morale personale, Meloni è stata più volte sollecitata dai cronisti. “Ci sono molte cose su cui non sono d’accordo con Trump. L’ho detto e lo ribadisco. Ad esempio penso che il tema del diritto internazionale va ampiamente difeso: se saltano le regole siamo tutti più esposti. Quando non sono d’accordo lo dico e lo dico a lui, non ho difficoltà”. “Non ho capito cosa si sta chiedendo quando mi si dice che l’Italia deve prendere le distanze dagli Usa – ha risposto piccata a un’altra domanda -. Non sono comitive, è geopolitica. Quando si prendono posizioni bisogna essere conseguenti. Per me la linea dell’Italia è quella detta dal presidente Mattarella: Ue e Alleanza atlantica. E cerco le luci piuttosto che le ombre nei rapporti con i partner europei e atlantici perché a noi conviene rafforzare questo ambito. Questa strategia è sbagliata? Allora mi si dica cosa si intende fare: dobbiamo uscire dalla Nato, chiudere le basi Usa, rompere i rapporti commerciali, assaltare i McDonald’s? Con Trump sono stata d’accordo sul Venezuela, non sulla Groenlandia, e con ogni leader ho cose su cui vado d’accordo e altre no. Si chiama difendere l’interesse nazionale e gli interessi delle Nazioni non sempre si sovrappongono perfettamente”.

Acquario è il nuovo singolo di Ultimo

Milano, 9 gen. (askanews) – Fuori oggi, venerdì 9 gennaio, in radio e in digitale Acquario, il nuovo singolo di Ultimo, sotto etichetta indipendente Ultimo Records, distribuito da Believe, accompagnato dal nuovo videoclip diretto da YouNuts!

Il titolo fa da eco all’indizio che il cantautore romano aveva voluto dare ai suoi fan che hanno acquistato Ultimo Live Stadi 2025, all’interno del quale si trovava un cartoncino lenticolare in cui si alternavano il simbolo dell’infinito e quello del segno zodiacale dell’acquario.

Il brano, in cui la penna del cantautore batte a tempo di un breakbeat, accende un faro su quello che si appresta ad essere l’anno più importante della carriera di Ultimo.

Cresce infatti l’attesa del grande evento live Ultimo 2026 – La favola per sempre, previsto per il 4 Luglio a Roma – Tor Vergata, che con un sold-out di 250.000 biglietti venduti in sole 3 ore entrerà nella storia della musica italiana come il concerto più grande di sempre.

La Generazione Ultimo è pronta a radunarsi nel giorno che segnerà la celebrazione della propria unione, il percorso fatto in questi anni, la tempra di un artista che ha sempre creduto in ciò che non sembrava possibile. Una favola che è entrata nella storia e che è andata oltre, con le sue sole forze, con il talento, con la musica nelle ossa, dalla parte degli Ultimi per essere primi, per sempre.

La release di Acquario arriva a poco più di un mese dall’uscita del secondo live album ULTIMO LIVE STADI 2025, che seguendo la scia di Ultimo live stadi 2024 ha debuttato al n.1 della classifica Top Album, a distanza di 6 anni dall’ultimo album di un artista italiano a raggiungere il primo posto tra i dischi più venduti nella settimana di uscita.

Un risultato che si aggiunge ai numeri già straordinari dell’artista: Ultimo, classe 1996, a soli 29 anni vanta 42 stadi incisi a fuoco nel suo palmarès, per un totale di biglietti venduti in carriera di oltre 2 milioni, senza contare i 6 album inediti e 2 live album, che dal 2017 ad oggi gli sono valsi 85 dischi di platino, 18 dischi d’oro, per un totale di oltre 7 milioni di copie vendute, con oltre 3,5 miliardi di streaming su Spotify.

Ultimo 2026 – La favola per sempre è prodotto e organizzato da Vivo Concerti e sarà realizzato grazie alla collaborazione con l’Amministrazione di Roma Capitale guidata dal Sindaco Roberto Gualtieri e l’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda.

Crans Montana, iniziata messa di suffragio con Meloni e autorità

Roma, 9 gen. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivata nella basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso dove sta per iniziare la messa di suffragio per Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini, Chiara Costanzo, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi, vittime dell’incendio di Crans Montana. La premier ha salutato i familiari presenti fermandosi a dare qualche parola di conforto per poi prendere posto in prima fila accanto al ministro degli Esteri Antonio Tajani. Lungo l’abbraccio con la mamma di Achille Barosi, arrivata qualche minuto dopo la premier.

Prima dell’inizio della messa, diversi ministri si sono fermati a salutare i familiari presenti. Tajani si è intrattenuto a lungo con i genitori di Riccardo Minghetti. A dare conforto anche i ministri Salvini, Bernini, Santanchè, Abodi e il sottosegretario Mantovano.

In prima fila in basilica Giuseppe Conte accanto a Elly Schlein, poi la vicepresidente del senato Mariolina Castellone, i vicepresidenti della Camera Giorgio Mulè e Fabio Rampelli, il presidente del Senato Ignazio La Russa, la premier Meloni, Tajani, Salvini, l’ambasciatore in Svizzera Balzanetti, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

Legge elettorale, Meloni: c’è dialogo con l’opposizione, riforma conviene anche a Schlein

Roma, 9 gen. (askanews) – “Ci sono interlocuzioni con le opposizioni anche se non necessariamente al mio livello. Il mandato è anche a chi se ne occupa in Parlamento a dialogare con l’opposizione”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare, rispondendo ad una domanda di askanews.

Secondo la premier, anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, dovrebbe essere “favorevole” alla riforma che sta pensando il centrodestra, un proporzionale con premio di maggioranza, perché “è una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida: sarebbe un vantaggio per tutti e potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l’opposizione che per la maggioranza”.

“La partita è più che aperta con una riforma di questo tipo e potrebbe dare al campo avverso una maggioranza più ampia di quella che otterrebbe con l’attuale legge. Perché il tema non è solo vincere ma riuscire a governare. È importante che i cittadini abbiano un potere reale, che vadano a votare e chi ha preso un voto in più possa governare e non ci siano scelte ricomposte nel palazzo”, ha concluso.

Strage di Crans Montana, Jacques Moretti in custodia cautelare

Roma, 9 gen. (askanews) – Jacques Moretti, il gestore del bar Le Constellation di Crans Montana, è stato posto in custodia cautelare oggi a mezzogiorno, ha riferito a Le Figaro una fonte a conoscenza del caso, confermando le informazioni riportate da BFMTV.

Moretti e sua moglie sono stati interrogati questa mattina, a partire dalle 8 nella città svizzera di Sion, capoluogo del Canton Vallese, dalla Procura della Repubblica incaricata dell’inchiesta aperta per “omicidio colposo per negligenza, lesioni personali colpose per negligenza e incendio doloso per negligenza”. La coppia è stata interrogata sulla propria situazione personale per sette ore.

Meloni: non sempre d’accordo con Trump. E la Ue deve parlare con la Russia

Roma, 9 gen. (askanews) – “Il presidente francese Emmanuel Macron ha ragione: è arrivato il momento in cui anche l’Europa deve parlare con la Russia”. Nella conferenza stampa di inizio d’anno organizzata da Ordine dei giornalisti e Associazione stampa parlamentare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha esortato i Paesi europei ad assumersi, parlando con la voce unica di un Inviato speciale, la responsabilità di trattare con Mosca per risolvere il conflitto in Ucraina, non lasciando il pallino dell’iniziativa ai soli Stati Uniti. Inoltre, cosa nient’affatto secondaria, lo ha fatto dando ragione a Macron, con il quale spesso ci sono state frizioni in passato proprio a causa di quelle che considera ‘fughe in avanti’ del presidente francese sul tema delle truppe dei Paesi “Volenterosi” da inviare in Ucraina.

La premier è partita da una domanda sul suo alleato di governo Matteo Salvini, il quale aveva auspicato che l’Italia fosse il primo Paese, dopo la fine del conflitto, a ricostruire ponti con la Russia. “Salvini – ha spiegato Meloni – ha fatto una riflessione sui rapporti dell’Italia” con Mosca, “come Macron l’ha fatta per esempio sui rapporti con l’Europa. Ma al di là di quelli che sono i rapporti italiani, penso che Macron abbia ragione su questo: io credo che sia arrivato il momento in cui anche l’Europa parli con la Russia, perché se l’Europa decide di partecipare a questa fase di negoziazioni parlando solo con una delle due parti in campo”, cioè Kiev, “temo che alla fine il contributo positivo che può portare sarà limitato”. E tuttavia, ha proseguito la premier nel suo ragionamento, “il problema è chi lo deve fare, perché se noi facessimo l’errore di decidere di riaprire le interlocuzioni con la Russia e” nel contempo “di andare in ordine sparso mentre lo facciamo, noi faremmo un favore a Putin. E l’ultima cosa che voglio fare io nella vita è un favore a Putin”, ha precisato Meloni.

“Noi – ha spiegato la presidente del Consiglio – abbiamo avuto questo problema dall’inizio delle negoziazioni: sono molte le voci che parlano, sono molti i formati che esistono, è la ragione per la quale io sono sempre stata favorevole all’indicazione di un Inviato speciale dell’Europa sulla questione ucraina, cioè una persona che ci consentisse di fare la sintesi ma di parlare con una voce sola, è questa la vera questione che ci mette in difficoltà”.

“Dopodiché – ha concluso – dei rapporti della Russia con l’Italia, di un eventuale ritorno della Russia nel G8, ne parleremo quando avremo una pace, anzi, ne parleremo anche sulla base di quali sono le condizioni a cui si è chiusa una pace, quindi per ora mi pare assolutamente prematuro”.

La premier è poi tornata a ribadire che l’Italia, contrariamente a Francia e Regno Unito, non invierà truppe in Ucraina: “Non contesto le nazioni che vogliono farlo ma non lo considero necessario da parte dell’Italia perché il principale strumento oggi individuato per costruire solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina è un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all’articolo 5 della Nato”, ha spiegato. “Dall’inizio mi sono occupata di trovare una formula che potesse dare importanti garanzie di sicurezza e penso dobbiamo essere tutti fieri: oggi nei documenti che vengono discussi le garanzie di sicurezza per l’Ucraina vengono disegnate sulla base di una proposta che è stata fatta dall’Italia”, ha proseguito.

Su un altro fronte caldo, quello delle minacce del presidente Usa Donald Trump sulla Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, Paese europeo e membro della Nato, la premier ha affermato di continuare a “non credere nell’ipotesi che gli Stati Uniti avvino un’azione militare per assumerne il controllo, opzione – ha scandito – che chiaramente non condividerei. L’ho già messo nero su bianco ma che credo non converrebbe a nessuno, neanche agli Stati Uniti”. “Penso – ha aggiunto – che l’amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia soprattutto ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia e in generale dell’area artica per i suoi interessi e per la sua sicurezza. Continuo a credere che il messaggio che gli Usa vogliono dare è che non accetteranno ingerenze eccessive di altri attori stranieri in una area così strategica per la loro sicurezza e per i loro interessi. Ma questo è un tema che dal mio punto di vista coinvolge anche noi” e “oggettivamente ci deve interessare particolarmente”.

Sui suoi rapporti con Trump, il quale ha detto di non aver bisogno del diritto internazionale e che l’unica cosa che lo limita è la sua morale personale, Meloni è stata più volte sollecitata dai cronisti. “Ci sono molte cose su cui non sono d’accordo con Trump. L’ho detto e lo ribadisco. Ad esempio penso che il tema del diritto internazionale va ampiamente difeso: se saltano le regole siamo tutti più esposti. Quando non sono d’accordo lo dico e lo dico a lui, non ho difficoltà”. “Non ho capito cosa si sta chiedendo quando mi si dice che l’Italia deve prendere le distanze dagli Usa – ha risposto piccata a un’altra domanda -. Non sono comitive, è geopolitica. Quando si prendono posizioni bisogna essere conseguenti. Per me la linea dell’Italia è quella detta dal presidente Mattarella: Ue e Alleanza atlantica. E cerco le luci piuttosto che le ombre nei rapporti con i partner europei e atlantici perché a noi conviene rafforzare questo ambito. Questa strategia è sbagliata? Allora mi si dica cosa si intende fare: dobbiamo uscire dalla Nato, chiudere le basi Usa, rompere i rapporti commerciali, assaltare i McDonald’s? Con Trump sono stata d’accordo sul Venezuela, non sulla Groenlandia, e con ogni leader ho cose su cui vado d’accordo e altre no. Si chiama difendere l’interesse nazionale e gli interessi delle Nazioni non sempre si sovrappongono perfettamente”.

Nel 2025 in Italia sono morte in strada 414 persone senza dimora

Milano, 9 gen. (askanews) – Nel 2025 in Italia sono morte in strada 414 persone senza dimora. Il dato emerge dal dossier “La strage invisibile”, realizzato dall’Osservatorio fio.PSD, che dal 2020 monitora i decessi di chi vive senza un alloggio adeguato e ricostruisce numeri, profili e distribuzione territoriale del fenomeno.

Il report colloca queste morti dentro una dinamica ormai stabile su valori superiori alle 400 vittime annue e sottolinea che non si tratta di un evento circoscritto alle sole emergenze stagionali. Nel 2025, su 414 decessi complessivi, 226 sono avvenuti nei mesi invernali e primaverili, confermando che i periodi più duri restano quelli in cui freddo e fragilità sanitarie pesano di più su chi non dispone di un riparo adeguato. L’andamento mese per mese mostra una continuità senza interruzioni, con una media mensile compresa tra 21 e 44 decessi e un lieve calo nei mesi autunnali di settembre e ottobre. Nel dettaglio, a gennaio i decessi rilevati sono 44, a febbraio 38, a marzo 41, ad aprile 38, a maggio 33, a giugno 35, a luglio 33, ad agosto 37, a settembre 27, a ottobre 21, a novembre 37 e a dicembre 31. In termini stagionali il dossier registra 115 decessi in inverno, 111 in primavera, 99 in estate e 89 in autunno.

Sui profili delle vittime, la ricerca segnala le difficoltà nel reperire sempre età e cittadinanza ma ricostruisce un quadro prevalente. Nel 2025 le morti in strada riguardano soprattutto uomini, pari al 91,5%, e persone di nazionalità straniera, pari al 56,5%. Tra gli stranieri prevalgono i cittadini extraeuropei, 45%, con una presenza rilevante di persone provenienti dal Marocco, 10%, e dalla Tunisia, 3,5%. Il dossier indica anche un aumento di vittime provenienti da Stati indo asiatici, Bangladesh, India e Pakistan, pari al 5%. Gli stranieri di nazionalità europea rappresentano l’11,5% e provengono principalmente dalla Romania, 7,5%. La quota di cittadini italiani è pari al 29% ed è indicata in aumento rispetto all’anno precedente, quando era al 27%, mentre una parte dei casi resta non determinata, 14%.

Per l’età, il report rileva che si muore in tutte le fasce, dai pochi mesi di vita fino ai 90 anni. L’età media dei decessi è 46,3 anni, più alta tra gli italiani, 54,5, e più bassa tra gli stranieri, 42. A confronto, il dossier riporta l’età media di morte della popolazione italiana pari a 81,9 anni, dato utilizzato per evidenziare la riduzione drastica dell’aspettativa di vita legata alla permanenza in strada.

La geografia dei decessi mostra che il Nord resta l’area più colpita, con oltre metà dei casi: 29% nel Nord Ovest e 19,7% nel Nord Est. Seguono il Centro con il 26%, il Sud con il 17% e le Isole con l’8,3%. A livello regionale, la Lombardia registra il 19% dei decessi, pari a 78 casi, il Lazio il 14%, pari a 60, quindi il Veneto con 46 decessi, la Toscana con 34 e la Campania con 31. Il dossier riporta poi Piemonte 25, Emilia Romagna 22, Puglia 21, Sicilia 17, Sardegna 17, Liguria 14, Abruzzo 10, Marche 10, Friuli Venezia Giulia 10, Calabria 6, Umbria 4, Valle d’Aosta 3, Trentino Alto Adige 3, Basilicata e Molise 1.

L’analisi provinciale evidenzia la concentrazione nelle grandi città, ma anche l’estensione del fenomeno nelle aree di provincia e nei centri medio piccoli. La provincia con più decessi risulta Roma con 48, mentre il report precisa che nella città di Roma le morti sono 36. Seguono Milano con 27, Bergamo con 19, Torino con 18, Napoli con 15, Treviso con 12, Venezia con 11, Verona con 11, Firenze con 10, Bologna con 9, Cagliari con 9, Foggia con 8, Salerno con 8, Caserta con 7 e Como con 7. Il dossier segnala inoltre che destano preoccupazione anche i decessi nei Comuni della provincia di Milano e in altre province lombarde, per un totale di ulteriori 60 morti registrate. Nel complesso, il report indica che il 40,5 per cento dei decessi avviene nelle 14 città metropolitane ma la maggioranza si verifica in territori di provincia. I Comuni interessati dal monitoraggio sono 235, distribuiti su tutto il territorio nazionale.

La ricerca insiste sul fatto che la strada amplifica vulnerabilità che in altre condizioni non sarebbero letali. In questa chiave vengono letti anche i luoghi dei decessi, che sono un indicatore delle condizioni di vita. Nel 34% dei casi i ritrovamenti avvengono in strada, parchi e aree pubbliche; nel 23% in baracche e ripari di fortuna, considerando insieme le quote riferite a baracche, capannoni, edifici abbandonati e ripari di fortuna; nel 15% i decessi sono per annegamento in corsi d’acqua, mare o lago; l’8% avviene in carcere. Il report registra inoltre decessi in stazioni ferroviarie o metropolitane, in ospedale, in alloggi supportati, in automobile, roulotte o vagoni e anche in strutture di accoglienza notturna.

Sulle cause di morte, la quota principale è legata a condizioni di salute: il 42% dei decessi è attribuito a malori improvvisi o malattie. Un altro 40% riguarda eventi traumatici e accidentali, come aggressioni, incidenti e suicidi, mentre il 7% è ricondotto ad abuso di alcol o droghe e il 10% resta di causa sconosciuta. Il report richiama un confronto con i dati Istat, secondo cui la popolazione nazionale muore per cause esterne di traumatismi o incidenti nel 4% dei casi. Nel dettaglio, tra le cause specifiche compaiono malore 39%, suicidio 11%, annegamento 11%, incidenti da trasporto 9%, abuso di alcol o droghe 8%, aggressione 6%, malattia 5%, caduta accidentale 4%, ischemia 3%, incendio 2%, ipotermia 2% e avvelenamento 1%.

Nelle conclusioni l’Osservatorio definisce il quadro “profondamente allarmante” e descrive la morte delle persone senza dimora come un fenomeno strutturale, continuo e diffuso, non limitato a emergenze climatiche. Il report attribuisce un peso centrale alla mancanza di accesso alle cure sanitarie, all’isolamento sociale, all’insicurezza e all’assenza di un alloggio adeguato. Viene indicata la necessità di un sistema di intervento più capillare e accessibile anche nei territori meno visibili e meno attrezzati, insieme al superamento di una logica esclusivamente emergenziale a favore di politiche strutturali e continuative su prevenzione, accesso alla salute, presa in carico integrata e, soprattutto, soluzioni abitative stabili e dignitose.

Ampio sostegno dei 27 alla firma dell’accordo con Ue-Mercosur. L’Italia ha dato l’pk (con "garanzie")

Roma, 9 gen. (askanews) – Al Coreper, il Comitato dei Rappresentanti Permanenti degli Stati membri presso l’Ue, organismo tecnico che prepara le riunioni ministeriali del Consiglio Ue, si è conclusa la discussione sulla finalizzazione dell’accordo commerciale UE-Mercosur.

A quanto si apprende da fonti della presidenza di turno cipriota del Consilio Ue, dalle discussioni condotte oggi è emerso un “ampio sostegno” al pacchetto per la firma e l’applicazione provvisoria dell’APEM e dell’ITA. E anche se non sono state rese note le posizioni dei singoli paesi e, a quanto si apprende, non tutti i paesi hanno preso la parola in sede di discussione, a questo “ampio sostegno” potrebbe avere contribuito anche un voto favorevole dell’Italia, necessario per raggiungere una maggioranza qualificata. A quanto si apprende da Bruxelles, oltre alla Francia, storicamente contraria all’accordo, dovrebbero avere espresso voto contrario anche Polonia, Austria e Irlanda.

Ora verrà avviata una procedura scritta per l’adozione formale delle decisioni e la scadenza sarà fissata alle 17. Una volta che le decisioni saranno formalmente adottate tramite procedura scritta, ciò consentirà la firma dell’accordo con le controparti del Mercosur.

Per quanto riguarda le garanzie bilaterali, il Coreper ha confermato l’accordo provvisorio raggiunto con il Parlamento europeo a dicembre. Ma, per rafforzare ulteriormente le garanzie e garantire che l’Unione Europea possa reagire rapidamente alle perturbazioni del mercato, il Coreper ha concordato oggi di abbassare la soglia per l’avvio di inchieste sui prodotti agricoli sensibili dall’8% al 5%. Una decisione in linea con la posizione del Parlamento europeo e con la specifica richiesta in questo senso avanzata il 7 gennaio alla riunione straordinaria dei ministri dell’Agricoltura europei dal ministro dell’agricoltura italiano Francesco Lollobrigida.

La decisione del Coreper di abbassare al 5% la soglia di entrata in azione del meccanismo di salvaguardia qualora i prezzi scendano, oppure le importazioni dal Mercosur aumentino improvvisamente della stessa percentuale, va incontro alla richiesta iniziale del Parlamento Europeo, avanzata quando la Commissione Europea aveva originariamente proposto il 10%. Successivamente, il Consiglio UE e l’ Europarlamento si erano accordati su una soglia dell’8%, ma l’Italia aveva chiesto una ulteriore riduzione al 5%.

L'”ampio sostegno” degli Stati membri di oggi riguarda innanzitutto l’accordo commerciale ad interim (ItA), di competenza esclusiva europea (ItA), che richiede la ratifica da parte del Parlamento Ue e un successivo passaggio in Coreper e in Consiglio per l’autorizzazione alla conclusione; il secondo accordo interessato è invece quello di partenariato col Mercosur (Empa), di competenza mista, europea e nazionale, che richiede la ratifica da parte del Parlamento Ue e dei Parlamenti nazionali, un successivo passaggio in Coreper e in fine in Consiglio Ue per l’autorizzazione alla conclusione.

I prossimi passi sono per l’Accordo commerciale ad interim (ItA) la ratifica da parte del Parlamento Ue e un successivo passaggio in Coreper e in Consiglio per l’autorizzazione alla conclusione. E per l’accordo di partenariato (EMPA) la ratifica da parte del Parlamento Ue e dei Parlamenti nazionali, un successivo passaggio in Coreper e infine in Consiglio Ue per l’autorizzazione alla conclusione.

L’Italia ha dato il suo via libera all’accordo sul Mercosur, avendo ottenuto alcune garanzie da parte di Bruxelles, ha detto la premier Giorgia Meloni nella conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“Io non ho mai avuto una preclusione ideologica sul Mercosur – ha detto la premier -. Ho sempre posto una questione molto pragmatica: il tema non è favorevoli o meno al libero scambio, ma la stregia europea di regolamentare al suo interno facendo accordi con sistemi che non hanno quella regolamentazione rischia di essere suicida. Io sono per gli accordi commerciali, ma anche per la derogolamentazione, quindi va bene Mercosur, ma non a scapito delle eccellenze delle nostre produzioni”.

“Abbiamo aperto un’interlocusione con la Commissione europea, abbiamo ottenuto alcuni risultati per agricoltori che considero molto importanti”, ha poi detto Meloni aggiungendo che “alla luce di queste garanzie abbiamo dato nostro il ok al Mercosur”.

L’intesa raggiunta dai Paesi Ue sul Mercosur è una buona notizia per l’Italia”. Lo ha scritto oggi su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“L’accordo di libero scambio tra i Paesi della zona euro con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay rappresenta una grande opportunità per tutte le nostre imprese italiane”, ha aggiunto Tajani. “Un accordo destinato a far crescere le nostre esportazioni, con l’obiettivo di raggiungere i 700mld di export. È stata una trattativa lunga ma grazie al lavoro di tutto il Sistema Paese abbiamo garantito le giuste tutele ai nostri agricoltori, soprattutto sugli standard produttivi”, ha concluso il ministro.

Coca Cola nuovo sponsor dell’Inter: accordo triennale

Milano, 9 gen. (askanews) – Coca-Cola nuovo sponsor dell’Inter per i prossimi tre anni. In una nota il celebre brand americano annuncia di aver sottoscritto una partnership triennale con FC Internazionale Milano che vede il brand diventare Official soft drink partner e powerade nuovo official sports drink partner del club nerazzurro. La collaborazione coinvolgerà la prima squadra maschile, le Inter women e i giovani talenti dell’Inter U23.

La partnership siglata con l’Inter segna un nuovo capitolo nel percorso tra Coca Cola e lo sport: con il club nerazzurro il brand darà vita a iniziative e attività per coinvolgere i tifosi e la comunità. La collaborazione prevede l’esclusività nella categoria dei soft e sport drink insieme ad attività di branding con Coca-Cola e Powerade, campagne promozionali dedicate, contenuti social ed eventi esclusivi.

“La collaborazione con l’Inter, una delle storiche squadre di Serie A, conferma l’impegno di Coca-Cola di sostenere il mondo dello sport – afferma Paola Donelli, marketing director di Coca-Cola Italia – e a promuovere valori positivi come la passione, la dedizione e il gioco di squadra. Questa partnership rappresenta un’opportunità unica per connetterci con i tifosi, creare esperienze indimenticabili e celebrare insieme i momenti di gioia e le emozioni che il calcio sa offrire”.

“Siamo felici di annunciare questo accordo di partnership con Coca-Cola, un brand globale amato dai consumatori di tutto il mondo, che vanta una lunga esperienza di collaborazione con il mondo dello sport e un legame autentico con il calcio – le parole di Giorgio Ricci, chief revenue officer di FC Internazionale Milano – Collaborare con un brand di forte rilevanza come Coca-Cola ci permetterà non solo di consolidare il nostro percorso di crescita, ma anche di offrire ai nostri tifosi opportunità esclusive per arricchire ulteriormente l’esperienza nerazzurra, sia il giorno partita che nella quotidianità”.

Durante le partite casalinghe, il logo di Coca-Cola sarà protagonista allo stadio mentre i prodotti saranno disponibili sia nei bar che nelle aree hospitality dello stadio.

Baby gang e affidi (dopo il caso della famiglia nel bosco), Meloni annuncia provvedimenti del governo

Roma, 9 gen. (askanews) – Un provvedimento in arrivo “nei prossimi Cdm” per contrastare il fenomeno “fuori controllo” di baby gang e ‘maranza’; l’ipotesi di un altro possibile “intervento di natura legislativa” sul meccanismo di sottrazioni e affidi di minori, dopo le criticità emerse dal caso della famiglia nel bosco; “nessuna iniziativa del governo” invece su fine vita e suicidio assistito, su cui “il governo si rimetterà al Parlamento e alle sue decisioni”. Tre le 40 domande cui ha risposto nella conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta anche su varie questioni di natura sociale che stanno interessando le cronache italiane negli ultimi mesi.

“BABY GANG E ‘MARANZA’ FUORI CONTROLLO: PRESTO INTERVENTO IN CDM” – Per Meloni il tema delle baby gang è “un’altra situazione fuori controllo” legata alla sicurezza del Paese e per questo “il governo sta lavorando a un provvedimento per contrastare il fenomeno”. In particolare, ha spiegato, il decreto Caivano “non basta, perché il fenomeno dei ‘maranza’ e delle gang giovanili continua a imperversare, quindi stiamo lavorando a un altro provvedimento specifico su questo tema che verrà presentato nei prossimi Cdm”. La premier ne ha quindi anticipato alcuni contenuti: “Quasi sempre questi atti di violenza sono commessi con armi da taglio più che da fuoco. Quindi penso vada vietato il porto con una aggravante nel caso di persone travisate o gruppi di persone che si riuniscono in luoghi sensibili. Va vietata la vendita anche online di armi da taglio e simili. Ci saranno sanzioni nei confronti dei genitori responsabili di questi minori. Queste sono alcune misure su cui stiamo lavorando”.

“FAMIGLIE NEL BOSCO, POSSIBILE REVISIONE NORME SU SOTTRAZIONI E AFFIDI MINORI” – Affrontando invece il caso della famiglia nel bosco, il presidente del Consiglio non ha escluso “che possa essere in futuro necessario un intervento di natura legislativa” sulle procedure di sottrazione e affido dei minori, fenomeno che “potrebbe essere un po’ sfuggito di mano”. “Quando si tolgono dei bambini ai genitori – ha detto – si deve avere la certezza che quei bambini stanno meglio lontani dai loro genitori piuttosto che con i loro genitori. Il caso degli affidi e dei bambini sottratti alle famiglie deve essere molto estremo: se la questione diventa morale e ideologica abbiamo un problema. Se diventa stabilire qual è il giusto contesto di educazione, mi si deve spiegare perchè non possono crescere in un bosco e possono in un campo rom o una baraccopoli. Il nostro ordinamento di fronte a una famiglia in difficoltà storicamente lavora per aiutarla, è quello il modo giusto di procedere”. In particolare Meloni ha riferito di avere chiesto al Guardasigilli Nordio “un quadro complessivo di quanti siano i minori sottratti alle famiglie in Italia e la cosa incredibile è che non esiste un monitoraggio immediato e costante. Tant’è – ha proseguito – che abbiamo una proposta di legge del governo in Parlamento che istituisce due registri su questo tema, uno presso ogni Tribunale e uno presso la Presidenza del Consiglio, perchè noi si possa avere un quadro complessivo di quanti sono i casi e di come sta andando nel nostro ordinamento, anche per decidere se sia il caso di intervenire. E’ arrivato il momento di studiare più a fondo questa questione”.

“LEGGE FINE VITA, LO STATO NON FAVORISCE PERCORSI DI SUICIDIO” – Riguardo una legge sul suicidio assistito, Meloni ha precisato che “se io sia favorevole o meno dipende dai contenuti” del provvedimento sul quale “sta lavorando il Parlamento e quindi non ci sono iniziative governative. Ci rimettiamo al Parlamento e alle sue decisioni” ma, ha sottolineato, “il compito dello Stato e delle istituzioni non è favorire percorsi per suicidarsi, ma semmai cercare di rimuovere o di ridurre al minimo la solitudine e le difficoltà che peggiorano la situazione di chi ha gravi patologie e dei suoi familiari. Questo è il lavoro che fa governo e che abbiamo fatto con l’aumento delle risorse per le cure palliative, anche con questa legge di bilancio, con l’aumento delle risorse per l’assistenza domiciliare ed è quello che il governo fa con il prossimo ddl sui care giver familiari, che intendiamo portare in uno dei prossimi Consigli dei ministri. Il nostro compito è combattere la solitudine, l’abbandono, le difficoltà che spesso contribuiscono a far vedere l’opzione del suicidio assistito come un’unica opzione possibile”, ha concluso Meloni.

“PIU’ POSTI IN CARCERE, INDULTO-AMNISTIA NON RISOLVONO” – Infine Meloni è intervenuta anche sulla questione dell’emergenza carceraria: “In Italia – ha ricordato – non ci sono abbastanza posti nelle carceri e quindi il governo sta facendo un piano per arrivare a coprire la carenza che oggi c’è. Undicimila nuovi posti per la fine del 2027 è il nostro obiettivo: questo è il modo serio per difendere la dignità dei detenuti, senza compromettere la dignità dello Stato”, perchè “uno Stato serio questo tema lo deve affrontare con risposte strutturali. I provvedimenti di amnistia, indulto, concessione di uscita anticipata, ci sono varie formule, sono dei provvedimenti tampone, sono stati sperimentati molte volte in passato e non hanno risolto nulla. Anzi, per paradosso, hanno consentito alla politica di fare finta che il problema non esistesse più”. Per Meloni infine “è importante che il Parlamento proceda velocemente nell’approvazione del disegno di legge di iniziativa governativa per favorire il trasferimento nelle comunità terapeutiche dei detenuti tossicodipendenti: può aiutarci ad abbassare la pressione sulle carceri ma anche dare una possibilità di recupero reale a detenuti che possono avere una speranza migliore per il futuro”, ha concluso.

Giorgia inaugura il 2026 con il brano "Corpi Celesti"

Milano, 9 gen. (askanews) – Dopo un 2025 ricco di successi e traguardi straordinari, Giorgia inaugura il 2026 con il nuovo singolo “Corpi Celesti”, in radio da oggi.

Scritta da Federica Abbate, Cripo e Raige e prodotta da Cripo e Enrico Brun, “Corpi Celesti” racconta la spinta al coraggio che ognuno di noi deve mettere nella propria quotidianità per allargare lo sguardo su un’esistenza che ci tiene legati gli uni agli altri e che necessita di un atto di fiducia reciproca.

Il brano è estratto da “G”, il suo ultimo album di inediti, che ha debuttato #1 della classifica album FIMI/NIQ e al #1 della classifica CD, vinili e musicassette FIMI/NIQ, andando ad aggiungere un altro risultato straordinario al 2025 di Giorgia: “La cura per me”, certificato doppio platino, è stato per 12 settimane consecutive ai vertici delle classifiche di vendita, diventando il secondo singolo più venduto del 2025 con oltre 160 milioni di stream globali. Il videoclip del brano è al secondo posto dei video più visti su Vevo nel 2025. Inoltre, Giorgia è stata l’unica artista donna presente nella Top30 degli artisti italiani più ascoltati nel mondo nel primo semestre 2025. Un anno straordinario anche sul fronte radiofonico per Giorgia: tutti e 3 i singoli tratti dall’album “G” usciti nel 2025 (La cura per me, L’unica e Golpe) conquistano la Top 100 annuale di Earone; Golpe, che ha raggiunto il #1 della classifica airplay radio generale di Earone, è stato anche il più alto debutto radiofonico (#2) di un’artista femminile e il primo caso dell’anno di un’artista donna alla #1 nel primo giorno di programmazione ufficiale; “La cura per me”, brano che Giorgia ha presentato all’edizione 2025 del Festival di Sanremo, ha chiuso l’anno al secondo posto nella classifica dei brani sanremesi più trasmessi in radio e al primo come artista donna.

Dopo il “Come Saprei Live” con concerti tutti sold out nelle location più suggestive d’Italia, e un tour nei palasport completamente sold out per un totale di oltre 100.000 biglietti venduti nel 2025, Giorgia tornerà live nei palasport da marzo, per un totale di 18 date nei palasport.

Oltre 2 ore di concerto, un viaggio tra passato e presente: i nuovi brani dell’album “G” si intrecciano con i grandi successi che hanno segnato la sua carriera, creando un ritmo capace di emozionare, sorprendere e far cantare il pubblico dall’inizio alla fine dello spettacolo. Qui le prossime date del “Palasport live”: 13 Marzo 2026 | Torino – Inalpi Arena 16 MARZO 2026 | ROMA – Palazzo dello Sport 18 MARZO 2026 | BARI – Palaflorio 19 Marzo 2026 |Bari – Palaflorio 21 MARZO 2026 | BOLOGNA – Unipol Arena 23 Marzo 2026 | Milano – Unipol Forum 24 Marzo 2026 | Milano – Unipol Forum 28 Marzo 2026 | Firenze – Mandela Forum 30 Marzo 2026 | Padova – Kioene Arena

Per infofriendsandpartners.it Ad accompagnare Giorgia sul palco grandi musicisti come Sonny Thompson (basso/chitarra), Mike Scott (chitarra), William Mylious Johnson (batteria), Gian Luca Ballarin (piano/tastiere), Fabio Visocchi (tastiere), Diana Frodella (corista), Andrea Faustini (corista), Valentina Sgarbossa (archi – violoncello), Caterina Coco (archi – violino), Alessio Cavalazzi (archi – violino), Matteo Lipari (archi – viola).

Crans Montana, Mattarella: angoscia, solidarietà e giustizia

Roma, 9 gen. (askanews) – “La cerimonia di oggi per l’immane tragedia che si è consumata impone poche parole: angoscia nel ricordo delle vittime, piena solidarietà verso i loro familiari, affettuosa e costante vicinanza ai giovani che in ospedale lottano per riprendersi le proprie vite, giustizia per quanto accaduto”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel libro delle condoglianze della cerimonia che si è svolta a Martigny in omaggio alle vittime di Crans Montana.

Strage di Crans Montana, Mattarella a Martigny alla cerimonia in omaggio delle vittime del rogo

Roma, 9 gen. (askanews) – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, partecipa a Martigny, in Svizzera, alla cerimonia in omaggio delle 40 vittime dell’incendio di Crans-Montana la notte di Capodanno. All’evento partecipano numerose personalità internazionali, fra le quali la presidente dell’Europarlamento Roberta Metzola e il presidente francese Emmanuel Macron.

“Impensabile, indicibile”: sono queste le parole con cui il presidente della Confederazione svizzera, Guy Parmelin, ha definito la tragedia della località sciistica di Crans Montana nella notte di Capodanno.

Durante la cerimonia per ricordare le vittime della tragedia, che si tiene nel centro congressuale di Martigny e a cui è presente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Parmelin ha reso omaggio alle vittime, salutato il coraggio delle loro famiglie e dei loro cari, ringraziato i Paesi vicini per la loro solidarietà e affermato la volontà delle autorità di trarre tutte le conseguenze da questa tragedia.

Poi ha concluso con una nota di particolare commozione: “Molti dei nostri figli non ci sono più. Ci hanno lasciato in un bar che porta il nome di un gruppo di stelle, “Costellazione”. Continueranno a brillare nei nostri ricordi”. “Mi esprimerò con il pudore che esigono le circostanze. L’inizio del 2026 doveva essere all’insegna delle promesse, che per la gioventù volano. Verso l’azzurro si sono invece incendiate nelle ceneri di una notte di orrore”, ha detto in apertura di intervento Parmelin.

Il presidente della Confederazione, ricordano i media svizzeri, ha citato un pensiero di Sant’Agostino e ha sottolineato che “nel lutto che ci ha colpito e che ha reso la Svizzera una sola famiglia, abbiamo la fortuna di condividere questo peso. Il ricordo di questa notte tremenda si illumina con i visi delle vittime nei giorni felici. Davanti alla memoria di chi non c’è più il nostro Paese si inchina”.

“Possiamo contare”, ha detto ancora, “sulla tempestività del nostro ordine giudiziario affinché possa trovare delle risposte e sanzionare i colpevoli”.

“Il primo gennaio 2026, questa giornata non la dimenticheremo mai. Un momento di festa che si è trasformato in incubo”. Lo ha detto il presidente del Governo vallesano Mathias Reynard, durante la cerimonia per ricordare le vittime della tragedia di Crans Montana di Capodanno, che si tiene nel centro congressuale di Martigny.

“A Crans-Montana, 156 destini sono stati stravolti nelle prime ore del nuovo anno”, ha proseguito. Oggi siamo qui “per commemorare 40 anime e anche per i feriti. Nessuna frase potrà mai colmare il vuoto, ma il silenzio non basterebbe. E quindi parliamo”.

“Voglio dirvi che siamo con voi. E non è passato un minuto nel quale non abbiamo pensato a voi”, ha aggiunto rivolgendosi alle famiglie. La cerimonia “è anche il momento per omaggiare i soccorritori di cui andiamo così fieri. Siete stati all’altezza della situazione. A nome del Governo e del Cantone vorrei ringraziarvi”. Secondo Reynard, “scoprire la verità” su quanto accaduto “è un dovere nei confronti delle vittime incolpevoli. Tutti noi, come adulti e responsabili politici, glielo dobbiamo”.

Meloni,Pd:vuole solo sopravvivere,l’Italia reale non le interessa

Roma, 9 gen. (askanews) – “Due ore e mezza davanti alla stampa e non abbiamo mai sentito la parola “sanità”, nemmeno per una delle tante promesse impossibili, nemmeno se nel 50 per cento dei comuni con meno di 5 mila abitanti manca il medico condotto; non abbiamo mai sentito la parola “povertà”, nemmeno di fronte alla fila di 400 metri a Natale per la mensa dei poveri a Milano. Il paese reale non interessa alla premier Meloni”. Lo dichiarano i presidenti dei gruppi parlamentari del Pd di Camera e Senato Chiara Braga e Francesco Boccia e il capo delegazione dem a Bruxelles Nicola Zingaretti.

“Sul caro vita – sottolineano i capigruppo Pd- la Presidente del Consiglio arriva a negare l’evidenza. Di fronte ai dati ufficiali che certificano il peso dell’inflazione su salari e pensioni, Meloni sostiene che le rilevazioni non mostrerebbero gli effetti delle sue misure per presunte “ragioni tecniche”: quando i numeri smentiscono la propaganda del governo, il problema non sono le politiche sbagliate, ma i dati stessi. Come se la realtà fosse sbagliata e non le scelte dell’esecutivo”.

“L’azione del governo – concludono- si esaurisce in un repertorio ormai stanco di formule di rito come fossimo al primo anno di legislatura: “stiamo intervenendo”, “è in agenda”, “lo faremo”. Espressioni ripetute per mascherare l’inerzia di un esecutivo che non mette in campo risposte vere. Una conferenza stampa fatta per sopravvivere.Per il resto è il solito repertorio, simpatie e comprensione delle scelte trumpiane, l’Unione europea non esiste, le spaccature nella maggioranza nemmeno, attacco alla magistratura in vista del referendum, risposte sicuritarie a qualsiasi problema: un mondo in cui ognuno se la deve cavare da solo in un paese più povero, più diviso e più spaventato, con imprese sempre più in difficoltà e stipendi sempre più bassi”.

Formula1, La Ferrari si chiamerà SF-26

Roma, 9 gen. (askanews) – La Ferrari ha svelato il nome della monoposto in vista del Mondiale 2026 di Formula 1. Si chiamerà SF-26 la vettura che vedrà al volante Charles Leclerc e Lewis Hamilton, in una stagione che si preannuncia rivoluzionaria dal punto di vista tecnico e del regolamento. “Una nuova era inizia con la SF-26”, ha scritto la Scuderia di Maranello sui social. La livrea sarà presentata il prossimo 23 gennaio, mentre a fine mese ci saranno i primi test a porte chiuse a Barcellona. Il debutto ufficiale è previsto a Melbourne in occasione del GP di Australia nel weekend del 6-8 marzo.

Papa Leone XIV condanna l’aborto: rifiuto categorico, nega l’accoglienza del dono della vita

Città del Vaticano, 9 gen. (askanews) – “La vita è un dono inestimabile che si sviluppa all’interno di un progetto di relazionalita basato sulla reciprocità e sul servizio. E alla luce di questa visione profonda della vita come dono da accudire, e della famiglia come sua custode responsabile, che si impone il rifiuto categorico di pratiche che negano o strumentalizzano l’origine della vita e il suo sviluppo. Tra queste, vi è l’aborto, che interrompe una vita nascente e nega l’accoglienza del dono della vita”. Così Papa Leone nel suo discorso oggi al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

“In tal senso, – ha poi subito aggiunto il pontefice – la Santa Sede esprime profonda preoccupazione in merito ai progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto ‘diritto all’aborto sicuro’ e ritiene deplorevole che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie”.

“L’obiettivo primario – ha concluso il pontefice – deve rimanere la protezione di ogni nascituro e il supporto effettivo e concreto a ogni donna affinche possa accogliere la vita”.

“La vocazione all’amore e alla vita, che si manifesta in modo eminente nell’unione esclusiva e indissolubile tra la donna e l’uomo, impone un imperativo etico fondamentale: mettere le famiglie nelle condizioni di accogliere e prendersi cura pienamente della vita nascente. Ciò e quanto mai prioritario specialmente in quei Paesi che stanno vivendo un drammatico calo del tasso di natalità”, ha ricordato Papa Leone XIV in un passaggio del suo lungo discorso pronunciato in Vaticano nel corso dell’udienza concessa ai rappresentanti del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

Ma, la maternità surrogata, “trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, viola la dignità sia del bambino ridotto a ‘prodotto’, sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo e alterando il progetto di relazionalità originaria della famiglia”. Ad affermarlo è stato Papa Leone XIV in un passaggio del suo lungo discorso ai rappresentanti del Corpo diplomatico accreditati presso la Santa Sede, ricevuti stamane in Vaticano.

“Simili considerazioni – ha poi aggiunto Papa Prevost – possono essere estese ai malati e alle persone anziane e sole, che talvolta faticano a trovare una ragione per continuare a vivere. E’ compito anche della società civile e degli Stati – ha quindi concluso – rispondere concretamente alle situazioni di fragilità, offrendo soluzioni alla sofferenza umana, quali le cure palliative, e promuovendo politiche di autentica solidarieta, anzichè incoraggiare forme di illusoria compassione come l’eutanasia”.

Papa Leone XIV ha poi chiesto di abolire la pena capitale nel mondo e garantire ai detenuti condizioni di vita umane. Incontrando stamane in Vaticano i rappresentanti del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede ha ricordato loro che i detenuti, “non possono mai essere ridotti alla stregua dei crimini che hanno commesso”.

“In questa occasione, desidero esprimere viva riconoscenza a quei Governi che hanno risposto positivamente all’appello del mio venerato Predecessore in favore di gesti di clemenza nel corso dell’Anno giubilare, – ha detto Papa Prevost – esprimendo l’auspicio affinchè lo spirito del Giubileo ispiri in modo permanente e strutturale l’amministrazione della giustizia così che le pene siano proporzionate ai reati commessi, siano garantite condizioni dignitose ai reclusi, soprattutto ci si adoperi per l’abolizione della pena di morte, provvedimento che annienta ogni speranza di perdono e di rinnovamento”, ha detto. “Non possiamo poi dimenticare la sofferenza di tanti detenuti per motivi politici, presenti in molti Stati”, ha quindi voluto aggiungere il Pontefice.

Papa Leone XIV: preoccupa la debolezza del multilateralismo. La guerra è tornata di moda

Roma, 9 gen. (askanews) – Siamo in un tempo molto simile a quello della caduta dell’Impero romano e “come allora siamo in un’epoca di profondi movimenti migratori; come allora siamo in un tempo di profondo riassetto degli equilibri geopolitici e dei paradigmi culturali; come allora siamo, secondo la nota espressione di Papa Francesco, non in un’epoca di cambiamento ma in un cambiamento d’epoca”. Questa l’analisi di Papa Leone fatta oggi davanti agli ambasciatori di tutto il mondo riuniti in Vaticano per i saluti al pontefice.

“Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. – ha detto loro il Papa nel corso del suo discorso – A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. E stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui”.

“Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sè, nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia piu perfetta tra gli uomini, ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio. Ciò – ha concluso Papa Prevost – compromette gravemente lo stato di diritto, che e alla base di ogni pacifica convivenza civile”.

“L’importanza del diritto umanitario internazionale”, ed il suo “rispetto non può dipendere dalle circostanze e dagli interessi militari e strategici”, ha sottolineato Papa Leone al corpo diplomatico ricevuto stamane in Vaticano. “Il diritto umanitario, oltre a garantire, nelle piaghe della guerra, un minimo di umanità, è un impegno che gli Stati hanno preso. – ha detto loro il pontefice – Esso deve sempre prevalere sulle velleità dei belligeranti, al fine di mitigare gli effetti devastanti della guerra, anche in un’ottica di ricostruzione”. “Non si puo tacere che la distruzione di ospedali, di infrastrutture energetiche, di abitazioni e di luoghi essenziali alla vita quotidiana costituisce una grave violazione del diritto umanitario internazionale”, ha quindi proseguito il Papa ricordando che “la Santa Sede ribadisce con fermezza la propria condanna di ogni forma di coinvolgimento dei civili nelle operazioni militari e auspica che la Comunita internazionale ricordi che la tutela del principio dell’inviolabilità della dignità umana e della sacralità della vita conti sempre di più di qualsiasi mero interesse nazionale”.

Le Nazioni Unite “hanno mediato conflitti, promosso lo sviluppo ed aiutato gli Stati nella protezione di diritti umani e libertà fondamentali. In un mondo attraversato da sfide complesse come le tensioni geopolitiche, le disuguaglianze e le crisi climatiche l’organizzazione dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale, contribuendo a costruire un futuro piu giusto”, ha ricordato Papa Leone nel suo discorso al Corpo diplomatico ricevuto oggi in Vaticano.

“Si rendono pertanto necessari – ha detto – sforzi affinchè le Nazioni Unite non solo rispecchino la situazione del mondo odierno e non quello del dopoguerra, ma anche affinchè siano più orientate ed efficienti nel perseguire non ideologie ma politiche volte all’unità della famiglia dei popoli”. Il Papa ha, quindi, ripetuto che “lo scopo del multilateralismo e, dunque, offrire un luogo perche le persone possano incontrarsi e parlare, sul modello dell’antico foro romano o della piazza medievale”. Tuttavia, ha fatto notare, “per dialogare occorre intendersi sulle parole e sui concetti che esse rappresentano. Riscoprire il significato delle parole e forse una delle prime sfide del nostro tempo. Quando le parole perdono la loro aderenza alla realta e la realta stessa – ha concluso il Pontefice – diventa opinabile e in ultima istanza incomunicabile”.

Papa Leone inoltre è tornato, in particolare, a condannare il “protrarsi della guerra in Ucraina, con il carico di sofferenze inflitte alla popolazione civile”. “Dinanzi a tale drammatica situazione, la Santa Sede riafferma con decisione l’urgenza di un cessate-il-fuoco immediato e di un dialogo animato dalla ricerca sincera di vie capaci di condurre alla pace”. “Alla Comunita internazionale rivolgo un pressante appello affinché – ha detto – non venga meno l’impegno nel perseguire soluzioni giuste e durature a tutela dei più fragili e per ridare speranza alle popolazioni colpite, rinnovando la piena disponibilità della Santa Sede ad accompagnare ogni iniziativa che favorisca la pace e la concordia”.

Papa Leone ha anche ricordato la situazione di Gaza: in Terra Santa, “nonostante la tregua annunciata ad ottobre, la popolazione civile continua a patire una grave crisi umanitaria, che aggiunge ulteriore sofferenza a quelle gia vissute. La Santa Sede guarda con particolare attenzione ad ogni iniziativa diplomatica che provveda a garantire ai palestinesi della Striscia di Gaza un futuro di pace e di giustizia durature nella propria terra, cosi come all’intero popolo palestinese e all’intero popolo israeliano”. “In particolare, la soluzione a due Stati permane la prospettiva istituzionale che viene incontro alle legittime aspirazioni di entrambi i popoli – ha poi chiarito Papa Leone – mentre si rileva, purtroppo, l’aumento delle violenze in Cisgiordania, perpetrate contro la popolazione civile palestinese, che ha il diritto a vivere in pace nella propria terra”.

Commercio, Istat: a novembre vendite al dettaglio +0,5%, su anno +1,3%

Roma, 9 gen. (askanews) – A novembre 2025 in Italia le vendite al dettaglio hanno registrato, rispetto al mese precedente, una crescita sia in valore sia in volume: rispettivamente +0,5% e +0,6%. L’aumento ha riguardato tanto i beni alimentari, +0,5% sia in valore sia in volume, quanto quelli non alimentari, +0,7% sia in valore sia in volume. Lo ha reso noto l’Istat.

Su base tendenziale, a novembre 2025, le vendite al dettaglio registrano una crescita dell’1,3% in valore e dello 0,5% in volume. Le vendite dei beni alimentari aumentano in valore (+1,3%) e calano in volume (-0,5%) mentre quelle dei beni non alimentari aumentano sia in valore (+1,4%) sia in volume (+1,1%).

Per quanto riguarda i beni non alimentari, prosegue l’Istat, si registrano variazioni tendenziali prevalentemente positive tra i vari gruppi di prodotti. L’aumento maggiore riguarda i Prodotti di profumeria, cura della persona (+5,9%), mentre il calo più consistente si osserva per gli Altri prodotti (-0,4%).

Rispetto a novembre 2024, il valore delle vendite al dettaglio è in aumento per la grande distribuzione (+2,1%) e il commercio elettronico (+8,3%), mentre registra una flessione per le imprese operanti su piccole superfici (-0,5%) e le vendite al di fuori dei negozi (-1,9%). “Rispetto allo scorso anno, il valore delle vendite è in crescita esclusivamente per la grande distribuzione e il commercio online; quest’ultimo, in particolare, vede l’aumento più significativo da marzo 2023”, è il commento dell’Istat.

Commercio, Eurostat: a novembre vendite al dettaglio eurozona +0,2%

Roma, 9 gen. (askanews) – Consumi avanti piano nell’eurozona. A novembre 2025, rispetto a ottobre 2025, il volume del commercio al dettaglio destagionalizzato è aumentato dello 0,2% sia nell’area dell’euro che nell’Ue. E’ quanto emerge dalle prime stime di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea.

A novembre 2025, rispetto a novembre 2024, l’indice delle vendite al dettaglio corretto per gli effetti di calendario è aumentato del 2,3% sia nell’area dell’euro che nell’Ue.

Meloni: con Mattarella rapporti ottimi, quando va difesa Italia c’è

Roma, 9 gen. (askanews) – Con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “i rapporti sono ottimi, devo dire la verità. Leggo spesso le ricostruzioni di nervosismo, di scontri. Non siamo sempre d’accordo ovviamente, lo ha dichiarato anche lui quando disse che firma cose sulle quali non è d’accordo. Ma c’è una cosa che per me fa totalmente la differenza: Mattarella, quando si tratta di difendere l’interesse italiano, c’è. Questo per me vale tutto perché poter contare su un capo dello Stato che, soprattutto nel rapporto con l’estero, nelle grandi questioni che affrontiamo, aiuta a rafforzare il ruolo dell’Italia e a difendere l’interesse nazionale, fa la differenza”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“Sulle questioni interne, immagino che le sue posizioni personali non siano sempre le nostre però entrambi sappiamo qual è il nostro ruolo e entrambi collaboriamo in maniera ottima: vedo un racconto spesso sulla stampa molto diverso dalla realtà che vivo e quindi non vorrei ci fosse il tentativo di costruire uno scontro con il Quirinale per interessi diversi, guardando alla riforma del premierato per poter dire che la Meloni vuole mettere le mani sul sul Quirinale. Vi ricordo che non c’entra perché con la riforma i poteri rimangono gli stessi”.

“Questa costruzione porta a dover per forza raccontare che ci sono problemi, anche quando problemi non ci sono poi, quando non siamo d’accordo ovviamente ne parliamo. Cerchiamo sempre delle soluzioni e le abbiamo sempre trovate”, ha concluso.

Venezuela, Trump: Caracas sta collaborando, annullato nuovo attacco. Il Papa: cercare soluzioni pacifiche

Roma, 9 gen. (askanews) – “Seguo con attenzione la situazione in Venezuela e auspico che con la presidente Delcy Rodríguez si apra una nuova stagione di relazioni costruttive fra Roma e Caracas”, lo ha dichiarato la premier Giorgia Meloni in una nota rivolta alla neo presidente del Venezuela Delcy Rodriguez.

“Esprimo gratitudine per la scelta di avviare la liberazione di detenuti politici, fra i quali anche italiani, e spero vivamente che questo percorso prosegua con ulteriori passi nella medesima direzione”, aggiunge la presidente del Consiglio.

“Il Venezuela sta rilasciando un gran numero di prigionieri politici in segno di ‘ricerca della pace’. Si tratta di un gesto molto importante e intelligente. Gli Stati Uniti e il Venezuela stanno lavorando bene insieme, soprattutto per quanto riguarda la ricostruzione, in una forma molto più grande, migliore e più moderna, delle loro infrastrutture petrolifere e del gas. Grazie a questa cooperazione, ho annullato la seconda ondata di attacchi precedentemente prevista, che a quanto pare non sarà necessaria; tuttavia, tutte le navi rimarranno al loro posto per motivi di sicurezza”. Lo ha scritto oggi su Truth Social il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. “Almeno 100 miliardi di dollari saranno investiti dalle grandi compagnie petrolifere, che incontrerò oggi alla Casa Bianca. Grazie per l’attenzione! Presidente DJT”, ha concluso Trump.

Intanto Papa Leone rinnova la sua “viva preoccupazione” per “l’acuirsi delle tensioni nel Mar dei Caraibi e lungo le coste americane del Pacifico”. Lo ha fatto nel suo lungo discorso stamane in Vaticano dove ha ricevuto i rappresentanti del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

“Desidero rinnovare un pressante appello a cercare soluzioni politiche pacifiche alla presente situazione, avendo a cuore il bene comune delle popolazioni e non la difesa di interessi di parte. – ha detto il Pontefice – Ciò vale in particolare per il Venezuela, in seguito ai recenti sviluppi. Rinnovo, al riguardo, l’appello a rispettare la volontà del popolo venezuelano e ad impegnarsi per la tutela dei diritti umani e civili di ognuno e per l’edificazione di un futuro di stabilità e di concordia”.

Fine vita, Meloni: compito Stato non è favorire percorsi suicidio

Roma, 9 gen. (askanews) – “Se io sia favorevole o meno dipende dai contenuti delle legge” sul fine vita e il suicidio assistito: “Su questo sta lavorando il Parlamento, quindi non ci sono iniziative governative, allo Stato attuale il Senato ha diverse proposte di legge che si stanno valutando. Quello che facciamo noi oggi è rimetterci al Parlamento e alle sue decisioni”, ma “il compito dello Stato e delle istituzioni non è favorire percorsi per suicidarsi, ma semmai cercare di rimuovere o di ridurre al minimo la solitudine e le difficoltà che peggiorano la situazione di chi ha gravi patologie e dei suoi familiari”. Così il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“Questo è il lavoro che fa governo – ha proseguito – e che abbiamo fatto con l’aumento delle risorse per le cure palliative, anche con questa legge di bilancio, con l’aumento delle risorse per l’assistenza domiciliare ed è quello che il governo fa con il prossimo ddl sui care giver familiari, che intendiamo portare in uno dei prossimi Consigli dei ministri. Il nostro compito è combattere la solitudine, l’abbandono, le difficoltà che spesso contribuiscono a far vedere l’opzione del suicidio assistito come un’unica opzione possibile”, ha concluso Meloni.

Strage di Crans Montana, Mattarella all’ospedale di Zurigo: l’Italia intera coinvolta

Roma, 9 gen. (askanews) – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prima di recarsi a Martigny dove si svolgerà la cerimonia commemorativa per le vittime della tragedia di Crans Montana, ha voluto fare tappa all’ospedale di Zurigo per incontrare i familiari dei due ragazzi che sono ricoverati in quella struttura. Si è poi intrattenuto con i medici in ospedale che ha ringraziato insieme al personale della Protezione Civile. Ora il capo dello Stato si sposterà in aereo a Ginevra per poi proseguire in auto sino a Martigny. Lo fanno sapere fonti del Quirinale.

Ai medici Mattarella ha detto: “Sono venuto qui per ringraziarvi e per tramettere ai genitori dei ragazzi la partecipazione e il sentimento dell’Italia intera coinvolta nell’angoscia per quello che è accaduto e nella speranza che i giovani possono riprendere la loro vita nel migliore dei modi”.