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venerdì, 13 Febbraio, 2026
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Strage di Crans Montana, Mattarella all’ospedale di Zurigo: l’Italia intera coinvolta

Roma, 9 gen. (askanews) – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prima di recarsi a Martigny dove si svolgerà la cerimonia commemorativa per le vittime della tragedia di Crans Montana, ha voluto fare tappa all’ospedale di Zurigo per incontrare i familiari dei due ragazzi che sono ricoverati in quella struttura. Si è poi intrattenuto con i medici in ospedale che ha ringraziato insieme al personale della Protezione Civile. Ora il capo dello Stato si sposterà in aereo a Ginevra per poi proseguire in auto sino a Martigny. Lo fanno sapere fonti del Quirinale.

Ai medici Mattarella ha detto: “Sono venuto qui per ringraziarvi e per tramettere ai genitori dei ragazzi la partecipazione e il sentimento dell’Italia intera coinvolta nell’angoscia per quello che è accaduto e nella speranza che i giovani possono riprendere la loro vita nel migliore dei modi”.

Crans Montana, Meloni: vietare nei locali candele scintillanti

Roma, 9 gen. (askanews) – “Quando accadono” tragedie come quella del rogo al Bar Le Constellation di Crans Montana “credo ci si debba sempre chiedere che cosa si può imparare e penso che, anche dialogando con l’opposizione, noi dovremmo ragionare della possibilità di vietare nei locali al chiuso l’uso degli scintillii che vengono messi nelle bottiglie per festeggiare perché è comunque un elemento che può essere di pericolosità”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa di inizio anno organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“Avendo noi degli imprenditori abilissimi – ha proseguito la premier – immagino che si possano trovare mille altri modi per festeggiare senza rischiare che un locale possa andare a fuoco”.

Docente italiano privato dei figli protesta ad ambasciata giapponese

Roma, 9 gen. (askanews) – Una protesta davanti all’ambasciata giapponese a Roma, ma anche incontri con la parlamentare di Forza Italia, Rosaria Tassinari, con il sindaco e il vicesindaco di Forlì, Gian Luca Zattini e Vincenzo Bongiorno, con il consigliere regionale, Luca Pestelli, e un confronto con l’associazione “Genitori Sottratti”: si moltiplicano gli sforzi del docente universitario di fisica in Giappone, Michele Dall’Arno, per poter rivedere i suoi figli di sette, cinque e due anni portati via dalla moglie il 31 ottobre scorso dalla loro casa a Toyohashi, a sud-ovest di Tokyo.

“Sono disposto a tutto per rivedere i miei bambini”, ha detto ad askanews dalla sua casa di Forlì dove si trova per le vacanze natalizie e da dove continua a battersi per ottenere un affidamento condiviso dei figli di cui non ha notizie ormai da due mesi e mezzo. Anche il consolato di Osaka, che assiste il docente dall’inizio della vicenda, non ha avuto riscontro alle richieste inviate alla donna per poter avere notizie sullo stato di salute dei bambini. “Il consolato ha chiesto una videochiamata e mia moglie l’ha rifiutata”, ha ricordato il docente, precisando di aver poi fornito alle autorità consolari “gli estremi dell’avvocato di mia moglie, ma anche in questo caso non ci sono novità”.

Durante la protesta tenuta davanti alla sede diplomatica giapponese, “la polizia, che ringrazio molto, mi ha aiutato ad avere contatti, meramente informativi, con il personale italiano”, ha raccontato Dall’Arno, precisando che aveva fatto richiesta per essere ricevuto, caduta nel vuoto. Nell’incontro avuto con la parlamentare Tassinari, “che è di Forlì, la mia città, mi è stato detto che contatterà il ministero degli Esteri, di fronte al quale vorrei andare la settimana prossima, chiedendo magari di essere ricevuto”.

Dell’Arno ha tenuto a rimarcare i tempi stretti per una soluzione alla sua vicenda: dopo la prima udienza tenuta lo scorso 11 dicembre, in cui “mia moglie ha chiesto gli alimenti, che sono letteralmente pagamenti per darmi la speranza di rivedere i bambini”, ad aprile “mia moglie sarà in grado di pignorarmi lo stipendio e vorrei sottolineare che non stiamo parlando di un caso di separazione, di divorzio, in cui si pagano gli alimenti, ma di sequestro di minori”. Il docente ha quindi espresso l’intenzione di licenziarsi a fine marzo, ma “non perché non voglio pagare gli alimenti ai miei figli, ma perché io non ci sto a un gioco in cui prima sequestrano i bambini, poi mi si chiede denaro e solo dopo mi si dice se, come e quando, magari in un’aula di tribunale chiusa a chiave, potrò occasionalmente vedere i miei bambini”.

Dell’Arno ha ricordato infatti il caso di “Tommaso Perina, un padre veneto che è passato attraverso questa situazione prima di me” a cui la moglie ha rapito i figli nel 2016, che “vedeva un’ora al mese in un’aula di tribunale chiusa a chiave dall’esterno, alla presenza dell’avvocato della moglie, senza poter fare fotografie e senza poter dare ai bambini dei regali”.

“Io ho sempre detto, e anche messo per iscritto al tribunale, che sono a favore dell’affidamento condiviso, perchè credo che i bambini hanno abbiano bisogno di entrambi i genitori”, ha rimarcato dall’Arno, sollecitando quindi un intervento deciso da parte delle istituzioni, per risolvere in tempi rapidi la vicenda, perchè “i miei figli hanno bisogno di un padre adesso, non fra 10 anni”.

Crans Montana, Mattarella a ospedale Zurigo: Italia intera coinvolta

Roma, 9 gen. (askanews) – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prima di recarsi a Martigny dove si svolgerà la cerimonia commemorativa per le vittime della tragedia di Crans Montana, ha voluto fare tappa all’ospedale di Zurigo per incontrare i familiari dei due ragazzi che sono ricoverati in quella struttura. Si è poi intrattenuto con i medici in ospedale che ha ringraziato insieme al personale della Protezione Civile. Ora il capo dello Stato si sposterà in aereo a Ginevra per poi proseguire in auto sino a Martigny. Lo fanno sapere fonti del Quirinale.

Ai medici Mattarella ha detto: “Sono venuto qui per ringraziarvi e per tramettere ai genitori dei ragazzi la partecipazione e il sentimento dell’Italia intera coinvolta nell’angoscia per quello che è accaduto e nella speranza che i giovani possono riprendere la loro vita nel migliore dei modi”.

Minori, Meloni: in arrivo altro provvedimento su maranza e baby gang

Roma, 9 gen. (askanews) – Il governo sta lavorando a un provvedimento per contrastare il fenomeno delle baby gang. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

La premier ha ricordato il lavoro fatto dal governo sulla materia “con il decreto Caivano” per il quale “fummo accusati di arrestare i bimbi. Ricordo un titolo indimenticabile: il governo vuole arrestare i bimbi. Non è chiaramente il nostro intento. Noi vogliamo salvare quei minori: non sfugge a nessuno che la criminalità organizzata usa manovalanza sempre più giovane perché questi ragazzi non si potevano arrestare”.

Meloni ha ammesso però che il decreto Caivano “non basta perché il fenomeno dei maranza e delle gang giovanili continua a imperversare quindi stiamo lavorando a un altro provvedimento specifico su questo tema che verrà presentato nei prossimi Cdm”. La premier ne ha anticipato alcuni contenuti: “Quasi sempre questi atti di violenza sono commessi con armi da taglio più che da fuoco. Quindi penso vada vietato il porto con una aggravante nel caso di persone travisate o gruppi di persone che si riuniscono in luoghi sensibili. Va vietata la vendita anche online di armi da taglio e simili. Ci saranno sanzioni nei confronti dei genitori responsabili di questi minori. Queste sono alcune misure su cui stiamo lavorando”.

Cinema, aumentano nelle sale le copie per "Primavera" di Michieletto

Roma, 9 gen. (askanews) – Prosegue il cammino al box office di “Primavera”, esordio di Damiano Michieletto con Tecla Insolia e Michele Riondino, che continua a mantenersi nelle prime posizioni del boxoffice registrando un importante riscontro del pubblico in sala. Uscito nelle sale il 25 dicembre, il film ha raggiunto finora un incasso complessivo di 1.556.418 euro, un traguardo significativo che conferma l’attenzione costante degli spettatori e una performance sorprendente per un esordio.

Dopo l’anteprima al Festival di Toronto e il passaggio in altri festival internazionali, dove ha ottenuto importanti riconoscimenti (tra cui il Premio del Pubblico al Festival di Chicago), “Primavera” è uscito nelle sale italiane il 25 dicembre e le copie verranno aumentate nella terza settimana dal giorno di uscita.

“L’uscita del 25 dicembre è stata il fulcro della strategia distributiva e il principale driver del successo di ‘Primavera’. Il film è stato lanciato come una release mirata, partendo da 211 copie studiate, per poi espandersi progressivamente grazie alla risposta del pubblico e alla crescente domanda da parte degli esercenti. Alla terza settimana di programmazione, ha raggiunto le 293 sale, un dato che testimonia come la finestra natalizia, se supportata da un titolo di qualità, possa generare valore e sostenibilità anche per un esordio italiano in un contesto altamente competitivo” ha commentato Carlos Prada per Warner Bros. Pictures.

“Siamo molto felici del risultato di ‘Primavera’, e della scelta di Warner Bros. di proporlo in un periodo così competitivo come il Natale: non c’è nulla di più bello che vedere come il pubblico apprezzi i film italiani di qualità e come il passaparola sia ancora il migliore e più efficace strumento di promozione” ha aggiunto Francesca Cima per Indigo Film.

Ces 2026, un Notturno di Chopin in versione robotica

Las Vegas, 9 gen. (askanews) – Al Ces di Las Vegas la tecnologia incontra la musica. Tra i padiglioni della fiera, alla North Hall del Las Vegas Convention Center, due robot sono seduti al piano e suonano un Notturno di Chopin davanti ai visitatori.

La dimostrazione è di Realhand, azienda specializzata nello sviluppo di mani robotiche ad alta precisione. Sistemi progettati per replicare la destrezza della mano umana, con movimenti fluidi e controllo millimetrico delle dita, proprio come richiesto per suonare il pianoforte.

Un esperimento che va oltre lo spettacolo: le stesse tecnologie di Realhand sono pensate per l’industria, la riabilitazione e la robotica collaborativa.

Strage di Crans Montana, i Moretti in tribunale sotto scorta- Oggi lutto nazionale in Svizzera

Roma, 9 gen. (askanews) – Accusati di omicidio colposo, i due gestori del Le Constellation – il locale nella località sciistica svizzera di Crans Montana, dove 40 persone sono morte e altre 116 sono rimaste ferite nella strage di Capodanno – sono stati ascoltati per la prima volta in qualità di indagati, questa mattina. I coniugi Jaques e Jessica Moretti sono arrivati poco prima delle 8 all’Ufficio centrale del pubblico ministero del Vallese, come ha riferito la Rts (Radio televisione svizzera). Presenti sul posto una cinquantina di giornalisti svizzeri, italiani e francesi.

Accompagnati dai loro avvocati, i due gestori sono stati scortati dalla polizia, che li ha aiutati a entrare nell’edificio. Malgrado le numerose domande dei giornalisti, i coniugi non hanno rilasciato dichiarazioni. Come pure i loro tre avvocati.

I proprietari del Constellation devono rispondere di omicidio colposo, incendio colposo e lesioni personali colpose. Dalle 8 sono stati interrogati sulla loro situazione personale. Rts ha chiarito che oggi non saranno ascoltati sui fatti avvenuti durante la notte di San Silvestro, in cui hanno perso la vita anche sei cittadini italiani e ne sono rimasti feriti altri undici.

Dalle 8 circa di questa mattina, la coppia di francesi è stata interrogata sulla situazione personale. Le tre procuratrici che hanno convocato i coniugi mirano in particolare a fare maggiore chiarezza sul patrimonio immobiliare dei due.

Salvo imprevisti, confermano i media svizzeri, i proprietari del locale – che aveva la licenza come bar – non saranno ascoltati oggi sui fatti, vale a dire sulle cause che potrebbero aver portato alla morte di quaranta persone, oltre la metà delle quali di età inferiore ai 18 anni.

Diversi avvocati delle vittime, ha confermato Rts, possono assistere all’audizione.

Tutta la Svizzera è chiamata oggi, nel giorno di lutto nazionale, a rendere omaggio alle giovani vittime dell’incendio che ha devastato la stazione sciistica svizzera di Crans-Montana la notte di Capodanno, provocando 40 morti e 116 feriti.

Le autorità federali e le chiese svizzere hanno invitato il pubblico a osservare un minuto di silenzio alle 14. Le campane delle chiese suoneranno poi in tutto il territorio alpino.

Contemporaneamente, si terrà una cerimonia commemorativa a Martigny, una cittadina nella valle del Rodano, non lontano da Crans-Montana. Si prevede che la capienza e le condizioni meteorologiche del locale saranno più favorevoli rispetto alla stazione sciistica vallesana, imbiancata dalla neve da giovedì sera, ma anche gli abitanti di Crans-Montana potranno seguire le cerimonie grazie a maxischermi.

“La pausa che tutta la Svizzera è invitata a osservare venerdì alle 14 simboleggia il lutto che unisce il Paese alle famiglie e agli amici direttamente colpiti”, ha annunciato il governo in un comunicato. Francia e Italia, particolarmente colpite dalla tragedia, con rispettivamente nove e sei morti e numerosi feriti, saranno rappresentate dai presidenti Emmanuel Macron e Sergio Mattarella. È atteso anche il primo ministro belga Bart De Wever.

In totale, 19 nazionalità sono state colpite dal disastro, che ha causato 40 vittime, metà delle quali minorenni, e 116 feriti. Secondo l’ultimo conteggio, 83 feriti rimangono ricoverati in ospedale in Svizzera e nei reparti grandi ustionati in Francia, Italia, Germania e Belgio.

L.elettorale, Meloni: c’è dialogo con opposizione, riforma conviene anche a Schlein

Roma, 9 gen. (askanews) – “Ci sono interlocuzioni con le opposizioni anche se non necessariamente al mio livello. Il mandato è anche a chi se ne occupa in Parlamento a dialogare con l’opposizione”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

Secondo la premier, anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, dovrebbe essere “favorevole” alla riforma che sta pensando il centrodestra, un proporzionale con premio di maggioranza, perché “è una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida: sarebbe un vantaggio per tutti e potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l’opposizione che per la maggioranza”.

“La partita è più che aperta con una riforma di questo tipo e potrebbe dare al campo avverso una maggioranza più ampia di quella che otterrebbe con l’attuale legge. Perché il tema non è solo vincere ma riuscire a governare. È importante che i cittadini abbiano un potere reale, che vadano a votare e chi ha preso un voto in più possa governare e non ci siano scelte ricomposte nel palazzo”, ha concluso.

Ucraina, Meloni: l’Europa deve parlare anche con la Russia

Roma, 9 gen. (askanews) – “Penso che Macron abbia ragione: credo che sia arrivato il momento in cui anche l’Europa parli con la Russia, perché se l’Europa decide di partecipare a questa fase di negoziazioni parlando solo con una delle due parti in campo, temo che alla fine il contributo positivo che può portare sia limitato”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

Referendum, Meloni: 22 e 23 marzo la data più probabile

Milano, 9 gen. (askanews) – “Dobbiamo dare una data” per il referendum sulla riforma della Giustizia “entro il 17 gennaio, lo farà il prossimo Cdm. La data del 22 e 23 marzo è quella che a oggi mi sembra più probabile”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“Vedo anche io – ha detto rispondendo ad una domanda in merito -un intento dilatorio nelle polemiche dei giorni scorsi, ma non c’è alcuna impasse. Non c’è da parte nostra alcun intento di forzare, non abbiamo ragione per forzare, la data ci sembra ragionevole e ci consente nel caso in cui il sì, di portare a casa le norme attuative in tempo prima della definizione del nuovo Csm”.

Ucraina, Meloni: non necessario invio soldati italiani

Roma, 9 gen. (askanews) – L’invio di soldati italiani in Ucraina non è necessario. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“La ragione per cui non ritengo necessario l’invio di soldati italiani in Ucraina, è perché il principale strumento oggi individuato per costruire solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina e un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all’articolo 5 della Nato”, ha spiegato.

Quanto a un invio di militari nell’ambito di una eventuale missione Onu, Meloni ha detto: “Non c’è questa opzione sul campo oggi, di un intervento di forza multinazionale con l’ombrello Onu: si sta parlando oggi dell’istituzione di una forza multinazionale nell’ambito della coalizione dei volenterosi senza l’ombrello Onu”.

Groenlandia, Meloni: non credo in un’azione militare Usa

Roma, 9 gen. (askanews) – “Continuo a non credere nell’ipotesi che gli Stati Uniti avvino un’azione militare per assumere il controllo della Groenlandia, opzione che chiaramente non condividerei. L’ho già messo nero su bianco ma che credo non converrebbe a nessuno, neanche agli Stati Uniti”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare. Questa posizione “è stata ribadita anche nello statement sottoscritto dai principali leader europei”, ha aggiunto.

“Allo stato attuale, l’ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stata esclusa sia da da Marco Rubio che dallo stesso Donald Trump”, ha sottolineato la premier.

“Penso che l’amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia soprattutto ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia e in generale dell’area Artica per i suoi interessi e per la sua sicurezza”, ha aggiunto Meloni ricordando che si tratta di un’area agiscono molti attori stranieri e “continuo a credere che il messaggio che gli Usa vogliono dare è che non accetteranno ingerenze eccessive di altri attori stranieri in una area così strategica per la loro sicurezza e per i loro interessi. Ma questo è un tema che dal mio punto di vista coinvolge anche noi” e “oggettivamente ci deve interessare particolarmente”.

Venezuela: Meloni: non smetteremo di occuparci di Trentini

Roma, 9 gen. (askanews) – “Il governo italiano si occupa della vicenda di Alberto Trentini quotidianamente da diciamo 400 giorni” ma “non è l’unico italiano detenuto in Venezuela, lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali, che sono canali politici, diplomatici e di intelligence e non smetteremo di occuparci di questa vicenda fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa di inizio anno organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“Io ho parlato varie volte con la mamma di Alberto e chiaramente capisco il suo dolore e la sua difficoltà, è molto doloroso anche per me non riuscire a dare risposta nei tempi in cui vorrei darle, come immagino sappiate”, ha aggiunto Meloni.

La conferenza stampa di inizio anno della premier Giorgia Meloni

Roma, 9 gen. (askanews) – Nell’aula dei gruppi parlamentari si tiene la tradizionale conferenza stampa di inizio anno della premier Giorgia Meloni, organizzata dall’ordine dei giornalisti in collaborazione con l’associazione stampa parlamentare. Quaranta domande a cui la premier risponde, ecco le sue dichiarazioni

11:41 – “Continuo a non credere nell’ipotesi che gli Stati Uniti avvino un’azione militare per assumere il controllo della Groenlandia, opzione che chiaramente non condividerei. L’ho già messo nero su bianco ma che credo non converrebbe a nessuno, neanche agli Stati Uniti”,  ha detto Meloni. Questa posizione “è
stata ribadita anche nello statement sottoscritto dai principali leader europei”, ha aggiunto. “Allo stato attuale, l’ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stata esclusa sia da Marco Rubio che dallo stesso Donald Trump”, ha sottolineato la premier. “Penso che l’amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia soprattutto ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia e in generale dell’area Artica per i suoi interessi e per la sua sicurezza”, ha aggiunto Meloni
ricordando che si tratta di un’area agiscono molti attori stranieri e “continuo a credere che il messaggio che gli Usa vogliono dare è che non accetteranno ingerenze eccessive di altri attori stranieri in una area così strategica per la loro sicurezza e per i loro interessi. Ma questo è un tema che dal mio punto di vista coinvolge anche noi” e “oggettivamente ci deve interessare particolarmente”.

11:40 – “Saluto con gioia la liberazione di Biagio Pilieri” in Venezuela, “a quello che ci risulta è che ci sia un provvedimento di scarcerazione non ancora eseguito anche nei confronti di Luigi Gasperin”,  ha detto la presidente del Consiglio. “Io sono fiduciosa, considero – ha sottolineato la premier – il segnale dato dalla Presidente” venezuelana “Delcy Rodriguez un segnale di grande valore, un segnale unilaterale nel senso della pacificazione nel paese, lo cogliamo pienamente e penso che possa anche rappresentare un elemento molto importante nella definizione di relazioni nuove e diverse tra Italia e Venezuela”.

11:34 –  “Il governo italiano si occupa della vicenda di Alberto Trentini quotidianamente da diciamo 400
giorni” ma “non è l’unico italiano detenuto in Venezuela, lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali,  che sono canali politici, diplomatici e di intelligence e non smetteremo di occuparci di questa vicenda fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio”, ha detto la presidente del Consiglio   “Io ho parlato varie volte con la mamma di Alberto e chiaramente
capisco il suo dolore e la sua difficoltà, è molto doloroso anche per me non riuscire a dare risposta nei tempi in cui vorrei darle, come immagino sappiate”, ha aggiunto Meloni.

11:33 – “Diversi ministeri stanno lavorando all’equo compenso per i giornalisti, la questione mi sta a cuore, ne abbiamo parlato anche negli ultimi giorni soprattutto con il ministero della Giustizia, entro il mese di febbraio avremo le tabelle che servono per portare avanti un provvedimento che a me sta a cuore particolarmente”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni,

11;32 – “Abbiamo seguito e seguiamo la questione del rinnovo del contratto dei giornalisti, c’è un tavolo aperto, figuriamoci se non condivido il tema, penso si sappia che il governo ha a cuore il tema dei rinnovi
contrattuali, lo abbiamo dimostrato coi nostri provvedimenti” ma il contratto dei giornalisti “non dipende da noi, non mi è chiara la mobilitazione in questo contesto”,  ha detto Meloni facendo riferimento agli striscioni issati da alcuni esponenti Fnsi all’inizio della conferenza stampa nell’aula dei
gruppi. “La responsabilità non è del governo, capisco il momento di visibilità ma l’immagine che ne esce è una contestazione a Meloni e non so se sia mai accaduto in passato su materie non di mia competenza. Possiamo fare moral suasion, siamo dalla vostra parte, ma non vorrei che ne venisse fuori l’immagine di una contestazione alla presidente del Consiglio su una cosa sulla quale la presidente del Consiglio non ha responsabilità”, ha aggiunto.

11:30 – “La mia solidarietà ai giornalisti che hanno subito intimidazioni e attentati non è mai mancata, chiara e netta, e voglio ribadirla anche in questa sede, perché la libertà di stampa è presupposto fondamentale dello stato di salute di qualsiasi nazione democratica e tutti siamo chiamati a difenderla”, ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni,  raccogliendo la sollecitazione del presidente dell’Ordine Bartoli e “aggiungendo alla lista anche l’assalto a La Stampa: i giornalisti non erano presenti ma erano l’oggetto di quella intimidazione”. Sul tema della sicurezza dei giornalisti, “sono contenta che si
apprezzi l’impegno che il governo aveva preso, in questa sede un anno fa, per garantire agli operatori inviati in zone sensibili di svolgere il loro lavoro nelle migliori condizioni di sicurezza. I numeri citati colpiscono ognuno di noi, e voglio cogliere questa occasione per rinnovare solidarietà e ringraziamento a tutti quei colleghi che con la loro professionalità e coraggio ci consentono di arrivare dove i nostri occhi altrimenti non potrebbero arrivare. Non solo all’estero, ma anche in Italia, in quei territori oltraggiati
dalla criminalità organizzata, quei luoghi che altrimenti sarebbero invisibili all’opinione pubblica”. Ed “è giusto rendere omaggio alla loro memoria, e sono contenta per il primo via libera da parte della Camera alla giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi. Confido che concluda presto il suo iter”. Ancora sulla sicurezza degli inviati in zone di guerra, “abbiamo organizzato un seminario ad hoc su questo, nel dl Ucraina è stata inserita la norma che i giornalisti free lance inviati in aree di guerra devono essere informati e avere una adeguata copertura assicurativa: servono risorse, le abbiamo reperite nel bilancio
della presidenza della Presidenza del Consiglio, per il riconoscimento all’editore che ne faccia richiesta di un contributo per assicurazione e formazione”.

11:29 – Sulla vicenda Paragon, con l’intrusione in dispositivi informatici di diversi giornalisti “confidiamo che si possa arrivare ad avere delle risposte”, ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare, sottolineando che “il Copasir ha escluso che ‘Graphite’, cioè il sistema che viene fornito da Paragon, sia stato adoperato nei confronti dei giornalisti”. La premier ha ricordato anche che su questa vicenda ci sono “due procure che stanno lavorando” e che “l’agenzia di intelligence sta fornendo tutto il supporto necessario”.

11:16 – “Giornalisti da dieci anni senza contratto ma alla Fieg finanziamenti milionari”. È la scritta che appare sugli striscioni della Federazione nazionale stampa italiana mostrati. Non appena la presidente del Consiglio ha preso posto nell’aula, la segretaria generale Fnsi Alessandra Costante, il presidente Vittorio Di Trapani e altri esponenti del sindacato dei giornalisti si sono alzati in piedi issando gli striscioni. Contro il mancato rinnovo del contratto i giornalisti italiani hanno scioperato lo scorso 28 novembre. La trattativa è allo stallo anche dopo l’ultimo tavolo che si è tenuto ieri.

Venezuela, gli italiani Gasperin e Pilieri liberati. Attesa per Trentini e altri connazionali

Roma, 9 gen. (askanews) – Le autorità venezuelane hanno finora liberato due cittadini italiani detenuti nelle carceri del Paese, l’imprenditore Luigi Gasperin e il giornalista e politico italo-venezuelano Biagio Pilieri.

Gasperin, 77 anni, cittadino solo italiano, era stato arrestato il 7 agosto 2025 a Maturin, nello Stato nord-orientale di Monagas, e detenuto in un centro nella zona di Prados del Este, a Caracas. L’arresto era scattato in seguito a un controllo per presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo presso gli Uffici di una società di cui Gasperin era socio di maggioranza e presidente.

Figlio di emigrati siciliani, Pilieri, 60 anni, che ha invece il doppio passaporto, era stato arrestato a Caracas nell’agosto del 2024 ed era detenuto nell’Helicoide, una delle prigioni più dure del Venezuela. Era stato accusato di terrorismo e tradimento della patria. Pilieri si era battuto negli ultimi anni per denunciare la chiusura di organi di informazione, la censura e altri problemi dell’editoria locale. Pilieri è anche leader del partito Convergenza, fondato nel 1993.

Le autorità di Caracas, che hanno annunciato ieri a sorpresa la liberazione di un “numero importante” di cittadini venezuelani e stranieri, non hanno fornito un elenco di nominativi e da parte italiana c’è l’attesa per la liberazione di altri italiani fra cui l’imprenditore torinese Mario Burlò e il cooperante Alberto Trentini.

Trattenuto secondo i familiari senza motivi chiari, Burlò sarebbe partito nel 2024 per andare in Venezuela per esplorare nuove opportunità imprenditoriali, ma non è più tornato. Trentini è stato arrestato il 15 novembre 2024 senza accuse mentre lavorava per la Ong Humanity & Inclusion. In totale sarebbero ancora 26 gli italiani detenuti, molti con doppia nazionalità.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto sapere ieri sera di essere è in contatto con l’ambasciatore a Caracas, con la rete consolare in Venezuela e con esponenti della Chiesa e società civile per accelerare la liberazione dei cittadini italiani. “Il ministro oltre al caso di Alberto Trentini sta facendo pressioni per la soluzione dei casi di tutti gli italiani detenuti. Al momento il governo ha posto in essere azioni che possano garantire una soluzione favorevole per ogni singolo detenuto”, recitava una nota diffusa ieri sera dalla Farnesina.

“Si tratta di un gesto di pace unilaterale e non è stato concordato con nessun’altra parte”, ha dichiarato il presidente del Parlamento venezuelano, Jorge Rodriguez, annunciando ieri l’imminente liberazione dei detenuti avvenuta a pochi giorni dalla cattura da parte statunitense dell’ormai deposto presidente venezuelano Nicolas Maduro. Finora, secondo i media venezuelani, avrebbero lasciato le carceri venezuelane già 250 detenuti su un totale di 400.

(nella foto a destra Biagio Pilieri, liberato insieme a Enrique Marquez ex candidato dell’opposizione)

Giornalisti, striscioni Fnsi su rinnovo contratto a conferenza stampa Meloni

Roma, 9 gen. (askanews) – “Giornalisti da dieci anni senza contratto ma alla Fieg finanziamenti milionari”. È la scritta che appare sugli striscioni della Federazione nazionale stampa italiana mostrati nell’aula dei gruppi parlamentari dove è iniziata la conferenza stampa della premier Giorgia Meloni organizzata dall’ordine dei giornalisti in collaborazione con l’associazione stampa parlamentare.

Non appena la presidente del Consiglio ha preso posto nell’aula, la segretaria generale Fnsi Alessandra Costante, il presidente Vittorio Di Trapani e altri esponenti del sindacato dei giornalisti si sono alzati in piedi issando gli striscioni.

Contro il mancato rinnovo del contratto i giornalisti italiani hanno scioperato lo scorso 28 novembre. La trattativa è allo stallo anche dopo l’ultimo tavolo che si è tenuto ieri.

L’unica strada possibile è l’Unione Europea

Tra due torti, non tra due ragioni

Scriveva Hegel che le grandi tragedie del mondo scaturiscono dal conflitto tra due ragioni. Oggi verrebbe da dire che ci troviamo semmai in bilico tra due torti: quello di Maduro, dittatore senza scrupoli e non meritevole di alcuna indulgenza, e quello di Trump, incarnazione di una geopolitica rude e qualche volta perfino brutale.

Un mondo diverso da quello che credevamo

Il nostro compito di Paese, sia chiaro, non è quello di prendere posizione, ma è quello di prendere atto che il mondo è altro da quello che pensavamo (o magari ci illudevamo) che potesse diventare. Dunque, questa volta davvero, è arrivato il momento dell’Europa, poiché le benevole divinità a stelle e strisce di un tempo non si occupano più di noi e poiché il pianeta si annuncia sempre più come un luogo ferino, che è bene cercare di frequentare armandosi di qualche buona e solida compagnia.

Il passo incerto del governo italiano

Lungo questa strada, pressoché obbligata, Meloni si muove fino ad ora con un passo tentennante. Forse perché ne intuisce le insidie e le fragilità, forse perché si illude di “gestire” Trump evitando di incorrere nelle sue ire e scommettendo di poterne levigare certe asperità, o forse perché crede sì alla prospettiva europea, ma non più di tanto, con qualche ragione, viste le oscillazioni anche degli altri Paesi chiamati in causa.

Eppure, l’unica strada possibile è quella dell’Unione Europea, naturalmente a patto che i Paesi che contano (il gruppetto dei “volenterosi”, come ora vengono chiamati) a loro volta imparino a tenere il punto. È ormai chiaro che, a forza di tentennare, si finirebbe tutti fuori strada.

 

Fonte: La Voce del Popolo, 8 gennaio 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia].

L’unica strada possibile è l’Unione Europea

Se non ora, quando? Il Vecchio continente alla prova della storia

Un tema ormai stringente

Ci ritornerò sopra sicuramente, perché il tema è diventato stringente e si è attualizzato, e non va per niente abbandonato.

Non si era infatti mai verificato prima d’ora che i tempi per un’Europa federata e politicamente unita fossero, a mio avviso, così maturi come lo sono diventati in questi ultimi giorni. Lo fanno capire alcuni studiosi con la vista lunga sull’Europa e la geopolitica, tra cui primeggia Sergio Fabbrini con i suoi costanti e ripetuti articoli sul Sole 24 Ore. E, paradossalmente, assieme ad altri studiosi con la vista corta però sui singoli Stati e sul nazionalismo europeo d’antan.

Geopolitica brutale e urgenza europea

Tempi maturi perché, dopo i recentissimi rapporti “amichevoli e pacifici” tra Maduro e Trump, con quest’ultimo pronto a sborsare miliardi di dollari per comprarsi la Groenlandia, che riscopre senza nessuna perplessità l’antica pirateria vichinga sequestrando due navi, di cui una di Putin, e più che mai pronto a ritirare il Nobel per la Pace – come chiede ripetutamente Salvini – tempi maturi, dicevo, per rendere attuale il titolo del noto romanzo di Primo Levi: Se non ora, quando?

Le radici storiche dell’idea europea

Sono passati poco meno di 200 anni da quando Giuseppe Mazzini unì le esigenze del particolare con quelle del generale e fece nascere, accanto alla “Giovine Italia”, la “Giovine Europa”.

Ed è quasi un secolo da quando don Luigi Sturzo parlò, dal suo esilio londinese, della necessità di creare gli “Stati Uniti d’Europa” (1924): circa 17 anni prima del Manifesto di Ventotene di Spinelli e Rossi (1941) e circa 28 anni prima del Trattato parigino della CECA (1952).

Il sogno europeo nella visione cristiana

Tralascio tutti gli europeisti convinti del dopoguerra. Tuttavia, mi si consenta in questo appunto di ricordare che lo stesso Papa Francesco, nella sua Enciclica Fratelli tutti del 2020, al paragrafo 10 del primo capitolo, scrive che «…si è sviluppato il sogno di un’Europa unita, capace di riconoscere radici comuni e di gioire per la diversità che la abita»: sogno di un’Europa unita, dunque.

Un comune sentire e un comune agire.

Persona, comunità, bene comune

Non ci sono dubbi sulle idee di europeismo nel mondo cattolico, che ha da sempre portato avanti il valore della persona in relazione: della persona sociale.

Quella della persona mai singola ed isolata individualità, ma sempre in rapporto con altre persone. Quella del Noi, e non dell’Io, lasciando l’Io nelle mani della sola intima spiritualità.

Una persona che, sin dalla sua dimensione nei mondi della vita civici e comunitari, fonda i suoi valori etici, sociali, politici e democratici sull’idea di fraternità ed uguaglianza anche fra diversi, e perfino di intesa e concordia fra avversari, su cui Aldo Moro lavorò molto, mantenendo sempre la rotta verso un’intesa orientata al bene comune di tutti.

Due sostantivi, fraternità ed uguaglianza, che – ricordo – sono stati fatti propri dalla Rivoluzione francese.

Nazionalismi, nostalgie e illusioni

I dubbi che però rimangono ai nostri giorni sono quelli relativi a un determinato mondo cattolico e laico tradizionalista che circola in Europa: un mondo nostalgico, che rivuole anche la Messa in latino, che crede nella differenza insanabile delle razze, e che è presente in diversi partiti politici conservatori.

Addirittura sotto la banale insegna di autonomia e di nazione, per tutti i pericoli di “sostituzioni etniche” paventate dalle tragiche ondate migratorie, e non solo per il denunciato aumento della criminalità, quasi sempre imputato ai migranti.

Basti guardarsi attorno e notare quanto sia ancora vivo e vegeto l’ottocentesco patriottismo nazionalistico, oggi sotto forma di sovranismo exit.

L’illusione dell’autosufficienza

E quanti illusi ci sono in circolazione che pensano – e si ingannano – che nel 2026 un singolo Stato europeo e una singola nazione europea, se non, follemente, una singola e microscopica regione come quella della Padania italiana, possano da soli e in autonomia affrontare gli urti e le insidie che provengono, anche solo sul piano della politica internazionale, dal confronto con Stati giganti come gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, nelle loro mature idee di espansione territoriale e di dominio economico.

Fare l’Europa, fare gli europei

Aggiungo allora che forse occorrerebbe scovare al più presto un Massimo d’Azeglio europeista dei nostri giorni che lanciasse l’idea di un auspicabile processo: «fatta l’Europa, occorre fare gli europei».

Un processo oggi urgentissimo, e al quale occorrerebbe che la von der Leyen si svegliasse un poco, per proporre sin dalle scuole elementari di tutti gli Stati un’educazione civica e culturale di taglio europeo. In modo tale che, in ogni singolo Stato, dopo la piega isolazionista presa dagli USA nei confronti di un’Europa definita “parassitaria”, se ne parlasse liberamente con gli occhi rivolti al futuro, e non al passato: al futuro dei nostri figli e nipoti, e non al passato dei nostri nonni e bisnonni.

Una scelta non più rinviabile

La mia opinione risiede allora nella speranza che oggi si sia finalmente capita l’esigenza di una urgente USE (Stati Uniti d’Europa), di un’Unione politica e federata sotto l’insegna della democrazia partecipata e dei suoi valori, compresi quelli della sussidiarietà.

Perché… se non ora, quando?

Ora tocca a Taiwan: Trump la consegna alla benevolenza di Xi

Il presidente degli Stati Uniti continua a sorprendere. Secondo il “New York Times” avrebbe affermato che la Po questione di Taiwan dipende “dal presidente Xi”. La frase chiave, in lingua originale, è questa: “It’s up to him to decide what he does with Taiwan”. Subito dopo però ha precisato di aver detto che sarebbe “very disappointed” (molto dispiaciuto) se la Cina muovesse offensivamente. 

La dichiarazione autorizza una doppia lettura. Da un lato sembra voler sminuire la tensione militare sullo Stretto di Taiwan invitando alla prudenza; dall’altro crea ambiguità sul ruolo di Washington nel deterrimento di un’eventuale azione cinese, rinviando la responsabilità decisionale a Pechino stessa, che considera Taiwan parte del suo territorio. 

Taipei, da parte sua, resta in allerta: secondo sondaggi locali una quota significativa della popolazione teme che l’isola sia “meno sicura” dopo certe aperture americane e il “disgelo” diplomatico tra Washington e Pechino. 

Reazioni internazionali

Pechino ribadisce da tempo che Taiwan è una questione considerata un “affare interno” e che la riunificazione è un obiettivo di principio. Recenti rapporti sui colloqui tra Xi Jinping e Trump sottolineano che il presidente cinese ha richiamato più volte la propria posizione di principio sulla questione e ha affermato che il “ritorno di Taiwan alla Cina” è parte dell’ordine internazionale postbellico, secondo il modello di visione imposto da Pechino stessa. 

Tra gli alleati occidentali si registra una certa cautela: mentre il tradizionale “impegno per il mantenimento dello status quo” nello Stretto rimane un punto condiviso, a caldo non sono emerse dichiarazioni forti di condanna o critica esplicita alla frase di Trump, in parte perché la posizione ufficiale resta quella di evitare un’escalation e di puntare sulla diplomazia.

Reazioni interne negli Stati Uniti

Sul fronte interno, la dichiarazione di Trump si inserisce in un quadro di crescente tensione politica. Il sistematico “andare oltre” le regole inizia a generare le prime controffensive. Il Senato ha votato ieri una risoluzione che ricorda come il Presidente debba ricevere dal Congresso l’autorizzazione ad intervenire militarmente all’estero. Cinque senatori repubblicani hanno contribuito in modo decisivo all’approvazione del testo, facendo suonare un campanello d’allarme per un Trump sempre più nervoso e infastidito.

Un effetto collaterale di un “dire e contraddire”

Certamente il caleidoscopio di dichiarazioni su Taiwan riflette una instabilità strategica che non rassicura né gli alleati né i più diretti interlocutori. Se da una parte Trump sembra invitare alla de-escalation con la Cina, la disinvolta apertura verso Xi Jinping apre spazi interpretativi che possono indebolire la deterrenza e aggravare le preoccupazioni regionali.

Ora, mentre Pechino rilancia le mire sull’isola, Taipei non mostra di cedere alle minacce. Ecco allora che il “dire e contraddire” di chi guida la prima potenza mondiale  finisce per iscriversi in una logica apparentemente priva di logica. Giorno dopo giorno, si logora quindi la credibilità della Casa Bianca.

Senza un centro nuovo, la politica italiana è destinata all’impotenza

Il rovesciamento dell’ordine politico globale

Viviamo una situazione politica difficilissima a livello internazionale, dove, al dominio della politica sull’economia e la finanza, si assiste al rovesciamento del NOMA (Non Overlapping Magisteria: la finanza detta gli obiettivi e l’economia reale e la politica seguono da accoliti subalterni), con alcuni autocrati (Trump, Putin, Xi Jinping) impegnati a stabilire un nuovo equilibrio mondiale fondato non più sullo Stato di diritto, ma sulla logica del dominio della forza sulla politica.

Anche in Europa, ultima sede delle patrie liberal-democratiche, complice una governance che induce all’impotenza politica e operativa, non sembrano imporsi leadership all’altezza dei tempi nuovi della geopolitica mondiale.

 

L’assenza dei fondatori e la crisi del Ppe

Mancano i grandi padri democratico-cristiani: Adenauer, De Gasperi, Monnet e Schuman, fondatori dell’Unione europea, come assai ridotta e ambigua è la funzione e il ruolo svolti dal Ppe, che raccoglie ciò che rimane di quella storica tradizione politico-culturale.

È scomparsa dal 1993, in Italia, la Dc, che del Ppe era una delle colonne essenziali, e sono fin qui falliti i diversi tentativi svolti per la ricomposizione politica dell’area cattolica nelle sue tre componenti fondamentali: democratica, liberale e cristiano-sociale.

 

La diaspora Dc e la necessità di fare chiarezza

È giunto il tempo per una riflessione approfondita sulla diaspora Dc e sulle prospettive politiche per i cattolici italiani, tuttora divisi su diversi fronti e con diverse prospettive. Ricevo quotidianamente note, osservazioni e proposte da amici, nelle quali emergono letture, in alcuni casi assai deformate, rispetto a quanto è realmente accaduto dal 1993 ai nostri giorni.

Ecco perché, credo, sarebbe opportuno approfondire i fatti, i documenti e le azioni intervenute in quei trentadue anni che ci separano dall’anno 1993, in cui si concluse la vicenda politica della Democrazia Cristiana.

 

Alcune letture utili

Ci possono aiutare, al riguardo, le seguenti letture:

 

– sulla fine della Dc, il libro di Andrea Vezzaro, La caduta. Cronache della diaspora democristiana 1993-1995, Ronzani Editore;

– sulla diaspora Dc, il mio libro Demodissea. La Democrazia Cristiana nella stagione della diaspora. Considerazioni sul periodo 1992-2020, Edizioni ALEF – Il Mio Libro

(https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/562226/demodissea/);

– sui tentativi di rinascita democristiana, la sintesi pubblicata su “Il Popolo”: La Democrazia Cristiana tra cronaca e storia. 1994-2025

(https://www.ilpopolo.cloud/516-la-democrazia-cristiana-tra-cronaca-e-storia-1994-2019.html).

 

Bipolarismo forzato e vuoto di centro

Una legge elettorale maggioritaria, il Rosatellum, continua a perpetuare un bipolarismo forzato tra due aree: l’una dominata dal partito di estrema destra della Meloni e l’altra da una sinistra alla ricerca perenne della propria identità, divisa nel confronto-scontro Schlein-Conte, sin qui incapaci di individuare una leadership con cui misurarsi alle prossime elezioni politiche.

Assai grave e dannosa continua, poi, l’assenza di un centro nuovo della politica italiana, ampio e plurale, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante dalla sinistra.

 

Proporzionale, riforme e iniziativa popolare

Un centro che, per poter nascere, richiederebbe il ritorno a una legge elettorale di tipo proporzionale con preferenze, mentre l’attuale maggioranza parlamentare ipotizza una legge elettorale, autentica “truffa”, con un premio di maggioranza garantito a una soglia (40 o 45%) che la rende assai più simile a una rinnovata legge Acerbo che a quella ipotizzata dalla Dc degasperiana nel 1953, la quale, in un contesto politico assai diverso, prevedeva un premio di maggioranza alla lista o coalizione che avesse ottenuto almeno il 51% dei voti.

Ecco perché assume particolare valore l’azione degli amici di Iniziativa Popolare per la raccolta firme a favore di due leggi: ritorno alla proporzionale e cancellierato sul modello tedesco, quale precondizione indispensabile per il progetto di composizione politica di un centro nuovo della politica italiana.

 

Una forza popolare per il futuro

Alla destra di Fratelli d’Italia-Lega e Forza Italia, divisi sulla politica estera, e alla sinistra incapace di trovare una sintesi su progetto e leadership, alla politica italiana sarebbe oltremodo necessaria una forza di ispirazione democratico-cristiana e popolare, capace di offrire speranza a quella maggioranza di elettori renitenti al voto.

Una forza in grado di definire un equilibrio tra gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e quelli delle classi popolari che, dopo tante promesse, stanno verificando sulla propria pelle la falsità di quei propositi. La propaganda sistematica, sostenuta dai mezzi televisivi e da media compiacenti, consente oggi a Meloni e C. di galleggiare, ma la realtà economica e sociale, fondata su un’ingiustizia fiscale sempre più grave, finirà per imporsi.

 

La posta in gioco

Tra tassazione iniqua, promesse elettorali mancate (pensioni, accise, polizze, pedaggi autostradali, costo dei generi alimentari), anche quegli elettori che, come scriveva Flaiano, sono “sempre pronti a salire sul carro del vincitore” finiranno per cambiare orientamento.

Ma allora sarà indispensabile la presenza di quel centro nuovo della politica italiana che anche noi, Dc e Popolari, dovremo concorrere a costruire.

Rio Tinto e Glencore riprendono le trattative per la maxi fusione

Roma, 9 gen. (askanews) – Dopo circa due anni di stop Glencore e Rio Tinto hanno ripreso le trattative su una fusione che darebbe vita al primo gruppo globale nell’estrazione mineraria. Lo hanno comunicato separatamente le due società nel corso della notte.

L’operazione si configurerebbe come una acquisizione di Glencore da parte di Rio Tinto. I termini di una eventuale combinazione devono essere ancora discussi e le società precisano che non vi è certezza di un’intesa. Secondo il Financial Times nell’eventualità che procedano i due gruppi darebbero vita a un gigante con un valore stimato oltre 260 miliardi di dollari. (fonte immagine: Tio Tinto)

Bce, Lagarde esclude ritorno in politica, "il populismo sta crescendo"

Roma, 9 gen. (askanews) – La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde esclude di tornare in politica, in particolare per le elezioni presidenziali in Francia. “No, non penso”, ha risposto ad una domanda su questo tema in una intervista a Bloomberg trasmessa questa mattina. “Ho visto presidenti andare e venire, li ho visti invecchiare e cambiare e direi che ‘si fa troppo tardi’, ha scherzato usando una espressione inglese (“va oltre i miei orari per andare a dormire”).

“Sono qui e ora. Ma la questione chiave è che ho sempre assunto dei rischi, non ho mai assicurato la mia posizione, il mio futuro, la mia pensione: no – ha detto – a volte devi semplicemente lanciarti”.

Nell’intervista non sono state poste a Lagarde domande sulle recenti polemiche in merito alla sua retribuzione. Secondo una ricostruzione del Financial Times è del 50% superiore a quanto riportato dall’istituzione (726.000 euro nel 2024, circa quattro volte quello che guadagna il suo omologo statunitense Jerome Powell, presidente della Federal Reserve). Lagarde per parte sua non ha fatto menzione del tema.

Ha invece parlato del “populismo”. “Il populismo sta certamente crescendo e in molti paesi abbiamo leader populisti, a destra e a sinistra, che perseguono l’obiettivo facile, il ragionamento facile e il voto facile”, ha detto.

Sui processi decisionali nella Unione europea, “la bellezza dell’Europa è anche il flagello dell’Europa. La bellezza di essere insieme, di essere tolleranti, di rispettare i diversi punti di vista, di elaborare il consenso e muoversi piano, rispettando le fondamenta democratiche, e di tenere tutto questo assieme: questa è la bellezza. Ma se devi mantenere tutto questo e prendere decisioni molto rapide – ha detto – e attuarle, e fare dei cambiamenti, è difficile”.

Quanto alla indipendenza della Bce e delle banche centrali in generale, “penso che dobbiamo guadagnarci quella indipendenza e che dobbiamo essere pronti a renderne conto, ma questa indipendenza è cruciale per assicurare che queste decisioni siano il più possibile non di parte e determinate dalle analisi macroeconomiche e dalle previsioni di quello che faranno le politiche”.

“Alla Bce siamo privilegiati, nel senso che l’indipendenza è sancita nei Trattati europei. Non ho mai ricevuto una telefonata da nessuno dei leader in Europa – ha riferito ancora Lagarde – perché sanno che non possono farlo e non penso” che questo principio di autonomia sia stabilito in maniera così netta “negli Usa, o in Gran Bretagna o in altri paesi”.

Trump al New York Times: "Non ho bisogno del diritto internazionale"

Milano, 8 gen. (askanews) – Donald Trump ha affermato in un’intervista pubblicata in queste ore che solo la sua “moralità” potrebbe costituire un limite alla sua gestione della politica estera degli Stati Uniti, aggiungendo che il presidente americano “non ha bisogno” del diritto internazionale.

Le osservazioni, tratte da una lunga intervista al New York Times, arrivano meno di una settimana dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte delle forze statunitensi e mentre gli europei temono un’eventuale conquista della Groenlandia da parte degli Stati Uniti.

Quando mercoledì sera gli è stato chiesto se vedesse dei limiti alle sue azioni all’estero, Donald Trump ha risposto: “Sì, c’è una cosa. La mia moralità. Il mio spirito. Questa è l’unica cosa che può fermarmi”.

“Non ho bisogno del diritto internazionale”, ha dichiarato al New York Times. “Non voglio fare del male a nessuno”.

E a chi gli chiede se pensa che gli Stati Uniti debbano rispettare il diritto internazionale, risponde: “Sì”, ma “dipende da quale sia la sua definizione di diritto internazionale”, ha risposto il miliardario repubblicano.

Risultati serie A, Cremonese a quota 22, Cagliari 19

Roma, 7 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Cremonese-Cagliari 2-2

Diciannovesima giornata: Pisa-Como 0-3, Lecce-Roma 0-2, Sassuolo-Juventus 0-3, Bologna-Atalanta 0-2, Napoli-Verona 2-2, Lazio-Fiorentina 2-2, Parma-Inter 0-2, Torino-Udinese 1-2, Cremonese-Cagliari 2-2, ore 20.45 Milan-Genoa.

Classifica: Inter 42, Milan, Napoli 38, Roma, Juventus 36, Como 33, Atalanta 28, Bologna 26, Lazio, Udinese 25, Sassuolo, Torino 23, Cremonese 22, Cagliari 19, Parma 18, Lecce 17, Genoa 15, Fiorentina, Verona 13, Pisa 12.

Ventesima giornata: sabato 10 gennaio ore 15 Como-Bologna, Udinese-Pisa, ore 18 Roma-Sassuolo, ore 20.45 Atalanta-Torino, domenica 11 gennaio ore 12.30 Lecce-Parma, ore 15 Fiorentina-Milan, ore 18 Verona-Lazio, ore 20.45 Inter-Napoli, lunedì 12 gennaio ore 18.30 Genoa-Cagliari, ore 20.45 Juventus-Cremonese.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Venezuela, attesa per Trentini dopo notizia liberazione detenuti

Roma, 8 gen. (askanews) – Massima discrezione e un prudente “silenzio”. Dopo l’ufficializzazione da parte del presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana della liberazione di alcuni detenuti, tra cui anche stranieri, a palazzo Chigi si continua a seguire la vicenda del cooperante italiano Alberto Trentini, in carcere da oltre un anno.

Il lavorio diplomatico per il suo ritorno a casa continua, mentre arriva la notizia della liberazione di cinque detenuti spagnoli.

A un anno esatto dal suo rilascio è poi Cecilia Sala, la giornalista italiana arrestata a Teheran il 19 dicembre del 2024, ad augurarsi che questo possa essere un giorno positivo per il cooperante italiano. “Oggi è l’anniversario del giorno più bello della mia vita. E il Venezuela gestito dall’Amministrazione Trump ha annunciato la liberazione di tanti prigionieri locali e stranieri. Spero che l’8 gennaio possa diventare il giorno più bello della vita anche per Alberto Trentini”, ha scritto su X.

Il Venezuela annuncia la liberazione di un "numero importante" di prigionieri

Roma, 8 gen. (askanews) – Il presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela, Jorge Rodríguez, ha annunciato il rilascio di un “numero importante” di cittadini venezuelani e stranieri nelle prossime ore, senza precisare il numero dei prigionieri né quando avverrà il loro rilascio. Lo riporta El Pais.

“Si tratta di un gesto di pace unilaterale e non è stato concordato con nessun’altra parte”, ha dichiarato Rodríguez, ringraziando José Luis Rodríguez Zapatero, Lula e le autorità del Qatar per la mediazione.

Deepfake, Commissione Ue: Grok sta generando contenuti inaccettabili

Roma, 8 gen. (askanews) – “Abbiamo visto Grok (l’app di Intelligenza artificiale del social media X, Ndr) generare contenuti antisemiti e, più recentemente, immagini sessuali di bambini. Questo è illegale ed è inaccettabile. Va contro i valori dell’Europa e i nostri diritti fondamentali. E prendiamo la cosa molto seriamente. Per questo posso confermare che la Commissione ha ordinato a X di conservare tutti i documenti e i dati interni relativi a Grok fino alla fine del 2026”. Lo ha affermato nel consueto briefing con la stampa Thomas Regnier, portavoce della Commissione Ue.

“Si tratta di fatto – ha spiegato il portavoce – di un’estensione dell’ordine di conservazione che abbiamo già inviato a X l’anno scorso in merito ad algoritmi e sistemi di raccomandazione sulla diffusione di contenuti illegali. Quindi si tratta di una prosecuzione delle misure che abbiamo già adottato e che ho già annunciato lunedì scorso, inclusa la richiesta di informazioni per la quale abbiamo ricevuto una risposta da X e che stiamo attualmente analizzando. E lasciatemi concludere dicendo che il DSA (Digital Services Act, Ndr) è molto chiaro: in Europa, tutte le piattaforme devono mettere ordine in casa propria. Perché ciò che stanno generando qui è inaccettabile e il rispetto del diritto dell’Ue non è un’opzione, ma un obbligo”.

Max Giusti torna al Teatro Sistina con "Bollicine – updatE"

Roma, 8 gen. (askanews) – Dopo una tournée trionfale che ha attraversato l’Italia, Max Giusti torna sul palcoscenico che ne ha consacrato il talento più autentico: il Teatro Sistina di Roma, dal 14 gennaio, dove due anni fa debuttava Bollicine. Con “BOLLICINE – updatE”, l’artista presenta una versione rinnovata e arricchita dello spettacolo, un nuovo capitolo che unisce la forza della comicità alla profondità dell’esperienza.

In questa edizione, Giusti si offre al pubblico con la maturità dell’artista completo, capace di fondere ironia, introspezione e una verve irresistibile. Tra i momenti più attesi, tornano le sue parodie iconiche – da Alessandro Borghese ad Aurelio De Laurentiis, fino a Pierluigi Pardo – reinterpretate con l’inconfondibile maestria trasformista che lo contraddistingue.

A impreziosire lo spettacolo, una sorprendente incursione scenica: quella dello chef Antonino Cannavacciuolo, protagonista di un MasterChef del tutto particolare, dove la ricetta principale è l’umorismo e il gusto per l’imprevisto.

Accompagnato dalla SuperMaxBand – Fabio Di Cocco al pianoforte, Pino Soffredini alle chitarre, Fabrizio Fasella al basso e Daniele Natrella alla batteria – Giusti costruisce uno spettacolo che è, al tempo stesso, concerto, confessione e festa.

Tra musica, aneddoti e riflessioni, Bollicine – updatE si trasforma in un racconto vivo, in cui l’artista si spoglia delle convenzioni per condividere con il pubblico le proprie verità più intime e scomode, sempre con quella leggerezza intelligente che da anni ne definisce la cifra stilistica.

Firmato da Max Giusti, Giuliano Rinaldi e Marco Terenzi, con la regia dello stesso Max Giusti, Bollicine – updatE è una produzione LEA Production.

Un ritorno atteso e festoso: un brindisi alla vita e al teatro, dove ogni risata è una scintilla e ogni parola, una piccola rivelazione.

Agcom: sanzione da 14 milioni a Cloudflare, violate norme antipirateria

Roma, 8 gen. (askanews) – Il consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha irrogato, con il voto contrario della commissaria Elisa Giomi, una sanzione di oltre 14 milioni di euro nei confronti della società Cloudflare.

L’Autorità aveva ordinato a Cloudflare di disabilitare l’accesso ad una serie di contenuti pirata in attuazione di quanto previsto dalla Legge antipirateria 93/2023. “In particolare, era stato chiesto alla società, in quanto fornitore di servizi della società dell’informazione coinvolto nell’accessibilità di contenuti diffusi illecitamente – spiega l’Authority – di provvedere alla disabilitazione della risoluzione Dns dei nomi di dominio e dell’instradamento del traffico di rete verso gli indirizzi IP segnalati dai titolari dei diritti attraverso la piattaforma Piracy Shield, o comunque di adottare le misure tecnologiche e organizzative necessarie per rendere non fruibili da parte degli utilizzatori finali i contenuti diffusi abusivamente”. In particolare, l’Autorità ha accertato “la perdurante violazione della legge antipirateria e delle relative disposizioni attuative Agcom da parte di Cloudflare la quale, anche dopo la notifica dell’ordine, ha continuato a non adottare alcuna misura per contrastare l’utilizzo dei propri servizi per la diffusione di contenuti illeciti”.

La normativa di riferimento prevede l’irrogazione di una sanzione fino al 2% del fatturato realizzato nell’ultimo esercizio chiuso anteriormente alla notifica della contestazione laddove l’inottemperanza riguarda ordini impartiti dall’Autorità nell’esercizio delle sue funzioni di tutela del diritto d’autore: conseguentemente, è stata applicata una sanzione pari all’1% del fatturato globale della società.

Il provvedimento, spiega l’Autorità, “oltre a costituire una delle prime sanzioni pecuniarie in materia di diritto d’autore, assume particolare rilevanza alla luce del ruolo svolto da Cloudflare; infatti, una larghissima percentuale dei siti oggetto di blocco da parte dell’Autorità in applicazione del regolamento sulla tutela del diritto d’autore online utilizza i servizi offerti da questa Società per diffondere illecitamente opere tutelate”.

Agnès Varda "Qui e là, tra Parigi e Roma", la mostra a Villa Medici

Roma, 8 gen. (askanews) – Dal 25 febbraio al 25 maggio 2026, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici rende omaggio all’opera fotografica dell’artista e regista Agnès Varda (1928-2019) attraverso la prima grande retrospettiva a lei dedicata in Italia, e in occasione del settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma.

La mostra invita a un’immersione nella Parigi del dopoguerra e, in particolare, nel cortile-atelier di rue Daguerre, luogo di vita, creazione e sperimentazione di Agnès Varda per quasi sette decenni, inscindibile dalla sua opera. Agli anni parigini fanno eco le fotografie realizzate dall’artista durante i suoi viaggi in Italia, da Venezia a Roma, nelle ville e nei giardini rinascimentali o sui set cinematografici. Attraverso i luoghi e le figure che l’hanno ispirata, la mostra traccia il percorso di un’artista prolifica e singolare.

Il suo lavoro sarà inoltre protagonista di “Viva Varda” (6 marzo 2026 – 7 febbraio 2027), un’esposizione alla Galleria Modernissimo della Cineteca di Bologna realizzata in collaborazione con la Cinémathèque française. La mostra ripercorrerà l’intera opera della prima cineasta ad aver ricevuto l’Oscar onorario per l’intero arco della sua carriera.

La mostra a Villa Medici mette in dialogo l’opera della fotografa con quella della cineasta attraverso un insieme di 130 stampe originali, estratti di film, pubblicazioni, documenti, manifesti, fotografie di scena e oggetti appartenuti all’artista. “La Parigi di Agnès Varda”, ideata dal musée Carnavalet – Histoire de Paris e a cura di Anne de Mondenard e di Paris Musées, è stata presentata a Parigi dal 9 aprile al 24 agosto 2025. L’esposizione è il frutto di un lavoro di ricerca durato oltre due anni e si basa sul fondo fotografico di Agnès Varda, nonché sugli archivi di Ciné-Tamaris, la società di produzione da lei fondata, oggi diretta dai figli Rosalie Varda e Mathieu Demy.

Il percorso traccia gli esordi di Agnès Varda come fotografa e il suo insediamento all’inizio degli anni cinquanta nel cortile-atelier di rue Daguerre, trasformato in studio di posa, laboratorio fotografico e sede della sua prima mostra nel 1954. Quel cortile, condiviso più tardi con il suo compagno, il regista Jacques Demy, diventa il cuore pulsante del suo universo. Fotografie ed estratti di film mettono in risalto lo sguardo anticonvenzionale, venato di umorismo e di singolarità, che l’artista rivolge alle strade della capitale e ai suoi abitanti. Attraverso opere come Cléo de 5 à 7 (1962) o Daguerréotypes (1975), la mostra evidenzia in particolare la sua attenzione costante per le donne e per le vite marginali.

La mostra riunisce le opere di diversi artisti presentate in dialogo con le fotografie e i film di Agnès Varda: Giancarlo Botti, Michaële Buisson, Alexander Calder, Martine Franck, Dominique Genty, JR, Liliane de Kermadec, Michèle Laurent, Claude Nori, Laurent Sully-Jaulmes, Robert Picard, Valentine Schlegel, Collier Schorr.

In continuità con la mostra, “L’Italia di Agnès Varda” – curata da Carole Sandrin – illumina i legami profondi che unirono l’artista all’Italia attraverso una selezione di fotografie inedite realizzate durante due soggiorni, nel 1959 e nel 1963. All’epoca Agnès Varda era conosciuta come fotografa teatrale e lavorava su numerose commissioni di reportage per la stampa in Francia e in Europa.

Nel 1959 esplora Venezia e la sua regione alla ricerca di luoghi di ripresa per La Mélangite (ou Les Amours de Valentin), un film che non vedrà mai la luce. Le sue fotografie testimoniano la scoperta dell’Italia e il suo gusto per il pittoresco. Le vedute di Venezia e dei suoi abitanti rispecchiano pienamente il suo spirito. Alla pratica spontanea della fotografia si affianca l’attrazione per scene grafiche che giocano con ombre e contrasti. Alla Villa della Torre, nei pressi di Verona, e nei Giardini di Bomarzo nel Latio, i materiali e la singolarità delle sculture la affascinano.

Nel maggio 1963, la rivista francese Réalités le commissiona un ritratto di Luchino Visconti, appena insignito della Palma d’oro per Il Gattopardo. Parte per Roma con tre macchine fotografiche. Provini a contatto e fotografie a colori documentano la sessione con quello che la stampa definiva il “principe taciturno del cinema italiano”. Nello stesso periodo Jean-Luc Godard gira Il disprezzo negli studi Titanus: Varda si reca sul set e fotografa il suo amico mentre dirige Brigitte Bardot, Jack Palance e Michel Piccoli.

Una cinquantina di stampe originali della collezione di Rosalie Varda, nonché documenti provenienti dai suoi archivi e dal fondo depositato presso l’Institut pour la photographie des Hauts-de-France raccontano per la prima volta il rapporto di Agnès Varda con l’Italia.

Nelle sue fotografie e, in seguito, nei suoi film, Agnès Varda interroga il modo in cui le donne vengono guardate e rappresentate, in particolare in L’une chante, l’autre pas, dove prende posizione a favore dei diritti femminili e della contraccezione. Il suo femminismo si inscrive in un’attenzione più ampia rivolta all’umano: già negli anni cinquanta porta alla luce la popolazione impoverita che anima il mercato di rue Mouffetard (L’Opéra-Mouffe, 1958). Più tardi, in Daguerréotypes (1975), si concentra sui commercianti di rue Daguerre, da lei definiti la “maggioranza silenziosa”. Ne registra gesti, volti e narrazioni della vita quotidiana con una poetica sincerità, in bilico tra documentario sociale e omaggio surrealista.

Trump: la donna uccisa a Minneapolis si è comportata orribilmente

New York, 8 gen. (askanews) – Il presidente americano Doanld Trump in un intervista al New York Times, pubblicata oggi, ha dichiarato che Renee Nicole Macklin Good, la donna di 37 anni uccisa ieri da un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) durante un’operazione federale a Minneapolis “si è comportata in modo orribile”. A proposito dell’agente dell’ICE che aveva fermato la donna, madre di tre figli, il presidente ha detto che Renee “lo ha investito. Non ha solo tentato di investirlo”.

Trump ha aggiunto: “Non voglio che nessuno venga ucciso. Non voglio nemmeno vedere nessuno che urla e cerca di investire gli agenti di polizia”. Il presidente che ha mostrato il video ai giornalisti presenti ha detto che si è trattato di una “scena terribile” e “orribile da vedere”.

Mercosur, l’Ue: con le nuove misure tutti Paesi possono sostenerlo

Roma, 8 gen. (askanews) – “Crediamo che” la proposta di accordo commerciale tra Ue e Mercosur “sia un accordo essenziale dal punto di vista economico, politico, strategico e diplomatico per l’Unione europea. E crediamo che, grazie alle ulteriori misure di salvaguardia e protezione che abbiamo messo in atto negli ultimi 12 mesi, in particolare per rassicurare i nostri settori dell’agricoltura e dell’agroalimentare, ora abbiamo un accordo sul tavolo che può essere sostenuto con piena fiducia da tutti i nostri Stati membri e da tutti i nostri settori economici”. Lo ha detto il portavoce della Commissione Ue Olof Gill rispondendo, nel corso del consueto briefineg con la stampa, a una domanda sulla annunciata contrarietà di alcuni Stati membri all’accordo.”Spetta agli Stati membri decidere in merito e ci aspettiamo che lo facciano nel momento che riterranno opportuno – ha spiegato il portavoce su questo punto -. Ma pensiamo al processo per gli accordi commerciali dell’Ue: in ogni accordo commerciale dell’Ue, gli Stati membri conferiscono alla Commissione il mandato di negoziare a nome dei cittadini, per conto degli Stati membri. Successivamente, quando la Commissione conclude i negoziati politici per un accordo commerciale, questo viene votato dagli Stati membri, votato dal Parlamento, secondo procedure democratiche decise dagli stessi Stati membri e dagli eurodeputati. Quindi mi sta chiedendo: cosa significa se uno o più Stati membri si oppongono a un accordo commerciale? Significa che uno o più Stati membri si oppongono a un accordo commerciale. Ma la procedura democratica per approvare o meno un accordo commerciale è stata decisa dai nostri Stati membri, dal nostro Parlamento europeo. Quindi, è democrazia in azione, è la risposta breve alla sua domanda”, ha concluso il portavoce della Commissione.

Calcio, Raspadori torna in Italia, andrà alla Roma

Roma, 8 gen. (askanews) – La Roma ha quasi raggiunto l’accordo economico con Giacomo Raspadori: già da qualche giorno c’è quello con l’Atletico Madrid sulla base di un prestito con diritto di riscatto. Ora ci sono passi avanti anche con il calciatore. C’è stato uno sforzo del club giallorosso, che ha alzato la proposta di ingaggio all’ex Sassuolo e Napoli rispetto a quanto percepito ora in Spagna (poco meno di 6 milioni di euro lordi). Manca solo il via libera definitivo dell’attaccante dell’Italia, che potrebbe arrivare dopo la semifinale di Supercoppa di Spagna in programma oggi alle 20. Se la Roma dovesse concretizzare l’arrivo di Raspadori, non mollerebbe comunque la presa su Joshua Zirkzee del Manchester United. L’obiettivo della dirigenza è affiancare un nuovo centravanti a un altro giocatore offensivo.

Piantedosi: il caso Hannoun ha squarciato il velo sui Pro Pal

Roma, 8 gen. (askanews) – L’indagine su Mohamed Hannoun “ha fatto emergere elementi di particolare gravità che saranno oggetto di accurata verifica da parte dell’Autorità giudiziaria”. Lo ha detto il ministro dell’interno Matteo Piantedosi rispondendo al question time del Senato. “Nel caso in questione pur con la doverosa presunzione di innocenza, è stato squarciato il velo su attività che, dietro il paravento di iniziative in favore della popolazione palestinese, venivano sistematicamente dirottate verso strutture di Gaza riconducibili all’egida di Hamas per finalità di terrorismo”.

Quest’ultimo – ha spiegato il ministro – “è un dato su cui richiamo l’attenzione soprattutto di chi in alcune occasioni ha manifestato acritica vicinanza a personaggi coinvolti nell’indagine, sottovalutando, pur in buona fede, la delicatezza e la complessità di contesti che si muovono in un’area non sempre netta tra intenti apprezzabili e propositi meno limpidi. L’operazione dimostra anche che il nostro apparato investigativo e di intelligence è solido, competente e di grande professionalità”.

Macron: gli Usa si stanno "liberando dalle regole internazionali"

Roma, 8 gen. (askanews) – Gli Stati Uniti si stanno “progressivamente allontanando” da alcuni alleati e “liberandosi dalle regole internazionali”, ha affermato il presidente francese Emmanuel Macron durante il suo intervento odierno davanti agli ambasciatori e alle ambasciatrici di Francia.

Secondo quanto riferisce il quotidiano francese Le Figarò, Macron ha altresì sottolineato che “le istituzioni del multilateralismo funzionano sempre meno bene”.

“Ci stiamo evolvendo in un mondo di grandi potenze con una reale tentazione di dividere il mondo tra loro”, ha sostenuto il presidente francese, evidenziando anche “un’aggressività neocoloniale” sempre più diffusa nelle relazioni diplomatiche.

Crans Montana, la Procura di Roma apre l’inchiesta: omicidio colposo e incendio

Roma, 8 gen. (askanews) – Incendio e omicidio colposo. Per queste ipotesi di reato la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine relativo all’incendio del pub-discoteca ‘Le Constellation’ a Crans-Montana. Nella tragedia hanno perso la vita 40 persone, molte giovani, e tra queste 6 ragazzi italiani. All’attenzione degli inquirenti della
Procura di Roma, rispetto al caso della strage di Crans Montana,
è stata posta dalla Farnesina una relazione informativa rispetto
a quanto avvenuto nel locale ‘Le Constellation’ la notte
dell’ultimo dell’anno.
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Piantedosi: nel 2025 reati -3,5%, sbarchi drasticamente ridotti

Roma, 8 gen. (askanews) – “Le statistiche sulla delittuosità nel 2025 fanno registrare una generalizzata riduzione dei reati del 3,5%” e, in particolare, “le violenze sessuali calano del 7,5%, i maltrattamenti in famiglia dell’8%, le lesioni del 4%, i furti del 6%, le rapine del 4,5%, le estorsioni del 5%, lo sfruttamento della prostituzione del 9%”. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al question time al Senato.

“Se volessi utilizzare la stessa logica seguita dagli interroganti, dovrei dire che questo calo è frutto proprio delle politiche sulla sicurezza messe in campo dal Governo: 39mila assunzioni tra le Forze di polizia – il triplo di quanto fatto in anni passati – e altri 30mila operatori entreranno in servizio entro il 2027 – oltre 1 milione di soggetti identificati nel corso delle operazioni ad alto impatto, con più di 2000 arrestati e 12 mila denunciati; 9mila i soggetti allontanati grazie alle zone rosse su oltre 1 milione e mezzo di persone controllate”.

Per Piantedosi “l’opposizione al Governo scopre solo ora il tema della sicurezza e il suo legame con l’immigrazione irregolare: gli stranieri sono responsabili del 35% dei reati, con picchi ancora più alti in alcune città, e soprattutto per quegli stessi delitti citati dagli interroganti. Nella XVII legislatura, quando la sinistra vinse le elezioni e governò il Paese per cinque anni, furono organizzate varie operazioni navali, Mare nostrum, Triton, Sofia, che favorirono l’arrivo in Italia di oltre 650mila clandestini. In quegli anni, rispetto a oggi – ha continuato – i reati commessi erano superiori del 18%; gli omicidi addirittura più alti del 33%; i migranti sbarcati erano il triplo, come tre volte superiori erano i morti in mare; veniva rimpatriato appena il 2,5% degli sbarcati in Italia, rispetto al 10% che riusciamo a fare oggi grazie alle nostre politiche di rafforzamento dei centri per i rimpatri, che oggi contano più del doppio dei posti; oltre il 30% dei poliziotti andava in pensione all’epoca senza essere sostituito. Insomma, tutti i dati sulla sicurezza erano decisamente peggiori rispetto a oggi”.

“Questo Governo non solo sta ottenendo credo incoraggianti risultati sul fronte della sicurezza, ma ha drasticamente ridotto gli sbarchi e aumentato del 12% ogni anno i rimpatri, che oggi sfiorano i 7000 complessivi. Ritengo che sicuramente ci sia ancora tanto da fare. Anche un singolo episodio delittuoso tocca le nostre coscienze e ci impegna a fare ancora di più e meglio”, ha concluso Piantedosi, per il quale “le politiche di questo Esecutivo manifestano segnali di efficacia e mi ritengo motivato a proseguire con ulteriori prossime iniziative, su cui confido che ci sia il sostegno anche degli interroganti”.

Merz: per una forza multinazionale in Ucraina serve l’assenso russo

Roma, 8 gen. (askanews) – La formazione e il dispiegamento di una forza multinazionale come garanzia di sicurezza per l’Ucraina sono impossibili senza l’assenso della Russia: lo ha dichiarato il Cancelliere tedesco, Friedrich Merz.

“L’ordine delle azioni (nella formazione e nello spiegamento delle forze multinazionali) deve essere il seguente: prima un cessate il fuoco, poi garanzie di sicurezza per l’Ucraina, poi un accordo (di pace) a lungo termine con la Russia. E tutto questo è impossibile senza il consenso della Russia, dal quale, a quanto pare, siamo ancora piuttosto lontani”, ha concluso.

Ucraina, l’inviato russo Dmitriev avvistato a Parigi

Roma, 8 gen. (askanews) – L’inviato speciale del presidente russo Vladimir Putin, Kirill Dmitriev, sarebbe a Parigi, secondo quanto riferisce il quotidiano francese Le Monde.

Dmitriev, uomo del Cremlino nelle negoziazioni sull’Ucraina con Washington, è stato visto ieri in rue du Faubourg-Saint-Honoré, ha riferito a Le Monde una fonte ben informata.

Le Monde fa sapere che l’Eliseo ha smentito che Dmitriev si sia recato al palazzo presidenziale. Secondo il quotidiano francese, Dmitriev sarebbe stato ricevuto all’ambasciata americana, situata proprio accanto all’Eliseo.

Usa, a ottobre deficit il commerciale crolla del 39% a 29,4 mld

New York, 08 gen. (askanews) – Il deficit della bilancia commerciale negli Stati Uniti cala marcatamente, più del previsto, mentre si fa sentire l’effetto dei dazi decisi dall’amministrazione Trump. A ottobre il disavanzo negli scambi è sceso del 39% rispetto al mese precedente, a 29,4 miliardi di dollari, secondo quanto reso noto dal dipartimento del Commercio, contro attese per un dato a 63,1 miliardi. Rivisto il dato di settembre da 52,8 miliardi di dollari a 48,1 miliardi.

Le esportazioni sono salite del 2,6% a 302 miliardi di dollari, le importazioni sono scese del 3,2% a 331,4 miliardi di dollari. Rispetto allo stesso periodo dello scorso il deficit è cresciuto del 7,7%; mentre le esportazioni sono aumentate del 6,3% e le importazioni del 6,6%. (fonte immagine: The White House).

Tennis, Sinner-Alcaraz: la sfida riparte da Seoul (ma è un’esibizione)

Roma, 8 gen. (askanews) – Ci sono partite che segnano l’inizio di una stagione più di qualsiasi calendario. Sono quelle in cui il tennis si riconosce. La stagione ha già mosso i primi passi, ma ci sono match che valgono più di un semplice risultato. In questo senso, poche sfide raccontano il presente e anticipano il futuro del tennis meglio di Jannik Sinner contro Carlos Alcaraz.

Sabato 10 gennaio, alle ore 8.00 italiane, SuperTennis (canale 64 del digitale terrestre), trasmetterà gratuitamente e in diretta da Seoul l’esibizione che rappresenta uno dei primi snodi narrativi del 2026 tennistico. Un confronto fuori dal calendario ufficiale, ma tutt’altro che marginale, alla vigilia degli Australian Open.

Sinner e Alcaraz non sono più soltanto due campioni straordinari: sono due linguaggi diversi dello stesso gioco, due interpretazioni opposte e complementari di velocità, potenza e creatività. Ogni loro incontro aggiunge un capitolo a una rivalità che è già centrale nel tennis mondiale.

A rendere l’evento ancora più significativo è la possibilità di seguirlo in chiaro e gratis, un’occasione rara per il pubblico italiano di assistere a un confronto di altissimo livello internazionale fin dai primi giorni della stagione.

Il match arriva dopo un 2025 chiuso da SuperTennis, il canale televisivo della Federazione, con numeri da record, crescita costante degli ascolti e una centralità sempre più riconosciuta nel racconto del tennis italiano e mondiale.

SuperTennis accompagna gli appassionati dentro questo racconto, offrendo al pubblico italiano la possibilità di vivere gratuitamente e in diretta un evento di grande prestigio internazionale. Il grande tennis è già tornato e una delle sue storie più forti passa, ancora una volta, da Sinner contro Alcaraz.

Ces 2026, la tecnologia Usa cresce nonostante le incertezze economiche

Las Vegas, 8 gen. (askanews) – Nonostante l’incertezza economica e le pressioni tariffarie, l’industria tecnologica americana resta solida. Secondo un report della Consumer Technology Association (Cta), il settore raggiungerà 565 miliardi di dollari di ricavi nel 2026, con una crescita del 3,7% rispetto all’anno precedente.

Il report è stato presentato durante Tech Trends to Watch, evento organizzato nei Media Days del CES 2026 a Las Vegas, dove i leader del settore hanno analizzato le tendenze e le sfide del prossimo anno.

Hardware, software e servizi continuano a espandersi: i ricavi dei dispositivi cresceranno del 3,4%, mentre la spesa dei consumatori in software e servizi salirà del 4,2%, sfiorando i 194 miliardi di dollari. Cresce inoltre l’interesse per le esperienze AI e le soluzioni premium, così come per abbonamenti e finanziamenti flessibili.

“Ci sono tre trend chiave da seguire allo show di quest’anno – ha spiegato Brian Comiskey, direttore delle ricerche di Cta – Trasformazione Intelligente, la rivoluzione dell’intelligenza artificiale che sta cambiando la vita dei consumatori e il lavoro nelle aziende; Tecnologie per la Longevità, che uniscono salute digitale, smart home e strumenti per il benessere offrendo vite più sane e più lunghe; e infine Ingegneria del Futuro, le innovazioni che plasmano il futuro in mobilità, energia e infrastrutture”.

Il CES 2026 mette così in evidenza le principali forze che guideranno il settore, confermando che, nonostante le pressioni economiche, il mercato si sta rapidamente adattando, puntando su software, servizi e innovazione premium come motori principali della crescita nel 2026.

L’Italia al Ces 2026: AI ed esoscheletri guidano l’innovazione

Las Vegas, 8 gen. (askanews) – Las Vegas, 7 gen. (askanews) – L’Italia è protagonista al CES di Las Vegas con una missione che porta alla fiera tech il meglio dell’innovazione nazionale.

Nel Padiglione Italia, all’interno dell’Eureka Park, sono presenti 51 startup provenienti da 13 regioni, riunite in un’unica vetrina dedicata alle tecnologie più promettenti del Paese.

La startup Agade ha portato a Las Vegas i suoi esoscheletri intelligenti basati su algoritmi AI, come ha spiegato Daniele Ramirez, uno dei fondatori dell’azienda.

“In Agade ci occupiamo di esoscheletri industriali che sono dei robot indossabili per diminuire lo sforzo fisico in attività gravose. Abbiamo uno esoscheletro per gli arti superiori e un altro, nuovo, che lanciamo quest’anno a Las Vegas, che alleggerisce il carico per attività di piegamento a terra”, ha spiegato.

La startup vicentina Airlab ha invece portato al Ces i suoi airbag indossabili, come ha spiegato Alessandro Guzzon:

“Il nostro core business è il wearable airbag. Abbiamo sviluppato delle tecnologie da integrare nell’abbigliamento per diversi contesti: operatori che lavorano in altezza, anziani che rischiano di rompersi il femore, caduta da cavallo, moto e mobilità urbana”.

Suncubes, start up di Milano nata al Politecnico, ha sviluppato uno strumento per trasferire energia senza fili attraverso il laser a infrarossi per dare accesso all’elettricità anche a sistemi in movimento, come ad esempio i droni, come ha spiegato Alberto Chiozzi, di Suncubes:

“Per il drone ci sono due elementi principali: un trasmettitore a terra, che ha due gradi di libertà per seguire il drone nelle operazioni, e un ricevitore. Diamo energia al drone in movimento nel raggio di tre chilometri”

La missione è guidata dall’ICE – Agenzia per la promozione all’estero come ha ricordato il presidente Matteo Zoppas: “Qui abbiamo portato 60 aziende, quindi siamo la seconda, diciamo, secondo padiglione più grande dopo la Corea, quindi insomma abbiamo un numero sicuramente importante. Ricordiamo che oggi l’export, soprattutto qua, stiamo parlando dall’America, dagli Stati Uniti, sta vivendo un momento di incertezza, però vediamo che con i numeri fino a ottobre, anche i primi di novembre, con l’extra UE, non stanno dando una percezione di disastro, però dobbiamo stare molto attenti”, ha detto.

Dalla salute digitale all’intelligenza artificiale, dalla transizione energetica alla cybersecurity, fino alle soluzioni per le smart city, l’agritech e la mobilità del futuro, le imprese italiane mostrano come ricerca, creatività e design possano tradursi in applicazioni concrete per il mercato globale.

Lavoro, Meloni: sistema solido e competitivo anche in contesto complesso

Roma, 8 gen. (askanews) – “Gli ultimi dati Istat confermano un segnale importante: la disoccupazione scende ai livelli più bassi mai registrati dall’inizio delle rilevazioni e, su base annua, l’occupazione continua a crescere”. Lo scrive la premier Giorgia Meloni su X.

“Sono risultati che parlano del lavoro quotidiano di imprese, lavoratori e professionisti, e dello sforzo comune per rendere il sistema produttivo italiano più solido e competitivo, anche in un contesto complesso”, aggiunge.

“Il Governo continuerà a fare la propria parte per sostenere chi crea lavoro, investe e produce valore, rafforzando le politiche per l’occupazione e guardando con determinazione al futuro. Avanti su questa strada”, conclude.

Calcio, Fiorentina, fatta per Brescianini in viola

Roma, 8 gen. (askanews) – La Fiorentina ha chiuso il suo secondo acquisto invernale, dopo l’arrivo in prestito con diritto di riscatto di Manor Solomon. In queste ore infatti, dopo il pareggio di ieri contro la Lazio, il club viola ha chiuso con l’Atalanta la trattativa per il centrocampista Marco Brescianini. Per la Fiorentina si tratta di un’operazione in prestito con diritto di riscatto che può diventare obbligo con la salvezza per circa 12 milioni di euro bonus compresi. In attesa di poter ufficializzare l’arrivo di Fabio Paratici come nuovo responsabile dell’area tecnica, così, la Fiorentina continua nel proprio lavoro di rimodellamento della rosa seguendo anche le indicazioni date da Paolo Vanoli.

Biathlon, Giacomel vince la Sprint maschile Oberhof 2026

Roma, 8 gen. (askanews) – Tommaso Giacomel apre il 2026 esattamente come aveva chiuso il 2025, ovvero sul gradino più alto del podio. Il venticinquenne trentino si è imposto nella sprint che ha aperto la tappa di Coppa del Mondo di Oberhof, in Germania, trionfando per la terza volta in stagione – la quarta in carriera nel giro di dodici mesi – dopo la sprint di Hochfilzen e la mass start di Annecy, ultimo appuntamento dell’anno solare passato. Due successi consecutivi che permettono al finanziere di Imer di scrivere una nuova pagina nella storia del biathlon azzurro: Giacomel completa la gara con un solo errore a terra (1-0), legittimando il successo con una solida prestazione sugli sci e con un’ottima sessione di tiro in piedi che gli permette di prendere il largo: 25’01″7 il suo tempo con un margine di 13″2 sul tedesco Philipp Nawrath (0-1) e 25″2 sul norvegese Johannes Dale Skjevdal (1-0) che completa il podio. Un ordine d’arrivo che si rispecchierà sabato nella partenza dell’inseguimento, interessante trampolino di lancio per Giacomel.

"The Romantic", in arrivo il quarto album da solista di Bruno Mars

Roma, 8 gen. (askanews) – A distanza di un decennio dal suo ultimo progetto solista, Bruno Mars torna ufficialmente con il suo attesissimo quarto album da solista, “The Romantic”, in arrivo il 27 febbraio su Atlantic Records. È possibile preordinare il vinile numerato esclusivo http://brunomars.lnk.to/TheRomantic fino ad esaurimento scorte. L’annuncio precede l’arrivo di un nuovo singolo tratto dal progetto, che sarà disponibile questo venerdì, 9 gennaio.

Il nuovo progetto arriva sulla scia del continuo successo in classifica di Bruno, con singoli recenti tra cui la pluripremiata ai Grammy “Die With A Smile” con Lady Gaga, che è diventata la canzone che più rapidamente nella storia di Spotify ha raggiunto un miliardo di stream e ha dominato la Billboard Global 200 Chart per un record di 18 settimane, e la pervasiva “APT.” con Rosé, quest’ultima è stata appena incoronata da Apple Music come la canzone più riprodotta a livello globale del 2025, e ha conquistato 19 settimane al primo posto nella Billboard Global Excl. U.S. Chart e 12 settimane al numero uno nella Billboard Global 200 Chart.

Oltre ai suoi massicci successi nelle classifiche globali, “APT.” ha anche vinto il premio “Canzone dell’Anno” agli MTV Video Music Awards 2025 e ha ottenuto tre nomination ai 68esimo Annual Grammy Awards di quest’anno per “Canzone dell’Anno”, “Registrazione dell’Anno” e “Miglior Performance Pop di un Duo/Gruppo”.

Bruno continua a dimostrarsi una delle forze più influenti nell’industria musicale. Nel gennaio 2025, è diventato il primo artista nella storia di Spotify a superare i 150 milioni di ascoltatori mensili, classificandosi tra i migliori artisti globali della piattaforma. Nell’ottobre 2022, è diventato il primo artista nella storia della RIAA a guadagnare sei singoli certificati Diamante. A partire dal 2026, ha raggiunto almeno sette certificazioni RIAA Diamante per canzoni tra cui “Just the Way You Are”, che ora è la canzone più certificata nella storia con 21x RIAA Platino, “Uptown Funk” (con Mark Ronson), “Grenade”, “That’s What I Like”, “When I Was Your Man”, “Locked Out of Heaven” e “The Lazy Song”. Il suo album di debutto, Doo-Wops & Hooligans, è l’album in studio di un artista solista maschile con la più lunga permanenza nella Billboard 200, con oltre 345 settimane in classifica. Ha ottenuto nove singoli al primo posto nella Billboard Hot 100 e ha trascorso un totale di 30 settimane in cima alla Global 200 con i suoi successi del 2024-2025.

(Credit Photo: John Esparza, IG: johnvesparza)

Crans Montana, a Genova l’ultimo saluto a Emanuele Galeppini

Genova, 8 gen. (askanews) – Dopo i funerali a Milano, Bologna, Roma e Lugano di cinque dei sei ragazzi italiani morti a Crans Montana, in Svizzera, a Genova commozione e silenzio all’esterno della chiesa di Sant’Antonio di Boccadasse all’arrivo del feretro di Emanuele Galeppini, 16enne genovese, anche lui tra i 40 ragazzi deceduti nella strage di Capodanno. Una bara in legno con delle rose bianche sopra.

Una cerimonia in forma privata, officiata dall’arcivescovo di Genova, Marco Tasca, in una chiesa gremita.

Oltre ai familiari, i genitori Edoardo e Beatrice e il fratellino, tanti gli amici del ragazzo arrivati per dargli l’ultimo saluto. Presenti tra gli altri, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e la sindaca di Genova Silvia Salis.

’Giulio Regeni: Tutto il male del mondo’, film a 10 anni da scomparsa

Roma, 8 gen. (askanews) – “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, diretto da Simone Manetti, arriverà nelle sale cinematografiche come film evento il 2, 3 e 4 febbraio 2026, distribuito da Fandango, dopo l’anteprima nazionale del 25 gennaio a Fiumicello Villa Vicentina, organizzata in occasione del decimo anniversario della scomparsa di Giulio Regeni.

Scritto con Emanuele Cava e Matteo Billi, il film è prodotto da Agnese Ricchi e Mario Mazzarotto per Ganesh Produzioni e da Domenico Procacci e Laura Paolucci per Fandango, e si propone come un contributo alla ricostruzione della verità dei fatti legati alla drammatica vicenda del giovane ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso in Egitto tra il 25 gennaio e il 3 febbraio 2016.

Una storia che ha avuto risonanza internazionale e ha coinvolto l’opinione pubblica nazionale e mondiale.

Il documentario ricostruisce, grazie al contributo della famiglia Regeni e dell’avvocata Ballerini, le tappe del sequestro, delle torture e dell’uccisione del ricercatore italiano, il cui corpo viene ritrovato senza vita nei pressi del Cairo il 3 febbraio 2016. La narrazione si sviluppa attraverso il processo e le deposizioni dei testimoni a giudizio, dando voce ai protagonisti della vicenda e facendo emergere responsabilità, omissioni e verità negate.

Per la prima volta sono i genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi, insieme all’avvocata Alessandra Ballerini, a raccontare in prima persona questa vicenda: un padre e una madre che, nella loro ricerca di verità, hanno sfidato il governo egiziano.

“Confidiamo – dichiara la famiglia Regeni – che la diffusione di questo documentario possa fare conoscere la nostra lunga battaglia per ottenere verità e giustizia e possa fare comprendere tutto il male che abbiamo dovuto affrontare e gli ideali che ci hanno animati. Ci auguriamo che la consapevolezza di ‘tutto il male del mondo’ che si è abbattuto su Giulio e su di noi, possa renderne più difficile la sua reiterazione, che pure sappiamo compiersi, spesso nell’impunità, ai danni dei molti Giuli e Giulie del mondo”.

Accanto a loro, il film raccoglie anche la testimonianza esclusiva di Alessandra Ballerini, l’avvocata che li ha affiancati nel lungo percorso giudiziario che nel 2023, a otto anni dalla scomparsa di Giulio, ha portato a processo quattro agenti della National Security egiziana. La sentenza è attesa entro la fine del 2026.

Il regista Simone Manetti ha seguito il processo sin dal suo inizio, nel marzo 2024, filmando tutte le udienze e accompagnando in aula i genitori di Giulio e l’avvocata Alessandra Ballerini. Dopo dieci anni di un faticoso percorso di giustizia fatto di depistaggi, colpi di scena e segreti, il processo entrerà, si spera a breve, nella sua fase conclusiva.

“Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, in collaborazione con Sky e con 5/6, Percettiva, Hop Film e Wider Studio, è distribuito da Fandango. All’anteprima nazionale il 25 di gennaio a Fiumicello Villa Vicentina, seguiranno alcune proiezioni speciali: il 26 gennaio all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano, preceduta da un incontro alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Il 28 gennaio a Roma al Cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti e il 29 gennaio al Cinema Modernissimo – Cineteca di Bologna.

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è stato selezionato tra i progetti del Bio to B – Industry Days 2025 e ha vinto il MIA Market Bio to B – Doc Award 2025 e il Visioni Incontra Bio to B – Doc Award 2025.