16.7 C
Roma
venerdì, 13 Febbraio, 2026
Home Blog Pagina 42

Venezuela, la sequenza degli eventi che hanno portato agli attacchi

Roma, 3 gen. (askanews) – Un’escalation, quella che ha portato oggi all’attacco Usa contro il Venezuela, con la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro e della moglie.

Di seguito una cronologia degli eventi che hanno portato all’azione di oggi.

Marzo 2020 – Durante il primo mandato del presidente statunitense Donald Trump, il Dipartimento di Giustizia degli Stati uniti incrimina Maduro per narcoterrorismo e traffico di cocaina, accusandolo di aver guidato per anni un cartello della droga. Il leader venezuelano respinge le accuse e denuncia un’operazione politica.

Luglio 2024 – Maduro viene proclamato vincitore delle elezioni presidenziali in Venezuela, consultazione giudicata irregolare da osservatori indipendenti. L’opposizione indica Edmundo Gonzalez come legittimo vincitore.

Gennaio 2025 – L’amministrazione Biden riconosce Gonzalez come presidente legittimo del Venezuela. Gonzalez, in esilio in Spagna, viene sostenuto da Washington nel tentativo di isolare Maduro a livello internazionale.

Luglio 2025 – L’amministrazione Trump inserisce il Cartel de los Soles nella lista delle organizzazioni terroristiche, definendolo un gruppo criminale con base in Venezuela e indicando Maduro come suo leader. Nello stesso periodo Trump firma un ordine segreto che autorizza l’uso della forza contro i cartelli della droga in America Latina.

Agosto 2025 – Il Pentagono avvia un massiccio dispiegamento militare nei Caraibi, con navi da guerra, aerei da combattimento e migliaia di soldati statunitensi nelle vicinanze delle coste venezuelane.

Agosto 2025 – Un team della Cia dispiegato in Venezuela per monitorare i movimenti di Maduro (New York Times).

7 agosto 2025 – Il Dipartimento di Giustizia statunitense aumenta a 50 milioni di dollari la ricompensa per informazioni che portino all’arresto di Maduro.

2 settembre 2025 – Gli Stati uniti colpiscono un’imbarcazione venezuelana in acque internazionali, sostenendo che trasportasse membri di un cartello della droga. Nell’attacco muoiono 11 persone. Caracas definisce l’azione un crimine e accusa Washington di violare il diritto internazionale.

Settembre-ottobre 2025 – Proseguono attacchi statunitensi contro imbarcazioni sospettate di narcotraffico nel mar dei Caraibi e nel Pacifico. Diversi raid causano decine di morti e vengono criticati come potenzialmente illegali. Aumentano le tensioni militari, con sorvoli e manovre considerate provocatorie.

15 ottobre 2025 – Trump ammette pubblicamente di aver autorizzato la Cia a condurre operazioni clandestine in Venezuela.

Fine ottobre 2025 – Il Congresso degli Stati uniti respinge risoluzioni bipartisan volte a limitare l’uso della forza militare contro il Venezuela senza autorizzazione parlamentare.

Novembre 2025 – Continuano i raid contro imbarcazioni sospettate di traffico di droga. Trump afferma di non ritenere necessaria l’autorizzazione del Congresso per colpire i cartelli.

10 dicembre 2025 – Gli Stati uniti sequestrano una petroliera carica di greggio venezuelano, nell’ambito di una strategia per colpire le entrate petrolifere di Caracas.

16 dicembre 2025 – Trump annuncia un “blocco totale” delle petroliere venezuelane, dichiarando il Paese “completamente circondato” dalla presenza navale statunitense.

Fine dicembre 2025 – Secondo il New York Times, la Cia conduce un attacco con droni contro una struttura portuale in Venezuela, primo intervento militare noto sul territorio venezuelano.

31 dicembre 2025 – Il bilancio degli attacchi contro imbarcazioni sospettate di narcotraffico supera le 115 vittime, in almeno 35 raid condotti dal 2 settembre.

3 gennaio 2026 – Trump annuncia sui social media che gli Stati uniti hanno catturato Nicolas Maduro e lo stanno trasferendo fuori dal Venezuela. L’annuncio arriva dopo segnalazioni di esplosioni a Caracas e in altre zone del Paese.

Calcio, risultati e classifica di Serie A, scatto Sassuolo

Roma, 3 gen. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Genoa-Pisa 1-1, Sassuolo-Parma 1-1.

Diciottesima giornata: Cagliari-Milan 0-1, Como-Udinese 1-0, Genoa-Pisa 1-1, Sassuolo-Parma 1-1, ore 18 Juventus-Lecce, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Classifica: Milan 38, Inter 36, Napoli 34, Roma 33, Juventus 32, Como 31, Bologna 26, Lazio 24, Sassuolo 23, Atalanta, Udinese 22, Cremonese, Torino 21, Cagliari 19, Parma 18, Lecce 17, Genoa 15, Verona, Pisa 12, Fiorentina 9

Diciannovesima giornata: martedì 6 gennaio ore 15 Pisa-Como, ore 18 Lecce-Roma, ore 20.45 Sassuolo-Juventus, mercoledì 7 gennaio ore 18.30 Bologna-Atalanta, Napoli-Verona, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Calcio, Genoa-Pisa 1-1: a Colombo risponde Leris

Roma, 3 gen. (askanews) – Finisce in parità (1-1) tra Genoa e Pisa al Ferraris una partita che il Genoa aveva a lungo in mano. I rossoblù costruiscono di più nei 90 minuti, sbloccano il match con un gran gol di Colombo e spingono anche nella ripresa, ma un pasticcio difensivo tra Leali e Vasquez rimette in corsa il Pisa e cancella i tre punti alla squadra di Daniele De Rossi.

Il Genoa parte forte, tiene il pallino del gioco e trova il vantaggio al 12′: Colombo scarica un siluro rasoterra da fuori area che batte Semper. Il Pisa prova a reagire e cresce col passare dei minuti: Leris sfiora il gol con una traversa, poi al 32′ arriva l’1-1 proprio con Leris, favorito da un’uscita confusa di Leali ostacolata da Vasquez.

Nella ripresa il Genoa aumenta i giri del motore, soprattutto dopo l’ingresso di Ekhator, crea occasioni (clamorosa quella di Thorsby di testa) e resta stabilmente nella metà campo avversaria. Il Pisa soffre ma resiste, difende con ordine e porta a casa un punto prezioso. Nel finale assalto rossoblù, ma senza il colpo decisivo.

Un pareggio che lascia più rimpianti al Genoa, per mole di gioco e occasioni, e che premia la tenuta del Pisa, bravo a restare in partita nonostante le difficoltà.

Venezuela, la Nobel Machado: è arrivata l’ora della libertà

Roma, 3 gen. (askanews) – La leader dell’opposizione venezuelana ha lanciato un appello alla mobilitazione generale e alla “transizione democratica”, sostenendo che il presidente Nicolas Maduro affronta da oggi la giustizia internazionale. È quanto si legge in un documento diffuso sui social e firmato dalla leader dell’opposizione Maria Corina Machado, indirizzato “ai venezuelani”. Nel testo, Machado afferma che “è arrivata l’ora della libertà” e che Maduro sarebbe chiamato a rispondere “dei crimini atroci commessi contro i venezuelani e contro cittadini di molte altre nazioni”. Secondo il documento, di fronte al rifiuto di una “uscita negoziata”, il governo degli Stati uniti avrebbe “fatto valere la legge”.

La premio Nobel per la pace rivendica l’avvio di una nuova fase politica, in cui “la sovranità popolare e la sovranità nazionale” dovrebbero tornare a guidare il Paese. Tra gli obiettivi indicati figurano il ripristino dell’ordine, la liberazione dei prigionieri politici, la ricostruzione del Venezuela e il rientro dei cittadini emigrati all’estero.

Machado richiama le mobilitazioni e le scelte politiche degli ultimi anni, sostenendo che “ciò che doveva accadere sta accadendo”, e rivendica la legittimità del voto che avrebbe portato all’elezione di Edmundo Gonzalez Urrutia come “legittimo presidente del Venezuela”. Nel documento si afferma che Gonzalez Urrutia dovrebbe assumere immediatamente il mandato costituzionale ed essere riconosciuto come comandante in capo delle Forze armate nazionali.

Il testo invita le Forze armate e le istituzioni a riconoscere la nuova leadership e chiama la popolazione a restare “vigile, attiva e organizzata” fino alla realizzazione della transizione democratica. Un appello specifico è rivolto ai venezuelani residenti nel Paese, esortati a prepararsi a iniziative che, si legge, verranno comunicate a breve attraverso i canali ufficiali dell’opposizione.

Machado si rivolge anche alla diaspora, chiedendo ai venezuelani all’estero di mobilitarsi presso governi e opinione pubblica internazionale per sostenere quella che definisce “la grande operazione di costruzione della nuova Venezuela”.

“Il Venezuela sarà libero”, conclude il documento, firmato dalla leader dell’opposizione, che invita a rimanere uniti e in contatto “in queste ore decisive”, presentate come cruciali per il futuro politico del Paese.

Venezuela, P. Chigi: atto militare è legittimo contro attacchi ibridi

Roma, 3 gen. (askanews) – Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi in riferimento all’intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela.

Venezuela, Renzi: discutibile azione Trump ma senza Maduro è paese migliore

Roma, 3 gen. (askanews) – “Il Venezuela è (o meglio: sarebbe) uno dei Paesi più belli e più ricchi del mondo. La feroce dittatura di Maduro ha privato della libertà, e spesso del cibo, milioni di venezuelani. Il Venezuela senza Maduro è un Paese migliore, senza se e senza ma. Le modalità con cui Trump interpreta il ruolo degli Stati Uniti sono ovviamente molto criticabili o discutibili. E per dare un giudizio compiuto dovremo attendere le prossime ore”. Così il leader di Iv Matteo Renzi su X.

“Ma intanto il dato di fatto è che il mondo è sempre più ingarbugliato e nessuno sembra in grado di governarlo. Le Istituzioni multilaterali non funzionano, i teatri di guerra sono sempre più numerosi, l’Europa al solito non tocca palla. Perché ci occupiamo di burocrazia e ideologia ma Bruxelles non sa cosa sia la politica estera. Saranno anni difficili e pieni di sfide complicate. Proveremo a giocare un ruolo, anche come Italia. Ma se mi chiedete oggi un giudizio sulla vicenda Maduro non chiedetemi di essere triste: oggi il Venezuela è un Paese migliore di ieri. E speriamo che i ragazzi di Caracas oggi, come quelli di Teheran domani, possano tornare ad assaporare la libertà”, conclude Renzi.

Venezuela, P. Chigi: Italia ha sempre condannato atti regime Maduro

Roma, 3 gen. (askanews) – Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha seguito gli sviluppi in Venezuela fin dalle loro primissime evoluzioni. Lo si legge in una nota di Palazzo Chigi.

L’Italia – continua la nota – ha sempre sostenuto l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica nel Venezuela, condannando gli atti di repressione del regime di Maduro, la cui auto-proclamata vittoria elettorale l’Italia, assieme ai principali partner internazionali, non ha mai riconosciuto.

In raccordo con il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, il Presidente Meloni – conclude la nota – continua a seguire con particolare attenzione la situazione della comunità italiana in Venezuela, la cui sicurezza costituisce la priorità assoluta del Governo.

Venezuela, P. Chigi: atto militare non strada migliore ma legittimo intervento contro attacchi

Roma, 3 gen. (askanews) – Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi in riferimento all’intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela.

America Latina, nel 1989 l’ultimo intervento Usa con Noriega

Roma, 3 gen. (askanews) – L’ultimo intervento militare degli Stati Uniti in America latina, prima dell’attacco lanciato oggi in Venezuela con la cattura del suo presidente Nicolas Maduro, risale al 1989, quando le truppe Usa intervennero a Panama per deporre il generale Manuel Noriega, ex collaboratore dei servizi segreti americani, ricercato dalla giustizia americana.

Di seguito i principali interventi Usa:

1954 – GUATEMALA

Il 27 giugno 1954, il colonnello Jacobo Arbenz Guzmán, presidente del Guatemala, viene rovesciato da mercenari addestrati e finanziati da Washington, dopo una riforma agraria che minacciava gli interessi dell’azienda americana United Fruit Corporation (futura Chiquita Brands). Nel 2003, gli Stati Uniti hanno ammesso nella loro storia ufficiale il ruolo svolto dalla Cia nel colpo di stato, in nome della lotta al comunismo.

1961 – CUBA

Fidel Castro rovescia nel 1959 Fulgencio Batista. Tra il 15 e il 19 aprile 1961, 1.400 militari anticastristi, addestrati e finanziati dalla Cia, tentano di sbarcare alla Baia dei Porci, a 250 chilometri dall’Avana, senza successo.

1965 – REPUBBLICA DOMINICANA

Gli Stati Uniti inviano marines e paracadutisti a Santo Domingo per reprimere una rivolta a sostegno di Juan Bosch, il presidente di sinistra rovesciato dai generali nel 1963. Washington cita il timore di una “seconda Cuba”, favorendo l’insediamento di un un governo allineato a washington.

SOSTEGNO USA ALLE DITTATURE

Washington sostiene diverse dittature militari tra gli anni ’70 e ’80, ritenute un baluardo contro i movimenti di sinistra. Aiuta il dittatore cileno Augusto Pinochet durante il colpo di stato dell’11 settembre 1973 contro il presidente Salvador Allende. Quindi supporta la giunta militare argentina nel 1976, incoraggiandola a porre fine rapidamente alla sua “sporta guerra”, stando a documenti statunitensi declassificati nel 2003.

Negli anni ’70 e ’80, sei dittature (Argentina, Cile, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Brasile) uniscono le forze per eliminare i dissidenti di sinistra nell’ambito dell'”Operazione Condor”, con il tacito sostegno degli Stati Uniti.

ANNI ’80 – GUERRE CIVILI IN NICARAGUA E EL SALVADOR

Nel 1979 la rivoluzione sandinista in Nicaragua rovescia la dittatura di Anastasio Somoza; temendo l’allineamento di Managua con Cuba e Unione sovietiva, il presidente Usa Ronald Reagan autorizza la Cia a fornire 20 milioni di dollari in aiuti ai Contras, i controrivoluzionari nicaraguensi. La guerra civile nicaraguense, conclusasi nell’aprile del 1990, causa 50.000 vittime.

Sempre Reagan invia consiglieri militari a El Salvador per reprimere la rivolta del Fronte Farabundo Martí di Liberazione Nazionale (FMLN, all’estrema sinistra) durante la guerra civile del 1980-1992 che causa 72.000 morti.

GRENADA, PANAMA: INTERVENTI DIRETTI E ADDESTRAMENTO MILITARE

Il 25 ottobre 1983, le forze Usa intervengono sull’isola di Grenada in seguito all’omicidio del premier Maurice Bishop da parte di una giunta di estrema sinistra, mentre i cubani sono impegnati ad ampliare l’aeroporto, presumibilmente per ospitare aerei militari. Reagan lancia l’Operazione “Urgent Fury” per proteggere circa 1.000 cittadini americani: l’operazione, considerata un successo da Reagan ma condannata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si conclude il 3 novembre con oltre 100 morti.

Nel 1989 il presidente George Bush decide un intervento militare a Panama, che porta alla resa del generale Manuel Noriega. Furono circa 27.000 i soldati impegnati nell’Operazione “Just Cause”, che ufficialmente causò 500 morti, anche se secondo le ong furono diverse migliaia.

Noriega sarebbe stato incarcerato per oltre due decenni negli Stati Uniti per traffico di droga, prima di scontare ulteriori condanne in Francia e poi a Panama.

Calcio, risultati e classifica di Serie A, Como formato Europa

Roma, 3 gen. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Como-Udinese 1-0.

Diciottesima giornata: Cagliari-Milan 0-1, Como-Udinese 1-0, ore 15 Genoa-Pisa, Sassuolo-Parma, ore 18 Juventus-Lecce, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Classifica: Milan 38, Inter 36, Napoli 34, Roma 33, Juventus 32, Como 31, Bologna 26, Lazio 24, Atalanta, Udinese, Sassuolo 22, Cremonese, Torino 21, Cagliari 19, Parma, Lecce 17, Genoa 14, Verona 12, Pisa 11, Fiorentina 9

Diciannovesima giornata: martedì 6 gennaio ore 15 Pisa-Como, ore 18 Lecce-Roma, ore 20.45 Sassuolo-Juventus, mercoledì 7 gennaio ore 18.30 Bologna-Atalanta, Napoli-Verona, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

I precedenti interventi Usa in Sudamerica, l’ultimo nel 1989 con Noriega

Roma, 3 gen. (askanews) – L’ultimo intervento militare degli Stati Uniti in America latina, prima dell’attacco lanciato oggi in Venezuela con la cattura del suo presidente Nicolas Maduro, risale al 1989, quando le truppe Usa intervennero a Panama per deporre il generale Manuel Noriega, ex collaboratore dei servizi segreti americani, ricercato dalla giustizia americana.

Di seguito i principali interventi Usa: 1954 – GUATEMALA Il 27 giugno 1954, il colonnello Jacobo Arbenz Guzman, presidente del Guatemala, viene rovesciato da mercenari addestrati e finanziati da Washington, dopo una riforma agraria che minacciava gli interessi dell’azienda americana United Fruit Corporation (futura Chiquita Brands). Nel 2003, gli Stati Uniti hanno ammesso nella loro storia ufficiale il ruolo svolto dalla Cia nel colpo di stato, in nome della lotta al comunismo.

1961 – CUBA Fidel Castro rovescia nel 1959 Fulgencio Batista. Tra il 15 e il 19 aprile 1961, 1.400 militari anticastristi, addestrati e finanziati dalla Cia, tentano di sbarcare alla Baia dei Porci, a 250 chilometri dall’Avana, senza successo.

1965 – REPUBBLICA DOMINICANA Gli Stati Uniti inviano marines e paracadutisti a Santo Domingo per reprimere una rivolta a sostegno di Juan Bosch, il presidente di sinistra rovesciato dai generali nel 1963. Washington cita il timore di una “seconda Cuba”, favorendo l’insediamento di un un governo allineato a washington.

SOSTEGNO USA ALLE DITTATURE Washington sostiene diverse dittature militari tra gli anni ’70 e ’80, ritenute un baluardo contro i movimenti di sinistra. Aiuta il dittatore cileno Augusto Pinochet durante il colpo di stato dell’11 settembre 1973 contro il presidente Salvador Allende. Quindi supporta la giunta militare argentina nel 1976, incoraggiandola a porre fine rapidamente alla sua “sporta guerra”, stando a documenti statunitensi declassificati nel 2003.

Negli anni ’70 e ’80, sei dittature (Argentina, Cile, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Brasile) uniscono le forze per eliminare i dissidenti di sinistra nell’ambito dell'”Operazione Condor”, con il tacito sostegno degli Stati Uniti.

ANNI ’80 – GUERRE CIVILI IN NICARAGUA E EL SALVADOR Nel 1979 la rivoluzione sandinista in Nicaragua rovescia la dittatura di Anastasio Somoza; temendo l’allineamento di Managua con Cuba e Unione sovietiva, il presidente Usa Ronald Reagan autorizza la Cia a fornire 20 milioni di dollari in aiuti ai Contras, i controrivoluzionari nicaraguensi. La guerra civile nicaraguense, conclusasi nell’aprile del 1990, causa 50.000 vittime.

Sempre Reagan invia consiglieri militari a El Salvador per reprimere la rivolta del Fronte Farabundo Martí di Liberazione Nazionale (FMLN, all’estrema sinistra) durante la guerra civile del 1980-1992 che causa 72.000 morti.

GRENADA, PANAMA: INTERVENTI DIRETTI E ADDESTRAMENTO MILITARE Il 25 ottobre 1983, le forze Usa intervengono sull’isola di Grenada in seguito all’omicidio del premier Maurice Bishop da parte di una giunta di estrema sinistra, mentre i cubani sono impegnati ad ampliare l’aeroporto, presumibilmente per ospitare aerei militari. Reagan lancia l’Operazione “Urgent Fury” per proteggere circa 1.000 cittadini americani: l’operazione, considerata un successo da Reagan ma condannata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si conclude il 3 novembre con oltre 100 morti.

Nel 1989 il presidente George Bush decide un intervento militare a Panama, che porta alla resa del generale Manuel Noriega. Furono circa 27.000 i soldati impegnati nell’Operazione “Just Cause”, che ufficialmente causò 500 morti, anche se secondo le ong furono diverse migliaia.

Noriega sarebbe stato incarcerato per oltre due decenni negli Stati Uniti per traffico di droga, prima di scontare ulteriori condanne in Francia e poi a Panama.

Proteste in Iran, Khamenei: i rivoltosi vanno contrastati

Roma, 3 gen. (askanews) – “Le proteste al Bazar erano legittime. Il presidente e i funzionari stanno lavorando per risolvere il problema. Dietro l’aumento e la fluttuazione incontrollata del tasso di cambio c’è il nemico. La protesta è giustificata, ma è diversa dalla rivolta. Parliamo con i manifestanti, ma i rivoltosi devono essere contrastati”. Lo ha detto oggi la Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, nel discorso tenuto durante l’incontro con i familiari delle vittime dell’attacco Usa costato la vita al generale Qassem Soleimani. Secondo Khamenei, l’Iran è “il bersaglio di una guerra soft volta a creare disperazione, sfiducia e dubbio tra la gente”.

I possibili scenari del dopo Maduro in Venezuela

Roma, 3 gen. (askanews) – Dopo l’operazione statunitense in Venezuela, la cattura del presidente Nicolas Maduro e della moglie Cilia Flors, trasferiti in un luogo ignoto fuori dal Paese, cosa succederà in Venezuela è tutt’altro che chiaro. La Costituzione stabilisce che il potere deve passare alla vicepresidente di Maduro, Delcy Rodríguez. Ma il futuro del regime è incerto e l’opposizione – all’interno e all’esterno del Paese – probabilmente considererà questo momento un’opportunità cruciale. L’opposizione venezuelana afferma da tempo che il legittimo presidente è il politico in esilio Edmundo Gonzalez. In mezzo a questa grande incertezza, sottolinea la Cnn, si profilano diversi scenari.

PERCORSO ISTITUZIONALE

Viene seguito il percorso costituzionale. L’articolo 233 definisce il caso di “assenza assoluta” del presidente. La vicepresidente esecutiva – Delcy Rodríguez – prende il potere e convoca elezioni entro 30 giorni. Il neoeletto presidente rimane in carica per un intero mandato di sei anni.

CROLLO DEL REGIME: POSSIBILE RUOLO PER GONZALEZ URRUTIA

Il regime crolla e i suoi alti funzionari si dimettono o fuggono. Il candidato dell’opposizione più probabile è Edmundo Gonzalez Urrutia, che si era candidato alle elezioni del 2024. Gonzalez, accademico e diplomatico di lunga data, è ora in esilio in Spagna. E’ sostenuto dalla recente vincitrice del Premio Nobel per la Pace, l’attivista democratica María Corina Machado. Intervenendo a Oslo il mese scorso dopo aver ricevuto il Premio, Machado ha affermato che il suo movimento si stava preparando per “una transizione ordinata e pacifica” una volta che Maduro se ne fosse andato. A dicembre ha dichiarato che Gonzalez l’aveva invitata a ricoprire la carica di vicepresidente e che “la stragrande maggioranza” della polizia e delle forze armate avrebbe eseguito gli ordini della nuova amministrazione una volta iniziata la transizione politica.

COLPO DI STATO MILITARE

Un colpo di stato militare. L’attuale ministro della Difesa è Vladimir Padrino López, ha parlato dopo l’attacco statunitense di questa mattina, affermando che il Venezuela si opporrà alla presenza di truppe straniere nel Paese. “Questa invasione rappresenta il più grande oltraggio che il Paese abbia mai subito”, ha commentato.

Venezuela, Fratoianni-Bonelli: inaccettabile attacco Usa, Meloni condanni

Roma, 3 gen. (askanews) – “L’attacco militare degli Stati Uniti al Venezuela è gravissimo e inaccettabile. Occorre che la comunità internazionale e il nostro Paese condannino immediatamente quanto accaduto e si attivino per fermare questa aggressione. Le accuse legate al narcotraffico non rappresentano in nessun modo una giustificazione per quanto sta accadendo, gli USA attaccheranno la Cina per il Fentanyl, o l’Olanda per l’ectasy?”. Lo affermano in una nota Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs.

“Trump – continuano Bonelli e Fratoianni – si comporta come un pirata globale che punta a costruire un ordine globale fondato sulla forza e in aperta violazione del diritto internazionale. Così il mondo scivola sempre più verso uno stato di guerra permanente. Chiediamo con forza che il Governo Meloni prenda subito una posizione di esplicita e forte condanna di questa ennesima violazione del Diritto Internazionale”.

Venezuela, Magi (+Europa): Maduro dittatore ma Trump provoca rischi internazionali

Roma, 3 gen. (askanews) – “Maduro é un dittatore che tiene ostaggio il Venezuela da oltre un decennio, impoverendo il Paese, arrestando gli oppositori, favorendo la corruzione. Ma l’attacco sferrato dagli USA di Trump va oltre ogni limite rispetto alle legittime azioni che la comunità internazionale può e deve fare per operare pressioni sul regime di Maduro. L’attacco con le forze armate nel cuore di Caracas rischia di scardinare ulteriormente i già fragili equilibri internazionali e di far scivolare il mondo verso una ancor più pericolosa china. Anche in questo caso, si sente l’assenza di una Unione Europea forte, coesa e credibile, che favorisca la risoluzione diplomatica dei conflitti, prima del ricorso alle armi. Al governo italiano chiediamo massima attenzione per gli italiani e in particolare per Alberto Trentini, il cui rilascio e il cui rimpatrio deve avvenire con la massima urgenza”. Lo afferma il segretario di Più Europa Riccardo Magi.

Basket, ufficiale: Virtus-Trapani non si gioca

Roma, 3 gen. (askanews) – Il caso Trapani Shark si arricchisce di un altro capitolo. Come più volte paventato dallo stesso club siciliano, la squadra domani non si presenterà a Bologna per la partita in programma contro la Virtus. A ufficializzare la notizia è la stessa Lega Basket, che altresì comunica la sostituzione della gara cancellata con quella tra Sassari e Brescia, che verrà trasmessa dalle 16 su Sky Sport Basket e in streaming su NOW. Si attende ora la decisione della FIP in merito al forfait di Trapani, che potrebbe costare alla società una ulteriore, pesante multa dopo quelle ricevute nelle ultime giornate di campionato per non aver rispettato la formula del 6+6 relativa al roster e potrebbe diventare viatico verso l’esclusione in toto dal campionato per la squadra.

Venezuela, Lupi: tutelare connazionali e lavorare a de-escalation

Roma, 3 gen. (askanews) – “In questo momento di tensione e di incertezza la nostra priorità è la tutela dei nostri connazionali in Venezuela. L’azione americana contro il narco-regime criminale di Maduro, contro cui si è battuta il premio Nobel per la pace Machado, deve impegnare l’Italia, l’Europa e tutta la comunità internazionale a lavorare a una soluzione diplomatica che eviti spargimento di sangue dei civili e permetta alle forze democratiche venezuelane una transizione pacifica verso il nuovo governo”. Così afferma in una nota il presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi.

Gli Usa hanno attaccato il Venezuela, Trump: catturato Maduro

Roma, 3 gen. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha annunciato la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro e della moglie nel corso di un’operazione militare su vasta scala contro il Venezuela. La notizia è stata postata sul suo profilo Truth Social, senza fornire dettagli sull’operazione o sulla attuale collocazione di Maduro.

“Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un’operazione su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato insieme alla moglie e portato fuori dal Paese”, ha scritto Trump, precisando solo che “questa operazione è stata condotta in coordinamento con le forze dell’ordine statunitensi. Ulteriori dettagli seguiranno”. Secondo la Cbs, Maduro è stato catturato da uomini dell’unità speciale Delta Force.

Trump terrà una conferenza stampa alle ore 17 italiane dalla residenza presidenziale di Mar-a-Lago, in Florida.

Al momento, nessuna conferma ufficiale è arrivata dal governo venezuelano, che non ha ancora rilasciato dichiarazioni in merito.

Prima della notizia della cattura di Maduro, il governo venezuelano ha denunciato una “aggressione militare” da parte degli Stati Uniti e a nome del presidente è stato ordinato lo stato di emergenza e l’attivazione dei piani di difesa nazionali, invitando la popolazione e le forze armate a schierarsi in “unità popolare-militare-poliziesca” per garantire la sovranità del paese. Il governo ha accusato gli Usa di mirare al controllo delle risorse petrolifere e minerarie del Venezuela, affermando che tali tentativi “non avranno successo”.

Nelle prime ore di oggi, quando in Italia erano le 7, una serie di esplosioni ha scosso la capitale Caracas e altre regioni. Secondo una dichiarazione ufficiale, nel mirino degli attacchi figurano anche gli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Testimoni oculari di Reuters e immagini diffuse sui social media hanno documentato la presenza di aerei nei cieli della capitale venezuelana, mentre si udivano boati e si levavano colonne di fumo nero .

Un blackout elettrico ha interessato la zona meridionale di Caracas, vicino a una grande base militare, secondo quanto riportato da residenti.

L’ambasciatore italiano a Caracas ha esortato i connazionali che si trovano in Venezuela a non uscire di casa e “evitare gli spostamenti”. L’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito ha parlato a RaiNews24, descrivendo una “situazione molto incerta” dopo i raid sul Venezuela, iniziati alle ore 2 circa. Il ministro degli esteri Antonio Tajani ha tuttavia voluto rassicurare, precisando che non ci sono state chiamate di italiani all’ambasciata e quindi riguardo questo specifico aspetto la situazione può essere considerata tranquilla.

Venezuela, Conte: governo illiberale ma attacco senza base giuridica

Roma, 3 gen. (askanews) – “L’aggressione americana al Venezuela non ha nessuna base giuridica. Siamo di fronte a una palese violazione del diritto internazionale, che certifica il predominio del più forte e meglio equipaggiato militarmente. Il Governo Meloni condanni questi attacchi e tuteli i nostri connazionali. E spero che l’intera comunità internazionale si faccia sentire e che tutti comprendano che se le regole valgono solo per i nemici e non per gli amici, nessuno potrà sentirsi più al sicuro. Né può valere di per sè a giustificare l’attacco a uno stato sovrano la natura illiberale del suo governo. Per noi il diritto internazionale non vale fino a un certo punto”. Così il presidente di M5s Giuseppe Conte su Facebook.

Attacco Usa al Venezuela, Trump: catturato Maduro (aggiornamenti)

Roma, 3 gen. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro e della moglie nel corso di un’operazione militare su vasta scala contro il Venezuela. La notizia è stata postata sul suo profilo Truth Social, senza fornire dettagli sull’operazione o sulla attuale collocazione di Maduro.

-11:20 La Cbs: Maduro catturato dalla Delta Force Usa

-11:01 La vicepresidente del Venezuela, Delcy Rodríguez, sta bene dopo l’attacco lanciato dagli Stati Uniti contro la capitale e diversi siti militari nel Paese. Lo riporta il Wall Street Journal, citando una fonte vicina al governo di Caracas.

Raffica di esplosioni e aerei sopra Caracas, Maduro: gravissima aggressione Usa

Roma, 3 gen. (askanews) – Il governo venezuelano ha denunciato una “aggressione militare” da parte degli Stati Uniti, dopo che una serie di esplosioni ha scosso la capitale Caracas e altre regioni nelle prime ore di oggi. Secondo una dichiarazione ufficiale, gli attacchi hanno colpito anche gli stati di Miranda, Aragua e La Guaira, e il presidente Nicolás Maduro ha proclamato lo stato di emergenza nazionale e ordinato la mobilitazione immediata delle forze di difesa. Dettagli degli eventi

Le esplosioni sono state segnalate a partire dalle ore 2:00 locali (le 7 in Italia). Testimoni oculari di Reuters e immagini diffuse sui social media hanno documentato la presenza di aerei nei cieli della capitale venezuelana, mentre si udivano boati e si levavano colonne di fumo nero .

Un blackout elettrico ha interessato la zona meridionale di Caracas, vicino a una grande base militare, secondo quanto riportato da residenti.

Maduro ha ordinato lo stato di emergenza e l’attivazione dei piani di difesa nazionali, invitando la popolazione e le forze armate a schierarsi in “unità popolare-militare-poliziesca” per garantire la sovranità del paese. Il governo ha accusato gli USA di mirare al controllo delle risorse petrolifere e minerarie del Venezuela, affermando che tali tentativi “non avranno successo”.

Il Pentagono ha rimandato ogni commento alla Casa Bianca, che ha declinato per ora qualsiasi dichiarazione ufficiale. Un funzionario Usa ha tuttavia riferito alla Cbs che i raid sono stati ordinati dal presidente Donald Trump.

Il presidente americano ha ripetutamente minacciato operazioni terrestri in Venezuela . Secondo fonti di Reuters, Trump avrebbe esercitato pressioni private su Maduro perché lasci il potere. Solo lunedì scorso, Trump aveva dichiarato che sarebbe “saggio” per Maduro abbandonare la presidenza.

Il governo di Caracas ha annunciato l’intenzione di presentare denunce formali presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il Segretario Generale delle Nazioni Unite e altri organismi internazionali, chiedendo una condanna unanime dell’azione statunitense.

Dalle Alpi al Mediterraneo: la morte senza confini e senza altitudini

A Crans Montana, nella montagna alta in Svizzera c’è stata una strage che fa tanto più male perché le vittime sono una di una gioventù che era andata a festeggiare l’arrivo del nuovo anno. 

Sulle Alpi la neve non spegne il fuoco 

Il bilancio è provvisorio ma i 47 morti sono più che sufficienti per far impazzire di sgomento i genitori dei ragazzi e ragazze che sono arsi un rogo spietato all’interno di un locale con la solita via di fuga insufficiente in caso di pericolo. Si accerteranno le responsabilità ma resta iscritto nella tragedia il numero di quelli che ci hanno lasciato la pelle e il cui sorriso si è tradotto in un macabro fumo. C’è da restarne sconvolti ed è giusto che sia così. Il fatto che sia accaduto in un tempo festivo non attenua lo strazio, anzi lo amplifica. Quando si è di fronte ad una contraddizione di sentimenti costretti a mutare in meno di un attimo dal bianco al nero non può essere altrimenti.

Il giorno di Natale si annega come sempre

Il passaggio tra il 2025 e il 2026 ha messo in contrasto le correnti del vecchio e del nuovo agitando anche il moto ondoso del mare Mediterraneo. Così il 24 dicembre un barcone partito dalla Libia, al largo delle acque tunisine, è affondato forse perché non desiderava assistere ad un tripudio di festeggiamenti per cui intanto l’Europa, terra d’approdo, non dovrebbe avereragione di rallegrarsi. La guerra in casa è una abitudine da perdere e non da consolidare.

Partiti in 117, sono annegate appena 116 persone e solo una si è salvata grazie ad un pescatore tunisino questa volta anche provvidenzialmente di anime. Il troppo fuoco fa male così come la troppa acqua, l’eccesso di ogni elemento non risparmia mai nessuno. Che si parta per la salvezza dalla miseria o per gioire per l’ingresso del nuovo anno l’esito può essere fatale ed il destino avverso è sempre in agguato. 

Il rischio di un cuore a due corsie

Lo sgomento che ne consegue non può essere di diversa serie a seconda degli episodi. La morte non guarda in faccia a nessuno e noi dobbiamo saperla guardare con equanime orrore, il solo modo per non darle soddisfazione ed avvilirne la vanità e la vittoria. Che si sia al livello del mare o sulle cime innevate si dovrebbe imparare a prendersi cura del dolore custodendolo ovunque sia la sua causa e qualunque sia la sua origine.Ogni dramma ha in sé il germe sano della democrazia che produce i suoi medesimi effetti indipendentemente da ciò che lo ha provocato e dove sia entrato in scena.

È questa lezione di uguaglianza la speranza a cui aggrapparci e per fare in modo che la morte possa rinunciare ad esibirsi ancora o ad attenuarne  un prossimo tripudio.

Le culle vuote mettono a rischio il futuro dell’Italia

C’è un equivoco che attraversa da anni il dibattito pubblico italiano: l’idea che l’immigrazione, nei termini in cui oggi si presenta, da sola possa compensare il declino demografico del Paese. 

I dati ufficiali – Nazioni Unite, Istat, Eurostat – raccontano una realtà diversa, meno ideologica e più ostinata. L’Italia perde popolazione non per una contingenza, ma per una crisi strutturale. Ogni anno nascono meno di 400 mila bambini e muoiono circa 700 mila persone. Il saldo naturale è dunque negativo per oltre 300 mila unità.

L’immigrazione interviene su questo squilibrio solo in parte: il saldo migratorio netto stimato oscilla tra le 150 e le 180 mila persone l’anno: in termini semplici, circa metà del vuoto viene colmata, l’altra metà resta scoperta.

I numeri del declino

Il risultato è noto e difficilmente aggirabile. Anche includendo l’immigrazione nei livelli attuali e prevedibili, la popolazione italiana è destinata a scendere sotto i 55 milioni entro il 2050 e, secondo le proiezioni ONU, verso i 35 milioni a fine secolo. Senza immigrazione il declino sarebbe più rapido; con l’immigrazione attuale, le prospettive restano negative. È un punto che andrebbe chiarito, perché separa l’analisi dai riflessi propagandistici.

Il confronto europeo aiuta a capire. Italia, Spagna e Polonia condividono livelli di fecondità molto bassi. Tuttavia gli esiti sono diversi. La Spagna, grazie a flussi migratori più consistenti e continuativi, riesce almeno a stabilizzare la popolazione. La Polonia, che attrae pochi immigrati, conosce un declino più brusco. L’Italia si colloca nel mezzo: abbastanza immigrazione per rallentare la discesa, non abbastanza per arrestarla.

Gli immigrati ben presto si omologano

Il nodo più profondo, tuttavia, non è solo quantitativo. Anche quando l’immigrazione cresce, l’Italia fatica a trasformarla in riequilibrio demografico. Gli immigrati, nel giro di pochi anni, convergono verso gli stessi bassissimi livelli di natalità degli italiani. Non per ragioni culturali, ma per “condizioni ambientali”: precarietà lavorativa, bassi salari, difficoltà abitative, debolezza delle politiche familiari. In un contesto simile, non fanno figli né i nativi né i nuovi arrivati.

Le cifre parlano chiaro: per stabilizzare la popolazione servirebbe un saldo migratorio netto superiore alle 300 mila persone l’anno, in modo continuativo. È uno scenario che oggi appare politicamente fragile e socialmente non presidiato. Continuare a evocarlo come soluzione implicita significa coltivare un’illusione.

Senza interventi, declino inevitabile

Il punto, allora, non è essere “pro” o “contro” l’immigrazione. Il punto è riconoscere che l’immigrazione, ai livelli attuali e in assenza di una strategia demografica complessiva, è un ammortizzatore, non una soluzione. Senza un investimento serio su lavoro, famiglia, casa, welfare e integrazione, il declino continuerà, solo un po’ più lentamente.

La demografia non è un destino cieco, ma neppure un’opinione. È una questione implicante azioni di lungo periodo, che chiama in causa la responsabilità della politica verso le generazioni future. Eluderla significa accettare un ridimensionamento silenzioso del Paese, prima sociale ed economico, poi anche civile.

Senza un’offerta politica più articolata e credibile la democrazia si svuota

Giriamola come la si vuole, ma è indubbio che la mancanza di una adeguata e convincente offerta politica continui, forse, a essere la vera causa e il vero motivo del persistente astensionismo elettorale. 

Un dato che non può più essere ignorato 

Un astensionismo che ormai si manifesta sia nelle consultazioni nazionali ed europee, sia in quelle locali. Regionali o comunali non fa differenza alcuna.

E non c’entra neanche il sistema elettorale. Anche perché, limitandoci alle recenti elezioni regionali, il sistema contemplava le preferenze – e parliamo di regioni meridionali dove il rapporto tra eletto ed elettore, per motivazioni storiche, è molto più forte e sentito che in altre parti del Paese – e quindi non si poteva accusare i partiti di aver designato dall’alto i candidati.

Oltre le regole, il nodo politico

Se dunque togliamo di mezzo il singolo sistema elettorale, le modalità di selezione dei candidati e il profilo delle diverse consultazioni, la ragione – forse, lo ripeto – va ricercata nella debole e scarsa offerta politica. Oltre, come ovvio e persino scontato, in una disaffezione cronica e purtroppo radicata che nasce dalla critica al sistema, e cioè ai partiti e al modello di partecipazione politica, con conseguenze negative sulla vita delle istituzioni democratiche.

Sotto questo aspetto è quasi inutile ricordare che esiste una fetta consistente dell’elettorato italiano che non si sente rappresentata. E ormai da tempo.

L’elettorato orfano della tradizione centrista

Si tratta di un elettorato che per lunghi cinquant’anni della nostra vita democratica ha votato la Democrazia Cristiana e i partiti alleati: il PLI, il PRI, il PSDI e anche il PSI. Partiti distrutti e annullati dalla valanga di Tangentopoli.

Nella Seconda Repubblica, tanto nel centrosinistra quanto nel centrodestra, questa rappresentanza politica ed elettorale ha continuato a svolgere un ruolo significativo e talvolta decisivo, seppur in misura minore: il PPI e la Margherita nel centrosinistra; il CCD, l’UDC e in parte anche Forza Italia nell’alleanza alternativa.

Radicalizzazione e vuoto di proposta

È però inutile negare che la progressiva radicalizzazione del confronto politico, da un lato, e l’eccessiva polarizzazione, dall’altro, abbiano finito per cancellare una credibile offerta politica centrista, moderata o anche solo riformista, che pure continua ad avere un consenso sotterraneo non indifferente nel nostro Paese.

Un’offerta centrista che potrebbe rappresentare la vera e autentica scommessa delle prossime elezioni politiche del 2027.

Il coraggio che serve

Ma questa prospettiva sarà possibile solo se vi sarà quello che comunemente si definisce coraggio politico. Un coraggio che, per riaffermare un progetto politico ed essere coerenti fino in fondo, non convive con la mera logica del potere e della sua spartizione, ma opera e rifulge nella testimonianza lineare e trasparente attorno a una proposta di cui si avverte la prolungata assenza.

In effetti, come spiegano molti sondaggisti, questo “vuoto al centro” è una delle cause, se non la causa principale della disaffezione dei cittadini nei confronti della politica e della res publica. Tuttavia la risposta potrà arrivare solo da chi crede davvero in quel progetto politico e non si lascia incantare dalle sirene del potere.

Dal racconto al testo: il vero Francesco d’Assisi

[…] Il Francesco conosciuto fu quello rappresentato da Bonaventura, fra l’altro senza riferimenti a suoi scritti, che in alcuni punti, per esempio nel Testamento, avrebbero potuto indurre motivi di tensione nel paragone tra un passato oramai perduto e un presente segnato dal tradimento. La prova che il Francesco vincente fu quello di Bonaventura è offerta dal ciclo giottesco della basilica superiore di Assisi, dove le scene della vita di Francesco sono rappresentate seguendo la Legenda bonaventuriana, citata letteralmente ai piedi degli affreschi.

Solo alla fine del XIX secolo Paul Sabatier con la sua celebre Vie de saint François d’Assise, fece conoscere un’immagine di Francesco inedita, certamente non esente dalla tentazione di esasperare il dissidio tra il santo e la curia papale, ma più viva nel rappresentare la sua umanità.

La svolta che porta alla riscoperta del Francesco ‘storico’: il concilio Vaticano II

Il concilio, con il decreto sul rinnovamento della vita religiosa Perfectae caritatis, sollecitò i vari Ordini e Congregazioni religiose a riscoprire le fonti dei diversi carismi che li animavano.

Da parte dell’Ordine dei frati Minori ci fu una prima importante risposta grazie all’impegno di Kajetan Eßer, un frate tedesco che, dopo diversi anni di ricerche, nel 1977 pubblicò un’edizione critica di quelli che egli definì gli Opuscula di Francesco, preferendo questo titolo a quello più impegnativo di Scripta, adottato invece da Carlo Paolazzi nell’edizione del 2009. Padre Eßer, con la sua opera, fissò anche una sorta di canone degli scritti di Francesco, nella sostanza ripreso pur con significative precisazioni negli studi dei successivi storici e filologi.

Di Francesco ci restano ben due autografi, entrambi destinati a frate Leone, diverse preghiere e componimenti liturgici, noti come Lodi di Dio, Preghiere e Salmi. Si è inoltre conservato il testo di undici lettere, rispettivamente indirizzate ai fedeli, all’Ordine dei frati Minori, ai custodi dell’Ordine, a tutti i fedeli, ai reggitori di popoli e a singoli frati, in particolare a frate Antonio di Padova e a un Ministro dell’Ordine, del quale però non si conosce il nome. Insieme alle regole (la Regola non bullata, quella per gli eremi e quella approvata dal papa il 29 novembre 1223), si colloca poi il Testamento (c’è anche un ‘piccolo’ testamento o testamento di Siena), un testo nel quale egli volle fissare i passaggi più significativi della sua esperienza personale, quelli nei quali emerse la rivelazione dell’Altissimo, che lo invitava a «vivere secondo la forma del santo Vangelo» (Testamento 14).

Dagli anni Settanta del XX secolo la storia di Francesco e dell’Ordine dei frati Minori non può più prescindere dallo studio degli scritti.

Lo stesso Eßer nel 1966 pubblicò un volume sulle origini dell’Ordine (Origine e inizi del movimento e dell’Ordine francescano, tradotto in italiano nel 1972. Fu poi soprattutto Giovanni Miccoli a riaffermare ripetutamente la necessità di partire dagli scritti per giungere a conoscere Francesco (Miccoli, Francesco d’Assisi. Realtà e memoria di un’esperienza cristiana, Torino 1991).

Perché, allora, gli scritti sono ancora poco conosciuti?

Anche il gettonatissimo e recente volume di Cazzullo, per esempio, ad eccezione del Cantico di frate solesembra ignorarne l’esistenza – un motivo, detto tra parentesi, sufficiente per valutare criticamente l’attendibilità complessiva della pur avvincente ricostruzione biografica elaborata dal noto giornalista. 

La nostra proposta, molto semplicemente, mira a diffondere la conoscenza di questi testi e, con essi, a offrire valide basi d’appoggio per accostare la figura di Francesco in tutta la sua novità, una novità semplicemente cristiana.   

Fonte: Editoriale – “Conoscere san Francesco attraverso i suoi scritti”. Per leggere il testo in versione originale clicca qui

Calcio, risultati e classifica di Serie A

Roma, 2 gen. (askanews) – Questi i risultati del campionato di serie A dopo Cagliari-Milan 0-1.

Diciottesima giornata: Cagliari-Milan 0-1, sabato 3 gennaio ore 12.30 Como-Udinese, ore 15 Genoa-Pisa, Sassuolo-Parma, ore 18 Juventus-Lecce, ore 20.45 Atalanta-Roma, domenica 4 gennaio ore 12.30 Lazio-Napoli, ore 15 Fiorentina-Cremonese, ore 18 Verona-Torino, ore 20.45 Inter-Bologna.

Classifica: MIlan 38, Inter 36, Napoli 34, Roma 33, Juventus 32, Como 28, Bologna 26, Lazio 24, Atalanta, Udinese, Sassuolo 22, Cremonese, Torino 21, Cagliari 19, Parma, Lecce 17, Genoa 14, Verona 12, Pisa 11, Fiorentina 9

Diciannovesima giornata: martedì 6 gennaio ore 15 Pisa-Como, ore 18 Lecce-Roma, ore 20.45 Sassuolo-Juventus, mercoledì 7 gennaio ore 18.30 Bologna-Atalanta, Napoli-Verona, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Guggenheim Bilbao, crescono ancora i visitatori: 1,3 milioni nel 2025

Milano, 2 gen. (askanews) – 1.305.003: sono le persone che hanno visitato il museo Guggenheim Bilbao nel corso del 2025, 3.660 in più rispetto al 2024. I numeri di fine anno raccontano dei mesi di maggio, giugno e luglio come i migliori, a livello di afflusso, nella storia del museo e l’estate 2025 è risultata seconda solo a quella del 2023. Dati che certificano l’inizio positivo della direzione generale di Miren Arzalluz, che ha sostituito nel ruolo Juan Ignacio Vidarte.

Cresce, rispetto all’anno precedente, anche la percentuale di visitatori stranieri, che sono stati il 69% del totale con il 15% dalla Francia, il 9% dalla Germania e dal Regno Unito, il 6% dagli Stati Uniti e il 5% dal’Italia. Il restante 31% viene dalla Spagna, 10% dai Paesi Baschi e 21% dalle altre regioni, soprattutto dalla Catalogna e da Madrid.

La mostra più visitata è stata quella dedicata a Helen Frankenthaler, grande interprete della pittura gestuale statunitense nel secondo Novecento (oltre 810mila visitatori), anche se a livello di numeri ha fatto registrare un valore più alto la grande installazione digitale del progetto In Situ di Refik Anadol (una sola stanza, non una vera e propria mostra, ma in questo caso comunque un’opera monumentale, simbolo dell’utilizzo della IA), che ha visto più di 891mila visitatori. Cifre importanti anche per la retrospettiva dedicata a Barbara Kruger (657mila) e per il progetto di Vito Acconci e Sergio Prego ospitato nella sala Film & Video (750mila).

Altri aspetti rilevanti per un museo globale oggi sono la presenza digitale e il Guggenheim Bilbao ha dichiarato per il 2025 2.722.205 log sul proprio sito Web e oltre 10,3 milioni dei pagine viste. Sui social il museo bilbaino sfiora i 900mila follower su Instagram e i 400mila su Facebook. E poi c’è l’aspetto educational: oltre 81mila persone hanno partecipato alle attività organizzate – sia in presenza si online – a corredo delle mostre. Positivi anche i numeri sulla partecipazione al public program delle esposizioni.

Per come è nato ed è cresciuto insieme alla città, il Guggenheim Bilbao è anche un eccezionale motore per l’economia della intera regione, ma forse sarebbe il caso di ragionare su tutta la Spagna. In seguito alle attività del museo – che in fondo è stato il creatore della Bilbao contemporanea, intesa come la città che è oggi – è stata generata una domanda di oltre 782 milioni di euro nei Paesi Baschi e il contributo del Guggenheim al PIL è stato di 676,7 milioni. I posti di lavoro che il museo ha contribuito a mantenere nel 2025 sono 14.319 e il livello di autofinanziamento dell’istituzione museale, che peraltro gode del sostegno delle principali imprese e banche basche, è arrivato al 78%.

Sono dati che fanno impressione e che chiariscono come i grandi musei globali siano oggi attori economici decisivi e generino un’attrattività che va ampiamente oltre il semplice ambito culturale. Certo, Bilbao non è New York per quantità dell’offerta, ma forse proprio per questo qui è possibile constatare in modo ancora più evidente la forza della proposta culturale e il bisogno – ovvero la domanda – a cui risponde. L’edificio unico che ospita il Guggenheim Bilbao, e a fine 2025 è anche scomparso il suo creatore, l’architetto Frank O. Gehry, è stato il primo tassello di un progetto finanziariamente colossale nei sui esordi, ma che ha rapidamente giustificato gli investimenti. Poi sono venute le collezioni, le mostre, ma soprattutto il senso di un luogo che si identificava con quell’edificio e intorno a esso ha modellato la sua nuova identità urbana, Oggi Bilbao è una città dinamica a livello di arte, architettura, ma anche di cucina, ospitalità e commercio. Il tutto mantenendo un forte radicamento identitaria basco (alle conferenze stampa internazionali si comincia sempre con i saluti e l’introduzione in basco) che è un altro degli elementi principali della ricetta di successo del museo. Che a fine 2025 ha anche inaugurato una mostra sulle Arti della Terra che potrebbe rappresentare uno scarto importante nel modo in cui l’arte contemporanea – e con essa l’istituzione museo – affronta il tema della crisi climatica. E anche questo è un modo in cui un luogo di cultura mantiene la propria rilevanza: ossia parlando della realtà del nostro tempo. (Leonardo Merlini)

Strage Crans Montana, Fontana telefona ad ambasciatore italiano

Roma, 2 gen. (askanews) – Il Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, ha telefonato all’ambasciatore italiano in Svizzera per un aggiornamento sui nostri connazionali, per manifestare vicinanza e solidarietà alle famiglie e per offrire la piena disponibilità al supporto istituzionale, a seguito della strage di Crans-Montana.

“La Camera dei deputati si stringe alle famiglie coinvolte e ai feriti – dichiara Fontana -. Ringrazio gli operatori, il personale diplomatico e il personale medico sanitario che, anche in Italia, stanno lavorando senza sosta per prestare soccorso, cure e aiuti. Seguo con massima attenzione gli sviluppi di questo dramma che ci ha colpito profondamente”.

C’erano una volta gli intellettuali: i ritratti di Paolo Di Paolo

Genova, 2 gen. (askanews) – Trecento immagini recuperate che mostrano l’Italia che rinasceva nel secondo dopoguerra e un racconto ricco sulla carriera del fotografo Paolo Di Paolo, a cento anni dalla nascita. La mostra che Palazzo Ducale a Genova dedica al reporter scomparso nel 2023 si intitola “Fotografie Ritrovate” e offre una nuova prospettiva sul suo lavoro. Ma è anche l’occasione per riguardare i suoi ritratti di intellettuali e personaggi delle cultura e dello spettacolo, da Giorgio De Chirico a Pasolini, da Monica Vitti ad Anna Magnani.

“Paolo Di Paolo – ha detto ad askanews Ilaria Bonacossa, direttrice di Palazzo Ducale – in qualche modo sa sempre scattare andando al di fuori di quella che l’immagine pubblica e creare un rapporto personale con queste figure e ogni singolo scatto, anche se fa parte di una serie, diventa così un momento magico capace di schiudere qualcosa che racconta il personaggio, il suo modo di essere, di pensare, ma ogni tanto anche portandoli fuori dalla loro comfort zone come Ungaretti con il gatto, piuttosto che Bruno Munari: ce li mostra davvero in un modo inaspettato”.

Sono ritratti che hanno forza e intensità, che raccontano una storia più complessa e appassionata, che sanno essere ironici, ma sempre affettuosi verso i soggetti e che, in qualche modo, riescono ad apparire assolutamente naturali anche se un elemento di posa o, quanto meno, di costruzione dello scatto, appare indiscutibile. Non sono insomma, solo “foto rubate”.

“Si rubava lo scatto – ha aggiunto Bonacossa – ma se lo faceva regalare più che rubarlo e quindi c’è questo misto tra mettere in scena e rubare il momento, perché sicuramente c’era una fase di dialogo che anticipava lo scatto con questi personaggi famosi e poi in quel momento il dialogo era il suo occhio speciale, che sapeva catturare un attimo preciso e indimenticabile”.

La carriera di fotografo di Paolo Di Paolo si è costruita intorno alle riviste, dalla Settimana Incom a Il Mondo, per poi prendere una piega diversa dopo il 1968 con la chiusura di molti giornali seguita all’avvento della televisione. Anche questo è un aspetto su cui oggi la mostra di Genova ci può portare a riflettere, anche per il suo parallelismo con i tempi che viviamo. Quello che è certo è che, anche 50 anni dopo, lo sguardo sulla società di un Pier Paolo Pasolini ci farebbe molto comodo e, in un certo senso, le fotografie di Di Paolo ce lo conservano, almeno come ritratto ideale.

Poste aggiorna condizioni uso Spid: a pagamento dal primo gennaio 2026



Roma, 2 gen. (askanews) – Poste aggiorna le condizioni di utilizzo del proprio servizio Spid. Da ieri, primo gennaio, la funzionalità di accesso ai servizi che espongono il logo Spid “prevede il pagamento di un corrispettivo annuale per i clienti che hanno l’identità digitale attiva da più di un anno. Il servizio – si legge sul sito di Poste – rimane gratuito per: minorenni, cittadini con almeno 75 anni di età, residenti all’estero. titolari di Spid a uso professionale”.

Il servizio prevede il pagamento di un corrispettivo annuale di 6 euro, Iva inclusa, a partire dalla scadenza del primo anno dall’attivazione dell’identità digitale, fatta salva la facoltà di recesso senza oneri.

Poste sul proprio sito informa che “per conoscere la data prevista per il pagamento del corrispettivo”, occorre accedere alla propria “area personale su posteid.poste.it o all’App PosteID”.

In ogni caso Poste avviserà “a partire da 30 giorni prima della scadenza”. Gli utenti riceveranno “una comunicazione all’indirizzo e-mail di contatto associata all’identità digitale con tutte le informazioni sulle modalità e le tempistiche per rinnovare la funzionalità di accesso ai servizi Spid”.

(immagine tratta dal sito Poste.it)

Gasparri: preoccupante esordio del sindaco di New York Mamdani

Roma, 2 gen. (askanews) – “Giura sul Corano, inneggia all’economia collettiva e attacca l’economia privata, ma soprattutto rivede le dichiarazioni di principio contro l’antisemitismo: è davvero preoccupante l’esordio del nuovo sindaco di New York, Mamdani. Pensare che una delle metropoli del mondo occidentale e democratico sia in queste mani fa davvero riflettere. L’Occidente, doverosamente, garantisce la libertà di culto a tutti. Ma una lettura non condivisibile da parte di certi islamici induce a riflettere soprattutto sul contrasto all’antisemitismo, l’odio verso gli ebrei si sta riproponendo in varie parti del mondo”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri.

“Speriamo che i fatti non confermino queste prime impressioni negative. Ma vedere un collettivista alla guida di New York è motivo di riflessione. Dobbiamo difendere un modello libero e liberale contro questi rigurgiti che suscitano perfino l’ironia di osservatori russi. Mamdani non annuncia futuro. Ripropone minacciose letture oscurantiste”, conclude Gasparri.

La cinese Byd ha sorpassato Tesla di Elon Musk

Roma, 2 gen. (askanews) – BYD sorpassa Tesla. La casa automobilistica cinese ha superato la società fondata da Elon Musk, diventando il più grande venditore di veicoli elettrici al mondo. BYD ha dichiarato giovedì sera di aver venduto 4,6 milioni di veicoli lo scorso anno. Di questi, circa 2,26 milioni sono veicoli elettrici a batteria, in aumento del 28% rispetto agli 1,76 milioni dell’anno precedente. Il resto dei veicoli per il trasporto passeggeri venduti da BYD erano ibridi plug-in. Il titolo è salito del 3,6% a Hong Kong prima che venissero pubblicati i dati di Tesla.

Anche le azioni Tesla sono salite (+0,85%), ma hanno ridotto i guadagni pre-mercato dopo la pubblicazione dei dati sulle vendite. Tesla ha annunciato che le sue consegne annuali sono diminuite dell’8,6% rispetto all’anno precedente, attestandosi a circa 1,64 milioni di veicoli, dopo aver consegnato 418.227 veicoli nel quarto trimestre. La società infatti ha pubblicato oggi i dati su produzione e consegne di veicoli relativi anche al quarto trimestre 2025, al di sotto delle aspettative degli analisti. Si tratta a livello annuale del secondo calo consecutivo.

Secondo il report le consegne totali del quarto trimestre sono state pari a 418.227 mentre la produzione totale nello stesso periodo è stata di 434.358 veicoli. Le consegne del quarto trimestre del 2025 sono state inferiori di circa il 16% rispetto al quarto trimestre del 2024, quando l’azienda di veicoli elettrici di Elon Musk ne ha registrate 495.570. I numeri relativi alla produzione del quarto trimestre del 2025 sono diminuiti del 5,5% rispetto all’anno precedente, quando Tesla aveva prodotto 459.445 veicoli.

La procuratrice sulla strage a Crans-Montana: fuoco dalle candele scintillanti

Roma, 2 gen. (askanews) – La procuratrice generale vallesana Beatrice Pilloud ha annunciato in conferenza stampa che “l’inchiesta è stata aperta oggi” in merito a quanto accaduto la notte di Capodanno nella tragedia di Crans-Montana.

“L’inchiesta è stata aperta oggi, tutte le piste sono aperte, nessuna esclusa. Tra le ipotesi alcune si confermano: tutto lascia pensare che il fuoco sia effettivamente partito da bengala o candele scintillanti messe sulle bottiglie, troppo vicine al soffitto”, ha affermato la procuratrice svizzera.

L’inchiesta si concentrerà su lavori fatti, misure di sicurezza, materiali impiegati, mezzi antincendio, numero di persone presenti, numero di persone autorizzate, vie di evacuazione, riporta la televisione svizzera italiana.

Se sarà accertata una responsabilità penale le ipotesi sono incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose, riferisce l’emittente svizzera italiana RSI.

Stragi in locali affollati causa fuoco, gli esperti ricordano i precedenti simili a Crans-Montana

Roma, 2 gen. (askanews) – L’incidente di Crans Montana rappresenta l’ennesima tragedia evitabile. Lo affermano gli esperti della Società italiana di medicina ambientale (Sima) e Green Building Council Italia, intervenendo sul disastro avvenuto in Svizzera la notte di Capodanno. Le prime ricostruzioni relative alla tragedia di Crans Montana parlano di una scena purtroppo familiare agli esperti di sicurezza: un locale sotterraneo affollatissimo, soffitti e rivestimenti in legno e materiali altamente combustibili, una scala stretta come unico collegamento con l’esterno.

In questo contesto, una “fiamma di festa” – una candela o uno sparkler montato su una bottiglia di champagne – viene sollevata in alto, a pochi centimetri dal soffitto: bastano alcune scintille per innescare il materiale soprastante Ma c’è una domanda che, dopo decenni di studi e inchieste, non possiamo più evitare: com’è possibile che, nel 2026, in spazi chiusi e affollati si continui a usare fiamme libere, botti, fontane pirotecniche e altri dispositivi infiammabili come se fosse un gioco innocuo? – Si domandano Sima e Gbc Italia. Quello di Crans-Montana non è un incidente “imprevedibile”. È l’ennesimo episodio di una lunga serie di disastri che la comunità scientifica conosce bene. Nella memoria collettiva restano, tra gli altri: il The Station Nightclub di West Warwick, Rhode Island (USA, 2003): i pirotecnici della band innescano la schiuma poliuretanica sul palco; in meno di due minuti il locale è invivibile. Bilancio: 100 morti, 230 feriti.

L’indagine tecnica del NIST ha mostrato come il fuoco, alimentato da materiali altamente infiammabili e dall’assenza di sprinkler, abbia reso impossibile l’evacuazione in tempi utili; il Kiss Nightclub di Santa Maria (Brasile, 2013): un fuoco d’artificio da palco colpisce il fonoassorbente in schiuma sul soffitto. 242 morti, oltre 600 feriti; la maggior parte delle vittime non muore per le fiamme, ma per i gas tossici – incluso cianuro – sprigionati dal materiale in combustione; il Colectiv Club di Bucarest (Romania, 2015): ancora pirotecnici, ancora schiume infiammabili, ancora un’unica uscita praticabile. 64 morti, 146 feriti, un intero Paese in piazza a chiedere responsabilità politiche e legali.

A questi si aggiungono le tragedie più recenti ricordate dalle agenzie internazionali: il Pulse di Kocani in Macedonia del Nord (2025, almeno 59 morti, oltre 150 feriti), il rogo nella discoteca Masquerade di Istanbul (2024, 29 morti), gli incendi in locali di Goa, Murcia, Perm, Oaklandà Un filo rosso che collega continenti e decenni: spazi chiusi, pirotecnici, materiali combustibili, uscite inadeguate, sovraffollamento. Gli studi tecnici e scientifici su questi eventi sono chiari. Le simulazioni condotte su The Station e su casi analoghi mostrano che, quando il soffitto o le pareti in materiali plastici o lignei vengono coinvolti, il tempo utile per evacuare può essere inferiore ai 90-120 secondi prima che temperatura e fumo rendano l’aria irrespirabile e l’ambiente letale – proseguono Sima e Gbc Italia – Alla luce di queste evidenze, continuare a utilizzare fiamme libere, fuochi d’artificio, botti, candele “scenografiche” su bottiglie in locali chiusi e affollati non è solo imprudente: è in aperta contraddizione con ciò che sappiamo da anni su dinamica degli incendi, comportamento umano in emergenza e tossicità dei materiali. Qui la prospettiva della medicina ambientale diventa fondamentale.

“Quando parliamo di ‘ambiente’, non possiamo pensare solo ai boschi, all’aria esterna, al cambiamento climatico – afferma il presidente Sima, Alessandro Miani – Ambiente è tutto ciò che ci circonda: la stanza in cui dormiamo, l’ufficio in cui lavoriamo, il bar in cui festeggiamo il Capodanno. Ogni spazio indoor è parte integrante della nostra salute. Non è neutro: può proteggerci o tradirci. Un locale sotterraneo con un’unica scala, soffitti combustibili, decorazioni infiammabili e pirotecnici ai tavoli è, in termini ambientali, un habitat ad alto rischio sistemico”.

“Siamo vicini ai parenti delle vittime e se vogliamo che Crans-Montana non diventi solo un altro nome in un elenco di stragi, alcune regole minime, basate sull’evidenza tecnica e scientifica, dovrebbero essere considerate non negoziabili in qualunque ambiente indoor destinato al pubblico: tolleranza zero per pirotecnici e fiamme libere in locali chiusi affollati. Scelta rigorosa dei materiali interni. Soffitti, pannelli fonoassorbenti, tendaggi e arredi devono essere certificati per resistenza al fuoco e bassa emissione di fumi tossici; le schiume e i rivestimenti facilmente infiammabili non dovrebbero avere spazio in contesti ad alta affluenza. Progettazione reale – non solo formale – delle vie di fuga. Più uscite, chiaramente segnalate e sempre sbloccate; scale e corridoi sgombri; illuminazione di emergenza efficiente; esercitazioni periodiche per staff e verifiche indipendenti della capienza. Controlli e sanzioni effettive”.

“Ambiente è tutto ciò che ci circonda. Anche un bar sottoterra in una notte di Capodanno. Far sì che questi luoghi restino spazi di gioia – e non di lutto – è una forma essenziale di prevenzione ambientale, e una scelta etica che riguarda tutti: gestori, istituzioni, professionisti della sicurezza, media e singoli cittadini”, aggiunge il presidente Sima. “Desidero esprimere il mio più profondo cordoglio per le vittime – dichiara Fabrizio Capaccioli, Presidente di Green Building Council Italia – La sicurezza delle persone non può essere oggetto di compromessi, né subordinata a logiche meramente estetiche e commerciali. Come Gbc Italia riteniamo indispensabile promuovere una cultura della progettazione responsabile, basata su competenze tecniche, evidenze scientifiche e controlli efficaci. La qualità ambientale interna certificata, la sicurezza antincendio, la resilienza degli spazi, la vita umana, sono dimensioni inseparabili”.

Strage Crans, esperti Sima e Gbc Italia: tragedia evitabile

Roma, 2 gen. (askanews) – L’incidente di Crans Montana rappresenta l’ennesima tragedia evitabile. Lo affermano gli esperti della Società italiana di medicina ambientale (Sima) e Green Building Council Italia, intervenendo sul disastro avvenuto in Svizzera la notte di Capodanno. Le prime ricostruzioni relative alla tragedia di Crans Montana parlano di una scena purtroppo familiare agli esperti di sicurezza: un locale sotterraneo affollatissimo, soffitti e rivestimenti in legno e materiali altamente combustibili, una scala stretta come unico collegamento con l’esterno.

In questo contesto, una “fiamma di festa” – una candela o uno sparkler montato su una bottiglia di champagne – viene sollevata in alto, a pochi centimetri dal soffitto: bastano alcune scintille per innescare il materiale soprastante Ma c’è una domanda che, dopo decenni di studi e inchieste, non possiamo più evitare: com’è possibile che, nel 2026, in spazi chiusi e affollati si continui a usare fiamme libere, botti, fontane pirotecniche e altri dispositivi infiammabili come se fosse un gioco innocuo? – Si domandano Sima e Gbc Italia. Quello di Crans-Montana non è un incidente “imprevedibile”. È l’ennesimo episodio di una lunga serie di disastri che la comunità scientifica conosce bene. Nella memoria collettiva restano, tra gli altri: il The Station Nightclub di West Warwick, Rhode Island (USA, 2003): i pirotecnici della band innescano la schiuma poliuretanica sul palco; in meno di due minuti il locale è invivibile. Bilancio: 100 morti, 230 feriti.

L’indagine tecnica del NIST ha mostrato come il fuoco, alimentato da materiali altamente infiammabili e dall’assenza di sprinkler, abbia reso impossibile l’evacuazione in tempi utili; il Kiss Nightclub di Santa Maria (Brasile, 2013): un fuoco d’artificio da palco colpisce il fonoassorbente in schiuma sul soffitto. 242 morti, oltre 600 feriti; la maggior parte delle vittime non muore per le fiamme, ma per i gas tossici – incluso cianuro – sprigionati dal materiale in combustione; il Colectiv Club di Bucarest (Romania, 2015): ancora pirotecnici, ancora schiume infiammabili, ancora un’unica uscita praticabile. 64 morti, 146 feriti, un intero Paese in piazza a chiedere responsabilità politiche e legali.

A questi si aggiungono le tragedie più recenti ricordate dalle agenzie internazionali: il Pulse di Kocani in Macedonia del Nord (2025, almeno 59 morti, oltre 150 feriti), il rogo nella discoteca Masquerade di Istanbul (2024, 29 morti), gli incendi in locali di Goa, Murcia, Perm, Oakland… Un filo rosso che collega continenti e decenni: spazi chiusi, pirotecnici, materiali combustibili, uscite inadeguate, sovraffollamento. Gli studi tecnici e scientifici su questi eventi sono chiari. Le simulazioni condotte su The Station e su casi analoghi mostrano che, quando il soffitto o le pareti in materiali plastici o lignei vengono coinvolti, il tempo utile per evacuare può essere inferiore ai 90-120 secondi prima che temperatura e fumo rendano l’aria irrespirabile e l’ambiente letale – proseguono Sima e Gbc Italia – Alla luce di queste evidenze, continuare a utilizzare fiamme libere, fuochi d’artificio, botti, candele “scenografiche” su bottiglie in locali chiusi e affollati non è solo imprudente: è in aperta contraddizione con ciò che sappiamo da anni su dinamica degli incendi, comportamento umano in emergenza e tossicità dei materiali. Qui la prospettiva della medicina ambientale diventa fondamentale.

“Quando parliamo di ‘ambiente’, non possiamo pensare solo ai boschi, all’aria esterna, al cambiamento climatico – afferma il presidente Sima, Alessandro Miani – Ambiente è tutto ciò che ci circonda: la stanza in cui dormiamo, l’ufficio in cui lavoriamo, il bar in cui festeggiamo il Capodanno. Ogni spazio indoor è parte integrante della nostra salute. Non è neutro: può proteggerci o tradirci. Un locale sotterraneo con un’unica scala, soffitti combustibili, decorazioni infiammabili e pirotecnici ai tavoli è, in termini ambientali, un habitat ad alto rischio sistemico”.

“Siamo vicini ai parenti delle vittime e se vogliamo che Crans-Montana non diventi solo un altro nome in un elenco di stragi, alcune regole minime, basate sull’evidenza tecnica e scientifica, dovrebbero essere considerate non negoziabili in qualunque ambiente indoor destinato al pubblico: tolleranza zero per pirotecnici e fiamme libere in locali chiusi affollati. Scelta rigorosa dei materiali interni. Soffitti, pannelli fonoassorbenti, tendaggi e arredi devono essere certificati per resistenza al fuoco e bassa emissione di fumi tossici; le schiume e i rivestimenti facilmente infiammabili non dovrebbero avere spazio in contesti ad alta affluenza. Progettazione reale – non solo formale – delle vie di fuga. Più uscite, chiaramente segnalate e sempre sbloccate; scale e corridoi sgombri; illuminazione di emergenza efficiente; esercitazioni periodiche per staff e verifiche indipendenti della capienza. Controlli e sanzioni effettive”.

“Ambiente è tutto ciò che ci circonda. Anche un bar sottoterra in una notte di Capodanno. Far sì che questi luoghi restino spazi di gioia – e non di lutto – è una forma essenziale di prevenzione ambientale, e una scelta etica che riguarda tutti: gestori, istituzioni, professionisti della sicurezza, media e singoli cittadini”, aggiunge il presidente Sima. “Desidero esprimere il mio più profondo cordoglio per le vittime – dichiara Fabrizio Capaccioli, Presidente di Green Building Council Italia – La sicurezza delle persone non può essere oggetto di compromessi, né subordinata a logiche meramente estetiche e commerciali. Come Gbc Italia riteniamo indispensabile promuovere una cultura della progettazione responsabile, basata su competenze tecniche, evidenze scientifiche e controlli efficaci. La qualità ambientale interna certificata, la sicurezza antincendio, la resilienza degli spazi, la vita umana, sono dimensioni inseparabili”.

Al via i saldi, per Confcommercio un giro d’affari da 4,9 miliardi

Roma, 2 gen. (askanews) Al via la stagione dei saldi invernali, la prima a partire è la Valle d’Aosta seguita da sabato 3 gennaio dalle altre Regioni; in molti negozi si preparano le promozioni e per qualche cliente abituale iscritto ai programmi fedeltà, gli sconti sono già iniziati.

Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, quest’anno saranno 16 milioni le famiglie che si dedicheranno allo shopping e ogni persona spenderà circa 137 euro, per un giro d’affari di 4,9 miliardi di euro.

Ma per molte associazioni di consumatori, le promozioni pre-natalizie incideranno negativamente sui consumi. L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori sostiene che la spesa media sarà inferiore dell’1,7% rispetto a gennaio 2025 e appena un terzo delle famiglie approfitterà delle promozioni, avendo già usufruito degli sconti che si sono susseguiti in occasione del Black Friday e dei cosiddetti pre-saldi.

In ogni caso, i negozianti devono esporre in modo visibile il prezzo originario e quello scontato; il diritto di cambio vale anche per gli acquisti online e secondo il Codice del Consumo, i capi proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo.

Palazzo Chigi ha confermato che sono 6 gli italiani dispersi a Crans-Montana

Roma, 2 gen. (askanews) – “Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rinnova il suo più profondo cordoglio personale e quello del Governo tutto per la tragedia occorsa in Svizzera e continua a tenersi in costante contatto con il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, presente sul luogo dell’incidente, con il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, e con i soccorritori italiani. Al momento risultano 13 cittadini italiani feriti, per i quali si stanno organizzando i trasferimenti, al fine di assicurare le più adeguate cure. Risultano, al momento, sei dispersi. Non sono ancora noti i dati sui deceduti”. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.

“Dopo i primi soccorsi, prestati con elicotteri della Protezione civile dalla Regione Valle d’Aosta e personale sanitario e tecnico del soccorso alpino valdostano – prosegue la nota – è stata attivata la Centrale Remota Operazioni di Soccorso Sanitario (CROSS) per il trasferimento in Italia dei feriti (non solo italiani). Ai primi tre pazienti giunti all’Ospedale Niguarda di Milano si è aggiunto un paziente trasferito questa mattina; altri tre trasferimenti avverranno in data odierna e si proseguirà nei prossimi giorni secondo un calendario condiviso con le autorità sanitarie elvetiche. Già da questa notte – si sottolinea – sono stati inviati in Svizzera i team: di valutazione e coordinamento generale del DPC; di supporto tecnico dalla Regione Piemonte; di sanitari esperti nella gestione dei pazienti grandi ustionati della Regione Lombardia, al fine di valutare le condizioni sanitarie e di trasportabilità; di psicologi dedicati al supporto dei familiari dei feriti”.

L’identificazione delle vittime, sottolinea la nota, “è particolarmente complessa a causa delle gravi ustioni riportate da molti dei deceduti. Oltre ai tre trasferiti in Italia dl ieri al Niguarda e ai quattro di oggi, il programma prevede nei prossimi giorni il trasferimento dl altri sei, secondo una sequenza in definizione. Questa mattina è stato decretato lo Stato di mobilitazione del Servizio nazionale della protezione civile”.

Strage Crans, P. Chigi: sei italiani dispersi, Italia attivato macchina soccorsi

Roma, 2 gen. (askanews) – “Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rinnova il suo più profondo cordoglio personale e quello del Governo tutto per la tragedia occorsa in Svizzera e continua a tenersi in costante contatto con il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, presente sul luogo dell’incidente, con il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, e con i soccorritori italiani. Al momento risultano 13 cittadini italiani feriti, per i quali si stanno organizzando i trasferimenti, al fine di assicurare le più adeguate cure. Risultano, al momento, sei dispersi. Non sono ancora noti i dati sui deceduti”. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.

“Dopo i primi soccorsi, prestati con elicotteri della Protezione civile dalla Regione Valle d’Aosta e personale sanitario e tecnico del soccorso alpino valdostano – prosegue la nota – è stata attivata la Centrale Remota Operazioni di Soccorso Sanitario (CROSS) per il trasferimento in Italia dei feriti (non solo italiani). Ai primi tre pazienti giunti all’Ospedale Niguarda di Milano si è aggiunto un paziente trasferito questa mattina; altri tre trasferimenti avverranno in data odierna e si proseguirà nei prossimi giorni secondo un calendario condiviso con le autorità sanitarie elvetiche. Già da questa notte – si sottolinea – sono stati inviati in Svizzera i team: di valutazione e coordinamento generale del DPC; di supporto tecnico dalla Regione Piemonte; di sanitari esperti nella gestione dei pazienti grandi ustionati della Regione Lombardia, al fine di valutare le condizioni sanitarie e di trasportabilità; di psicologi dedicati al supporto dei familiari dei feriti”.

L’identificazione delle vittime, sottolinea la nota, “è particolarmente complessa a causa delle gravi ustioni riportate da molti dei deceduti. Oltre ai tre trasferiti in Italia dl ieri al Niguarda e ai quattro di oggi, il programma prevede nei prossimi giorni il trasferimento dl altri sei, secondo una sequenza in definizione. Questa mattina è stato decretato lo Stato di mobilitazione del Servizio nazionale della protezione civile”.

Tennis, Venus Williams record: wild card a 45 anni per Melbourne

Roma, 2 gen. (askanews) – Ventidue anni dopo la sua prima finale a Melbourne, Venus Williams torna agli Australian Open e stabilisce un record. All’età di 45 anni, grazie alla wild card ricevuta, l’americana è diventata la donna più anziana a partecipare al torneo singolare del Grande Slam di apertura della stagione. Sarà nel tabellone principale di Melbourne per la prima volta dal 2021. “Sono entusiasta di essere tornata in Australia e non vedo l’ora di giocare il torneo durante l’estate australiana”, ha detto Williams.

“Ho così tanti ricordi meravigliosi lì e sono grata per l’opportunità di tornare in un posto che ha significato così tanto per me”, ha aggiunto l’americana, che a Melbourne ha raggiunto la finale due volte, nel 2003 e nel 2017. Con questa partecipazione, la maggiore delle sorelle Williams batte il record della giapponese Kimiko Date, che aveva 44 anni quando perse al primo turno nel 2015. Per prepararsi allo Slam che parte il 18 gennaio, Venus giocherà il torneo di Auckland in Nuova Zelanda, dal 5 all’11 gennaio.

Ucraina, Zelensky: Budanov al posto di Yermak

Roma, 2 gen. (askanews) – Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha proposto oggi al capo della Direzione principale dell’intelligence del Ministero della Difesa Kyrylo Budanov di dirigere l’ufficio del presidente dell’Ucraina, sostituendo così Andrii Yermak.

“Ho incontrato Kyrylo Budanov e gli ho proposto di assumere la guida dell’Ufficio del Presidente dell’Ucraina”, ha scritto Zelensky sul proprio canale Telegram.

“In questo momento l’Ucraina ha bisogno di una maggiore concentrazione sulle questioni di sicurezza, sullo sviluppo delle Forze di difesa e di sicurezza dell’Ucraina, nonché sul canale diplomatico dei negoziati, e l’Ufficio del Presidente servirà innanzitutto a realizzare proprio questi compiti del nostro Stato”, ha osservato il leader ucraino, aggiungendo che “Kyrylo possiede un’esperienza specifica in questi ambiti e una forza sufficiente per ottenere risultati”.

Ces 2026, la tecnologia italiana in scena a Las Vegas

Milano, 2 gen. (askanews) – Saranno 51 le startup italiane che parteciperanno quest’anno al Ces 2026, l’evento tecnologico che porta a Las Vegas dal 6 al 9 gennaio il meglio dell’innovazione consumer.

Il Padiglione Italia, organizzato dalla missione guidata dall’Ice-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, sarà collocato nell’Eureka Park, la sezione del Ces dedicata alle startup e ai raggruppamenti nazionali promossi dai diversi Paesi insieme alle rispettive organizzazioni a supporto dell’imprenditorialità innovativa.

Le innovazioni in mostra spaziano dalla gestione dell’energia green tramite community management e ricarica wireless laser, al monitoraggio di infrastrutture e aree a rischio frane o materiali per l’irrigazione intelligente. Il futuro del lavoro vede protagonisti AI ‘career coach’, blockchain per la certificazione di documenti e filiere, software per l’autenticità dei media e cloud per il calcolo avanzato. In ambito sicurezza e health, l’offerta include airbag indossabili contro le cadute, esoscheletri per carichi pesanti o riabilitazione, wearable per lo stato psicologico e sistemi Ai di navigazione sanitaria, oltre a sensori per la sonnolenza e selle moto a vibrazione. L’Ai aiuta anche la finanza personale e il calcio, mentre suole sensorizzate abilitano la navigazione in VR. Infine, l’innovazione tocca il marketing con piattaforme per creator e tool text-to-audio, fino alla smart factory con sensori avanzati, soluzioni plug-and-play per il risparmio energetico e bracci robotici elettrostatici.

Per questa edizione l’Italia schiera startup provenienti da 13 regioni: le delegazioni più numerose arrivano da Lazio e Lombardia, con una forte presenza anche da Veneto e Puglia. Partecipano inoltre realtà dal Sud – Sicilia, Sardegna, Campania, Molise – e dal Nord e Centro – Piemonte, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Toscana. La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia partecipa alla missione, oltre che con le sue startup, anche in veste istituzionale.

Prosegue la collaborazione con l’ente nazionale di ricerca Area Science Park, avviata fin dalla prima partecipazione istituzionale strutturata dell’Italia al Ces di Las Vegas. Nelle ultime settimane Area ha organizzato la consueta academy per le startup, un percorso formativo pensato per aiutarle a valorizzare al massimo l’esperienza al Ces in termini di opportunità di business e visibilità.

Saranno presenti anche Innovit, l’Italian Innovation and Culture Hub di San Francisco, e bitCorp. La delegazione è inoltre arricchita dalla presenza di partner come WMF (WeMakeFuture), fiera internazionale certificata sull’Innovazione Ai, Tech e Digital, tra i più importanti eventi in Europa per il comparto.

Tajani a Cras-Montana dopo la strage: 13 feriti e 6 dispersi italiani

Roma, 2 gen. (askanews) – La collaborazione con le autorità svizzere è “molto positiva” in relazione all’incendio di un locale a Crans Montana, con decine di vittime e feriti, tra i quali molti italiani. Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri Antonio Tajani arrivando nella città elvetica.

Tajani ha confermato che, nell’incendio avvenuto a Capodanno a Crans Montana, ci sono 13 feriti e sei dispersi italiani. Tajani, arrivato a Crans Montana, ha inoltre segnalato che, oltre ai tre ricoverati al Niguarda di Milano, ne sta arrivando un quarto. Gli altri sono negli ospedali elvetici.

“La collaborazione è molto positiva. Io fin da ieri mattina ho parlato più volte con il ministro degli esteri Cassis, che voi sapete che è di madrelingua italiana, e ho parlato ieri pomeriggio con il Presidente della Repubblica per ribadirgli la vicinanza degli italiani”, ha detto il ministro.

“C’è anche qui un nucleo operativo organizzato per sostenere le famiglie italiane, per dare informazioni dal Consolato d’Italia a Ginevra, che oggi sarà rinforzato anche da un rappresentante dell’Unità di Crisi della Farnesina”, ha continuato Tajani.

“Come sapete, fin da ieri mattina l’ambasciatore d’Italia e il Consolato Generale a Ginevra sono qui presenti per stare insieme agli italiani e dare informazioni possibili a tutti, quindi ricevere anche informazioni per creare un quadro complessivo della situazione”, ha detto ancora il ministro.

“Abbiamo dato – ha proseguito – massima disponibilità per accogliere anche feriti non italiani nel sistema ospedaliero italiano, quindi siamo qui anche per, ho ribadito durante l’incontro di stamane, la massima disponibilità italiana a collaborare con la Svizzera, sia dal punto di vista sanitario, sia dal punto di vista di polizia, sia dal punto di vista della protezione civile”.

"Sub Rosa", a Roma la personale di Silvia Giambrone

Roma, 2 gen. (askanews) – Si intitola “Sub Rosa”, in programma fino al 29 marzo negli Appartamenti Segreti Doria Pamphilj, (via del Corso, 305) a Roma, la mostra di Silvia Giambrone. Nelle sue opere il tempo sembra spegnersi per dirottare la luce verso i processi interiori più profondi del mondo femminile. Questa artista è l’unica ad aver esposto opere a Versailles.

Nella Galleria degli Specchi alcuni dei suoi lavori più iconici: i famosi grandi specchi ricoperti di cera da cui emergono inquietanti aculei, protesi pericolosamente verso l’esterno, a simboleggiare tormenti provocati da pervasive violenze domestiche non sempre denunciate e non sempre dissimulate. Pittrice e scultrice eclettica di origine siciliana, Giambrone stavolta torna a Roma con una mostra per riparlare delle verità nascoste dietro le pieghe di una apparente perfezione domestica.

L’ultima sua personale – intitolata Sub Rosa – è stata allestita dallo Studio Stefania Mischetti negli appartamenti segreti di Palazzo Doria Pamphili, a via del Corso. Sculture, lavori su carta, video ricordano ai visitatori come la rosa fosse considerata un simbolo di silenzio e di riservatezza.

A fianco di mobili antichi, suppellettili nobiliari, letti a baldacchino, porte intarsiate e soffitti affrescati Giambrone ha inserito opere potenti, capaci di spezzare l’apparente armonia. Un cuscino di plastica e spine, un vaso di rose ingabbiato in una struttura metallica, specchi ricoperti di spine, orologi imbragati. Giambrone accompagna il visitatore per mano in un percorso culturale e simbolico indicando proprio quegli oggetti traditori che sono “mimetici nella dimensione estetica ma dissidenti nella funzione” e che, ha spiegato l’artista, si fanno portatori di senso in quanto non neutrali, anzi capaci di svelare e testimoniare storie e narrazioni.

Strage a Crans-Montana, il Papa: compassione per le famiglie delle vittime

Roma, 2 gen. (askanews) – Il Papa “si unisce al lutto delle famiglie e di tutta la Confederazione elvetica” per la tragedia che si è verificata a Crans-Montana, in Svizzera, la notte di Capodanno e che ha causato 47 morti e numerosi feriti. In un telegramma inviato a firma del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, Leone “desidera manifestare ai cari delle vittime la sua compassione e la sua sollecitudine”. “Prega il Signore di accogliere i defunti nella sua dimora di pace e di luce e di sostenere il coraggio di coloro che soffrono nel cuore e nel corpo. Che la Madre di Dio – si legge nel messaggio – nella sua tenerezza porti il conforto della fede a tutte le persone colpite da questo dramma e le mantenga nella speranza”.

Chi sono i proprietari del locale della strage a Crans-Montana

Roma, 2 gen. (askanews) – I proprietari del bar Le Constellation, teatro del devastante incendio in Svizzera, sono un coppia di cittadini francesi. Secondo quanto riferito da una fonte vicina all’inchiesta al quotidiano francese Le Figaro, Jessica Moretti, presente nel locale al momento del rogo, è rimasta ustionata a un braccio, mentre il marito Jacques “sta bene”.

Secondo quanto riportato da Bfm, Jacques Moretti non si trovava nel bar al momento dell’incendio notturno, ma in uno degli altri due locali di proprietà della coppia.

I Moretti si sono trasferiti nell’Altopiano vallesano nei primi anni Duemila e nel 2015 hanno rilevato Le Constellation, che all’epoca risultava abbandonato. Lo riferisce Corse-Matin, secondo cui la coppia ha successivamente trasformato il locale in un punto di riferimento della vita notturna, particolarmente frequentato durante l’alta stagione turistica. L’esercizio poteva ospitare fino a 300 persone negli spazi interni e circa 40 in terrazza.

Dal registro del commercio del cantone Vallese risulta inoltre che Jessica e Jacques Moretti sono anche titolari di altri due esercizi: Le Senso, bar-ristorante specializzato in hamburger nella località di Crans-Montana, e Le Vieux-Chalet, nel vicino villaggio di Lens, che si presenta come una “locanda corsa”.

Chi è Margo Martin, la potente influencer alla corte di Trump

Roma, 2 gen. (askanews) – Una collaboratrice poco conosciuta del presidente Donald Trump è diventata negli ultimi due anni una delle figure più influenti dell’ecosistema mediatico repubblicano, contribuendo a trasformare in profondità la comunicazione presidenziale sui social. È quanto racconta il Washington Post, che dedica un’ampia analisi al ruolo di Margo Martin, 30 anni, assistente che segue Trump a distanza ravvicinata quanto il suo servizio di sicurezza.

Armata di un semplice iPhone, Martin filma il presidente in situazioni informali e altamente condivisibili: mentre balla su una pista d’atterraggio in Malesia, serve patatine fritte da McDonald’s durante la campagna elettorale o saluta bambini nello Studio Ovale. Contenuti che offrono l’impressione di uno sguardo “dietro le quinte” e che puntano sull’elemento più efficace per l’engagement online, l’autenticità percepita.

Secondo il Washington Post, il materiale grezzo prodotto da Martin viene poi rilanciato e rielaborato da una vasta rete di influencer conservatori, trasformandosi in meme, clip per podcast e video virali. Un meccanismo che rafforza il legame di Trump con la sua base più fedele e, allo stesso tempo, lo mantiene al centro della cultura pop anche per chi non lo sostiene.

Durante il viaggio di Trump in Asia lo scorso autunno, i video verticali e le foto realizzate da Martin hanno totalizzato quasi 50 milioni di visualizzazioni sul suo account X e oltre 222 milioni sugli account @TeamTrump su Instagram e TikTok, senza contare le milioni di visualizzazioni generate dalle ricondivisioni spontanee dei sostenitori.

La strategia è chiaramente selettiva. Non compaiono immagini potenzialmente imbarazzanti, come momenti di stanchezza o dettagli fisici sfruttati dagli avversari politici. Eppure, osserva il quotidiano, anche alcuni esponenti democratici riconoscono l’efficacia di questa comunicazione. “Più vedi qualcosa, più tendi a pensare che sia vero”, ha spiegato Sammy Kanter, consulente democratico per i nuovi media. “Più quei contenuti riempiono i feed delle persone, più diventano la loro realtà”.

Martin, che ha rifiutato di rilasciare interviste, aveva già lavorato come assistente stampa durante il primo mandato di Trump e ha continuato a seguirlo in Florida dopo l’uscita dalla Casa Bianca. Una registrazione da lei realizzata durante interviste per un libro di Trump è finita anche nell’inchiesta del procuratore speciale Jack Smith sui documenti riservati, portandola a essere convocata davanti a un grand jury federale. Nonostante ciò, la sua figura, riservata e poco appariscente, le ha garantito la fiducia diretta del presidente.

“La sua forza è l’accesso”, ha detto al Washington Post la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, sottolineando che la scrivania di Martin si trova appena fuori dallo Studio Ovale. “Può vedere da vicino il funzionamento quotidiano della presidenza e condividerlo con il pubblico”.

A differenza dei contenuti più aggressivi e controversi diffusi da altri account trumpiani, i post di Martin su X sono sobri: brevi video verticali, foto ottimizzate per lo scrolling su smartphone, didascalie essenziali con citazioni del presidente e slogan come “THE PEOPLE’S PRESIDENT!”. Una formula ideale, spiegano gli analisti, perché il materiale è facilmente riutilizzabile da altri creator, a differenza dei video giornalistici professionali spesso soggetti a licenze.

Un’analisi del Washington Post rileva che più di 300 influencer e politici conservatori di alto profilo hanno citato o condiviso contenuti di Martin dall’insediamento di Trump, con rilanci ripetuti anche da parte di Elon Musk, del Comitato nazionale repubblicano e di Fox News. Un impatto che va ben oltre i circa 337.000 follower del suo account ufficiale.

Non mancano però le critiche. Alcuni osservatori parlano di una strategia che “normalizza” immagini e relazioni controverse, come nel caso di un video, dallo stile da travel influencer, sul vertice tra Trump e il presidente russo Vladimir Putin in Alaska. Secondo Azza Cohen, già responsabile video della Casa Bianca per Kamala Harris, si tratta di una narrazione che “ripulisce e addolcisce” contenuti politicamente sensibili.

L’amministrazione respinge le accuse, definendo il lavoro di Martin un esempio di trasparenza. “Non c’è nulla di meno costruito di un video girato con un iPhone e pubblicato in tempo reale”, ha replicato Leavitt.

Cinema, "Buen Camino" con Checco Zalone supera 41 milioni d’incasso

Roma, 2 gen. (askanews) – “Buen Camino” con Checco Zalone, diretto da Gennaro Nunziante, continua a dominare il box office italiano e firma uno dei migliori primo dell’anno di sempre. Nel giorno di Capodanno, il film distribuito da Medusa Film ha incassato 5.143.204 euro, con una quota di mercato del 66,2% e una media di 6.628 euro in 776 cinema (dati Cinetel), portando il totale a 41.197.191 euro e a 5.110.106 presenze nelle sale.

Si tratta del terzo miglior risultato di sempre per un film nel primo giorno dell’anno. Davanti a “Buen Camino” si collocano solo altri due titoli interpretati da Checco Zalone: “Tolo Tolo” con 8.887.696 euro e “Quo Vado?” con 7.360.192 euro, entrambi usciti proprio a Capodanno e favoriti dall’effetto novità e dall’enorme attesa che accompagna da sempre i film del comico pugliese.

L’effetto “Buen Camino” sul mercato cinematografico italiano continua a farsi sentire, registrando una crescita del 41,8% rispetto al Capodanno 2024 e un incremento del 4% rispetto alla settimana precedente.

“Buen Camino” è prodotto da Marco Cohen, Benedetto Habib, Fabrizio Donvito, Daniel Campos Pavoncelli ed è una produzione Indiana Production con Medusa Film in collaborazione con MZL e in collaborazione con Netflix realizzata da Indiana Production, una società Vuelta.

Crans-Montana, la località della strage da sempre meta del jet-set

Roma, 2 gen. (askanews) – Crans-Montana, teatro della strage di Capodanno, è un comune vallesano di circa 11mila abitanti. Da sempre meta del jet set internazionale, rappresenta una delle località sciistiche più note delle Alpi svizzere. La cittadina ha conservato la sua vocazione mondana ma sempre all’insegna dell’understatement, di un turismo selezionato, in uno degli scenari più suggestivi dell’area con panorami che comprendono anche il Monte Bianco e il Cervino.

Il centro “nasce” dalla passione di due amici, Louis Antille et Michel Zufferey, che restano folgorati dalla bellezza dell’altopiano e nel 1893 inaugurano il primo albergo, il Parc, che segna l’inizio della “Cra” come punto di riferimento per i turisti. La qualità dell’aria e le condizioni atmosferiche hanno favorito la nascita, già a partire dal 1899, di molti sanatori.

Nel dopoguerra la località conosce il boom grazie al potenziamento delle vie di accesso e alla costruzione di infrastrutture. La cittadina diventa meta anche per gli amanti del golf ad alta quota.

Hotel, chalet, negozi storici, insegne rimaste le stesse negli anni ma nelle vie del centro c’è spazio anche per i grandi marchi del lusso. Crans-Montana è da sempre frequentata da industriali, attori e gente dello spettacolo. Qui amavano rifugiarsi, già a partire dagli anni ’60 e ’70, nomi come Jackie Kennedy, Alain Delon, Roger Moore e Gina Lollobrigida.

Turismo di élite ma anche punto di riferimento per chi pratica lo sci ad alto livello: nel 1987 è stata scelta come sede dei mondiali ed è da sempre sede storica delle prove di coppa del mondo: sulle piste di Mont Lachaux e Nationale – tempio della velocità – sono in programma a fine mese (30-31 gennaio) le gare di discesa donne e il Super G uomini. La zona, inoltre, offre opportunità anche per gli escursionisti con percorsi nella natura per gli appassionati del fondo.

(Fonte Ats-Keystone)

Il cordoglio di Mattarella per la strage di Crans-Montana

Roma, 2 gen. (askanews) – “Ho appreso con profonda tristezza la notizia dell’esplosione nella località sciistica di Crans-Montana e delle sue tragiche conseguenze.Rivolgo un commosso pensiero alle famiglie delle numerose vittime e il sincero augurio di pronto ristabilimento ai feriti.In questa triste circostanza, desidero far giungere a Lei, signor Presidente, le espressioni di profondo cordoglio e della partecipe vicinanza della Repubblica Italiana e mie personali”. Lo afferma il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Presidente della Confederazione Svizzera, Guy Parmelin.

Strage a Crans-Montana, la Farnesina: 19 italiani coinvolti tra feriti e dispersi

Roma, 2 gen. (askanews) – Il ministro degli Esteri Antonio Tajani sarà oggi a Crans-Montana in Svizzera per visitare le famiglie dei connazionali rimasti coinvolti nel tragico incendio occorso la notte di Capodanno nel bar Constellation, che ha provocato decine di morti e feriti, e per portare la solidarietà del Governo italiano. Lo riferisce in una nota la Farnesina, segnalando che il quadro degli italiani coinvolti nella sciagura di Crans Montana al momento conferma in totale 19 segnalazioni, così suddivise: 3 pazienti trasferiti in Italia al Niguarda; 10 ospedalizzati (di due non c’è certezza sulle condizioni e l’ospedale, che dovrà venire da parte svizzera); 6 dispersi su cui tuttora non sono disponibili informazioni di nessun tipo.

L’Ambasciatore d’Italia in Svizzera Cornado ha anticipato che all’arrivo della delegazione del Ministro Tajani a Crans le autorità svizzere (Polizia di Sion) dovrebbero condividere la situazione completa degli italiani. A ieri risultavano ancora 5 vittime da identificare (nazionalità non note) e 47 vittime totali.