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Mezzo Pd ricorda Franco Marini, tra messaggi al partito e alla Cisl

Roma, 13 feb. (askanews) – C’era una bella fetta di Pd a ricordare Franco Marini, oggi all’Istituto Sturzo. L’evento non era faccenda esclusivamente democratica, c’erano anche figure come il fresco ex segretario Cisl Luigi Sbarra o l’ex ministro Vincenzo Scotti, ma la pattuglia di esponenti Pd – di rito Dc e Margherita – era assai nutrita. Un incontro tra ‘amici’ – nell’accezione del termine che era in voga nella ‘Balena bianca’ – una riunione in omaggio all’ex presidente del Senato, ma durante la quale non sono mancati gli accenni al dibattito attuale.

Era piena la sala del convegno su ‘Franco Marini e la sinistra sociale’, aperto da Guelfo Fiore, Giorgio Merlo e Nicodemo Oliverio. Tanti, appunto, parlamentari Pd in carica o ‘emeriti’: Dario Franceschini, Luigi Zanda, Pierluigi Castagnetti, Anna Ascani, Giorgio Merlo, Silvia Costa, Renzo Lusetti, Giampaolo D’Andrea, tra gli altri. Ma, appunto, anche Sbarra e Scotti, oltre a Pier Ferdinando Casini, che ora è senatore Pd ma che è stato a lungo con il centrodestra di Silvio Berlusconi.

Tutti a ricordare l’ex presidente del Senato ed ex segretario generale della Cisl, “un leader”, come ha detto Merlo poi imitato da Casini. Un mancato “grande presidente della Repubblica”, per Sbarra. “Sarebbe stato un Pertini cattolico”, chiosa Franceschini.

Viene celebrato innanzitutto l’uomo, il suo carattere, la “scorza di durezza” dietro la quale c’era però “un buono, una persona gentile, capace di amare gli altri”, come dice ancora l’ex ministro dei Beni culturali.

Ma, appunto, tra le righe la discussione finisce per collegarsi ai temi di oggi. Accade per esempio quando Casini ricorda che Marini fu il leader sindacale capace di mettere in discussione “la pretesa della Cgil di avere il monopolio del mondo del lavoro”. Una pretesa infondata perché “i democratici cristiani sono da sempre dove stanno i lavoratori”.

E Sbarra si spinge oltre. L’ex segretario Cisl, che guarda più a destra che a sinistra, ora guiderà la fondazione del sindacato dedicata proprio a Marini e avverte: “Vogliamo valorizzare la testimonianza, il pensiero di Franco Marini, trasferirlo ai giovani sindacalisti”. Poi tocca un tasto dolente per i tanti esponenti Pd presenti, ricordando che “Franco credeva molto nella partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese”. Proprio la stessa idea che la Cisl ha fatto propria con la proposta di iniziativa popolare che tra poco verrà votata alla Camera: “Pensiamo di essere in linea con la storia, con il pensiero di Marini”.

Una punzecchiata che non passa inosservata, perché nel Pd c’è un dibattito delicato in corso su questo tema. L’ala moderata del partito, ben rappresentata al convegno su Marini, spinge perché il Nazareno non decida di votare no alla legge, nonostante le modifiche apportate dalla maggioranza, proprio per evitare di “lasciare la Cisl a Giorgia Meloni”. E infatti Castagnetti replica a Sbarra citando una frase che Marini, spiega, gli disse quando Rocco Buttiglione scelse il centrodestra: “Ricordo perfettamente cosa mi disse: dove sono gli eredi di quella storia, io non posso essere”. Ma il timore di un Pd che guarda solo verso la Cgil c’è.

E sempre Castagnetti precisa che “è sempre difficile dire cosa farebbe ora un leader del passato, e sarebbe meglio non farlo”. Ma poi cita i dati sulle entrate Irpef, sottolineando che “il 53% viene versato dai dipendenti e il 30% dai pensionati”, mentre “il 69,7% degli autonomi evade il fisco”. Ecco, conclude, “Marini è stato sempre un politico demodé, aveva il vizio di parlare di giustizia sociale. Se ancora ci fosse direbbe al partito: se vuoi vincere torna a parlare di queste cose”.

Milleproroghe, ok Senato a fiducia con 97 sì. Passa alla Camera

Roma, 13 feb. (askanews) – Via libera del Senato alla questione di fiducia posta dal governo sul ddl di conversione in legge del decreto Milleproroghe con 97 voti favorevoli e 57 voti contrari.

A tenere banco a Palazzo Madama il tema politicamente caldo della riapertura della rottamazione quater e della proroga per l’adesione al concordato preventivo per il 2025-26, misura questa che alla fine è rimasta fuori dal provvedimento. Ma anche il rinvio a fine 2027 della consulta dei tifosi che ha creato fibrillazioni nella maggioranza.

Molti, come al solito, i temi affrontati dal decreto di fine anno sulla proroga dei termini, licenziato dal governo il 9 dicembre ma pubblicato in Gazzetta Ufficiale solo il 27 dicembre scorso. Tra questi la cancellazione delle multe ai no-vax, lo slittamento al 31 marzo prossimo dell’obbligo per le imprese di sottoscrivere polizze contro le calamità naturali, la proroga al 30 aprile 2025 delle limitazioni alla responsabilità per danno erariale.

Dopo il voto di fiducia del Senato, il provvedimento, che scade il 25 febbraio prossimo, passa alla Camera dei deputati in seconda lettura per il via libera finale.

Il cardinale Parolin: i palestinesi devono restare a Gaza, è un punto fondamentale della Santa Sede

Roma, 13 feb. (askanews) – “Certamente” i palestinesi devono rimanere nella Striscia di Gaza, “questo è uno dei punti fondamentali della Santa Sede: nessuna deportazione anche perché, come qualcuno ha sottolineato, questo creerebbe una nuova crisi dell’emigrazione”. Lo ha detto il segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin, a margine della cerimonia a Roma per l’anniversario dei Patti Lateranensi e dell’accordo di modificazione del Concordato. Un riferimento alla proposta del presidente Usa, Donald Trump, la quale, ha aggiunto Parolin, “non so che vita lunga avrà”.

“Evidentemente spostare due milioni di persone non ha senso e poi i Paesi vicini non sono assolutamente disponibili ad accogliere in Giordania o in Egitto” ha evidenziato il cardinale a Palazzo Borromeo a Roma, sede dell’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. “Abbiamo sentito anche recentemente il re di Giordania che è stato a Washington e ha detto assolutamente no. Bisogna trovare una soluzione e la soluzione, secondo noi, è quella dei due Stati perché questo significa dare speranza alla popolazione locale” ha concluso.

Nato,Crosetto: aumento spesa Difesa per futuro dei nostri figli

Bruxelles, 13 feb. (askanews) – Indipendentemente dalla disputa sulle percentuali del Pil da dedicare alla spesa militare, la questione non è di prendere “un impegno perché ce lo chiede la Nato”, ma “l’impegno per garantire a noi stessi la nostra sicurezza” qui in Europa; anche di fronte al relativo disimpegno degli Stati Uniti, che si stanno concentrando sempre più sui loro interessi nella regione Indopacifica e sul confronto geopolitico con la Cina. Per questo, “bisognerà avviare una discussione in Italia” su questi temi “che non vanno strumentalizzati politicamente” perché non riguardano solo la maggioranza di governo, ma l’interesse nazionale e “il futuro dei nostri figli”.

Lo ha spiegato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, oggi a Bruxelles, parlando con la stampa a margine della riunione ministeriale Difesa della Nato.

Durante la discussione della ministeriale, ha detto Crosetto, “non sono stato molto colpito dall’intervento del capo del Pentagono”, Pete Hegseth, “perché ha ripetuto le cose che Trump ha detto in campagna elettorale, che quindi io mi aspettavo”.

“Trump – ha ricordato il ministro della Difesa – ha continuato in campagna elettorale a dire le cose che aveva già iniziato a dire nel suo precedente mandato, cioè che la Nato non era un’organizzazione che poteva basarsi soltanto sugli Stati Uniti, ma che tutti i membri della Nato dovevano partecipare a costruire la loro sicurezza, che gli Stati Uniti non erano più disposti a pagare per garantire sicurezza e deterrenza degli altri paesi aderenti all’Alleanza”. E oggi Hegseth “ci ha ribadito questo”.

“Per cui – ha continuato Crosetto – l’impegno del 2%” del Pil di ogni paese alleato da impegnare nella spesa militare, “ormai è ampiamente superato”. Il segretario di Stato Usa alla Difesa “ci ha ribadito che la richiesta di Trump sarà al 5%. E noi abbiamo ribadito che per molti Paesi è impossibile pensare di raggiungere un obiettivo di questo tipo”.

“L’obiettivo che dobbiamo raggiungere – ha spiegato il ministro – è l’impegno sulle capacità che abbiamo promesso alla Nato. La Nato costruisce la sua capacità di difesa e deterrenza sulle capacità che ogni paese dà. Noi dobbiamo assicurare, come prima fase, quelle capacità. E contestualmente, come fa ogni paese, bisogna pensare alla propria sicurezza. E questo è un impegno che va oltre il 2%, non c’è bisogno che ce lo dica Trump, non c’è bisogno che ce lo dica nessuno”. Il 2% è l’impegno formale che era stato preso anni fa dagli alleati, e che alcuni paesi, tra cui l’Italia, non hanno ancora raggiunto.

“Probabilmente a fine giugno del prossimo anno, quando si riunirà la Nato (un vertice dei leader è previsto a L’Aia dal 24 all’26 giugno, ndr) ci sarà un’ulteriore proposta che non sarà più sicuramente il 2%, e neanche il 2,5%. Si parla di oltre il 3% e trova concorde quasi tutti i paesi”. Comunque, ha puntualizzato Crosetto, “noi chiaramente non abbiamo preso impegni perché non era il luogo per discutere” la questione.

“Ciò che dobbiamo invece sapere, avere ben chiaro e imparare a fare – ha sottolineato a questo punto il ministro -, è che la sicurezza dell’Europa e di ogni nostra nazione dovremmo assicurarla a noi. Siamo stati abituati per decenni a non investire in difesa perché ci pensavano gli Stati Uniti, a non avere capacità di deterrenza perché tanto c’erano gli Stati Uniti”.

Dal capo del Pentagono “ci è stato ribadito, e io l’avevo già capito da anni e spero lo capiscano tutti – ha aggiunto Crosetto -, che gli Stati Uniti ritengono la Cina un concorrente che nei prossimi anni li costringerà a spostare le loro attenzioni sull’Indo-Pacifico”.

Hegseth, ha riferito ancora il ministro, “ci ha ricordato oggi che gli Usa hanno speso e investito in Ucraina sette volte quello che gli serve per i Marines ogni anno; e che loro devono garantire innanzitutto, come Trump ha detto in campagna elettorale, la sicurezza degli interessi americani sia in patria che nel mondo. Per cui ha invitato l’Europa a prendersi sulle spalle la responsabilità della propria difesa di sicurezza. Cosa chiara che dovremmo fare. Alcuni paesi hanno già iniziato; noi” come Italia “siamo più in difficoltà, perché siamo all’1,57 per cento. E se pensate di dover arrivare alle cifre di cui parlavamo prima, ne viene un grande sforzo economico”.

“Ma quello che noi dobbiamo porci – ha sottolineato Crosetto – non è un impegno perché ce lo chiede la Nato, ripeto, è l’impegno per garantire a noi stessi la nostra sicurezza. Io la vedo in questo modo. Bisognerà avviare una discussione in Italia; questi sono temi che non vanno strumentalizzati, e io vorrei che su temi di questo tipo non si facesse strumentalizzazione politica. Non sono temi di Crosetto o di questa maggioranza: sono temi dell’Italia e riguardano il futuro dei nostri figli, più che il nostro”, ha concluso il ministro della Difesa.

Giorgetti: nelle prossime settimane provvedimento su caro-bollette

Roma, 13 feb. (askanews) – L’andamento dei costi dell’energia e delle bollette “non dipende dal governo ma da dinamiche esterne anche speculative”. Su questo “l’attenzione del governo è massima”. Lo ha affermato il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, rispondendo al question time al Senato.

Il Ministro ha anticipato che “nelle prossime settimane un provvedimento con riferimento a queste dinamiche andrà varato”.

Giorgetti ha poi aggiunto che una “onesta riflessione su cosa abbia significato il passaggio al libero mercato per gli utenti del mercato domestico, deve essere fatta. Se il governo fa uno sforzo pr dare risorse ai lavoratori dipendenti a reddito medio basso, l’aumento delle bollette non può divorarlo”.

Porretta Soul Festival, Porretta Terme e Memphis sono città gemellate

Roma, 13 feb. (askanews) – Un altro importante traguardo è stato raggiunto dal Porretta Soul Festival con il gemellaggio tra la città di Porretta Terme e la città di Memphis. Il Sindaco di Porretta Terme (Alto Reno Terme) Giuseppe Nanni, il Sindaco della Città Metropolitana di Bologna, Matteo Lepore, il sindaco di Memphis, Paul Young e il sindaco della Shelby County, Lee Harris hanno siglato l’accordo il 12 febbraio, nel corso di un incontro in collegamento.

Nel 1988, Graziano Uliani, residente a Porretta Terme, fondò il Porretta Soul Festival, per ricordare l’artista Stax, Otis Redding nel ventesimo anniversario della sua morte. Da allora, il festival ha continuato a mettere in risalto i più grandi artisti R&B e Soul di Memphis con il supporto dello Stax Museum of American Soul Music e del Memphis’ Center for Southern Folklore, tra cui Rufus e Carla Thomas, Isaac Hayes, The Memphis Horns e Booker T. & the M.G.’s. Nel 2024, il Porretta Film Festival, sotto la direzione di Luca Elmi, e la Memphis & Shelby County Film and Television Commission hanno creato il Porretta-Memphis film exchange che includeva una mostra di film realizzati a Memphis e Shelby County al Porretta Film Festival di dicembre 2024.

Il sindaco della contea di Shelby, Lee Harris, ha commentato: “Per generazioni la musica proveniente da Memphis e dalla contea di Shelby è stata un dono per il mondo. Da Beale Street a Porretta Terme, in Italia, i nostri artisti trascendono i confini e uniscono le persone. Questa nuova partnership con una comunità a 5.055 miglia di distanza è una testimonianza del potere della musica di avvicinarci”.

Il sindaco di Memphis, Paul Young, ha aggiunto: “Per quasi quattro decenni, Porretta Terme ha celebrato la musica di Memphis. Riconoscere ufficialmente questa relazione come città gemellate ha senso. Questa partnership onora i nostri legami condivisi e sono fiducioso che lavorando insieme attraverso il linguaggio universale della musica, possiamo continuare a ispirare ed elevare entrambe le nostre città e tutti coloro che ci visitano”.

Linn Sitler, Commissario per il cinema e la televisione della contea di Memphis e Shelby, ha sottolineato: “Siamo stati entusiasti di ospitare il signor Uliani in un recente viaggio a Memphis, dove ha potuto incontrare i nostri leader e consolidare questa partnership per conto della città di Porretta Terme, nell’area metropolitana di Bologna. Sono grato al sindaco Harris e al sindaco Young per il loro continuo supporto all’arte made in Memphis e per l’apertura a questi scambi culturali”.

Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha dichiarato: “Siamo orgogliosi di vedere il Porretta Soul Festival raggiungere un altro traguardo importante, consolidando il gemellaggio tra Porretta Terme e Memphis. Questo accordo non è solo un riconoscimento del valore storico e culturale di Porretta come capitale europea del soul, ma anche un simbolo di come la musica possa unire le persone oltre ogni confine geografico. Il legame con Memphis, culla della musica soul e R&B, arricchisce la nostra comunità e porta un messaggio universale di condivisione e inclusività”.

Il sindaco di Porretta Terme (Alto Reno Terme), Giuseppe Nanni, ha infine dichiarato: “Un pezzo di storia ci lega saldamente, rappresentato innanzitutto dal Porretta Soul Festival che, da 37 anni, attinge a piene mani dagli straordinari artisti del Memphis Sound. La comunità di Porretta Terme accoglie ogni anno, con sentimenti di simpatia ed affetto, i musicisti del festival, che per una settimana si immergono nella nostra realtà, si fondono magicamente con il pubblico, senza barriere, trasformando il nostro piccolo paese in una splendida capitale europea del soul.

La trentasettesima edizione del Porretta Soul Festival si terrà dal 24 al 27 luglio 2025. The Memphis Music Hall Of Fame Band (12 piece band) diretta da Kurt Clayton sarà la house band del festival con ospiti Jerome Chism (Tribute To Wilson Pickett), Jonté Mayon, Lil Rounds, Carlos Strong, la nuova generazione di cantanti soul di Memphis, tutti provenienti dal prestigioso “talent” American Idol. Anteprima del festival il 9 luglio con i 66 elementi di Uniting Voices Chicago.

Gestire risorse umane e modelli di lavoro: sfide e opportunit

Roma, 12 feb. (askanews) -Intelligenza artificiale, diversit e inclusione, confronto tra generazioni, sostenibilit: sono le trasformazioni che stanno investendo aziende e organizzazioni, in cui le competenze del capitale umano giocano un ruolo di primo piano. Investire sulla formazione continua la strada che permette di aggiornare e sviluppare le competenze, reindirizzare e anche ripensare le carriere, per far fronte a un mondo del lavoro che tecnologie e trasformazioni sociali fanno evolvere costantemente. Di cambiamenti nei modelli di lavoro, sviluppo del personale e nuove prospettive sulla gestione delle risorse umane si discusso in un Executive Talk organizzato da Luiss Business School.

Silvia Dello Russo, associate Dean for Research Luiss Business School: “La partita della competitivit si gioca oggi non soltanto sugli aspetti economico-finanziari, ma anche su quelli della sostenibilit dell’impatto sociale e ambientale. E su questo le persone non solo hanno delle aspettative, ma svolgono un ruolo fondamentale per cui diventano il punto di forza delle imprese. Sono il motore principale delle aziende, sono il cuore pulsante della aziende e il loro cervello. importante anche monitorare costantemente ed aggiornare le competenze, le conoscenze che possiedono e quindi investire sul cosiddetto ‘capitale umano'”.

L’Executive Talk organizzato da Luiss Business School stato un momento di confronto, ascolto e condivisione di best practice aziendali tra i referenti HR di alcune delle aziende rappresentative delle industry pi importanti del Paese e giovani professionisti e manager, partecipanti ai programmi executive Luiss Business School. Sono stati pi di 60 a seguire gli interventi dei referenti di Bristol Myers Squibb, Enel Group e Bancomat, che hanno analizzato e condiviso le “ricette” che, nei rispettivi contesti aziendali, sono chiamati a sperimentare per rispondere alle sfide attuali.

Silvia Dello Russo, associate Dean for Research Luiss Business School: “Il confronto fondamentale. Noi ascoltiamo rappresentanti di diverse imprese, che raccontano le loro storie di successo, non con l’obiettivo di copiarle o implementarle esattamente come sono, ma con l’obiettivo di stimolare ulteriori riflessioni e, dalle loro esperienze di successo, riuscire ad elaborare proprie strategie, applicabili ciascuna nel proprio contesto organizzativo. Prendiamo spunto sugli ingredienti e poi lasciamo la creativit allo chef”.

Luiss Business School affianca professionisti, aziende e pubbliche amministrazioni con la propria offerta formativa executive e custom, per aggiornare le competenze, supportare lo sviluppo delle aree di miglioramento delle persone e fornire modelli e strumenti di management, coniugando ricerca scientifica, esperienza sul campo e metodologie di active learning.

Lazio, Bankitalia: occupazione +2% nei primi 9 mesi del 2024

Roma, 13 feb. (askanews) – L’economia del Lazio ha mostrato un tasso di crescita quasi analogo a quello della media nazionale, con un più 0,4% del Pil nel primo semestre del 2024 a fronte del più 0,5% nazionale. A differenza di altre Regioni, l’industria ha mostrato un andamento nel complesso positivo, grazie a una spinta dell’export in ampia misura legata al settore farmaceutico, mentre si sono verificati cali sui trasporti.

Nel terziario a trainare è sempre il turismo. Le costruzioni si sono leggermente indebolite, con lo svanire degli effetti del “superbonus” mentre in positivo ha contribuito la domanda dal settore pubblico tra Pnrr e Giubileo.

A illustrare la “fotografia” e le prospettive della situazione economica e demografica della Regione, sono stati gli esperti della Sede di Roma della Banca d’Italia, durante un workshop che ha coinvolto gli economisti della Divisione Analisi e ricerca economica territoriale e esponenti del mondo accademico.

In calo le compravendite di abitazioni, a fronte di un lieve aumento dei prezzi e una dinamica stabile dei mutui. Restando sulle questioni del credito bancario, i prestiti alle imprese hanno mostrato una diminuzione del 4,9% annuo, in base ai dati dello scorso novembre, più marcata sulle piccole imprese (-6,4%).

Nel frattempo nel Lazio gli occupati nei primi tre trimestri del 2024 sono saliti del 2%, una crescita trainata dagli stranieri (inclusi i non cittadini italiani nati in Italia), mentre la disoccupazione scesa a 6,5%.

Secondo i tecnici di Bankitalia, complessivamente dal 2007 al 2023 l’occupazione nel Lazio è salita di 11 punti percentuali, di cui 7,8 punti dovuti ai lavoratori stranieri, a fronte di un aumento nazionale di 2,9 punti.

Il tutto mentre guardando al quadro demografico, il Lazio si caratterizza per essere una delle Regioni con dinamiche meno negative sulla popolazione, che anzi dal 2000 risulta cresciuta (mentre specialmente nel Mezzogiorno ha mostrato una forte riduzione). Ma dal 2018 anche nel Lazio è iniziata una lieve riduzione lieve. Il saldo è stato però generalmente positivo sull’insieme degli spostamenti di popolazione con altre Regioni.

Sui prossimi 20 anni le prospettive mostrano criticità simili quelle del Belpaese: se in Italia sono previsti 2,5 milioni di residenti in meno, un calo del 4,3%, nel Lazio la popolazione dovrebbe assottigliarsi di 185 mila persone (-3,2%), un calo più acuto è atteso nel Mezzogiorno: 2,3 milioni di persone in meno parti al meno 11,9%. E la quota di popolazione in età lavorativa è attesa ridursi di 8,5 punti percentuali, da qui al 2043, nel Lazio, con 586 mila persone in meno a fronte di un calo complessivo per 6,1 milioni di persone in Italia.

Gruppo BIG, Maria Teresa Cicini a capo del team Marketing e Comunicazione

Roma, 13 feb. (askanews) – Maria Teresa Cicini entra a far parte del Gruppo BIG dove ricoprirà il ruolo di Group Marketing & Communication Manager. Classe 1975, laureata in Lettere, ha maturato un’esperienza di oltre 27 anni in Mercedes-Benz Italia ricoprendo differenti posizioni in ambito Sales Van e Truck, Finance & Controlling, Press Relation Cars & Vans, Marketing Experience&Retail. Un percorso trasversale che ha contribuito a strutturare professionalmente Maria Teresa attraverso un set di competenze tecniche e molteplicità di punti di osservazione del business automotive, con un forte focus su Comunicazione, Marketing e Customer Experience.

All’interno del Gruppo, Maria Teresa sarà responsabile della definizione e dell’implementazione delle strategie di marketing e comunicazione, con l’obiettivo di rafforzare la posizione di mercato e promuovere una cultura aziendale orientata all’innovazione ed alla sostenibilità. La sua expertise è da sempre stata incentrata sulla sua capacità di gestire simultaneamente e con successo progettualità complesse, sul lavorare proficuamente in team e nell’affrontare sfide con integrità e affidabilità.

‘Siamo entusiasti di dare il benvenuto a Maria Teresa nel nostro team’, ha dichiarato Ambra Cruciani, AD di BIG e Vice Presidente di Ecosistema. ‘La sua vasta esperienza e la sua visione strategica saranno fondamentali per affrontare le sfide future e per posizionare il Gruppo come uno dei principali riferimenti nel nostro settore. Siamo certi che porterà nuove idee e un’energia contagiosa che ispirerà tutti noi’. Maria Teresa Cicini ha dichiarato: ‘ Sono molto felice di unirmi a Big, Ecosistema e Mobilità, in un momento così emozionante e di crescita. Sono entusiasta di lavorare con un team così talentuoso e visionario e di contribuire allo sviluppo di strategie innovative che possano portare il Gruppo verso nuovi traguardi’.

Il Gruppo BIG, Ecosistema e Mobilità, con sede in Anagni ed operante in tutta Italia, si occupa di vendita e noleggio di veicoli commerciali ed industriali, soluzioni di gestione flotta, mobilità efficiente e di allestimento.

Sanremo, ecco l’ordine di uscita dei cantanti in gara nella terza serata (con tre co-conduttrici)

Sanremo, 13 feb. (askanews) – Ecco l’ordine di uscita dei cantanti in gara nella terza serata del Festival di Sanremo. Tre le co-conduttrici sul palco insieme a Carlo Conti: Miriam Leone, Katia Follesa ed Elettra Lamborghini.

1)Clara

2)Brunori Sas

3)Sarah Toscano

4)Massimo Ranieri

5)Joan Thiele

6)Shablo ft Guè, Joshua, Tormento

7)Noemi

8)Olly

9)Coma_Cose

10) Modà

11) Tony Effe

12)Irama

13)Gabbani

14)Gaia

Un calcolatore misura l’impronta di carbonio degli influencer

Milano, 13 feb. (askanews) – Quante emissioni di carbonio vengono rilasciate dagli influencer? Ora è possibile calcolarlo grazie a Carbon Footprint Calculator. Si tratta di un calcolatore ed è stato rilasciato oggi in tutta Europa, Italia compresa, da Kolsquare, azienda francese specializzata in Influencer Marketing e B Corp certificata, per promuovere attivamente la riduzione delle emissioni degli operatori del settore. Sviluppato con la piattaforma di verifica dell’impronta di carbonio Sami, è a disposizione gratuitamente per chi intende contribuire a divulgare messaggi positivi, anche attraverso azioni tangibili.

“Il nostro settore si basa sulla crescita e sulla scalabilità, quindi è ancora più importante crescere in modo responsabile. Non si può migliorare ciò che non si può misurare: ecco perché quantificare l’impatto delle nostre azioni è il primo passo per capire da dove provengono le emissioni e cosa si può fare per ridurle”ha detto Quentin Bordage, CEO e fondatore di Kolsquare.

Secondo recenti dati pubblicati dalle Nazioni Unite, l’economia digitale, che comprende dispositivi, data center, content delivery networks, server e infrastrutture varie, rappresenta attualmente circa il 12% del consumo energetico globale. L’intero ecosistema digitale, inoltre, si stima che contribuisca tra il 2 il 4% delle emissioni totali di CO2. Con un valore di mercato che ha superato i 24 miliardi di dollari nel 2024 e oltre il 54% degli influencer marketer che prevede di espandere ulteriormente le attività nel 2025, il settore dei creator impatterà sempre di più sulle emissioni globali di CO2. Uno studio condotto dall’agenzia di ottimizzazione della sostenibilità digitale Footsprint ha rilevato che l’impatto di carbonio delle pubblicazioni digitali di un influencer con 3 milioni di follower tra le diverse piattaforme è di 1072 tonnellate di carbonio all’anno, l’equivalente di 481 viaggi andata e ritorno tra Parigi e New York.

I social network che si distinguono maggiormente per consumo energetico, sono: TikTok, il più energivoro, con 0,98 grammi di CO2 emessi per ogni minuto di fruizione di un utente, pari a 56,7 grammi ogni ora, ovvero l’equivalente della ricarica di uno smartphone per 7 volte; Reddit con 0,92 grammi al minuto; Instagram e Youtube, alla pari, con 0,87 grammi; Pinterest con 0,66 grammi; LinedIn, con 0,47.

Sul piano degli influencer e dei marchi che ricorrono a collaborazioni, gli aspetti più impattanti sono la creazione contenuti, gli eventi e la spedizione di prodotti, in omaggio e non. La misurazione delle emissioni delle campagne di influencer marketing, infatti, prende in considerazione: i mezzi di trasporto scelti per gli spostamenti, la frequenza e la distanza degli stessi; le scelte alimentari condivise con il pubblico durante un’attività, quali le materie prime impiegate, le lavorazioni e la quantità di scarti; produzione, consegna e imballaggio dei prodotti; le apparecchiature elettroniche utilizzate per la produzione dei contenuti. Anche la lunghezza dei video, la loro definizione e la quantità delle interazioni, visualizzazioni incluse, contribuiscono all’impronta di carbonio complessiva di una campagna.

Il calcolatore di Kolsquare, gratuito e open source, raccoglie e incrocia i dati delle campagne, in tutte le fasi, attraverso questionari dettagliati per restituire una valutazione finale il più possibile accurata delle emissioni totali, tenendo in considerazione anche i valori di consumo energetico delle varie piattaforme e delle interazioni ottenute. In quest’ottica, trasparenza e responsabilità di chi dà vita alla campagna vengono messe al centro dell’iniziativa, unitamente all’impegno nell’acquisire consapevolezza, ridurre i propri impatti dopo averli misurati e intraprendere, dove possibile, la strada della compensazione delle emissioni.

“Ci sono certamente delle limitazioni nel valutare il proprio impatto e non si potrà avere una precisione del 100%. Tuttavia, misurarlo e calcolarlo ci permette di individuare dove possiamo apportare modifiche per ridurlo e compensarlo piantando alberi o realizzando altre attività simili. Più sappiamo sull’impatto delle nostre attività, più possiamo fare per ridurlo” ha aggiunto Michella Saliby, Chief Product Officer di Kolsquare.

Ai creator la piattaforma suggerisce di ridurre il più possibile i viaggi e di operare sul proprio territorio, di scegliere sempre i mezzi di trasporto meno inquinanti, di impiegare materiali riciclati e riutilizzabili, di ottimizzare attrezzature di ripresa, di produrre più contenuti in meno sessioni, di utilizzare reti wi-fi al posto delle connessioni dati del telefono. Per ridurre l’impronta di carbonio, è fondamentale inoltre prediligere formati di contenuto brevi e incisivi e di riutilizzare i contenuti esistenti oppure gli UGC (User Generated Content). Optare per siti web dal design pulito e minimalista implica l’impiego di meno risorse per caricarli. Quanto ai video, si raccomanda di comprimerli utilizzando un software appropriato, senza compromettere la qualità del contenuto. I brand, invece, oltre a concentrarsi su partnership strategiche e trasparenti senza “sparare nel mucchio”, potrebbero evitare la pratica dei regali a sorpresa per gli influencer, gli imballaggi inutili o non riciclabili e gli eventi in presenza non necessari.

“Non siamo solo un’azienda basata sui dati, ma siamo anche guidati da uno scopo e sappiamo che la trasparenza è essenziale per prendere decisioni consapevoli. Oltre alle singole campagne, questa iniziativa mira anche a quantificare nel tempo l’impronta del nostro settore nel suo complesso, così da poter incoraggiare e generare un cambiamento positivo per il futuro. Non dimentichiamo che gli influencer hanno un enorme potere nel sensibilizzare su temi importanti come la sostenibilità. Ogni passo, ogni dato e ogni individuo contano. In questo senso far conoscere il proprio impegno è importante quanto l’impegno stesso” ha concluso Bordage.

Il piano di Trump per la pace, sul tavolo dei leader riuniti a Monaco il futuro dell’Ucraina

Monaco, 13 feb. (askanews) – Volodymyr Zelensky, forse, sperava ben altro. Ma dopo la cruciale giornata di ieri, il presidente ucraino ha dovuto prendere atto che il futuro negoziato di pace, per l’Ucraina, sarà tutto in salita. A Monaco di Baviera proverà a giocare le sue carte. Il leader ucraino arriva per un confronto con i suoi partner internazionali e un primo incontro con il vice presidente americano J. D. Vance. Con ogni probabilità, cercherà di fare sponda con l’Europa, almeno in questa prima fase tagliata fuori dalla linea diretta stabilita tra la Casa Bianca e il Cremlino. L’annuale Conferenza sulla sicurezza in Baviera, giunta alla 61esima edizione, offrirà l’occasione di proseguire sul solco tracciato da Donald Trump, in un momento cruciale di cambiamento per il mondo: la nuova amministrazione statunitense è entrata in carica a gennaio, un nuovo ciclo di legislatura europea ha avuto inizio da pochi mesi a Bruxelles, un fragile accordo di cessate il fuoco a Gaza è stato concordato tra Hamas e Israele, ed elezioni parlamentari tedesche sono in programma appena una settimana dopo la conferenza.

Negoziare da subito per ‘una soluzione di lungo termine’ del conflitto in Ucraina: è questa l’indicazione arrivata dalla Casa Bianca. Il tema, caldo, ha fatto passare in secondo piano tutti gli altri dossier della fitta agenda di Monaco: la crisi in Medio Oriente, la situazione nel Mar Rosso, le relazioni transatlantiche, la difesa europea, la guerra in Congo. D’altra parte, a quasi tre anni dall’invasione russa dell’Ucraina, e dopo aver ripreso il dialogo ai massimi livelli con la Russia, Trump non vuole perdere tempo. Al termine dei suoi colloqui telefonici di ieri con Putin e Zelensky, ha dato mandato alla sua squadra di governo di proseguire le consultazioni in Germania. Un lavoro preliminare che servirà, anche, a preparare il vertice con il leader del Cremlino, presumibilmente in Arabia Saudita. Questa guerra ‘ridicola’ deve finire, ha spiegato Trump. Ha già provocato troppe morti e distruzioni, e sia Putin che Zelensky sono d’accordo: una soluzione ‘negoziata’ non solo è possibile, ma non è neppure troppo lontana.

Trump e Putin, dunque, alla fine si sono parlati. Novanta minuti di un colloquio che ha segnato un cambio di passo nella faticosa ricerca di un percorso di pace. Non tutte le intenzioni del presidente americano però sono chiare, al momento. E non è dato sapere se Trump abbia cambiato in corsa il suo annunciato, ma non ancora esplicitato, piano di pace. Di certo, i primi convulsi approcci tra Washington e Mosca hanno avuto l’effetto di lasciare Kiev e Zelensky un po’ più soli. Mentre Trump concordava con Putin l’avvio ‘immediato’ dei negoziati, infatti, il suo segretario alla Difesa Pete Hegseth definiva ‘non realistica’ l’adesione di Kiev all’Alleanza atlantica. Un concetto che, a scanso di equivoci, Trump ha poi ribadito ore dopo. I russi, ha sottolineato, si sono opposti ‘molto prima’ dello stesso presidente Putin, ‘e io sono d’accordo’. Come se non bastasse, in un modo quasi brutale, il capo del Pentagono ha rincarato la dose, escludendo anche l’ipotesi di un ritorno dell’Ucraina alla situazione territoriale precedente al 2014. Una posizione che taglia fuori la possibilità di uno scambio diretto di territori, ventilata da Zelensky e già esclusa da Mosca. Quanto alle garanzie di sicurezza per Kiev, devono essere ‘robuste’, eventualmente sostenute da truppe di peacekeeping non sotto l’ombrello della Nato, dunque senza copertura dell’articolo 5 dell’Alleanza atlantica. In nessun caso, ha comunque chiarito Hegseth agli alleati, verranno dispiegate truppe americane nel Paese.

Se questo è il piano di Trump, almeno a grandi linee, in Ucraina suona come una cocente delusione. A Kiev c’è preoccupazione, ma Zelensky e il suo entourage sanno che non è né il momento né il caso di porre condizioni. In un colloquio di un’ora con Trump, il presidente ucraino è stato informato dei contenuti della conversazione con il leader del Cremlino, dell’invito di Putin a Mosca e anche della decisione del presidente Usa di affidare la guida delle trattative con la Russia al segretario di Stato Marco Rubio, al direttore della Cia John Ratcliffe, al consigliere per la Sicurezza Nazionale Michael Waltz e all’ambasciatore e inviato speciale Steve Witkoff. Quest’ultimo, protagonista dello scambio tra i detenuti Marc Fogel e Alexander Vinnik, primo segno tangibile di un rinnovato, repentino, dialogo tra le parti. Nella squadra designata da Trump spicca l’assenza di Keith Kellogg, che pure sarebbe l’inviato della Casa Bianca per l’Ucraina e dovrebbe arrivare a Kiev il prossimo 20 febbraio. Una circostanza che sta alimentando le voci di presunti screzi con il tycoon repubblicano.

In Ucraina, ieri, è già stato il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, che ha incontrato Zelensky nelle stese ore in cui Trump ha dato una spallata alla sua legittimità, avallando implicitamente una tesi tanto cara a Putin: il mandato del presidente ucraino è scaduto a maggio (seppur rinnovato sine die da una legge marziale che impedisce il voto in tempi di guerra) e prima o poi, ha detto Trump, ‘saranno necessarie elezioni in Ucraina’. Zelensky proverà a capire di più, e meglio, durante il suo colloquio con Vance, domani a Monaco. Il leader di Kiev spera ancora di chiudere importanti accordi economici con gli Stati Uniti entro la conclusione dei lavori in Baviera. E metterà sul piatto quelle terre rare che fanno tanto gola a Washington, proponendo inoltre alle aziende americane lucrosi contratti di ricostruzione e concessioni di investimento per cercare di tenere Trump dalla sua parte. La proposta iniziale del presidente Usa è nota: la garanzia di assistenza concreta a Kiev in cambio di circa 500 miliardi di dollari di preziose risorse minerali ucraine. Un progetto che, inizialmente, neppure Zelensky ha escluso a priori. ‘Abbiamo risorse minerarie. Metteteci dentro i vostri soldi. Investite. Facciamo sviluppo insieme’, ha detto.

Intanto Rubio e Kellogg ascolteranno le opinioni dei partner europei e degli alleati della Nato. Nei tre giorni di lavoro a Monaco è prevista la presenza di circa 60 capi di Stato e di governo e di oltre 150 ministri e leader di organizzazioni internazionali. A fare gli onori di casa, il presidente Frank-Walter Steinmeier, la ministra degli Esteri Annalena Baerbock, il ministro della Difesa Boris Pistorius e tutti i candidati alla carica di Cancelliere alle prossime elezioni: il capo del governo in carica Olaf Scholz (SPD), Friedrich Merz (CDU), Robert Habeck (Verdi) e Christian Lindner (Partito democratico libero). Tra i partecipanti ci saranno tutti i vertici dell’Unione europea – Ursula von der Leyen, Roberta Metsola, António Costa, Kaja Kallas e il nuovo Commissario europeo per la difesa Andrius Kubilius -, il segretario generale della Nato Mark Rutte, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, nonché diversi funzionari delle Nazioni Unite. L’Italia sarà rappresentata dal vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal ministro della Difesa Guido Crosetto.

Il titolare della Farnesina ha in agenda un colloquio bilaterale con l’inviato di Trump ed avrà modo di confrontarsi anche con il segretario di Stato in occasione di una riunione del Quint su Gaza e una ministeriale Esteri informale del G7, convocata dalla presidenza canadese. Tajani ribadirà la sua posizione: in questa fase è assolutamente necessario che l’Europa lavori unita, con gli Usa, per raggiungere un accordo che non sia una tregua provvisoria e che riporti la pace nel nostro continente. Per farlo, però, occorre restituire all’Ue un ruolo di primo piano nei negoziati. Francia, Germania e Spagna hanno già chiarito che non può esserci accordo senza la partecipazione di Kiev e dell’Europa. E sollecitazioni in tal senso sono arrivate anche dall’Alto rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, secondo la quale ‘l’Ue deve potersi sedere a quel tavolo’.

Un ruolo che reclama anche la Cina, grande convitato di pietra nella stanza dei colloqui fra Trump e Putin. Un editoriale del Global Times di oggi ha esposto, senza equivoci, la posizione di Pechino, secondo cui il piano di ‘aiuti’ Usa all’Ucraina mostra appieno la sua natura ‘egoistica’ e ‘ipocrita’. Da Mosca intanto è arrivata la sponda del portavoce presidenziale Dmitry Peskov. Ricordando l’intenzione di valorizzare ulteriormente il partenariato strategico con Pechino, il diplomatico russo ha di fatto suggerito che il rinnovato dialogo tra Washington e Mosca non sarà a scapito della Cina.

Nell’attesa che la Conferenza inizi i suoi lavori, intanto, a Monaco sono state annunciate alcune manifestazioni di dissenso, con il raduno principale previsto nella storica Odeonsplatz. Le autorità hanno stabilito una zona di sicurezza allargata intorno alla sede delle riunioni per prevenire ogni sorta di incidenti. Tanto più, dopo quanto accaduto questa mattina, quando un richiedente asilo afgano ha lanciato la sua auto contro la folla, durante un raduno organizzato dal sindacato dei Verdi, provocando almeno 28 feriti. Saranno in vigore alcune limitazioni al traffico e al parcheggio e lo spazio aereo sopra la città sarà chiuso al traffico. L’apparato di sicurezza prevede il dispiegamento di un imponente numero di agenti destinati ai controlli di rito, allo scopo di proteggere alcuni siti ritenuti sensibili, come stazioni ferroviarie e fermate di mezzi pubblici. Saranno rafforzati anche i controlli all’aeroporto internazionale cittadino, il secondo più trafficato di tutta la Germania.

(di Corrado Accaputo)

Piano Trump per la pace, a Monaco si discute il futuro dell’Ucraina

Monaco, 13 feb. (askanews) – Volodymyr Zelensky, forse, sperava ben altro. Ma dopo la cruciale giornata di ieri, il presidente ucraino ha dovuto prendere atto che il futuro negoziato di pace, per l’Ucraina, sarà tutto in salita. A Monaco di Baviera proverà a giocare le sue carte. Il leader ucraino arriva per un confronto con i suoi partner internazionali e un primo incontro con il vice presidente americano J. D. Vance. Con ogni probabilità, cercherà di fare sponda con l’Europa, almeno in questa prima fase tagliata fuori dalla linea diretta stabilita tra la Casa Bianca e il Cremlino. L’annuale Conferenza sulla sicurezza in Baviera, giunta alla 61esima edizione, offrirà l’occasione di proseguire sul solco tracciato da Donald Trump, in un momento cruciale di cambiamento per il mondo: la nuova amministrazione statunitense è entrata in carica a gennaio, un nuovo ciclo di legislatura europea ha avuto inizio da pochi mesi a Bruxelles, un fragile accordo di cessate il fuoco a Gaza è stato concordato tra Hamas e Israele, ed elezioni parlamentari tedesche sono in programma appena una settimana dopo la conferenza.

Negoziare da subito per ‘una soluzione di lungo termine’ del conflitto in Ucraina: è questa l’indicazione arrivata dalla Casa Bianca. Il tema, caldo, ha fatto passare in secondo piano tutti gli altri dossier della fitta agenda di Monaco: la crisi in Medio Oriente, la situazione nel Mar Rosso, le relazioni transatlantiche, la difesa europea, la guerra in Congo. D’altra parte, a quasi tre anni dall’invasione russa dell’Ucraina, e dopo aver ripreso il dialogo ai massimi livelli con la Russia, Trump non vuole perdere tempo. Al termine dei suoi colloqui telefonici di ieri con Putin e Zelensky, ha dato mandato alla sua squadra di governo di proseguire le consultazioni in Germania. Un lavoro preliminare che servirà, anche, a preparare il vertice con il leader del Cremlino, presumibilmente in Arabia Saudita. Questa guerra ‘ridicola’ deve finire, ha spiegato Trump. Ha già provocato troppe morti e distruzioni, e sia Putin che Zelensky sono d’accordo: una soluzione ‘negoziata’ non solo è possibile, ma non è neppure troppo lontana.

Trump e Putin, dunque, alla fine si sono parlati. Novanta minuti di un colloquio che ha segnato un cambio di passo nella faticosa ricerca di un percorso di pace. Non tutte le intenzioni del presidente americano però sono chiare, al momento. E non è dato sapere se Trump abbia cambiato in corsa il suo annunciato, ma non ancora esplicitato, piano di pace. Di certo, i primi convulsi approcci tra Washington e Mosca hanno avuto l’effetto di lasciare Kiev e Zelensky un po’ più soli. Mentre Trump concordava con Putin l’avvio ‘immediato’ dei negoziati, infatti, il suo segretario alla Difesa Pete Hegseth definiva ‘non realistica’ l’adesione di Kiev all’Alleanza atlantica. Un concetto che, a scanso di equivoci, Trump ha poi ribadito ore dopo. I russi, ha sottolineato, si sono opposti ‘molto prima’ dello stesso presidente Putin, ‘e io sono d’accordo’. Come se non bastasse, in un modo quasi brutale, il capo del Pentagono ha rincarato la dose, escludendo anche l’ipotesi di un ritorno dell’Ucraina alla situazione territoriale precedente al 2014. Una posizione che taglia fuori la possibilità di uno scambio diretto di territori, ventilata da Zelensky e già esclusa da Mosca. Quanto alle garanzie di sicurezza per Kiev, devono essere ‘robuste’, eventualmente sostenute da truppe di peacekeeping non sotto l’ombrello della Nato, dunque senza copertura dell’articolo 5 dell’Alleanza atlantica. In nessun caso, ha comunque chiarito Hegseth agli alleati, verranno dispiegate truppe americane nel Paese.

Se questo è il piano di Trump, almeno a grandi linee, in Ucraina suona come una cocente delusione. A Kiev c’è preoccupazione, ma Zelensky e il suo entourage sanno che non è né il momento né il caso di porre condizioni. In un colloquio di un’ora con Trump, il presidente ucraino è stato informato dei contenuti della conversazione con il leader del Cremlino, dell’invito di Putin a Mosca e anche della decisione del presidente Usa di affidare la guida delle trattative con la Russia al segretario di Stato Marco Rubio, al direttore della Cia John Ratcliffe, al consigliere per la Sicurezza Nazionale Michael Waltz e all’ambasciatore e inviato speciale Steve Witkoff. Quest’ultimo, protagonista dello scambio tra i detenuti Marc Fogel e Alexander Vinnik, primo segno tangibile di un rinnovato, repentino, dialogo tra le parti. Nella squadra designata da Trump spicca l’assenza di Keith Kellogg, che pure sarebbe l’inviato della Casa Bianca per l’Ucraina e dovrebbe arrivare a Kiev il prossimo 20 febbraio. Una circostanza che sta alimentando le voci di presunti screzi con il tycoon repubblicano.

In Ucraina, ieri, è già stato il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, che ha incontrato Zelensky nelle stese ore in cui Trump ha dato una spallata alla sua legittimità, avallando implicitamente una tesi tanto cara a Putin: il mandato del presidente ucraino è scaduto a maggio (seppur rinnovato sine die da una legge marziale che impedisce il voto in tempi di guerra) e prima o poi, ha detto Trump, ‘saranno necessarie elezioni in Ucraina’. Zelensky proverà a capire di più, e meglio, durante il suo colloquio con Vance, domani a Monaco. Il leader di Kiev spera ancora di chiudere importanti accordi economici con gli Stati Uniti entro la conclusione dei lavori in Baviera. E metterà sul piatto quelle terre rare che fanno tanto gola a Washington, proponendo inoltre alle aziende americane lucrosi contratti di ricostruzione e concessioni di investimento per cercare di tenere Trump dalla sua parte. La proposta iniziale del presidente Usa è nota: la garanzia di assistenza concreta a Kiev in cambio di circa 500 miliardi di dollari di preziose risorse minerali ucraine. Un progetto che, inizialmente, neppure Zelensky ha escluso a priori. ‘Abbiamo risorse minerarie. Metteteci dentro i vostri soldi. Investite. Facciamo sviluppo insieme’, ha detto.

Intanto Rubio e Kellogg ascolteranno le opinioni dei partner europei e degli alleati della Nato. Nei tre giorni di lavoro a Monaco è prevista la presenza di circa 60 capi di Stato e di governo e di oltre 150 ministri e leader di organizzazioni internazionali. A fare gli onori di casa, il presidente Frank-Walter Steinmeier, la ministra degli Esteri Annalena Baerbock, il ministro della Difesa Boris Pistorius e tutti i candidati alla carica di Cancelliere alle prossime elezioni: il capo del governo in carica Olaf Scholz (SPD), Friedrich Merz (CDU), Robert Habeck (Verdi) e Christian Lindner (Partito democratico libero). Tra i partecipanti ci saranno tutti i vertici dell’Unione europea – Ursula von der Leyen, Roberta Metsola, António Costa, Kaja Kallas e il nuovo Commissario europeo per la difesa Andrius Kubilius -, il segretario generale della Nato Mark Rutte, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, nonché diversi funzionari delle Nazioni Unite. L’Italia sarà rappresentata dal vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal ministro della Difesa Guido Crosetto.

Il titolare della Farnesina ha in agenda un colloquio bilaterale con l’inviato di Trump ed avrà modo di confrontarsi anche con il segretario di Stato in occasione di una riunione del Quint su Gaza e una ministeriale Esteri informale del G7, convocata dalla presidenza canadese. Tajani ribadirà la sua posizione: in questa fase è assolutamente necessario che l’Europa lavori unita, con gli Usa, per raggiungere un accordo che non sia una tregua provvisoria e che riporti la pace nel nostro continente. Per farlo, però, occorre restituire all’Ue un ruolo di primo piano nei negoziati. Francia, Germania e Spagna hanno già chiarito che non può esserci accordo senza la partecipazione di Kiev e dell’Europa. E sollecitazioni in tal senso sono arrivate anche dall’Alto rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, secondo la quale ‘l’Ue deve potersi sedere a quel tavolo’.

Un ruolo che reclama anche la Cina, grande convitato di pietra nella stanza dei colloqui fra Trump e Putin. Un editoriale del Global Times di oggi ha esposto, senza equivoci, la posizione di Pechino, secondo cui il piano di ‘aiuti’ Usa all’Ucraina mostra appieno la sua natura ‘egoistica’ e ‘ipocrita’. Da Mosca intanto è arrivata la sponda del portavoce presidenziale Dmitry Peskov. Ricordando l’intenzione di valorizzare ulteriormente il partenariato strategico con Pechino, il diplomatico russo ha di fatto suggerito che il rinnovato dialogo tra Washington e Mosca non sarà a scapito della Cina.

Nell’attesa che la Conferenza inizi i suoi lavori, intanto, a Monaco sono state annunciate alcune manifestazioni di dissenso, con il raduno principale previsto nella storica Odeonsplatz. Le autorità hanno stabilito una zona di sicurezza allargata intorno alla sede delle riunioni per prevenire ogni sorta di incidenti. Tanto più, dopo quanto accaduto questa mattina, quando un richiedente asilo afgano ha lanciato la sua auto contro la folla, durante un raduno organizzato dal sindacato dei Verdi, provocando almeno 28 feriti. Saranno in vigore alcune limitazioni al traffico e al parcheggio e lo spazio aereo sopra la città sarà chiuso al traffico. L’apparato di sicurezza prevede il dispiegamento di un imponente numero di agenti destinati ai controlli di rito, allo scopo di proteggere alcuni siti ritenuti sensibili, come stazioni ferroviarie e fermate di mezzi pubblici. Saranno rafforzati anche i controlli all’aeroporto internazionale cittadino, il secondo più trafficato di tutta la Germania. (di Corrado Accaputo)

Consulta, eletti i quattro giudici. Quei segnali in Fi e dalla Lega

Roma, 13 feb. (askanews) – Fino a pochi giorni fa nessuno lo avrebbe dato per scontato, visto il clima di scontro e tensione tra maggioranza e opposizione. Non è un caso che la svolta sia arrivata in extremis, rimasta in bilico fino all’ultimo, con il cambio in corsa di un nome. Alla fine però il Parlamento in seduta comune riesce a evitare l’ennesima processione di schede bianche e ad eleggere i quattro giudici costituzionali mancanti.

A riportare la Consulta al plenum saranno dunque Francesco Saverio Marini, Massimo Luciani, Maria Alessandra Sandulli e Roberto Cassinelli. Il primo, nome da tempo in campo in quota Fratelli d’Italia, ottiene 500 voti, il secondo – candidato dal Pd – 505, la terza – personalità ‘tecnica’ condivisa – passa con 502 preferenze mentre il quarto ne raccoglie 503. E’ il suo, quello di Roberto Cassinelli, avvocato ed ex parlamentare, il nome che alla fine Forza Italia decide di indicare. Eppure ancora mercoledì sera non sembrava essere questa l’opzione del partito azzurro. Il nome che era stato comunicato anche alle opposizioni per chiudere l’accordo era infatti quello di Gennaro Terracciano, avvocato e prorettore dell’Università del Foro Italico. Nome al quale, tra l’altro, si sarebbe opposto il senatore Claudio Lotito per la sua prossimità al presidente della Figc, Gabriele Gravina. Tra i papabili in quota azzurri, inoltre, c’è stato a lungo anche Andrea Di Porto, nella vita anche legale di Silvio Berlusconi e della Fininvest, fortemente caldeggiato dalla ‘famiglia’.

Il segretario Antonio Tajani, da sempre e ancora stamattina, ha negato che tra le sue truppe ci siano stati malumori. “Non c’è mai stato un problema dentro Forza Italia: che ci fossero legittime aspirazioni sì, ma non abbiamo mai litigato, abbiamo sempre detto fin dall’inizio che c’era un accordo di tutti i partiti di non mettere parlamentari in carica”, ha spiegato ai giornalisti in Transatlantico. Il riferimento è a Francesco Paolo Sisto e Pierantonio Zanettin, entrambi senatori, che fino a qualche settimana fa parevano in corsa. La scelta di escluderli a priori non sarebbe tuttavia stata gradita a una fronda del partito che, non a caso – viene spiegato – nel segreto dell’urna ha dato all’uno e all’altro rispettivamente 4 e 6 voti. “Se ci fosse stato il presidente avremmo indicato uno dei due”, si lamentava in un capannello un parlamentare. Alla fine a spuntarla è stato invece Cassinelli, che viene descritto come la ‘prima scelta’ del segretario: una decisione presa anche per compensare il mancato inserimento in posto sicuro nelle liste della Liguria in occasione delle ultime elezioni politiche.

Ma nel centrodestra non è passato inosservato neanche il fatto che dei quattro giudici eletti quello che ha ottenuto meno voti sia stato proprio il candidato di Giorgia Meloni, quel ‘padre’ del premierato che la presidente del Consiglio, con un blitz poi fallito a causa di una fuga di notizie, aveva tentato di far eleggere già ad ottobre. I sospetti, in questo caso, sono rivolti da Fdi verso la Lega: un altro dei tanti fronti di tensione che il Carroccio ha aperto nella maggioranza – si veda per esempio la questione della rottamazione delle cartelle – e che certo la pubblicazione delle chat interne, con quella definizione di Matteo Salvini come ‘bimbominkia’, non ha contribuito a stemperare.

Insomma, malumori striscianti che, però, questa volta non hanno impedito di centrare il risultato finale. Complici i contatti diretti tra i leader politici – soprattutto tra Meloni e la segretaria del Pd, Elly Schlein – ma anche l’alta attenzione che al tema ha da tempo riservato il Quirinale. “Oggi c’era il presidente Mattarella infatti abbiamo risolto, serviva lui”, dice scherzando il presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Una battuta, solo all’apparenza.

Le Terre di mezzo e l’elogio di Gianni Letta per l’Abruzzo resiliente

Roma, 13 feb. (askanews) – Chiamateli Paesi e non Borghi, sono quelle Terre di mezzo dell’Abruzzo, terre fortemente resilienti raccontate nel libro “Storie ma non tanto” del Professor Domenicangelo Litterio, presentato nella Sala Nassirya del Senato su iniziativa del senatore Etelwardo Sigismondi e con la partecipazione speciale di Gianni Letta, che in Abruzzo sono nati.

“Con questo libro si chiude la saga delle Terre di Mezzo – dopo Padri e La strada per Itaca detto Caino, ha ricordato il Prof. Domenicangelo Litterio ad askanews, spiegando – c’ una pressione esagerata nel tentativo di farci perdere la nostra identit, a cominciare dai nomi: ci dicono borghi adesso, non siamo pi i Paesi nati dalle civilt romane, sannita, non siamo i ‘pagi’, il ‘pagus’ antico, siamo diventati i borghi. Si incontrano due persone che vengono dallo stesso paese e non sono pi paesani”.

Presenti anche il regista e attore Walter Nanni che ha letto estratti del libro per introdurre una approfondita discussione sulle aree interne e sull’importanza di valorizzare quei territori, spesso segnati dallo spopolamento e dalla riduzione dei servizi essenziali.

“Il Senato nel dicembre dello scorso anno ha approvato in prima lettura un disegno di legge per quanto riguarda la valorizzazione e lo sviluppo delle aree montane, che si occupa nello specifico di affrontare in maniera determinata queste problematiche, sia da un punto di vista fiscale, sia da un punto di vista sociale, sia per quanto riguarda i servizi che devono rimanere sul territorio”, ha affermato il senatore Etelwardo Sigismondi.

“Siamo consapevoli che il fenomeno di spopolamento iniziato da tanto tempo e per tanto tempo si fatto poco se non niente. La consapevolezza che questa legislatura nazionale ha dimostrato di avere attraverso il disegno di legge sulle aree interne ci fa ben sperare”, ha aggiunto Tiziana Magnacca, assessore Attivit Produttive Regione Abruzzo.

Terre che hanno bisogno di incentivi, infrastrutture e servizi essenziali, come le scuole, mentre ora, grazie al decreto Caivano, stato abolito il numero minimo di alunni per classe nel Mezzogiorno. E poi ci sono i valori e le tradizioni da tramandare.

“Fanno comunit, fanno sentire il valore della solidariet che una comunit sa esprimere, sa vivere, a beneficio di ognuno dei singoli che quella comunit compongono”, ha elogiato Gianni Letta nel corso del suo intervento, sottolineando che il prof. Litterio nel libro ha fatto rivivere “queste tradizioni in maniera commovente, poetica, racconto dopo racconto”.

La presentazione del libro si tenuta anche alla presenza dell’Avv. Gabriele Sepio, esperto di economia sociale, e del Dott. Giampaolo Colletti, giornalista collaboratore de Il Sole24Ore e, grazie all’ideazione e alla moderazione della Dott.ssa Sara Vinciguerra.

“Le aree interne sono spesso raccontate in termini di marginalit, – afferma l’Avv. Gabriele Sepio – ma in realt rappresentano patrimoni culturali e risorse capaci di generare opportunit. Il loro sviluppo non dipende solo da incentivi economici, ma da una strategia complessiva che valorizzi fiscalit agevolata, connessioni digitali, recupero del patrimonio storico e sostegno al terzo settore. Le aree interne – conclude Sepio – possono diventare territori di innovazione e sviluppo: la chiave sta nel superare la narrazione del declino e trasformarle in opportunit.”

La presenza di infrastrutture adeguate risultano quindi fondamentali: “Se c’ una via italiana da perseguire per favorire l’innovazione e incrementare la coesione sociale,- commenta Giampaolo Colletti, giornalista collaboratore del Sole24Ore, Direttore StartupItalia e inviato per XXI Secolo di Raiuno e Raiplay – questa passa dai mille campanili d’Italia, ossia dalla forza delle comunit disseminate in quei territori lontani dai contesti metropolitane e che da sempre sono stati la spinta propulsiva dell’economia nostrana di prossimit, un ibrido che crea identit e rafforza le relazioni”.

“Chi lavora nel cinema, nella televisione e, pi in generale, nel mondo della comunicazione- dichiara il regista abruzzese Walter Nanni – pu rappresentare un ponte tra chi vuole sviluppare un territorio e il resto del mondo. Nel tempo in cui viviamo un luogo esiste solo se hai la capacit di raccontarlo. Nelle nostre terre di mezzo fondamentale, oggi, raccontare le storie dei luoghi e della sua gente e farlo nel migliore dei modi. Il cinema parte integrante dello sviluppo di un territorio, della sua economia e della sua cultura”.

Migranti, Schlein: centri Albania uno spreco, Meloni si fermi

Roma, 13 feb. (askanews) – “Con le lettere di licenziamento ai lavoratori dei due centri in Albania tanto voluti da Giorgia Meloni arriva anche l’ennesima certificazione del fallimento di questa operazione che calpesta i diritti fondamentali e le leggi italiane ed europee”. Lo afferma la segretaria Pd Elly Schlein.

“Uno spreco di risorse economiche, 800 milioni di euro degli italiani – prosegue – che potevano usare per assumere medici e infermieri, e di risorse umane, con centinaia di esponenti delle forze dell’ordine tenuti in Albania a sorvegliare una prigione vuota”.

Aggiunge Schlein: “Solo pochi mesi fa Giorgia Meloni diceva che i due centri in Albania sarebbero stati un investimento, pochi giorni prima di Natale giurava che avrebbero funzionato. Oggi, insieme alla liberazione di Almasri – uno dei più crudeli trafficanti di esseri umani -, sono la rappresentazione plastica della catastrofica e inumana gestione del suo governo del fenomeno migratorio”.

Conclude la leader Pd: “Basta, si fermi, c’è un paese che tra calo di produzione industriale, costo dell’energia e salari bassi richiede risposte, non becera propaganda”.

Nato, Crosetto: spesa militare, cambiare regole Ue, ci uccidono

Bruxelles, 13 feb. (askanews) – Il ministro della Difesa Guido Crosetto, ha affermato oggi a Bruxelles, a margine della riunione ministeriale Difesa della Nato, di “voler credere” alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, quando dice che saranno usate “tutte le flessibilità” possibili per facilitare la spesa militare degli Stati membri, nell’ambito delle regole Ue sui bilanci nazionali del nuovo Patto di stabilità. E ha giudicato “stupido” attaccarsi a regole burocratiche che, negli scenari geopolitici attuali rischiano di “ucciderci”.

“Io voglio credere alla von der Leyen – ha detto Crosetto – perché un’Europa che continua ad applicare regole burocratiche, le stesse, come se il mondo non fosse cambiato, è un’Europa che non ha futuro. I nuovi scenari del mondo – ha osservato – impongono di cambiare, quando le regole che noi stessi abbiamo fissato ci uccidono. Se le regole non ci consentono di difenderci o di competere con quello che succede nel mondo, vanno cambiate le regole”.

“Io – ha continuato il ministro – non mi attacco alla regola; io non penso che la cosa importante per cui viviamo sia una regola, ma che sia il futuro dei nostri figli. E che l’impegno politico sia di garantire un futuro migliore e non di dire ‘non ho cambiato una regola’. Solo gli stupidi – ha concluso Crosetto – si attaccano alla regole, quando le regole gli fanno male. Non penso che l’Europa sia stupida e non deve esserlo”.

FraMmenti Club, nuovo incontro con il collezionista Antonio Martino

Roma, 13 feb. (askanews) – È il collezionista Antonio Martino l’ospite del prossimo appuntamento di FraMmenti Club, il 20 febbraio al Palazzo delle Pietre a Roma. Per il ciclo “My Roma” Clara Tosi Pamphili, ideatrice e curatrice del ciclo che esplora la città nella sua pluralità di voci, eventi e protagonisti, dialogherà con il collezionista. Martino spiegherà perché l’arte sia il suo “violino d’Ingres”, parafrasando la celebre opera di Man Ray che ritrae l’amata musa e modella Kiki de Montparnasse. Una passione, la sua, nata nel 1989 con l’inizio della propria collezione e alimentata nel tempo da un’attività di ricerca, aggiornamento e mecenatismo.

FraMmenti Club prende vita dal desiderio di restituire alla città di Roma la curiosità verso il sapere, condividendolo con la collettività intera. Ospitato all’interno del Palazzo delle Pietre, progetto di ospitalità della famiglia Mazzi, è un luogo che rappresenta una storia di mecenatismo contemporaneo. Un club con una formula di divulgazione che rinnova la tradizione delle accademie romane, valorizzando il territorio e il suo dna creativo e i suoi protagonisti.

Il primo ciclo di incontri di FraMmenti Club, dal titolo “L’Eterna Scoperta del Visibile e dell’Invisibile”, ha visto protagonisti direttori di Musei e Fondazioni d’Arte, costumisti, architetti e personalità di spicco impegnati in un racconto speciale di luoghi noti e meno noti della Città Eterna. Nella stagione 2024-25 il Club ha avviato il ciclo “My Roma”, dedicato a personaggi, eventi e protagonisti di uno panorama culturale in continua trasformazione.

R.D. Congo, emersi nuovi elementi su delitto Attanasio

Roma, 13 feb. (askanews) – La Commissione Diritti Umani del Senato ha acquisito nuovi elementi sull’attentato che nel 2021 portò all’uccisione dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio.

Un magistrato militare che indagava su alti ufficiali delle Forze armate della Repubblica democratica del Congo, accusandoli di essere coinvolti nell’omicidio dell’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio.

Tabulati delle utenze dei soldati arrestati negati dalle compagnie telefoniche congolesi e convocazioni di interrogatori disattese.

L’arrivo a Goma di una commissione governativa che ha messo in discussione tutte le indagini iniziali sull’agguato del 22 febbraio del 2021 a Kukumba, nel Nord Kivu, in cui oltre all’ambasciatore Attanasio persero la vita il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Moustapha Milambo, ed ha esautora chi indagava dal principio sul caso.

Questi gli elementi emersi durante l’audizione odierna in Commissione Diritti umani al Senato della Repubblica sull’assassinio del diplomatico italiano in RDC.

A fornirli la giornalista e analista di questioni internazionali Antonella Napoli, autrice del libro inchiesta “Le verità nascoste del delitto Attanasio” e direttore responsabile di Focus on AFrica.

Un lavoro giornalistico-investigativo realizzato tra Roma, Kinshasa e Goma e confutato dagli atti dell’indagine giudiziaria della Procura del Tribunale di Roma che la giornalista esperta di Africa, che conosceva bene Attanasio, ha realizzato nell’ultimo anno grazie a testimonianze raccolte sul posto e informazioni documentate fornite da militari e inquirenti che avevano per primi indagato sull’uccisione di Attanasio, Iacovacci e Milambo.

Testimoni costretti a fuggire all’estero e a nascondere le famiglie in luoghi protetti dopo che avevano scoperto di essere controllati dai servizi di sicurezza del loro paese. Oltre ad aver acquisito tutti gli atti dell’indagine giudiziaria della Procura del Tribunale di Roma, Napoli ha raccolto testimonianze sul posto trascorrendo un lungo periodo in RdCongo.

Voci che avvalorano la tesi che non si sia trattato di un tentativo di sequestro finito male ma di un’azione premeditata che l’autrice ha ricostruito con particolari suffragati da numerosi riscontri e confermati anche negli atti della Procura di Roma. Tra gli elementi nuovi, anche le dichiarazioni di alcuni testimoni su atti di corruzione relativi al rilascio di visti e passaporti e sottrazione di fondi dell’ambasciata destinati a progetti del Wfp.

Portavoce Ue:colloquio Trump-Putin è solo inizio di un processo

Bruxelles, 13 feb. (askanews) – Il colloquio telefonico di ieri del presidente americano Donald Trump con il presidente russo Vladimir Putin, a proposito delle prospettive di un negoziato per metter fine alla guerra in Ucraina, “segna l’inizio di un processo”, e “di conseguenza ci saranno sicuramente anche degli incontri”, ad esempio da domani “nel contesto della Conferenza sulla sicurezza di Monaco”, dove saranno presenti anche il presidente Ucraino Zelensky e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Lo ha detto oggi a Bruxelles la portavoce capo della Commissione europea, Paula Pinho, durante il briefing quotidiano per la stampa, rispondendo alle molte domande dei giornalisti su quella telefonata che dà l’impressione di un negoziato a due, con decisioni riguardo all’Ucraina (la perdita delle aree del suo territorio occupate dalla Russia, la marcia indietro sulla sua futura adesione alla Nato) ventilate da Trump senza sentire prima il parere di Kiev e degli alleati europei.

Su questo, Pinho, riportando la posizione della presidente von der Leyen, ha confermato che non può essere deciso “niente riguardo all’Ucraina senza l’Ucraina, e sappiamo – ha continuato – che qualsiasi pace giusta e durevole deve includere l’Ucraina al tavolo” dei negoziati, “perché la sicurezza dell’Ucraina è la sicurezza dell’Ue, e sia l’Ucraina che l’Ue vi appartengono”, e qualsiasi accordo, ha aggiunto, deve essere concluso “sulla base del rispetto della indipendenza, della sovranità e della integrità territoriale dell’Ucraina”.

La portavoce per gli Affari esteri e la Sicurezza della Commissione, Anitta Hipper, ha ricordato, da parte sua, che “nessuno desidera la pace più dell’Ucraina e del suo popolo. L’Ucraina ha già sopportato una sofferenza inimmaginabile ormai da quasi tre anni, e ha fatto l’impossibile. È sempre importante tenere a mente che la Russia è l’aggressore qui, e non può essere ricompensata per la sua aggressione. E riguardo a qualsiasi discussione, qualsiasi accordo di pace, deve essere sostenibile. Un cattivo accordo porterà solo a più guerra, proprio come è già successo. E inoltre, come ha detto Kaja Kallas, l’Alta Rappresentante”per la Politica estera comune dell’Ue, “l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina non devono essere sottoposte a condizioni. Quindi le nostre priorità ora devono essere dirette a rafforzare l’Ucraina”.

Rispondendo a un’altra domanda, Pinho ha insistito sul fatto che “la sicurezza dell’Ucraina è la sicurezza dell’Europa. Quindi se c’è una discussione sulla sicurezza dell’Ucraina, l’Europa è interessata. Se c’è una discussione sulla sicurezza dell’Europa, coinvolge anche l’Ucraina e quindi ovviamente ne faremo parte. Non può esserci una discussione sulla sicurezza dell’Europa e dell’Ucraina senza l’Europa”.

A un giornalista che chiedeva, a questo proposito, se l’Ue abbia avuto dall’Amministrazione Usa o dell’Ucraina qualche garanzia di essere inclusa nel negoziato di pace, anche in considerazione del prossimo incontro con Putin in Arabia Saudita annunciato da Trump, Paula Pinho ha replicato: “Penso che sia importante sottolineare che questo è l’inizio di un processo. La chiamata di ieri tra il presidente Trump e il presidente Putin segna l’inizio di un processo, come è stato il caso anche su altri argomenti. E di conseguenza ci sono una serie di incontri, ci saranno sicuramente degli incontri”. Come “ad esempio nel contesto della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, dove in particolare sarà presente il presidente Zelensky. Ci sarà anche la presidente von der Leyen. Quindi vediamo davvero questo come parte di un processo, un inizio, e vedremo nei prossimi passi come si evolverà”.

Più tardi, la portavoce capo della Commissione è tornata su questo punto: “Quando parlo di un processo è perché in effetti, come abbiamo visto anche su altri argomenti, non finisce tutto con una telefonata tra il presidente degli Stati Uniti e il presidente della Russia. Questo è davvero solo l’inizio. E non so esattamente quale sarà il prossimo passo nel processo. Non è qualcosa di cui posso avere maggiori dettagli. Ma in effetti ci sono processi che sono in corso e vedremo nei prossimi giorni e settimane come procederemo da qui in avanti”.

Un’altra domanda dei giornalisti ha poi riguardato il fatto che non ci sia stato ancora un primo contatto tra von der Leyen e Trump, da quando è entrata in funzione la nuova Amministrazione Usa, neanche in occasione del colloquio con Putin. “No, l’Ue non è stata in contatto con il presidente Trump per quanto riguarda questa particolare chiamata telefonica”, ha ammesso Pinho. Ma, ha ricordato, “c’è stato un incontro molto recente tra la presidente von der Leyen e il vicepresidente Usa Vance” a Parigi, “e confidiamo che continueranno ad esserci tali discussioni su una serie di argomenti. Ma – ha ribadito – non c’è stato alcun coordinamento per quanto riguarda questa chiamata in particolare” di Trump con Putin.

Replicando poi a una domanda su quale sia l’interlocutore della presidente von der Leyen nell’Amministrazione Usa, la portavoce ha affermato: “E’ ovviamente il presidente Trump. Ma non sappiamo ancora quando avranno l’opportunità di incontrarsi. Ovviamente stavamo lavorando in quel senso. Ora c’è è successo che il vicepresidente degli Stati Uniti fosse in Europa, e quindi c’era un’opportunità per la presidente von der Leyen di incontrarlo. Ma comunque è il presidente Trump l’interlocutore diretto”.

Un giornalista ha chiesto se von der Leyen, che non si è ancora pronunciata direttamente sul colloquio Trump-Putin, stia aspettando di ricevere indicazioni da parte di qualche leader dei paesi Ue. “No – ha risposto Pinho -, la presidente non sta aspettando indicazioni. La presidente è in contatto regolare, ovviamente, anche con i leader dell’Ue, con i quali ha l’opportunità di discutere, coordinare e anche di convergere davvero, nella misura del possibile, su queste questioni cruciali”. La portavoce ha anche sottolineato che il suo ruolo è proprio quello di rappresentare le posizioni di von der Leyen.

Inoltre, alcuni paesi dell’Unione (Francia, Germania, Polonia, e Spagna), insieme al Regno Unito hanno firmato ieri sera una dichiarazione sull’Ucraina che è stata firmata anche dal Servizio di azione esterna dell’Ue, e che dunque esprime le posizioni europee. “Accogliamo con favore la ‘dichiarazione di Weimar’ presentata ieri da alcuni Stati membri dell’Ue e anche dal Regno Unito, dove eravamo anche rappresentati come Commissione europea e Servizio europeo per l’azione esterna dall’Alta Rappresentante Kaja Kallas”, ha detto la portavoce.

Infine, Paula Pinho ha risposto a una domanda sull’adesione dell’Ucraina alla Nato, che ora Trump sembra disposto a escludere, come condizione per la pace, cedendo alle richieste di Putin. “L’adesione dei paesi alla Nato è una discussione per i membri della Nato. Questa è la nostra reazione a questa affermazione”, ha concluso la portavoce. ‘

Zelensky: non accetteremo un accordo negoziato senza di noi

Roma, 13 feb. (askanews) – L’Ucraina non accetterà alcun accordo raggiunto tra Mosca e Washington senza essere direttamente coinvolta nel negoziato, ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, rispondendo a una richiesta di commento del contatto diretto tra i presidenti russo e americano Vladimir Putin e Donald Trump. Il leader ucraino, riportano i media nazionali, ha anche sottolineato che l’Europa deve essere al tavolo dei negoziati quando la guerra finirà.

Zelensky ha poi confermato che con Trump non hanno discusso dell’adesione alla NATO o delle elezioni ucraine, ma ha riconosciuto che gli Stati Uniti non sono favorevoli all’adesione dell’Ucraina all’Alleanza. Il fatto che il presidente americano abbia chiamato prima PUtin non significa che cambino le priorità degli Stati Uniti, ha sostenuto, pur ammettendo che è stato “spiacevole”.

Sci, Brignone: "Sognavo l’oro in gigante"

Roma, 13 feb. (askanews) – “L’oro in gigante è qualcosa che sognavo da tutta la carriera. Oggi sono soddisfatta, sono rimasta calma e tranquilla”. Così Federica Brignone ai microfoni di Raisport dopo l’oro in gigante vinto ai mondialidi Saalbach, in Austria. “Avevo un bel vantaggio e mi ha tranquillizzato molto, poi ho trovato un buon feeling con la pista – continua – Faccio ancora fatica a realizzare. Sapevo che ai Mondiali era tutto o niente. Non mi giocavo la Coppa del Mondo, avevo l’occasione di andare full gas. Già stamattina stavo bene, ero focalizzata su ciò che dovevo fare in pista. Fisicamente e mentalmente sto molto bene, è bello arrivare così a un grande evento. Sono tanto felice”

Sanremo, gli incontri di Radio Italia con gli artisti del Festival

Sanremo, 13 feb. (askanews) – Radio Italia a Sanremo in occasione della 75 edizione del Festival, in diretta contemporanea radio e video dagli studi Fuori Sanremo allestiti presso il Grand Hotel Londra di Sanremo.

In esclusiva per askanews, alcuni cantanti in gara -Brunori Sas, Coma_Cose, Gaia, Massimo Ranieri, Olly, Rkomi, Shablo, Gu, Josha e Tormento, Tony Effe e Willie Peyote- svelano il dietro le quinte della loro partecipazione sanremese, raccontando cosa hanno fatto subito dopo la loro prima esibizione sul palco dell’Ariston, tra chiamate emozionanti e ricche cene in compagnia.

Le interviste continuano fino al 15 febbraio: dalle 14:00 alle 19:00, Radio Italia trasmetter in diretta radio e video dagli studi “Fuori Sanremo”, allestiti presso il Grand Hotel Londra di Sanremo, con gli interventi di tutti i partecipanti del Festival, ospiti e super ospiti. A condurre gli incontri saranno Francesca Leto e Mauro Marino, Giuditta Arecco e Marco Falivelli, Daniela Cappelletti ed Emiliano Picardi. On air anche Mario Volanti con interviste, notizie e curiosit.

Dalle 14.00 alle 14.20 su Real Time e in diretta contemporanea su Radio Italia, Radio Italia Tv e radioitalia.it, la striscia quotidiana live “Real Time a Sanremo con Radio Italia”, condotta da Francesca Leto e Mauro Marino.

Dopo il successo della prima edizione, torna il format social di Radio Italia “D’accordo o in disaccordo” condotto dall’irriverente content creator Cecilia Cantarano, della scuderia One Shot Agency, che interagir con i protagonisti della kermesse. Quest’anno il format sar supportato da L’Oral Paris.

Tutte le attivit dal “Fuori Sanremo” vivranno anche sul sito radioitalia.it e sui profili Instagram, TikTok, Facebook e X dell’emittente.

Radio Italia la radio ufficiale della compilation di Sanremo 2025, prodotta da Warner Music.

Sci, Mondiali, Federica Brignone oro in gigante

Roma, 13 feb. (askanews) – Ventotto anni dopo Deborah Compagnoni l’Italia torna a vincere la medaglia d’oro iridata nel gigante femminile. Merito di una leggendaria Federica Brignone che sulla Schneekristall ha fatto un capolavoro, soprattutto nella seconda manche. Prima a metà gara, l’azzurra è scesa dopo una prova fenomenale di Alice Robinson. Brignone, però, è riuscita a fare meglio, conquistando così la seconda medaglia d’oro mondiale in carriera, la quinta complessiva. Completano il podio la neozelandese Robinson, argento, e l’americana Moltzan, bronzo

Chi sono i giudici eletti alla Corte costituzionale

Roma, 13 feb. (askanews) – Il Parlamento in seduta comune ha eletto quattro giudici della Corte costituzionale: Francesco Saverio Marini (500 voti), Massimo Luciani (505), Maria Alessandra Sandulli (502), Roberto Cassinelli (503).

Chi sono: Francesco Saverio Marini, 55 anni, di Roma (indicato da FdI). Dal gennaio 2024 a oggi è stato consigliere giuridico di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Professore ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, della quale è “Prorettore per gli affari giuridici”. E’ componente e vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Corte dei conti. Il padre, Annibale, è stato presidente della Consulta per nove mesi, tra il 2005 e il 2006.

Roberto Nicola Cassinelli, 69 anni di Genova (indicato da FI). E’ avvocato civilista e amministrativista, è stato deputato e senatore in diverse legislatura eletto con Forza Italia.

Massimo Luciani, 72 anni, di Roma (indicato dal Pd). E’ professore ordinario di Istituzioni di diritto pubblico nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma, “La Sapienza”. È stato presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti per il triennio 2015-2018. È stato insignito del “Premio Sandulli” 2017.

Maria Alessandra Sandulli, 68 anni, di Napoli (tecnico). Professore ordinario di diritto amministrativo e di giustizia amministrativa presso l’Università degli Studi Roma Tre. E’ membro effettivo del Collegio Garante della Costituzionalità delle Norme della Repubblica di San Marino. Figlia e allieva del Prof. Aldo Maria Sandulli, ne ha continuato la tradizione nell’insegnamento universitario e nell’attività scientifica e professionale.

Consulta, tra i nomi votati anche i forzisti Zanettin e Sisto

Roma, 13 feb. (askanews) – Anche il senatore di Fi Pierantonio Zanettin e il viceministro forzista alla Giustizia Francesco Paolo Sisto hanno ottenuto voti nella seduta comune del Parlamento che ha portato, dopo mesi di stallo, all’elezione dei 4 giudici costituzionali mancanti. I due sono stati per settimane tra i papabili per riempire una casella destinata a un nome di Fi. Ma “c’era un accordo di tutti i partiti di non eleggere parlamentari in carica”, ha spiegato questa mattina il segretario azzurro Antonio Tajani, pur ammettendo che “ci fossero legittime aspirazioni” nel partito.

Zanettin ha ottenuto 6 voti, Sisto 4. Tra i giudici eletti il più votato è stato Massimo Luciani, indicato dal Pd, 505 voti, a seguire la candidata indipendente Maria Alessandra Sandulli (502), quindi il candidato di Fi Roberto Cassinelli (503) e infine Francesco Saverio Marini (500 voti).

I voti dispersi sono stati 6, le schede bianche 10, 4 le nulle. Hanno votato 539 su 605 parlamentari.

Sci, Goggia: "Butto via troppe gare, caduta inspiegabile"

Roma, 13 feb. (askanews) – C’è tanta delusione sul volto di Sofia Goggia dopo il gigante dei Mondiali di Saalbach. Una gara conclusa dopo appena 30 secondi: l’azzurra si intraversa, poi un bastoncino le si gira e la ostacola. “Finisco in alcune situazioni tragicomiche che sono inspiegabili – ha ammesso Goggia a Rai Sport – Oggi ero serena: ero partita bene e mi sentivo bene nel ritmo. Butto via troppe gare dove invece posso fare benissimo”. Per la bergamasca è stato un Mondiale in ombra: prima il quinto posto in superG (a sei centesimi dalla medaglia di bronzo), poi il sedicesimo in discesa libera e adesso la caduta in gigante. “In questa disciplina, nei giorni scorsi in allenamento, andavo forte – ha aggiunto Goggia – Probabilmente c’è qualche aspetto che non riesco a vedere e mi fa buttare via tutte le gare. La situazione in cui sono finita oggi è inspiegabile, vorrei capire cosa succede perché è allucinante. Adesso guardo avanti, sempre e comunque”.

Tennis, Sinner, Wada: "Chiediamo 1-2 anni di sospensione"

Roma, 13 feb. (askanews) – “Come abbiamo dichiarato a settembre, la Wada ritiene che la conclusione di ‘nessuna colpa o negligenza’ non fosse corretta secondo le norme correnti, e chiede un periodo di sospensione compreso tra uno e due anni”. Così, in un’intervista pubblicata dal quotidiano La Stampa, il portavoce della Wada, James Fitzgerald, parla della situazione di Jannik Sinner, in attesa dell’appello fatto sul caso Clostebol dall’agenzia mondiale antidoping dopo l’assoluzione del tribunale nominato dall’Itia. “La Wada non chiede la cancellazione di alcun risultato – prosegue Fitzgerald – salvo quelli già imposti in primo grado. Poiché la questione è ora pendente dinanzi al TAS, la Wada non commenterà ulteriormente”.

“Senza commentare alcun caso particolare – sostiene il portavoce Wada parlando della responsabilità di un atleta su ciò che accade nella sua squadra – direi che il principio della responsabilità oggettiva è di fondamentale importanza per sostenere la correttezza nello sport. Senza di esso non ci sarebbe alcun antidoping e i drogati vincerebbero. Se un atleta positivo a una sostanza proibita non dovesse spiegare da dove proviene, o come è entrata nel suo organismo, sarebbe fin troppo facile per chi ha imbrogliato sfuggire a sanzioni significative”.

Sci, Brignone al comando dopo prima manche gigante mondiale

Roma, 13 feb. (askanews) – Federica Brignone è al comando nel gigante femminile dei Mondiali di Saalbach. L’azzurra è stata perfetta nella prima manche sulla Schneekristall: la valdostana ha fatto la differenza nel terzo settore, poi in fondo ha pennellato tutti i passaggi. Brignone ha chiuso con 67 centesimi di vantaggio su Robinson, l’unica sotto il secondo di ritardo dall’azzurra. Terzo posto per l’americana Moltzan, ma in lotta per le medaglie ci sono anche Gut-Behrami, Hector e Stjernesund. Per l’Italia è stata una prima manche in chiaroscuro: da una parte la gioia per Brignone, dall’altra la delusione per Sofia Goggia e Marta Bassino, cadute entrambe a metà gara, per fortuna senza conseguenze. Fuori dalle trenta per soli 4 centesimi, invece, Lara Della Mea. Alle 13.15 la seconda manche

Sanremo seconda serata, i migliori per i social secondo Izi

Roma, 13 feb. (askanews) – La seconda serata del Festival di Sanremo continua a generare un intenso dibattito sui social media, con il pubblico che commenta attivamente le performance e i momenti salienti dello show. Grazie al monitoraggio e all’analisi delle piattaforme X (Ex Twitter), Facebook e Instagram, IZI S.p.A. ha stilato una classifica del gradimento degli artisti che si sono esibiti nella seconda serata. I risultati: I risultati: Gabbani ha conquistato il primo posto tra i performer più apprezzati dal pubblico, con quasi il 60% di commenti positivi e solo il 3.3% di feedback negativi. Clara si è confermata tra i meno graditi, con la più alta percentuale di commenti negativi della serata (37.5%). Shablo è risultato tra gli artisti meno commentati della serata. Elodie si è distinta come la più chiacchierata, generando il maggior volume di discussioni online.

Inoltre, i dati IZI S.p.A. hanno evidenziato interessanti differenze nelle preferenze tra uomini e donne: tra il pubblico di Bresh, il 68.2% dei commenti proviene da utenti di genere femminile, mentre per Clara la distribuzione si attesta sul 64.5% di pubblico maschile.

L’analisi si è focalizzata anche sull’andamento delle discussioni nel tempo, evidenziando un significativo aumento dell’engagement social rispetto alla serata precedente, con particolare attenzione ai momenti più commentati della diretta.

A Fondazione ICA Milano l’ibridazione Grex di Sacha Kanah

Milano, 13 feb. (askanews) – Da mercoledi 13 febbraio a sabato 15 marzo 2025 Fondazione ICA Milano presenta Grex, la mostra di Sacha Kanah a cura di PROGETTO LUDOVICO allestita nella project room della Fondazione.

Il titolo della mostra, Grex, trae ispirazione dalla botanica e si riferisce alle piante ibride. L’artista adotta questo concetto per esplorare il rapporto tra uomo e natura e per raccontare la propria ricerca sui materiali plastici, da lui trattati come forme miste, a met tra il vivente e l’inanimato.

Sacha Kanah ha descritto il progetto ad Askanews: “Queste sculture Doodles nascono come oggetti industriali standardizzati, oggetti molto simmetrici: erano delle cisterne da mille litri usate. Non mi interessa molto la simbologia di questi elementi quanto quello che poteva essere il loro potenziale a livello chimico, perch questi lavori vengono fondamentalmente sgonfiati. Sono dei contenitori cavi nei quali io creo il vuoto con vari sistemi, dai motori alle reazioni chimiche, e si deformano grazie a degli elementi all’interno che vanno a interrompere la simmetria, come dei germi, come degli organi su cui queste sculture si schiacciano: diventano parte di qualcosa che permette a queste sculture di animarsi. C’ proprio l’idea di ibridazione vera. Mi piaceva l’idea che delle forme cos sterili potessero prendere vita, potessero diventare qualcosa che fosse pi simile a un organismo.

I Grex sono degli organismi unicellulari che quando hanno fame, quando finisce il cibo, si uniscono, diventano un organismo unico e si muovono come uno stormo di uccelli all’unisono: un esempio di situazione in cui l’evoluzione necessaria alla sopravvivenza, ma poi questa evoluzione non altro che la trasformazione del corpo”.

I Doodles sono tenuti in tensione da valvole socchiuse, dove un micro-spiraglio permette alla forma di rilassarsi nel tempo, compiendo una lenta e continua inspirazione.

La mostra Grex curata da PROGETTO LUDOVICO, piattaforma di ricerca, produzione ed esposizione d’arte legata all’industria. Fondata a Milano nel 2021 da Lorenzo Perini Natali, ha come obiettivo l’indagine del rapporto tra arte e industria e delle espressioni creative che nascono da tale sinergia.

Proseguono fino al 15 marzo 2025 negli altri spazi di Fondazione ICA Milano la mostra Wooden Travel dell’artista Augustas Serapinas a cura di Chiara Nuzzi e la bipersonale Lonely Are All Bridges. Birgit Jurgenssen e Cinzia Ruggeri a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini.

Verso vertice Trump-Putin, ma Mosca resta vaga su tregua

Roma, 13 feb. (askanews) – Vladimir Putin e Donald Trump hanno incaricato i loro collaboratori di avviare “immediatamente” i preparativi per un incontro al vertice, ma i dettagli devono essere definiti e il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov non ha smentito né confermato la possibilità che il faccia a faccia tra i presidenti russo e americano avvenga in Arabia Saudita. All’indomani della prima telefonata ufficiale tra il nuovo inquilino della Casa Bianca e il leader russo, Mosca si mostra soddisfatta dell’approccio trumpiano e non si impegna a nessuna data, tantomeno riguardo una possibile tregua che Trump vorrebbe per Pasqua, il 20 aprile.

“No, non è stata ancora stabilita alcuna sequenza” cronologica, ha detto Peskov ai giornalisti quando gli è stato chiesto se durante la conversazione fossero stati discussi accordi preliminari per un cessate il fuoco.

Dell’ora e mezzo di conversazione tra i due presidenti il Cremlino sottolinea il cambio di passo rispetto all’amministrazione Biden. “La precedente amministrazione statunitense riteneva che si dovesse fare tutto il possibile per far continuare la guerra. L’attuale amministrazione, a quanto ci risulta, è dell’idea che si debba fare tutto il possibile per fermare la guerra e far prevalere la pace. Siamo molto più vicini alla posizione dell’attuale amministrazione. Siamo aperti al dialogo”, ha dichiarato Peskov ai giornalisti.

Trump da parte sua ha fatto sapere con un post su Truth di aver chiesto al segretario di Stato Marco Rubio, al direttore della Cia John Ratcliffe, al consigliere per la Sicurezza nazionale Michael Waltz e all’ambasciatore e inviato speciale Steve Witkoff di guidare la squadra incaricata di trovare una soluzione al conflitto in Ucraina. Nell’elenco spicca l’assenza dell’inviato per Russia e Ucraina Keith Kellogg, cosa che ha fatto ipotizzare problemi tra il presidente e il generale in pensione, fautore della cornice di un piano di pace che dovrebbe essere illustrato nelle linee principali alla conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, al via domani.

In ogni caso, sempre tramite il portavoce Peskov, Mosca evidenzia che è presto per parlare di concrete trattative: “Per ora, è anche impossibile dire qualcosa sulla configurazione delle parti [per ora negoziati sull’Ucraina], perché, ripeto, non ci sono ancora stati contatti sostanziali a livello di lavoro”, ha detto Peskov.

Le prove accelerate di disgelo tra America e Russia spingono Mosca a ribadire che il rinnovato dialogo non sarà a scapito di Pechino. “La Cina è il nostro partner, è un Paese con cui abbiamo relazioni molto strette e multiformi. E noi, ovviamente, intendiamo svilupparle ulteriormente in ogni modo possibile, e valorizziamo molto le relazioni del nostro partenariato strategico privilegiato avanzato con la Repubblica Popolare Cinese”, ha detto sempre Peskov ai giornalisti.

La Cina si starebbe muovendo per prendere parte alla conferenza di pace che Trump immagina al via già in primavera. Intanto oggi ha espresso formale soddisfazione per il canale di dialogo aperto tra Usa e Russia al vertice.

“La Russia e gli Stati uniti sono potenze influenti, la Cina è lieta di vedere che Russia e Stati Uniti hanno rafforzato i contatti e il dialogo su numerosi problemi internazionali” ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun nella quotidiana conferenza stampa a Pechino.

Rai, ipotesi dimissioni di massa per azzerare Vigilanza bloccata

Roma, 13 feb. (askanews) – La tentazione, per ragioni magari opposte, serpeggia sia nel centrodestra che nel centrosinistra. Dimissioni di massa dalla Vigilanza, ormai bloccata da mesi, per azzerarla.

Mentre alla Camera si vota per l’elezione dei quattro giudici costituzionali, impasse superata dopo mesi di stallo, tra i parlamentari ci sono fitti conciliaboli sull’ipotesi di tentare una mossa che possa consentire anche di smuovere la partita della Vigilanza Rai, rimasta di fatto paralizzata dopo il no delle opposizioni al via libera di Simona Agnes come presidente del cda di viale Mazzini e la conseguente decisione del centrodestra di disertare tutte le riunioni convocate dalla presidente, Barbara Floridia. Molto dipenderà dal clima tra i partiti, se si riuscirà o meno a proseguire con lo spirito che ha portato a sbloccare l’impasse sulla Consulta, grazie a contatti diretti tra i leader.

Il casus belli, comunque, è già pronto e potrebbe essere proprio l’intenzione di Floridia di chiamare in audizione l’amministratore delegato Giampaolo Rossi appellandosi all’articolo 112 comma 4 del regolamento che prevede i casi di convocazione straordinaria della commissione stessa.

Chi sta studiando il dossier da giorni ricorda anche che c’è un precedente, quello della presidenza della Vigilanza di Riccardo Villari. Era il novembre del 2008, la sua elezione – pur essendo lui un esponente del Partito democratico – avvenne grazie ai voti della allora maggioranza mentre da prassi questo è un ruolo la cui scelta è nelle mani dell’opposizione. Nonostante le richieste del suo stesso partito Villari, che proprio per questo venne giornalisticamente ribattezzato ‘Vinavillari’ – rifiutò di dimettersi fino a quando non fu costretto, appunto, a causa dell’addio in blocco dei componenti e al conseguente scioglimento della commissione di Vigilanza stessa.

Al via ‘Capodimonte grandi restauri per la Collezione Borbonica’

Milano, 13 feb. (askanews) – Al via il cantiere ‘trasparente’ per i grandi restauri: da venerdì 14 febbraio, i visitatori del Museo e Real Bosco di Capodimonte potranno osservare gli esperti al lavoro nelle sale 102 e 104 del secondo piano dove saranno accolte venti tavole dell’antica Collezione Borbonica e una della Collezione Farnese che necessitano di significativi interventi.

Un insieme di dipinti che attraversano due secoli della storia di Napoli, dal 1300 al 1500, delle sue dinastie e le sue chiese, raccontati attraverso i maestri del tempo. “Per due anni i nostri visitatori incontreranno, nel percorso di visita, un cantiere di restauro ‘a vista’ dove gli esperti stanno ‘curando’ importanti tavole appartenenti alla Collezione Borbonica e alla memoria della città e del suo Regno – spiega il direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Eike Schmidt – Una soluzione che abbiamo scelto per coinvolgere il pubblico nel grande lavoro di tutela intrapreso e, più in generale nella vita di Capodimonte, trasmettendo la quotidianità di un Museo in trasformazione, sempre più organismo vivo e dinamico”.

Partite dallo scorso dicembre le operazioni preliminari, con la supervisione dell’Ufficio del restauro e manutenzione del patrimonio storico artistico del Museo e Real Bosco, le prime cinque tavole da restaurare sono state spostate nelle sale 102 e 104 del secondo piano.

Prima ad arrivare La Strage degli Innocenti di Matteo di Giovanni (Borgo San Sepolcro 1430 ca. – Siena 1495 ca.). Si tratta di una tempera emulsionata su tavola del 1488 ca., realizzata forse a Siena su committenza di Alfonso d’Aragona duca di Calabria durante la campagna antimedicea. Probabilmente commemora la strage dei turchi ai danni degli abitanti di Otranto nel luglio 1480. Le loro reliquie per volontà di Alfonso furono traslate a Napoli, insieme al dipinto, nella chiesa di Santa Caterina a Formiello, a Napoli.

In questo primo lotto di lavorazione, tre sono le opere di Cristoforo Scacco, (Verona, attivo tra Basso Lazio e Campania, 1480 ca. -1510 ca). A cominciare dall’ importante Polittico di Penta del 1493. Proviene dalla chiesa di San Bartolomeo a Penta (odierna frazione di Fisciano, in provincia di Salerno). Eseguito a tempera e oro su tavola, è composto da una parte centrale raffigurante la Madonna delle Grazie con le anime purganti (dai depositi), dai pannelli laterali, abitualmente esposti al secondo piano del Museo, con, a sinistra, i Santi Giovanni Battista e Benedetto, e, a destra, San Giovanni Evangelista e un monaco in bianca veste , identificato prevalentemente con San Bernardo, ma che più verosimilmente rappresenta San Guglielmo da Vercelli, e dalla predella con Cristo e gli Apostoli, (dai depositi) in origine su tavola e poi, poco prima del 1930, trasportata su tela.

Le altre due opere di Scacco in restauro sono il Polittico con la Madonna col Bambino in trono (pannello centrale); San Francesco (pannello sinistro); San Giovanni Battista (pannello destro); Eterno Padre (cimasa) tempera e oro su tavola del 1495 ca., proveniente da una chiesa non identificata di Itri e il Trittico con Incoronazione della Vergine (pannello centrale); San Marco (pannello sinistro); San Giuliano (pannello destro), tempera e oro su tavola 1495-1500 ca. acquisito per soppressione del Monastero della Maddalena di Salerno nel 1814. Della Collezione Farnese è invece la Disputa sull’Immacolata Concezione, uno dei capolavori di Giovan Antonio de Sacchis detto il Pordenone (Pordenone, 1483 ca. – Ferrara, 1539). Si tratta di un olio su tavola datato 1529-1530, decorazione della Cappella Pallavicini a Cortemaggiore in Emilia, nella chiesa di Santa Maria Annunciata.

Nei mesi scorsi nelle sale di Capodimonte, i visitatori potevano già riconoscere i dipinti in attesa di essere “curati” dalla presenza di veline apposte dai restauratori. Le velinature si presentano con l’aspetto caratteristico di ‘cerottini’, utili a bloccare il sollevamento degli strati pittorici.

Un dipinto su tavola è costituito infatti dalla stratificazione di materiali eterogenei, legno, preparazione, legante pigmento che, a causa della minima variazione di temperatura e umidità, subiscono delle modifiche dimensionali che vanno a incidere sulla parte più delicata, la pellicola pittorica, sotto forma di sollevamenti e lesioni. Scopo degli interventi è il controllo di questi fenomeni, con l’installazione o adeguamento della cosiddetta parchettatura ovvero una intelaiatura elastica capace sia di sostenere che di assecondare i suddetti movimenti naturali della materia.

I lavori interessano poi la superficie dipinta, con la pulitura e l’integrazione pittorica che consentiranno di recuperare la brillantezza delle cromie originali. L’utilizzo delle sale come laboratori e l’adozione di una schermatura trasparente offre il vantaggio di rendere visibili le operazioni di restauro, condividendo l’esperienza con i visitatori che potranno osservare l’avanzamento del processo, condividerne il necessario approccio scientifico, apprendere le tecniche costruttive originarie e i progressi della moderna scienza della conservazione.

Inquadrando un QRCode sarà possibile avere informazioni su tutte le opere interessate dai restauri. Infine, l’hashtag #RestauroConVista sui canali ufficiali del Museo racconterà la vita del cantiere

In Germania auto contro la folla a Monaco di Baviera: morta una donna

Roma, 13 feb. (askanews) – Era alla guida di una Mini Cooper l’uomo che è piombato sulla folla a Monaco di Baviera, in Germania, provocando la morte di una donna e il ferimento di un’altra quindicina di persone a margine di una manifestazione organizzata dal sindacato ‘Verdi’. Lo ha indicato il quotidiano Suddeutsche Zeitung, che ha aggiunto che l’incidente – su cui molti dettagli restano ancora da chiarire – è avvenuto alle 10.30 locali.

La polizia tedesca sta indagando per appurare se il conducente del mezzo – che è stato “messo in sicurezza” e “non rappresenta più un ulteriore pericolo” – sia finito contro la folla intenzionalmente o per un’avaria del veicolo, o addirittura, riportano i media tedeschi, per aver confuso il freno con l’acceleratore.

Domani è in programma proprio nella città tedesca la Conferenza sulla Sicurezza, con il vice presidente degli Stati Uniti JD Vance e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky attesi oggi a Monaco di Baviera.

Cormmerzbank, Orlopp: UniCredit? "Puntiamo su strategia indipendente"

Roma, 13 feb. (askanews) – A Commerzbank “insistiamo sulla nostra strategia per restare indipendenti” e “penso che abbiamo appena dimostrato nei dettagli che abbiamo ottimi piani per assicurare che fino al 2028 possiamo creare valore attrattivo per tutti gli stakeholder, che innanzitutto sono i nostri azionisti”. Lo ha affermato l’amministratrice delegata di Commerzbank, Bettina Orlopp, rispondendo ad una domanda sulle mosse di UniCredit durante una conferenza stampa.

Dopodiché “ci sta un investitore (UniCredit-ndr) che ha accumulato una quota di quasi il 30%” sul capitale Commerzbank e “saremmo pronti a sederci e a guardare qualcosa di più concreto e specifico, se ci fosse una proposta. Questo sarebbe il prerequisito”, ha proseguito.

Serve “una proposta specifica che puoi analizzare. Se ci sta qualche tipo di combinazione, saranno analizzate le sinergie, i costi sulle sinergie, ma anche le potenziali perdite di clienti – ha detto – perché i nostri clienti di taglia media preferiscono e molto che Commerzbank resti indipendente. Poi ci sono costi di ristrutturazione e certamente, sempre, rischi di esecuzione. Con qualunque strategia bisogna valutare i pro e i contro, ma lo puoi fare solo quando ci sono” proposte concrete.

A Commerzbank “siamo semplicemente convinti che abbiamo un ruolo importante da giocare, in particolare sulle Pmi in Germania”, ha detto.

Auto contro folla a Monaco di Baviera: diversi feriti

Roma, 13 feb. (askanews) – Un’auto è piombata contro un gruppo di persone nella città di Monaco di Baviera, in Germania, provocando diversi feriti. Lo ha riportato il quotidiano tedesco Bild. Il mezzo ha travolto alcune persone che partecipavano a una manifestazione organizzata dal sindacato “Verdi”.

La Conferenza di Sicurezza di Monaco inizierà domani e il vice presidente degli Stati Uniti JD Vance e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sono oggi attesi in città. È in corso una vasta operazione di polizia vicino alla stazione centrale di Monaco di Baviera e gli agenti stanno cercando di verificare quanto accaduto, ha detto un portavoce senza fornire ulteriori dettagli.

Nato, su Ucraina posizioni non convergenti, Rutte cerca mediazione

Milano, 13 feb. (askanews) – Alla ricerca di una mediazione sul tavolo della Nato, mentre si delineano posizioni decisamente differenti dopo che il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha dichiarato di aver parlato con il presidente russo Vladimir Putin di come negoziare la fine della guerra in Ucraina.

Il compito del segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte è più arduo che mai e non a caso questa mattina, nelle battute pre ministeriale Difesa ha usato tutta la diplomazia che conosce: “Vedremo come si svilupperà, passo dopo passo”, ha detto per poi ripetere il suo mantra: “Dobbiamo assicurarci che l’Ucraina sia nella migliore posizione possibile”. Il tutto proprio mentre il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth definiva Trump “il miglior negoziatore del pianeta” per aver portato entrambe le parti al tavolo delle trattative per la pace e che “il mondo è fortunato” ad avere Trump.

Va notato che non tutte le voci trasmesse in streaming dall’Alleanza hanno espresso posizioni convergenti, prima del vertice dei ministri della Difesa. La più netta è stata la Germania. Sarebbe stato meglio se gli Stati Uniti non avessero fatto concessioni alla Russia “prima ancora dell’inizio dei negoziati”, ha detto il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ai media, arrivando alla ministeriale difesa della Nato, e aggiungendo che il fatto è “deplorevole”. “Sarebbe stato meglio discutere la questione dell’adesione dell’Ucraina alla NATO o delle possibili perdite territoriali al tavolo dei negoziati”, ha affermato, mettendo in campo le reali preoccupazioni sulle reali ambizioni della Russia nella regione: gli europei non possono semplicemente “sedersi e rilassarsi”.

Pistorius – a margine della riunione dei ministri a Bruxelles – ha messo inoltre in guardia dal reagire in modo eccessivamente celebrativo all’annuncio dei colloqui di pace, poiché afferma che Putin continua a provocare l’Europa e rimane una minaccia. Ha anche detto che, pur accettando la realtà di cui parlava Hegseth, lo aveva espressamente messo in guardia dal ritirare il coinvolgimento degli Stati Uniti in Europa. A Pistorius è stato anche chiesto chi dovrebbe rappresentare l’Europa in eventuali colloqui, e lui ha lanciato l’idea della partecipazione di Berlino, ma – afferma – spetta ad altri decidere, insistendo però sul fatto che una voce europea deve essere presente al tavolo.

A sua volta il ministro della Difesa francese Sébastien Lecornu ha ammonito contro la “pace attraverso la debolezza”, che, avverte, potrebbe avere conseguenze drammatiche, opposte all’obiettivo di portare la pace in Europa. “Non possono esserci negoziati sull’Ucraina senza l’Ucraina”, ha affermato il Segretario alla Difesa britannico John Healey. Parole da cui trapelava una certa inquietudine sono giunte anche da Polonia e Svezia. In partolare il ministro della Difesa svedese Pal Jonson ha affermato che i Paesi europei hanno fornito circa il 60% del supporto militare a Kiev lo scorso anno e devono essere coinvolti.

Nel frattempo prosegue proprio in Europa l’esercitazione Steadfast Dart 25, una delle esercitazioni annuali più rilevanti dell’Alleanza Atlantica che rinnova il suo impegno per la sicurezza e la difesa collettiva: dall’inizio di febbraio, le Forze di Reazione Rapida saranno dispiegate in Romania, Bulgaria, Grecia e nel Mar Egeo per migliorare l’integrazione e l’interoperabilità tra unità e comandi operativi.

Rutte – aprendo la riunione odierna – ha reagito con cautela ai negoziati annunciati dal presidente degli Stati Uniti Trump con il capo del Cremlino. “Vedremo come si svilupperà la situazione”, ha affermato a margine. È fondamentale che l’Ucraina sia strettamente coinvolta in tutte le decisioni che la riguardano, ha messo in evidenza, per poi tornare su un tema avanzato anche ieri nella conferenza stampa pre vertice: Putin deve capire “che questa è la fine, che non potrà mai più provare a conquistare un pezzo dell’Ucraina”, ha affermato l’ex capo del governo olandese. “Ciò deve essere parte di negoziazioni e non c’è dubbio che il presidente Trump e il suo team ne siano consapevoli”. D’ora in poi ci sarà uno stretto coordinamento tra gli alleati, ha promesso.

Trump ha detto di aver parlato per più di un’ora con Putin e che i due uomini vogliono incontrarsi di persona in Arabia Saudita. Ha detto di aver parlato anche con Volodymyr Zelensky, negando di aver “gelato” il presidente ucraino. Ma sono numerose le preoccupazioni, come quelle che giungono da Varsavia.

Hegseth prima di entrare alla riunione odierna ha anche replicato a chi gli chiedeva se non fosse un tradimento quello degli Usa nei confronti di Kiev. “Beh, questo è il suo linguaggio, non il mio” ha replicato il segretario alla Difesa. “Di certo non un tradimento. Come ho detto ieri ai nostri alleati, riconosciamo l’incredibile impegno che è stato profuso nel corso di molti anni. E nessun paese, come ha sottolineato il Presidente Trump, ha preso un impegno maggiore nei confronti della missione ucraina degli Stati Uniti d’America, oltre 300 miliardi di dollari. Quindi gli Stati Uniti hanno investito nella stabilizzazione di quelle linee del fronte, dopo l’aggressione della Russia. Non c’è alcun tradimento in questo. C’è un riconoscimento che il mondo intero e gli Stati Uniti sono interessati alla pace, una pace negoziata, come ha detto il Presidente Trump, fermando le uccisioni”. Per aggiungere: “Ecco perché il mondo è fortunato ad avere il Presidente Trump”.

(di Cristina Giuliano)

Fisco, Tajani: ok rottamazione ma priorità Fi è riduzione Irpef

Roma, 13 feb. (askanews) – “Condividiamo la rottamazione” ma “la nostra priorità è la riduzione dell’Irpef dal 35% al 33% con allargamento della base a 60mila euro”. Lo ha detto il leader di Fi e ministro degli Esteri Antonio Tajani interpellato a Montecitorio sulla proposta di rottamazione delle cartelle avanzata dalla Lega.

“Sul principio siamo d’accordo, sediamoci al tavolo e vediamo cosa possiamo fare, possiamo vedere quanti soldi ci sono ma in linea di principio per noi va bene, l’abbiamo sempre detto. Tuttavia, ripeto: la priorità è dare un segnale al ceto medio. La rottamazione è una tantum, giusta, la riduzione Irpef è una cosa strutturale”, ha aggiunto Tajani.

Il Cremlino: ci piace il nuovo approccio di Trump sull’Ucraina

Roma, 13 feb. (askanews) – La precedente amministrazione statunitense ha garantito la continuazione del conflitto in Ucraina, quella nuova mira a far prevalere la pace ha detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, commentando la telefonata di ieri tra i presidenti Usa e russo Donald Trump e Vladimir Putin.

Peskov ha aggiunto che “siamo molto più vicini alla posizione dell’attuale amministrazione. Siamo aperti al dialogo”.

“La precedente amministrazione statunitense riteneva che si dovesse fare tutto il possibile per far continuare la guerra. L’attuale amministrazione, a quanto ci risulta, è dell’idea che si debba fare tutto il possibile per fermare la guerra e far prevalere la pace. Siamo molto più vicini alla posizione dell’attuale amministrazione. Siamo aperti al dialogo”, ha dichiarato Peskov ai giornalisti.

Sanremo, Simon Le Bon: a Andy piacerebbe essere qui, siamo con lui

Sanremo, 13 feb. (askanews) – Durante la conferenza stampa dei Duran Duran alla vigila del loro ritorno sul palco di Sanremo come super ospiti, Simon Le Bon ha parlato di Andy Taylor, lo storico chitarrista della band che da tempo si ritirato: “Sono sicuro che a Andy piacerebbe essere qui. Come probabilmente saprai, ha un cancro alla prostata. in uno stadio molto avanzato. al quarto stadio, un cancro metastatico. Sta combattendo il pi duramente possibile. E noi siamo con lui in questa lotta”.

Commerzbank, Orlopp: alla Germania serve una banca tedesca forte

Roma, 13 feb. (askanews) – “La Germania ha bisogno più che mai di una banca tedesca forte”. Lo ha affermato l’amministratrice delegata di Commerzbank, Bettina Orlopp durante una conferenza stampa.

“Stiamo navigando tempi turbolenti, dato il difficile contesto politico e generale, con le elezioni anticipate e le possibili difficoltà nel formare un governo. In questo contesto – ha detto – l’industria bancaria ha un importante ruolo di stabilizzatore e Commerzbank ha una responsabilità particolare per le Pmi”.

“Siamo molto orgogliosi di quello che siamo stati in grado di raggiungere negli ultimi anni. Abbiamo raggiunto e anche superato i nostri obiettivi in ogni singolo anno a partire dal 2021”, ha sostenuto la manager. (fonte immagine: Commerzbank).

Sanremo, 11.700.000 spettatori per la seconda serata

Roma, 13 feb. (askanews) – Buoni ascolti per la seconda serata di Sanremo: la media – in termini di total audience – è stata di 11.700.000 spettatori, pari al 64.5% di share. Dati in calo rispetto alla prima serata, quando la media era stata di 12.600.000 spettatori, per il 65,3% di share. Va ricordato che i dati di quest’anno si riferiscono a una metrica diversa: a dicembre 2024 è stata infatti introdotta la «Total Audience», che consente di tenere conto non più soltanto conto degli spettatori della tv tradizionale, ma anche di coloro che guardano i programmi su dispositivi mobili.

Lo scorso anno, nell’edizione 2024 (l’ultima condotta da Amadeus), la seconda serata era stata seguita da 10.361.000 spettatori per il 60,1% di share.

La prima parte, dalle 21.17 alle 23.29, è stata vista da 13 milioni 434 mila spettatori, con uno share del 57,6%. La seconda parte, dalle 23.32 all’1.33 è stata vista da 6 milioni 899 mila spettatori, con uno share del 66,2%.

Nel 2023 la seconda puntata del Festival di Sanremo era stata seguita da 10.545.000 spettatori, pari al 62,3% di share. Nel dettaglio, la prima parte della serata aveva conquistato 14.087.000 spettatori, corrispondenti al 61.07% di share; mentre la seconda 6.281.000 spettatori, per il 65.72% di share. Il picco di ascolto era stato registrato alle 21.42 con 16 milioni 693mila (durante l’esibizione di Morandi), quello di share all’1.24 con il 71.2 per cento.

Nel 2022 la seconda puntata del festival era stata seguita in media da 11 milioni 320 mila spettatori, pari al 55,8% di share. La prima parte della serata era stata seguita da 13 milioni 572 mila spettatori, pari al 55,3% di share. La seconda parte era stata seguita da 7 milioni 307 mila spettatori, con il 57,4% di share.

Nel 2021, anno della pandemia, la seconda puntata della gara canora aveva tenuto incollati alla tv 7 milioni e 586 mila spettatori in media, pari al 42,1% di share. Andando a vedere il dettaglio, la prima parte aveva raccolto in media 10 milioni e 113 mila spettatori, con il 41,2% di share. La seconda parte invece ha avuto una media di 3 milioni e 966 mila spettatori, pari al 45,7% di share.

Nel 2020, primo show a firma Amadeus, gli spettatori davanti alla tv per la seconda serata del Festival erano in media 9 milioni e 693 mila spettatori, pari al 53,3% di share.

Intesa Israele-Hamas, sabato saranno rilasciati altri 3 ostaggi a Gaza

Roma, 13 feb. (askanews) – Tre giorni dopo aver “congelato” l’accordo sugli ostaggi, denunciando violazioni da parte di Israele, fonti palestinesi hanno dichiarato ai media arabi che il movimento integralista islamico palestinese ha riaffermato il proprio impegno nei confronti dell’accordo e intende procedere sabato al prossimo rilascio di ostaggi.

Tuttavia, Hamas ha condizionato la liberazione alla condizione che lo stato ebraico garantisca la continuità del flusso di aiuti umanitari oltre sabato. Malgrado questa richiesta, i mediatori ritengono che la crisi sia stata effettivamente risolta.

Notizie che seguono l’appello del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per l’immediato rilascio di “tutti gli ostaggi”, avvertendo che a quelli ancora prigionieri “non resta molto tempo”. Il segretario di stato americano Marco Rubio ha rafforzato la posizione di Trump, affermando ieri che “se Hamas non rispetterà l’accordo di sabato, torneremo alla situazione in cui ci trovavamo mesi fa: Hamas sarà distrutta e le forze israeliane entreranno in azione per risolvere la questione”.

Parlando a Fox News e NewsNation, Rubio ha accusato Hamas di aver violato l’accordo. “Hamas ha violato l’accordo. Sono loro i colpevoli”, ha detto, “Il presidente è stufo di questo stillicidio di rilasci di ostaggi, vuole che le persone siano liberate subito. Abbiamo visto le condizioni di quelli liberati la scorsa settimana: erano sull’orlo della morte. Avevano un aspetto terribile e il Presidente ne ha avuto abbastanza”.

Il quotidiano libanese Al-Akhbar, affiliato a Hezbollah, ha citato fonti che descrivono come “positivo” l’incontro di ieri al Cairo tra il capo dell’intelligence egiziana Hassan Rashad e una delegazione di Hamas. L’articolo ha spiegato che gli accordi sono stati raggiunti per agevolare il completamento dell’intesa, con un focus sugli impegni per gli aiuti umanitari.

Bce vede inflazione al 2% durante 2025, ma non si vincola sui tassi

Roma, 13 feb. (askanews) – La Bce ribadisce di essere “determinata ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi durevolmente sul suo obiettivo del 2 per cento a medio termine”, e che le future decisioni sui tassi di interesse saranno basate sui dati. “Il Consiglio direttivo non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”, riafferma l’istituzione monetaria nel suo bollettino economico.

Questo mentre nell’area euro “il processo di disinflazione è ben avviato. L’inflazione ha continuato a evolvere sostanzialmente in linea con le proiezioni – si legge – e nel corso del 2025 dovrebbe tornare all’obiettivo del 2 per cento a medio termine perseguito dal Consiglio direttivo”.

Tuttavia “l’inflazione interna rimane elevata, principalmente perché salari e prezzi in determinati settori si stanno ancora adeguando con considerevole ritardo al passato incremento dell’inflazione”. La crescita delle retribuzioni “si sta però moderando – aggiunge la Bce – in linea con le attese, e i profitti ne stanno parzialmente attenuando l’impatto sull’inflazione”.

Gli alleati europei non pre-avvertiti della telefonata Trump-Putin sull’Ucraina

Roma, 13 feb. (askanews) – Gli alleati in Europa degli Stati uniti non sono stati informati in anticipo della telefonata tra il presidente degli Stati uniti Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin. Lo riferisce oggi l’agenzia di stampa Bloomberg, citando funzionari europei.

L’articolo ha evidenziato come i funzionari fossero preoccupati dal fatto che gli Stati uniti stessero, a detta loro, cedendo alle principali richieste della Russia, senza ottenere nulla in cambio.

Santacroce (Valore D): Lavoriamo sugli stereotipi

Roma, 12 feb. (askanews) – “Valore D lavora per innescare un cambiamento nel Paese e favorire l’empowerment femminile che parte sempre da processi culturali. Negli anni ’60 e ’70, le programmatrici erano per lo pi donne perch questa professionalit era collegata ad attivit segretariali: oggi, l’informatica una disciplina legata all’ingegneria, disciplina intesa pi ad appannaggio degli uomoni”. Lo ha detto Alessandra Santacroce, Consigliera di Valore D a Largo Chigi, format televisivo di The Watcher Post.

“Occorre lavorare, innanzitutto, al superamento di stereotipi che si sono sedimentati nel tempo: per essere concreti, abbiamo portato in Italia un progetto internazionale – “Inspiring girls” – che coinvolge gli studenti a partire dagli 10 anni e che porta nelle scuole role model per smantellare stereotipi e per sensibilizzare ragazze e ragazzi su professioni che molto spesso non prendono in considerazione”.

Commerzbank: "Acquisizioni mirate" per spingere crescita organica

Roma, 13 feb. (askanews) – Commerzbank intende perseguire “acquisizioni mirate” nell’ambito delle “misure volte ad accelerare la sua crescita organica”. E nel comunicato con i risultati di Bilancio del 2024, la banca tedesca afferma anche di voler spingere ulteriormente verso “partnership strategiche, specialmente con l’obiettivo di sviluppare prodotti innovativi, canali di distribuzione e servizi di information technology”.

Commerzbank nei mesi scorsi è stata al centro di manovre a sorpresa da parte dell’italiana Unicredit, che ha accumulato una quota appena inferiore al 30% del capitale suscitando ostilità del governo uscente e dei sindacati. Il comunicato non menziona questa partita, ma sembra voler contestare alcuni degli elementi di criticità messi in rilievo nelle ultime settimane dall’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel.

Ad esempio, quando rivendica le “misure che puntano a ridurre la complessità delle procedure a rendere (la banca) complessivamente anche più snella e efficiente”, così come quando parla di interventi per aumentare la produttività e “in particolare modernizzando l’efficienza mediante l’utilizzo di tecnologie”.

Commerzbank afferma che intende avvalersi di sistemi di intelligenza artificiale e che vuole modernizzare le sue infrastrutture IT. In questo ambito cita partnership già siglate con con Google Cloud e Microsoft.

Su versante degli organici, la banca tedesca afferma che complessivamente i piani approntati prevedono l’eliminazione di 3.900 posti a tempo pieno equivalenti per il 2028, prevalentemente sulle operazioni in Germania.

Ma “per rendere la trasformazione socialmente accettabile”, si legge, questo avverrà soprattutto facendo leva sui naturali processi “demografici”, accentuandone gli effetti offrendo un piano di prepensionamenti quest’anno. Commerzbank afferma di aver raggiunto già una intesa in tal senso con i sindacati che implica costi di ristrutturazione pari a circa 700 milioni di utili sui risultati ante imposte 2025. (fonte immagine: Commerzbank).

Cervelli in fuga, Pastorella: salari bassi sono una delle cause

Roma, 12 feb. (askanews) – “Dobbiamo potenziare gli istituti tecnici superiori, rifinanziati anche dal Pnrr, che sono strategici per l’economia italiana, molto orientata sulle materie tecniche. La politica per deve contribuire alla sensibilizzazione dei giovani su questi indirizzi, perch sono ancora considerati poco attraenti”, lo ha detto oggi l’onorevole Giulia Pastorella, intervenuta a Largo Chigi, il format in onda su Urania Tv. “I vari professionisti devono imparare il prima possibile a interagire con l’IA e ad approfittare di queste tecnologie”, ha spiegato. E, sui cervelli in fuga, ha aggiunto: “Una delle cause da ricercare nell’inadeguatezza dei salari e nella difficolt di inserimento nella carriera accademica, perch molte di queste figure vorrebbero sviluppare attivit di ricerca, ma in Italia il percorso molto ostico”.

In Europa è tutto un programma

Da anni, ci si chiede cosa sia e cosa rappresenti il centro, cosa significa agire politicamente da cristiano democratici. Proviamo a fare degli esempi.

Martedì è stato presentato il programma annuale di lavoro della Commissione europea per il 2025: da qui a dicembre, arriveranno 46 iniziative, 18 delle quali saranno proposte legislative. Tra quest’ultime, sono incluse le cosiddette leggi “omnibus” su sostenibilità, facilitazione burocratica per le imprese e per gli investimenti: modifiche sostanziali all’approccio di Ursula 1. Il dettagliato programma, oggetto di dibattito mercoledì a Strasburgo, prevede, tra l’altro, azioni ad ampio raggio come la semplificazione delle regole della Politica agricola comune (Pac), la revisione della direttiva sui rimpatri e della legge sul clima, insieme a interventi più mirati come le direttive su medicinali, armi, spazio e digitale.

Al Berlaymont si lavora a libri bianchi (sulla difesa), visioni (sull’agricoltura), nuovi accordi (il Clean industrial deal), strategie (migrazione, Mar Nero), road map (importazioni energetiche dalla Russia, realizzazione del Pilastro sociale). Come anticipato, viene rinviato al terzo trimestre la proposta di bilancio per il periodo 2028-34. Le prime settimane di Trump alla Casa Bianca si fanno sentire e attendere l’esito delle elezioni tedesche continua ad essere il mantra nei corridoi della capitale Ue: in un momento di attesa, si fanno piccoli passi.

E torna quindi la domanda iniziale? Se, come diceva De Gasperi, “politica vuol dire realizzare”, in una fase di programmazione, compito del buon politico è quello di preparare la strada. Servono capacità e soprattutto pazienza, ma in Europa non c’è lo spettro di elezioni anticipate. Agire con intelligenza e responsabilità significa partire dai bisogni di imprese e famiglie. Serve capire cosa serve per far rispondere il nuovo accordo per un’industria pulita alle necessità delle industrie energivore e come codificare i bisogni degli agricoltori nelle nuove regole della Pac. O riflettere sul fatto che inquadrare la direttiva sui medicinali critici nella casella “preparazione” può essere un errore di approccio, a maggior ragione oggi che la sottocommissione Sanità pubblica del Parlamento europeo è diventata commissione vera e propria, con i poteri derivanti. Una nuova strategia per la migrazione non può prescindere dalle crescenti tragiche difficoltà che attraversano Africa e Medio Oriente e non prevedere misure per affrontare il problema alla radice, ascoltando anche i tanti attori sociali cattolici che agiscono in loco.

Senza dialogo con sindacati e imprese non si riuscirà mai a completare il Pilastro sociale, istituito con una Comunicazione nel 2017 e lasciato in ghiacciaia. Per essere concreti: l’Italia è la seconda manifattura europea, con eccellenze assolute, come l’abbigliamento. Tuttavia, di recente, solo fra Marche e Toscana hanno chiuso un migliaio di aziende, a causa dell’aumento dei prezzi di beni di lusso nella fase post covid: i clienti abituali hanno reputato i nuovi prezzi non convenienti, i potenziali nuovi acquirenti sono stati scoraggiati dall’impennata. Risultato: crollo delle commesse e chiusura di tante piccole realtà imprenditoriali, spesso a gestione familiare.

Oggi, per rilanciare l’economia, Ursula pensa a una semplificazione burocratica: bene. Va detto però che in Ue, le aziende sono classificate in piccole e medie, se sotto i 250 dipendenti, e in grandi, se sopra tale soglia. Questo ha negato l’accesso ai fondi europei a tante Pmi ed aziende, specie in un continente che ha nelle microimprese la spina dorsale della propria economia. Dato che sono quelle che più hanno sofferto negli ultimi anni, serve intervenire creando categorie intermedie e prevedendo misure di sostegno in fase di crisi, da subito. Pare, invece, che si andrà in direzione opposta creando un’ulteriore categoria, ma non sotto ai 50 dipendenti come sarebbe logico, bensì intermedia fra 250 e 500. Errori come questo consegnano alla facile retorica populista degli spericolati estremisti intere categorie sociali che non hanno dall’Unione le risposte che vorrebbero. Basti pensare all’ultima uscita di Tino Chrupalla, co-leader dell’AfD, sulla collocazione di Italia e Grecia fuori dall’Euro o quantomeno in un Euro di serie B. Insomma, la negazione stessa del principio di solidarietà.

Si dirà, “belle parole, facile da scrivere su una tastiera”; ma se già è difficile per tutti essere coerenti fra parole e fatti, figuriamoci se non si parte almeno dalle buone intenzioni. E qui, nella coerenza fra parole e azioni che risiede la validità e la serietà non di un politico, ma di un cittadino che voglia definirsi cristiano.