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Usa, Corte Suprema non decide sui dazi, decisione slitta al 20 febbraio

New York, 20 gen. (askanews) – La Corte Suprema degli Stati Uniti non si è pronunciata martedì sui dazi imposti dal presidente Donald Trump, il che significa che probabilmente ci vorrà almeno un altro mese prima che una decisione, sulla controversa politica economica messa in atto contro tutti paesi del mondo, venga assunta.

La prossima data possibile per una decisione sui dazi è il 20 febbraio. Le argomentazioni del 5 novembre suggerivano che la maggioranza dei giudici fosse scettica sul fatto che Trump avesse l’autorità di imporre i dazi in base a una legge del 1977 che conferisce al presidente poteri speciali in situazioni di emergenza. Intanto prendono tempo per studiare il caso, che potrebbe rivelarsi una grande sconfitta legale per Trump. Oggi il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent ha affermato di ritenere però molto improbabile una bocciatura. (fonte immagine: The White House).

A Rava premio Top Jazz "Musicista dell’anno", a primavera nuovo disco

Roma, 20 gen. (askanews) – Enrico Rava è il Musicista dell’anno al Top Jazz 2025, mentre Jacopo Fagioli, anche lui trombettista, si aggiudica il premio come Nuovo Talento. La rivista Musica Jazz, punto di riferimento della scena jazzistica italiana e internazionale da oltre 80 anni, ha reso noti i vincitori dell’edizione 2025 del suo prestigioso referendum annuale Top Jazz, che ogni anno premia i protagonisti del jazz sulla base del voto dei critici specializzati del settore.

Enrico Rava, da sempre considerato una delle voci più autorevoli del jazz italiano nel mondo, sarà in concerto il 25 febbraio a Monopoli con il suo quintetto Fearless Five. In vista dell’uscita del nuovo album, prevista per la primavera, inizierà un lungo tour che partirà venerdì 3 e sabato 4 aprile dal Blue Note di Milano, per poi proseguire a Correggio, Bologna, Vicenza, Mantova e in numerose altre città italiane.

Jazzista italiano tra i più conosciuti e apprezzati a livello internazionale, Rava si distingue per una personalità artistica fuori dagli schemi e per una poetica immediatamente riconoscibile. La sua sonorità lirica e intensa, unita a una straordinaria freschezza d’ispirazione, continua a caratterizzare ogni suo progetto.

Nuovo Talento dell’anno è Jacopo Fagioli, giovane trombettista toscano nato a Prato nel 1997, che si è affermato come una delle figure più interessanti della nuova generazione jazzistica.

Diplomato con lode al Conservatorio e con una formazione solida tra jazz e musica contemporanea, Fagioli ha recentemente pubblicato per Aut Records il suo secondo album da leader, “Dialogue”. Un progetto in quartetto dalla forte personalità espressiva, che affronta in musica temi come il potere, il dominio, la crisi climatica e il greenwashing, ma anche la spiritualità, l’identità e l’eredità culturale.

“Non ho fatto questo disco per cercare delle risposte – dichiara Jacopo – ma per lasciare spazio alle domande. Dialogue è questo: un tentativo sincero di comunicare, di mettersi in ascolto, di abitare il confronto senza evitarlo”.

Oltre a portare avanti i suoi progetti in ambito jazzistico, ha condiviso il palco con la cantautrice Emma Nolde e collabora la cantante di origine turca Burçin Cingöz. A febbraio sarà impegnato in diversi concerti nel quartetto di Simone Alessandrini, Giacomo Ancillotto e Ferdinando Romano.

Spazi da non perdere, a Palermo il sogno “Traiettorie Urbane”

Roma, 20 gen. (askanews) – “Noi abbiamo solo un sogno: continuare a fare prossimità”. È il sogno del progetto “Traiettorie Urbane”, selezionato da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e cofinanziato da Fondazione EOS – Edison Orizzonte Sociale. Il progetto, in quattro anni, ha coinvolto ragazze e ragazzi dei quartieri Zisa, Noce, Danisinni, Sant’Erasmo e Kalsa di Palermo, offrendo nuove opportunità di crescita e spazi in cui sperimentare potenzialità e talenti.

“Tra le tante iniziative che il progetto ha messo in campo – spiega Cristina Alga, presidente dell’ecomuseo Mare Memoria Viva, tra i partner dell’iniziativa – c’è stato il sostegno all’apertura di nuovi spazi o al consolidamento di alcuni spazi esistenti che hanno sperimentato diverse pratiche di partecipazione giovanile. Penso alle attività svolte ai Cantieri Culturali alla Zisa, all’Ecomuseo Mare Memoria Viva, alla Fattoria sociale di Danisinni, a Booq, alla nascita di un centro aggregativo rivolto agli adolescenti all’interno del centro diaconale La Noce e alla nuova piccola new entry del Mandorlo a piazza Ingastone”.

“Il Mandorlo nasce dall’impegno di un gruppo di amici e volontari per creare degli spazi in cui i giovani possano sentirsi accolti”, approfondisce Giuseppe Vitrano, volontario dell’associazione “Il Mandorlo”.

In questi spazi, la scelta di lavorare sulle attitudini e sulle life and social skills degli adolescenti con attività creative, ideate e messe in atto dai ragazzi stessi, mira ad offrire occasioni di emancipazione da contesti difficili, rinforzando la fiducia in sé stessi e nel gruppo dei pari.

“Pensiamo che l’esistenza di questi spazi possa essere una eredità importante del progetto “Traiettorie Urbane” – conclude Cristina Alga – perché Palermo sconta ancora un problema grave di mancanza di spazi dedicati ma soprattutto autogestiti, auto-organizzati, dove i ragazzi e le ragazze possano sentirsi protagonisti, immaginare e realizzare i loro desideri. E quindi l’idea che adesso stiamo provando a portare avanti, che vogliamo fare crescere, è quella di mettere in rete questi spazi, di farli dialogare tra loro e di immaginarli come un unico centro aggregativo diffuso”.

Primo Ciak per "Memoriae", serie con Dario Aita e Gaia Messerklinger

Roma, 20 gen. (askanews) – Sono iniziate il 19 gennaio a Venzone e in altre località del Friuli-Venezia Giulia le riprese di Memoriæ, la nuova serie coprodotta da Rai Fiction e Filmclub Distribuzione, diretta da Cosimo Alemà e Isabella Aguilar.

Ambientata tra le montagne italiane, Memoriæ prende avvio da un evento catastrofico: a seguito di una frana, gli abitanti di Vallata (nella realtà il borgo medioevale di Venzone) si ritrovano privati di sei anni della propria memoria. Mentre una rigida quarantena li separa dal resto del mondo, Matteo (Dario Aita), uno spericolato fotoreporter e Alma (Gaia Messerkinger), una dottoressa dal passato travagliato, cercano di capire se il disastro abbia riportato alla luce qualcosa di sepolto nella terra o nei recessi più profondi della mente.

Tra mistero, dramma psicologico e thriller, Memoriæ indaga i temi dell’identità, memoria e costruzione del sé: in una comunità rurale apparentemente immobile, il vuoto lasciato dai ricordi perduti apre domande su chi siamo senza il nostro passato.

Scritto da Gaetano Colella, Andrea Simonetti e Isabella Aguilar (Califano, Tutto Può Succedere, Baby, Dieci Inverni, The Place e Follemente), la serie è diretta dalla stessa Aguilar e da Cosimo Alemà (Zeta – una storia hip-hop e la serie Estranei, prossimamente in onda su Rai 2).

A dare il volto ai protagonisti Dario Aita, già noto nella serialità televisiva in grandi successi come L’Allieva, Noi, Un Professore, Il cacciatore, La mafia uccide solo d’estate, La Legge di Lidia Poët, tra i protagonisti di Parthenope di Paolo Sorrentino e presto al cinema e in tv con Franco Battiato. Il lungo viaggio, nel ruolo del grande cantautore; affiancato da Gaia Messerklinger, volto di serie Rai di successo come Don Matteo, Cuori, Le indagini di Lolita Lobosco, Il paradiso delle Signore, oltre che da Anna Godina diplomata al Piccolo di Milano, giovanissima ma già nota al pubblico per serie come Don Matteo e Noi siamo leggenda.

Accanto a loro troviamo Roberto Citran, nei panni di un ex sindaco coraggioso, candidato come miglior attore non protagonista ai David di Donatello 2025 per Berlinguer – La grande ambizione di Andrea Segre. Attore pupillo di Carlo Mazzacurati, ha preso parte a decine di film di successo, tra cui i recenti Conclave, Le città di pianura e La valle dei sorrisi. È inoltre un volto molto amato della serialità televisiva, con partecipazioni a numerose serie come Libera, La porta rossa, Nero a metà, Il cacciatore, In arte Nino e molte altre.

Memoriæ è una coproduzione Rai Fiction – Filmclub Distribuzione, con il sostegno della Friuli Venezia Giulia Film Commission – PromoTurismoFVG. Le riprese si svolgeranno dal 19 gennaio al 28 marzo 2026. La serie sarà poi visibile su Rai Play.

Giorgio Marrapodi nuovo ambasciatore presso le Nazioni Unite

Roma, 20 gen. (askanews) – Giorgio Marrapodi ha assunto l’incarico di Ambasciatore e Capo Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite a New York: lom ha reso noto la Farnesina.

Diplomatico di carriera con più di 35 anni di esperienza, prima di giungere a New York, è stato dal gennaio 2022 Ambasciatore d’Italia in Turchia, e in precedenza, dal gennaio 2018 Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo presso il Ministero degli Affari Esteri.

Nel corso del 2020/2021 è stato membro del Comitato consultivo delle Nazioni Unite per la preparazione dell’UNSG Summit sui sistemi alimentari.

In precedenza ha prestato servizio come Ambasciatore in Austria (2013-2017) e come Capo del Servizio per gli Affari Giuridici presso il Ministero degli Affari Esteri (2010-2013). In tale veste è stato membro del collegio italiano di difesa davanti alla Corte Internazionale di Giustizia nella causa Germania c. Italia sull’immunità degli Stati. È stato anche il punto focale nazionale per la mediazione e la responsabilità di proteggere e membro della Commissione internazionale per la gestione degli archivi di Bad Arolsen. In precedenza ha svolto l’incarico di Vice Capo Missione presso l’Ambasciata d’Italia in Spagna (2005-2009). Prima di Madrid era stato assegnato alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione Europea a Bruxelles, come Primo Consigliere per la stampa e con funzioni di portavoce della Rappresentanza (2001-2005).

Al Ministero degli Esteri a Roma ha prestato servizio presso la Direzione Generale per gli Affari Economici, dove si è occupato di questioni ONU, OCSE e altre organizzazioni economiche multilaterali (1998-1999). Dal 1999 al 2001 ha prestato servizio presso la Segreteria Generale del Ministero degli Affari Esteri, lavorando principalmente alla riforma del Ministero e nella stesura di discorsi.

Ha anche prestato servizio presso la Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite a New York (1994-1998). Ha rappresentato l’Italia al Comitato Esecutivo del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (1994) e del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (1994-1997). Nel 1995 ha rappresentato l’Italia al Comitato per le sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Nel 1996, durante il semestre italiano di Presidenza dell’Unione Europea, ha presieduto le riunioni di coordinamento dell’UE per le questioni della Seconda Commissione, oltre a prestare servizio come negoziatore dell’UE nel gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sull’Agenda per lo sviluppo e in materia di ristrutturazione dei settori economico e sociale.

A Bucarest, ha prestato servizio presso l’Ambasciata d’Italia in Romania come Primo Segretario Commerciale (1990-1994), un periodo di forte crescita degli investimenti italiani, durante il quale vennero costituite in Romania oltre 3.000 joint venture italo-rumene. È stato allo stesso tempo anche Console d’Italia, durante un periodo di intensa attività.

Si è laureato con il massimo dei voti (110/110) nel 1984 presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze. Parla inglese, francese, spagnolo e rumeno.

È Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana; Cavaliere di Gran Croce del Sovrano Militare Ordine di Malta; Stella della Diplomazia della Lituania; Cavaliere di Gran Croce d’Oro con Fascia della Repubblica d’Austria. Nato nel 1961, Marrapodi è sposato e ha un figlio. È un appassionato di arte e architettura contemporanea.

Capaccioli: eccellenza italiana Green Building driver strategico

Roma, 20 gen. – In occasione del forum “Green Building Industry & Sustainable Tourism”, ospitato oggi dall’Ambasciata della Repubblica Slovacca a Roma, Fabrizio Capaccioli è intervenuto come relatore nel panel dedicato al confronto sull’edilizia verde. A margine del suo intervento, volto a favorire partnership strategiche tra i due Paesi su sostenibilità ed economia circolare, il Presidente di GBC Italia ha dichiarato:

“È stato un momento di confronto fondamentale tra Italia e Repubblica Slovacca, che pone al centro delle iniziative l’edilizia sostenibile e l’economia circolare. Mettere a fattore comune le esperienze all’interno dell’UE è cruciale, soprattutto considerando che l’Italia è l’unico Paese europeo nella top 10 mondiale per edifici certificati. Questo primato diventa un driver strategico sia per l’industria italiana che guarda all’estero, sia per le imprese slovacche alla ricerca delle migliori tecnologie. Per Green Building Council Italia era essenziale essere presenti: insieme allo Slovak Green Building Council abbiamo individuato importanti punti di convergenza, come il recupero degli edifici storici, su cui supporteremo le aziende italiane pronte ad aprirsi a questo mercato.”

Zelensky (forse) non va a Davos, la contesa sulla Groenlandia oscura la guerra in Ucraina

Roma, 20 gen. (askanews) – Il Forum di Davos avrebbe dovuto rappresentare il palcoscenico decisivo di un lungo e complesso negoziato sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Quello che per Kiev doveva essere il coronamento di un percorso diplomatico rischia invece di trasformarsi in un incubo politico, con il dossier Groenlandia che sta monopolizzando l’appuntamento sulle alpi svizzere.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato oggi che il suo posto è in Ucraina, non a Davos. Tuttavia, ha precisato di essere pronto a lasciare Kiev qualora i colloqui tra le delegazioni ucraina e statunitense dovessero portare alla stesura del documento definitivo sulle garanzie di sicurezza.

Kiev è in ginocchio, colpita da una profonda crisi energetica prodotta dai numerosi attacchi russi, per questo il presidente ucraino ha detto questa mattina che “in questo caso scelgo l’Ucraina, non il Forum economico”, durante una conferenza stampa online, specificando il senso della sua assenza al forum internazionale.

Eppure, Zelensky non ha chiuso definitivamente alla possibilità di muoversi verso la città svizzera, qualora vi sia la possibilità di giungere ad un accordo con la controparte americana.

“Se i documenti saranno pronti, ci incontreremo e ci sarà un viaggio. Se ci saranno pacchetti energetici o decisioni su una difesa aerea aggiuntiva, andrò sicuramente”, ha precisato il presidente ucraino, aggiungendo che in questo momento il suo impegno è concentrato sulla crisi energetica che ha colpito l’Ucraina dopo i continui attacchi russi.

“Sebbene ci siano segnali dal team ucraino a Davos che indicano che hanno quasi ultimato il documento sulla ricostruzione dell’Ucraina. Vedremo. Per ora, sono al mio posto”, ha riassunto così la sua posizione il presidente ucraino.

Da Davos, il capo della delegazione ucraina, Rustem Umerov, ha confermato che le discussioni proseguono. “Questa mattina, insieme a David Arakhamia, abbiamo tenuto un incontro con i consiglieri per la sicurezza nazionale di Francia, Germania e Regno Unito. Abbiamo sincronizzato gli approcci sulle garanzie di sicurezza e sul proseguimento del lavoro diplomatico”, ha informato il capo delegazione, aggiungendo che “nei prossimi giorni ci attendono ulteriori incontri con i partner riguardo alle garanzie di sicurezza, allo sviluppo economico e alla ricostruzione dell’Ucraina”.

Fonti citate da Politico riferiscono però che la Casa Bianca non avrebbe intenzione di incontrare Zelensky, ritenendo che non siano stati compiuti passi avanti sostanziali.

In questo contesto, il presidente Donald Trump, fortemente concentrato sul dossier Groenlandia, sembra aver lasciato agli europei la gestione del conflitto russo-ucraino. Ciononostante, a Davos è atteso un incontro tra Kirill Dmitriev, emissario del Cremlino e principale negoziatore russo per l’Ucraina, e gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner.

Sci, fantastica Brignone: sesta al rientro dopo l’infortunio

Roma, 20 gen. (askanews) – Il ritorno in gara di Federica Brignone si chiude al sesto posto del gigante di Coppa del Mondo di Kronplatz, sulla pista Erta di San Vigilio di Marebbe, in provincia di Bolzano. Dopo 292 giorni dal drammatico incidente dell’aprile scorso, la campionessa azzurra è subito protagonista: un risultato che ha dell’incredibile alla luce delle poche giornate di allenamento e del ristretto tempo trascorso dal grave infortunio e dai successivi interventi chirurgici. Settima a metà gara, Federica ha saputo risalire di un’ulteriore posizione nella seconda manche, affrontando con grande e positivo riscontro un tracciato impegnati ed esigente anche dal punto di vista fisico come la Erta. Doveva essere un test, stando alle parole della valdostana della vigilia, ed il responso del cronometro stando al risultato è stato sicuramente più che positivo.

Brignone chiude la gara con un gap di 1″23 dall’austriaca Julia Scheib che nella seconda manche sa risalire dalla terza piazza provvisoria per centrare il quarto successo stagionale: 2’19″85 il riscontro della leader della classifica di specialità che si lascia alle spalle l’elvetica Camille Rast di 0″37 e la svedese Sara Hector, terza a 0″46 dopo essere stata al comando a metà gara.

Macron al Forum di Davos: "Ci stiamo dirigendo verso un mondo senza legge"

Roma, 20 gen. (askanews) – Emmanuel Macron, prendendo la parola al Forum di Davos, ha descritto “un periodo di instabilità e squilibri dal punto di vista della sicurezza e dell’economia”, prima di denunciare una “deriva verso l’autocrazia e l’aumento della violenza”, dove “il conflitto è diventato la norma”. Il presidente francese ha messo in guardia contro la normalizzazione dei conflitti, che ora sono ibridi e si estendono a molteplici ambiti. Stiamo entrando in “un mondo senza legge in cui il diritto internazionale viene violato”, ha aggiunto il capo dello Stato francese, denunciando “le ambizioni imperialistiche che stanno riemergendo”. “Ci stiamo dirigendo verso un mondo senza legge, dove solo la legge del più forte sembra contare”, ha insistito il presidente francese.

Macron dal palco del Forum di Davos si è rammaricato di entrare in “un mondo in cui il multilateralismo è ulteriormente indebolito” e in cui “la concorrenza sta diventando sempre più agguerrita, sempre più difficile, in particolare con gli Stati Uniti, che chiedono concessioni sempre maggiori e cercano di indebolire l’Europa”. “Altre minacce stanno minando i nostri scambi commerciali e mettendo a repentaglio il sistema internazionale”, ha aggiunto il capo dello Stato francese. Per affrontare questi problemi, Macron chiede “una maggiore cooperazione per costruire nuovi approcci e una sovranità strategica ed economica più forte, in particolare in Europa”. “L’Europa deve difendere il multilateralismo, che serve i nostri interessi e gli interessi di tutti coloro che si rifiutano di sottomettersi alla forza bruta”, ha sottolineato Macron. Per raggiungere questo obiettivo, “abbiamo bisogno, da un lato,
di maggiore sovranità, maggiore autonomia per gli europei e, dall’altro, di un multilateralismo efficace che produca risultati attraverso la cooperazione”, ha detto Macron, aggiungendo che “questo non è un modo obsoleto di concepire il multilateralismo”. Il capo dello Stato francese chiede “soluzioni collaborative” e “dialogo cooperativo”, citando come esempi la missione europea in Groenlandia intrapresa da diversi Paesi europei in risposta alle minacce di Donald Trump, nonché le discussioni in seno al G7. Il presidente francese  ha sottolineato la necessità di “risolvere la questione della guerra in Ucraina” e di rimanere concentrati sulla pace in Europa. Ha inoltre deplorato le nuove minacce tariffarie brandite da Donald Trump contro i Paesi europei. “Riuscite a immaginare? È assurdo che dobbiamo usare per la prima volta lo strumento anti-coercitivo contro gli Stati Uniti”, ha sottolineato.

Fisco, Timpone: riapre la rottamazione ma per molti sarà una trappola

Roma, 20 gen. (askanews) – Domani riapre la rottamazione ma “per molti sarà una “trappola senza via d’uscita” con il rischio che si crei un “esercito degli esodati” composto da chi aveva aderito alle precedenti edizioni della sanatoria e che, per difficoltà economiche, è decaduto dai piani di pagamento. Lo spiega il tributarista Gianluca Timpone.

“C’è il via libera ufficiale: a partire da domani, 21 gennaio, i contribuenti potranno presentare le istanze per l’accesso alla nuova edizione della rottamazione delle cartelle esattoriali. Una misura attesa, che punta a svuotare il magazzino della riscossione, ma che presenta un perimetro d’azione molto più stretto e selettivo rispetto al passato” afferma, spiegando che “la nuova definizione agevolata riguarda esclusivamente i carichi affidati all’Agente della Riscossione entro il 31 dicembre 2023. Tuttavia, la vera restrizione risiede nella natura del debito: a differenza delle precedenti sanatorie ‘universali’, questa misura riguarda soltanto le imposte dichiarate e non pagate (da controllo automatizzato). Restano quindi escluse tutte le imposte derivanti da atti di accertamento e contestazioni d’ufficio”.

Il piano di ammortamento, ricorda Timpone, è di 54 rate bimestrali e “per chi rientra nei requisiti, il vantaggio è significativo: possibilità di dilazionare il debito in un massimo di 54 rate bimestrali (un piano di 9 anni); si applicherà un tasso del 3% annuo; abbattimento totale di sanzioni e interessi di mora, pagando solo la quota capitale e le spese di notifica/esecutive”.

La “nota dolente” secondo Timpone è che “se da un lato la misura offre ossigeno a chi ha debiti da dichiarazione, dall’altro crea una preoccupante voragine per una vasta platea di contribuenti, definibili come i nuovi ‘esodati della rottamazione’. Si tratta di tutti quei soggetti che avevano aderito alle precedenti edizioni della sanatoria (come la Rottamazione-quater) per debiti derivanti da atti di accertamento e che, per difficoltà economiche, sono decaduti dai piani di pagamento”.

Per costoro, riferisce il tributarista, “la nuova normativa non offre alcuna sponda. C’è una esclusione oggettiva: poiché il debito nasce da accertamento e non da semplice dichiarazione, non possono confluire nella nuova rottamazione. Un ritorno al debito pieno: con la decadenza dalla precedente sanatoria, il debito è tornato a lievitare immediatamente, gravato nuovamente da sanzioni piene e interessi di mora originari. E niente rate, solo saldo: essendo decaduti da una precedente rottamazione, la strada della rateizzazione ordinaria è spesso preclusa o estremamente complessa. L’unica via d’uscita rimane il pagamento in un’unica soluzione”.

“Il rischio concreto, conclude Timpone, “è che migliaia di contribuenti si trovino ora in un vicolo cieco: impossibilitati a rateizzare il vecchio debito “maggiorato” e privi di una nuova sanatoria che li accolga. Senza il pagamento immediato dell’intero importo, l’unica prospettiva rimane l’avvio inevitabile delle azioni esecutive da parte dell’Agente della Riscossione, con pignoramenti presso terzi, blocchi dei conti correnti e fermi amministrativi”.

Groenlandia, l’Ue non cambia linea sugli acquisti di armi Usa

Roma, 20 gen. (askanews) – Nonostante le crescenti tensioni con Washington sulla questione della Groenlandia, al momento l’Unione europea non prevede cambiamenti al meccanismo di acquisto di armi e equipaggiamenti per l’Ucraina, che prevede la possibilità di rivolgersi anche agli Stati Uniti in assenza di forniture, necessarie per Kiev, che non siano disponibili, in ordine di priorità, nella stessa Ucraina, nei paesi Ue, in quelli dello Spazio economico europeo (See) o ancora nei paesi che hanno concluso accordi nel quadro del programma Safe per l’aumento delle capacità di difesa. Lo ha spiegato il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio Ecofin oggi a Bruxelles. Tuttavia il ministro delle finanze di Cipro, Makis Keravnos, che esercita la presidenza di turno dell’Ecofin, ha lasciato intendere che la situazione potrebbe cambiare.

Su questo versante “la nostra proposta è rimasta ampiamente invariata”, ha detto Dombrovskis rispondendo a un giornalista che gli chiedeva se ci fossero ripensamenti sugli acquisti di armi dagli Usa da parte degli Stati membri, da finanziare con il prestito Ue da 90 miliardi di euro all’Ucraina per i prossimi due anni. “Fondamentalmente, quello che prevede” la decisione Ue sul prestito “è che andrebbe data priorità ai produttori in Ucraina, nella stessa Unione europea, nel See e in paesi terzi che abbiano concluso accordi ‘Safe’ con la Ue. Ma questo principio a cascata prevede possibili deroghe, se non è possibile mobilitare gli equipaggiamenti necessari in Europa, che lascia aperta la possibilità di mobilitare forniture da altri paesi”. Perché “in questo caso – ha spiegato – la priorità deve essere ovviamente data alle necessità di difesa dell’Ucraina”.

Per parte sua, il ministro cipriota ha rilevato che “per quanto riguarda la necessità o l’eventualità di dover collaborare con paesi terzi” sugli acquisti di armamenti, “le linee guida sono state definite e naturalmente dovremo lavorare anche con altri Stati”.

“Ma non c’è cooperazione – ha puntualizzato Keravanos – con paesi che non rispettano i criteri e che rappresentano una minaccia per gli Stati membri”. (fonte immagine: European Union).

Sostenibilità, AI e consumi: GS1 e l’evoluzione della private label

Bologna, 20 gen. (askanews) – (contenuto in collaborazione con GS1Italy)

Un focus su consumi Non Food, AI, Sostenibilità, digitalizzazione e category management. È con questo ricco parterre di argomenti che GS1 Italy ha preso parte alla dodicesima edizione di Marca by BolognaFiere &ADM con due momenti di approfondimento, il 14 e 15 gennaio.

Durante il primo incontro, l’argomento di dibattimento ha riguardato le rinnovate normative europee in ambito green per il settore e gli strumenti con cui GS1 Italy intende affrontare questa nuova sfida.

Ne ha parlato Tomasso Alabardi, Public policy manager di GS1 Italy: “Molte delle sfide green che riguardano il settore dell’agroconsumo arrivano dal legislatore. Sono sfide normative. Agli operatori del settore viene richiesto di rispondere a dei requisiti legislativi. Gli standard di GS1 permettono di rispondere a questi requisiti attraverso il nostro QR code standard GS1. E non solo il passaporto digitale del prodotto, ma anche il regolamento sulla deforestazione, conosciuto come EUDR. I nostri standard, di condivisione in questo caso, permettono di veicolare e condividere le informazioni che stabilisce il legislatore”.

Le nuove tecnologie, peraltro, stanno diventando fondamentali anche nell’accelerazione degli scambi di filiera, come spiegato da Mirko Repetto, Sales & business development manager di GS1 Italy Servizi, che nell’occasione ha presentato Procedo Client, nuova piattaforma digitale di GS1 Italy Servizi: “Procedo Client è una soluzione nata per permettere una maggior diffusione dell’EDI. soprattutto dalla parte delle aziende distributive, magari quelle medio-piccole. L’EDI si pensa sia molto diffuso e invece c’è ancora molto da fare. Le realtà distributive più strutturate sono già attive, ma ce ne sono tante che non lo sono e che potrebbero automatizzare tutti i loro flussi documentali con i vari fornitori grazie agli standard EDI”.

Infine, nella terza ed ultima parte del pomeriggio, è intervenuto Ermanno Bertelle, Training manager dell’Academy di GS1 Italy, che ha illustrato il ruolo della MDD e di come gli strumenti di GS1 debbano essere perfettamente integrati per supportare in modo concreto la categoria: “Il category management si sviluppa sempre di più come un approccio strategico e non tanto come una serie di strumenti, per cui sicuramente si deve partire dal dato, la capacità di analizzare dati è assolutamente fondamentale. La capacità di avere una visione più ampia rispetto alla semplice categoria o al semplice prodotto, ma anche la capacità di collaborare con gli altri attori della filiera. Per cui, se si è un distributore, saper collaborare con la produzione, con l’industria e viceversa”.

GS1 Italy, dunque, ha partecipato a Marca by BolognaFiere & ADM, ponendo l’accento su tematiche importanti, sia nel primo momento di approfondimento, tenutosi mercoledì, che anche nella mattinata di giovedì 15, che ha chiuso i lavori dell’evento con uno speech dedicato al comparto non alimentare, incentrato sulle evidenze dell’Osservatorio Non Food di GS1 Italy e sul ruolo dell’Intelligenza Artificiale nel semplificare l’esperienza di acquisto in contesti ad alta complessità informativa.

Mattarella: nuove povertà da affrontare nel nostro paese

Roma, 20 gen. (askanews) – “Ci sono da affrontare nuove povertà nel nostro paese e non solo nel nostro paese, condizioni specifiche di difficoltà di tanti giovani, dei migranti, nell’approccio al lavoro, nella disponibilità di abitazione, tutti problemi che sono la frontiera per sfuggire alla trappola della povertà”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prendendo la parola “fuori programma” alla cerimonia per i 430 anni dell’Ufficio Pio di Torino.

“Volevo esprimere apprezzamento per la storia dell’ufficio Pio e per l’opera svolta in questi nostri giorni con un impegno non di analisi astratta ma concreta di sostegno operoso per chi è in difficoltà”, ha sottolineato il capo dello Stato.

“L’Ufficio Pio ha attraversato olttre 4 secoli in cui ha incontrato mutamenti profondi sia sul versante delle condizioni politiche e istituzionali, di assetti di governo, sia sul versante sociale e lo ha fatto restando sempre uguale a se stesso, riuscire a farlo è un’impresa di grande rilievo e da sottolineare. E’ stato sempre guidato da due principi stabili: l’autonomia rispetto al potere pubblico e l’attenzione ai più deboli, alle fragilità, con un intervento concreto di sostegno e così è rimasto sempre uguale a se stesso nonotante i mutamenti di questa grande città”, ha concluso.

Groenlandia, von der Leyen: "I dazi aggiuntivi sono un errore"

Roma, 20 gen. (askanews) – La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, concludendo il suo intervento al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, ha parlato di Groenlandia, spiegando che “quando si tratta della sicurezza della regione artica, l’Europa è pienamente impegnata e condivide gli obiettivi degli Stati Uniti in questo ambito”.

In merito ai dazi, von der Leyen ha ribadito che i patti devono essere rispettati e si aspetta che essi vengano rispettati.

“I dazi aggiuntivi proposti sono un errore, soprattutto tra alleati di lunga data. L’UE e gli Stati Uniti hanno concordato un accordo commerciale lo scorso luglio. E in politica, come negli affari, un accordo è un accordo. E quando gli amici si stringono la mano, questo deve significare qualcosa”.

Trinity ViaggiStudio: vacanze per crescere e mettersi alla prova

Milano, 20 gen. (askanews) – Le vacanze studio non sono più soltanto un soggiorno all’estero per migliorare una lingua straniera. Sempre più spesso diventano esperienze educative complete, capaci di unire apprendimento linguistico, passioni personali e sviluppo di competenze utili per il futuro. Un cambiamento che riflette l’evoluzione dei modelli educativi e le aspettative delle nuove generazioni, orientate a imparare attraverso l’esperienza, la pratica e il coinvolgimento diretto.

In questo scenario si inserisce Trinity ViaggiStudio, tour operator italiano specializzato in vacanze studio per studenti di diverse fasce d’età, che propone Programmi Speciali pensati per affiancare allo studio dell’inglese attività tematiche strutturate. Un approccio che anticipa un trend oggi sempre più diffuso e che per l’estate 2026 si arricchisce di nuove proposte, in linea con i temi più rilevanti per i giovani: creatività digitale e sostenibilità ambientale.

I Programmi Speciali di Trinity ViaggiStudio nascono con l’obiettivo di superare il modello tradizionale di vacanza studio e trasformare la lingua in uno strumento vivo, utilizzato per sperimentare, creare, collaborare e mettersi alla prova in contesti reali. Accanto ai corsi linguistici, ogni percorso integra contenuti qualificanti e attività specifiche, offrendo agli studenti un’esperienza internazionale più consapevole, personalizzata e coerente con i nuovi bisogni educativi.

Le proposte si svolgono in Irlanda, Scozia, Inghilterra e Stati Uniti, all’interno di campus universitari selezionati, con elevati standard di qualità didattica, sicurezza e accompagnamento.

Nel corso degli anni, l’offerta di Trinity ViaggiStudio si è articolata in diversi percorsi tematici, pensati per valorizzare talenti, interessi e attitudini personali, con diverse tipologie:

Sport Academy – Programmi che combinano corso di inglese e allenamenti sportivi strutturati, dedicati a discipline come calcio, pallavolo, basket, tennis e baseball. Lo sport diventa un linguaggio universale per sviluppare spirito di squadra, leadership e fiducia in sé stessi in un contesto internazionale.

Digital Creators Lab – Un percorso dedicato a creatività digitale, comunicazione e uso consapevole dei media. Attraverso laboratori pratici e progetti di gruppo, gli studenti imparano a creare contenuti multimediali, riflettendo sul ruolo dei social network come strumenti di espressione e responsabilità.

Planet First – Il programma pensato per studenti sensibili ai temi di ambiente e sostenibilità. Workshop, attività pratiche e progetti educativi accompagnano i ragazzi in un percorso che unisce studio dell’inglese e consapevolezza ambientale, stimolando pensiero critico e responsabilità globale.

Exam Preparation – Percorsi di preparazione alle certificazioni linguistiche Trinity, riconosciute a livello internazionale, che rappresentano un valore aggiunto concreto per il percorso scolastico degli studenti.

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Gibellina 2026, torna la preghiera sul mare dei MASBEDO

Gibellina, 20 gen. (askanews) – Una preghiera che si muove sul mare della Sicilia, una nave con un grande schermo e la musica. Tra le opere portate a Gibellina per la Capitale dell’arte contemporanea 2026 c’è anche il film “Resto” dei MASBEDO, che insieme ad Adrian Paci sono stati chiamati a installare in un luogo simbolo della cittadina siciliana come il Teatro di Pietro Consagra, che per la prima volta viene aperto al pubblico.

“Per noi oggi installare un lavoro – ha detto ad askanews Jacopo Bedogni, che insieme a Nicolò Massazza forma i MASBEDO – implica anche trovare un senso, un nesso in qualcosa che possa essere site specific o context specific, per cui è sempre una sfida che si evolve e quando il direttore artistico Andrea Cusumano e ci ha invitato e ci ha proposto questo spazio, sia per la natura del fatto che è un incompiuto potentissimo sia per la paternità del luogo e per la volontà di portare un momento di riflessione, ci sembrava il luogo adatto per portare il mare nel centro della Sicilia”.

Nelle sale brutaliste ed enormi del teatro le immagini del film scorrono e creano una diversa relazione tra l’opera, lo spazio e il pubblico, con un effetto di amplificazione dell’emozione artistica, che ha a che fare anche con la presenza, metaforica e reale, del mare. “Per noi il mare – ha aggiunto l’artista – è parte anche forse inconscia di un sottotraccia, un sottopelle di tantissimi nostri lavori. Noi sosteniamo che il mare è il più grande spazio pubblico, che non appartiene a nessuno e allo stesso tempo appartiene a tutti ed è il luogo ideale per una riflessione costante e continua nel nostro contemporaneo”.

Il lavoro dei MASBEDO è parte delle mostra “Dal mare. Dialoghi con la città frontale”, una di quelle che hanno inaugurato il programma di Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026.

Sicurezza, oggi alle 15 vertice a Palazzo Chigi

Roma, 20 gen. (askanews) – Un vertice di governo sul nuovo pacchetto sicurezza che dovrebbe essere approvato entro la fine del mese si terrà oggi pomeriggio prima del consiglio dei ministri. Secondo quanto si apprende, la riunione è stata convocata alle 15. Oltre alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, saranno presenti il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha messo a punto le norme che dovrebbero confluire in un decreto legge e in un disegno di legge, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani.

Le Borse europee peggiorano per i timori di una guerra commerciale (Milano -1,4%)

Milano, 20 gen. (askanews) – Peggiorano le Borse europee a poco più di un’ora dall’avvio delle negoziazioni, con Milano che lascia sul terreno l’1,4%, Francoforte l’1,3%, Parigi l’1,2%. Pesano sui mercati i timori di una nuova guerra commerciale, con le minacce di Trump all’Ue sul fronte dei dazi per il controllo della Groenlandia. Oggi il presidente Usa ha anche minacciato di imporre dazi del 200% su vino e champagne francesi dopo che il presidente Macron si è dichiarato riluttante a unirsi al suo Board of Peace per Gaza. Le azioni del colosso del lusso Lvmh – che possiede Moet & Chandon, Dom Pérignon e Veuve Clicquot – perdono il 2,4, mentre Remy Cointreau cede il 2,2%.

Tennis, Sinner al secondo turno a Melbourne

Roma, 20 gen. (askanews) – Esordio vincente a Melbourne Park per Jannik Sinner. L’azzurro inizia la difesa del titolo agli Australian Open battendo il francese Gaston, n. 93 al mondo, che si è ritirato per un problema fisico dopo aver perso i primi due set 6-2, 6-1 dopo poco più di un’ora di gioco. Per lui un problema fisico che lo aveva costretto a prendere una pastiglia al termine del primo parziale. Il francese si è poi seduto sulla sua panchina ed è scoppiato in lacrime. Sinner è andato subito a consolarlo e a sincerarsi delle sue condizioni. Partita finita dopo un’ora e 7 minuti di gioco. Jannik attende al 2° turno giovedì il vincente tra Prizmic e Duckworth

Tennis, Sinner: "Un po’ teso all’inizio, ma ho giocato bene"

Roma, 20 gen. (askanews) – “Ho visto che non stava servendo forte nel 2° set. Non volevo vincere così, ha un grande talento e un grande tocco”. Così Jannik Sinner dopo l’esordio vincente agli Australian Open avvenuto battendo, per ritiro, il francese Gaston. “Sapevo che all’inizio avrebbe giocato così – continua – Sono contento della partita e di come ho giocato. Mi sento ben preparato, ho lavorato molto. L’esibizione con Felix è servita, anche se le partite ufficiali sono diverse. Ero un po’ teso all’inizio, ma devo anche pensare a divertirmi. Ci si allena per questo”.

Lavrov: "La Nato si prepara seriamente alla guerra con la Russia"

Roma, 20 gen. (askanews) – Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato oggi che la Nato si sta preparando “seriamente” ad una guerra contro la Russia.

“La Nato si sta preparando seriamente alla guerra con la Russia”, ha affermato il diplomatico russo durante la conferenza stampa in cui ha delineato i risultati della diplomazia moscovita.(Segue) “Se si leggono le dichiarazioni di Kallas, von der Leyen, Macron, Starmer, Rutte, di tutti quanti. Si stanno seriamente preparando a una guerra con la Russia” ha specificato il diplomatico russo.

“Non lo nascondono affatto”, ha aggiunto Lavrov. Oggi nel mondo è in atto un gioco in cui “la forza prevale sul diritto”, ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

“Le regole che dovrebbero presumibilmente sostenere un ordine mondiale adatto all’Occidente sono state tutte cancellate. Si sta svolgendo un gioco di potere… Siamo tutti testimoni di questo”, ha evidenziato Lavrov, aggiungendo che “le conseguenze di questa politica non si fanno sentire solo sugli Stati del Sud e dell’Est del mondo; le tendenze di crisi si stanno sviluppando anche all’interno della stessa società occidentale”.

Israele demolisce gli edifici dell’UNRWA a Gerusalemme

Roma, 20 gen. (askanews) – Funzionari dell’Autorità fondiaria israeliana hanno avviato la demolizione di edifici all’interno di un complesso dell’Unrwa a Gerusalemme, accompagnati da agenti di polizia. Lo scrive oggi Haaretz.

Immagini diffuse dal luogo mostrano bulldozer e altri mezzi pesanti impegnati nell’abbattimento delle strutture.

Nel mese di ottobre 2024 la Knesset ha approvato una legge che vieta le attività dell’Unrwa in Israele, senza prevedere soluzioni alternative per le funzioni svolte dall’agenzia delle Nazioni unite nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme Est.

Il provvedimento è stato adottato nonostante le critiche e l’opposizione espresse da diversi Paesi occidentali e arabi.

Davos, i principali interventi in agenda (aspettando Trump)

Roma, 20 gen. (askanews) – Il World Economic Forum di Davos entra oggi nel vivo, con oltre 3000 partecipanti da 130 Paesi la 56esima si svolge fino al 23 gennaio a Davos-Klosters, in Svizzera, ufficialmente intitolata “Lo spirito del dialogo”, il Wef diventa luogo di incrocio tra leader mondiali alle prese con molteplici crisi e nodi che appare impossibile sciogliere tramite compromessi. Il presidente americano Donald Trump, impegnato in un braccio di ferro senza precedenti in seno alla Nato sulla Groenlandia, imprescindibile mediatore per l’Ucraina, si annuncia protagonista, in ogni caso. E’ atteso domani, con un discorso ufficiale in agenda, incontri ritenuti possibili e altri che arriveranno. Ecco i principali momenti attesi, sulla base del calendario iniziale.

Martedì 20 gennaio Stamattina il discorso della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, previsto tra le 10:50 e le 11:20.

Nel pomeriggio, interventi del presidente francese Emmanuel Macron (14:00-14:30), del segretario al Tesoro USA Scott Bessent (14:30-15:00), del premier e ministro degli Esteri del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani (15:30-16:00) e del primo ministro canadese Mark Carney (16:30-17:00).

Spazio anche al conflitto in Ucraina, con una sessione dedicata al percorso verso la pace e alle garanzie di sicurezza per Kiev. A margine del forum, l’emissario del Cremlino e principale negoziatore russo Kirill Dimitrev dovrebbe incontrare gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Trump. De facto, un ritorno dei russi alla kermesse di Davos.

Mercoledì 21 gennaio In mattinata, discorsi del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi (09:30-10:00) Ursula von der Leyen partecipa ai lavori in parallelo.

Dalle 10:15 alle 11:00 il dibattito su “Se l’Europa è in grado di difendersi”, con il segretario generale della NATO Mark Rutte.

Alle 11:00 interviene il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres.

Nel pomeriggio, alle 14:30, l’intervento più atteso: il discorso di Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti non intenderebbe incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che sarà al forum e che non ha anticipato la data del suo intervento. Trump potrebbe avere altri bilaterali con leader europei e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Oggi lo stesso Trump ha annunciato che si terrà una riunione sulla Groenlandia. Giovedì 22 gennaio Atteso il presidente israeliano Isaac Herzog (09:00-09:30). Seguono gli interventi del premier greco Kyriakos Mitsotakis (10:30-11:00) e del cancelliere tedesco Friedrich Merz (11:30-12:00).

Il presidente finlandese Alexander Stubb parla di nuovo ordine mondiale tra le 12:30 e le 13:00. Nel pomeriggio, dalle 15:00 alle 15:30, è prevista una conversazione con il leader siriano Ahmed al-Sharaa.

Venerdì 23 gennaio Dalle 09:00 alle 09:45 Jane Harman, presidente della Commissione USA sulla strategia di difesa nazionale, presenta il rapporto sui rischi geopolitici del 2026.

Davos, i principali interventi in agenda (aspettando Trump)

Roma, 20 gen. (askanews) – Il World Economic Forum di Davos entra oggi nel vivo, con oltre 3000 partecipanti da 130 Paesi la 56esima si svolge fino al 23 gennaio a Davos-Klosters, in Svizzera, ufficialmente intitolata “Lo spirito del dialogo”, il Wef diventa luogo di incrocio tra leader mondiali alle prese con molteplici crisi e nodi che appare impossibile sciogliere tramite compromessi. Il presidente americano Donald Trump, impegnato in un braccio di ferro senza precedenti in seno alla Nato sulla Groenlandia, imprescindibile mediatore per l’Ucraina, si annuncia protagonista, in ogni caso. E’ atteso domani, con un discorso ufficiale in agenda, incontri ritenuti possibili e altri che arriveranno. Ecco i principali momenti attesi, sulla base del calendario iniziale.

Martedì 20 gennaio Stamattina il discorso della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, previsto tra le 10:50 e le 11:20.

Nel pomeriggio, interventi del presidente francese Emmanuel Macron (14:00-14:30), del segretario al Tesoro USA Scott Bessent (14:30-15:00), del premier e ministro degli Esteri del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani (15:30-16:00) e del primo ministro canadese Mark Carney (16:30-17:00).

Spazio anche al conflitto in Ucraina, con una sessione dedicata al percorso verso la pace e alle garanzie di sicurezza per Kiev. A margine del forum, l’emissario del Cremlino e principale negoziatore russo Kirill Dimitrev dovrebbe incontrare gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Trump. De facto, un ritorno dei russi alla kermesse di Davos.

Mercoledì 21 gennaio In mattinata, discorsi del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi (09:30-10:00) Ursula von der Leyen partecipa ai lavori in parallelo.

Dalle 10:15 alle 11:00 il dibattito su “Se l’Europa è in grado di difendersi”, con il segretario generale della NATO Mark Rutte.

Alle 11:00 interviene il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres.

Nel pomeriggio, alle 14:30, l’intervento più atteso: il discorso di Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti non intenderebbe incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che sarà al forum e che non ha anticipato la data del suo intervento. Trump potrebbe avere altri bilaterali con leader europei e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Oggi lo stesso Trump ha annunciato che si terrà una riunione sulla Groenlandia. Giovedì 22 gennaio Atteso il presidente israeliano Isaac Herzog (09:00-09:30). Seguono gli interventi del premier greco Kyriakos Mitsotakis (10:30-11:00) e del cancelliere tedesco Friedrich Merz (11:30-12:00).

Il presidente finlandese Alexander Stubb parla di nuovo ordine mondiale tra le 12:30 e le 13:00. Nel pomeriggio, dalle 15:00 alle 15:30, è prevista una conversazione con il leader siriano Ahmed al-Sharaa.

Venerdì 23 gennaio Dalle 09:00 alle 09:45 Jane Harman, presidente della Commissione USA sulla strategia di difesa nazionale, presenta il rapporto sui rischi geopolitici del 2026.

Trump: dazi su champagne al 200% se Macron non entra nel Board of Peace per Gaza

Roma, 20 gen. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha dichiarato che imporrà un dazio del 200 per cento su vino e champagne francesi come forma di pressione affinché il presidente francese Emmanuel Macron accetti l’invito ad aderire al Board of Peace per la Striscia di Gaza.

“Imporrò un dazio del 200 per cento sui vini e sullo champagne francesi, e Macron si unirà al Board of Peace”, ha affermato Trump, secondo quanto riportato da Reuters, dopo che fonti hanno segnalato che il leader transalpino non intende accettare l’invito a fare parte all’organismo di governance.

Le minacce del presidente degli Stati uniti Donald Trump di imporre dazi del 200 per cento su vini e champagne francesi sono state definite “inaccettabili” e “inefficaci” dall’entourage del presidente Emmanuel Macron. Lo riferisce Le Figaro.

“Come abbiamo sempre sottolineato, le minacce tariffarie per influenzare la nostra politica estera sono inaccettabili e inefficaci”, ha dichiarato l’entourage del capo dello Stato francese.

Le dichiarazioni arrivano dopo le affermazioni di Trump sui dazi e fanno seguito al rifiuto di Macron di aderire al cosiddetto Board of Peace per Gaza.

Tennis, Australian open, avanti Musetti e Darderi, ko Cocciaretto

Roma, 20 gen. (askanews) – Lorenzo Musetti supera un debutto complesso agli Australian Open. L’azzurro è al 2° turno grazie valla vittoria sul belga Raphael Collignon, n. 72 al mondo, costretto al ritiro nel quarto set dopo 3 ore e 7 minuti di lotta intensa: 4-6, 7-6, 7-5, 3-2 il punteggio nel momento in cui Collignon ha scelto di non proseguire, rallentato dai crampi e da un vistoso calo fisico. Per Musetti non è stato un debutto facile, ma ha giocato una partita in crescendo e con il passare dei game è riuscito a trovare ritmo e solidità. Adesso c’è un derby all’orizzonte per Musetti che al secondo turno, in programma giovedì, affronterà l’amico Lorenzo Sonego che all’esordio ha battuto nettamente lo spagnolo Taberner (6-4, 6-0, 6-3)

Arriva la prima vittoria in carriera agli Australian Open per Luciano Darderi. L’italoargentino è al 2° turno grazie alla vittoria in tre set sul cileno Garin: 7-6, 7-5, 7-6 il punteggio finale in quasi tre ore di partita. Un debutto tutt’altro che semplice per Darderi, n. 22 del seeding a Melbourne Park, che ha giocato tre set combattuti e nel finale ha fatto i conti anche con problemi di stomaco. Darderi tornerà in campo giovedì contro lo spagnolo Sebastian Baez che ha superato in cinque set il francese Mpetshi Perricard.

Esordio amaro agli Australian Open per Elisabetta Cocciaretto. Reduce dal trionfo a Hobart, l’azzurra ha perso al primo turno contro l’austriaca Julia Grabher, n. 95 al mondo: 7-5, 2-6, 6-4 il punteggio in due ore e mezza di gioco. Un risultato che lascia non pochi rimpianti perché Cocciaretto non è riuscita a sfruttare le difficoltà dell’avversaria, che nel match ha commesso 10 doppi falli e 56 errori gratuiti.

Esce Luca Nardi al primo turno perdendo contro il cinese Wu 7-5 4-6 6-4 6-2. Nell’ultimo set Luca era palesemente in difficoltà fisica

Politico: contrasti franco-tedeschi indeboliscono l’Ue rispetto a Trump

Roma, 20 gen. (askanews) – Mentre l’Europa cerca di ricompattarsi di fronte alle pressioni del presidente degli Stati uniti Donald Trump sulla Groenlandia, i rapporti tra Francia e Germania attraversano una fase di forte tensione che rischia di indebolire il tradizionale asse franco-tedesco, spesso definito il motore dell’Unione europea. Lo scrive oggi Politico.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha annunciato l’intenzione di costruire nei prossimi giorni una posizione comune con il presidente francese Emmanuel Macron per ottenere un risultato negoziale con Trump. Un obiettivo che, tuttavia, arriva dopo mesi di frustrazioni reciproche, diffidenze e contrasti politici.

Da Parigi cresce la preoccupazione per una Germania sempre più assertiva, che tende a presentarsi come il principale attore politico e militare europeo. Berlino, dal canto suo, è irritata da una serie di dossier irrisolti con la Francia, dal programma congiunto per il nuovo caccia militare alle divergenze sull’accordo commerciale Ue-Mercosur, fino allo scontro sull’uso degli asset russi congelati per finanziare l’assistenza all’Ucraina.

Le differenze sono emerse con chiarezza anche nella risposta alla minaccia di Trump di imporre dazi ai Paesi europei contrari a una presa di controllo americana della Groenlandia. Macron ha invocato una reazione dura, facendo riferimento agli strumenti commerciali dell’Ue, mentre Merz ha adottato toni più concilianti, puntando sul dialogo con Washington. Lo stesso cancelliere ha ammesso pubblicamente che la Francia avrebbe voluto reagire in modo più aggressivo rispetto alla Germania. Un ulteriore elemento di frizione è rappresentato dalle divisioni interne alla coalizione di governo tedesca, che rendono difficile per Berlino parlare con una sola voce. Diplomatici europei segnalano posizioni contrastanti tra i ministri tedeschi sull’eventuale utilizzo dello strumento anti-coercizione commerciale dell’Ue, sostenuto da Macron.

Secondo funzionari comunitari, negli ultimi sei mesi il motore franco-tedesco non avrebbe prodotto risultati concreti. La sensazione a Parigi è che Berlino stia assumendo un ruolo politico più marcato, mentre in Germania cresce l’idea che la Francia non sia in grado di sostenere con fatti le proprie ambizioni europee, in particolare sul sostegno all’Ucraina e sull’apertura a nuovi partenariati commerciali.

A pesare sui rapporti bilaterali contribuiscono anche il rafforzamento militare tedesco, destinato a superare quello francese, e le incertezze politiche interne a Parigi, con l’ombra dell’ascesa del Rassemblement National in vista delle prossime elezioni presidenziali. Un contesto che rende più complesso per Francia e Germania presentarsi unite di fronte alle sfide poste dall’amministrazione Trump.

L’Impero dell’Io: la nuova geografia di Trump

Aprendo contemporaneamente più fronti di interesse e concreto o ipotizzato intervento Donald Trump sta letteralmente scompaginando la geopolitica a livello planetario: il rischio è di poter davvero gestire situazioni complicate tenuto conto che anche sul fronte interno gli USA qualche problemino ce l’hanno pure loro, dalla politica, alla FED, all’ordine pubblico.

Di fatto il disimpegno americano sul versante ucraino è di tutta evidenza: Trump addebita a Zelensky le colpe della tregua mancata e della pace rinviata, a fronte di trattative inconcludenti o di fatto inutili (che fine ha fatto il famoso piano per un ipotetico accordo?) egli è diventato il migliore alleato di Putin. Se avesse applicato la più elementare delle distinzioni tra un Paese aggressore ed uno aggredito, se si capacitasse della devastazione che i bombardamenti russi stanno provocando sul territorio martoriato dell’Ucraina avrebbe usato la stessa forza persuasiva che impiega altrove.

(Il suo distacco politico ed emotivo da un paese al buio e senza riscaldamento, con le centrali energetiche sotto tiro preluderà ad un nuovo Holodomor? Non pare fantapolitica.)

Dal disimpegno ucraino al protagonismo globale

A cominciare dal Venezuela con l’arresto e la deportazione di Maduro o dalla Nigeria con l’attacco a Boco Haram, dalle minacce interventiste in Iran contro il regime della guida suprema Alì Khamenei, dal Medio Oriente dove tutto pare ancora in sospeso mentre già si accredita per la gestione della ricostruzione di Gaza, Netanyahu permettendo. Ma il presenzialismo asfissiante che sta esercitando sulla Groenlandia va ora scuotendo le diplomazie europee, a cominciare dalla Danimarca che vi esercita un “protettorato”: l’isola è membro della Nato e fa geograficamente parte dell’Europa pur essendone decentrata.

La Groenlandia, le terre rare e la frattura dell’Occidente

Qui non il petrolio, il gas o più nobili intendimenti ispirano le sue mosse: sono le terre rare il vero motore di tanta cupidigia oltre al timore che gli USA possano essere preceduti dalla Cina e soprattutto dalla Russia per la posizione strategicamente importante per le rotte commerciali artiche (come la Northern Sea Route) grazie alla sua posizione nel GIUK gap (Groenlandia, Islanda, UK), che controlla l’accesso all’Atlantico, di questo vasto territorio abitato da poco più di 50 mila abitanti.

L’UE, il Consiglio d’Europa e alcuni Stati membri hanno reagito con fermezza a questo tentativo di ladrocinio: in ogni università del mondo al primo anno di giurisprudenza si insegna quali sono gli elementi costitutivi di uno Stato e di una Nazione, in base al sacrosanto principio dell’autodeterminazione: il popolo, il territorio e la potestà di governo. Impossessarsi di un territorio comprandolo (a 100 mila dollari a famiglia) o prendendolo con la forza nulla ha a che fare con i principi di libertà e democrazia.

È vero che finora l’Europa è stata il principale alleato degli USA ma questo sodalizio sembra destinato a frantumarsi per la cupidigia del Capo della Casa Bianca. Sostituire la Nato con un’Alleanza a guida americana significa rompere il fronte occidentale: arriveremo a due Occidenti, avversari tra loro?

Luigi Marco Bassani ha appena pubblicato un libro su questo ipotetico pericolo (Occidente contro Occidente, edizioni Liberilibri).

Il Nobel, la pace e la diplomazia come posta in gioco

Intanto Francia, Gran Bretagna e Germania (quest’ultima li ha frettolosamente ritirati come scrive Bild) hanno inviato una pattuglia di militari a presidiare simbolicamente e pacificamente l’isola.

La determinazione di Trump ad aggregare la Groenlandia è totale: in queste occasioni viene da chiedersi quanto vi sia di politicamente e strategicamente oggettivo in questo atteggiamento o quanta parte vada ascritta all’intemperanza del personaggio, evidentemente circondato da cattivi consiglieri.

Intanto Trump scrive al premier norvegese Jonas Gahr Store: «Senza il Premio Nobel non mi sento più obbligato alla pace». Un proposito che, prendendolo alla lettera, è la premessa di uno sconquasso nel campo della Nato e delle storiche alleanze dei Paesi dell’Occidente. Considerati i criteri che Trump va applicando per fregiarsi di questo riconoscimento: dazi, dazi e ancora dazi.

Dialogo, ascolto, diplomazia sono le invocazioni di chi vorrebbe evitare una crisi apicale: l’Ue i singoli Paesi dell’Europa sono concretamente impegnati in questa direzione e, francamente, il mondo intero, per l’effetto domino che sarebbe avviato ovunque a livello planetario, resta col fiato sospeso.

Referendum, accusare e giudicare sono due funzioni diverse. Dibattito

Un dibattito tecnico trasformato in scontro politico

Il dibattito in corso sul tema della divisione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri si è purtroppo radicalizzato politicamente, e per una parte della sinistra lo rappresenta non tanto un problema tecnico processuale ma piuttosto il tentativo di una rivincita rispetto alla destra, artefice di tale importante riforma.

A fronte di un problema essenzialmente tecnico ritengo estremamente inopportune le prese di posizione della magistratura e purtroppo anche di esponenti del mondo cattolico.

La costituzione del comitato “Popolari per il sì” si propone di disinnescare il problema dalla battaglia sloganistica che viene combattuta con argomenti speciosi e con affermazioni prive di ogni fondamento.

È appena il caso di ricordare come la divisione delle carriere è stata in passato proprio una bandiera della sinistra e che proprio il Partito Popolare la menzionava tra i propri obiettivi di programma.

Quando la vera pena è il processo

Partirei dalla considerazione che nel nostro sistema giudiziario la vera pena è costituita proprio dal processo.

Siamo in presenza di processi di durata decennale che vedono distrutta la figura morale e professionale di persone che, dopo anni – avendo anche avuto periodi di arresti domiciliari o di carcerazione preventiva – vengono assolte con formula piena.

Il procuratore Nicola Gratteri, di cui peraltro ho grande stima quale PM, sostiene che le tante assoluzioni dimostrerebbero come il giudice non sia un collega di scrivania del PM, rendendo quindi superflua una separazione formale delle carriere che rischierebbe solo di sottoporre l’accusa al controllo politico.

Innanzitutto va chiarito che la riforma non tocca le garanzie sull’indipendenza dei magistrati, sia giudicanti che requirenti, previste dall’art. 107 della Costituzione, e ribadisce all’art. 104 che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.

Le assoluzioni non smentiscono il problema, lo rivelano

L’argomento relativo alle numerose assoluzioni è suggestivo ma in realtà prova il contrario di quanto si vorrebbe sostenere.

Se le assoluzioni sono tante, il problema non è dimostrare l’indipendenza del giudice dal PM, ma il fatto che molti innocenti abbiano avuto la loro vita rovinata per diversi anni.

A fronte delle tante assoluzioni, probabilmente una buona metà dei procedimenti avrebbe ben potuto essere oggetto di preventiva archiviazione.

È qui che emerge il vero nodo: il Giudice dell’Udienza Preliminare, chiamato a decidere sull’archiviazione o sul rinvio a giudizio, troppo spesso si limita a un controllo formale dell’imputazione proposta dal PM, evitando di entrare nel merito e rimandando tutto al giudizio dibattimentale, che arriverà dopo anni.

Il ruolo decisivo del giudice dell’udienza preliminare

Tutto si incentra sulla reale autonomia del Giudice dell’Udienza Preliminare nel decidere se rinviare l’imputato a giudizio o emettere sentenza di non luogo a procedere.

Questa fase è paradossalmente più importante della sentenza finale, perché l’innocente ha già “scontato” una pena: la pendenza del giudizio e, talvolta, la carcerazione preventiva.

La decisione di non luogo a procedere presuppone un giudice completamente distaccato dal PM: non un collega, ma un magistrato che, per ruolo e indipendenza, deve essere giudice super partes, oggetto di ossequio istituzionale, in un rapporto non diverso da quello che lega l’avvocato al giudice.

Una riforma coerente con il processo accusatorio

È stato più volte ricordato come la separazione delle carriere sia un corollario della riforma Vassalli sul processo accusatorio, mentre l’identità di concorso e di carriera tra magistrati giudicanti e requirenti è un residuo storico del codice penale fascista, ispirato a un modello inquisitorio.

La riforma costituzionale denominata “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” prevede la scissione dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura in due Consigli distinti – uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri – e l’istituzione di un nuovo organo disciplinare, l’Alta Corte di Giustizia.

Nessuna subordinazione politica dell’accusa

L’argomento secondo cui la riforma sottoporrebbe l’accusa al controllo politico del Ministro della Giustizia, sul modello francese, è privo di fondamento.

Nell’ordinamento italiano i Procuratori della Repubblica conserverebbero tutte le garanzie di indipendenza, rafforzate anzi dalla costituzione di un apposito Consiglio Superiore dei magistrati requirenti.

Va inoltre ricordato che le sanzioni disciplinari oggi irrogate dal CSM sono spesso di sconcertante tenuità: riduzioni di anzianità di scarso rilievo, a fronte di comportamenti gravissimi.

Per gli stessi fatti, gli avvocati coinvolti vengono talvolta radiati dall’Albo.

L’Alta Corte di Giustizia e il nodo delle correnti

Si comprende allora perché l’istituzione dell’Alta Corte di Giustizia preoccupi molti magistrati: oggi le sanzioni possono essere impugnate davanti alle Sezioni Unite della Cassazione, cioè davanti ad altri colleghi.

Un altro argomento dei sostenitori del “no” riguarda il sorteggio per la composizione dei Consigli Superiori e dell’Alta Corte.

Come ricorda Augusto Barbera, il CSM non è un organo rappresentativo ma di garanzia: sottrarlo alle logiche correntizie significa ricondurlo alla sua funzione originaria, non a quella di “sindacato dei magistrati”.

Il sorteggio, peraltro, è già previsto in diversi ambiti dell’ordinamento costituzionale: per i giudici aggregati alla Corte costituzionale in caso di messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica, per il Tribunale dei Ministri, per i giudici popolari della Corte d’Assise.

Contro la giustizia delle correnti

È significativo che, sinora, nelle nomine direttive e nei procedimenti disciplinari, i membri del CSM abbiano votato in modo compatto secondo l’appartenenza correntizia.

La riforma mira invece a sottrarre le decisioni di carriera a questi automatismi, evitando che i magistrati debbano rispondere alle correnti del proprio operato.

L’attuale sistema ha indotto alcuni giudici a fare politica con le inchieste, cercando visibilità mediatica, con grave discredito per la magistratura, che oggi, in modo poco opportuno, ha deciso di prendere posizione sul referendum.

Due funzioni diverse, due vocazioni diverse

Accusare e giudicare sono due funzioni diverse e presuppongono anche diverse vocazioni e differenti deontologie.

Non si vede la ragione per cui due mestieri distinti debbano essere accomunati in un’unica carriera, una peculiarità che nel panorama comparato sembra sopravvivere soltanto in Turchia e in Bulgaria.

 

Giulio Prosperetti

Vice Presidente emerito della Corte costituzionale

Il campo…delle Margherite

Dunque, a fronte del dibattito che attraversa la coalizione di sinistra e progressista, emerge da tempo una domanda: ma il Centro da quelle parti esiste ancora? Stando a ciò che dicono alcuni mezzi di informazione, quelli più compiacenti e funzionali alla “causa” progressista, esiste eccome. Anzi è sempre più forte e competitivo. Al punto che esistono addirittura più Margherite. Ovvero, l’ultimo e grande partito di centro, riformista, democratico, inclusivo, plurale e con una spiccata cultura di governo nell’alleanza di centro sinistra. Il partito, cioè, di Francesco Rutelli, Franco Marini, Arturo Parisi e altri leader centristi del tempo. Dopodiché, sul versante della coalizione di sinistra, sono emersi – almeno sino ad oggi – solo virtuali e personali partiti centristi, malgrado la buona volontà di molti leader e dirigenti di quel campo politico.

La proliferazione delle “nuove Margherite”

Ora, però, ogni mese assistiamo simpaticamente ai costruttori di nuove Margherite. L’ultimo in ordine di tempo è il capo del piccolo partito personale di Italia Viva, il vulcanico Renzi che addirittura ha annunciato la costruzione di una “Margherita 4.0”. Segue una infinità di altri tentativi. A partire da quello dell’assessore di Roma Alessandro Onorato – a proposito, che fine ha fatto? – che aveva riunito in alcune occasioni i cosiddetti “civici” dietro il suggerimento dell’ex dirigente comunista del Pd Goffredo Bettini. Per non parlare dell’ex grillino Spadafora che con la sua associazione vuole dar vita e da tempo, come da copione, ad un’altra Margherita.

Ambizioni personali e sigle ornamentali

Ma non manca all’appuntamento il sempre verde ed ex renzianissimo Delrio che a nome dei cattolici democratici del Pd – ormai una piccola, insignificante ed ornamentale ridotta indiana – lascia trapelare il retroscena di una eventuale e del tutto potenziale “nuova Margherita” alleata con il Pd della Schlein. Senza dimenticare, e mi scuso se lo cito per ultimo, il neo partito/movimento/gruppo/think-tank – non si è ancora ben capito – dell’ex Direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini telecomandato, almeno così pare, dall’intramontabile Romano Prodi. E, come ovvio, non cito molti altri tentativi per evitare di allungare questa breve e sintetica riflessione.

Non ridicolizzare una storia politica

Ecco perché, alla luce di queste esperienze e di questi concreti tentativi, forse quando si parla a sproposito della Margherita è bene applicare quello che andiamo dicendo da svariati lustri sulla storica Democrazia Cristiana. E cioè, per quanto riguarda la Margherita – come, appunto, anche per la Dc – non sfregiamola con accorgimenti, tentativi, proposte e progetti che, purtroppo, contribuiscono solo a ridicolizzare una grande operazione politica, culturale e programmatica che ha caratterizzato il campo riformista nel nostro Paese nei primi anni Duemila.

E che, purtroppo, lo possiamo ormai dire senza tema di essere smentiti, è stata liquidata e sciolta forse con troppa superficialità e frettolosità dai grandi, qualificati ed autorevoli dirigenti di quel partito in quegli anni. Al punto che ormai da anni – soprattutto dopo che il Pd è diventato a tutti gli effetti un tassello organico e fondamentale della storica filiera politica e culturale del Pci/Pds/Ds/Pd – se ne invoca la rinascita o il ritorno.

Ma, con altrettanta chiarezza ed onestà intellettuale, forse è anche arrivato il momento per dire che coloro che, giustamente e legittimamente, ambiscono ad avere un ruolo e seggi parlamentari nel campo della coalizione di sinistra e progressista, non accampino nuove Margherite ma, molto più semplicemente, si limitino a concordare con i veri azionisti della coalizione qualche strapuntino attraverso le loro sigle personali, senza scomodare un partito che ha contribuito, qualunque sia l’opinione e il giudizio dei singoli, a costruire un pezzo importante del riformismo politico e di governo nel nostro Paese.

La malattia del troppo: è il vuoto che fa respirare, anche le organizzazioni

Come un artigiano modella il vaso intorno ad un vuoto e come la ruota con tutti i suoi raggi ha al centro un vuoto per poter girare su un perno, così un organismo viene continuamente rigenerato dalla circolazione di idee e discorsi fra loro diversi. Ciascuno dei quali può fornire all’organizzazione la sua forza propulsiva in un concatenamento che espande in senso generativo l’istituzionalità dell’ente.

Al contrario, ogni fissazione su un solo discorso, il suo eccesso di dominanza, spegne il lato propulsivo dello stesso a vantaggio del suo lato inerziale, cioè tendente a far diventare conforme, o quando va bene accessoria, ogni cosa che non gli corrisponde.

Insomma: ogni racconto e spiegazione ha nello stesso tempo potere di generare valore per l’organizzazione – se circolante con altri discorsi – e di sottrarglielo fino a bloccarla – se fisso ed emarginante ogni altra lettura.

Per questo, secondo Recalcati (Il vuoto e il fuoco. Per una clinica delle organizzazioni, Feltrinelli, 2024), è vitale la disponibilità di un Vuoto Centrale.  

Uno spazio libero, in  cui poter far coabitare e circolare letture diverse. Uno spazio da non correre ad inzeppare con altre caterve di cose da fare, soprattutto se pescate dal repertorio del presente. Uno spazio in cui la forza del Nuovo possa avere chanches, posssa continuamente accendersi e propagarsi.

Non si tratta tanto di far convivere per correttezza democratica istanze diverse ma di mantenere una ‘stanza vuota’ affinché la riflessione possa ruotare, così rigenerandosi di continuo, ed evitare che l’egemonia di un solo discorso si trasmetta top down in maniera incontrastata, annichilendo ogni altra lettura.

Preservare quindi la stanza vuota permette l’incontro di sguardi diversi. Permette una espansione generativa del campo istituzionale e non la sua fissazione discorsiva. 

È la fissazione discorsiva ciò che fa ammalare le organizzazioni.

Qual è qui, allora, il ruolo di una Direzione? Quello di farsi riconoscere con un nuovo discorso, il discorso della testimonianza.

Nessuna leadership può essere una leadership generativa se non sa insegnare, se il leader non è soprattutto un maestro. Ma nessuno può pensare di essere considerato un maestro se non è visto, sentito, percepito come un testimone.

“Solo il desiderio singolare del leader – il suo fuoco – può mettere in moto il desiderio di chi lavora con lui”. 

Solo il desiderio di un capo può animare il desiderio di sapere delle persone che sono con lui: l’effetto contagio che accende. Non i sermoni istituzionali, non le tecnicalità scientifiche, non gli antagonismi di comodo, non i ragionamenti inattaccabili.

L’atto della testimonianza “non ha altri fini se non quello di fare esistere la forza del desiderio come forza in atto. È quello che definisce una autentica leadership: testimoniare nei propri atti la forza del proprio desiderio, trasmettere il suo fuoco in modo tale che possa accendere e mantenere acceso quello del soggetto collettivo“. 

“No si tratta, infatti, di dire la verità, ma di fare la verità.”

Se i populismi contemporanei hanno descritto le istituzioni come nemiche della vita, per Recalcati la domanda è:  come far durare nel tempo una istituzione mantenendo vivo lo slancio “misterioso e commovente”, come direbbe Pasolini, del suo inizio?

La stanza vuota, il polmone delle organizzazioni

Ogni istituzione, ogni organizzazione chiede continua rigenerazione.

Lo fa  chi cura che vi siano luoghi dove si preserva il vuoto.

Crea chi sa stare nel vuoto, nel bianco, come lo scrittore davanti alla pagina libera, il pittore davanti alla tela immacolata. Come la musica si sprigiona dal silenzio, come l’amore si accende se c’è distanza, la scienza davanti all’ignoto, i colori appaiono se la luce ha spazio, se circola, se la stanza ha le finestre aperte.

Il futuro della Chiesa, e delle chiese? O succedono Esperienze Vitali o non succede nulla.

Quindi la Chiesa ha un futuro non se, come si dice, ‘si aggiorna’ o sfoggia dimestichezze con temi gettonati, ma se è il luogo dove è avvicinabile e possibile una Esperienza del Cristianesimo che ri-generi Vita.

Una Vita inaspettata e quindi sorprendente, che si distacca dallo stato anteriore, desolidarizza rispetto all’idea che si ha di coerenza, e genera così uno scarto dove ‘i possibili’ hanno lo spazio per nascere. Per farci Nuovi e piccoli come chi ha davanti un tesoro di possibilità.

Per ritornare al tema critico della 50ma Settimana Sociale: un posto dove si desidera stare invece che andarsene.

👉 Leggi qui la prima parte

Trump pubblica immagini IA con la bandiera Usa in Groenlandia

Roma, 20 gen. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha pubblicato su Truth Social alcune immagini realizzate con l’intelligenza artificiale che mostrano la bandiera americana sovrapposta ai territori di Canada, Groenlandia e Venezuela.

In una prima immagine Trump è raffigurato nel suo ufficio alla Casa Bianca mentre mostra a leader europei una mappa in cui i territori di Canada, Groenlandia e Venezuela sono colorati con i colori della bandiera degli Stati uniti.

In una seconda immagine il presidente appare mentre colloca la bandiera statunitense sul territorio della Groenlandia, affiancato dal segretario di Stato Marco Rubio e dal vicepresidente JD Vance.

Nella foto compare anche una scritta secondo cui la Groenlandia sarebbe diventata territorio degli Stati uniti nel 2026.

Groenlandia, il premier danese: Trump non l’avrà

Roma, 20 gen. (askanews) – Il ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen ha dichiarato che il presidente degli Stati uniti Donald Trump non potrà ottenere la Groenlandia facendo pressione sulla Danimarca e sull’Europa, dopo l’annuncio di Washington di nuovi dazi contro diversi Paesi europei legati alla questione dell’isola artica.

Trump ha annunciato l’introduzione a febbraio di un dazio del 10 per cento contro Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno unito, Paesi Bassi e Finlandia, misura destinata a salire al 25 per cento fino alla conclusione di un accordo per l’acquisto della Groenlandia da parte degli Stati uniti.

“E’ fondamentale che tutti i nostri alleati nella Nato e nell’Unione europea difendano questi principi per mostrare al presidente americano che può avere un desiderio, una visione, una richiesta, ma non potrà mai ottenerla facendo pressione su di noi”, ha affermato Rasmussen in un’intervista a Sky News.

Il capo della diplomazia danese ha invitato Trump a trasferire il confronto dalla retorica sui social media a un dialogo formale, sottolineando che esistono linee rosse invalicabili per Copenaghen.

“Possiamo commerciare con i popoli, ma non possiamo commerciare i popoli”, ha dichiarato, ribadendo il principio dell’autodeterminazione dei groenlandesi.

Groenlandia, Trump: la Danimarca non può proteggerla

Roma, 20 gen. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha dichiarato che la Danimarca non è in grado di proteggere la Groenlandia, sostenendo che le autorità danesi non si recherebbero nemmeno regolarmente sull’isola artica.

“Dobbiamo averla. Questo deve essere fatto. Non possono proteggerla, la Danimarca, sono persone meravigliose”, ha affermato Trump parlando con i giornalisti, secondo quanto riportato da Reuters. Il presidente ha aggiunto che i funzionari danesi sono “ottime persone, ma non ci vanno nemmeno”.

Ecco le opzioni Ue per rispondere a Trump sulla Groenlandia

Bruxelles, 19 gen. (askanews) – Per rispondere alle nuove minacce di ulteriori dazi di Donald Trump, contro la Danimarca, e gli altri paesi europei che hanno inviato delle missioni militari simboliche in Groenlandia per dimostrare la loro solidarietà contro le pretese di annessione dell’Isola da parte del presidente americano, l’Ue ha diverse opzioni sul tavolo: dalle contromisure di difesa commerciale, a cominciare da quelle che erano già state approntate l’anno scorso (prevedendo di attivarle nel caso in cui non si fosse arrivati a un accordo con gli Usa sui nuovi dazi, allo ‘Strumento anti-coercizione’, un nuovo regolamento del 2023 che che non è mai stato usato da allora, e che potrebbe bloccare non solo le importazioni di merci americane, ma anche i servizi (inclusi quelli delle piattaforme digitali) gli investimenti e la partecipazione negli appalti dell’Unione europea da parte delle società Usa.

La lista di prodotti importati dagli Usa che la Commissione aveva preparato l’anno scorso comporterebbe l’imposizione di dazi per un valore di circa 93 miliardi di euro. L’avvertimento inviato all’Amministrazione Usa sulla possibile riattivazione di queste contromisure è, per ora, l’opzione privilegiata da parte della Commissione europea e della maggioranza degli Stati membri, come è emerso dalla riunione d’emergenza del Coreper (il Comitato permanente degli Stati membri presso l’Ue, che prepara a livello tecnico la riunioni ministeriali del Consiglio), ieri pomeriggio a Bruxelles. La riattivazione avverrebbe automaticamente, il 7 febbraio (una settimana dopo l’eventuale imposizione della prima tranche dei nuovi dazi annunciati da Trump contro i paesi europei solidali con la Groenlandia), se la Commissione non prendesse una decisione specifica per annullarle, dopo averle temporaneamente sospese fino al 6 febbraio.

L’altra opzione, quello dello Strumento anti-coercizione, a quanto pare non ha avuto un sostegno maggioritario, nonostante fosse sponsorizzata dalla Francia, soprattutto a causa dell’opposizione o delle perplessità di diversi paesi, tra cui Italia, Germania e Polonia, timorosi di alimentare l’escalation con l’Amministrazione Usa e le reazioni di Trump, e soprattutto un disimpegno nei riguardi dell’Ucraina impegnata a difendersi dall’invasione russa. Ma questo non significa che sia stata esclusa, e che non possa tornare attuale se le circostanze lo renderanno opportuno.

Va precisato che gli strumenti Ue di difesa commerciale (‘trade defense’) sono sottoposti a un meccanismo decisionale diverso sia da quello riguardante la politica estera e di difesa (dove vige la regola paralizzante dell’unanimità dei paesi membri per l’approvazione), sia dal normale processo co-legislativo per la maggior parte delle politiche comuni (che richiede la maggioranza qualificata degli Stati membri).

La competenza comunitaria esclusiva per il commercio significa che le misure di ‘trade defense’, in particolare in risposta a dazi sproporzionati e ingiustificati imposti da paesi terzi alle importazioni dall’Ue, possono essere decise su iniziativa della Commissione con ‘regolamenti di esecuzione’ secondo il meccanismo della ‘comitologia’: le proposte sono formulate dall’Esecutivo Ue e sottoposta all’approvazione dei rappresentanti degli Stati membri nel ‘Comitato degli strumenti di difesa commerciale’. Qui il meccanismo decisionale prevede che le proposte di contromisure commerciali possano essere respinte solo se è contraria la maggioranza qualificata dei rappresentanti dei Ventisette (il 55% dei paesi che rappresenti almeno il 60% della popolazione totale dell’Ue). In assenza di una maggioranza qualificata contraria o favorevole, la proposta viene ripresentata in un ‘comitato di appello’: se anche in questo caso non c’è una maggioranza qualificata contraria, la Commissione può procedere senz’altro all’esecuzione delle misure.

Lo stesso vale anche, almeno in parte, per l’altro strumento a disposizione dell’Ue, il regolamento anti-coercizione, che comunque è più complicato da usare. In questo caso, comunque, le decisione iniziale per attivare l’accertamento della coercizione economica, proposto dalla Commissione, deve essere presa dal Consiglio con la normale procedura a maggioranza qualificata (e dunque la possibilità di bocciare la proposta con la minoranza di blocco). Le decisioni successive, invece, che riguardano le misure Ue di risposta alla coercizione, vengono prese secondo le procedure della ‘comitologia’, e possono dunque essere bocciate solo se c’è una maggioranza qualificata di paesi contrari.

Tutto comincia con una valutazione della Commissione, che può esaminare, per iniziativa propria o ‘in base a una richiesta debitamente motivata’ qualsiasi misura presa da un paese terzo, che sospetti possa rispondere alle condizioni che definiscono la coercizione economica. In particolare, devono essere soddisfatte due condizioni cumulative: 1) il paese terzo interferisce nelle legittime scelte sovrane dell’Unione o di uno Stato membro cercando di impedire o di ottenere la cessazione, la modifica o l’adozione di un atto legislativo specifico Ue o nazionale; 2) l’interferenza comporta l’applicazione o la minaccia di applicare misure che incidono sugli scambi o sugli investimenti.

Lo Strumento anti coercizione, che domani potrebbe essere usato contro gli Usa, era stato concepito tre anni fa guardando chiaramente alla Cina, e in particolare al quel ‘caso di scuola’ di coercizione economica che la Cina ha esercitato nel 2021-2022 con discriminazioni commerciali contro la Lituania a causa dell’apertura di un’ambasciata di Taiwan a Vilnius, capitale dello Stato baltico. Il caso fu oggetto di una denuncia dell’Ue all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Le discriminazioni si concretizzarono in particolare nel rifiuto di sdoganare o di accettare domande di importazione di merci lituane e in pressioni sulle aziende dell’Ue esportatrici in Cina al fine di escludere eventuali input lituani dalle loro catene del valore. Il caso fu portato dall’Ue davanti all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto).

Lo Strumento anti-coercizione potrebbe essere usato anche nel caso in cui l’Amministrazione Trump decidesse di prendere di mira esplicitamente, con ordini esecutivi e divieti imposti alle imprese, l’applicazione delle normative comunitarie che regolano il settore digitale.

Le possibili contromisure anti-coercizione includono: 1) sospensione delle concessioni tariffarie e imposizione di dazi e nuovi oneri sulle merci; 2) restrizioni all’importazione o all’esportazione e al commercio di merci, comprese misure sulle merci in transito; 3) sospensione dei diritti di partecipazione alle procedure di gare di appalti; 4) misure riguardo al commercio di servizi; 5) restrizioni agli investimenti diretti esteri; 6) vincoli ai diritti di proprietà intellettuale; 7) restrizioni ai servizi finanziari, compreso l’accesso di banche e assicurazioni ai mercati dei capitali dell’Ue; 8) imposizione di restrizioni alle registrazioni e alle autorizzazioni riguardanti le sostanze chimiche e la legislazione sanitaria e fitosanitaria dell’Ue; 9) esclusione o accesso limitato ai programmi di ricerca finanziati dall’Unione.

Nel frattempo, le nuove minacce di Trump hanno causato nuovi sviluppi nel Parlamento europeo, dove i tre gruppi della vecchia maggioranza ‘europeista’, Ppe, Socialisti e Liberali di Renew, hanno preso posizione per un rinvio dell’avvio del processo di ratifica dell’accordo commerciale di quest’estate tra Ue e Usa. L’accordo prevedeva, asimmetricamente, nuovi dazi americani generalizzati al 15% per le esportazioni dall’Ue, e l’azzeramento dei dazi europei per l’importazione di prodotti industriali americane. Senza la ratifica del Parlamento europeo, gli americani stanno già applicando i loro nuovi dazi al 15% ai prodotti europei, ma non hanno ancora avuto l’azzeramento dei dazi per le loro esportazioni nell’Ue.

Con gli Usa – ha detto il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis durante la conferenza stampa dell’Eurogruppo, questa sera a Bruxelles -, stiamo cercando di trovare una soluzione costruttiva, ma stiamo anche considerando altre possibili risposte rispetto agli strumenti che abbiamo a disposizione che, con tutti questi sviluppi in atto, potrebbero essere giustificati.

‘Le opzioni sono note, se ne discuterà al Consiglio europeo’ convocato in via straordinaria giovedì prossimo a Bruxelles, ‘e da lì seguirà l’azione della Commissione europea’, ha continuato Dombrovskis. Che ha poi osservato: ‘Siamo in una situazione geopolitica complicata: vediamo delle minacce alla sovranità e all’integrità territoriale della Danimarca e della Groenlandia, e la minaccia di imporre dei dazi rispetto a questo è inaccettabile’.

‘Siamo pronti a reagire. Ma anche a cercare un compromesso, un confronto costruttivo e delle soluzioni costruttive con gli Usa, ma – ha puntualizzato il commissario – sulla base di principi chiari per il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale degli Stati membri. Su questo siamo molto chiari’, ha concluso Dombrvskis.

Durante il briefing quotidiano per la stampa della Commissione, sempre oggi a Bruxelles, il portavoce per il Commercio dell’Esecutivo Ue, Olof Gill, ha spiegato inoltre che le minacce di Trump di applicare nuovi dazi supplementari ai paesi europei che più si sono mostrati solidali con la Groenlandia è piuttosto complicata da mettere in pratica. ‘L’Unione europea – ha ricordato Gill – opera come un mercato unico e nell’ambito di un’unione doganale, garantendo la libera circolazione delle merci tra gli Stati membri senza formalità doganali interne. Secondo le norme europee, esiste un’origine Ue solo per le merci prodotte nell’Unione. Ciò non impedisce a un paese terzo di richiedere informazioni sugli Stati membri da cui provengono le merci. Ma molti prodotti di origine Ue sono realizzati attraverso catene di approvvigionamento integrate e transfrontaliere che coinvolgono più Stati membri’.

‘Inoltre – ha continuato il portavoce -, le merci prodotte nell’Ue possono essere trasportate senza formalità doganali e quindi senza tracciabilità dell’origine’. Ciò significa che, dal punto di vista doganale e operativo, è praticamente molto difficile attribuire una merce esclusivamente a un singolo Stato membro, dato che i processi di produzione e trasformazione sono spesso distribuiti in tutta l’Ue.

Quindi, in sintesi, distinguere precisamente l’origine nazionale di una merce esportata dall’Ue, per applicare dei dazi a quel paese ‘è tecnicamente possibile, ma è anche estremamente complesso dal punto di vista burocratico e procedurale, e comporterebbe livelli di complessità aggiuntivi che, se parliamo di commercio Ue-Usa, potrebbero ostacolare il corretto funzionamento del commercio transatlantico di merci, in particolare per gli importatori statunitensi’, ha precisato Gill.

Quanto alle contromisure commerciali contro gli Usa decise e immediatamente sospese l’anno scorso, il portavoce ha ricordato che ‘il 24 luglio, la Commissione ha adottato un pacchetto consolidato di misure di riequilibrio dell’Ue su un elenco di importazioni di beni dagli Stati Uniti per un valore di 93 miliardi di euro, per prepararsi a una situazione eventuale in cui queste misure di riequilibrio sarebbero state necessaria. Si tratta di un elenco ampio, che comprende un’ampia gamma di prodotti industriali e agricoli. L’attuale sospensione di tali misure di riequilibrio – ha confermato Gill – scade il 6 febbraio.

Insomma, ha proseguito il portavoce, ‘la scadenza della sospensione è automatica. Pertanto, a meno che la Commissione, in consultazione con gli Stati membri tramite la consueta procedura di ‘comitologia, non adotti misure per prorogarla, la sospensione avrà termine e le misure entreranno in vigore il 7 febbraio. Spero che sia chiaro dal punto di vista procedurale. Per essere molto, molto chiari, non è stata ancora presa alcuna decisione al riguardo. I leader si stanno consultando questa settimana a più livelli, anche in occasione della riunione straordinaria del Consiglio europei che ci aspettiamo. E da lì partiremo’, ha concluso Gill. (fonte immagine: European Union).

Miart 2026, Michele Coppola: Intesa Sanpaolo con Schifani e Ryman

 

 

Milano, 19 gen. (askanews) – “Ormai sono davvero tanti anni che affianchiamo miart nella realizzazione, nella produzione, addirittura dire nel renderla ancora più interessante per collezionisti e appassionati d’arte. Abbiamo imparato in questi anni a portare pezzi dalle nostre collezioni e se penso a quanto avvenne con Rauschenberg in occasione tra l’altro di una ricorrenza internazionale, ecco l’idea con la quale guardiamo a miart e a questa felice amicizia va proprio nella direzione di portare nel nuovo padiglione un pezzo delle Gallerie d’italia e quest’anno devo dire con questa felice intuizione del curatore abbiamo scelto tra due straordinari artisti che apparentemente possono avere poco in comune come Schifano e come Rayman. Mii piace l’idea che sia la musica legare due grandi protagonisti della storia dell’arte moderna e contemporanea”. Lo ha detto ad askanews Michele Coppola, Executive Director Arte Cultura e Beni storici di Intesa Sanpaolo, main partner della fiera.

 

Calcio, risultati serie A, Il Como incalza la Juventus

Roma, 19 gen. (askanews) – Questa la classifica di serie A al termine della ventunesima giornata

Ventunesima giornata: Pisa-Atalanta 1-1, Udinese-Inter 0-1, Napoli-Sassuolo 1-0, Cagliari-Juventus 1-0, Parma-Genoa 0-0, Bologna-Fiorentina 1-2, Torino-Roma 0-2, Milan-Lecce 1-0, Cremonese-Verona 0-0, Lazio-Como 0-3.

Classifica: Inter 49, Milan 46, Napoli 43, Roma 42, Juventus 39, Como 37, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 28, Udinese 26, Sassuolo, Torino, Parma, Cremonese 24, Cagliari 22, Genoa 20, Lecce, Fiorentina 17, Pisa, Verona 14.

Ventiduesima giornata: venerdì 23 gennaio ore 20.45 Inter-Pisa, sabato 24 gennaio ore 15 Como-Torino, ore 18 Fiorentina-Cagliari, ore 20.45 Lecce-Lazio, domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Torna ‘Amore’ di Delbono. Un viaggio musicale e lirico che tocca l’anima

Roma, 19 gen. (askanews) – Lo spettacolo ‘Amore’ “abbraccia l’amore come è l’amore: doloroso, gioioso, bello, vitale, triste, il vuoto quando non c’è più. Tutte queste cose. Un amore intimo e universale”. Descrive così il regista Pippo Delbono, premio Ubu alla carriera, il suo spettacolo, andato in scena in tanti teatri del mondo, dalla Cina, all’Africa, all’Europa tra Portogallo, Italia e non solo, che è al suo ‘debutto’ a Roma, dal 20 al 25 gennaio, al Vascello.

‘Amore’ è un viaggio musicale e lirico che tocca le corde dell’anima, un progetto che nasce dall’amore per il Portogallo fra Pippo Delbono e il produttore teatrale Renzo Barsotti e dall’amicizia tra i due. “Centrale è il fado – spiega Delbono – perché la musica del fado parla proprio di passione, amore, dolore, perdita”, una musica popolare e melanconica, che dialoga e di cui si appropriano i corpi, le voci, le mani di artisti che agiscono sul palco mentre Delbono li guida “come un maestro di scena: questa volta sono in fondo alla sala, in mezzo al pubblico e porto avanti il racconto di ‘Amore’ con la mia voce, con i miei testi e le mie parole” oltreché con testi in portoghese, quelli del brasiliano Carlos Drummond De Andrade (“Che altro può una creatura se non amare tra creature, amare?”), Eugenio De Andrade, il capoverdiano Daniel Damásio Ascensão Filipe, Sophia de Mello Breyner Andresen, Florbela Espanca ma anche del francese Jacques Prévert e del boemo Rainer Maria Rilke.

Lo sguardo, assicura il regista ligure, “è ottimista perché alla fine – dice – ognuno può ritrovarsi, comunque sia, con se stesso e con il resto del mondo”. E’ un viaggio in cui si cerca di “evitarlo”, l’amore, per la “paura che assale” anche se “ne riconosciamo costantemente l’urgenza” ma il percorso “riesce poi, forse, a portarci verso una riconciliazione, un momento di pace in cui quell’amore possa manifestarsi al di là di ogni singola paura”. Nominando la parola, le si dà voce.

E’ pure un “discorso politico” che domanda quando “finiranno queste guerre, queste morti, queste stragi?. Bisogna ascoltare e aprirsi agli altri, amare le persone, non solo una razza. Io vedo la bellezza nel genere umano. Bisogna vedere la bellezza che c’è negli altri, a quel punto qualcosa succederà. Se guardo negli occhi una persona non l’ammazzo”, sottolinea.

L’energia che si trasmette dalla voce ipnotica e calda del regista si fonde con il teatro, i movimenti, la musica sul palco e avvolge la platea, è palpabile, materia. “Io sento di dare amore, e il pubblico mi ridà amore. Mi dà gioia, felicità, il fatto che è contento per un viaggio molto sofferto che è anche di speranza”.

Dopo ‘Amore’, Delbono sta pensando ad un altra tappa del suo cammino artistico che definisce “odissea”, uno spettacolo dal titolo ‘Voglio più luce’. Quella luce “che si prende dalle piccole vincite” come “quando il pubblico si commuove” alla presentazione di ‘Bobò: la Voce del Silenzio’, il film su Vincenzo Cannavacciuolo, in arte Bobò, un uomo sordomuto, analfabeta cresciuto in un manicomio e poi divenuto componente storico della compagnia (il 26 e 27 gennaio al cinema Farnese). “Goethe quando stava per morire ha chiesto di aprire le finestre: ‘voglio più luce’, ha detto. Io voglio vivere però, voglio più luce nella mia vita e nella vita degli altri”, aggiunge subito Delbono ricordando il suo percorso spirituale buddista.

‘Amore’, con Dolly Albertin, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Mario Intruglio, Pedro Jóia, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Miguel Ramos, Pepe Robledo, Grazia Spinella, Selma Uamusse. Musiche originali di Pedro Jóia e di autori vari. Al teatro Vascello a Roma, dal 20 al 25 gennaio.

Calcio, risultati serie A, Verona aggancia il Pisa in coda

Roma, 19 gen. (askanews) – Questa la classifica di serie A dopo Cremonese-Verona 0-0

Ventunesima giornata: Pisa-Atalanta 1-1, Udinese-Inter 0-1, Napoli-Sassuolo 1-0, Cagliari-Juventus 1-0, Parma-Genoa 0-0, Bologna-Fiorentina 1-2, Torino-Roma 0-2, Milan-Lecce 1-0, Cremonese-Verona 0-0, lunedì 19 gennaio ore 20.45 Lazio-Como.

Classifica: Inter 49, Milan 46, Napoli 43, Roma 42, Juventus 39, Como 34, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 28, Udinese 26, Sassuolo, Torino, Parma, Cremonese 23, Cagliari 22, Genoa 20, Lecce, Fiorentina 17, Pisa, Verona 14.

Ventiduesima giornata: venerdì 23 gennaio ore 20.45 Inter-Pisa, sabato 24 gennaio ore 15 Como-Torino, ore 18 Fiorentina-Cagliari, ore 20.45 Lecce-Lazio, domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Groenlandia, Dombrovskis: pronti a reagire se non c’è un accordo con Usa

Roma, 19 gen. (askanews) – Sulla partita dei nuovi dazi minacciati dagli Usa sulla vicenda della Groenlandia “sappiamo che ci sono diverse opzioni” e alla Commissione europea “siamo pronti a reagire se non siamo in grado di trovare accordi costruttivi” con gli Usa. Lo ha affermato il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis nella conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo.

“Tutti gli strumenti sono sul tavolo – ha rimarcato – quindi non stiamo escludendo alcuna possibilità. Vedremo, cercheremo un impegno costruttivo, ma siamo pronti a reagire”.

“È chiaro che questa minaccia di dazi rispetto alla Groenlandia non è accettabile e ora ci sono intense consultazioni in corso, rispetto alla risposta Usa, tra cui il Consiglio Ue straordinario di giovedì, per discutere questa vicenda. È chiaro – ha detto – che dobbiamo chiarire la nostra strada e il nostro impegno con gli Usa e trovare una soluzione costruttiva, ma stiamo anche considerando altre possibili risposte rispetto agli strumenti che abbiamo a disposizione che, con tutti questi sviluppi che si stanno muovendo, potrebbero diventare giustificati”.

Mattarella ricorda compiti toghe: attuano Costituzione e sono imparziali

Roma, 19 gen. (askanews) – Siate “‘agenti della Costituzione”, attori nella difesa della legalità e della giustizia, presidio dei diritti di ogni persona”. E’ l’auspicio che Sergio Mattarella ha rivolto ai magistrati in tirocinio che ha ricevuto come ogni anno al Quirinale. A loro innanzitutto, ma non solo, ha ricordato quale compito li aspetti nell’iniziare questa impegnativa carriera.

Nel salone dei Corazzieri sono 354 i giovani magistrati accolti dal Presidente della Repubblica, insieme al vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, alla Presidente della Scuola Superiore della Magistratura, Silvana Sciarra, al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ai componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, il direttivo della Scuola Superiore della Magistratura, il Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione, Pasquale D’Ascola, il Procuratore generale presso la Corte Suprema di Cassazione, Pietro Gaeta.

Mentre il dibattito pubblico è monopolizzato dal referendum sulla separazione delle carriere il Presidente della Repubblica si è limitato a ribadire i principi fondanti su cui si regge il sistema repubblicano ricordando in particolare quali siano i compiti della magistratura. In questi 80 anni di Repubblica, ha ricordato il capo dello Stato “la magistratura italiana ha contribuito all’attuazione dei principi costituzionali”. Una Costituzione, ha sottolineato il Presidente “che nata all’indomani dei devastanti conflitti mondiali e delle esperienze drammatiche delle dittature, si fonda sui principi della democrazia liberale basata sulla separazione tra i poteri”, con l’obiettivo di garantire i diritti di tutti.

“In tale quadro costituzionale, alla magistratura viene affidato un compito cruciale: applicare la legge e tutelare i diritti della persona. È un’attività complessa – ha ammonito Mattarella – che richiede maturità, profonda conoscenza delle fonti giuridiche e assoluta imparzialità nell’interpretazione”. Ma l’applicazione della legge non è un “mero automatismo” richiede anzi “ponderazione e valutazione” sia per il magistrato giudicante che per quello requirente, ha precisato.

Mattarella ha ribadito che la decisione giudiziaria “non è una verità assoluta ma è sottoposta a verifiche e controlli, come richiesto dalla Costituzione per qualunque attività istituzionale”, ha sottolineato l’importanza che la motivazione sia comprensibile per rispetto della centralità della persona e in base a quanto prescritto dall’art. 3 della Costituzione, giacché assicura la parità di trattamento. Di qui l’importanza del ruolo svolto dalla Corte di Cassazione per la sua funzione di orientamento e integrazione con le corti europee. Quindi ha posto l’accento sulla necessità di una opportuna preparazione: “la magistratura è selezionata sulla base di un concorso, peraltro particolarmente impegnativo, perché in tal modo si cerca di contribuire a garantire al meglio la professionalità necessaria ad assicurare l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario”. Due principi, autonomia e indipendenza che per Mattarella sono “indiscutibili” per garantire “che le decisioni siano adottate secondo diritto e non in base a ragioni esterne dovute a condizionamenti, pregiudizi, influenze o per il timore di ritorsioni o critiche”. Ecco perchè “per rendere effettiva tale indipendenza la Costituzione ha scelto il modello del governo autonomo della magistratura”.

Ai giovani magistrati Mattarella ha ricordato anche l’importanza della imparzialità del giudice, che va manifestata “in ogni contesto”. “Il rigore morale e l’alta professionalità costituiscono i due elementi che sorreggono la credibilità dell’Ordine giudiziario”, ha detto il Presidente. E infine un consiglio che vale per i magistrati ma non soltanto per loro: “il rifiuto di ogni forma di presunzione, attitudini che inducono alle doti preziose dell’umiltà e alla prudenza nel giudizio. Doti che, in ogni ambito e in ogni tempo, è sempre stato più facile elogiare che praticare”.

Groenlandia, Salvini: bene Meloni che agisce con prudenza

Roma, 19 gen. (askanews) – “Sulla Groenlandia devono decidere i groenlandesi. Bene fa il governo italiano ad avere un atteggiamento prudente. Mentre altri pensano di rispondere con la minaccia, coi bazooka, con controdazi e l’invio dei militari – e penso ai francesi – all’Italia e a tutta Europa penso convenga un atteggiamento ragionevole”. Lo ha detto il leader della Lega e vice-premier Matteo Salvini parlando al Tg3.

“Sicuramente Trump si comporta in maniera irrituale”, ha spiegato”. Ma “la risposta dell’Europa però deve essere univoca, non possono esserci solo Francia e Germania che decidono per tutti, perché non funziona così”.

Salvini, inoltre si è detto “d’accordo” con Giorgia Meloni, su un eventuale invio di militari italiani in Groenlandia solo nell’ambito di un’operazione Nato.

Ettore Scola: “Il cinema è un’autobiografia dello spettatore”

Ricorre oggi il decimo anniversario della scomparsa di Scola. Quella che segue non è soltanto un’intervista (ripescata dagli archivi de Il Ticino) a uno dei maggiori protagonisti del cinema italiano del Novecento, ma un dialogo sul senso del raccontare, sulla responsabilità degli autori, sul rapporto tra arte, popolo e coscienza collettiva. Ripercorrendo il neorealismo, la commedia all’italiana, il lavoro con gli attori e le trasformazioni della società, Scola riflette sul cinema come autobiografia dello spettatore e come strumento di educazione sentimentale, capace di leggere la storia attraverso i dettagli della vita quotidiana. Ne emerge il ritratto di un maestro che guarda al passato senza nostalgia e al futuro senza illusioni, affidando soprattutto ai giovani parole semplici e decisive – onestà, fiducia, speranza – come bussola per orientarsi nel tempo della crisi.

Maestro, è un vero onore essere al cospetto di uno dei più grandi poeti della cinematografia mondiale del ‘900. Grazie ai Suoi film e agli attori che hanno lavorato con Lei ci resta il dono di capolavori che hanno accompagnato e descritto la crescita della società del secondo dopoguerra, penetrando la quotidianità, i sentimenti, gli amori, le passioni, il carattere della nostra gente, svelando l’Italia agli italiani e al mondo. Possiamo dire che la Sua straordinaria capacità narrativa e di valorizzazione dei talenti nasceva e si è conservata nel tempo come espressione di una forte, intima passione: quella di un grande amore per il nostro popolo e per il nostro Paese?

Credo che la passione per quello che si fa e l’amore per il posto in cui si vive, per il popolo con il quale si cresce siano condizioni indispensabili per la riuscita di qualunque lavoro destinato a entrare in comunicazione con gli altri.

Dopo l’esordio con ‘Il sorpasso’, per la regia di Dino Risi, la Sua lunga carriera si è sviluppata nella duplice veste di sceneggiatore e di regista. Immagino ci sia un rapporto necessariamente complementare tra i ruoli: il film è anche lunga e laboriosa preparazione, oltre che idea, immaginazione…: va seguito, studiato, concretizzato. Può spiegare con poche parole al grande pubblico questo rapporto intrinseco tra sceneggiatura e regia di un film?

In realtà il mio primo esordio fu con Tino Scotti in “Fermi tutti, arrivo io” di Sergio Grieco, poi seguito da “Due volti con Cleopatra” e “Totò nella luna”: prima di passare alla regia vera e propria firmai 70 sceneggiature di film.

Ogni opera, di artista o di artigiano che sia, nasce da una ispirazione, dall’esigenza di rappresentare una determinata realtà o di individuarne le possibilità di cambiamento. 

Questa idea e questo soggetto vanno studiati, ampliati, immaginati negli sviluppi narrativi di una storia, nella evoluzione dei personaggi e delle loro psicologie, nella invenzione di quello che essi fanno, dicono e pensano. 

Questa scrittura o sceneggiatura sarà poi tradotta nelle immagini, nei movimenti e nelle atmosfere che saranno scelti dalla regia.

Nel cinema d’autore sono fasi distinte tra loro ma non indipendenti, poiché ognuna contribuisce alla progressiva definizione del significato del film.

Perché il nostro cinema – dal neorealismo alla commedia all’italiana – ha saputo conservare una sua specificità che l’ha reso diverso, forse più intimo e vicino ai sentimenti popolari di quanto sia accaduto altrove?

Dal neorealismo alla commedia all’italiana il nostro cinema si è distinto da quello degli altri paesi per la sua particolare attenzione alla realtà, tanto che tutta la nostra storia, dal secondo conflitto mondiale fino ad oggi è stata raccontata più dal cinema che dalla scuola.

E il pubblico ha spesso riconosciuto in quei film anche la sua storia personale.

Mi consenta una rapida citazione degli attori che Lei ha diretto e che hanno fatto insieme a Lei la storia del cinema: Sordi, Tognazzi, Gassman, Manfredi, Mastroianni, Sophia Loren, Stefania Sandrelli, Fanny Ardant, Troisi, Depardieu, Castellitto…Mi scuso se mi fermo a questi nomi.  Che cosa ha significato per Lei condividere e guidare l’espressività artistica e la capacità comunicativa di questi grandi personaggi, presentarli magari con profili interpretativi diversi da quelli già noti? Com’erano, visti da vicino, da persone oltre che da attori?

La commedia italiana è stata un cinema d’autori: sceneggiatori, registi e attori e io ho avuto la fortuna di lavorare con i più grandi di loro fin dagli inizi della mia carriera, nei giornali satirici,alla radio e nel cinema (in qualità di anonimo sceneggiatore aggiunto, di gagman, di ‘negro’ dei colleghi già affermati).

Quando mi guadagnai l’onore della firma come sceneggiatore conoscevo già tutti e di qualcuno ero diventato amico personale.

Da regista fu per me naturale rivolgermi a loro per averli nei miei film: molti nel frattempo erano diventati attori di grande successo e avevano già interpretato decine e decine di ruoli, quindi sentii l’esigenza di riproporli in interpretazioni diverse da quelle che avevano già fornito, avvalendomi della conoscenza privata della loro indole, della loro natura, delle loro possibilità artistiche non ancora frequentate.

Dell’epoca contemporanea si dice che è complessa ed attraversata da una deriva di crisi e da una carenza di identità. Eppure la società del dopoguerra usciva da un periodo di tribolazioni, di miseria, di disperazione: dobbiamo alla sofferenza, al talento e alla genialità dei singoli, o alle speranze collettive, quella grande e forse irripetibile stagione del cinema? Che cosa manca a questo nostro tempo dell’omologazione culturale e dell’appiattimento del merito per esprimere nuove eccellenze artistiche?

La realtà del nostro Paese non è mai stata avara, con gli autori italiani, di spunti, suggestioni e ispirazioni drammatiche o comiche (o, talvolta, tragicomiche).

E non lo è certo neppure oggi.

La responsabilità di un ‘cinema flebile’ non è, non può essere, della realtà.
Infatti abbiamo esempi anche recenti di film assai riusciti che riescono a interpretare i disagi e le speranze della collettività.

Ma in un Paese economicamente, politicamente e culturalmente in crisi è comprensibile che anche il “suo” cinema sia in crisi. Non è tempo di sterili piagnistei e di anime afflitte, ma di forti volontà di cambiamento.

E non soltanto nel nostro cinema.

Non sono un critico cinematografico e azzardo una timida interpretazione personale: dei Suoi film mi colpisce e mi intriga l’abile capacità di ambientazione, anche in contesti intimi, ristretti, quasi teatrali, dove emergono i profili psicologici dei personaggi.  Ognuno di noi ci ritrova infatti una parte di sé. Penso ad esempio a Sordi in “La più bella serata della mia vita”, a “La famiglia” e alla descrizione del lento, lungo inesorabile declino delle consuetudini e dei ruoli domestici…  E poi lo sfondo, la cronaca che richiama la Storia e dal particolare riesce a descrivere i grandi avvenimenti valorizzando i gesti, le azioni e i vissuti di personaggi che ne sono il corollario: spiegare e far capire il tutto partendo dai dettagli. Mi riferisco a “Una giornata particolare”… “La terrazza”…”Ci eravamo tanto amati”…   Si riconosce in queste cifre stilistiche?

I due aspetti che lei evidenzia li riconosco come miei interessi prevalenti e forse caratterizzanti. Sono tendenze istintive, personali. Ciascuno ha le sue.

Lei dice che nei miei film “ognuno ritrova una parte di sé”.  Non so se sia vero ma so che è stata questa l’ambizione che ha – quasi sempre – animato le cose che ho fatto.

Non avendo soverchia fiducia nella mia autobiografia – permessa soltanto ad autori di grande esperienza di vita, come quelle di Jack London, Hemingway, Primo Levi – ho tentato allora di interpretare qualche tratto del sentire collettivo in alcune autobiografie dello spettatore.

Mi pare che si assista ad un lento e graduale declino del cinema come fonte narrativa: è la Tv, sono i mass media che parlano direttamente alla gente e al Paese. Che cosa abbiamo perduto in questo lento transito? Resterà il cinema, forse ancor più del teatro, una nicchia ristretta di fruizione dello spettacolo? Ci sarà ancora bisogno del cinema per descrivere, spiegare, far riflettere? Mentre DVD e Tv on-demand, ma in genere tutte le nuove tecnologie accrescono le possibilità di una fruizione individuale dello spettacolo e contemporaneamente aumentano i mezzi di comunicazione a nostra disposizione, la gente si parla e si capisce con sempre maggiore difficoltà: perché?

La tecnologia ha valenza eticamente neutra, è anzi un’opportunità e si caratterizza e qualifica per come viene utilizzata.

In via generale non credo che le nuove tecnologie e le conquiste dell’informatica mettano in crisi l’ispirazione di processi creativi, poichè in esse possono anzi trovare alimento inedite opportunità espressive. Possono anche introdurre elementi positivi o negativi nei comportamenti individuali e collettivi, dipende dal fatto se prevale un atteggiamento dettato dall’uso dell’intelligenza personale o se si subiscono i condizionamenti negativi delle prevalenti derive sociali.

Non vanno demonizzate né santificate: una scemenza in 3D resta una scemenza.

Certo la Tv è oggi quantitativamente preponderante: ma non è un fatto tecnico bensì di consuetudini e stili di vita indotti. I giovani subiscono infatti messaggi e spettacoli diseducativi e non certo per loro scelta, non essendo gli artefici dei palinsesti televisivi.

Maestro, oltre a conservare il dovere della memoria e la nostalgia del ricordo, affinché tutto sia utile e nulla vada perduto, ci è necessario – oggi più che mai – guardare con fiducia al domani, andare oltre, immaginare, sognare, per capire a quali speranze possiamo legare il futuro dell’umanità. Le chiedo – alla luce della Sua straordinaria esperienza umana e culturale – di suggerire ai giovani almeno tre cose per le quali vale la pena di vivere e di darsi da fare…

Tocca ai giovani – non fosse altro perché il loro futuro è più lungo – mandare avanti il mondo.

Progetto ambizioso e oggi forse più che mai difficile per una generazione che non sembra avviata a godere di particolari vantaggi: l’eredità non è succulenta, i punti di riferimento e i modelli sono scarsi, la circolazione delle idee è caotica e non si capisce perché – visto che in realtà di idee ne circolano così poche….

Le ideologie hanno tutte superato la loro data di scadenza, quanto ai ‘fulgidi esempi’ neanche a parlarne…

Ma chissà che proprio in questo deserto culturale i ragazzi non riescano a rintracciare qualche vantaggio? A scegliere per loro stessi alcune parole meno imbrattate da un uso sconsiderato? 

Vecchie parole che tornino nuove, parole semplici del tipo onestà, pulizia, fiducia, speranza. Parole che procurino pensiero, che portino ad agire, che diventino esse stesse programma.

E’ morto lo stilista Valentino Garavani

Roma, 19 gen. (askanews) – E’ morto lo stilista Valentino. Aveva 93 anni.

“Valentino Garavani – si legge nella nota della Fondazione – si è spento oggi nella serenità della sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari”.

Si terrà mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio 2026, dalle 11:00 alle 18:00, la camera ardente dello stilista Valentino, scomparso oggi all’età di 93 anni. Lo fa sapere in una nota la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, sottolineando che la camera ardente sarà allestita presso PM23, in Piazza Mignanelli 23 a Roma, “Il funerale – prosegue la nota – si terrà venerdì 23 gennaio 2026, alle ore 11.00, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica 8 a Roma”.

Mattarella: le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura sono indiscutibili

Roma, 19 gen. (askanews) – “La magistratura italiana ha contribuito all’attuazione dei principi costituzionali”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando al Quirinale nel corso dell’incontro con i magistrati ordinari in tirocinio nominati nell’aprile scorso.

“Al contempo, ha vissuto un’ampia evoluzione nello svolgimento dei compiti che l’architettura costituzionale le ha attribuito. Il percorso svolto fino a oggi è utile per comprendere il ruolo della magistratura e gli ambiti entro i quali si deve svolgere la funzione assegnatale dalla Costituzione, nell’esercizio della giurisdizione attraverso l’interpretazione e l’applicazione rispettosa e imparziale della legge”, ha aggiunto il capo dello Stato.

“La nostra Carta fondamentale, al pari delle altre costituzioni europee nate nel secondo novecento, all’indomani dei devastanti conflitti mondiali e delle esperienze drammatiche delle dittature, si fonda sui principi della democrazia liberale basata sulla separazione tra i poteri. Essa persegue, infatti, il duplice obiettivo di bilanciare i poteri dello Stato e di garantire i diritti inviolabili e le libertà fondamentali di ciascuno”, ha ricordato Mattarella, aggiungendo: “In questo quadro costituzionale, alla magistratura viene affidato un compito cruciale: applicare la legge e tutelare i diritti della persona. È un’attività complessa che richiede maturità, profonda conoscenza delle fonti giuridiche e assoluta imparzialità nell’interpretazione”. E “le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura sono indiscutibili, proprio perché funzionali ad assicurare che le decisioni siano adottate secondo diritto e non in base a ragioni esterne dovute a condizionamenti, pregiudizi, influenze o per il timore di ritorsioni o critiche. Per rendere effettiva tale indipendenza la Costituzione ha scelto il modello del governo autonomo della magistratura”.

Giustizia, Mattarella: Costituzione si fonda su separazione poteri

Roma, 19 gen. (askanews) – “La nostra Carta fondamentale, al pari delle altre costituzioni europee nate nel secondo novecento, all’indomani dei devastanti conflitti mondiali e delle esperienze drammatiche delle dittature, si fonda sui principi della democrazia liberale basata sulla separazione tra i poteri. Essa persegue, infatti, il duplice obiettivo di bilanciare i poteri dello Stato e di garantire i diritti inviolabili e le libertà fondamentali di ciascuno”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando al Quirinale nel corso dell’incontro con i magistrati ordinari in tirocinio nominati nell’aprile scorso.

“In questo quadro costituzionale, alla magistratura viene affidato un compito cruciale: applicare la legge e tutelare i diritti della persona. È un’attività complessa che richiede maturità, profonda conoscenza delle fonti giuridiche e assoluta imparzialità nell’interpretazione”, ha aggiunto il capo dello Stato.

Mattarella: magistratura ha contribuito ad attuazione Costituzione

Roma, 19 gen. (askanews) – “La magistratura italiana ha contribuito all’attuazione dei principi costituzionali”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando al Quirinale nel corso dell’incontro con i magistrati ordinari in tirocinio nominati nell’aprile scorso.

“Al contempo, ha vissuto un’ampia evoluzione nello svolgimento dei compiti che l’architettura costituzionale le ha attribuito. Il percorso svolto fino a oggi è utile per comprendere il ruolo della magistratura e gli ambiti entro i quali si deve svolgere la funzione assegnatale dalla Costituzione, nell’esercizio della giurisdizione attraverso l’interpretazione e l’applicazione rispettosa e imparziale della legge”, ha aggiunto il capo dello Stato.

Trump: dazi ai Paesi europei? Lo farò, al 100%, se non troveranno un accordo sulla Groenlandia

Roma, 19 gen. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in una breve intervista telefonica rilasciata oggi alla NBC News, ha affermato che al “100 per cento” imporrà dazi ai paesi europei se non troveranno un accordo sulla Groenlandia.

Alla domanda se avrebbe portato a termine i piani di imporre dazi sulle nazioni europee in assenza di un accordo sulla Groenlandia, Trump ha risposto: “Lo farò, al 100 per cento”. Nell’intervista, Trump ha anche criticato i leader europei che si sono opposti ai suoi sforzi per acquisire la Groenlandia, che secondo lui è necessaria per salvaguardare la sicurezza nazionale dalle minacce esterne.

“L’Europa dovrebbe concentrarsi sulla guerra con Russia e Ucraina, perché, francamente, vedete cosa hanno ottenuto, loro”, ha detto Trump. “È su questo che l’Europa dovrebbe concentrarsi, non sulla Groenlandia”. Nella breve intervista esclusiva con l’emittente statunitense NBC News, il presidente degli Usa Donald Trump è stato comunque cauto sulle sue prossime mosse in merito al controllo della Groenlandia.

Alla domanda se avrebbe usato la forza per impadronirsi della Groenlandia, il presidente ha risposto: “Nessun commento”.

In merito al Premio Nobel per la Pace, Trump ha infine respinto l’idea che la Norvegia non abbia alcuna influenza sulla competizione e che la decisione spetti esclusivamente al comitato. “La Norvegia ha il controllo totale, nonostante quello che dicono”, ha detto il presidente alla NBC News.

Donald Trump continua ad alimentare le tensioni con gli alleati Nato sulla Groenlandia e in un duro messaggio rivolto al primo ministro norvegese, il presidente degli Stati Uniti ha sottolineato che “non si sente più obbligato a pensare esclusivamente alla pace” dopo essere stato snobbato per il Premio Nobel per la Pace.

Il presidente americano, che ha inviato una bizzarra lettera – così la definisce il quotidiano inglese Independent – a Jonas Gahr Store, ha insistito sul fatto che gli Stati Uniti dovrebbero controllare la Groenlandia perché la Danimarca non sarebbe in grado di proteggerla da Russia e Cina, mettendo in discussione la rivendicazione storica di lunga data di Copenaghen sul territorio.

“Ho fatto più io per la Nato di chiunque altro dalla sua fondazione e ora” l’Alleanza atlantica “dovrebbe fare qualcosa per gli Stati Uniti”, ha scritto Trump nella missiva, trapelata questa mattina. “Il mondo non è sicuro a meno che non abbiamo un controllo completo e totale della Groenlandia”, ha aggiunto.

Il tycoon è sembrato attribuire agli alleati la responsabilità del suo “catastrofico” cambiamento di politica estera, sostenendo che, visto che la Norvegia non gli ha conferito il Premio Nobel per la Pace lo scorso anno, ora poteva mettere al primo posto gli interessi degli Stati Uniti. L’ufficio del premier di Oslo non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento. Il governo norvegese non ha alcun ruolo nel determinare l’assegnazione del Premio Nobel.

Oltre 300 pizze donate ai meno fortunati a Napoli

Roma, 19 gen. (askanews) – Sono oltre 300 le pizze donate da l’Antica Pizzeria Da Michele alle persone con fragilità che frequentano la Mensa del Carmine a Napoli. L’occasione è la festività di Sant’Antonio Abate (Sant’Antuono), patrono del focolare e protettore dei pizzaioli che si celebra il 17 gennaio, ormai anche nota come “Giornata Mondiale del pizzaiolo”, e si ripete per il secondo anno consecutivo.

L’Antica Pizzeria Da Michele, che ormai conta 80 sedi in 5 continenti, ha realizzato un calendario di iniziative benefiche proprio da dove tutto è partito, la regione Campania. L’evento segna infatti la tappa conclusiva di “Spicchi d’Amore”, il progetto del “Natale solidale” promosso dall’Antica Pizzeria Da Michele in tutta la regione del sud Italia. Il calendario ha visto le diverse sedi campane del brand – Aversa, Caserta, Pompei, Salerno e Napoli – impegnate al fianco di associazioni e parrocchie locali, con l’obiettivo di trasformare un simbolo dell’eccellenza napoletana – la pizza – in un gesto concreto di vicinanza verso le fasce più fragili della popolazione.

Nato idealmente come chiusura del mese dedicato ai diritti dell’infanzia, “Spicchi d’Amore” si è evoluto in un percorso di attenzione costante verso le comunità locali, culminando proprio nel giorno dedicato al “santo del fuoco”, figura centrale nella cultura e nella tradizione dell’arte bianca.

Sergio Condurro e Francesco Ciotola, AD de l’Antica Pizzeria Da Michele, sottolineano il valore simbolico dell’evento: “Per noi la pizza è da sempre sinonimo di accoglienza e famiglia. Celebrare Sant’Antuono, ospitando gli amici della Mensa del Carmine, non è solo un omaggio alla nostra tradizione, ma un dovere morale verso la nostra città. Con “Spicchi d’Amore” abbiamo voluto dimostrare che l’impresa può e deve farsi carico del benessere collettivo, offrendo non solo un pasto, ma un momento di gioia e dignità a chi ne ha più bisogno”.

Suor Marisa Pitrella, direttrice della Caritas Napoli, esprime profonda gratitudine per il rinnovo di questa collaborazione: “In occasione della festa di Sant’Antonio Abate abbiamo festeggiato con le nostre sorelle e fratelli nell’Antica Pizzeria Da Michele. È il secondo anno che ci invitano a mangiare una pizza da seduti insieme con tutti i nostri amici, è un momento molto bello di condivisione e di fraternità ed è per questo che vogliamo ringraziare la famiglia Condurro per questo gesto di solidarietà, un gesto bello che fa sentire vicini e dà dignità alle persone. Un gesto che dice ai fratelli: non siete soli, vi siamo vicini e vi vogliamo bene, non scoraggiatevi perché potete rialzarvi e continuare a sperare. Auspichiamo che anche altre pizzerie e ristoranti possano essere contagiati da questa esperienza per dimostrare vicinanza a chi in un periodo della propria vita vive un momento di fragilità”.

Attiva da decenni nel cuore di Napoli, la Mensa del Carmine opera quotidianamente per garantire pasti caldi e un clima di profonda umanità. La collaborazione con l’Antica Pizzeria Da Michele ribadisce l’importanza della rete tra realtà imprenditoriali e terzo settore per contrastare l’emarginazione sociale e promuovere la cultura del dono.

A Roma il cast di The Beauty, serie tra thriller e ossessione bellezza

Roma, 19 gen. (askanews) – “Una sola dose e sei una bomba”. Questo il claim per lanciare “The Beauty”, farmaco miracoloso che trasforma chiunque in bellissimo ma dagli effetti terrificanti. E il titolo della nuova serie thriller di FX creata e diretta da Ryan Murphy che debutta il 22 gennaio su Disney+.

È stata girata anche a Roma e a Venezia, e nella Capitale sono arrivati per presentarla alcuni dei protagonisti: Evan Peters, Rebecca Hall, Anthony Ramos, Jeremy Pope e Ashton Kutcher.

I primi due interpetano due agenti dell’FBI chiamati a far luce su alcune morti misteriose tra le modelle: da Parigi, all’Italia a New York, sembra un’epidemia che dilaga e minaccia l’umanità; come un virus sessualmente trasmissibile capace però di trasformare esteticamente le persone. E dietro c’è il miliardario Ashton Kutcher, che lo ha creato ed è disposto a tutto per proteggere il suo impero miliardario.

Rebecca Hall ha detto che fin dall’inizio ha pensato fosse

“la trama più estrema e fulminante di Ryan Murphy mai sentita prima”. “Poi mi hanno detto che avrei girato a Roma, Venezia e New York, dove vivo. Quindi è stato un po’ come dire: questo sì che è un progetto geniale”.

Ashton Kutcher ha detto di essersi ispirato ad alcuni amici molto ricchi per il suo personaggio, al loro modi di affrontare i problemi della vita come se non lo fossero. E sulla serie ha commentato: “Credo che ponga questa domanda fondamentale: dove ti collochi nello spettro di ciò che è accettabile? Perché è socialmente accettabile cambiarsi i denti con l’apparecchio, ma in alcuni posti non è socialmente accettabile sottoporsi a una rinoplastica? Dove si colloca ognuno in questa miriade di rischi? Potrebbero esserci effetti collaterali, potrebbero esserci cose che vanno storte e ognuno ha un diverso livello di tolleranza”.

E in merito alle sue scene con la nostra Isabella Rossellini, tra le guest star: “Lei è un’eroina, una leggenda, incredibile. È stato straordinariamente impegnativo lavorare con lei…

Ho cercato la sua approvazione in ogni singola scena. E poi la magia di Ryan Murphy e di ciò che ha creato sono questi due personaggi: quest’uomo ha creato una versione sintetica della bellezza…Lei, il modo in cui la mostra è facendole indossare tutti questi straordinari abiti di alta moda, tutti fatti a mano, ogni parte di lei è bellezza fatta a mano, mentre ogni parte del mio personaggio è bellezza sintetica, il che è davvero una dicotomia straordinaria” ha raccontato.