Due tasse, due risposte
La California non ha votato contro le tasse sui ricchi. Ha distinto, piuttosto, fra due modi di tassarli. La Proposition 3, che rende permanenti le aliquote maggiorate sui redditi elevati, raccoglie circa il 59% dei consensi. La Proposition 40, che introduce un prelievo straordinario del 5% sui patrimoni superiori al miliardo di dollari, viene invece respinta dal 56% degli elettori.
Non è una contraddizione. La prima misura conferma un’imposizione già esistente; la seconda interviene direttamente sulla ricchezza accumulata, comprese le partecipazioni azionarie. Cambiano la base imponibile, gli effetti economici e la percezione del rischio.
Il denaro contro la tassa
Il Washington Post ha documentato uno squilibrio impressionante nella pubblicità elettorale: 148 milioni di dollari spesi dagli oppositori della patrimoniale contro appena 572 mila dai sostenitori. Circa 250 a uno. Il Los Angeles Times ha calcolato che quasi il 90% degli oltre 351 milioni mobilitati nella battaglia referendaria era destinato a sconfiggere la tassa.
Sergey Brin, cofondatore di Google, ha contribuito personalmente con 102 milioni. Non è difficile comprendere perché: l’imposta avrebbe colpito direttamente alcune delle maggiori fortune della Silicon Valley.
Ma attenzione alle semplificazioni. La patrimoniale sollevava problemi reali: valutazione degli attivi, possibile fuga dei contribuenti, effetti sul gettito futuro. Anche il governatore democratico Gavin Newsom l’ha contrastata, preferendo una soluzione fiscale nazionale.
Resta tuttavia una domanda: quando una parte dispone di risorse pubblicitarie 250 volte superiori all’altra, quanto è equilibrata la formazione del consenso?
Il paradosso democratico
Il quadro si completa con la Proposition 4, che avrebbe consentito finanziamenti pubblici alle campagne elettorali, superando un divieto del 1988. Anche questa proposta è stata respinta.
Il risultato è paradossale. Gli elettori hanno voluto conservare una tassazione progressiva dei redditi, ma hanno respinto sia un’imposta straordinaria sulle grandi fortune sia uno strumento per ridurre la dipendenza della politica dai finanziatori privati.
Non significa che i miliardari abbiano comprato il voto. Significa però che la concentrazione della ricchezza può tradursi in una straordinaria capacità di orientare il dibattito pubblico.
La lezione californiana non è dunque la vittoria dei moderati sui radicali. È la difficoltà, anche per una democrazia progressista, di conciliare redistribuzione, crescita e uguaglianza delle condizioni del confronto politico.

