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Carlo Acutis, oltre i like: la fede e la sfida digitale

La figura di Acutis suscita devozione e interrogativi sulla comunicazione della santità. La sua esperienza invita anche a riflettere sull’educazione dei giovani al mondo digitale.

Dopo il successo del documentario su Carlo Acutis, per alcuni versi commovente, si sono riaccesi i riflettori su questa figura, che rappresenta senza dubbio una novità nel panorama cattolico giovanile.

La canonizzazione di Carlo Acutis, celebrata il 7 settembre 2025 in piazza San Pietro da papa Leone XIV, ha riportato al centro dell’attenzione una figura religiosa insolita per la sua età e per il rapporto con la tecnologia. Nato a Londra nel 1991, cresciuto a Milano e morto nel 2006, a soli quindici anni, a causa di una leucemia fulminante, Acutis è diventato santo dopo un percorso iniziato con la causa di beatificazione e proseguito con il riconoscimento di due miracoli attribuiti alla sua intercessione.

In modello per gli adolescenti?

La sua storia divide meno sul piano della devozione personale che su quello dell’interpretazione: per alcuni rappresenta un modello vicino agli adolescenti di oggi; altri invitano invece a non trasformare la sua vicenda in un’immagine semplificata o in un fenomeno esclusivamente mediatico.

Carlo Acutis trascorse gran parte della sua vita a Milano. Frequentò la scuola, praticò sport e si interessò molto all’informatica. Parallelamente sviluppò una forte partecipazione alla vita religiosa: secondo le fonti della Santa Sede, era legato alla Messa, alla preghiera, all’Eucaristia e al volontariato. Utilizzò inoltre le proprie competenze digitali per realizzare materiali e siti dedicati alla fede, tra cui una ricerca sui miracoli eucaristici.

Il percorso verso la beatificazione passò attraverso il riconoscimento delle virtù eroiche nel 2018; nel 2020 Acutis fu beatificato ad Assisi. La Santa Sede riconobbe poi un secondo miracolo e il percorso si concluse con la canonizzazione del 7 settembre 2025. Il Dicastero delle Cause dei Santi lo presenta come un giovane molto legato alla devozione mariana e all’Eucaristia, ricordando anche il volontariato con le persone senza dimora e nelle mense dei poveri.

 

Perché i sostenitori lo considerano una figura vicina ai giovani

Tra coloro che guardano positivamente alla figura di Acutis, un elemento ricorrente è la sua età. Non viene presentato come un personaggio vissuto in un’epoca lontana, ma come un adolescente cresciuto tra scuola, sport, amicizie e computer. Questo rende la sua biografia facilmente comprensibile ai ragazzi contemporanei.

Alcuni educatori e studiosi citati dalla stampa hanno osservato che proprio questa vicinanza generazionale favorisce l’identificazione. La sua storia viene quindi proposta come quella di un ragazzo che, pur utilizzando strumenti moderni, attribuiva grande importanza alla propria esperienza religiosa. Anche il suo lavoro con Internet viene letto dai sostenitori come esempio di utilizzo della tecnologia per comunicare contenuti religiosi.

Per i fedeli che ne sostengono la devozione, la canonizzazione rappresenta inoltre il riconoscimento di un percorso spirituale iniziato molto presto. La grande partecipazione alla cerimonia del 2025 e il flusso di pellegrini ad Assisi sono indicati come segnali dell’interesse suscitato dalla sua figura.

 

Le posizioni più caute e le discussioni

Accanto all’entusiasmo esistono però anche posizioni più caute. Una prima questione riguarda il modo in cui Acutis viene definito “santo di Internet” o “patrono di Internet”. Questa formula è molto diffusa nel linguaggio giornalistico e popolare, ma non coincide con il dato essenziale del processo canonico: la Chiesa ha valutato la sua vita e ha seguito una procedura specifica per riconoscerne le virtù e i miracoli, non semplicemente il suo rapporto con la tecnologia.

Un secondo punto riguarda i miracoli attribuiti alla sua intercessione. Il riconoscimento ecclesiastico dei miracoli appartiene alla procedura della canonizzazione, ma il loro significato religioso non viene interpretato nello stesso modo da tutti. Inoltre, alcuni teologi guardano con prudenza alla diffusione dei materiali sui miracoli eucaristici raccolti da Acutis, distinguendo tra devozione e valutazione storico-teologica dei singoli episodi.

Un’ulteriore discussione riguarda il rischio di trasformare una figura religiosa in un fenomeno commerciale o mediatico. Nel 2025 il vescovo di Assisi denunciò la vendita online di presunte reliquie di Acutis. Il Dicastero delle Cause dei Santi ribadì che le reliquie autentiche devono essere certificate e che non devono essere vendute. L’episodio non riguarda direttamente la validità della canonizzazione, ma mostra le tensioni che possono accompagnare una figura diventata molto popolare.

Il caso Acutis mostra quindi due modi differenti di leggere la stessa vicenda. Per i sostenitori, l’aspetto più importante è la possibilità di presentare ai giovani una persona della loro stessa epoca, capace di unire fede, scuola, amicizie e tecnologia. Per gli osservatori più critici, invece, è necessario distinguere la biografia documentata dalla costruzione di un’immagine pubblica: il successo mediatico, la definizione di “santo di Internet” e la grande attenzione intorno alla sua tomba sono fenomeni successivi alla sua morte e non costituiscono, da soli, elementi del processo di canonizzazione.

La discussione riguarda anche il ruolo della famiglia e della comunicazione. La madre di Carlo, Antonia Salzano, ha sostenuto pubblicamente la memoria del figlio e ha risposto alle accuse secondo cui la ricchezza della famiglia avrebbe potuto influenzare il processo, respingendole e affermando che i miracoli non possono essere comprati. Si tratta di una posizione personale che va distinta dai passaggi formali della procedura ecclesiastica.

 

Social media e giovani: tra rischi e opportunità

Oggi Carlo Acutis è dunque una figura religiosa riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa cattolica e, nello stesso tempo, un fenomeno culturale che interessa educatori, giornalisti, credenti e osservatori esterni alla Chiesa. Le valutazioni sul suo significato possono essere diverse, ma i fatti essenziali restano: è nato nel 1991, è morto nel 2006, è stato beatificato nel 2020 e canonizzato nel 2025. Il confronto tra le interpretazioni favorevoli e quelle più critiche riguarda soprattutto il modo in cui questa vicenda viene raccontata e il significato che le viene attribuito nella società contemporanea.

La storia di Carlo Acutis permette però di riflettere anche su un tema più ampio: il rapporto tra i giovani e i social media. Questi strumenti non sono, di per sé, né positivi né negativi. Molto dipende dal modo in cui vengono utilizzati, dagli obiettivi che si perseguono e dalla capacità di sviluppare un uso consapevole della tecnologia.

I social possono certamente essere utilizzati per diffondere informazioni false, alimentare fenomeni di emulazione, costruire immagini artificiali di sé o trasformare la ricerca di consenso in una competizione continua. Per alcuni giovani il numero di “like”, commenti e visualizzazioni può diventare un parametro con cui misurare la propria popolarità e, in alcuni casi, il proprio valore personale. Anche la pubblicazione continua di fotografie e contenuti relativi ai luoghi visitati, alle vacanze o alle esperienze quotidiane può trasformarsi in una sorta di gara a mostrare agli altri una vita apparentemente perfetta.

Ma sarebbe riduttivo considerare i social media soltanto attraverso i loro aspetti problematici. Le piattaforme digitali possono infatti rappresentare anche importanti strumenti di comunicazione, informazione, educazione e crescita personale. Attraverso Internet un giovane può approfondire un argomento scolastico, seguire corsi e conferenze, confrontarsi con persone che condividono gli stessi interessi, conoscere realtà culturali diverse e accedere a contenuti che altrimenti sarebbero difficilmente disponibili.

In questo senso, la vicenda di Carlo Acutis può essere letta anche come un esempio di come le competenze tecnologiche possano essere messe al servizio della comunicazione di idee e valori. Acutis utilizzò le proprie conoscenze informatiche per realizzare contenuti legati alla fede. Al di là della dimensione religiosa della sua esperienza, il suo caso permette di porsi una domanda attuale: è possibile utilizzare gli strumenti digitali non soltanto per intrattenersi, ma anche per imparare, comunicare e costruire qualcosa di utile per gli altri?

 

Educare alla tecnologia: il compito di famiglia e scuola

La risposta dipende in larga misura dall’educazione all’uso della tecnologia. Per i giovani non è sufficiente conoscere il funzionamento tecnico di uno smartphone o di un social network: è importante sviluppare anche capacità di analisi e senso critico. Significa, per esempio, imparare a distinguere una notizia verificata da una fake news, riconoscere i contenuti manipolatori, comprendere che ciò che viene mostrato sui social rappresenta soltanto una parte della realtà e riflettere sulle conseguenze della condivisione di un contenuto.

Un ruolo importante può essere svolto dalla collaborazione tra famiglia e scuola. L’educazione digitale non dovrebbe essere considerata soltanto come un insieme di divieti o restrizioni, ma come un percorso che aiuti i ragazzi a comprendere le opportunità e i rischi del mondo online. Famiglie e insegnanti possono accompagnare i giovani nella costruzione di un rapporto più equilibrato con la tecnologia, promuovendo il confronto, la responsabilità e la capacità di scegliere autonomamente come e quando utilizzare gli strumenti digitali.

Pensare di fermare la tecnologia attraverso provvedimenti esclusivamente repressivi può rivelarsi una pura illusione. Smartphone, Internet e social media fanno ormai parte della vita quotidiana e il problema non consiste soltanto nel limitarne l’utilizzo, ma soprattutto nel comprendere come utilizzarli in modo consapevole.

In questa prospettiva, la storia di Carlo Acutis può offrire uno spunto di riflessione anche a chi non è credente. Al di là della fede e della sua canonizzazione, la sua vicenda richiama infatti l’attenzione su una questione molto contemporanea: come trasformare la tecnologia da semplice strumento di consumo e intrattenimento in un mezzo attraverso il quale comunicare, imparare, condividere conoscenze e sviluppare relazioni. È proprio su questo terreno che il rapporto tra giovani, educazione e mondo digitale può diventare una delle sfide più importanti della società contemporanea.