Uno sciopero prima della manovra
Sino ad oggi non avevamo ancora sentito parlare dello sciopero preventivo. Cioè dell’indizione di uno sciopero generale contro una manovra economica e finanziaria del Governo quando la suddetta manovra ancora non c’è. Almeno pubblicamente.
Ancora una volta la Cisl, attraverso la segretaria generale Daniela Fumarola, ha indicato la strada più responsabile e più corretta nell’affrontare la difficile fase economica e sociale che stiamo attraversando. E cioè, non è con l’approccio ideologico e puramente politico che si possono trovare le soluzioni più congeniali per il nostro Paese. A cominciare, appunto, dall’organizzare uno sciopero generale di natura preventiva.
Con questi metodi non si aiuta la crescita economica e produttiva da un lato e, dall’altro, non si favorisce neanche il rafforzamento della giustizia sociale.
Il richiamo di Mattarella alla dignità del lavoro
Ancora una volta, al riguardo, è stato il Presidente della Repubblica Mattarella a indicare la strada senza cadere nella propaganda e nella tifoseria. Lo ha fatto durante il suo intervento per la consegna delle Stelle al Merito del Lavoro.
Ha detto il Capo dello Stato che «L’Europa è chiamata a difendere i valori della propria civiltà e a sostenere il proprio modello sociale: può farlo soltanto mediante innovazioni, e governandole, avversando atteggiamenti secondo i quali una appropriata dinamica salariale, anziché rappresentare il corrispettivo della dignità del lavoratore, sia costo da ridurre per ottenere competitività».
Per poi aggiungere che «La ipotizzata fine del lavoro – proposta come superamento da chi lo considera erroneamente una forma di alienazione – è visione che può condurre a una compressione della stessa libertà e a una organizzazione sempre più duale dei diritti nella società. Una società divisa tra pochi ricchi Epulone e tanti, tanti Lazzaro».
Concertazione sociale contro propaganda
Insomma, attorno al tema del lavoro, della giustizia sociale, della rivendicazione dei diritti e della crescita del nostro sistema economico e produttivo non possiamo solo e sempre scivolare lungo i rivoli della propaganda spicciola.
Servono quelle categorie che un tempo le grandi forze politiche e democratiche, le grandi organizzazioni sindacali e governi responsabili sapevano mettere in campo: dalla concertazione sociale al dialogo e al confronto tra le parti sociali; da un approccio seriamente e credibilmente riformista alla difesa degli interessi concreti dei lavoratori; e in ultimo, ma non per ordine di importanza, proposte costruttive, ricette utili e realisticamente percorribili e praticabili e non solo polemiche violente da scagliare contro il “nemico” politico di turno.
Due modi diversi di intendere il sindacato
Ed è proprio lungo questo crinale che si misura la diversità, purtroppo profonda, tra un sindacato che declina un atteggiamento serio, responsabile e costruttivo e chi, invece e al contrario, un comportamento puramente politico se non addirittura di natura partitica.
È arrivato il momento, come ci ricorda anche e soprattutto il nostro Presidente della Repubblica, di avere una postura costruttiva nel contribuire a costruire un futuro dove il lavoro e il suo reddito ritornino al centro della riflessione politica. Rafforzando il tessuto della coesione sociale e perseguendo l’obiettivo di una nuova e migliore giustizia sociale.
Sotto questo versante, il contributo della Cisl in vista della prossima manovra economica e finanziaria sarà, ancora una volta, decisivo, importante, responsabile e costruttivo.

