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sabato, 24 Gennaio, 2026
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Ciao, Riccardo

A 21 anni, per un incidente sulla neve, il giovane Riccardo Mirarchi ci ga lasciato. Negli ultimi tempi aveva cominciato a collaborare con Il Domani d’Italia. La redazione si associa a questo ricordo di Fioroni.

Il mistero della morte s’infittisce di fronte a un dramma consumato in pochi istanti, lungo una pista di sci, che ha visto il giovane Riccardo volare  contro un albero, senza scampo. Aveva ventun’anni, l’età che muove allo sguardo sugli orizzonti della vita con la freschezza e l’entusiasmo di una giovinezza che si fa ogni giorno più matura, più consapevole e decisa, più incline alle scelte importanti.

Lo conoscevo da qualche tempo e vedevo crescere in lui la volontà di elaborare con scrupolo crescente idee e visioni di carattere politico. Non mi sono mai permesso di forzare la mano, lasciando che fosse lui ad aprire qualche discorso tra di noi. Amava ragionare, per capire cosa fosse giusto dire o fare in un tempo, il nostro, lacerato da guerre fino a ieri inimmaginabili, perlomeno ai confini dell’Europa. 

Mi è sembrato allora che una sua collaborazione con Il Domani d’Italia potesse favorire l’ampliamamento del confronto, essendo lui partecipe dell’esperienza del Movimento 5 Stelle. Non so, esattamente, se stesse in quella pausa di riflessione che di solito porta a nuove scelte di vita, anche di vita politica. 

A rileggere i suoi articoli qui, su questo foglio online, si nota la grinta con la quale affrontava i grandi nodi della geopolitica. Non aveva simpatia per Trump, per usare un eufemismo. Per questo, dovendo investire mentalmente sull’Europa, aveva incominciato a prendere confidenza con la lezione dei padri fondatori dell’europeismo. Incrociava così, sul piano storico, l’azione decisiva di De Gasperi per quel grande sogno di unità e solidarietà tra le nazioni del Vecchio continente. 

Ecco, non si era tirato indietro e di recente aveva preso parte ai nostri incontri pubblici, mostrando un interesse fatto di curiosità e sollecitudine. Pensavo di vederlo all’opera, libero di fare il suo percorso, forte del suo carisma di giovane appassionato di politica. 

Pareva fosse questa la sua chiamata, ma di colpo un’altra, misteriosamente celata nella volontà di Dio, ne ha reclamato la vita al cielo. Chi ha fede sa che l’ultima parola non spetta alla morte. È la promessa del Signore e dunque la nostra speranza: per questo non pronunciamo un mesto addio perché confidiamo di poterlo salutare dicendo solo: “Ciao, Riccardo!”