Roma, 14 mag. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping si sono incontrati oggi a Pechino per un atteso vertice, incentrato su commercio, Iran, Taiwan e sugli altri principali dossier oggetto di tensione tra le due potenze.
Si tratta della prima visita di un presidente statunitense in Cina in quasi dieci anni. L’incontro potrebbe indicare se la distensione emersa negli ultimi mesi tra Washington e Pechino potrà proseguire e quali concessioni le due parti siano disposte a fare.
Xi ha accolto Trump questa mattina davanti alla Grande sala del popolo, nel centro di Pechino. I due leader si sono stretti la mano e Trump ha dato un colpetto sul braccio a Xi, prima di camminare insieme davanti alla guardia d’onore. Mentre veniva suonato l’inno americano, una salva di 21 colpi è risuonata su piazza Tiananmen, tra la Grande sala del popolo e l’ingresso della Città proibita.
All’interno della Grande sala, entrambi i leader hanno sottolineato l’importanza della relazione tra Stati uniti e Cina. Xi ha affermato che i due paesi sono arrivati a “un bivio” nei loro rapporti e ha invitato le parti a lavorare insieme per la stabilità. “Dovremmo essere partner, non avversari”, ha detto.
I due leader si erano incontrati l’ultima volta a ottobre in Corea del sud, dove avevano concordato una pausa nella dura guerra commerciale che aveva visto Pechino minacciare nuove ampie restrizioni all’export di terre rare in risposta ai dazi statunitensi a tre cifre sui beni cinesi.
In quell’occasione Xi aveva deciso di rinviare le misure per un anno. Una delle questioni centrali del vertice è se la Cina accetterà una proroga.
Trump ha detto che il viaggio a Pechino, che includerà incontri con Xi in luoghi storici e si concluderà domani, sarà concentrato su commercio e investimenti. Diversi top manager, tra cui Jensen Huang del produttore statunitense di chip Nvidia, hanno accompagnato il presidente in Cina. I leader dell’imprenditoria americana spingono per misure che aprano ulteriormente il mercato cinese, anche se gli analisti ritengono improbabile un grande accordo.
Pechino potrebbe assumere impegni limitati sull’acquisto di aerei Boeing e di prodotti agricoli statunitensi, come soia e carne bovina.
Il presidente Usa dovrebbe anche chiedere a Pechino di aiutare a convincere Teheran, il suo partner più stretto in Medio Oriente, a mettere fine alla guerra in Iran, avviata da Stati uniti e Israele alla fine di febbraio e ora in stallo. Trump ha chiesto che Teheran riapra lo Stretto di Hormuz, rotta cruciale per petrolio e gas naturale mondiali, e martedì ha di nuovo minacciato di colpire duramente l’Iran se i suoi leader non accetteranno limiti al programma nucleare.
Xi ha però altre priorità. Secondo gli analisti, potrebbe chiedere un allentamento dei controlli statunitensi sull’export di tecnologie avanzate e garanzie da Trump sul fatto che non aumenterà i dazi sui beni cinesi.
La principale preoccupazione cinese resta Taiwan, il dossier che più di ogni altro potrebbe innescare un conflitto tra le due potenze. Xi potrebbe cercare di convincere Trump a modificare la linea tradizionale statunitense, dichiarando l’opposizione all’indipendenza di Taiwan, isola autogovernata che Pechino considera parte del proprio territorio. Un altro obiettivo cinese è ottenere una forte riduzione delle vendite di armi statunitensi a Taipei.
Un cambiamento profondo della politica americana su Taiwan resta difficile. Ma Xi ha una carta importante da giocare: la leva economica della Cina su Teheran e la possibilità di contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz, attenuando gli effetti economici sempre più ampi della guerra.
