Dinanzi al blocco navale di fatto di Cuba da parte degli Usa di Donald Trump, urge superare le contrapposizioni del Novecento. Un’istanza coinvolge tutte/i: sia coloro che, come me, si sentivano accanto a Fidel Castro, Raúl, Ernesto Che Guevara, sia i dissenzienti.
Si tratta dell’istanza dell’equilibrio internazionale, dell’interdipendenza, del diritto, della faticosa e controfattuale costruzione della kantiana e habermasiana “federazione globale delle democrazie”. L’alternativa è la guerra di tutti contro tutti, a livello interstatuale. Tale è la strada dell’amministrazione Trump.
A L’Avana e altrove, sull’isola caraibica, mancano elettricità, viveri, carburante. È quasi un’agonia. Serpeggiano malattia e morte.
Occorrerebbe attivarsi in una nuova, grande diplomazia dei popoli, delle forze politiche, dei leader globali, eventualmente anche con cento, mille “Flotillas”. E occorrerebbe un’offensiva diplomatica dell’Unione europea e del Sud del mondo, per dare voce e spazio al confronto, al dialogo, alla riconciliazione dei cubani dei due versanti: gli isolani e gli esuli negli States e altrove.
La politica, anche italiana, torni a sentirsi interpellata dalla storia.
