L’Italia continua a invecchiare. Al 1° gennaio 2026 la popolazione residente è pari a 58 milioni e 943mila individui; gli over 65 sono oltre 14,5 milioni, cioè il 24,7% della popolazione. Crescono in particolare gli ultraottantenni, ormai oltre 4,59 milioni, più numerosi dei bambini sotto i dieci anni, fermi a 4,32 milioni. I centenari hanno superato quota 23.500. Sono dati che emergono dal Rapporto annuale ISTAT 2025 e che confermano una tendenza ormai strutturale: l’Italia è uno dei Paesi più anziani del mondo.
Il progressivo calo demografico appare difficilmente reversibile. Aumentano gli anziani, diminuiscono i giovani, mentre il saldo naturale della popolazione resta fortemente negativo. Le proiezioni indicano un futuro nel quale un italiano su tre sarà over 65. Già oggi le famiglie composte esclusivamente da anziani rappresentano il 25,9% del totale, mentre quelle unipersonali con persone oltre i 75 anni sono il 10%.
La solitudine come nuova povertà sociale
Una nota inviatami da un caro amico veneziano mi ha indotto a riflettere su un tema decisivo: la solitudine degli anziani, aggravata dal predominio del condizionamento digitale e dal forte divario tecnologico che colpisce larga parte della popolazione meno giovane.
Scrive il mio amico: “Una società che obbliga un novantenne a usare uno smartphone per accedere ai propri diritti non è moderna; è una società che ha deciso di liberarsi dei propri padri. Nel 2026 tutto è diventato un’app, un codice, un portale. Ma chi ha costruito questo Paese con le mani oggi si ritrova analfabeta in casa propria. Se per prenotare una visita o pagare una bolletta serve un figlio o un nipote, sempre se c’è, il sistema ha fallito. Questa non è innovazione. È esclusione. La tecnologia deve aiutare, non selezionare chi ha diritto alla dignità. Quando lasciamo indietro chi ci ha preceduto, non stiamo evolvendo: stiamo solo diventando più comodi e più egoisti”.
Parole severe, ma realistiche. Secondo il Centro Assistenza Famiglia di Zappalà Giuseppina di Torino, la solitudine colpisce circa il 30% delle persone sopra i 65 anni nei Paesi industrializzati, mentre il 10% ne soffre in forma grave. L’allungamento della vita media ha trasformato questa condizione in una questione globale, particolarmente evidente nelle grandi aree urbane e nei contesti nei quali si sono indeboliti i legami familiari e comunitari.
I “nonni con la valigia” e la nuova questione meridionale
Accanto all’emigrazione dei giovani italiani verso l’estero e verso le aree economicamente più forti del Paese, si sta sviluppando una nuova “migrazione nascosta”: quella dei “nonni con la valigia”.
Oltre 200mila over 75 si trasferiscono dal Sud al Nord per raggiungere i figli occupati nelle principali aree industriali italiane. Non è soltanto una scelta affettiva. A pesare sono soprattutto le esigenze di assistenza sanitaria e di supporto sociale, aggravate dal profondo divario esistente tra le strutture ospedaliere e i servizi territoriali delle diverse aree del Paese.
Il fenomeno è stato evidenziato dal rapporto Svimez–Save the Children e rappresenta uno degli aspetti più significativi della nuova “questione meridionale”. Una questione che non riguarda più soltanto il lavoro o gli investimenti produttivi, ma anche il diritto all’assistenza, alla salute e alla dignità nella terza età.
Una politica della solidarietà per la terza età
Se si guarda al tema alla luce dei diritti e dei doveri sanciti dalla Costituzione, appare evidente la necessità di nuove indicazioni politico-programmatiche capaci di affrontare gli ostacoli urbani, le carenze assistenziali e i limiti funzionali che alimentano questo esodo silenzioso degli anziani.
Nella storica Democrazia Cristiana esisteva persino una sezione speciale del movimento anziani del partito, guidata dall’infaticabile onorevole Brusasca, accanto a quelle dedicate ai giovani e alle donne. Oggi, nell’assenza di autentici strumenti di partecipazione democratica, con partiti spesso ridotti a semplici comitati elettorali guidati da capi selezionatori dei “nominabili”, emerge la necessità di una politica specifica, costruita secondo una logica “glocale”: linee generali nazionali e soluzioni concrete calibrate sulle diverse realtà regionali e comunali.
Anche su questo terreno, il contributo di quanti si richiamano al campo degasperiano dovrebbe rappresentare una forte sollecitazione culturale e politica, fondata sui principi della solidarietà e della concreta attuazione della Carta costituzionale.
