Roma, 1 ott. (askanews) – Una donna condannata a morte in Tennessee è sopravvissuta alla somministrazione del pentobarbital durante un’esecuzione con iniezione letale, interrotta dopo che continuava a respirare nonostante le fossero state iniettate le due siringhe del farmaco previste dal primo ciclo del protocollo. Christa Pike, 50 anni, è stata successivamente trasferita in ospedale. Il governatore Bill Lee ha ordinato un’indagine indipendente e sospeso le altre esecuzioni previste nello Stato per il resto dell’anno.
La vicenda si è sviluppata nell’arco di un’intera giornata, con un incredibile saliscendi di emozioni per la condannata. L’esecuzione, inizialmente prevista alle 10 del mattino (ora locale), era stata sospesa poco prima da una corte federale d’appello, che aveva chiesto tempo per esaminare un nuovo ricorso della difesa. Il Tennessee si è però rivolto alla Corte suprema degli Stati uniti, che alcune ore dopo ha annullato lo stop e autorizzato lo Stato a procedere.
La procedura è quindi iniziata in serata nel carcere di massima sicurezza Riverbend di Nashville. Secondo i giornalisti ammessi come testimoni, alle 19.27 Pike era legata al lettino ma ancora cosciente. A un certo punto ha sollevato la testa e ha chiesto agli agenti se fosse normale ciò che sentiva a un braccio.
Entro le 20.26 erano state somministrate le due siringhe di pentobarbital previste dal primo ciclo. Pike non ha però perso definitivamente conoscenza e ha continuato a respirare. I testimoni hanno riferito di averla sentita russare regolarmente anche dopo la chiusura delle tende che separavano la camera delle esecuzioni dalla sala di osservazione.
Alle 20.53 il collegamento audio è stato interrotto e i giornalisti sono stati fatti uscire. Poco dopo sono arrivati mezzi di soccorso e Pike è stata trasferita in un ospedale.
Il Dipartimento penitenziario del Tennessee ha affermato di aver “seguito ogni fase del protocollo legale e stabilito per le esecuzioni, approvato dall’ufficio del procuratore generale”, aggiungendo che il farmaco utilizzato “si è dimostrato costantemente efficace”.
Il protocollo del Tennessee utilizza esclusivamente pentobarbital. Il primo ciclo prevede due siringhe contenenti complessivamente 5 grammi del farmaco, precedute e seguite da soluzione salina. Se il condannato è ancora vivo dopo il periodo di attesa e il controllo medico, è previsto un secondo set di siringhe. Non è stato finora chiarito ufficialmente se questo secondo ciclo sia stato somministrato a Pike.
I suoi avvocati avevano avvertito prima dell’esecuzione delle difficoltà legate all’accesso venoso della donna e avevano contestato il protocollo. Dopo il fallimento della procedura hanno presentato nuovi ricorsi d’emergenza, sostenendo che la loro assistita era stata sottoposta a sofferenze inutili.
E’ il secondo tentativo di esecuzione fallito quest’anno in Tennessee. A maggio un’altra procedura era stata interrotta perché il personale sanitario non era riuscito a stabilire una seconda linea endovenosa e successivamente una linea venosa centrale. In quel caso, tuttavia, il farmaco letale non era stato somministrato.
Pike, condannata per l’uccisione della diciannovenne Colleen Slemmer nel 1995, avrebbe dovuto essere la prima donna giustiziata in Tennessee da oltre due secoli. La donna venne condannata di omicidio di primo grado 30 anni fa; Pike aveva 18 anni quando lei e il suo fidanzato (allora 17enne) uccisero una loro compagna di scuola 18enne (Colleen Slemmer, sul cui corpo fu inciso un simbolo satanico). La condanna arrivò un anno dopo facendo di Pike la donna più giovane a finire nel braccio della morte nella storia moderna degli Stati Uniti. Da allora, è venuta alla luce la sua storia di vittima di abusi sessuali subiti da quando era bambina e problemi di salute mentale (disturbo bipolare e disturbo post-traumatico da stress). Per questo organizzazioni in difesa dei diritti civili come Aclu e Amnesty International avevano fatto leva sull’opinione pubblica affinché il governatore del Tennessee optasse per annullare la pena di morte.

