Da Meloni a Tajani un freno a Salvini sull’Europa tutta a destra

Ipotizzare che gli europeisti si dividano, con i popolari disponibili ad assecondare l’accordo con i sovranisti, è priva di qualsiasi fondamento. Intanto Meloni prepara Fiuggi 2 per agganciare l’elettorato moderato.

Gli europeisti si distinguono in base alle diverse famiglie politiche di appartenenza, ognuna con la propria storia e identità. Tuttavia il pluralismo delle radici culturali non mette in discussione l’impegno a convergere per il bene delle istituzioni comunitarie. Popolari, socialisti e liberali condividono nell’Europarlamento una consolidata forma di collaborazione, definita nel gergo politico comune con la formula di “maggioranza Ursula”. A questa maggioranza si oppongono i sovranisti, dalla Le Pen a Salvini, per i quali sarebbe necessario un radicale spostamento a destra. Ipotizzare che gli europeisti si dividano, con i popolari disponibili ad assecondare l’accordo con i sovranisti, è priva di qualsiasi fondamento.

Ora, l’appuntamento (ancora ben lontano) delle elezioni europee crea già tensioni nel centrodestra italiano. Mentre la premier Giorgia Meloni lavora a un avvicinamento tra il Ppe e i conservatori di Ecr da lei presieduti, il numero uno di Forza Italia Antonio Tajani dice no a una alleanza con gli ultranazionalisti tedeschi di Alternative für Deutschland (AfD) e con Marine Le Pen, alleati di Matteo Salvini, che tuona: “Non accetto veti”. Si preannuncia così lunga e tortuosa la strada che porterà al voto nel giugno del prossimo anno per il rinnovo dei vertici di Bruxelles.

Meloni, che proprio mercoledì sarà a Varsavia per un incontro di Ecr, ormai da qualche mese sta lavorando a una ‘alleanza’ con il Ppe, con l’obiettivo di creare una maggioranza di centrodestra che superi l’assetto ‘Ursula’ alla guida dell’Europa. Una tela non facile da tessere, viste le resistenze di parte del Ppe (in particolare la Cdu tedesca) a governare insieme ad alcuni dei partiti presenti tra i Conservatori e riformisti. Sulla proposta di un un patto per un centrodestra europeo senza i socialisti – ha detto la premier in una intervista al Corriere della Sera – “non ci sono trattative in corso. Di certo cresce la consapevolezza che l’accordo innaturale tra popolari e socialisti non sia più adeguato alle sfide che l’Europa sta affrontando”. Da qui al 9 giugno, ha ricordato, “ci saranno elezioni nazionali importanti. In Spagna, dove si vota a luglio, è possibile un governo di centrodestra con popolari e conservatori, dopo che in Italia, Svezia e Finlandia si sono imposti governi di centrodestra. Intanto a Bruxelles sui singoli provvedimenti si creano alleanze allargate alternative alla sinistra. È una fase stimolante, i conservatori e l’Italia possono giocare un ruolo centrale”.

Se la strada è ancora lunga per poter arrivare a un eventuale accordo Ppe-Ecr, la strada dei popolari sembra già nettamente sbarrata per Matteo Salvini e per i suoi alleati nel gruppo di ‘Identità e democrazia’. Tajani, vicepresidente del Ppe, ieri ha detto in modo “molto chiaro” che è “impossibile” per Forza Italia “fare un accordo” in Europa “con Alternative fur Deutschland e il partito della signora Le Pen”. Certo, ha aggiunto, “la Lega è cosa ben diversa, saremmo lieti di avere la Lega come parte di una maggioranza, ma senza Le Pen e Afd”.

Parole che hanno fatto infuriare Salvini, che proprio oggi avrebbe avuto in programma un incontro faccia a faccia con Marine Le Pen. Il colloquio di persona è saltato per quanto sta avvenendo in Francia, ma i due si sono parlati in videocollegamento. Salvini, ha fatto sapere la Lega, ha ribadito la “determinazione a costruire una casa comune del centrodestra alternativa ai socialisti, senza veti” con l’obiettivo di “realizzare il primo storico governo di centrodestra”. “Mai la Lega andrà con la sinistra e i socialisti e non accetto veti sui nostri alleati”, ha detto il leghista, secondo cui “l’unica speranza di cambiare l’Europa è tenere unito tutto quello che è alternativo alla sinistra. Chi si comporta diversamente, fa un favore ai socialisti”, ha avvertito.

Parole chiare, toni roboanti. Sta di fatto però che lo scenario prospettato da Salvini è destinato a rimanere sulla carta, contribuendo in ogni caso ad alimentare tensioni, non facili da comporre, all’interno dell’attuale compagine di governo. Non a caso, i boatos di palazzo trasmettono l’annuncio, per adesso sotto voce, di un prossimo smarcamento della Premier, convinta di dover ormai varare un’operazione analoga a quella compiuta da Fini nel 1995: una Fiuggi 2 per rimodellare Fratelli d’Italia e accorciare le distanze dall’elettorato moderato. Si vedrà.