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sabato, 3 Gennaio, 2026
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Dalle Alpi al Mediterraneo: la morte senza confini e senza altitudini

Tragedie diverse ma una sola responsabilità pubblica, una stessa misura di dolore e di coscienza democratica. Vecchio e nuovo anno si incontrano nella morte, che non distingue luoghi, feste, destini.

A Crans Montana, nella montagna alta in Svizzera c’è stata una strage che fa tanto più male perché le vittime sono una di una gioventù che era andata a festeggiare l’arrivo del nuovo anno. 

Sulle Alpi la neve non spegne il fuoco 

Il bilancio è provvisorio ma i 47 morti sono più che sufficienti per far impazzire di sgomento i genitori dei ragazzi e ragazze che sono arsi un rogo spietato all’interno di un locale con la solita via di fuga insufficiente in caso di pericolo. Si accerteranno le responsabilità ma resta iscritto nella tragedia il numero di quelli che ci hanno lasciato la pelle e il cui sorriso si è tradotto in un macabro fumo. C’è da restarne sconvolti ed è giusto che sia così. Il fatto che sia accaduto in un tempo festivo non attenua lo strazio, anzi lo amplifica. Quando si è di fronte ad una contraddizione di sentimenti costretti a mutare in meno di un attimo dal bianco al nero non può essere altrimenti.

Il giorno di Natale si annega come sempre

Il passaggio tra il 2025 e il 2026 ha messo in contrasto le correnti del vecchio e del nuovo agitando anche il moto ondoso del mare Mediterraneo. Così il 24 dicembre un barcone partito dalla Libia, al largo delle acque tunisine, è affondato forse perché non desiderava assistere ad un tripudio di festeggiamenti per cui intanto l’Europa, terra d’approdo, non dovrebbe avereragione di rallegrarsi. La guerra in casa è una abitudine da perdere e non da consolidare.

Partiti in 117, sono annegate appena 116 persone e solo una si è salvata grazie ad un pescatore tunisino questa volta anche provvidenzialmente di anime. Il troppo fuoco fa male così come la troppa acqua, l’eccesso di ogni elemento non risparmia mai nessuno. Che si parta per la salvezza dalla miseria o per gioire per l’ingresso del nuovo anno l’esito può essere fatale ed il destino avverso è sempre in agguato. 

Il rischio di un cuore a due corsie

Lo sgomento che ne consegue non può essere di diversa serie a seconda degli episodi. La morte non guarda in faccia a nessuno e noi dobbiamo saperla guardare con equanime orrore, il solo modo per non darle soddisfazione ed avvilirne la vanità e la vittoria. Che si sia al livello del mare o sulle cime innevate si dovrebbe imparare a prendersi cura del dolore custodendolo ovunque sia la sua causa e qualunque sia la sua origine.Ogni dramma ha in sé il germe sano della democrazia che produce i suoi medesimi effetti indipendentemente da ciò che lo ha provocato e dove sia entrato in scena.

È questa lezione di uguaglianza la speranza a cui aggrapparci e per fare in modo che la morte possa rinunciare ad esibirsi ancora o ad attenuarne  un prossimo tripudio.