Una piazza per ricordare lo statista irpino
A quattro anni dalla morte di Ciriaco De Mita, un piccolo comune dell’Irpinia sceglie di affidare alla toponomastica un segno di riconoscenza politica e civile. Montefredane, in provincia di Avellino, ha infatti deliberato l’intitolazione di una piazzetta allo statista democristiano, figura centrale della vita pubblica italiana nella seconda metà del Novecento.
Non è soltanto un omaggio commemorativo. In tempi nei quali la politica appare spesso ridotta a comunicazione istantanea e consumo mediatico, la scelta dell’amministrazione guidata dal sindaco Ciro Aquino assume un significato più profondo: riaffermare il valore della memoria politica come elemento della coscienza democratica.
De Mita apparteneva a una generazione – la terza della genealogia dc – di dirigenti che concepivano la politica come interpretazione della società e costruzione del futuro. La sua riflessione, talvolta complessa e spiazzante, nasceva dalla convinzione che governare significasse comprendere i mutamenti profondi del Paese, non inseguire gli umori del momento.
L’Irpinia e il senso delle aree interne
Nel comunicato del Comune emerge un aspetto decisivo della figura di De Mita: il rapporto con il territorio. Per l’Irpinia e per il Mezzogiorno egli fu molto più di un leader nazionale. Rappresentò la possibilità che le aree interne non fossero considerate periferia passiva dello sviluppo italiano, ma parte integrante della modernizzazione del Paese.
La sua attenzione ai comuni, ai ceti popolari, ai luoghi marginali dell’Italia appenninica derivava da una cultura politica profondamente radicata nella tradizione del cattolicesimo democratico. Non c’era, nel suo pensiero, contrapposizione tra dimensione nazionale e comunità locali. Al contrario, la coesione democratica nasceva proprio dalla capacità di tenere insieme centro e periferia, Stato e autonomie, istituzioni e società.
Anche per questo De Mita continua a essere ricordato con particolare intensità nei territori dell’Irpinia. La sua vicenda personale e politica resta intrecciata alla storia di una terra che egli tentò di sottrarre tanto al fatalismo quanto all’assistenzialismo.
Memoria e tesfimonianza
Nel tempo della politica senza radici, colpisce inoltre il lavoro discreto e rigoroso portato avanti da Antonia De Mita, impegnata nella cura del ricordo del padre e nella valorizzazione della sua eredità culturale e civile. Non una semplice custodia affettiva, ma il tentativo di mantenere aperta una riflessione sul significato della partecipazione democratica e sul ruolo delle istituzioni.
È probabilmente questo il punto più attuale della vicenda di De Mita. La memoria non serve a costruire nostalgia. Serve, piuttosto, a interrogare il presente. E il fatto che un piccolo comune scelga oggi di dedicargli una piazzetta indica che, nonostante tutto, una parte dell’Italia continua a riconoscere nella politica una forma alta di responsabilità collettiva.
