La banalizzazione del linguaggio politico
Quando durante un intervento all’assemblea di un’associazione di categoria senti evocare la “repubblica delle banane” ti chiedi per quale motivo una premier debba scendere a questo livello di banalizzazione per esporre un concetto esprimibile in tanti altri modi. Poi senti l’altra parte dell’intervento. Senti che dopo quattro anni durante i quali la pressione fiscale è arrivata ai massimi livelli dagli ultimi venti anni (siamo ormai oltre il 43%), la premier dice che il suo governo ha l’obiettivo di abbassare le tasse. E allora si capisce perché probabilmente non sia del tutto sbagliato parlare proprio di “repubblica delle banane”. Utilizzando un noto aforisma latino potremmo definire la poco credibile sortita come la più classica delle “excusatio non petita, accusatio manifesta”.
Promesse mancate e propaganda elettorale
Ma questo purtroppo è quello che ci aspetterà nell’anno che abbiamo davanti e che ci separa dalle prossime elezioni politiche; slogan, propaganda e soprattutto tanta demagogia che molto spesso fa rima con “bugia”. C’è da sperare che almeno gli elettori più avveduti si interroghino sul fatto che proprio in vista delle nuove elezioni si è ricominciato a promettere di fare ciò che non si è fatto negli anni di governo che abbiamo alle spalle.
Il film già visto del 2022
E’ un film già visto nella campagna del 2022. Abbiamo ancora davanti agli occhi l’ormai famoso teatrino sulle accise al distributore di carburante, come anche le promesse da marinaio fatte dal “capitano” leghista sull’abolizione della cosiddetta “legge Fornero” per i pensionamenti. In entrambi i casi non ci si è limitati a non fare quanto promesso, ma il governo è riuscito addirittura a peggiorare le condizioni di partenza. E questo certamente non per mancanza di tempo, visto che il governo in carica sbandiera il suo record di durata; certamente non per mancanza di risorse, visto che quello in carica è l’unico governo della storia repubblicana che ha potuto contare su delle ingenti risorse straordinarie ovvero i 209 miliardi del PNRR (approvato dal Parlamento europeo con il voto contrario della destra “antieuropeista”). Altro che governo poco fortunato! Semmai poco fortunate sono state le scelte politiche che ha fatto per la politica estera e quelle che non ha fatto per la politica interna.
Il giudizio degli elettori
Sono riflessioni che possono fare la differenza per un voto più o meno consapevole su ciò che il paese ed ognuno di noi vuole per il futuro, evitando così di legittimare il concetto espresso nell’800 dal filosofo francese Joseph de Maistre “Toute nation a le gouvernement q’uell mérite” più nota dalle nostre parti come “ogni popolo ha il governo che si merita”. E’ ora di dimostrare che meritiamo qualcosa di meglio.
