Il Parlamento ha approvato in via definitiva la norma che permette ai detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti, con condanna entro gli otto anni, di scontare la pena fuori dal carcere — a domicilio o in comunità — seguendo un percorso terapeutico. Il Ministro della Giustizia ha parlato di oltre 10mila persone potenzialmente coinvolte, un numero che non trova riscontro né nella platea reale né nelle risorse stanziate.
Uno scarto tra annuncio e copertura
Il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, osserva che la cifra indicata dal Governo si scontra con paletti concreti — adesione volontaria, valutazione del tribunale e della magistratura di sorveglianza — che possono ridurre il numero dei beneficiari potenziali. Ma è sul piano economico che il divario si fa più evidente: fare i conti tra lo stanziamento previsto — poco meno di 20 milioni di euro — e il costo medio di una persona in comunità, circa 100 euro al giorno, porta a un risultato ben lontano dai 10mila annunciati: meno di 600 persone potranno davvero beneficiare della misura.
Comunità già al limite
A questo si aggiunge un problema di capienza. Le comunità di recupero accolgono già centinaia di persone inviate da altri canali, inclusi i 4.400 affidamenti terapeutici gestiti dagli uffici di esecuzione penale esterna, mentre l’ultima ricognizione del Dipartimento politiche antidroga contava 13.276 posti a livello nazionale — di cui, secondo Antigone, difficilmente più di 3mila risultano oggi realmente occupati e disponibili. A complicare il quadro c’è la rete pubblica di prossimità: i SerD, che dovrebbero prendere in carico gli utenti e orientarli verso i percorsi di cura, lavorano da tempo con organici ridotti rispetto alla domanda.
Un rischio da monitorare
C’è infine un nodo da sottolineare: non è un’accusa alle strutture private, spesso accreditate e di qualità, ma un richiamo a vigilare con rigore sugli standard offerti — a prescindere dallo status della struttura — perché il percorso di cura sia effettivo, non solo formale. Sull’edilizia penitenziaria, il piano carceri promette 10mila nuovi posti entro il 2027, ma dal 2025 il numero di posti realmente disponibili è già sceso di 481 unità.
Il nodo che resta
Al di là dei numeri, il recupero da una dipendenza non dipende solo dall’accesso a un trattamento, ma dal tessuto sociale che accoglie la persona fuori dal circuito penale — famiglia, lavoro, comunità di riferimento. Una legge che sposta il luogo della pena senza le risorse per rafforzare questi legami rischia di restare più un annuncio che una riforma.
