Home GiornaleLa guerra ridotta a un brusio di fondo

La guerra ridotta a un brusio di fondo

Le crisi internazionali entrano nella vita quotidiana come interferenze lontane. Manca, però, la volontà di comprenderle e di trasformare l’inquietudine in partecipazione attiva.

Ascolto dal Tg1 le notizie sull’escalation del conflitto mediorientale. Un’estensione delle operazioni belliche che già ora coinvolge la Giordania, Israele, il Libano, l’Arabia Saudita, l’Iraq, l’Egitto, la Cina, persino l’Ucraina e altri.

Ecco, mi chiedo quale sia la percezione dei più di tali eventi lontani e, insieme, vicini, al di là delle oscillazioni del prezzo del carburante, con le loro ricadute.

A livello di psicologia politica, così a me sembra, è come se, rispetto alla nostra routine, quelle vicende militari rappresentassero un brusio di fondo, delle fastidiose interferenze, un indesiderato rumore.

È gravemente deficitaria, invece, la propensione a comprendere meglio quelle dinamiche, ad approfondirne motivazioni e rischi, a impegnarsi attivamente per sostenere una nuova “diplomazia dei popoli” volta a incidere sul corso degli eventi.

L’attività di psicoterapeuta, poi, mi porta ad ascoltare discorsi del tipo: “che senso ha, in un mondo del genere, procreare?”. Non sarà il principale fattore della denatalità, ma a livello quasi “atmosferico” le tensioni internazionali non incoraggiano in tal senso.

Poi, però, manca il passaggio successivo: come assumere una posizione più attiva? Come non limitarsi a registrare le “interferenze”?