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Dopo la Dc, cercasi classe dirigente

La Democrazia Cristiana continua a essere bersaglio di giudizi liquidatori. Soprattutto nei salotti. Eppure il confronto con il ceto politico dei nostri giorni ripropone una domanda: chi ha saputo esprimere una cultura di governo altrettanto solida?

C’è una palese e persino violenta contraddizione che emerge in modo sempre più macroscopico. E cioè: in tutti i circoli e i salotti radical chic di sinistra del nostro Paese, periodicamente, si continua imperterriti a ridicolizzare, a umiliare se non addirittura a infangare la storia e l’esperienza politica e di governo cinquantennale della Democrazia Cristiana.

 

La Dc sul banco degli imputati

I vari Mieli, Gruber, Cazzullo, Formigli, Augias e compagnia cantante non perdono occasione, quando commentano le vicende politiche del passato, di emettere sentenze inappellabili contro il ruolo e il progetto politico e di governo della Dc. E, nello specifico, contro la sua classe dirigente. Cioè contro i leader e, soprattutto, gli statisti che hanno caratterizzato la storia del più grande partito popolare, interclassista e di massa del nostro Paese dal secondo dopoguerra in poi.

Ora, al di là del pregiudizio ideologico e politico, atavico e incallito, della cosiddetta “intellighenzia” di sinistra – politica, intellettuale, accademica, giornalistica e televisiva – è indubbio che proprio la classe dirigente della Dc continui a essere un “modello” per chiunque possa e voglia declinare una cultura di governo nel nostro Paese. E questo per svariate ragioni.

 

Una scuola di governo

Dallo “stile” inconfondibile di quei leader alla capacità di tradurre concretamente le istanze e le domande di larghi settori della società italiana in provvedimenti di governo; dalla coerenza sui “fondamentali” – penso, per fare un solo esempio, alla politica estera e a quella in materia istituzionale – al saldo ancoraggio alla cultura politica che storicamente ha caratterizzato quella esperienza. E, non ultimo per importanza, alla preparazione e alla competenza, politica e tecnica, che hanno sempre contraddistinto il comportamento concreto della classe dirigente di quel partito.

Alla luce di queste persino semplici considerazioni, sarebbe difficile, molto difficile, tracciare confronti seri e attendibili con le classi dirigenti contemporanee. E questo per la semplice ragione che non c’è alcun ingrediente che possa accomunare quella antica e lontana esperienza politica con quella attuale.

 

Una distanza che resta

Cultura di governo, cultura politica di riferimento, conoscenza e lettura della società in cui si agisce, stile istituzionale e competenza politica non sono tasselli intercambiabili.

Certo, quella era una classe dirigente che non rispondeva affatto alle costanti che oggi sono molto gettonate. E cioè: dal populismo al massimalismo, dall’estremismo al radicalismo. Perché queste sono derive che, anche senza il permesso dei salotti radical chic, sono e restano alternative e incompatibili con qualsiasi seria e credibile cultura di governo.

Derive che, purtroppo, sono perfettamente sovrapponibili alle attuali classi dirigenti. Presenti in dosi massicce sia nella coalizione di centrodestra sia, soprattutto, nell’attuale alleanza di sinistra e progressista.

 

Il confronto con l’oggi

Ecco perché, quando si continua a parlare della Dc e della sua classe dirigente, ci vorrebbe meno approssimazione da parte dei nostri predicatori radical chic. È del tutto comprensibile l’odio e il disprezzo radicati verso la Dc e verso tutto ciò che quel partito ha rappresentato nella storia politica e democratica del nostro Paese. Ma sarebbe curioso sapere quali siano state le classi dirigenti di governo più preparate, più competenti, più serie, più affidabili, più rappresentative, più credibili e più apprezzate a livello europeo e internazionale nella storia democratica italiana dal secondo dopoguerra in poi.

 

Una domanda ancora senza risposta

Sarebbe importante, al riguardo, che i vari Augias, Mieli, Cazzullo, Floris, Gruber e Formigli ci istruissero meglio e con maggiore approfondimento.

Anche perché molti di noi non si sono ancora accorti di questa straordinaria novità e, soprattutto, di questa rara autorevolezza politica e di governo delle classi dirigenti venute dopo quella espressa dagli uomini e dalle donne della Democrazia Cristiana.