Home GiornaleDue campi larghi con le loro difformità

Due campi larghi con le loro difformità

Conte e Salvini si ritrovano nel rifiuto di continuare a sostenere militarmente Kiev. Una convergenza populista che mette a nudo le contraddizioni geopolitiche delle due coalizioni e mina la credibilità della politica estera italiana.

E due. Il secondo partito delle due principali coalizioni in campo annuncia che non continuerà a votare a favore del sostegno armato a Kiev. Prima Conte, ora Salvini. Non è proprio il ritorno di fiamma del vecchio asse giallo-verde, quello dell’inizio della scorsa legislatura. Ma è il sintomo di un’affinità geopolitica (e populistica) che accomuna forze importanti degli schieramenti che si contenderanno il prossimo governo.

Si può sempre sperare che nel frattempo si apra un pertugio negoziale che consenta, se non una pace, almeno una tregua. Ma se così non fosse, vorrebbe dire che nessuna delle due coalizioni potrà disporre di una maggioranza per decidere a proposito del principale dossier della nostra politica estera.

È come dire che a questo punto di “campi larghi” ce ne sono due. E che entrambi brillano – si fa per dire – per certe loro difformità geopolitiche. Cosa che negli annali della nostra vita repubblicana non era mai capitata. Almeno finora.

Si intuisce che dietro quei due pronunciamenti di Conte e Salvini c’è una buona dose di utilità elettorale. Entrambi sperano infatti di tornare ai consensi di una volta sbandierando vessilli “pacifisti”.

Salvo non riuscire a comprendere né la differenza che corre tra la pace e la resa, né il nesso che lega pace e giustizia. E tantomeno a sanzionare la brutalità dell’aggressione russa, che a quella pace ha posto fine.

Tutto questo è grave senza essere serio. Guerriglia elettorale, e non quella pace disarmata e disarmante di cui ci sarebbe un così gran bisogno.

 

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 29 ottobre 2026

[Testo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]