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ELLY SCHLEIN È ANTICAPITALISTA?

 

Farsi unidea su ciò che rappresenta per la nostra civiltà e per la sopravvivenza della classe media, e in definitiva per la tenuta della democrazia, il tema di un nuovo modello di sviluppo, nel senso in cui è posto nel programma di Elly Schlein, significa innanzitutto chiarire per quale modello di società noi Popolari intendiamo impegnarci.

 

Giuseppe Davicino

 

L’invito alla discussione, fatto da Lucio D’Ubaldo su una nota rete sociale, sul programma di Elly Schlein, candidata alla segreteria del Partito Democratico, merita, a mio avviso, di esser raccolto perché ci aiuta a fare luce su quale sia la prospettiva da perseguire per i Popolari. Non, beninteso, nelle scelte contingenti di posizionamento riguardo alla fase congressuale del Pd o riguardo al Centro, bensì rispetto alla strategia di fondo.

 

Se il nuovo modello di sviluppo, si domanda D’Ubaldo, è il cuore del programma di Schlein, come valutare questo suo programma? Come un tentativo di rispolverare l’armamentario anticapitalista per ricompattare la sinistra oppure come un sostegno agli obiettivi che il capitalismo di ultima generazione intende perseguire? Chiaramente nell’idea di nuovo modello di sviluppo c’è una base di buonsenso sulla quale la convergenza non può che essere universale e bipartisan. Pensiamo a temi come l’economia circolare, la cultura del recupero contro lo spreco, la preferenza per la ristrutturazione degli edifici esistenti rispetto a nuovo consumo di suolo, il sostegno alle fonti di energia rinnovabili, le nuove opportunità date dall’economia digitale.

 

Il problema nasce, a mio avviso, quando l’ideologia prende il sopravvento sulla realtà e strumentalizza obiettivi in sé giusti per imporre un modello di società strutturalmente ingiusto, smaccatamente sbilanciato in favore degli interessi dello zero virgola qualcosa della popolazione mondiale. Infatti ciò che fa la differenza nel declinare il progetto di un nuovo modello di sviluppo, e che può renderlo auspicabile oppure distopico (come tutti i progetti di mondo nuovo nella storia, inflitti sulle persone senza un sufficiente consenso), è l’impatto sulla popolazione, sia in termini di tenore di vita che in termini di libertà e di rispetto degli altri diritti inalienabili.

 

La visione di nuovo modello di sviluppo definita dall’alto, alla quale Schlein sembra rifarsi in toto, così come impone il politicamente corretto, vera bussola della sinistra attuale e principale causa della sua crisi, risulta del tutto compatibile con l’impostazione di quello che si può definire, usando l’espressione coniata da Shoshana Zuboff, come il capitalismo della sorveglianza. Per cui, da questo punto di vista non solo la candidata a segretario del Pd non appare anticapitalista ma appare addirittura più in sintonia con gli scopi del grande capitale, in compagnia di Sinistra Italiana, Verdi, Radicali e Cinque Stelle, di quanto lo sia Enrico Letta (che dopotutto nella sua vita precedente è stato un popolare…) e di quanto lo sia la base del partito che aspira a guidare.

 

Stabilito ciò, dovrebbe risultare più chiaro verso quali questioni indirizzare la critica da un punto di vista popolare. Realizzare il nuovo modello di sviluppo procedendo a tappe forzate, sulla base di piani pluriennali o pluridecennali che non tengono in dovuto conto le novità e gli imprevisti della storia, le conquiste scientifiche e tecnologiche imprevedibili di qui a venti-trent’anni, e senza la ricerca di un necessario consenso ma procedendo con l’estensione e l’inasprimento di divieti e di multe, facendo salire alle stelle i prezzi dei beni di cui si vuole privare la popolazione, non le élites (come i mezzi per la mobilità individuale, l’alimentazione con prodotti tradizionali e del territorio in favore degli insetti e dei cibi sintetici, i carburanti di origine fossile senza aver prima fornito un’alternativa accessibile ai bisogni di popolo di energia) sta assestando dei danni incalcolabili all’economia e al tenore di vita delle classi intermedie, e concorre a indebolire la fiducia dei cittadini nella democrazia.

 

Se poi tali obiettivi si incrociano con le possibilità dischiuse dalle tecnologie digitali, si aprono scenari inediti ma prossimi, di cui non possiamo non occuparci. Lo stato etico è sull’uscio di casa. E dispone di inauditi mezzi di sorveglianza e di condizionamento tali da piegare la libertà delle persone, ridotte a numeri e codici digitali, ai fini che vuole imporre.

La superficialità con la quale le attuali forze di opposizione affrontano il tema dell’uso del  contante, rivela l’impreparazione a governare le profonde trasformazioni in corso e appare disarmante rispetto alla velocità con la quale chi detiene le redini del potere in Occidente, ci sta portando verso il sistema dei crediti sociali ovvero dei diritti concessi a punti.

 

Dobbiamo esser grati a Elly Schlein se non altro per la chiarezza con la quale intende collocare la sinistra a sostegno dell’agenda del capitalismo di nuova generazione. Un progetto che vede nel declino della classe media occidentale anziché un cataclisma per la democrazia da scongiurare, un’opportunità per accentrare ancora più la ricchezza in poche mani, instaurando di fatto una sorta di comunismo dei miliardari che trasferisce ricchezza dai moltissimi che hanno poco ai pochissimi che sono già ricchissimi rendendoli ancor più ricchi e potenti. Questo tipo di sinistra intende rispondere alla nuova questione sociale, con una illusoria scorciatoia, attraverso un regime di sorveglianza digitale, che appare speculare alla semplificazione perseguita dalla destra che è quella di rispondere alla crisi sociale con l’autoritarismo politico e istituzionale.

 

Farsi un’idea su ciò che rappresenta per la nostra civiltà e per la sopravvivenza della classe media, e in definitiva per la tenuta della democrazia, il tema di un nuovo modello di sviluppo, nel senso in cui è posto nel programma di Elly Schlein (e non solo lì), significa innanzitutto chiarire per quale modello di società noi Popolari intendiamo impegnarci e quale tipo di reputazione intendiamo conseguire presso i ceti popolari e lavoratori. Ma soprattutto significa interrogarci su quale contributo possiamo dare per fare in modo che gli enormi ed epocali cambiamenti in atto che producono effetti negativi sulla gran parte della popolazione, possano esser governati senza correre quei rischi di involuzione democratica che purtroppo la storia ci ha insegnato esser possibili.

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