Home GiornaleEravamo comunisti. Ora il divano è nell’agorà

Eravamo comunisti. Ora il divano è nell’agorà

Il racconto intimo dell’ex leader comunista richiama la riflessione di Bauman sull’invasione dello spazio pubblico da parte del privato. Una distanza evidente dalla riservatezza del PCI.

L’intimità diventa racconto pubblico

«A Bari la raggiunse la sua donna, Giusi Del Mugnaio. Lei scrive che il terremoto del 1980 vi sorprese in una condizione imbarazzante…». A questa domanda posta da Aldo Cazzullo, nella recente intervista apparsa sul Corriere della Sera, Massimo D’Alema risponde così: «Eravamo a casa del compagno Miccoli, all’ultimo piano di un palazzone della Bari popolare. Stavamo facendo l’amore sul divano di Miccoli quando tutto cominciò a tremare, al di là del movimento da noi generato».

La risposta del Leader Maximo, che riprende quanto contenuto nel suo racconto autobiografico dal titolo Eravamo comunisti, conferma che ormai il privato ha invaso l’agorà: l’oikos della polis si riversa nello spazio pubblico del web e delle testate giornalistiche.

 

La svolta descritta da Bauman

Sotto questo profilo, Zygmunt Bauman, conversando con Ezio Mauro in Il silenzio dell’opinione pubblica, si sofferma sulla trasformazione dell’agorà e afferma testualmente: «La sociologa francese Dominique Mehl ha identificato il punto di rottura in una sera d’autunno del 1983: di fronte alle telecamere, davanti a milioni di francesi, una certa Viviane ha dichiarato senza arrossire e con un tono di voce sicuro che suo marito Michel soffriva di eiaculazione precoce e che pertanto lei non aveva mai conosciuto l’orgasmo. Quello è stato il momento della svolta: al contrario delle aspettative era stato il privato ad invadere l’agorà e non viceversa».

 

La riservatezza della militanza

Il divano nell’agorà, se da una parte umanizza il politico, dall’altra capovolge i canoni etici del comunismo novecentesco.

Nel PCI degli anni Settanta, l’esibizione di dettagli intimi, di sentimenti e di rivelazioni personali avrebbe svilito la militanza e sarebbe apparsa come una sorta di deviazione ideologica. Ai dirigenti era imposta una condotta riservata.

Resta l’ironia del titolo: Eravamo comunisti.