Home GiornaleLa sinistra di fronte alle primarie: una diatriba senza fine

La sinistra di fronte alle primarie: una diatriba senza fine

Schlein rivendica il peso del consenso, Conte rilancia le primarie, Bonelli richiama il valore delle idee. Il campo largo si logora sulla leadership e rischia di favorire Meloni.

Schlein e il peso del consenso

«Augh», la Schlein ha parlato e ha detto finalmente la sua con una certa fermezza. «Uno non vale uno»: non si è tutti uguali tra i compagni di avventura del campo largo, vale chi ha più consenso elettorale. Una logica troppo semplice e lineare per essere condivisa dagli altri partiti, tutti insieme con lei pronti alla vittoria delle future elezioni nazionali.

Quando da bambini ci si dà il turno per la conta a nascondino o ad acchiapparella, c’è sempre il più pronto che urla: «Primo!». Ecco che la discussione sulle primarie sta diventando sfiancante e chi dovrebbe esserti di fianco per sostenerti nella gara e far fuori la Meloni è invece quello che ti sgomita ai fianchi fino a svuotarti di energie.

 

Conte: botta e risposta

La reazione di Conte è stata immediata: «A questo punto non resta che l’alternativa delle primarie», ha dichiarato nelle interviste che tanto sembrano per lui motivo di gongolamento, proprio mentre suona il gong di un match che, così continuando, non avrà più spettatori.

Proprio non gli viene di canticchiare le parole di un’orecchiabile canzone della Vanoni: «A questo punto stiamo tanto bene io e te, che non ha senso tirar fuori i “come” ed i “perché”, cerchiamo insieme tutto il bello della vita, in un momento che non scappi tra le dita». E poi ancora: «A questo punto, buonanotte all’incertezza, ai problemi, all’amarezza, sento il carnevale entrare in me…».

 

Il credo di Bonelli

Se le cose stanno così, una lanterna magica ha dato luce a un’alternativa: chiamare al responso il popolo che simpatizza per quel fronte. Non c’è da alterarsi, ma da riconoscere i fatti per come sono.

Fa sentire la sua anche Bonelli, che commenta come, in sostanza, in politica la logica dovrebbe essere quella del peso delle idee e non dei numeri. Appare un richiamo nobile alle alte ragioni della politica, ma ne dimentica la brutalità e la legittima rivendicazione di chi ha in tasca più voti, perché questo, in democrazia, hanno espresso gli elettori. Ci sarebbe poi tutto da stabilire il criterio di pesatura di un’idea e di un’altra.

 

Non sarà un’avventura

«Con te partirò»: Conte ora potrebbe rimpiangere di aver progettato a suo tempo un percorso con il PD, ma ormai è troppo tardi per tirarsi indietro. «Primum vivere, deinde philosophari» è la massima che da quelle parti sembrano aver smarrito per strada, consunti da un logorio che fa impallidire quello della vita moderna.

Andando avanti tra ipotesi e ripensamenti, si finirà per spianare ancor più la strada alla Giorgia nazionale per un suo nuovo successo.

Nel film di Fellini La strada, il cattivo saltimbanco sfrutta la dolce Gelsomina, che l’aiuta nel mestiere ricevendone solo cattiverie e sfruttamento. Gelsomina, malgrado tutto, non riesce a separare il suo destino da quello del suo orco: un’ineluttabilità che la porterà alla morte.

Sgomitare non serve

Ci sono anche in politica tante strade da seguire, ad esempio quella auspicata per la vittoria, ma incombe sempre il pericolo di un sorpasso o quello di un viaggio dopo l’apocalisse, così ben descritto da Cormac McCarthy nel suo lavoro La strada.

Non ci si dovrebbe, insomma, perdere per strada a furia di beccarsi sterilmente l’un l’altro.

A proposito di primarie, della smania di primeggiare e della resa al più forte, potrebbero essere di utile soccorso le parole del sommo poeta: «Come le pecorelle escon del chiuso / a una, a due, a tre […] / e ciò che fa la prima, e l’altre fanno, / addossandosi a lei, s’ella s’arresta, / semplici e quete, e lo ’mperché non sanno».

Sgomitare non serve a nulla: si dà solo la pessima impressione di aver alzato tutti già troppo il gomito.