New York, 15 set. (askanews) – Un altro ricercatore specializzato nell’intelligenza artificiale lancia un allarme sulla possibilità che quella tecnologia possa “ucciderci tutti”. Dopo quello di Jacob Coxon, ex dipendente sia di Anthropic sia di OpenAI convinto che “le persone che stanno costruendo l’Ia credono seriamente che (quella tecnologia) potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio”, l’ultimo allarme arriva da Bilal Chughtai, ex ricercatore di Google DeepMind. In un post su X ha spiegato che il tempo sta per scadere nell’impedire all’Ia di provocare danni letali. Spiegando di essersi licenziato recentemente dalla controllata di Alphabet, ha sostenuto che “da Google, ho potuto osservare lo sviluppo dell’Ia in prima persona. Anch’io sono estremamente preoccupato per la traiettoria predefinita di questa tecnologia. Credo sinceramente che l’Ia abbia il potenziale di ucciderci tutti, e che potremmo stare finendo il tempo per evitare questo esito”.
Secondo lui “le cose diventeranno solo più folli: penso sia possibile che le aziende Ia, nei prossimi anni, riescano a costruire sistemi Ia superintelligenti che superino di gran lunga le capacità umane in ogni ambito. Non sono sicuro che questi sistemi Ia faranno ciò che vogliamo. In particolare, superintelligenze non allineate potrebbero, proprio come gli agenti Ia fuori controllo coinvolti nell’incidente di HuggingFace, sfuggire al nostro controllo e compiere azioni pericolose che potrebbero portare all’impoverimento permanente o alla morte dell’umanità”. Per Chughtai questo è “il problema più importante che l’umanità deve affrontare in questo secolo, e le poste in gioco sono immense”.
Secondo il ricercatore una Ia sicura “è possibile” ma serve “evitare questa corsa frenetica tra le aziende di intelligenza artificiale”. Per lui serve anche “regolare lo sviluppo dell’Ia a una velocità che la società possa gestire, dove i rischi emergenti possano essere affrontati prima che si verifichino danni estremi”. Stando a Chughtai c’è bisogno anche “di molta più trasparenza nello sviluppo dell’Ia per assicurarci che le aziende Ia non ci impongano livelli di rischio inaccettabili”.
L’ex presidente democratico Barack Obama si è inserito nel dibattito sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale riacceso sabato scorso da un articolo di 3.800 parole dell’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, che ha proposto un rallentamento dello sviluppo della tecnologia. Secondo l’ex inquilino della Casa Bianca, l’AI potrebbe portare a una “potenziale catastrofe” se non ben gestita.
In una serie di post su X, Obama ha implicitamente criticato l’approccio morbido del governo Trump sostenendo che “gli standard volontari creati da una manciata di aziende tecnologiche non saranno sufficienti”. Secondo lui “abbiamo bisogno del governo – e in particolare dei nostri leader a Washington – che prendano iniziativa nel proporre proposte concrete, leggi e regolamenti che affrontino seri problemi di sicurezza, prevedano l’impatto dell’AI sul lavoro e sui nostri figli, e assicurino che i benefici dell’AI siano ampiamente distribuiti”. Stando a Obama, gli Stati Uniti devono capitanare la creazione di standard internazionali per la sicurezza dell’AI.
Per Obama, “dato quello che sappiamo sulla tecnologia, non possiamo rinchiudere l’AI in una scatola. Ma possiamo collettivamente decidere come svilupparla e come usarla, invece di restare a guardare e lasciare che l’AI e le sue conseguenze ricadano su di noi”. Con queste parole, Obama sembra posizionare il partito democratico come un sostenitore di misure di sicurezza più severe per l’AI mentre le elezioni di metà mandato si avvicinano e già si guarda alle presidenziali del 2028. Domenica scorsa il New York Times aveva riferito che durante una raccolta fondi, Obama ha detto che i candidati alla presidenza del 2028 dovranno avere un “piano chiaro” per affrontare le preoccupazioni sulla sicurezza e sull’economia generate dall’AI.

