Home GiornaleGargani, l’uomo che ha sempre difeso la dignità della politica

Gargani, l’uomo che ha sempre difeso la dignità della politica

La figura di un protagonista della Prima Repubblica che interpretò il garantismo, il Parlamento e la Democrazia Cristiana come strumenti essenziali di equilibrio democratico e responsabilità nazionale.

La politica come pensiero e tradizione

Il magistero politico, culturale ed istituzionale di Giuseppe Gargani – sì, parlando di Gargani possiamo tranquillamente definirlo come un magistero – va oltre la sua lunga presenza nel Parlamento italiano, dal 1972 al 1994, o nel Parlamento europeo, dal 1999 al 2014. E, paradossalmente, va anche oltre gli incarichi politici ed istituzionali che ha ricoperto nel corso della sua lunga, intensa e feconda attività politica. E questo per una ragione persino troppo semplice da spiegare. Perché per Gargani parla la sua storia che si articola, fondamentalmente, lungo quattro direttrici di fondo.

Innanzitutto Gargani ha concepito la politica, già sin dai tempi della sua presenza nel movimento giovanile della Dc, come un pensiero. Un pensiero in continua evoluzione, che deve fare i conti con il cambiamento della società e, soprattutto, con quella politica che, secondo la miglior tradizione democratico cristiana, è una “continua transizione”. Un pensiero che affonda le sue radici nell’umanesimo cristiano popolare, nella tradizione del cattolicesimo politico italiano e che è stato declinato per molti anni nella corrente di Base, la cosiddetta “sinistra politica” della Democrazia Cristiana. È sufficiente ricordare alcuni suoi storici amici per comprendere sino in fondo la ricchezza e la profondità di quel pensiero: da Ciriaco De Mita a Gerardo Bianco, da Nicola Mancino a Fiorentino Sullo.

Il garantismo come difesa della democrazia

In secondo luogo, quando si parla di Gargani si pensa immediatamente al politico competente. E parliamo di una competenza specifica che, però – e qui c’è la specificità e l’originalità di Gargani – sapeva legarsi e fondersi con la competenza e l’autorevolezza politica.

Certo, la giustizia era la sua passione non solo perché Gargani è stato un qualificato avvocato, ma anche perché il capitolo della giustizia lo ha sempre ritenuto un tassello decisivo per evitare l’alterazione degli equilibri istituzionali nel nostro Paese. Da qui il suo garantismo che non era un feticcio ma quasi un dogma da rispettare e da conservare gelosamente. Perché senza garantismo, osava dire spesso, si aprono le porte della gogna mediatica, giudiziaria e politica.

Garantismo che ha difeso strenuamente, per fare un solo e grande esempio, quando si batté contro l’abolizione dell’immunità parlamentare. E, come capita molte volte, fu una battaglia solitaria e fortemente antipopolare perché antipopolista, ma che dopo molti anni, puntualmente, si rivelò fondamentale e decisiva per difendere e salvaguardare la dignità e il ruolo delle stesse istituzioni democratiche.

Anche questo conferma che Gargani era un leader politico, perché sapeva precedere gli eventi e, soprattutto, sapeva valutare i rischi concreti che alcune parole d’ordine avrebbero prodotto nel sempre fragile tessuto democratico e costituzionale di un Paese.

Un democristiano autentico

E poi, terza considerazione, la sua cultura politica. Lo potremmo sintetizzare con poche parole. Gargani è stato un vero ed autentico democristiano. Nella cultura politica innanzitutto, nella postura personale, nel suo profilo istituzionale e, in ultimo, nel suo stile.

La cultura del dialogo, del confronto, della mediazione alta e dell’approfondimento sono stati i punti cardinali che lo hanno accompagnato. Sempre. Una cultura politica che ha orientato le sue scelte, nella Dc come fuori dalla Dc quando lo storico “partito italiano” è tramontato.

E non è un caso, di conseguenza, che Gargani abbia sempre privilegiato le ragioni dell’unità del partito perché individuava nell’unità della Dc la ragione essenziale del protagonismo politico e culturale dei cattolici italiani.

Fu tra i pochi che previde la fine della Dc sin dal 1992, perché non riconduceva quell’accanimento ad un fatto transitorio o episodico ma intravedeva la volontà di cancellare e liquidare definitivamente quella esperienza politica e culturale dalla cittadella politica italiana. Una intuizione che, altrettanto puntualmente, si rivelò in tutta la sua violenza e virulenza.

La sacralità delle istituzioni democratiche

E poi c’è l’ultimo aspetto, ma il primo per importanza, che ha veramente segnato il magistero del leader irpino sino all’ultimo giorno della sua vita. Lo potremmo sintetizzare con cinque parole: la sacralità delle istituzioni democratiche.

A cominciare anche e soprattutto dalla centralità del Parlamento. Non si stancava di ripeterlo in questi ultimi anni di Presidenza dell’Associazione degli ex Parlamentari. E questo era l’elemento centrale che lo spingeva a denunciare il pericolo devastante e deflagrante del populismo e del radicalismo demagogico che rappresentavano, a suo giudizio, il tarlo che corrodeva l’humus democratico alla base della qualità della nostra democrazia e della solidità delle nostre istituzioni.

Insomma, di Peppino Gargani possiamo dire che è stato un avvocato, un giurista prestato alla politica, un leader politico, un legislatore attento e scrupoloso e, in ultimo ma non per ordine di importanza, un cattolico che ha dedicato la sua vita alla comunità. Che per lui era sì il suo partito ma, soprattutto, era il suo Paese.