Home GiornaleCeuta, un’occasione persa e tanti sciacalli

Ceuta, un’occasione persa e tanti sciacalli

La crisi avrebbe potuto rafforzare la richiesta di una gestione europea dei flussi migratori. Invece il governo ha scelto una risposta ideologica, rinunciando a un’iniziativa politica e diplomatica di più ampio respiro.

Una crisi europea, non soltanto spagnola

Le immagini di Ceuta con persone che arrivano a nuoto e si arrampicano sugli scogli scuotono la sensibilità, ovviamente di chi ha ancora una sensibilità. Nel guardare quelle scene da esodo biblico ci dobbiamo chiedere se quelle persone stanno arrivando in Europa o semplicemente in Spagna. E questo non per la posizione dell’enclave spagnola di Ceuta o per scarsa conoscenza della geografia, ma perché questa risposta determina l’atteggiamento politico da tenere nei confronti della Spagna e dell’Unione europea. Ma il governo italiano ancor prima di esprimere un pensiero di vicinanza e solidarietà alle autorità spagnole, ha deciso di “sospendere Schengen” ovvero l’accordo per la libera circolazione in Europa. Si tratta di un atto che rivela tutta l’inadeguatezza e la miopia di questo esecutivo nell’affrontare il tema dell’immigrazione. Pensiamo a quante volte altri paesi avrebbero potuto sospendere Schengen nei confronti dell’Italia, in occasione di sbarchi e arrivi sulle nostre coste! Ma gli altri paesi non lo hanno fatto. L’Italia si!

 

Loccasione mancata e il quadro geopolitico

La vicenda di Ceuta era invece una buona occasione per ribadire il concetto che l’Italia ha più volte esplicitato, ovvero che i paesi che affacciano sul Mediterraneo sono delle porte d’ingresso per l’Europa e che la gestione dei flussi verso il nostro continente deve interessare l’intera Unione europea e non solo i paesi di approdo. Ma questa occasione per un approccio razionale con la questione immigrazione il governo italiano l’ha clamorosamente persa. Persa per motivi di carattere ideologico riconducibili alla necessità di non solidarizzare con Sanchez per non urtare la suscettibilità di Trump, ma anche per non farsi ulteriormente scavalcare a destra dall’ex-generale “pensionato d’oro”. Un grave errore di valutazione, visto che è ormai evidente che l’operazione-Ceuta è frutto di una macchinazione ordita ai danni della Spagna e soprattutto del premier socialista “colpevole” di non aver assecondato le follie belliche trumpiane. Un autorevole cronista (Fubini su Il Corriere della Sera) spiega con dovizia di particolari il filo rosso che lega il mondo trumpiano Maga, Putin e le destre europee. È interessante vedere come gli USA abbiano “regalato” 40 milioni di dollari al governo marocchino come “sostegno alle rivendicazioni del Marocco su Ceuta e Melilla” sugellando il flusso verso l’enclave spagnola. È inquietante vedere come nelle stesse ore un missile russo cadeva su Lublino in Polonia; una coincidenza che ha portato la Commissaria UE Kaja Kallas a parlare di attacchi all’unità dell’Europa.

 

Quando la politica rinuncia alla visione

Purtroppo, questi attacchi all’Unione europea trovano anche in casa nostra una sponda del tutto inopportuna ed irrazionale.

Infatti, degradando un fenomeno epocale come l’immigrazione a questione squisitamente nazionale, si perde la credibilità per invocare – per il presente e per il futuro – una solidarietà europea per una vicenda che interessa da vicino l’Italia, visto il posizionamento della nostra penisola protesa nel Mediterraneo verso il quadrante africano e medio-orientale. Per problemi di questa portata non bastano decreti e “decretini ad hoc” pensando di fermare il vento con le mani. In altre stagioni politiche il nostro posizionamento geopolitico era il risultato di una politica estera fondata sull’azione diplomatica e la cooperazione internazionale, anziché su demagogia, propaganda e inutili barriere. Ma era un’altra politica, o forse era semplicemente “la Politica”.