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Gianfranco Morgando, un vero cattolico popolare e sociale.

È scomprarso improvvisamente all’età di 76 anni. Quale eredità lascia l’ex parlamentare e Segretario generale della Fondazione Donat-Cattin? Certamente l’aurenticità del suo essere cattolico democratico e popolare.

Con Gianfranco Morgando se ne va un pezzo della storia del cattolicesimo popolare e sociale torinese e piemontese. Una persona, lo possiamo dire tranquillamente, la cui vita è coincisa prevalentemente, anche se non esclusivamente, con l’impegno pubblico: politico, culturale, sociale e istituzionale.

E questo perché l’intera vita di Gianfranco è stata vissuta all’insegna della traduzione laica dei principi, dei valori e della cultura del cattolicesimo sociale e popolare.

Quel cattolicesimo sociale vissuto, metabolizzato e acquisito nella storica sede di via Stampatori a Torino, la sede della corrente di Forze Nuove guidata dal «ministro dei lavoratori», Carlo Donat-Cattin. E Gianfranco è stato uno dei «figli» migliori di quella gloriosa tradizione politica, culturale, sociale e valoriale.

Una storia che lo ha sempre accompagnato. Nella Democrazia Cristiana innanzitutto, come nei partiti che si sono succeduti alla DC. Ma la sinistra sociale di ispirazione cristiana è stata la vera cifra politica e culturale di Morgando.

Un bagaglio culturale che Gianfranco ha trasferito nei mille luoghi della sua lunga, ricca e feconda militanza. Dalle sezioni di partito al rapporto continuo con il territorio e il mondo degli amministratori locali; dal Parlamento al Governo; dagli incontri con l’associazionismo cattolico al mondo sociale, variegato e composito.

Ma quello, infine, che merita di essere ricordato è lo «stile» con cui Morgando ha declinato l’impegno politico. Uno stile sempre rispettoso delle persone, comprensivo delle ragioni degli altri, tollerante e sempre dedito al confronto e al dialogo.

Era quello stile che ha caratterizzato il comportamento di una classe dirigente formatasi all’insegna della costruzione del «bene comune». Cioè di un progetto di società che non poteva fare a meno di una cultura di cui Gianfranco è stato autorevole espressione concreta: quella, appunto, del cattolicesimo popolare e sociale.

E oggi il modo migliore per ricordare Gianfranco Morgando e il suo ricco e fecondo magistero pubblico è proprio quello di continuare a richiamare e inverare le ragioni, la cultura e il pensiero del cattolicesimo sociale e popolare, che resta un faro capace di illuminare il ruolo e il comportamento dei cattolici nella politica e nella società.