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I giovani, la piazza e il diritto al futuro

L’esperienza di Assisi invita a guardare oltre le manifestazioni di protesta. Le nuove generazioni condividono una domanda di cambiamento che la politica deve raccogliere attraverso moderazione, mediazione e riforme.

Ad Assisi, la memoria incontra il futuro

Ad Assisi un’altra iniziativa ha coinvolto i giovani, oltre trecento, per la Giornata nazionale “Giovani e memoria”, giunta quest’anno alla quinta edizione. Promossa dal ministro per lo Sport e i Giovani, è stata organizzata nell’ambito delle celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.

Il filo conduttore della Giornata è stato il rapporto tra l’eredità del Santo e le sfide del presente nell’esperienza dei partecipanti: giovani tra i 18 e i 30 anni, le cui riflessioni, svolte in cinque gruppi di lavoro, confluiranno nel Manifesto dei giovani di Assisi 2026.

In questa sede non interessa la cronaca dell’incontro, di cui danno conto il “Corriere dell’Umbria” e “Assisi Oggi”; interessa invece segnalare la positività dell’iniziativa, incentrata sulla memoria in rapporto al futuro nel contesto giovanile.

Ecco, nel trinomio – giovani, memoria, futuro – sta l’originalità di questo appuntamento annuale, che merita di essere segnalato e fatto oggetto di una riflessione.

Ancora una volta, il richiamo alla contestazione in corso degli adolescenti e dei giovani è inevitabile, e mi porta a dire che le manifestazioni di protesta sono certo espressione dell’odierna condizione giovanile, ma non la esauriscono.

È importante averne contezza, non per sottovalutare la protesta, ma per dimensionarla alla sua effettiva portata e commisurarla quindi alla gioventù silenziosa, ovvero alla gioventù impegnata in iniziative come quella dei “Giovani per la pace” (di cui ho parlato su queste stesse colonne) e l’odierna iniziativa di “Giovani e memoria”.

 

Una sola gioventù, diverse forme di impegno

Senza nulla togliere alla rappresentatività della protesta, è da rilevare che le sue motivazioni – riconducibili sostanzialmente a due: la denuncia del carovita e del riarmo ovvero, in positivo, la richiesta di una vita dignitosa e di una pace operosa – sono presenti anche in altre manifestazioni che battono strade diverse da quelle eclatanti della piazza.

Non sono da considerare alternative, anzi si possono configurare come complementari, in quanto tutte condividono l’esigenza di un futuro nuovo che non pretende la società giusta (ideale astratto), ma piuttosto la società decente, cioè, come ha chiarito Avishai Margalit, non socialmente umiliante. Una società è umiliante quando non rispetta, in questo caso, il diritto al futuro.

In questo contesto, l’impegno a non inquinare e a mettere al bando la guerra fanno tutt’uno, come mostrato da papa Francesco e papa Leone.

Su questi obiettivi vi è sicuramente concordanza fra tutti i giovani, manifestanti e non, ma anche fra tanti adulti e anziani; ne consegue che la discordanza si pone a livello delle modalità per perseguire quegli obiettivi: più clamorose o più silenziose.

Se così è, occorre in ogni caso prestare ascolto alla gioventù, al di là delle diverse modalità di espressione adottate: è alla richiesta di cambiamento che occorre aprirsi, per non continuare a umiliare, specialmente i giovani.

 

La politica tra generazioni e sensibilità diverse

Sta allora alla politica, e più in generale alle istituzioni, farsene interprete. Può essere efficace operare in termini di moderazione e mediazione, due opzioni squisitamente politiche non meno che esistenziali, per dare concreta traduzione ad alcune istanze avanzate clamorosamente da alcuni o silenziosamente da altri.

Voglio dire che non ci sono due tipologie di giovani (pro o contro l’odierna situazione), ma c’è un’unica gioventù che rivendica il diritto al proprio futuro, a partire dal proprio presente.

Occorre allora rendersi conto che il problema è non solo intergenerazionale, ma anche intragenerazionale, per cui è necessario far incontrare, oltre alle diverse generazioni, anche, all’interno delle generazioni, le diverse sensibilità.

Potrebbe essere questo lo scopo cui la società fin da subito dovrebbe tendere, perché solo dall’incontro e dal confronto possono nascere idee di cambiamento e modi di attuarlo attraverso riforme che impegnino gli Stati nazionali, ma non solo.

Infatti, data la configurazione che ha assunto la protesta (dal Portogallo alla Spagna, dalla Francia alla Germania, all’Albania, ecc.), l’Unione Europea non può disinteressarsi del fenomeno. Deve invece farsi carico, almeno in termini economici, del rinnovamento richiesto nel contesto del cambio d’epoca che stiamo vivendo.

 

Moderazione e mediazione, il coraggio di riformare

Ribadisco allora la necessità di applicare le due categorie politiche della moderazione e della mediazione, che possono evitare gli estremismi e permettere invece un riformismo innovatore e realistico.

Mi rendo conto che si tratta di due modalità tipiche di una politica umanistica, estromesse da una prassi politica sempre più polarizzata e rissosa, che, almeno in una certa misura, è responsabile dello stallo sociale in cui ci troviamo oggi.

Ma, per quanto ci siamo disabituati all’esercizio della moderazione e della mediazione, ad esse dobbiamo ricorrere per fuoriuscire da una situazione che rischia un’ulteriore radicalizzazione.

Qualche pubblicazione più o meno recente può aiutare a comprendere il senso dell’essere moderati (Aurelian Craiutu nelle sue Lettere ai giovani radicali), perché si dovrebbe parlare di coraggio della mediazione (Paolo Alberti con riferimento alla DC e al PPI) e tessere l’elogio della moderazione (Paola Binetti con riferimento alla moderna diatriba politica).

E, sull’altro fronte, può aiutare a comprendere la mediazione e i suoi destini (Ferdinando Menga con riferimento a politica e diritto) e a fare l’elogio della mediazione (Adriano Fabris nel volume Contro gli estremismi).

Ma su questo libro, come sull’altro di Craiutu, entrambi pubblicati quest’anno, occorrerà tornare, in quanto opere rispettivamente di un filosofo morale dell’Università di Pisa e di un politologo dell’Indiana University, che permettono di sviluppare riflessioni importanti.

Riflessioni da tenere presenti anche riguardo all’odierna protesta giovanile, di fronte alla quale atteggiamenti di moderazione e di mediazione potrebbero servire a sdrammatizzare la situazione, prima che degeneri al di là delle previsioni degli stessi giovani.