La rivolta contro la Linke
Sembrava ormai scontato. Dopo le elezioni del 20 settembre, Berlino si preparava a voltare pagina con un governo Rot-Grün-Rot, rosso-verde-rosso, formato da Linke, Verdi e SPD. Alla guida della capitale sarebbe arrivata Elif Eralp, prima esponente della Linke a ricoprire la carica di sindaco-governatore.
Invece, proprio mentre si aprono i negoziati ufficiali, sulla nuova maggioranza si addensano nubi minacciose. A cambiare il quadro è soprattutto la rivolta scoppiata nella SPD. Dopo settimane di durissimi avvertimenti della CDU, culminati nelle dichiarazioni del cancelliere Friedrich Merz, ora sono gli stessi socialdemocratici a mettere in discussione l’alleanza.
Il segnale più clamoroso arriva da Boris Pistorius. Il ministro federale della Difesa, intervenendo domenica alla ZDF, ha confermato che sono già in corso colloqui, a diversi livelli, per convincere i dirigenti berlinesi della SPD a rinunciare all’accordo con la Linke.
Non una semplice riserva personale, dunque, ma un’iniziativa politica destinata a pesare sugli equilibri del partito.
Pistorius rompe gli indugi
Pistorius ha aderito all’appello Nicht um jeden Preis, «Non a qualsiasi prezzo», sottoscritto da numerosi esponenti socialdemocratici. Tra loro figurano Sigmar Gabriel, Karl Lauterbach e Franziska Giffey.
I firmatari, che domenica erano oltre settecento, sono saliti lunedì a circa 1.175. Contestano l’affidabilità politica della Linke berlinese, soprattutto per le controversie sull’antisemitismo, la sicurezza e i rapporti con le istituzioni federali.
Ma lo scontro investe anche il programma di governo, a cominciare dalla socializzazione dei grandi patrimoni immobiliari.
La protesta assume così un significato nazionale. Non è più una fronda locale, ma una contestazione che coinvolge figure autorevoli della socialdemocrazia tedesca. La stessa Giffey ha invitato a considerare un’alternativa: una coalizione Schwarz-Grün-Rot, nero-verde-rosso, comprendente CDU, Verdi e SPD.
L’ombra di Merz sulla capitale
La CDU aveva già lanciato ripetuti avvertimenti. Merz, in particolare, aveva lasciato intendere che un’alleanza con la Linke nella capitale avrebbe creato un problema serio nei rapporti fra cristiano-democratici e socialdemocratici a livello federale.
Il punto è politicamente delicatissimo. A Berlino la SPD rivendica la propria autonomia nelle scelte di coalizione. A livello nazionale, però, governa insieme alla CDU, dalla quale la separano profonde divergenze proprio nei confronti della sinistra radicale.
Ora l’intervento di Pistorius sembra dare consistenza politica alle preoccupazioni cristiano-democratiche. E mette in difficoltà i due presidenti federali della SPD, Lars Klingbeil e Bärbel Bas, chiamati a evitare che la controversia berlinese diventi un fattore di instabilità per il governo Merz.
La partita è ancora aperta
Per il momento, tuttavia, la dirigenza berlinese non arretra. I negoziati fra Linke, SPD e Verdi sono cominciati regolarmente lunedì 2 novembre. Eralp continua a rivendicare la guida della capitale e ricorda che la Linke, con il 25,7 per cento, è risultata nettamente il primo partito.
Il copresidente federale della Linke, Luigi Pantisano, ha invitato gli esponenti nazionali della SPD a rispettare le scelte degli elettori berlinesi. L’eventuale accordo dovrà comunque essere sottoposto al voto degli iscritti socialdemocratici e della Linke.
Non c’è ancora una rottura, né una decisione formale della SPD federale contro la coalizione. Ma l’ipotesi che appariva più naturale all’indomani delle elezioni è diventata improvvisamente assai meno sicura.
La questione, del resto, supera i confini della capitale. Riguarda la collocazione politica della SPD, il rapporto con la Linke e la tenuta della collaborazione con la CDU.
Berlino diventa così il teatro di una contesa che investe l’intero sistema politico tedesco. E il veto che incombe sulla città potrebbe finire per pesare soprattutto sul futuro della coalizione federale.

