Un saggio storico e civile che restituisce dignità al centrismo liberale, non come zona grigia ma come tradizione riformatrice capace di governare la complessità e costruire istituzioni durature.
Nel dibattito contemporaneo, il “centro” è spesso evocato come spazio residuale, privo di identità e di energia politica. Il libro di Adrian Wooldridge, Centrists of the World, Unite! (Allen lane, 2026), rovescia questo luogo comune con un’operazione ambiziosa: restituire al liberalismo moderato il suo statuto originario di forza storica creativa, capace di trasformare le società senza cedere né al radicalismo ideologico né all’inerzia conservatrice.
La tesi è netta. Il liberalismo che ha costruito le democrazie occidentali non era un pensiero debole, ma una cultura politica fondata su competenza, gradualismo e senso delle istituzioni. Wooldridge ricostruisce una genealogia che va da John Stuart Mill a William Ewart Gladstone, mostrando come il riformismo centrista abbia prodotto conquiste decisive: ampliamento dei diritti, modernizzazione dello Stato, integrazione sociale. In questa prospettiva, il compromesso non è un cedimento, ma la tecnica attraverso cui si governa il pluralismo.
Il cuore del libro sta però nella diagnosi della crisi attuale. Il centrismo è arretrato non per esaurimento storico, ma per una trasformazione dell’ambiente politico: la polarizzazione, alimentata da media e social, premia le posizioni estreme; la sfiducia nelle élite erode il prestigio della competenza; i partiti si riducono a contenitori identitari. Ne deriva una politica più visibile ma meno efficace, dove la semplificazione sostituisce la mediazione e la promessa prevale sulla capacità di governo.
Wooldridge non offre un manifesto, ma indica una direzione precisa. Recuperare il “genio perduto” del liberalismo significa ricostruire una classe dirigente all’altezza delle istituzioni, restituire valore al metodo riformista, riabilitare l’idea stessa di governo come esercizio responsabile del potere. In filigrana, emerge un invito a ripensare il centro non come mera collocazione elettorale, ma come funzione politica: tenere insieme libertà e ordine, mercato e coesione, innovazione e stabilità.
Per un lettore europeo, e in particolare italiano, il libro ha un interesse ulteriore. Pur muovendosi entro un orizzonte anglosassone, esso dialoga implicitamente con la tradizione del cattolicesimo democratico, che ha fatto della mediazione e del riformismo una cifra distintiva. Resta, tuttavia, una distanza: Wooldridge privilegia la dimensione delle élite e delle istituzioni, mentre meno spazio è riservato ai corpi intermedi e alla dimensione sociale della politica.
Nel complesso, Centrists of the World, Unite! è un saggio solido e opportuno. Non propone nostalgie, ma una rilettura esigente di una tradizione che, lungi dall’essere esaurita, appare oggi necessaria. In tempi di radicalizzazione, la vera sfida non è scegliere tra gli estremi, ma ricostruire quella intelligenza della politica che il centro, quando è autentico, ha saputo incarnare.
Adrian Wooldridge è uno dei più autorevoli editorialisti politici britannici. Per molti anni ha lavorato presso The Economist, dove ha ricoperto anche il ruolo di firma della rubrica “Bagehot”, dedicata alla politica inglese. Ha scritto numerosi saggi di successo sul rapporto tra potere, classi dirigenti e meritocrazia, distinguendosi per uno stile che unisce rigore storico, taglio giornalistico e capacità interpretativa. Oggi collabora con Bloomberg Opinion.
