Home GiornaleIl Centro di Calenda: una riflessione prima dell’esito referendario

Il Centro di Calenda: una riflessione prima dell’esito referendario

È comunque una sfida da raccogliere. La proposta di un Centro riformista e di governo prova a colmare un vuoto politico, rilanciando una cultura istituzionale capace di equilibrio, credibilità e responsabilità.

Un bipolarismo senza cultura di governo

Anche a prescindere dal peso elettorale e dal concreto riscontro tra i cittadini, un fatto è indubbio sin da ora. E cioè, il futuro Centro – elezioni 2027, come ovvio – riformista, plurale, democratico e di governo di Calenda e di tutti coloro che condivideranno quel progetto, ha un grande merito. Ovvero, mettere a nudo che la radicalizzazione politica da un lato e la polarizzazione ideologica dall’altro che caratterizzano i due schieramenti maggioritari tutto possono fare tranne una cosa: garantire una piena, convinta, efficace e rassicurante cultura di governo.

Perché questo era, e resta, il tarlo corrosivo di questo singolare bipolarismo all’italiana. Perché, alla fine, va pur detto.

La sinistra e il ritorno della “superiorità morale”

Da un lato abbiamo una coalizione di sinistra e progressista che ha riscoperto e riattualizzato un vecchio tic del comunismo italiano. Ossia, delegittimare eticamente l’avversario/nemico in virtù di una del tutto presunta ma sempre sbandierata “superiorità morale” e, al contempo, perseguire l’obiettivo di annientare e distruggere l’odiato nemico politico.

È, del resto, il comportamento che viene perseguito da ormai molto tempo dalle quattro sinistre italiane. La sinistra radicale e massimalista del Pd della Schlein, la sinistra populista e demagogica dei 5 Stelle di Conte, la sinistra estremista ed ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/Salis e la sinistra classista e pan-sindacale del capo della Cgil Landini. Perché il vero collante culturale e cemento ideologico di questo cartello elettorale è attaccare frontalmente e violentemente la coalizione di centrodestra, ritenuta inidonea moralmente, eticamente, politicamente e culturalmente a governare il nostro Paese.

Il centrodestra e i limiti dell’azione di governo

Sul versante opposto, il centrodestra, seppur con meno violenza verbale e furore ideologico, presenta anch’esso evidenti criticità. Malgrado la statura politica e la postura istituzionale della premier Giorgia Meloni, emergono quotidianamente limiti che frenano una coerente, efficace e lungimirante azione di governo. La conseguenza è semplice: questo bislacco bipolarismo vive all’insegna della contrapposizione frontale, spesso aspra e senza sconti. Al punto che anche di fronte al tema drammatico della guerra quasi ai confini del nostro Paese, l’unica preoccupazione della sinistra radicale, massimalista e populista è quella di lavorare alacremente per il “tanto peggio tanto meglio”, che si somma con le difficoltà dell’attuale Governo di elaborare una strategia sufficientemente condivisa e realisticamente praticabile.

La necessità di un Centro politico

Ecco perché la presenza di un luogo politico centrista, chiaramente orientato al governo e alieno da qualsiasi inclinazione ideologica – e men che meno di natura moralistica – in questa precisa fase politica del nostro Paese è destinata a far emergere le pesanti e strutturali contraddizioni di questo innaturale e strampalato bipolarismo.

Un luogo politico utile non solo per rilanciare le ragioni di un Centro popolare, liberale, riformista, democratico e di governo ma, soprattutto, indispensabile per rafforzare e consolidare la qualità della nostra democrazia, la credibilità delle nostre istituzioni democratiche e la stessa efficacia dell’azione di governo.

Un’identità da ritrovare

Questa è, oggi, anche l’unica possibilità per rilanciare le ragioni politiche, culturali e, soprattutto, programmatiche di un Centro che non può continuare a svendersi a destra o, peggio ancora, annullarsi a sinistra, ma deve rimarcare la propria peculiarità e originalità nella cittadella politica contemporanea.