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mercoledì, Febbraio 26, 2025
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Il compito dei Popolari è recuperare anzitutto la loro identità

Hanno dunque bisogno di recuperare slancio e generosità, luoghi di aggregazione, pensieri lunghi, persone e leader (vecchi e nuovi). Per una stagione dove la Politica ritorni ad essere protagonista.

In questa pausa agostana abbiamo assistito ad un dibattito sul centro innescato da l’on. Rotondi, che onestamente ha assunto contorni discutibili. Dopo anni di bipolarismo, che hanno condotto per mano il Paese a populismo, crisi della rappresentanza e delle Istituzioni democratiche, sarebbe il caso di meditare con più attenzione su determinati passaggi storici dei popolari (o ex Dc) e sul futuro di questa cultura politica.

Anzitutto nessuno ne esce vincitore. Questo perché né chi milita nel Pd, né chi si trova, come Rotondi, Parlamentare di FdI, può affermare di riuscire a dare vero spazio politico alle tesi del mondo Popolare. La distruzione del centro, ha portato ad un annacquamento delle sue posizioni, altro che sale negli schieramenti di Ruiniana memoria. E, soprattutto, altro che solo problema di geometria delle posizioni, come lo derubrica Rotondi a proposito dell’esperienza del Terzo Polo.

È una questione squisitamente di cultura politica, e di capacità d’incidere nella storia (che è l’essenza della politica). A proposito dell’esperienza del Terzo Polo, tra l’altro, l’8% alle Politiche per un progetto abbozzato in pochi mesi, dimosta il contrario di quel che dice Rotondi, e cioè che esiste uno spazio politico per il centro in Italia.

Anche le suggestive riflessioni sulla similitudine di contrarietà alla sinistra, intesa come contrapposizione tra mondo statlista (delle sinistre) e mondo non statalista non regge in Italia. Non abbiamo i liberal conservatori inglesi  (Tories) nel nostro Paese, ma i post missini. E l’essere alternativi al mondo delle sinistre non può appiattire la cultura Popolare su quella, appunto, post missina.

Vogliamo commentare le recenti uscite giustizialiste del sottosegretario Delmastro a proposito di carceri (mentre Forza Italia fa una campagna con tutt’altra impostazione)? O le ambiguita della Meloni nelle relazioni europee? O, magari, entrare nel dibattito sullo Ius Scholae? O, ancora, dei rischi di un Premierato senza bilanciamento, quando servirebbe la restituzione di un ruolo vero per il Parlamento e per i Parlamentari? E lo spacchettamento del Paese con l’autonomia differenziata?

Premesso che Berlusconi, un pò come fece Moro con il Pci (ma senza voler azzardare paragoni tra le due personalita, profondamente distanti e diverse) ha fatto bene a far entrare nell’agone democratico, e nelle Istiuzioni, la destra. È stato un elemento di normalizzazione democratica, di stabilizzazione sociale e di ampliamento dell’offerta politica per il Paese.

Ma resta che, e questo lo affermo anche da persona che aveva creduto in questa possibilità, la destra Italiana non ha compiuto una  transizione vera e propria verso una destra liberale e conservatrice, ma ha confermato, ad oggi, i suoi tratti post missini.

La conclusione di questo ragionamento è che, l’unica possibilità per il centro è un’alleanza con la sinistra, per giunta questa sinistra? No. Anche perché conosciamo i tratti culturali che ci distinguono da quel mondo: radicalismo sui diritti civili e sociali (pensiamo alle recenti, inaccettabili, esternazioni di Ilaria Salis sul tema del diritto alla casa), sfiducia nel principio di sussidiarietà e, quindi, di tanto in tanto statalismo di ritorno.

Ovviamente non dimentichiamo che destra e sinistra, negli ultimi trent’anni, hanno spesso ceduto non tanto ad un sano liberismo e ad atteggiamenti (e politiche) amichevoli nei confronti del mercato, cosa auspicabile, ma a forme di anarco-liberismo (pensiamo alla discutibile gestione delle privatizzazioni).

Per quanto detto, trent’anni di bipolarismo forzoso in Italia sono li a dimostrare che la strada maestra per i Popolari (o centro) resta quella dell’unità, per affermare la propria identità e promuoverne le politiche conseguenti. Le alleanze si decidono volta per volta sulla base delle politiche e delle strategie da portare avanti nell’interesse dell’Italia e degli Italiani.

Per il resto, si ha sempre l’impressione che le riflessioni strategiche agostane siano schiacciate su di una prospettiva di breve periodo. Ma il centro e le forze centriste hanno bisogno di qualcosa che vada oltre un pensiero corto. Hanno bisogno di recuperare slancio e generosità, luoghi di aggregazione, pensieri lunghi, persone e leader (vecchi e nuovi). Per una stagione dove la Politica ritorni ad essere protagonista e con essa una politica di centro.

 

Giuseppe Vecchione

Coordinatore Provinciale (Avellino) di “Tempi Nuovi – Popolari Uniti”