Ha avuto una certa risonanza mediatica e politica l’Assemblea nazionale congiunta di Orvieto del 24 e 25 ottobre scorsi delle associazioni di cultura politica Libertà eguale e Base Italia. Fondata e guidata, quest’ultima, da Marco Bentivogli. Motivo ispiratore dell’incontro, quest’anno: Riformisti, un passo avanti.
La sfida riformista oltre il campo largo
Parlare di Libertà eguale, per me, è come parlare pure di una parte della mia vita. A quei principi, al connubio delle sensibilità liberali di sinistra credo da sempre. E tanti sono stati i temi sviscerati: dalla geopolitica a un’agenda di riforme economiche e sociali adatta ai tempi. Temi e visioni rispetto alle quali «il campo largo», a motivo delle contraddizioni e dei contrasti interni, è ritenuto del tutto inadeguato.
Il precedente dei convegni del primo centro-sinistra
Iniziative, queste, che un po’ ricordano i convegni – quali quelli legati a Il Mondo di Mario Pannunzio e altri, anche di area cattolica – che posero, a cavallo fra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, le basi culturali e programmatiche del primo centro-sinistra.
Come dire: ingredienti giusti, corrette elaborazioni che poi, però, finiscono per fluire, in maniera parziale, talora caotica, attraverso altri alvei. Ottime intuizioni che fanno fatica a tradursi in azione e storia, quasi che la vicenda politica percorresse strade differenti, pur raccogliendo alcuni di quei frutti.
Da Morando a Ceccanti, il passaggio del testimone
Enrico Morando, leader storico dell’associazione Libertà eguale (e, ancor prima, dei liberal DS, eredi dell’area migliorista e riformista del PCI e del PDS), diviene di essa presidente onorario, cedendo il testimone a Stefano Ceccanti (presiede, invece, la Fondazione PER – Progresso Europa Riforme).
Ecco, il percorso politico di Ceccanti, autorevolissimo e brillante costituzionalista, è particolarmente interessante: egli, infatti, incarna l’anima liberale del cristianesimo sociale. E subito mi sono ritrovato, qualche lustro fa, nella sua definizione della fede religiosa, che è anche un fatto pubblico, ma non può essere assunta dallo Stato.
Il rischio di un riformismo elitario
A lui, a Enrico, ad amiche e amici di vecchia data come Anna Bucciarelli, mi sentirei di ricordare quel che sanno più e meglio di me: il riformismo o è di popolo o non è. Talora in Libertà eguale mi sembra di scorgere qualche tentazione elitaria.

