Home GiornaleImmigrazione e sicurezza: Trieste città frontiera del cuore?

Immigrazione e sicurezza: Trieste città frontiera del cuore?

A Trieste, lungo la rotta balcanica, cresce la pressione migratoria. Tra esigenze di sicurezza, decoro urbano e solidarietà, la sfida è garantire assistenza e dignità senza dimenticare il valore dell’accoglienza.

Trieste, frontiera dell’accoglienza

È una notizia non da prima pagina, messa un po’ in secondo piano perché non eccita la lettura. A Trieste, terra ormai «di traffico e di frontiera», si patisce l’ingresso dei migranti che hanno percorso l’intera rotta balcanica alla ricerca di un futuro accettabile. Sembra che da aprile in poi siano schierate consistenti forze dell’ordine per garantire tutti i profili di sicurezza nella situazione in corso. Tutto ciò è meritevole e per nulla da censurare.

Per fortuna la città può vantare una rete di solidarietà non indifferente, che provvede a distribuire pasti e coperte a quelli che addosso hanno soltanto la loro pelle e un panno sudicio che gli si è affezionato da troppo tempo. C’è l’associazione Linea d’Ombra, gli scout, la Diaconia Valdese, volontari, centri sociali, insomma tutto il firmamento di gente di buona volontà che non gira le spalle al prossimo in difficoltà.

 

Lo struscio cittadino, un punto di bellezza

Per come si legge e si comprende, sembra che per motivi di decoro, nel weekend, l’attività a sostegno di una massa di persone indigenti sia stata contingentata solo dalle 18 alle 20, e poi tutti tornino a essere invisibili, consentendo così il libero svago di quelli che invece non se la passano affatto male.

Con l’adeguata sensibilità, ci si augura si possa trovare una soluzione più efficace anche il sabato e la domenica, magari individuando un’area decentrata della città dove poter dare assistenza ai bisognosi che pure in quei giorni hanno lo stimolo della fame e la necessità di un panno pulito da mettersi addosso.

 

Andare raminghi e a ramengo

«Occhio non vede, cuore non duole» non è una regola che possa risolvere una situazione delicata da fronteggiare. Ci vuole altro perché chi voglia svagarsi non impatti, per dirla alla Manzoni, nel «vagar faticoso dietro a desideri che non sarebbero mai soddisfatti» dei poveracci approdati in terra italica.

Non si può pretendere che, come Cenerentola allo scadere di una certa ora, si dileguino nell’ombra, più o meno come i topi che vivono in perenne nascondimento.

Meglio ancora sarebbe se le procedure per chiedere asilo fossero più brevi dei circa 90 giorni attuali. La questione è seria perché Trieste registra un aumento del 31% degli ingressi di stranieri e il fatto interroga le coscienze di ciascuno, perché la faccenda non si può risolvere mettendo la polvere sotto il tappeto.

 

«Amor ergo sum», una legge da non dimenticare

Il fenomeno, non solo a Trieste, va disciplinato alla luce della nostra civiltà che da un paio di migliaia di anni ha fatto dell’amore verso l’altro una linea di condotta tanto impegnativa quanto necessaria per l’umanità. In particolare, per i credenti, «Amate il prossimo come voi stessi» è un comando che si traduce in un esercizio permanente, il solo che può garantire una società felice.

In questi giorni ricorrono i 48 anni dall’elezione al soglio pontificio di san Karol Wojtyła, che diceva come «la più grande vocazione dell’uomo è la chiamata all’amore. L’amore dà pure il significato definitivo alla vita umana. Esso è la condizione essenziale della dignità dell’uomo, la prova della nobiltà della sua anima».

E ancora: «L’amore non è solamente un sentimento, è un atto di volontà che consiste nel preferire, attraverso un comportamento costante, il bene dell’altro più di quello proprio».

È una lezione tosta che va ben oltre il suono di belle parole. È un messaggio che fa da spartiacque, è una barricata da scavalcare per andare oltre i propri istinti e implica la scelta di chi voglia stare di qua o al di là di una linea chiara e per nulla in oscurità.

Si tratta del decoro dello spirito. Il resto sono chiacchiere.