India e Sudafrica, dalle elezioni la necessità di alleanze

La cultura delle alleanze alla prova di governo in due stati protagonisti del multilateralismo, con economie promettenti ma ancora con profondi problemi sociali da risolvere.

Mentre in quello che potrebbe essere uno dei centri della politica mondiale, se rafforzerà la propria dimensione politica, l’Unione Europea, sta per iniziare il voto per rinnovo del parlamento europeo, in molti grandi Paesi nel mondo si svolgono elezioni nel corso di questo 2024. Tra gli stati che hanno già votato spiccano l’India e il Sudafrica. Vi è un aspetto che accomuna le elezioni in questi due stati, entrambi membri del Coordinamento Brics. Il fatto che in tutti e due i Paesi, il partito più grande ha perso la maggioranza assoluta, e dovrà quindi intessere una politica di alleanze.

In India, la più grande democrazia del mondo, gli aventi diritto al voto sono circa un miliardo (quasi tre volte quelli Ue). Le operazioni di voto, in sette fasi, sono durate dal 19 aprile a sabato scorso primo giugno, e si è registrata un’affluenza alle urne del 66%.

L’esito del voto ha penalizzato il cartello di forze dell’Alleanza Nazionale Democratica(Nda) nel quale il partito nazionalista indù, il Bjp, (Bharatiya Janata Party), il Partito del Popolo Indiano, del premier Narendra Modi, ha perso, per la prima volta dal 2014, la maggioranza assoluta dei seggi alla Lok Sabha, la camera bassa indiana. Ma la strada verso il terzo mandato, traguardo mai raggiunto da nessuno in India, per Modi appare aperta grazie al risultato ottenuto dalla sua coalizione, l’Nda. A vincere è stata nonostante tutto la continuità in un Paese in rapidissimo e tumultuoso sviluppo in cui come ha scritto una grande conoscitrice dell’India, la professoressa Elisabetta Basile, il sistema sociale “è caratterizzato da un disuguaglianza strutturale di genere, di casta e di religione. Ed è proprio questa disuguaglianza a rendere sempre difficile la lotta alla povertà”. L’India è da poco divenuta il Paese più popoloso del mondo e in prospettiva, appare lanciata a diventare anche la prima economia del mondo. Ciononostante non è ancora stata accolta come membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, a riprova della necessità di un adeguamento dei meccanismi di governance globale. Fra i Paesi Brics l’India è quello più “multiallineato”. Membro della Sco (‘Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai) l’alleanza per la sicurezza asiatica, insieme a Paesi come  Cina, Russia, Iran e nel contempo del Quad, l’alleanza strategica quadrilaterale di contenimento della Cina, insieme a Stati Uniti, Australia e Giappone. Nuova Delhi, inoltre, ha intensificato i rapporti con l’Iran, snodo fondamentale per le sue vie commerciali marittime, in particolare stipulando il mese scorso un accordo per lo sviluppo dello strategico porto di Chabahar, nonostante la minaccia delle sanzioni americane. A conferma del fatto che l’India si muove già da potenza mondiale, favorita, rispetto  alla Cina, anche dalla geopolitica, che ha posto il subcontinente indiano all’incrocio fra i due principali assi di sviluppo del XXI Secolo, quello dell’Estremo Oriente pacifico e quello afro-asiatico dell’oceano indiano.

Anche in Sudafrica si sono svolte da poco, lo scorso 29 maggio, le elezioni  legislative per il rinnovo dei 400 seggi dell’Assemblea Nazionale, con un sistema elettorale proporzionale puro, con collegi nazionale e provinciali. L’African National Congress (ANC), il partito che fu di Nelson Mandela, al potere ha ricevuto solo il 40,21% dei voti. Per la prima volta dalla fine dell’apartheid nel 1994, il partito centrale del sistema politico sudafricano dovrà stringere alleanze con altri partiti per formare un governo di coalizione. Il partito del presidente Cyril Ramaphosa dovrà scegliere se aprire all”Alleanza Democratica (DA), il principale partito d’opposizione, di orientamento liberale, oppure se esplorare altre vie con i due partiti radicali di sinistra, il nuovo partito uMkhonto we Sizwe (Mk), dell’ex presidente Jacob Zuma, arrivato terzo, oppure  l’Economic freedom fighters (Eff), fondato da Julius Malema. Da un lato il Sudafrica punta a mantenere una iniziativa diplomatica a livello continentale e globale, a incassare i risultati del lavoro svolto per la presidenza di turno dei Brics, detenuta lo scorso anno, dall’altro deve fronteggiare una situazione sociale molto difficile, caratterizzata da disuguaglianze ancora profonde, povertà, mancanza di lavoro, difficoltà nella stabilità della rete elettrica, nonostante le straordinarie risorse naturali del Paese.

India e Sudafrica con i loro problemi e con le loro grandi aspettative di futuro, hanno in ogni caso dato prove di democrazia concreta in contesti non occidentali. Anche questo costituisce un elemento che fa ben sperare.