HomeAskanewsLa crisi del Cinema Italiano protagonista ai David 71

La crisi del Cinema Italiano protagonista ai David 71

Roma, 7 mag. (askanews) – Una Festa del Cinema italiano che guarda dentro se stesso, facendo squadra per difendere se stesso. È questa la Festa dei David di Donatello, che ha celebrato a Cinecittà il meglio della settima arte declinata in italiano. Fuori, la protesta dei lavoratori del cinema si materializza davanti ai cancelli di Cinecittà. Mentre ospiti e candidati si preparavano alla serata dei David di Donatello, il movimento #siamoaititolidicoda ha messo in scena la sua manifestazione simbolica – con cartelli e maschere – per denunciare una crisi “senza precedenti”, descrivendo un comparto “agonizzante”, oppresso da produzioni ferme, precarietà diffusa e incertezza sui finanziamenti.

Dentro, Flavio Insinna, conduttore della serata, ricorda: “Questa serata è una lettera d’amore per il cinema in mezzo a mille difficoltà, non è un luogo comune, continua a creare tra volti, teste che pensano, mani che attaccano cavi. Senza bandiere né ideologia, un Paese che non difende le proprie sale, i cinema dove andavo io – ora bingo -, dove rifugiarsi dall’orrore, e non sostiene i suoi film, smette di sognare. Non chiamiamoli Oscar italiani, siamo noi che abbiamo insegnato il cinema al mondo”.

Matilda De Angelis, migliore attrice non protagonista, parla di un impoverimento culturale: “Il nostro Paese sta vivendo un impoverimento importante della cultura e mi spiace che si debba umiliare una categoria come quella dei lavoratori e delle lavoratrici del cinema, che sono la mia famiglia. Non capisco perché ci siamo fatti addomesticare. Il cinema deve tornare a essere sociale e politico come un atto d’amore. Io ho questa speranza e vedo questo futuro. Dedico il premio a mia madre e mio padre, che mi hanno insegnato l’amore e l’arte”.

Fortuna che ci sono persone come Vittorio Storaro (Premio Cinecittà, tre Oscar in carriera), Bruno Bozzetto, Gianni Amelio e Ornella Muti, che ricordano come il cinema italiano poggi su fondamenta solidissime. Un cinema che non conosce età: come quella di Aurora Quattrocchi, che a 83 anni ha vinto per “Gioia mia” il David alla migliore attrice protagonista ed ha fatto vivere uno dei momenti clou della serata. “Che bellezza – ha urlato l’attrice dal palco, premiata da Raul Bova – grazie dal profondo del mio cuorissimo. Grazie per sempre. E poi la meravigliosissima regista che mi ha portato a questo trionfo, e al bravissimo Marco Fiore, un attore fantastico: lui giovanissimo e io vecchissima, meravigliosi tutti e due”.

Premio del pubblico per il film più visto è andato a “Buen camino” di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone che ha sbancato il botteghino. Premio che non aveva rivali. Ma, come previsto, Zalone non si è presentato. Hanno ritirato il premio Giampaolo Letta, Marco Cohen e Benedetto Habib.