Ci sono libri che conservano fascino e attualità a distanza di tempo dalla loro stesura: così è per questo ‘Titanic’ di Vittorio Emanuele Parsi che ho il piacere di rileggere e recensire in questa seconda edizione rinnovata ed ampliata, come è stato in questi giorni per un altro classico della produzione editoriale de il Mulino come ‘Democrazia e definizioni’ di Giovanni Sartori al cui pari il lungo, denso e colto saggio del Professore di Relazioni internazionali e Direttore di ASERI dell’Unicatt di Milano si propone come chiave di lettura imprescindibile per comprendere temi ed evidenze del nostro tempo.
Il sottotitolo di Titanic – ‘Naufragio o cambio di rotta per l’ordine liberale’ – proietta subito il lettore al centro degli avvenimenti ‘domestici e internazionali’ ampiamente dibattuti oggi e lo fa con visione lungimirante e prospettica che va oltre il mero, attuale presente, pur anticipandone le incombenti emergenze.
Preceduto dai lusinghieri apprezzamenti di illustri accademici come G. John Ikenberry, Michael Mastanduno, Matthew Evangelista, Mehran Kamrava, Joseph M. Grieco e accompagnato da una imponente bibliografia (che da sola occupa 70 pagine delle oltre 350 in cui si sviluppa il testo), il lavoro di Parsi è un ‘libro di enorme importanza’, per chiunque voglia comprendere come la politica e l’economia domestica e globale siano giunte a un livello così deplorevole e cosa possiamo fare per costruire un futuro migliore’.
Una chiave interpretativa per il presente
L’analisi politologica è ampiamente sostenuta da un impianto epistemologico strutturato a argomentato nel suo incedere, suffragato da evidenze documentate e da una inusitata capacità ermeneutico-interpretativa che sa andare al focus del problema evidenziato dal titolo: il declino dell’ordine internazionale liberale che sta al crocevia tra il naufragio e un possibile cambio di rotta.
Un’avvertenza di grande attualità alla luce degli avvenimenti più recenti postumi al libro, dalla guerra in Ucraina, alla questione mediorientale, al devastante e allargato conflitto USA-Israele contro l’Iran dalle conseguenze interne-estere imprevedibili, alla politica dei dazi imposta da Trump (e proprio in questi giorni sonoramente bocciata dalla Corte Suprema americana), alle sfere di influenza del neo colonialismo, al nuovo ordine mondiale come va configurandosi per opera delle super-potenze USA, Russia e Cina, alle incertezze che affliggono l’Europa e la spingono verso l’irrilevanza.
Ma anche considerando gli impliciti strategici e incidentali sottesi, tra mire espansionistiche, crudo pragmatismo, retaggi nazionalistici, populismi emergenti, al ridimensionamento degli organismi internazionali a cominciare dall’ONU (che dovrebbe sottostare alle direttive del Board of peace), all’inazione paralizzante della NATO, alle soccombenze delle democrazie liberali (intese come ‘ comune eredità ideologica dell’umanità’ secondo Francis Fukuyama), alla crisi del multilateralismo nella governance del commercio internazionale, all’inusitata discrasia delle diverse concezioni di Occidente tra le due sponde dell’Atlantico.
La rottura dell’equilibrio tra democrazia ed economia
La tesi che Parsi pone alla base della sua lunga riflessione è che la crisi dell’ordine internazionale liberale risulti dalla rottura dell’equilibrio tra democrazia ed economia di mercato. Questo passaggio mi ricorda quello che Parsi tenne a sottolineare a conclusione di una nostra intervista: la difesa di ogni democrazia nazionale passa attraverso la difesa delle democrazie nel mondo. Ciò dovrebbe realizzarsi non solo a fronte di eventi o minacce militari ma anche nel loro coordinamento a livello internazionale, dal cambiamento climatico planetario alle pandemie, dalle migrazioni all’inquinamento globale, dall’esaurimento delle risorse naturali ai modelli di consumo sostenibili, soprattutto alle politiche energetiche.
Temi e strategie che Mario Draghi ha fatto propri nel suo ‘Rapporto sul futuro della competitività europea’ del settembre 2024 e rinnovato più volte per preparare in tempo utile l’Europa alle sfide che il nuovo ordine mondiale va imponendo, sollecitando un moto di ripresa e reazione che pare non essersi concretizzato in modo coeso e solidale.

La metafora del Titanic e il rischio del naufragio
La metafora del vascello occidentale dirottato dal suo corso (costruzione di un libero mercato, impiego della sovranità nazionale come contrappeso agli eccessi del mercato stesso, costruzione di una solida architettura di istituzioni internazionali fondato sulla cooperazione, inclusione politica delle classi sociali per favorire la democrazia rappresentativa, incentivo alla creazione di una classe media come spina dorsale dei sistemi politici ed economici nazionali) rischia di assumere – secondo Parsi – le sembianze e il destino del Titanic di fronte al gigantesco iceberg rappresentato dalla questione della leadership USA (anche nel passaggio dalla sua crisi all’America first, attraverso politiche protezionistiche e isolazioniste) di fronte all’ascesa di Russia e Cina, dal terrorismo jihadista, dalla messa in crisi delle democrazie per opera dei populismi e delle tecnocrazie.
La discontinuità – evidenziata dall’autore – che segna il passaggio tra l’ordine internazionale liberale e l’ordine globale neoliberale non è una sottile disquisizione semantica: essa sottende quanto la deregulation abbia favorito i rapporti tra democrazia e mercato, tra capitale e lavoro con la messa in crisi della classe media.
Questo passaggio favorito dalla globalizzazione e dall’assenza di fondamenti etici tutelanti ha determinato il ribaltamento che secondo Parsi rappresenta un’inversione di rotta: non più proteggere le società domestiche dalle minacce provenienti dal contesto internazionale ma piuttosto difendere i mercati globali – specialmente quelli finanziari – da qualsiasi intralcio proveniente dalle società domestiche.
Dalla libertà del mercato siamo passati inesorabilmente alla dittatura del mercato. Ciò si riverbera inevitabilmente su aspetti che riguardano i popoli e le persone e che finiscono per essere compressi: i diritti individuali, i salari e il tenore di vita delle classi lavoratrici, l’uguaglianza dei cittadini, lo stesso funzionamento dell’ascensore sociale.
Etica, democrazia e futuro dell’Occidente
Sono rimasto colpito dall’importanza che Parsi attribuisce alla declinazione dei principi etici che dovrebbero sottendere l’ordine liberale come scudo delle democrazie, che scivolano verso nuovi opportunismi dove il mercato non è al servizio dell’uomo ma l’uomo e la sua dignità sono soggiogati all’autoregolamentazione speculativa dei mercati.
Non c’è sviluppo sostenibile senza una solida base etica, perché nel modificare la realtà i valori sono una leva potente quanto gli interessi dei suoi più potenti operatori. Il saggio di Parsi si sviluppa attraverso sette capitoli tematici che considerano le evidenze insieme connotative ed esplicative del temuto naufragio dell’Occidente e del possibile cambio di rotta: sono temi che gli avvenimenti internazionali successivi a questa seconda edizione del libro stanno ponendo in modo persino drammatico.
Il protrarsi della guerra in Ucraina (giunta al quarto anno) evidenzia come la strategia di Putin sia orientata all’espansione verso ovest, il terrorismo di Hamas e la distruzione di Gaza sono un altro aspetto della insolubilità dei conflitti, l’islamizzazione dell’Occidente viene vissuta come una inesorabile soccombenza della civiltà occidentale, la rielezione di Trump alla Casa Bianca ha segnato la messa in crisi della storica alleanza con l’Europa (dove le potenzialità reattive e solidali sono rinculcate dai nazionalismi e dai populismi emergenti), il lento configurarsi di un nuovo ordine mondiale basato sui rapporti di forza tra le superpotenze non si traduce tout-court nel naufragio dell’ordine liberale ma non depone neanche per un imminente cambio di rotta, l’Africa rappresenta un’incognita potenzialmente esplosiva.
Molte incognite
Il mondo vive una situazione di sospensione e di attesa, per ora non si palesano luci in fondo al tunnel, tutto sembra precario e incerto, la sensazione è quella di uno stallo lacerato da conflitti, soccombenza dei popoli e sanguinose perdite di vite umane.
A 80 anni di distanza dal secondo conflitto mondiale tutto torna in predicato ma si rischia un gioco a incastro delle parti pieno di incognite e decisamente pericoloso per le sorti dell’umanità.
La dimensione planetaria di problemi apparentemente irrisolvibili rende insicura la navigazione in acque agitate: la metafora del Titanic evocata da Parsi appare realistica e meriterebbe che l’autorevole docente di relazioni internazionali si cimentasse in una aggiornata lettura di questo viaggio tempestoso.
