Una partecipazione che interpella tutti
Innanzi tutto salutiamo con soddisfazione la larga partecipazione elettorale. In un referendum tutt’altro che semplice, gli italiani hanno mostrato di voler esserci. È un dato che non può essere ridotto a pura contingenza: quando il corpo elettorale si mobilita, significa che sono stati toccati il cuore e la mente di tanta gente.
La campagna elettorale ha registrato, da entrambe le parti, toni talvolta eccessivi. Non è una novità, ma resta un limite. Noi continuiamo a credere che anche nelle prove più impegnative debba prevalere il rispetto. Noi che firmiamo questa nota lo abbiamo interpretato come un dovere. Infatti, pur avendo espresso scelte diverse, ci siamo sforzati di mantenere un livello di corretto confronto. È una postura che non indebolisce le convinzioni, ma le rende più credibili.
Il ritorno dell’“isola degli astenuti”
Come è stato scritto proprio ieri su questo giornale, è riemersa l’isola degli astenuti. Non è un evento qualsiasi, bensì un segnale eloquente. Vuol dire che la Costituzione continua a essere percepita come il fondamento più solido della convivenza civile. Quando una riforma, soprattutto su punti qualificanti, appare come un’operazione di parte, scatta un riflesso di difesa.
È accaduto oggi alla compagine governativa, come pure in passato è accaduto ad altri. Dunque, è una lezione che riguarda chi governa, a partire da Giorgia Meloni. E nondimeno riguarda pure l’opposizione, visto che Elly Schlein può correre il rischio di ripetere lo stesso errore di Occhetto nel 1994 con la famosa “gioiosa macchina di guerra”.
Insomma, sarebbe auspicabile che fosse anche l’ultima, sperando che d’ora in avanti la Costituzione non sia più assooggettata a correzioni sfrontate, per altro a colpi di maggioranza.
Un voto oltre gli schieramenti
Chi è tornato a votare, contribuendo alla vittoria del No, non lo ha fatto per allineamento a questa o quella forza politica. Non è stato un voto di apparato. Piuttosto, è emersa una domanda diffusa: quella di un Paese che non vuole essere costretto dentro una logica di radicalizzazione permanente. In questo senso, la cosiddetta “isola degli astenuti” ha fatto sentire il proprio peso, con le sue preoccupazioni e anche con un’esigenza di normalità.
Si apre ora una fase diversa. In questo passaggio, il mondo cattolico può riscoprire una funzione non marginale. La sua tradizione di equilibrio e mediazione può contribuire a orientare il confronto pubblico verso esiti più maturi. Non si tratta di occupare spazi, ma di offrire un metodo: progresso senza strappi, riforme senza forzature, politica senza esasperazioni. È su questo terreno che si misura, ancora una volta, la qualità della nostra democrazia.
