Home GiornaleLa sfida degli Houthi allarga lo scenario di guerra in Medio Oriente

La sfida degli Houthi allarga lo scenario di guerra in Medio Oriente

Dallo Yemen a Riad, la crisi rischia di saldarsi allo scontro tra Stati Uniti e Iran. Sullo sfondo Bab el-Mandeb, il Patto della Mecca e il possibile coinvolgimento di Turchia e Pakistan.

Una guerra che poteva non restare confinata allo Yemen

Quando, oltre dieci anni fa, scoppiò la guerra civile yemenita, furono pochi gli analisti a prevederne un possibile sviluppo oltre i confini dello Stato diviso in due, collocato geograficamente all’estremo meridionale della penisola arabica.

Quei pochi avevano allargato lo sguardo oltre la facile rappresentazione del conflitto intestino come un aspetto, marginale, dello scontro intra-musulmano fra arabi sunniti e iraniani sciiti, catalogabile dunque fra le cosiddette “guerre per procura”. Avevano invece colto ed evidenziato la strategicità implicita nella geografia yemenita, ovvero la vicinanza allo Stretto di Hormuz, a est, ma soprattutto il controllo parziale di quello di Bab el-Mandeb, a ovest. Dall’altra parte, sul continente africano, lo Stretto è presidiato da Gibuti, piccolo Stato nel quale non per caso sono presenti basi militari di diversi Paesi, inclusa l’Italia.

Ora, con l’operazione che ha condotto i proxy iraniani su quelle terre, gli Houthi, a conquistare tutta l’area occidentale dello Yemen rivierasca del Mar Rosso, inclusa quella prospiciente lo Stretto dal suggestivo richiamo quasi mistico – la “Porta delle Lacrime” –, la preoccupazione espressa due lustri or sono si è fatta realtà. Se possibile, anche più inquietante e pericolosa di quanto a suo tempo immaginato.

Gli Houthi e il sostegno dell’Iran

Gli Houthi hanno obiettivi loro propri, nazionali yemeniti. E dal 2014 combattono contro il governo centrale, che peraltro ha perduto da diverso tempo il controllo della capitale Sana’a, sostenuto dall’Arabia Saudita e, inizialmente, anche dagli Emirati Arabi Uniti. Ma è difficile non vedere il sostegno iraniano ai miliziani, importante sia finanziariamente sia militarmente.

La situazione si era cristallizzata dopo il cessate il fuoco sottoscritto nel 2022 dalle parti in conflitto, ma non certo risolta. Non è casuale la sua rottura, ad opera dei ribelli yemeniti, proprio ora, nel pieno dello scontro fra Stati Uniti e Iran.

Non solo gli Houthi hanno preso possesso di una porzione ampia di territorio e dell’isolotto di Perim, posto all’imbocco dello Stretto, ma hanno altresì attaccato direttamente Riad con missili e droni, colpendo la zona prossima all’aeroporto internazionale della capitale saudita.

Il Patto della Mecca cambia lo scenario

L’attacco è intervenuto in un contesto nuovo, caratterizzato dal Patto di difesa reciproca siglato agli inizi di agosto da Arabia Saudita, Pakistan e Turchia, il Mecca Joint Defence Agreement. Riad per ora non lo ha attivato, preferendo rivolgersi al tradizionale alleato americano.

Ma, se a fronte del rifiuto all’intervento opposto da quest’ultimo dovesse richiedere aiuto ai nuovi soci, costoro si vedrebbero costretti a intervenire. Il conflitto mediorientale si espanderebbe ulteriormente.

Uno scenario preoccupante, al momento non prevedibile ma tutt’altro che impossibile allo stato dei fatti.

La Turchia mostra i muscoli, il Pakistan frena

Soprattutto il governo turco, ansioso di mostrarsi il più efficace difensore dell’islamismo sunnita nella regione, pare quasi desideroso di mostrare i muscoli, forte di una potenza militare importante.

Diversa è la posizione pakistana, assai più prudente. Islamabad vorrebbe mantenere il suo ruolo di possibile mediatore della guerra fra Iran e Stati Uniti, piuttosto che correre il rischio di venirvi coinvolta attraverso gli Houthi e l’Arabia Saudita. Anche in considerazione delle possibili criticità derivanti dai problemi con il confinante Afghanistan, buon amico di Teheran, e dalla presenza delle minoranze sciite, che ovviamente verrebbero stimolate alla rivolta.

Ma il Patto della Mecca è chiaro: se dovesse venire attivato, anche la potenza nucleare pakistana entrerebbe in guerra.

Dal Medio Oriente all’“Asia Occidentale”

È la conferma che questa crisi è complessiva. Non riguarda più soltanto lo Yemen, l’Arabia Saudita o il confronto tra Washington e Teheran: investe progressivamente l’intero Oriente Medio.

O, per dirla con la nuova definizione coniata dai BRICS, l’Asia Occidentale.