Governare con una visione
Ci sono molti modi, com’è ovvio e persino scontato, per valutare e commentare l’azione di un sindaco. Nello specifico, di un sindaco di una grande città come Torino. Ma c’è un elemento che, almeno a mio parere, si staglia su tutti gli altri. Ed è l’approccio con cui il sindaco governa e amministra la sua città.
Se, cioè, lo fa soltanto attraverso l’ordinaria amministrazione, cercando sempre e solo di non scontentare nessuno, o se invece cerca di agganciare qualsiasi scelta concreta e amministrativa a una visione di fondo.
Ed è proprio su questo versante che si misurano la capacità, l’efficacia e la modernità di un amministratore locale. Qualunque esso sia e qualsiasi ente locale governi in quel particolare momento storico.
Al riguardo, credo che l’amministrazione guidata da Stefano Lo Russo a Torino abbia cercato sempre di unire l’efficacia e l’efficienza dell’ordinaria amministrazione – che non va mai sottovalutata o ridimensionata – con la capacità di guardare oltre. Cioè di creare le condizioni affinché la città, guidata da un sindaco e dalla sua squadra, sappia guardare avanti e collocarsi in una dimensione di sviluppo e di crescita, in piena sintonia con le dinamiche che caratterizzano il futuro di un territorio.
La cifra del riformismo
Di norma questo atteggiamento si chiama “riformismo”. Ovvero, la capacità di saper legare sempre il governo concreto di un territorio con uno sguardo innovativo verso il futuro. E questo obiettivo è il dato di fondo che qualifica e nobilita un pubblico amministratore. Soprattutto in una grande città come Torino.
Del resto, è questo il versante decisivo per valutare la guida e l’impegno di un pubblico amministratore. Un elemento che supera la banale e ormai anche un po’ stantia differenza tra i partiti e la società civile.
Ovvero, se il candidato a sindaco debba provenire da una militanza nella politica dei partiti o se, al contrario, debba essere espressione della società civile. Se debba essere un “politico” o un “civico”.
Una distinzione francamente vecchia e del tutto fuori luogo, perché la vera novità di un pubblico amministratore non è la sua provenienza, cioè dall’impegno concreto nei partiti o nell’associazionismo della società civile, ma la sua capacità di dare una prospettiva politica e di sviluppo a una grande città come Torino.
Torino oltre l’isolamento
E questo obiettivo, almeno questa è la mia opinione, in questi ultimi cinque anni è stato centrato. Anche perché lo stato di salute di un territorio e di una città, seppure in mezzo a molte difficoltà, si misura attraverso un indicatore preciso: l’uscita dall’isolamento e dall’emarginazione, condizioni che non possono e non devono assolutamente investire e coinvolgere una grande città come Torino.
Soprattutto quando questa città ha dovuto, e deve ancora in parte, riconvertire la sua storica vocazione manifatturiera.
Una prospettiva per il futuro
Ecco perché, alla luce delle molte difficoltà in cui versano le amministrazioni comunali, si può tranquillamente dire che i cinque anni della gestione di Stefano Lo Russo alla guida della città di Torino hanno confermato un impianto riformista che non si può e non si deve mettere in discussione quando si cerca di dare una prospettiva concreta e realmente praticabile al futuro di un territorio.
Perché il riformismo era, e resta, la cifra essenziale per cercare di guidare una comunità. Locale o nazionale che sia, non fa differenza alcuna.

