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La strage silenziosa: i morti sul lavoro in Italia

Sicurezza, controlli e responsabilità restano nodi irrisolti mentre i dati confermano una emergenza strutturale che interpella istituzioni, imprese e coscienza civile del Paese.

Un’emergenza strutturale

Nel biennio 2025-2026, il tema dei morti sul lavoro in Italia, oltre a rappresentare una ferita aperta, si configura come una vera e propria emergenza nazionale. Nonostante gli annunci e gli impegni istituzionali, il fenomeno continua a manifestarsi con una regolarità tale da assumere un carattere strutturale.

Il bilancio del 2025, secondo i dati INAIL e quelli degli osservatori indipendenti, è drammatico: circa 1.093 vittime, che diventano oltre 1.450 se si includono i decessi “in itinere”, ovvero quelli avvenuti nel tragitto tra casa e lavoro. Per quanto riguarda il 2026, i dati di gennaio mostrano un segnale incoraggiante, con una riduzione del 43% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Tuttavia, gli esperti invitano alla prudenza, sottolineando come sia prematuro parlare di una reale inversione di tendenza.

I settori più colpiti e il fattore anagrafico

I settori più colpiti restano l’agricoltura, l’edilizia e la logistica. In agricoltura, una delle principali cause di morte è rappresentata dal ribaltamento dei trattori; nell’edilizia, dalle cadute dall’alto; nella logistica, da incidenti legati alla movimentazione delle merci e ai ritmi di lavoro intensi.

A questo quadro si aggiunge un elemento particolarmente preoccupante: l’aumento delle vittime tra gli over 60. Circa una vittima su tre appartiene a questa fascia d’età, segnale evidente di come molte persone siano costrette, per necessità economiche, a rimanere in attività anche in contesti ad alto rischio.

Le risposte normative e i nuovi strumenti

Negli ultimi anni sono stati introdotti diversi strumenti normativi per contrastare il fenomeno. Tra questi, la cosiddetta “Patente a crediti”, che entrerà a pieno regime nel 2026 e prevede la decurtazione di punti in caso di violazioni in materia di sicurezza sul lavoro.

Un altro intervento riguarda la digitalizzazione dei controlli, basata sull’interscambio di dati tra INAIL e ASL, con l’obiettivo di rendere le ispezioni più mirate ed efficaci attraverso sistemi di gestione del rischio. Importanti novità sono state introdotte anche in tema di responsabilità nei subappalti, con il Decreto Legge 159/2025, che rafforza il ruolo del committente nella vigilanza sulla sicurezza.

Infine, si segnala l’introduzione dell’obbligo di registrazione dei “near miss”, ovvero dei mancati infortuni: eventi che non hanno causato danni, ma che rappresentano segnali di potenziali pericoli.

Le criticità ancora aperte

Nonostante questi progressi, persistono numerose criticità. In primo luogo, non è stato ancora introdotto il reato di omicidio sul lavoro nei casi di omissione dolosa, sul modello dell’omicidio stradale.

Inoltre, il numero degli ispettori resta insufficiente, con la conseguenza che i controlli risultano ancora troppo limitati rispetto al numero di imprese attive. La formazione sulla sicurezza, spesso, si riduce a un adempimento formale, privo di reale efficacia.

Particolarmente vulnerabili risultano i lavoratori stranieri, che presentano un rischio di infortunio doppio rispetto agli italiani, a causa delle barriere linguistiche e della maggiore esposizione a lavori gravosi e pericolosi.

Informazione e percezione del rischio

Un ruolo non secondario è svolto dai mezzi di informazione. Nella maggior parte dei casi, l’attenzione mediatica si concentra sulle grandi tragedie, come quelle che avvengono nei cantieri più importanti, mentre il singolo decesso quotidiano viene relegato a breve notizia di cronaca.

Questo fenomeno, definito “normalizzazione del rischio”, contribuisce a far percepire tali morti come eventi inevitabili, anziché come gravi violazioni di diritti fondamentali.

Non si può inoltre ignorare il tema dell’influenza economica: alcune grandi aziende, spesso coinvolte in sistemi complessi di subappalti, sono anche importanti inserzionisti pubblicitari, il che può incidere, almeno in parte, sulla copertura mediatica.

Il nodo dei subappalti

Il nodo dei subappalti resta centrale. Il meccanismo del subappalto “a cascata”, in cui un appaltatore subappalta ulteriormente i lavori, è stato incentivato anche da direttive europee volte a favorire la concorrenza. Tuttavia, questo sistema presenta evidenti criticità in termini di sicurezza e controllo.

Secondo molti esperti, sarebbero necessarie alcune misure correttive urgenti:

  • vietare il subappalto nei lavori ad alto rischio;
  • imporre l’internalizzazione delle attività principali, obbligando le aziende a svolgere con personale proprio almeno il 70% delle lavorazioni;
  • escludere dalle gare le imprese che frammentano artificialmente gli appalti in una molteplicità di contratti per eludere i controlli.

Una responsabilità collettiva

In un Paese avanzato, ogni morte sul lavoro rappresenta una sconfitta collettiva. Si tratta di tragedie che ledono diritti fondamentali e generano lutti profondi, spesso evitabili.

Con adeguate politiche di prevenzione, controlli efficaci e una reale volontà politica, questo fenomeno potrebbe essere drasticamente ridotto.